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La Stirpe e il Sangue, di Lorenza Ghinelli [Instagram Post]



Ho recuperato, dopo averlo puntato per parecchio tempo, questo romanzo trovandolo usato (finalmente!). Non mi ispirava particolarmente, nonostante avessi letto alcuni pareri positivi (da parte di lettor3 di cui mi fido), altrimenti lo avrei comprato molto molto tempo prima. Ammetto che mi ha piacevolmente sorpresa, seppur con qualche piccola lamentela.

Continua sul post su Instagram [link sulla foto] oppure l'opinione completa sul Blog [QUI]

Opinione: La Stirpe e il Sangue, di Lorenza Ghinelli

 

Lorenza Ghinelli si misura con la letteratura gotica reinterpretandola offrendo ai lettori un racconto nerissimo ma anche un potente inno alla sete di riscatto degli esuli e alla forza indomita delle donne.

C'è qualcosa nel bambino, l'ha capito nel bosco, qualcosa che chiama la morte, qualcosa che la morte ama nel bambino.

Anno 1442. L'esercito ottomano al comando di Murad II irrompe in Valacchia devastando i villaggi. Tra le capanne divorate dalla violenza nasce Radu un bambino affetto da una rara forma di anemia che riuscirà a sopravvivere solo grazie alla caparbietà di Maria sua madre e a quella della sorella Anna. I tre sfuggono all'invasione rifugiandosi nella foresta ma l'efferatezza dei lupi e degli orsi impallidisce dinnanzi a quella degli uomini. Anna e Maria si trovano così costrette per resistere a infrangere ogni regola e insegneranno a Radu un'ostinata resistenza e una ferocia che ha l'impudenza di rivelarsi necessaria. La loro è la storia di un esilio e di una scalata che rovescia il potere affogandolo nel suo stesso sangue. La sopravvivenza come codice morale l'amore come unica gomena. E a legarli sopra ogni cosa il rito del sangue che Maria insegna a Radu e che lo tiene in vita unendo così il suo destino di giovane uomo alla leggenda che porterà Vlad l'Impalatore meglio noto come Dracula a imporsi nell'immaginario collettivo. Lorenza Ghinelli si misura con la letteratura gotica reinterpretandola offrendo ai lettori un racconto nerissimo ma anche un potente inno alla sete di riscatto degli esuli e alla forza indomita delle donne.


Ho recuperato, dopo averlo puntato per parecchio tempo, questo romanzo trovandolo usato (finalmente!). Non mi ispirava particolarmente, nonostante avessi letto alcuni pareri positivi (da parte di lettor3 di cui mi fido), altrimenti lo avrei comprato molto molto tempo prima. Ammetto che mi ha piacevolmente sorpresa, seppur con qualche piccola lamentela. 

Partiamo con una sfogliata veloce alle pagine. 
Troviamo una storia di brevi capitoli che si alternano a illustrazioni molto particolari. Ahimè, non mi hanno fatto impazzire, ma questo è a puro gusto personale! Sono fedeli a ciò che si va a leggere senza cadere in spoiler. Molto "semplici" (dal mio occhio totalmente senza alcuna nozione artistica), ma che comunque appaiono curate. 

Il romanzo in sé è piuttosto breve. Capitoli non lunghissimi, che spaziano negli anni, dando dettagli qua e là sulla vita di questa famiglia e, molto in generale, sulla vicenda più famosa che fa solo da sfondo (Vlad l'Impalatore). 
Pensavo fossero in qualche modo intrecciate, ma sono stata piacevolmente sorpresa che non lo fossero, se non per la vicenda storica: la guerra, le conquiste, la fama, la violenza, che raggiungono ogni villaggio anche solo tramite le voci. 

Veniamo alla storia. 
Alla nascita di questo bambino già il padre avrebbe voluto abbandonarlo nella foresta poiché appariva estremamente cagionevole e quindi una bocca inutile da sfamare, che sarebbe morta subito anche con le dovute cure; ma la sorella e la madre si oppongono fortemente, dandogli questa possibilità di vita, che non sarà l'unica. 
Infatti immediatamente la guerra arriva anche nel loro villaggio e, per salvarsi, Maria (la madre), Anna (la sorella) e Radu (appunto il neonato) scappano nella foresta. 
Soli, al freddo, di notte, in un luogo pieno di pericoli e creature affamate. 
Ci renderemo conto di cosa si è disposti a fare per mantenere in vita i propri figli, o comunque la propria famiglia. Non solo riguardo alle creature nascoste nella boscaglia, ma anche quando delle bestie li catturano per portarli dietro a delle mura. 

