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Intervista a Stefano Zorba, autore di "Mi Innamoravo di Tutto"


https://www.amazon.it/Mi-innamoravo-tutto-Storia-dissidente-ebook/dp/B01BQFPWKU/ref=as_li_ss_tl?s=books&ie=UTF8&qid=1473671420&sr=1-1&keywords=mi+innamoravo+di+tutto&linkCode=ll1&tag=viaggiatricep-21&linkId=1d998c3b4f2896acba24fe3f52821fd6 

Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.
Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.
E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.
Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.





- Ciao e Grazie per avermi concesso un'intervista ^.^

Ciao Elisa, grazie a te per avermi dato questo spazio!

- Cosa ti ha spinto a scrivere questa storia? 
E' nato tutto da "Coda di Lupo" di De Andrè?

Si, la storia è nata da questa canzone bellissima. Come ho scritto nella prefazione al romanzo ho sempre cercato di dargli un senso fin da quando l'ho sentita la prima volta. É molto ermetica, De André usa una serie di metafore per associare il Movimento del '77 e gli Indiani Metropolitani ai Nativi Americani; in alcuni casi le associazioni sono abbastanza immediate andando a leggersi qualcosa di quel periodo, ma per molti versi le associazioni rimangono molto nebulose... Allora ho cominciato a cercare di dargli un senso catapultando la vicenda di Coda di Lupo ai giorni nostri, fino a proiettarla nel futuro... Con esiti spero buoni e credibili!

- Non è tutto 'inventato', da quanto ho letto sei nei NoTAV (anche se sono da sfondo in questo romanzo) o mi sbaglio?

No, non è tutto inventato, anzi. Per buona parte della narrazione (almeno fino a quando Coda di Lupo si trasforma nel Signor Venditore) ripercorro alcuni eventi che hanno caratterizzato alcuni dei movimenti "antagonisti" negli ultimi anni. E sì, faccio parte del gruppo NoTAV di Brescia, anche se non è questo gruppo ad essere al centro della vicenda. Il centro della narrazione è la lotta al TAV in Val Susa, l'opposizione sicuramente più famosa a livello mediatico anche perché è l'opposizione più forte e determinata. Ma questa domanda mi fornisce l'occasione per rimarcare il fatto che il TAV ha causato proteste in tantissime zone d'Italia dove è stato realizzato o dove è in procinto di essere realizzato. Oltre la tratta Brescia-Verona che mi riguarda da vicino, penso al Brennero, oppure al Terzo Valico al confine tra Liguria e Piemonte, dove gli espropri e la militarizzazione dei cantieri sono all'ordine del giorno e dove gli interessi economici vengono mascherati con il progresso che avanza o da bugie tipo "ce lo chiede l'Europa".

- "Questo romanzo parla di Stato, quello a cui bisognerebbe togliere l’iniziale maiuscola per quanto è sporco e sanguinario, del suo bisogno di perpetrare se stesso e il suo potere contro tutti i dissidenti che vorrebbero cambiarlo." 
Già da questa frase, messa come premessa, mi hai conquistato: cosa dovrebbe cambiare secondo te? Cosa c'è di marcio?

Credo che a cambiare dovrebbero essere tantissime cose: da una parte il nostro ordinamento statale ed il sistema dei partiti, che con le ultime leggi elettorali diventa un parlamento schiavo di interessi forti e non degli interessi della collettività; dall'altro abbiamo un numero altissimo di persone che non riescono a rendersi conto che la politica non è fatta di tribune televisive o in quel che resta del nostro Parlamento, ma dalle attività che determinano come gli individui si relazionano in modo da creare la società. Molte persone troppo spesso si nascondono dietro a frasi tipo "non me ne intendo di politica" oppure "non cambierà mai niente". Credo che il marcio sia comunque il potere. Chi lo detiene fa di tutto per mantenerlo, e bisogna trovare un modo per cambiare tutto questo.

- Il protagonista non ha un nome, ma solo quello di battaglia "Coda di Lupo"....

