Era più che ovvio che un titolo del genere avrebbe attirato immediatamente la mia attenzione e che non avrei resistito dal comprarlo immediatamente. So di aver atteso tanto a parlarne, ma...ormai mi conoscete. Sarò breve, anche perché ci troviamo davanti ad un piccolo libricino di poco più 100 paginette, a parlare troppo vi rovinerei la meraviglia della lettura. Ci troveremo a leggere una storia dalle radici intricate, infatti Enrico De Luca (che ha curato l'edizione e tradotto dal francese quest'opera) nell'introduzione ci fa una panoramica delle sue origini tedesche. Eh si, sebbene gli autori e creatori fossero tedeschi, la sua traduzione fu quella più conosciuta e che portò per l'Europa questo racconto di inizio '800. Sempre De Luca in quelle prime pagine ci riassume brevemente una leggenda ebraica, chiamata "Il Dito". Una piccola chicca per gli amanti del genere e soprattutto per gli appassionati di Tim Burton che (come la sottoscritta) si sono lanciati su questo volumetto per il titolo che richiama una sua opera omonima. Seppur stesso titolo, non potrebbero essere più diverse. Infatti è lampante come la storia (ri)proposta da Burton abbia ispirazione da "Il Dito". Ovviamente la pellicola si stacca (con una meravigliosa critica sociale, che mescola vivi e morti in modo sublime), ma la base su cui poggia la storia è quella, non si scappa. Ma quindi "La Sposa Cadavere"? Continua sotto ⬇️✒️ #LaSposaCadavere #FriedrichAugustSchulze #CaravaggioEditore #IClassiciRitrovatiPoket #gotico #fantasmi #daleggere #instalibri #racconto #freepik #viaggiatricepigra


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Opinione: La sposa cadavere, di Friedrich August Schulze



"La sposa cadavere" è una spiazzante storia gotica costruita alla maniera delle scatole cinesi e si può leggere in lingua tedesca all'inizio del secondo volume del "Gespensterbuch" (1811) di Apel e Schulze. La presente edizione propone la traduzione del racconto dalla celebre e piuttosto fedele versione francese di Eyriès ("La Morte Fiancée", 1812) che fece conoscere la storia soprattutto in Gran Bretagna, come attestano le numerose versioni inglesi largamente rimaneggiate e pubblicate in quegli anni. Il volume presenta inoltre una sintesi particolareggiata della leggenda ebraica del XVI secolo dal titolo "Il dito", alla quale Tim Burton si è chiaramente ispirato nel suo adattamento cinematografico del 2005. 




Era più che ovvio che un titolo del genere avrebbe attirato immediatamente la mia attenzione e che non avrei resistito dal comprarlo immediatamente. 
So di aver atteso tanto a parlarne, ma...ormai mi conoscete. 

Sarò breve, anche perché ci troviamo davanti ad un piccolo libricino di poco più 100 paginette, a parlare troppo vi rovinerei la meraviglia della lettura. 

Ci troveremo a leggere una storia dalle radici intricate, infatti Enrico De Luca (che ha curato l'edizione e tradotto dal francese quest'opera) nell'introduzione ci fa una panoramica delle sue origini tedesche.
Eh si, sebbene gli autori e creatori fossero tedeschi, la sua traduzione fu quella più conosciuta e che portò per l'Europa questo racconto di inizio '800. 

Sempre De Luca in quelle prime pagine ci riassume brevemente una leggenda ebraica, chiamata "Il Dito". Una piccola chicca per gli amanti del genere e soprattutto per gli appassionati di Tim Burton che (come la sottoscritta) si sono lanciati su questo volumetto per il titolo che richiama una sua opera omonima. 
Seppur stesso titolo, non potrebbero essere più diverse. Infatti è lampante come la storia (ri)proposta da Burton abbia ispirazione da "Il Dito". Ovviamente la pellicola si stacca (con una meravigliosa critica sociale, che mescola vivi e morti in modo sublime), ma la base su cui poggia la storia è quella, non si scappa. 

Ma quindi "La Sposa Cadavere"? 
Merita la nostra attenzione ugualmente, non abbiate dubbi. 
Un racconto dalle tinte gotiche che si snoda come tanti altri simili di questo genere, portandoci in un racconto dentro il racconto: una compagnia di persone e fra queste una inizia a raccontare, ma dentro il suo racconto se ne nasconde un altro. 
Se fatta bene, non mi dispiace questa tecnica narrativa, che si sposa davvero bene con le storie di fantasmi di altre epoche, con stili lenti e intricati, che conducono il lettore a scoprire il segreto (perché c'è sempre almeno un segreto) pronto a rivelare la verità. 

