Visualizzazione post con etichetta adelphi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta adelphi. Mostra tutti i post

Il Gatto, di George Simemon [Instagram Post]


𝕹𝖊𝖘𝖘𝖚𝖓𝖔 𝖉𝖊𝖎 𝖉𝖚𝖊 𝖕𝖔𝖙𝖊𝖛𝖆 𝖉𝖊𝖕𝖔𝖗𝖗𝖊 𝖑𝖊 𝖆𝖗𝖒𝖎. 𝕰𝖗𝖆 𝖉𝖎𝖛𝖊𝖓𝖙𝖆𝖙𝖆 𝖑𝖆 𝖑𝖔𝖗𝖔 𝖛𝖎𝖙𝖆. 𝕸𝖆𝖓𝖉𝖆𝖗𝖘𝖎 𝖇𝖎𝖌𝖑𝖎𝖊𝖙𝖙𝖎 𝖛𝖊𝖑𝖊𝖓𝖔𝖘𝖎 𝖊𝖗𝖆 𝖕𝖊𝖗 𝖑𝖔𝖗𝖔 𝖓𝖆𝖙𝖚𝖗𝖆𝖑𝖊 𝖊 𝖓𝖊𝖈𝖊𝖘𝖘𝖆𝖗𝖎𝖔, 𝖊𝖘𝖆𝖙𝖙𝖆𝖒𝖊𝖓𝖙𝖊 𝖈𝖔𝖒𝖊 𝖕𝖊𝖗 𝖆𝖑𝖙𝖗𝖎 𝖘𝖈𝖆𝖒𝖇𝖎𝖆𝖗𝖘𝖎 𝖇𝖆𝖈𝖎 𝖔 𝖌𝖊𝖓𝖙𝖎𝖑𝖊𝖟𝖟𝖊.


Ebbene eccoci.
Provare a descrivere questo romanzo è arduo poiché è una storia così "banale" che riesce ad esser affascinante.

Abbiamo solo la voce narrante di Émile, che ci presenta, in modo indiretto, la sua vita con Marguerite, raccontando un giorno come un altro in cui i due coniugi vivono insieme ma si stuzzicano a suon di bigliettini, poiché non si parlano e ignorano totalmente l'altro.

Si rinfacciano le perdite più gravi che hanno avuto e si sono fatti a vicenda: il gatto e il pappagallo.
Ma come è iniziato tutto?
Sarà Émile a raccontarcelo andando indietro coi ricordi e trascinandoci in modo magnetico fra il presente e il passato, parlando di sé stesso, della sua vita con la prima moglie e di come sia finito lì. Di come sia nato tutto quello e, sopratutto, del perché nessuno dei due se ne va da quale situazione.

Un romanzo breve, interessante e pungente, che lascia nel lettore un senso quasi di malessere misto a tristezza, nonostante sia tutto molto grottesco.

Non saprei che altro dirvi, essendo così lontano da ciò che solitamente leggo.
Però la penna di Simenon è molto interessante! Leggerò altro di suo sicuramente.

Opinione: L'Avversario, di Emmanuel Carrère



Un libro-verità sulla vicenda giudiziaria del pluriassassino Jean-Claude Romand.

"Il 9 gennaio 1993 Jean-Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, ma invano. L'inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient'altro. Da diciott'anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone il cui sguardo non sarebbe riuscito a sopportare. È stato condannato all'ergastolo. Sono entrato in contatto con lui e ho assistito al processo. Ho cercato di raccontare con precisione, giorno per giorno, quella vita di solitudine, di impostura e di assenza. Di immaginare che cosa passasse per la testa di quell'uomo durante le lunghe ore vuote, senza progetti e senza testimoni, che tutti presumevano trascorresse al lavoro, e che trascorreva invece nel parcheggio di un'autostrada o nei boschi del Giura. Di capire, infine, che cosa, in un'esperienza umana tanto estrema, mi abbia così profondamente turbato - e turbi, credo, ciascuno di noi." (Emmanuel Carrère)


Ho appreso solo dopo la fine del romanzo che è basato su una storia vera ed è quasi un reportage del processo, mescolato alle riflessioni dell'autore. 
Già la storia è agghiacciante di per sè, ma sapere che è vera e che, per di più, l'assassino è stato rimesso in libertà nel 2019, dopo soli 26 anni di carcere per aver ucciso la moglie Florence (37 anni), i figli Caroline (7 anni) e Antoine (5 anni), ed i genitori Anne-Marie e Aimé...è qualcosa che ti scombussola dentro. 