Si, la scelta di non dargli un nome a mio avviso permette al lettore di identificarsi con lui. Del resto credo che molte persone, soprattutto della mia età (da poco superati i 30, nda) possano avere avuto le stesse esperienze, e possano sentire il bisogno di fare qualcosa di "attivo" per cercare di cambiare il mondo in cui vivono, fatto di lavoro precario e incertezza sul futuro. Coda di Lupo non ha nome, ma dietro la sua faccia ci può essere chiunque abbia le sue stesse motivazioni. Un po' come la maschera di "V" in "V per vendetta"...

- Dopo la cattura, tra le varie torture, quando lui pensa ci porta nei suoi panni quando era giovane, dai cortei scolastici, al G8,.... 
Ti sei ispirato a te stesso? Quanto c'è di vero (autobiografico) in ciò? Oppure, ti riconosci in lui?

Qualcosa di autobiografico c'è sicuramente, anche se molto meno di quanto appaia. Io ad esempio al G8 non ci sono stato, ma ho vissuto "attivamente" quel periodo e so che molti dei miei coetanei dopo quell'esperienza hanno abbandonato la lotta, spaventati da quello che era successo. Nella mia adolescenza ci sono stati molti cortei scolastici, e anche io ho avuto un periodo di abbandono dalla "dissidenza", per poi tornare a dedicarmici quasi a 30 anni.

- La polizia è brutale negli interrogatori e ci sono certe scene piuttosto forti....E sopratutto ci gode....

Non sono mai stati torturato o picchiato dalla polizia, ma conosco bene le vicende di persone che hanno incontrato i "tutori dell'ordine" e ne sono stati cambiati drasticamente, o addirittura uccisi. Mi vengono in mente i casi di Uva, di Aldrovandi, o di Cucchi. Ma anche, molto più vicino a me, della vicenda di Paolo Scaroni, ultras del Brescia picchiato dalla polizia a Verona dopo una partita, che si è fatto due mesi di coma. Ma chiunque abbia esperienza di cortei e manifestazioni si rende conto che spesso le cariche avvengono senza una vera e propria motivazione, e che molti dei poliziotti coinvolti ci godano a picchiare persone indifese e che dovrebbero invece proteggere... Basta ascoltare qualche estratto dalle conversazioni radio della polizia durante il G8 di Genova.

- Dal tuo romanzo emerge molto chiaramente che polizia, carabinieri e simili sono tutti dalla parte dei politici e/o chi comanda... 
Credi nella polizia "vera"? Che esistano ancora uomini e donne che indossano l'uniforme perchè credono nella giustizia? (se vuoi puoi non rispondere)

Ti rispondo volentieri, anche se in modo magari lapidario: credo che ci siano singoli poliziotti che credano nella giustizia, ma l'istituzione della polizia difende i poteri forti, il sistema, e non la sicurezza dei cittadini.

- Il tuo romanzo ha radici attuali (si parla del G8 del 2001), ma narra dal futuro, dal 2031... 
Credi che le cose possano andare(/peggiorare) così?

Io credo che sia una possibilità da tenere in considerazione, se come cittadini smettiamo di farci domande e smettiamo di preoccuparci di quello che ci circonda. E credo che finché ci sarà questo sistema ultra-capitalistico a comandare saranno sempre i soldi e gli interessi di pochi a determinare le scelte politiche dei governi, sia italiani che europei, e non il benessere dei cittadini.

- Alla fine però è stato l'orgoglio a fregarli, a portare Coda di Lupo tra le mani dei suoi aguzzini...

Più che l'orgoglio direi il potere. La vittoria, l'avere acquistato potere, li ha distratti dal loro obiettivo e li ha portati alla sconfitta. Perché raggiungere il potere non è mai una vittoria, ma il compromesso di una vittoria. Per citare ancora De André: "Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza, fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza; però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni"

- C'è tanta rabbia tra le pagine, spiegalo....

La rabbia è dovuta alla trama, alla vicenda del personaggio, che mentre racconta la sua storia è rinchiuso in un sotterraneo e picchiato e torturato. Ma c'è una rabbia di fondo, dovuta perlopiù ad uno Stato, quello italiano, che dal 1948 ad oggi ha cercato di eliminare e combattere i dissidenti con ogni mezzo necessario. E la rabbia più grande, che lo Stato ha di fatto vinto, eliminando il dissenso dalla politica del nostro paese. Credo inoltre che la rabbia tra le pagine venga trasmessa anche al lettore, stimolandolo a reagire: la rabbia è un'emozione molto violenta, ma è anche molto attiva, e spesso spinge a reagire, a diventare parte attiva.