Piacevole, anche se non troppo scorrevole. MA tenendo presente quando è stato scritto e cosa deve aver provocato ai tempi una narrazione del genere, trovo il tutto decisamente geniale. 

Mi stavo dimenticando un dettaglio essenziale. L'estetica. Si, devo quanto meno nominarla perché Caravaggio Editore ha fatto uno splendido lavoro, inserendo illustrazioni davvero molto belle che si sposano con la storia che si va a leggere. In più ogni pagina è ornata con una sorta di piccola cornice in alto e in basso. Forse superfluo, ma regala un tocco in più di eleganza al tutto. 
E il tutto senza spendere una cifra assurda, anzi. 

Come avrete capito, è un volumetto che consiglio di aver in libreria.

Gli Aghi D'Oro, di Michael McDowell [Instagram Post]



Opinione: Gli Aghi D'Oro, di Michael McDowell


Con Gli aghi d’oro, Neri Pozza prosegue l’operazione Biblioteca McDowell, che prevede la pubblicazione dei capolavori dell’autore di culto.

«Accattivante, terrificante e assolutamente geniale.. Chi ha letto gli altri libri di Michael McDowell amerà anche Gli aghi d’oro. È profondamente gratificante lasciarsi trasportare da un romanziere all’apice delle sue capacità». - Stephen King

«Gli aghi d’oro è uno di quei romanzi che devi solo divorare, uno di quei romanzi impossibili da lasciare andare che, una volta digeriti, ti lasciano il sapore delle potenti tematiche intrecciate a una storia impeccabile». - Mariana Enríquez

«Per coloro che amano le storie di vendetta e i racconti più dark dell'era vittoriana con un tocco alla Grand Guignol, Gli aghi d’oro si configura come una lettura imprescindibile.» - Matteo Rucco per Maremosso

Alla fine del xix secolo, convivono due mondi opposti. Da un lato, l’opulenza e lo splendore. Dall’altro, i peggiori vizi dell’uomo: alcol, denaro e sesso. È su questo confine, nel cuore del famigerato Triangolo Nero, che una ricca famiglia cerca di affermarsi pretendendo di liberare la città dalla corruzione. Gli Stallworth, guidati con pugno di ferro dal loro patriarca, l’influente e implacabile giudice James Stallworth, coadiuvato dal figlio Edward, predicatore dai sermoni incendiari, e dal genero Duncan Phair, giovane avvocato dalla carriera promettente, hanno un piano impeccabile: estirpare il male annientando una famiglia di corrotti e criminali: gli Shanks. 




Ero molto tentata e allo stesso tempo spaventata da questa stampa, nonostante avessi scelto di non leggere nemmeno la trama.
Mi ero fatta trascinare dalla saga Blackwater, scritta molto bene ma dalla storia che, ahimè, iniziava benissimo per poi andare sempre più in noia e un finale che purtroppo mi ha deluso molto.

Quindi, visto che la penna di McDowell mi piaceva comunque, ho aspettato (decisamente poco) prima di vederlo comparire su Storytel e ho iniziato ad ascoltarlo, per farmene un idea: fosse stato deludente non ci avrei speso soldi, altrimenti sarebbe stato un affarone scoprire qualcosa di interessante.
Vi anticipo che l'ho acquistato una volta finito.

La storia mi è piaciuta e, lo devo ammettere, sono stata vittima ancora del marketing. 
Vederlo vicino agli altri volumi dell'autore, con quello stile così particolare...ed il prezzo praticamente regalato se parliamo di un romanzo che si aggira sopra le 500 pagine (o almeno è così adesso...ma non divaghiamo!)

La trama parte raccontandoci un po', a frammenti, il capodanno 1882 a New York, spaccando la narrazione abilmente fra le principali classi sociali: ricchi e poveri. Si delinea già una differenza geografica e sociale molto ampia. 
Tutto questo per poi addentrarci a conoscere i protagonisti di questa vicenda. 

Inizialmente (come al solito mi capita) ho faticato molto nel distinguere e collocare le tante figure che appaiono e descritte in modo dinamico, senza fare diventare un elenco la loro presentazione Infatti per molti dovremo aspettare un attimino per scoprirne il passato, i legami familiari, e quindi aver più chiaro in mente l'albero genealogico.
Ma ci concentriamo su due famiglie: Stallworth e Shanks. 
Ovviamente agli antipodi.

