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Opinione: Come Uccidere Innocenti Una Volta Per Tutte, di Stefano Rossi

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Un sicario prossimo alla vecchiaia viene ingaggiato dal più gelido boss della malavita di Florence per uccidere un insignificante reietto. Una faccenda apparentemente semplice da sbrigare: niente di più errato. Innocenti non è così facile da uccidere...

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Come dire di no quando l'autore ti propone una sua nuova creazione da leggere?
Si sa già di entrare in un territorio assurdo, inesplorato, che vaga fra l'horror ed il thriller, al nonsense, humor nero e a volte finendo nello splatter. Storie veloci da leggere, scorrevoli, ma che lasciano sempre il segno e strappano un sorrisetto ogni tanto (sono strana, lo so già).

In questa storia conosciamo Vincent Croce, un vecchio sicario che è ancora in attività all'età di circa sessant'anni (giuro che l'ho letto, non glieli avrei dati). Sopravvissuto così a lungo grazie alla sua intelligenza e scaltrezza, al sapersi muovere nell'ombra e ripulire i suoi casini, nonostante Florence non sia una città di santi. Ma come mai sia ancora in attività, se lo chiederà anche lui durante queste pagine, perché viene assolto per un lavoretto come un altro: uccidere Innocenti.
Chi sia non è importante per lui. Deve sbrigare quel compito e lo fa in modo semplice, veloce e sbrigativo.
La cosa si fa difficile quando viene chiamato dal Boss locale che pensa di esser stato fregato, poiché Innocenti è ancora vivo.

Potrete immaginare la sorpresa di Croce nel trovarsi in quella situazione incomprensibile, eppure decide di andare fino in fondo, pensando ad un malinteso, per poter chiudere la faccenda.
Cosa che si rivelerà davvero difficile e che lo porterà faccia a faccia con alcune "figure" davvero particolari della cittadina, tra cui una faccia amica: il Divoratore. (Se non sapete chi sia, male!)

Insomma: una storia assurda che parte da un compito "banale" per un killer su commissione, finendo lungo la strada di personaggi alquanto bizzarri, che come sempre non ci si aspetta di trovare fra le pagine ma Rossi li inserisce con una nonchalance, tanto da farti restare di stucco ma senza troppa sorpresa, quasi.
Una narrazione veloce, sempre più adrenalinica, fino alle ultime pagine, dove (insieme al protagonista) ci renderemo conto di cosa sta per accadere e...beh, lo scoprirete leggendolo.
Fateci un pensiero!

Opinione: Ventiquattro Ore, di Stefano Rossi


Una misteriosa valigetta si aprirà scadute ventiquattro ore: tutti la vogliono ma nessuno sa cosa contenga davvero, perchè il meccanismo per aprirla è sconosciuto. Sei mosche da bar disposte a qualsiasi cosa pur di possederla si muovono in un macabro gioco dell’oca sullo sfondo di questa storia on the road in bilico tra il pulp e il noir, l’ironia demenziale e lo splatterpunk, incrociando personaggi indimenticabili come il Divoratore, i Fratelli Cobra, il vecchio Ernest Cooter e molti altri ancora. Un libro che è come un film, vissuto sul filo della tensione e dell’imprevedibilità. “Ventiquattro ore è un’opera prima. Nonostante il titolo, ne impiegherete molte di meno a leggerlo. Perché Ventiquattro ore è una corsa, è una corsa sfrenata al massacro che non ha un attimo di respiro. Il mondo in cui si ambienta, la Never City immaginata da Stefano Rossi, è una specie di Las Vegas della follia umana, dove cannibali, assassini, poppute donne uscite da un film di Russ Meyer, zombie e fast food di piedi umani vivono nell’anarchia incontrollata delle loro vite borderline” (dalla prefazione di Raffaele Picchio).

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Prima di iniziare vorrei darvi un consiglio: leggetelo prima di "Foot Food", perchè ci sarà un collegamento in quella storia...si possono leggere anche diversamente, perchè a me è capitato così, ma rende l'altro racconto più completo ed interessante.

Ora, questo è più azione ed adrenalina, rispetto all'altro più horror e assurdo. Una corsa contro il tempo e contro tutti.  Davvero, leggendolo si entra come in un film, nonostante sia breve e veloce da leggere, ci si immerge e fino alla fine non ci si stacca per scoprire cosa accadrà.
Una lotta per qualcosa di cui non si conosce nulla, ma che ammalia così tanto i protagonisti della vicenda da renderli pronti a questa caccia febbrile, spingendoli l'uno contro l'altro, per potersi aggiudicare questa ventiquattrore, che si aprirà solo ad uno di loro.

Non perdetevelo, come esordio è molto bello e si legge d'un fiato, lasciandovi alla fine confusi ma felici di averlo letto tutto.

Opinione: Foot Food, di Stefano Rossi



Never City è una città pericolosa ed è popolata da gentaglia di ogni specie. Ma il deserto che la circonda sa essere ancora più pericoloso e selvaggio. Bombe sexy in cerca di emozioni forti, camionisti divoratori di hamburger, hippie in fuga con una misteriosa valigetta, critici culinari, bande di motociclisti e sociopatici repressi sono solo alcuni degli esempi della fauna che lo popola. E il Foot Food è la luce che inevitabilmente attira tutte quelle falene impazzite. Ma cosa nasconde quel paradiso feticista in mezzo al nulla? Sarà qualcosa che i nostri folli protagonisti scopriranno a caro prezzo? L’inferno più inconcepibile si sta per scatenare proprio sotto i loro... piedi!

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Una storia che originale è dir poco!
Ricorda lo stile dei B-Movie horror....non pensate a quei film fatti male eh! 
Quelli non sono B-Movie;
Intendo la categoria di quei film forzati e assurdi ma belli, che hanno stile e trama.

Quì non si entra nella storia, ci si viene buttati, conoscendo solo capitolo dopo capitolo i vari protagonisti che ne faranno parte. Varie vite, vari personaggi che si ritrovano per caso nello stesso (sbagliato) posto nello stesso momento. 
Esagerati e gonfiati, ma che rendono ricca la trama con la loro presenza. 

Un horror non puro nè spaventoso (per quanto mi riguarda), ma non saprei in quale altra categoria metterlo. E' avventuroso, adrenalinico, con altri personaggi che non sono solo fantastici, ma provengono dal lato più oscuro del fantasy...quindi, direi che sfiorano l'horror. 

Una storia ben scritta e, anche se breve, riesce a dire tutto ed essere completa...una piccola nota stonata è il finale, che personalmente non ho molto compreso. Si chiude in poche righe lasciandoti confuso. 
Un ottimo passatempo per trascorrere qualche ora piacevole.