- Prova a riassumere il romanzo con qualche parola e/o aggettivo...

Violento. Rabbioso. Romantico, nell'accezione ottocentesca del termine.

- Vuoi dire qualcosa a chi vorrebbe leggerlo ma è indeciso?

Credo che "Mi innamoravo di tutto - Storia di un dissidente" sia un romanzo che non lascia spazio all'indifferenza: o piace o non piace. Credo che la storia che racconto abbia il grande pregio di costringere il lettore a farsi delle domande, e soprattutto a darsi delle risposte. In un senso o nell'altro.

- Grazie per il tempo che mi hai dedicato e se scrivi ancora, fammelo sapere che sarei felice di leggerti ancora....

Volevo ringraziare prima di tutto te, Elisa, per il tempo e lo spazio che hai dedicato a me e al mio primo romanzo. E poi Edizioni AlterNative, che ha creduto in una storia difficilissima da vendere e da pubblicare.


Spero vi abbia incuriosito.... 
Domani la mia Opinione sul romanzo ;) 

Consiglio del Giorno: "Arma Infero", di Fabio Carta



Titolo: Arma Infero
Autore: Fabio Carta
Pagine: 693
Pubblicazione: 11 Maggio 2015


Arma Infero è un romanzo di fantascienza molto avvincente che cattura il lettore già dall’antefatto e lo catapulta in un pianeta sconvolto dagli eventi di una terribile guerra fra fazioni dotate di armamenti e mezzi iper tecnologici.
La storia coinvolgente, ricca di intrighi e di colpi di scena, di momenti stupendi e dolorosi, lascia un segno profondo nel lettore che non può non esimersi dall’immedesimarsi nei protagonisti di questa storia. L’autore mediante una sintassi molto curata ed una terminologia arcaica e tecnica arricchisce l’opera dandole un connotato epico.


TRAMA


"E ora, fratelli, lasciate che vi narri di quei tempi, in cui le nuvole correvano rapide sopra gli aspri calanchi e di quando Lakon combatté per noi".

Su Muareb, un remoto pianeta anticamente colonizzato dall'uomo, langue una civiltà che piange sulle ceneri e le macerie di un devastante conflitto. Tra questi v'è Karan, vecchio e malato, che narra in prima persona della sua gioventù, della sua amicizia con colui che fu condottiero, martire e spietato boia in quella guerra apocalittica. Costui è Lakon. Emerso misteriosamente da un passato mitico e distorto, piomba dal cielo, alieno ed estraneo, sulle terre della Falange, il brutale popolo che lo accoglie e che lo forgia prima come schiavo, poi servo e tecnico di guerra, ossia "mastro di forgia", e infine guerriero, cavaliere di zodion, gli arcani veicoli viventi delle milizie coloniali. Ed è subito guerra, giacché l'ascesa di Lakon è il prodromo proprio di quel grande conflitto i cui eventi lui è destinato a cavalcare, verso l'inevitabile distruzione che su tutto incombe.




AUTORE

Fabio Carta nasce a Roma nel 1975 dove si laurea in Scienze Politiche con indirizzo storico, sviluppando uno spiccato interesse per le convulse vicende che dall’evo moderno alla contemporaneità hanno visto le evoluzioni, gli incontri e gli scontri tra i popoli e le culture.

A questi interessi particolari unisce l’inevitabile passione per la cultura fantastica e avventurosa, prettamente cinematografica e televisiva, comune a quasi tutti i quarantenni della sua generazione che questa cultura l’hanno vista nascere, un fenomeno che solo i successi di Guerre Stellari e Star Trek possono esemplarmente rappresentare (non dimenticando, ovviamente, l’importanza non soltanto sentimentale dei numerosissimi cartoni animati giapponesi dell’infanzia, ossia i primi, leggendari anime “ante litteram”). Per anni impiega il suo tempo libero alla ricerca d’una sintesi tra queste sue predilezioni, un modo creativo, tra disegno e narrativa, per superare il dualismo apparentemente inconciliabile dei suoi interessi. Da un lato tenta quindi di nobilitare gli ambiti cinematografici, televisivi e fumettistici, nonché videoludici – in perfetto stile “nerd” – con uno stile più ricercato e meno banale, mentre dall’altro vuole dotare d’una riscrittura più dinamica e accattivante le nozioni e le cronache “accademiche”, affascinanti e immortali, tratte ovviamente dai suoi studi storico-politici e dalle seriose ed ostiche letture a cui volontariamente – di tanto in tanto – si sottopone, tra cui molte delle opere medievali del ciclo bretone e arturiano. Per questo,come molti, non può esimersi dal subire il fascino del fantasy, in particolare della pervasiva poesia ambientale de Il signore degli anelli, che meglio di tutti nella letteratura contemporanea ha saputo coniugare la solennità letteraria col gioco della fantasia.