Gli Stallworth fanno parte dell'aristocrazia e vantano una reputazione immacolata, con un giudice come capofamiglia, il genero avvocato che segue le orme paterne e il figlio pastore. Dal giudice parte l'idea di ripulire il Triangolo Nero, ovvero una delle zone più malfamate e pericolose della città. Non per bontà, ma per spazzare via quella gente, ritenuta indecente, e per fare una sorta di pubblicità alla famiglia, soprattutto al genero, cosicché possa assicurargli occasioni politiche di carriera molto proficue.

Dall'altra parte abbiamo le Shanks. Parlo al femminile perché si tratta principalmente di donne che hanno saputo creare la propria fortuna e una buona reputazione in quel luogo poco raccomandabile.
La capostipite è Lena, conosciuta come Black Lena, un immigrata tedesca che ha già avuto a che fare con gli Stallworth e non lo ha scordato. Gestisce una sorta di banco dei pegni, copertura per la ricettazione, ma pagando sempre il giusto si è fatta clienti fedeli ed affidabili, ed un nome rispettato da quella comunità. Ma non solo per questa ragione, sa sistemare gli affari non solo tramite il denaro. 
Altra figura importante, e che verrà presa di mira per il suo aiuto alle donne della zona, è una delle figlie di Lena, che si occupa di aborti in modo decisamente migliore rispetto a certi macellai in cui potrebbero finire queste poverette. Decotti o, alla peggio, operazioni che purtroppo non sempre riescono, ma c'è un rimedio a tutto. Non dimentichiamo dove vivono.

Da alcune indagini insieme ad un giornalista il genero del giudice inizia questa campagna di "informazione" riguardo il Triangolo Nero, spingendo la polizia ad indagare su crimini lasciati correre e spronandoli, grazie alle pressioni della gente perbene (ricca), ad arrestare chiunque si sia macchiato di qualche colpa in quella zona. Unite ai sermoni del figlio, contro l'immoralità di quei luoghi e della gente che vi abita, sembra tutto andare come aveva in progetto ma, si sa, anche ai piani migliori basta un imprevisto per rischiare di crollare miseramente. 

Ovviamente ci saranno segreti pronti a venire a galla, ci saranno inganni per riuscire a vincere (pro o contro quella zona), ed ovviamente ci sarà sangue. Gestito così bene il tutto che riesce a tener incollato il lettore fino alla fine per scoprire cosa accadrà ai vari personaggi. 

Rispetto alla saga Blackwater non ci troviamo ad aver a che fare con un romanzo in cui le donne gestiscono tutto e gli uomini fanno da corredo. C'è molta interazione, ma anche in questo caso si finisce per patteggiare per le donne (o almeno, per me è stato così). Sia per gli anni in cui è ambientato, che per le classi sociali, abbiamo attraverso i vari protagonisti frammenti di un mondo molto realistico; da una parte ricco, superbo, "migliore" che non vede l'ora di schiacciare quelli che ritengono parassiti e spazzarli via; dall'altra chi è cresciuto dovendo sopravvivere a tutti i costi, usando furbizia, intelligenza ma anche violenza spietata all'occorrenza. Da un lato gli uomini comandano, dall'altro le donne. Si, per necessità, non essendoci uomini nella loro vita, ma hanno saputo crearsi rispetto/paura anche nelle figure maschili della zona. 
Potere femminile (credo) molto caro all'autore, visto che era il fulcro della saga che citavo prima. 

Insomma, più di cinquecento paginette che volano, trasportandoci in una New York molto movimentata, passando dalle case più eleganti e dai comportamenti che richiedono un etichetta ferrea; ai bordelli, alle case da gioco e le strade in cui anche i nobili passeggiano per interessi non proprio limpidi. 
Personaggi caratterizzati molto bene, che rispecchiano quel tempo e sanno dare un idea di come doveva essere viverci. Non ho la più pallida idea quanto sia storicamente accurato, ma se non si cercano questi dettagli, ci si fa trasportate molto volentieri da questo romanzo e ciò che ci narra. 

Personalmente mi è piaciuto molto e sono curiosa di scoprire quali altri suoi romanzi potrebbero arrivare grazie alla Neri Pozza. 