Le prime pagine sono scritte immaginando come voce narrante uno dei migliori amici di Jean-Claude, ma poi il tono cambia e diventa lo stesso Emmanuel il nostro narratore, portandoci al processo insieme a lui e mostrandoci cosa venne a galla durante quei giorni. 

Si riparte dal passato, quando Jean-Claude non riuscì ad entrare al secondo anno di medicina. Questo fu il primo tassello dell'enorme rete di bugie che iniziò a creare e, sorprendentemente, non fu scoperto da nessuno per diciassette anni. 
Si finse medico per l'OMS. Finse modestia e imbarazzo nel parlare di questo lavoro, ricevendo ammirazione dagli amici e la famiglia. Finse la decisione di rendere questi due aspetti della sua vita separati, in modo che niente si mescolasse e nessuno avesse contatti con l'OMS. 
Vista la fama, riuscirà a farsi prestare molto denaro dai familiari e amici, che fingerà di investire promettendo forti rientri economici. 
Fingerà in più occasioni di avere un cancro, per togliere l'attenzione da situazioni "scottanti" e ricevere allo stesso tempo attenzioni.
Riuscirà a convincere quella che poi diventò sua moglie ad uscire con lui e a sposarlo (facendole pena, in sostanza). 
Riuscì allo stesso modo a conquistare una sua amica e farla diventare sua amante, per un po'. 
...fece moltissime cose, e nessuno dubitò mai, nè fu "beccato" in flagrante. 

Reinventa se stesso e la sua realtà e spesso è difficile capire perchè lo faccia: è uno spietato e freddo calcolatore oppure ha problemi mentali che lo portano a questa "soluzione"? 

Emmanuel è così bravo da farci dubitare di noi per metterci nelle scarpe di Jean-Claude, facendoci provare persino pietà e tristezza verso questo bugiardo che non ha mai perso il vizio. 
Ma, mano a mano che la storia prosegue, inizieremo insieme a Emmanuel a veder le incrinature dietro questa maschera di fragilità che vuole mostrarci a tutti i costi. 
Ci sarà impossibile giustificare alcune delle azioni che sceglierà di compiere e che lo porteranno a quella che lui ha scelto come fine per la sua famiglia. 

Un breve ma intenso scritto che mostra senza filtri quello che si sa di questa vicenda e porta a galla alcune deduzioni su fatti che lui non ha mai voluto chiarire, mostrando la verità dietro tutto quel mondo di bugie e rendendo palese la sua colpevolezza, anche se non del tutto quanto lui volesse compiere certe azioni. 

Resta davvero il dubbio, anche se minimo, riguardo l'intenzionalità: vittima delle sue stesse bugie oppure manipolatore estremamente scaltro?
Probabilmente entrambi. Ma in che percentuale...ahimè, non lo ammetterà mai; andando avanti nel tempo temo che si sia inventato tante bugie anche per auto-giustificarsi, rendendosi l'eroe innocente della sua vita e arrivando persino a riscrivere i brutali omicidi come qualcosa di "necessario" ed allo stesso tempo "folle", perché dice di non sapere bene cosa sia accaduto, sebbene i fatti lo smentiscano. 

Un libro non per tutti, che fa male ma, forse anche per questo, così interessante da leggere. 

Nel Paese Dei Ciechi, di H. G. Wells [Instagram]


"In terra di ciechi, il monocolo è re"

O almeno, così si dice.
Infatti, basterà davvero poco al protagonista di questo veloce racconto di Wells per rendersi conto di quanto sia sbagliata la sua presunzione.

Nuñez si ritrova a riscoprire questo villaggio ormai diventato leggenda, credendo di poter esser superiore a tutti coloro che vi vivono, avendo la possibilità di vedere.
Eppure si sbaglia di grosso.