Ma è nella narrativa di fantascienza pura, soprattutto nella space opera, che cerca la sua maggiore ispirazione; e la trova nell’epica mistica di Dune, nella nettezza marziale di Fanteria dello Spazio come nell’intimo, sofferente pacifismo nella Guerra Eterna di Haldeman. E ancora, la sua immaginazione vaga in preda alle vertigini nella vastità narrativa del ciclo di Hyperion, perdendosi nell’immane intreccio “psicostorico” delle varie Fondazioni di Asimov, per finire perduta tra le allucinazioni cibernetiche di Neuromante. Nasce in lui l’idea di poter dar vita ad una sorta di “peplum” narrativo postmoderno, un sincretismo distopico tra fantasy e fantascienza che sia qualcosa di più d’una semplice trasposizioni di poteri magici in tecnologie arcane. Vi sono dame e cavalieri, intrighi di corte e amori a profusione e tradimenti degni di Lancillotto come del Trono di Spade; ma soprattutto storie di guerra, di coraggio e amicizia.Animato da questo intento, inizia a scrivere, creando il mondo di Arma Infero; e in questo mondo ambienta il suo primo romanzo. Impiegato, marito e padre di due figli, che da sempre tollerano pazientemente i suoi momenti di evasione nel remoto spazio siderale, nei ritagli di tempo prosegue indefesso a gettare pianeti, mostri ed eroi dalla tastiera sullo schermo del suo pc, fantasticando sul giorno in cui potrà eleggere la sua passione a professione.


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Consiglio del Giorno: "Il Vortice Del Tempo" (Tempus 1), di Nicolò Marino



Titolo: Il Vortice Del Tempo
Autore: Nicolò Marino
Pagine: 47


TRAMA


Federico Barbagallo è un archeologo impegnato in uno scavo sull’isola di Ortigia. Affascinato dalla storia, in tutte le sue sfumature, e interessato in particolare al periodo classico greco, sente uno strano collegamento con il reperto ritrovato durante lo scavo. L’antica pergamena cela qualcosa d’inaspettato. E proprio durante le sue ricerche di approfondimento, si ritroverà a viaggiare nel tempo. La sua esistenza entrerà in collisione con quella del famoso scienziato greco Archimede, che gli rivelerà cose impensabili. Inizia così un viaggio verso la verità ma anche una corsa contro il tempo. Federico deve ritornare alla sua epoca e solo con l’aiuto di Archimede e di qualcun altro che risponderà a tutte le sue domande, potrà avere qualche possibilità.

Il vortice del tempo è un racconto semplice, ma che vi trasporterà in un’epoca lontana e stuzzicherà la vostra curiosità, facendovi infine domandare: “Ma noi siamo veramente soli nell’universo?”




AUTORE

Nicolò Marino nasce a Tirano nel 1981, in provincia di Sondrio, ma si trasferisce quasi subito in Sicilia per motivi di lavoro paterni. Qui segue il suo iter scolastico, dapprima consegue il diploma Scientifico per poi seguire il suo cuore di amante delle discipline umanistiche e si laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico. Sin da giovane si appassiona alla scrittura e alla lettura che lo aiutano a creare fantasiose storie. Le sue più grandi passioni sono la Storia, in particolare quella antica e medievale, l’Astronomia, l’Archeologia e soprattutto ciò che riguarda l’Egitto, la Grecia arcaica e l’antica Roma. Tra le icone storiche che ammira di più, c’è senza dubbio la figura poliedrica di Federico II di Svevia, filantropico sovrano medievale che diede vita ad uno splendido periodo di floridezza culturale nel meridione italiano.