Maria trasmette ai figli la sua "ferocia" verso gli estranei che vogliono far loro del male. Unita alla pazienza verso il momento giusto per agire, alle conoscenze che ha appreso durante la sua vita, e ad una scaltrezza che la rendono una donna all'apparenza fragile ma dentro forte e determinata come pochi. 

Questo solo un accenno alla trama, poiché le loro dis-avventure continueranno negli anni e porteranno tutti a crescere, fin troppo in fretta, per mantenersi in vita l'un l'altro e riprendersi ciò che è stato loro strappato. Con gli interessi. 
Incontri e scelte più o meno realistici, ma che rendono il romanzo scorrevole e molto piacevole da leggere. 

Ovviamente, lo specifico, non adatto a tutti. 
Ci sono scene che non cadono mai nello splatter più volgare, ma sono comunque esplicite e crude, che potrebbero dare molto fastidio ad alcune persone. 

Una lettura che mi ha sorpreso in positivo, seppur un romanzo più lungo e dettagliato, magari più romanzato in alcuni punti, mi avrebbe potuto far innamorare del tutto. Ma sono pensieri miei. 
Scorrevole e comunque breve, si legge in poco, catturando il lettore che deve arrivare alla fine per scoprire come si concluderà questa storia familiare. 

Riguardo il prezzo. Beh, capisco che è altino, ma il materiale è ottimo: pagine davvero spesse che fanno spiccare le illustrazioni come meritano. Già questo dettaglio va valutato nel complesso. Si, io sono molto contenta di averlo trovato usato, altrimenti non so se mai mi sarei lanciata, ma comprendo le scelte editoriali che hanno portato a questo prezzo (che comunque si trova per libri di qualità inferiore, senza illustrazioni, con meno storia). 

In ogni caso, tirate fuori voi le vostre conclusioni. 
Non ho idea se si possa trovare in qualche biblioteca (magari in quelle più grandi), così se siete curiosi lo recuperate in questo modo e, nel caso, lo comprerete poi per averlo in libreria.ù
Io di sicuro non lo sconsiglio!

Histoire D'O, di Pauline Réage [Instagram Post]



𝕷𝖊 𝖈𝖆𝖙𝖊𝖓𝖊 𝖊 𝖎𝖑 𝖘𝖎𝖑𝖊𝖓𝖟𝖎𝖔, 𝖈𝖍𝖊 𝖆𝖛𝖗𝖊𝖇𝖇𝖊𝖗𝖔 𝖉𝖔𝖛𝖚𝖙𝖔 𝖎𝖒𝖕𝖗𝖎𝖌𝖎𝖔𝖓𝖆𝖗𝖑𝖆 𝖓𝖊𝖑 𝖕𝖗𝖔𝖋𝖔𝖓𝖉𝖔 𝖉𝖎 𝖘𝖊' 𝖘𝖙𝖊𝖘𝖘𝖆,
𝖘𝖔𝖋𝖋𝖔𝖈𝖆𝖗𝖑𝖆, 𝖘𝖙𝖗𝖆𝖓𝖌𝖔𝖑𝖆𝖗𝖑𝖆, 𝖑𝖆 𝖑𝖎𝖇𝖊𝖗𝖆𝖗𝖔𝖓𝖔 𝖎𝖓𝖛𝖊𝖈𝖊 𝖉𝖆 𝖘𝖊' 𝖘𝖙𝖊𝖘𝖘𝖆.