Il Richiamo Della Foresta, di Jack London [Instagram Post]



Opinione: Il Richiamo Della Foresta, di Jack London


«Ma Buck non era un cane casalingo, e neppure un cane da canile; suo era l'intero regno.»

Sullo sfondo del Grande Nord americano, al tempo della leggendaria corsa all'oro, il cane Buck, sottratto alla fattoria del giudice Miller, è costretto a piegarsi alla legge primitiva e violenta dei cercatori che lo mettono al traino delle slitte. Sopraffatto dagli stenti e dalla fatica si risveglia in lui sempre piú forte un istinto atavico che lo spinge verso la foresta e la vita selvaggia strappandogli l'inarticolato grido della lotta per l'esistenza.  




Ci penso, ci penso, e ci ripenso.
Già parlare di romanzi che mi sono piaciuti mi è difficile. Con London è atroce. 
Impossibile darvi un idea della sua bravura nel descrivere. Dagli ambienti selvaggi, così vividi nella loro rappresentazione nel farti sentire la neve che ti cade attorno e il profumo della natura.
La vita di un cane vista attraverso i suoi occhi, i suoi sensi, i suoi pensieri, mescolata abilmente con quella degli umani che incroceranno il suo percorso. 
Da quelli gentili, a quelli spietati, quelli stupidi e quelli generosi. 
Un crescendo in cui Buck dovrà imparare a sopravvivere scoprendo, anche a caro prezzo, le leggi non scritte della sua specie che gli permetteranno di superare giornate di lavoro impegnative e notti gelide all'aperto, con pasti miseri al sostentamento. 

Un libro doloroso che spacca il cuore spesso, alternandolo a capitoli in cui te lo gonfia. 
Un'altalena di emozioni estenuante ma straordinaria. 
Se lo iniziate, portatelo a termine, non abbandonatelo nei momenti più dolorosi, questo è l'unico consiglio che mi sento di darvi. 
Anzi, no, ci ho ripensato. 
C'è un altro consiglio spassionato che mi sento di dare: iniziate a leggere i romanzi di London. 
Senza troppi "se": quando sentite un minimo di curiosità e/o attrattiva, lanciatevi fra le pagine di un suo romanzo. 

MFL Morituri Fighting League, di Ben Bamboo Korami [Instagram Post]



Opinione: MFL Morituri Fighting League, di Ben Bamboo Korami


Italia, futuro prossimo. Decenni di perfezionamento dei sistemi di cura contro il cancro hanno portato allo sviluppo di nuove forme iperaggressive in grado di sopravvivere ai loro stessi ospiti. Gene Marano, ex divo del cinema, vive nello squallore dei Muzik Rave Bar, tra droghe sintetiche e prostituite a basso costo. La diagnosi di un cancro in fase terminale gli apre una nuova possibilità di tornare sulla cresta dell’onda: potrebbe far parte della Morituri Fighting League, il reality dove i convalescenti combattono contro i loro stessi cancri. Dal Ponte Sullo Stretto, fino al nuovo Colosseo, dovrà sopravvivere per diventare campione della MFL, sotto l’ombra di un segreto che la Neoplasm stessa ha fatto carte false per non divulgare…  



È stato molto difficile iniziare questo romanzo, semplicemente perché il protagonista è insopportabile: un ex stella del cinema completamente precipitata al suolo e dimenticata, un egoista presuntuoso che si crede migliore di tutti solo perché anni prima era molto richiesto come attore,....una testa di cazzo, non c'è modo di addolcire questo fatto.
Insomma, veniamo catapultati nella sua vita nella quale, nonostante non abbia più un centesimo in tasca e sia nel dimenticatoio da anni, continua a pavoneggiarsi. 
Il tutto però ha una svolta così rapida e improvvisa da cambiare le cose nel giro di una settimana, infatti dopo un malore viene ricoverato in un ospedale dove gli viene diagnosticata una forma di cancro al cuore estremamente aggressiva. 
Nel giro di pochi giorni è "nata" ed è cresciuta fino a portarlo sulla soglia della morte. 
Impossibile da operare per il SSN perché questa forma di cancro è "viva", ovvero se si sente attaccata reagisce. E come lei le numerose metastasi che ha già disseminato per il corpo di Gene. Dovrebbero essere estratte tutte nello stesso istante, ma questa è una procedura che solo un'azienda privata (che non lascia assolutamente trapelare nulla) può fare. La Neoplasm Inc.