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SE VOLETE CONTATTARE L'AUTORE:
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Twitter: https://twitter.com/nicodragon81
Mail: nicodragon81@tiscali.it

Consiglio del Giorno: "Il Crisantemo Nero", di Alex Faccio



Titolo: Il Crisantemo Nero
Autore: Alex Faccio
Pagine: 268
Pubblicazione: 5 Marzo 2015


TRAMA


Il mondo che Megan Freemantle vede ogni giorno è grigio, devastato, morto. Un mondo dove la lotta all’ultimo sangue per la sopravvivenza si ripropone istante dopo istante. Un mondo dove non c’è più spazio per i sentimenti, se non quelli che abbattono l’animo. Sono stati gli zombie a ridurlo così. Loro e l’olocausto nucleare, vano e controproducente tentativo di respingerli.

Il suo ruolo di ricognitore le impone di vigilare sul comportamento dei non morti, per scovare un fantomatico punto debole che in quindici anni di guerra non è stato messo a nudo. Ma il peggio deve ancora arrivare e, anziché carpire un segreto che potrebbe spostare l’equilibrio della battaglia, Megan apprende con orrore che gli zombie stanno cambiando, evolvendo in esseri più intelligenti, organizzati, determinati. La sua unica, apparente speranza è quella di seguire un misterioso motociclista che, dopo averla tratta in salvo da un attacco delle creature a Kansas City, si offre di scortarla presso una roccaforte nell’area di Parras, in territorio messicano.

Durante la traversata di un’America dilaniata dai conflitti, culla di nefandezze d’ogni sorta, Megan e il losco cacciatore di zombie s’imbattono in altri sopravissuti resi incredibilmente violenti dalle circostanze, e osservano impotenti la caduta degli ultimi avamposti umani.

I cieli si rabbuiano sempre di più. Le acque si tingono sempre più di rosso. Gli interrogativi diventano sempre più angoscianti. Chi li ha mandati? In cosa si stanno trasformando? Qual è il loro piano? Ma soprattutto… esiste una reale possibilità di salvezza in Messico?




AUTORE

Alex Faccio nasce il 14 aprile 1989 a Spinimbecco, località della bassa Veronese. Fin dall’infanzia è votato all’arte, passando dalla musica (ha studiato per un po’ tastiere e sassofono) alla recitazione in vari spettacoli amatoriali.

La sua avventura come scrittore inizia nel 2007 con Ultimo Atto, racconto horror che nel tempo è stato rivisto e ampliato, trasformandosi nel romanzo Il Crisantemo Nero. La sua prima pubblicazione è l’e-book La Leggenda di Rudi Rogačëv, breve storia noir con venature splatter.

Nel 2010, dopo una lunga pausa, torna a recitare con il gruppo parrocchiale del suo paese, e dal 2012 si dedica anche alla sceneggiatura, rivisitando la Natività con A celestial tale! e La strada di Avigayl, e il Triduo Pasquale con Dayenu Adonai, controversa rappresentazione in cui un ruolo di rilievo è riservato alla figura del Demonio. Nel 2013 si esibisce con l’ensemble The Trip, formazione poetico-musicale in cui interpreta poesie di altri autori, curando introduzioni, commenti e interludi recitati. Nello stesso anno entra in una compagnia teatrale amatoriale, ribattezzata poi Gruppo Kairos, sceneggiando e co-dirigendo The pROCKdigal son, musical rock debuttato a giugno 2014 per il quale è prevista una piccola tournée.

Dopo l’estate 2013, omaggia uno dei luoghi misteriosi della sua zona scrivendo e dirigendo La leggenda delle 500 reliquie, opera dai tratti visual kei che mescola lettura, musica, video e mimica in costume. In quasi ogni spettacolo si concede un ruolo (preferibilmente da antagonista) per dar sfogo alla sua indole attoriale, talvolta cantando e ballando.

Nel frattempo ha coltivato la sua vena narrativa: ha in cantiere nuovi concept e sta forgiando una raccolta di novelle di stampo new weird, a suo dire adatte per accompagnare le notti insonni.


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