Gli abitanti hanno perso da generazioni questo senso e, per loro, tutto quello che Nuñez racconta sono follie.
Anzi, decidono di "guarirlo" e insegnargli come si vive, quasi come un bambino o un cucciolo disobbediente.

Paradossale come la situazione si ribalti immediatamente e che la vista, alla fin fine, non rappresenti un vantaggio per chi la possiede, né qualcosa di importante, per chi non l'ha mai avuta.

Soprattutto, in un mondo dove chi vede è il diverso e deve stare ad altre regole.

Una storia veloce e che va diritta al punto, senza divagare nel superfluo.
Un altro scritto di Wells che lascia sbalorditi, per la sua immaginazione e fantasia, che ancora una volta ci porta nell'assurdo per insegnarci qualcosa.

#NelPaeseDeiCiechi #Wells #HGWells #Adelphi #adelphiedizioni #leggere #daleggere #Fantascientifico #freepik #viaggiatricepigr

L'Avversario, di Emmanuel Carrère [Instagram]

✒️ "Lui sapeva che la sua storia non poteva avere un lieto fine. Non ha mai confidato o provato a confidare il suo segreto, né a sua moglie, né al suo migliore amico, né a uno sconosciuto su una panchina, né a una prostituta, né a nessuna delle anime pie che ascoltano e comprendono per mestiere: preti, psicoterapeuti, orecchie anonime del telefono amico. In quindici anni di doppia vita non ha mai parlato con nessuno, non è mai entrato in contatto con quei mondi paralleli - giocatori, drogati, nottambuli - in cui forse si sarebbe sentito meno solo. Né ha mai cercato di ingannare estranei. Quando entrava in scena nella sfera privata, tutti pensavano che avesse appena lasciato un'altra scena, dove svolgeva un altro ruolo — quello dell'uomo importante che gira il mondo, frequenta i ministri, viene invitato a cene ufficiali in sontuose dimore — ruolo che uscendo sarebbe tornato a interpretare. Invece non esisteva un'altra scena, un altro pubblico davanti al quale recitare quell'altro ruolo. Fuori, era completamente nudo. Tornava all'assenza, al vuoto, al nulla che per lui non costituiva un incidente di percorso ma l'unica esperienza della sua vita. La sola che abbia mai conosciuto, credo, anche prima di ritrovarsi al bivio" ✒️
.
Citazione da "L'Avversario", di Emmanuel Carrère.
.
.
L' ho finito di leggere questa mattina. Mi ha travolto e ho ancora un senso di smarrimento, nonostante alla fine di tutto la trama acquisti una chiarezza quasi inquietante. Eppure restano domande e dubbi.
Vedrò se parlarne sul blog o brevemente su Instagram. Dipende se troverò le parole adatte (e quante).
.
Lo avete già letto?
Cosa ne pensate?
. .
.
#LAvversario #EmmanuelCarrère #Adelphi #DomenicaAdelphi #romanzo #daleggere #leggere #freepik #viaggiatricepigra

Opinone: Lizzie, di Shirley Jackson



La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e anonimi di una "vera gentildonna" della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare "la propria dipartita stando il meno male possibile". Sotto un'ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personalità sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l'amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, "maschera crudele e deforme" che vorrebbe fagocitare e distruggere, con il suo "sorriso laido e grossolano" e i suoi modi sadici, insolenti e volgari, le altre due. È solo l'inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l'identità e la realtà.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °
 
Partendo dal presupposto che adoro i romanzi dove si parla di personalità multiple e che, nonostante abbia scoperto solo da pochi mesi la Jackson, mi piace moltissimo il suo stile di scrittura, era abbastanza prevedibile che il romanzo mi sarebbe piaciuto.
 
L'unica nota stonata è il titolo. Mi spiace, ma anche in questo caso non ha molto senso con la lettura che andiamo a leggere (proprio tirato per i capelli), mentre in inglese ha un riferimento alla canzone che continua a canticchiare per tutto il romanzo. Capisco che il riferimento si sarebbe potuto perdere, ma sarebbe stato più in tema. Ma va beh, sapete che sono incontentabile.