Spendiamo due paroline su quest'azienda, perché merita una sorta di presentazione. 
Ha avuto la geniale idea di commercializzare il cancro. Esatto. Chi ha soldi può farsi togliere, appunto, un cancro e trasformarlo nel proprio animaletto domestico. O comprarne uno. Ma questa è solo la punta dell'iceberg.
Sono, appunto, i detentori di tecnologie salvavita che permettono di asportare il cancro e le metastasi in contemporanea, nonostante l'aggressività della malattia. Il problemino è il costo. Essendo tutto privato, solamente chi è estremamente ricco può permetterselo. Oppure firmare un accordo.
E qui viene il vero rendimento della Neoplasm. 
Chi non può permettersi l'operazione può comunque farla firmando un contratto nel quale si impegna ad entrare nella Morituri Fighting League, ovvero una sorta di reality dove ci si ritrova in diverse arene, a dover superare percorsi e sopravvivere a diverse forme di cancro che verranno sparse per attentare alla loro vita. Insomma, in breve, dovranno uccidere i cancri per sopravvivere. Se sopravvieranno e vinceranno tutte le sfide, saranno liberi. Uno show seguito da milioni di persone che Gene si troverà a guardare dall'interno, obbligato a fare questo patto per restare in vita.

Tutto ciò più o meno è spiegato nella trama e nelle primissime pagine, una cinquantina forse, poi si inizia a "giocare". L'autore è davvero bravo a render le scene di battaglia, nelle descrizioni di queste creature, le lotte, il tutto comunque intramezzato dalle pause fra un'arena e l'altra dove comunque succedono tante cose (che giustamente non posso rivelarvi).

Bilanciato molto bene rende avvincente il romanzo e difficile staccarsi dalle pagine, diventando sempre più scorrevole e (per mia fortuna) facendo diventare meno indigesto il protagonista. No, proprio non lo si finisce per amare, però comunque ha qualche piccolo spiraglio di luce che ci fa tirare il fiato. È fedele a se stesso (egoista, bla bla bla), cosa che resta originale in un fiume di romanzi con protagonisti tutti uguali o che "puff" cambiano completamente personalità, quasi a caso. E questo dettaglio l'ho apprezzato moltissimo, per questo mi sono forzata ad andare oltre le prime pagine quando lo avrei preso a badilate io stessa.

Ovviamente non è per tutti!
Ma questo già dalla trama si percepisce. 

In ogni caso penso che se vi incuriosisce è perché state cercando storie del genere e io vi suggerisco di buttarvi, almeno per ora è il primo romanzo di penna italiana del genere che mi capita tra le mani e l'ho adorato per questo. 

La Centenaria con la Pistola, di Benôit Philippon [Instagram Post]



Opinione: La Centenaria con la Pistola, di Benôit Philippon


Un piccolo villaggio nel Massiccio Centrale francese. L'alba. Risuonano degli spari. Un'anziana signora ha imbracciato la doppietta e si è messa a far fuoco contro il vicino di casa, poi contro i poliziotti sopraggiunti. È così che l'ispettore André Ventura incontra la centoduenne Berthe Gavignol, cinque volte vedova, ancora piuttosto arzilla e ancora dotata di buona mira. Nell'interrogatorio che segue, l'ispettore e il lettore impareranno a conoscere la vivace vecchietta dalla lingua affilata e dal grilletto facile, indotta a ripercorrere gli episodi principali della sua lunga vita e della sua carriera criminale. Chi è stata davvero Berthe: una serial killer, una sorta di Barbablù al femminile o una donna libera, una femminista ante litteram, capace di conquistarsi l'emancipazione a colpi di pistola?  



Non ricordo bene come mi sono imbattuta in questo romanzo su Audible, ma so di averne poi letto almeno una recensione che mi ha incuriosito molto e mi ci sono lanciata. Titubante all'inizio, sono rimasta intrappolata in fretta nella vita di Berthe e di quello che ha dovuto passare negli anni, fra due guerre, il matrimonio e l'amore, l'odio e le chiacchiere del villaggio.

Berthe è cresciuta da donne, principalmente da Nanà, la nonna che le insegna già da piccola ad essere forte, indipendente e a ragionare con la sua testa per vivere libera. Pensieri folli e assurdi che, ovviamente, inizieranno già da giovane a tacciarla con male lingue. Berthe però, crescendo, ha una combinazione molto pericolosa dalla sua parte: è dannatamente sexy e maledettamente intelligente. Sa come rigirare gli uomini per fargli fare quello che vuole. Se così non fosse, o le mancassero di rispetto, ha un bel carattere forte e ribelle che, unito alla lingua sciolta, non ci mette molto a rimetterli a posto. Così come le donne.