Opinione: Histoire D'O, di Pauline Réage

Condotta al castello di Roissy dal suo amante René, O è sottoposta a un duro addestramento come schiava sessuale. Posseduta e seviziata, obbligata a soddisfare più uomini, viene istruita a colpi di frusta, abituandosi al dolore e alle continue umiliazioni e sopportando infinite sofferenze in nome di un pensiero più alto e edificante: l’amore incondizionato per René. Al termine del suo apprendistato, verrà consegnata da quest’ultimo, in segno di ammirazione, a un nuovo padrone, Sir Stephen, un uomo potente abituato a ottenere quello che vuole. Con lui conoscerà nuove vette di dolore, brutalità e amore, trovando la felicità proprio nel progressivo e totale annullamento della sua volontà. Un insuperato, scandaloso e divisivo classico della letteratura erotica di tutti i tempi, tradotto in ventidue paesi, che ha stregato e fatto discutere milioni di lettori.

Mettiamo le mani avanti.
TW: violenza fisica e sessuale.
È un romanzo che definirei BDSM decisamente esplicito, nonostante i suoi anni, quindi fate attenzione. 
E tenete in mente questo contesto quando lo leggerete, poichè le pratiche(?) descritte potrebbero essere estreme e/o essere interpretate male da chi non capisce questo mondo, percependole come malate o altro. 

Inoltre ci tengo a specificare che so pochissimo del BDSM. 
Mi affascina, mi incuriosisce, ma per ora sono fuori da quel mondo e, visto che il romanzo parla di pratiche che ne fanno parte, non so se userò termini adeguati per raccontarvelo.
Se faccio errori, se ne parla così da permetter anche a me di capire meglio.

Detto ciò, vi lascio la mia impressione.

𝕷𝖊 𝖈𝖆𝖙𝖊𝖓𝖊 𝖊 𝖎𝖑 𝖘𝖎𝖑𝖊𝖓𝖟𝖎𝖔, 𝖈𝖍𝖊 𝖆𝖛𝖗𝖊𝖇𝖇𝖊𝖗𝖔 𝖉𝖔𝖛𝖚𝖙𝖔 𝖎𝖒𝖕𝖗𝖎𝖌𝖎𝖔𝖓𝖆𝖗𝖑𝖆 𝖓𝖊𝖑 𝖕𝖗𝖔𝖋𝖔𝖓𝖉𝖔 𝖉𝖎 𝖘𝖊' 𝖘𝖙𝖊𝖘𝖘𝖆, 
𝖘𝖔𝖋𝖋𝖔𝖈𝖆𝖗𝖑𝖆, 𝖘𝖙𝖗𝖆𝖓𝖌𝖔𝖑𝖆𝖗𝖑𝖆, 𝖑𝖆 𝖑𝖎𝖇𝖊𝖗𝖆𝖗𝖔𝖓𝖔 𝖎𝖓𝖛𝖊𝖈𝖊 𝖉𝖆 𝖘𝖊' 𝖘𝖙𝖊𝖘𝖘𝖆. 

Si tratta di un romanzo complicato, a volte fin troppo rapido e spesso bisogna rileggere alcuni paragrafi, con la sensazione di essersi persi qualcosa.
Ci sono tre capitoli principali durante i quali il tempo scorre, ma la maggior parte delle volte non viene annunciato chiaramente, lo si comprende dopo un po'.

Sicuramente non per tutti, come già vi dicevo.
È esplicito e contiene parecchia violenza.
Che la protagonista è felice di ricevere(!), ma comunque violenza è (per chi non se la sentisse di leggere qualcosa del genere).

La storia scombussola il lettore, portato ad avere costanti dubbi, come la protagonista senza nome: O. Ma insieme a lei capiremo effettivamente che lei vuole tutto ciò.
O, nonostante il dolore e la sofferenza, è felice e si sente appagata da tutto ciò.
Lo ripete più volte: senza libertà lei è felice.

Ci sono comunque passaggi difficili, in cui non riusciamo a capire effettivamente se lei sia felice o lo faccia solo per rendere felice il suo amante, René. Però le cose sono strettamente intrecciate.
È un percorso durante il quale anche lei si mette in discussione, e durante il quale capirà che questo è ciò che desidera.