Detto questo, la Jackson ha optato una scelta geniale per raccontarci questa storia davvero interessante, ovvero suddividere in grossi capitoli il tutto, dando come protagonista uno diverso per ognuno di essi. Permettendo una visione diversa, più ampia, che rende la vicenda molto più dinamica, complessa e rendendo meglio le varie sfaccettature che ne appaiono.
 
Inizia tutto banalmente, con questa giovane con una vita semplice e fin troppo tranquilla, un carattere smorto e piuttosto piatto, che inizia a comportarsi in maniera strana senza alcuna ragione, e senza averne memoria. Infatti viene sgridata spesso dalla zia (che se ne prende cura), venendo additata come bugiarda, quando in effettivo lei sa di non essere onesta e non dire alcuna bugia.
Tramite il loro medico arriveranno a conoscere il dottor Wright, che inizierà a sottoporla ad ipnosi, rivelando che la mente della giovane si è scissa in tre personalità diverse fra loro che hanno iniziato a fare capolino.
 
L'inizio di una lunga e tortuosa avventura, poiché ognuna di loro vorrebbe il comando e fare le cose a modo suo, ma continuano a rubarsi la luce a vicenda, ognuna di loro con motivazioni diverse. E nessuna vuole guarire, perchè significherebbe "morire", smettere di esistere, e ciò non possono tollerarlo.
 
Un romanzo davvero bello e piuttosto scorrevole, che presenta molti punti di riflessione su chi siamo e cosa possa arrivare a ridurci in quello stato. Lentamente scopriremo meglio le varie personalità e cosa le spinge ad agire in quel modo, quali sono i loro obiettivi e, soprattutto, qual è stata la causa scatenante a tutto questo.
 
Ho faticato un po' in alcuni momenti, perché la Jackson tende ad essere descrittiva ed io fatico (da sempre) a leggere cose del genere. Ma nel complesso, molto ben scritto.
Un finale interessante, che chiude la storia in un modo "corretto" (in linea con la storia senza storpiarla), nonostante alcuni dubbi possano restare al lettore.
Davvero piacevole, se vi incuriosisce fateci un pensiero, prima che finiscano gli sconti Adelphi (fino al 15 marzo!)


Opinione: Abbiamo Sempre Vissuto Nel Castello, di Shirley Jackson


"A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °

Primo romanzo della Jackson mai letto e...che ci posso fare, mi ha conquistato!
Una storia triste, che mescola tanti fattori alla crudeltà umana, portando l'orrore delle vite di Mary e Constance fino al lettore, che spesso si trova costernato da ciò che si trova a leggere.

Le due sorelle vivono sole nella vecchia casa di famiglia, Blackwood, insieme allo zio invalido.
Non ci sarebbe niente di strano se non fosse che vivono completamente isolate e tagliate fuori dalla città. Solo Mary un paio di volte alla settimana è costretta ad avventurarsi fuori dalla sua proprietà per comprare il cibo, scontrandosi con la crudeltà della gente che la punzecchia senza una ragione apparente, ridendo alle loro spalle e facendo percepire persino a chi sta leggendo questo malessere che finisce non appena il cancello di Blackwood viene chiuso.
Scopriremo durante la lettura che è tutto a causa di un triste evento avvenuto sei anni prima, quando tutta la famiglia venne avvelenata a tavola. Si salvarono solo loro tre, anche se lo zio subì parecchi danni permanenti. La colpevole è Constance, che non mette piede fuori di casa dalla fine del processo che la scagionò; ma nelle piccole cittadine nessuno dimentica e l'odio cresce e mette radici profonde, finendo per essere tramandato ed insegnato anche ai bambini.

La loro vita è tranquilla e per loro felice, fino a quanto un loro cugino irrompe e si stabilisce nella casa, iniziando a dettar legge. Per Mary è troppo. Anche se Constance lo asseconda molto spesso, lasciando la ragazzina isolata e piena di rabbia.
Capiremo presto che il Charles ha qualcosa in mente, non è venuto solo per bontà ed assicurarsi come stavano, ed insieme alla narrazione dal punto di vista di Mary, ci troveremo ad odiarlo e volerlo mandare via. Ma come?