Una vita lunga, segnata da alti e, ahimè, tanti bassi, che ci porteranno a legarci alla vecchietta che nonostante i suoi centodue anni tiene testa alla polizia. In particolare all'ispettore Ventura che dovrà interrogare la "nonnina" ma non ha idea di cosa sta per ascoltare. Una storia lunga, come la sua vita, che porterà anche l'ispettore a chiedersi chi ha davanti, nonostante tutto.

L'autore mescola abilmente passato e presente, portandoci fra il commissariato dove Berthe stuzzica e gioca con i poliziotti, sfruttando spesso la sua vecchiaia a suo vantaggio, e il racconto della sua vita, pezzetto per pezzetto, per rispondere all'ispettore e fare capire il perché di tante scelte che ha dovuto compiere durante la lunga vita.

Una donna forte, libera, selvaggia. Che invecchiando si è imbattuta in testi femministi trovando se stessa in quelle parole, scoprendosi meno sola e compresa in quelle frasi che riuscivano a spiegare ciò che lei non sarebbe mai riuscita a definire.
Una donna che è riuscita a vivere la sua vita ingoiando tanti rospi, questo è innegabile, ma senza subire passivamente le ingiustizie che le sono capirete lungo il percorso.

Desiderata e temuta, bramata ma così difficile da possedere da esser odiata, così bella da dover esser disprezzata. Insomma, una vita non facile che Berthe ha affrontato giorno dopo giorno fino a quella mattina in cui le cose hanno iniziato a venire a galla dopo l'arresto.

Una libro che forse non avrei considerato più di tanto si è rivelato una splendida lettura, con sorrisi e pesi sul cuore. Molto piacevole e con un finale assolutamente perfetto per questa storia.
Non credo che Berthe me la scorderò facilmente.

Opinione: Preparare un Fuoco, di Jack London


Nel profondo Nord, a sessanta gradi sotto zero, per sopravvivere un uomo deve saper preparare un fuoco. E quando ci sono sessanta gradi sotto zero, un uomo non può permettersi di fallire e far spegnere il fuoco, nemmeno al primo tentativo. E se il fuoco si spegne, un uomo ha solo pochi minuti per rimediare. Nel profondo Nord, a sessanta gradi sotto zero, non si sfida la natura. O le conseguenze saranno rapide e definitive.  



Lo so, ho tantissimo altro di cui dovrei parlarvi, ma questo breve racconto è di un intensità che mi ha folgorato e ho dovuto buttare giù due righe subito, perché ne devo parlare. 
(Si, sarà pubblicata con tantissimo ritardo, rispetto alla sua scrittura, e me ne scuso).

London è straordinario. 

Ho letto ancora troppo poco dei suoi romanzi, ma lo stile mi piace molto. 
Piano piano recupererò tutto e trovare (tramite Kindle Unlimited) questo breve racconto, mentre non avevo altro dietro da leggere, mi ci ha fatto lanciare. 

Non mi sarei però immaginata di precipitare in mezzo ad un ambientazione così formidabile descritta in maniera così intensa da fare sentire il lettore immerso nella fredda morsa del gelo, fra neve altissima, vento gelido costante, un cielo limpido e traditore senza sole, seguendo il percorso di un uomo e il suo lupo. 

Un uomo stupido, giovane, che nel suo egocentrismo non ascolta i consigli di chi vive in quelle regioni assolutamente inospitali, il cui gelo si aggira intorno ai -45°, ma può velocemente arrivare sotto i -60°; dove due regole sono fondamentali per sopravvivere: non viaggiare mai da soli, ma soprattutto saper accendere un fuoco ad ogni costo. 

Una storia intensa, che ti tiene incollato, pagina dopo pagina; che fa sperimentare sensazioni che abbiamo provato solo il maniera estremamente lieve (riguardo il freddo), ma che possiamo immaginare grazie alla magistrale penna di London. 

Un viaggio in un luogo dannatamente estremo e bellissimo allo stesso tempo per la sua aura di magia da incontaminazione. 
So che forse sarebbe più invernale che da Spookie Season (già, l'ho letto nel periodo di Halloween), ma c'è dentro un sentimento di paura, orrore, legato alla sopravvivenza, che potrebbe essere perfetto anche per regalar brividi (in ogni senso) anche in questo periodo.