𝕻𝖗𝖎𝖒𝖆 𝖉𝖎 𝖕𝖆𝖗𝖙𝖎𝖗𝖊, 𝖛𝖔𝖗𝖗𝖊𝖎 𝖋𝖆𝖗𝖙𝖎 𝖋𝖗𝖚𝖘𝖙𝖆𝖗𝖊 - 𝖉𝖎𝖘𝖘𝖊, 
- 𝖊 𝖖𝖚𝖊𝖘𝖙𝖆 𝖛𝖔𝖑𝖙𝖆 𝖙𝖊 𝖑𝖔 𝖉𝖔𝖒𝖆𝖓𝖉𝖔. 𝕬𝖈𝖈𝖊𝖙𝖙𝖎? - 
𝕰𝖘𝖘𝖆 𝖆𝖈𝖈𝖊𝖙𝖙𝖔'. 

Lei ama essere comandata.
Soffre, ma si rende conto che ciò le piace. Ha il terrore delle scudisciate, ma le brama.

Non si può mettere un paletto fisso, se non si provano queste "perversioni"(?).
Quello che sembra pura tortura e motivo per cui tantissimi scapperebbero al solo sentirne la "minaccia", per molte persone è appagante e lo cercano.

È un romanzo che porta a riflettere molto, sull'affetto, l'amore, sulla propria libertà sessuale ed i gusti personali. Chi gode a "distruggere" e chi ad essere "distrutto". E, soprattutto, notare come dietro tutto ciò ci sia una dolcezza nel prendersi cura dell'altro (che ha subito violenza).
Come la libertà possa essere indispensabile oppure un peso.

𝕹𝖔𝖓 𝖊𝖗𝖆 𝖕𝖎𝖚' 𝖑𝖎𝖇𝖊𝖗𝖆? 
𝕾𝖎: 𝖌𝖗𝖆𝖟𝖎𝖊 𝖆 𝕯𝖎𝖔, 𝖓𝖔𝖓 𝖊𝖗𝖆 𝖕𝖎𝖚' 𝖑𝖎𝖇𝖊𝖗𝖆!

O è giovane. Ambivalente in alcuni momenti, perché ama la caccia e la conquista (soprattutto verso le altre donne), ma trova se stessa nell'essere una schiava totale. Ubbidisce, ma non smette mai di interrogarsi se ciò sia corretto nei suoi confronti oppure solo un capriccio. Ed è in questo che secondo me si percepisce il fatto che lei è libera di scegliere di non esserlo più.

𝕺 𝖓𝖔𝖓 𝖆𝖛𝖊𝖛𝖆 𝖈𝖔𝖒𝖕𝖗𝖊𝖘𝖔, 𝖒𝖆 𝖆𝖛𝖊𝖛𝖆 𝖋𝖎𝖓𝖎𝖙𝖔 𝖕𝖊𝖗 𝖗𝖎𝖈𝖔𝖓𝖔𝖘𝖈𝖊𝖗𝖊 𝖈𝖔𝖒𝖊 𝖚𝖓𝖆 𝖛𝖊𝖗𝖎𝖙𝖆' 𝖎𝖓𝖓𝖊𝖌𝖆𝖇𝖎𝖑𝖊 𝖊 𝖎𝖒𝖕𝖔𝖗𝖙𝖆𝖓𝖙𝖊 𝖎𝖑 𝖌𝖗𝖔𝖛𝖎𝖌𝖑𝖎𝖔 𝖈𝖔𝖓𝖙𝖗𝖆𝖉𝖉𝖎𝖙𝖙𝖔𝖗𝖎𝖔 𝖊 𝖈𝖔𝖓𝖘𝖙𝖆𝖓𝖙𝖊 𝖉𝖊𝖎 𝖘𝖚𝖔𝖎 𝖘𝖊𝖓𝖙𝖎𝖒𝖊𝖓𝖙𝖎: 𝖆𝖒𝖆𝖛𝖆 𝖑'𝖎𝖉𝖊𝖆 𝖉𝖊𝖑 𝖘𝖚𝖕𝖕𝖑𝖎𝖟𝖎𝖔, 𝖖𝖚𝖆𝖓𝖉𝖔 𝖑𝖔 𝖘𝖚𝖇𝖎𝖛𝖆 𝖆𝖛𝖗𝖊𝖇𝖇𝖊 𝖙𝖗𝖆𝖉𝖎𝖙𝖔 𝖎𝖑 𝖒𝖔𝖓𝖉𝖔 𝖎𝖓𝖙𝖊𝖗𝖔 𝖕𝖊𝖗 𝖘𝖋𝖚𝖌𝖌𝖎𝖗𝖛𝖎, 𝖖𝖚𝖆𝖓𝖉𝖔 𝖊𝖗𝖆 𝖋𝖎𝖓𝖎𝖙𝖔 𝖊𝖗𝖆 𝖋𝖊𝖑𝖎𝖈𝖊 𝖉𝖎 𝖆𝖛𝖊𝖗𝖑𝖔 𝖘𝖚𝖇𝖎𝖙𝖔, 𝖙𝖆𝖓𝖙𝖔 𝖕𝖎𝖚' 𝖋𝖊𝖑𝖎𝖈𝖊 𝖖𝖚𝖆𝖓𝖙𝖔 𝖕𝖎𝖚' 𝖊𝖗𝖆 𝖘𝖙𝖆𝖙𝖔 𝖑𝖚𝖓𝖌𝖔 𝖊 𝖈𝖗𝖚𝖉𝖊𝖑𝖊. 