Una storia davvero triste e con un finale che lascia un po' l'amaro in bocca, anche se perfetto per ciò che ci regala: la cattiveria umana e ciò che può arrivare a fare, senza un freno.
Un romanzo che appare breve, ma che ho letto lentamente, gustandomi ogni pagina (come mi capita raramente di fare).
La Jackson ha una narrazione quasi ipnotica, che cattura e ti fa venire la voglia di scoprire di più, sperando di non perdere qualcosa mentre si sta leggendo, senza la fretta di rivelare il finale (anche se la curiosità non manca mai).
Molto bello.

Opinione: L'incubo di Hill House, di Shirley Jackson


Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice - e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l'esperimento paranormale in cui l'ha coinvolta l'inquietante professor Montague. È la Casa - con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole - a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °

Ieri vi ho parlato della Serie Tv, sia Spoiler Free che non; ed alla fine di tutto gli elementi che la collegano al libro (trovate qui). Sconsiglio la lettura se non avete visto la serie & letto il libro.
Sono piccolezze che però omaggiano il romanzo e la Jackson. La trama è molto diversa, ma questi dettagli la rendono più interessante agli occhi degli appassionati, dando (appunto) un tocco per omaggiare l'autrice e l'idea che sta alla base della storia: Hill House, la casa maledetta.

In generale il romanzo mi è piaciuto. Lo stile della Jackson ormai credo mi abbia stregato, e penso proprio che "sarò costretta" a prendere e leggere tutti i suoi romanzi tradotti in Italia. Spero ne vengano portati altri, in alternativa dovrò imparare a leggere in inglese.

La storia è un horror, anche se per me è stata scorrevole e piacevole, nessun salto o terrore fra le righe. Un libro che si muove fra il mistero e la psiche umana, così fragile a volte da essere una condanna. In questo c'è del terrore, della paura. Quanto poco basti per dare una spinta e cambiare le carte in tavola, rendendo la mente qualcosa di spaventoso.
La nostra protagonista, e voce narrante, è Eleanor, una giovane donna che si è presa cura della madre malata per anni, annullandosi e ritrovandosi ad essere "succube" a casa della sorella col marito ed il figlio. Una lettera del professor Montague le darà una via d'uscita per scappare e iniziare ad osare.
Purtroppo per lei sarà l'inizio di una permanenza davvero sgradevole, sotto il tetto di Hill House.

A farle compagnia il professore, Luke (il figlio della proprietaria della casa) e Theo, l'unica altra persona che ha risposto all'invito. Insieme a loro ci sarà la governante, rigida ed inflessibile, che col marito tiene in ordine la casa. Ma al calare delle tenebre sono soli, isolati dal mondo, in quella costruzione labirintica, in attesa che qualcosa si manifesti.
E non dovranno attendere molto.

A rendere il tutto inquietante è la narrazione di Nell, poiché ci renderemo conto di quanto sia fragile e disperatamente alla ricerca di qualcuno a cui aggrapparsi, facendo di Theo una figura importante, nonostante spesso sia così capricciosa da farle saltare i nervi. Altri fatti che capiteranno la renderanno al centro dell'attenzione, in modo sgradito, facendola apparire così fragile da emarginarla, cosa che lei non può sopportare.

Insomma, la casa sta in agguato e sembra aver in serbo per loro molti trucchetti per cacciarli via.
Vedremo crearsi un rapporto di amicizia, fra scherzi e battute nel gruppo, che però spesso viene minato in questi fattori, per dividerli.

Un romanzo scorrevole e molto bello da leggere, che però ha un unico punto dolente che mi ha costretto ad abbassarne la valutazione: il finale.
Brevissimo e fin troppo improvviso, non permette di comprendere appieno cosa stia accadendo, anche se lo si sospetta ripensandoci più e più volte.
Un vero peccato!

Ma in ogni caso: consigliato! Merita di essere letto...soprattutto questa notte.

Opinione: Follia, di Patrick McGrath


Una grande storia di amore e morte e della perversione dell'occhio clinico che la osserva. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la "follia" che percorre il libro è solo nell'amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell'occhio clinico che ce lo racconta.            

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °

Non pensavo potesse coinvolgermi tanto.
Ho trovato un altro autore di cui sono curiosa di scoprire le altre opere, anche se temo in una possibile delusione. Se le altre sue pubblicazioni non sono a quest'altezza, potrei restarci molto male. Ma ci penserò più avanti, per ora vediamo questo bel romanzo scoperto per caso, per un passaparola/consiglio che mi è rimasto impresso e, quando l'ho visto, non ho potuto lasciarlo nella libreria.
Il titolo, la copertina, la trama,...poi ne parlano così bene, che non potevo non farmi trascinare.

La particolarità di questa storia è che viene raccontata sempre attraverso gli occhi dello psichiatra Peter Cleave, che ha sentito tutto da Stella quando è stata una sua paziente. Sarà il nostro narratore esterno, anche se è dentro nei fatti e ogni tanto farà capolino, spiegandoci anche cosa intuì o non capì durante le varie situazioni.

Stella e Max Raphael, col loro figlio Charlie, si trasferiscono nei pressi di questa struttura psichiatrica dove Max andrà a lavorare e dove già lavora anche Peter, che diventerà amico di entrambi.
Sembra tutto perfetto, poiché Max ha in previsione di diventare direttore un giorno molto vicino.
Eppure, a scombussolare tutto, sarà l'incontro fra Stella ed Edgar, un detenuto a cui è permessa una certa libertà per fare lavoretti in giro, ad segnare i loro destini. Soprattutto quello di Stella.
Lei si innamora perdutamente di Edgar, nonostante il marito ed il figlio, la sua posizione, ciò che potrebbe pensare la gente,...
Avremo spesso a che fare con questi due aspetti di questa donna: la passione travolgente che la coglie e che lei stessa vuole continuare a provare, insieme ai suoi pensieri più razionali e ciò che deve fare per la sua famiglia.

Una lettura intrigante e che trascina, pagina dopo pagina (forse in alcuni tratti troppo descrittiva, ma resta una piccola pecca per i miei gusti) per capire come siano andate avanti le cose, perché intuiamo parecchio ma non tutto e ciò ci rende estremamente curiosi.
In particolar modo ciò che ruota attorno a questa donna e gli uomini che le ronzano attorno, sempre con un secondo fine in mente. Il marito freddo e distante, che la "pretende" fedele al suo fianco. L'amante che la vuole trascinare, ma con lati oscuri che lei dovrebbe tollerare, ma che potrebbero distruggerla. L'amico e psichiatra, che vuole salvarla, con un secondo fine in mente.

Io personalmente in alcuni punti ho adorato Stella e la sua forza, il coraggio che sfodera; come in altri capitoli l'ho detestata per la fragilità improvvisa e certe scelte davvero assurde.
Una protagonista complessa, fragile e forte, dura e cristallina, bellissima e a tratti crudele.
Un mix interessante che ci farà riflettere sulla (sua) vita e sulle scelte che a volte si fanno, seguendo cuore o ragione, rivelandosi giuste o sbagliate.

Davvero un libro straordinario che consiglio di leggere e scoprire.


Opinione: La sovrana lettrice, di Alan Bennett

http://amzn.to/2ocJdfk
Cliccando sulla Cover si va su Amazon

A una cena ufficiale, circostanza che generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina d'Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet. Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere, qualcosa deve essere successo. Qualcosa in effetti è successo, qualcosa di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente, la sovrana ha scoperto la lettura di quegli oggetti strani che sono i libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus a chiunque incontri sul suo cammino. Con quali effetti sul suo entourage, sui suoi sudditi, sui servizi di security e soprattutto sui suoi lettori lo scoprirà solo chi arriverà all'ultima pagina, anzi all'ultima riga.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °
 
Sinceramente per me è un enorme BOH!
Neanche un centinaio di paginette che scorrono veloci e che non lasciano nulla al lettore.
Una storia che parte interessante, ma che si sgonfia in fretta e lascia il lettore fra mille nomi e ragionamenti decisamente pomposi, quasi in modo arrogante. Ma attenzione, questa è la mia lettura.
Perché parliamo della Regina, prima di tutto. Una donna che ha dovuto fare sacrifici, sicuramente per tutta la vita, in quella vita che le è stata imposta dalla nascita, che in qualche passaggio la troveremo simpatica, in altri forzatamente simpatica, perché ammettiamolo: non si può parlar male della Regina, nemmeno per finzione, e quindi bisogna renderla al meglio persino in fantasia.
Cosa che non ho apprezzato.

In questo testo molto breve la Regina si trova per caso davanti ad una biblioteca ambulante e, per non fare la "maleducata" prende in prestito un libro di una persona che ha conosciuto. La cosa darà inizio ad una valanga che la metterà in contrasto con altre persone di corte che vorranno a tutti i costi impedirle di "cambiare". Perché?!?
Semplicemente perché la lettura inizia a catturarla e portarla all'ossessione che certa gente vede come "popolana" e non adatta ad una nobile come lei. Ci saranno sabotaggi per allontanare chi la aiuta a coltivare questo hobby, ci saranno manovre per farle sparire i libri,...il tutto per "non farla arrivare in ritardo" o "porre domande scomode", ecc.
Seriamente?

Sono andata a leggere alcune recensioni, entusiaste che ne vedono humor inglese e sottotesti assurdi, come il fatto che questa sia una metafora che la lettura porta chiunque, a qualunque età, ad essere sullo stesso piano (era un pensiero più elaborato, ma questo il succo).
Mi spiace, ma no.
Ho trovato il nulla. Un racconticino banale che si scorre rapido, ma che fa sbadigliare il lettore.
Speravo quasi in una storia tratta dal vero, di trovare La Regina fra le pagine, invece di un'invenzione palese e senza contenuti interessanti. Il finale poi...volevo lanciar via il testo!
Vi consiglio di farvelo prestare o andare in biblioteca, poi giudicherete se comprarlo o no, ma io lo sconsiglio.
Delusa.

Opinione: Sette brevi lezioni di Fisica, di Carlo Rovelli

http://amzn.to/2qlAegf
Cliccando sulla Cover si va su Amazon

Ci sono frontiere della conoscenza dove brucia il nostro desiderio di sapere: sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nella destinazione dei buchi neri. Qui, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, bellezza e mistero ci lasciano senza fiato. Queste ‘lezioni’ delineano una rapida panoramica della rivoluzione avvenuta nella fisica del XX secolo e della ricerca in corso, discorrendo, con ammirevole trasparenza, della teoria della relatività generale di Einstein, della meccanica quantistica, dell’architettura del cosmo, delle particelle elementari, della gravità quantistica, della probabilità e del calore dei buchi neri, della natura del tempo e di altro ancora.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °
 
Non saprei bene cosa dire perché è interessante, anche se complicato in alcuni passaggi (nonostante siano resi in modo, davvero, il più semplice possibile); più che altro sono meno di cento paginette e, come ho detto, trattandosi di un argomento a me non facilmente comprensibile, non saprei bene come parlarvi della "trama".
Si divide in vari capitoli in cui spiega alcune lezioni di fisica (appunto) in modo molto semplice per renderlo più comprensibile al lettore comune:
La più bella delle teorie
I quanti
L'architettura del cosmo
Particelle
Grani di spazio
La probabilità, il tempo e il calore dei buchi neri
Noi 

Un libro che mi è piaciuto, anche se alcune parti non le ho proprio capite (lo ammetto).
Sono curiosa di leggere altro di questo autore, infatti ho già messo gli occhi sul libro riguardante il Tempo (una tematica che mi affascina molto e che viene trattata anche qui, ma più velocemente).
Tenetelo presente come titolo per una lettura o (magari) per un regalo, che di sicuro non sarà banale e potrebbe conquistare.

Opinione: La Vegetariana, di Han Kang

http://amzn.to/2jHUgxp
(cliccando sull'immagine si va su Amazon)

"Ho fatto un sogno" dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l'ideale di un'estatica dissoluzione nell'indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell'ordinario quando si inceppa il principio di realtà - proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °

Lo ammetto: non l'ho ancora capito!
E' un libro strano, particolare, di cui non si può prevedere nulla, con uno stile unico in cui ci si riconosce lo stampo orientale. 
Non so ancora dire se mi sia piaciuto o no, ma quello che so è che fa riflettere molto. 
Lo possiamo dividere in tre parti, con tre diverse voci narranti, ma una sola protagonista al centro di tutto: Yeong-hye. 

La prima voce è quella del marito. L'ho odiato da subito. Una persona banale, che non aspira a nulla e che non ha il coraggio di fare nulla. Inutile, ma lo ammette fin da subito con il lettore, quando si presenta. Non vuole una bella vita, mira alla mediocrità, ed è per quello che ha scelto di sposare lei: una donna nella media, silenziona, che cucina bene, ma senza particolari hobby, senza bellezza, senza qualcosa in più. 
Tutto cambia una notte quando la trova in cucina, immersa nel buio, che fissa il vuoto e gli dice solo:"Ho fatto un sogno".  Da quel momento tutto precipita, ma non ce ne renderemo conto fino a che punto, perchè è solo il primo passo. 
La mattina dopo lei ha tirato fuori tutta la carne, tutto il pesce, tutto ciò che deriva dagli animali e lo butterà via. A lui lo sconvolge solo il fatto che lei non gli cucinerà più i manicaretti a base di carne. Stop! Lei cambia totalmente, decide di staccarsi, di diventare vegana (più che vegetariana...ancora infatti non comprendo il titolo): non mangerà più nulla di origine animale, nè lo indosserà. 
Passerà ad una specie di anoressia volontaria, mangiando pochissimo, dormendo quasi nulla, prosciugandosi lentamente giorno dopo giorno....e il marito cosa farà? 
Si sentirà in imbarazzo portandola ad una cena con i colleghi perchè lei non indossa il reggiseno (cosa che fa sempre e lui non tollera perchè lo mette in imbarazzo) e rifiuta i piatti con carne; preoccupandosi più di fare bella figura non della donna al suo fianco che sta scomparendo. 
Farà la "spia" si suoi suiceri e ai fratelli della moglie, perchè in quella società si deve obbedire al padre ed obbedire al marito, e ciò non è tollerato. Non si prenderà responsabilità di dove li condurrà quella cena e di cosa succederà dopo. 
Davvero, odioso, lo avrei preso a pugni volentieri per questo disinteresse e il pensare solo a se stesso, al suo mondo mediocre, alla sua vita mediocre, che però non vuole rovinare. 

Le altre voci che appariranno saranno quella del marito della sorella di Yeong-hye, un artista che rimane ossessionato dalla nuora e che questo lo porterà davvero oltre ogni immaginazione.
E per ultima la sorella di Yeong-hye, che riflette su tutto quel periodo, sulla sorella, sulla famiglia, sugli uomini e le loro scelte. Le fa paura che non avrebbe mai pensato a quello se la sorella non si fosse spinta a tanto, se non avesse scavalcato ogni regola sociale, ed è tra il provare pena per lei, per lo stato in cui ormai dopo anni si è ritrovata, o esserne quasi grata, perchè sente che avrebbe potuto essere al suo posto. 

Un romanzo difficile, un paragrafo riguardo l'infanzia di Yeong-hye mi ha fatto accapponare la pelle e non dubito qualcuno abbia anche potuto piangere. Un romanzo che fa riflettere sulle scelte estreme, su ciò a cui un essere umano può andare incontro se non sta bene e non viene aiutato in tempo.
Tutto è partito come un sogno, ma era qualcosa di più radicato in lei, di profondo e spaventoso, che è scattato come un'interruttore e, dal non mangiare carne, l'ha privata del sonno, l'ha portata al rifiuto di sempre più cose....fino alla fine. 

Se volete darmi la vostra opinione in merito, sarei molto curiosa di sapere cosa ne avete compreso, ma avvertite sempre che si tratta di Spoiler, così nessuno può incapparci per errore.
L'unica cosa "sbagliata" è il titolo. Lo devo ammettere, ci sta tirato tirato con le pinze con il romanzo, ma visto tutta la paranoia verso chi sceglie questa strada temo chi ne legga un messaggio sbagliato, del tipo: chi non mangia carne è matto; chi non mangia carne finirà con lo star male;....perchè sono tutte balle. 
Spero in voi potenziali lettori una maggiore lettura, che non si soffermi superficiale, ma che si faccia trascinare fino alle basi più nere del romanzo per comprenderne il più possibile.