È molto difficile parlarne.
Mi ero imbattuta in un romanzo simile, ma più attuale. Di cui credo non osai nemmeno cercare le varie recensioni, per paura di commenti "bigotti" che non avrebbero colto il consenso, tramutando il tutto in un enorme violento stupro. 

Questo resta un romanzo famoso, che ha fatto la storia. 
Sicuramente che ha scioccato e che sarà stato preso in mano come dimostrazione della "violenza" maschile sulle donne, senza voler capir minimamente O, o qualunque sottomesso.

Se vi incuriosisce la tematica, da leggere.
È piuttosto breve, ma intenso.
Per comprenderlo però bisogna arrivare alla fine, scoprendo tutto il percorso di O, guardandola crescere e comprendere ciò che desidera. Arrivando ad esser fiera di ciò che è, senza più imbarazzo.
Lasciato durante la lettura, in particolare all'inizio, temo lasci solo qualcosa di confuso e una sensazione di violenza gratuita e sbagliata, cosa che non è affatto così visti i gusti dei vari personaggi ma soprattutto della protagonista.
Piuttosto non incominciatelo nemmeno. Credo sia la scelta migliore. 



Anche sul mio Instagram 

Stupro. Una Storia D'Amore, di Joyce Carol Oates [Instagram Post]


𝑬𝒓𝒊 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒐𝒓𝒊𝒛𝒛𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒂 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒕𝒂𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒇𝒂𝒄𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒂 𝒕𝒖𝒂 𝒎𝒂𝒅𝒓𝒆 𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒖 𝒆𝒓𝒊 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒓𝒆𝒕𝒕𝒂 𝒂𝒅 𝒂𝒔𝒄𝒐𝒍𝒕𝒂𝒓𝒆, 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒕𝒆𝒏𝒕𝒆. 𝑳𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒂 𝐬𝐭𝐮𝐩𝐫𝐨 𝒏𝒐𝒏 𝒆𝒓𝒂 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒆𝒏𝒕𝒓𝒂𝒕𝒂 𝒏𝒆𝒍 𝒔𝒖𝒐 𝒗𝒐𝒄𝒂𝒃𝒐𝒍𝒂𝒓𝒊𝒐, 𝒆 𝒒𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒕𝒊 𝒗𝒆𝒏𝒏𝒆 𝒊𝒏 𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆. 𝑷𝒆𝒏𝒔𝒂𝒗𝒊 𝒑𝒊𝒖' 𝒂 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞, 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞, 𝐭𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞.

Ve ne volevo parlare da tanto, ma è difficile trovare le parole giuste per farlo.


L' opinione completa la trovate sul Blog, su IG alcune parti. 

Opinione: Stupro. Una Storia D'Amore, di Joyce Carol Oates


Niagara Falls, 4 luglio 1996. Attraversando un parco con la figlia di dodici anni, Teena Maguire viene aggredita e violentata da una banda di ragazzi sotto l'effetto della droga. Risvegliatasi dal coma, la donna riesce a identificare i suoi aggressori, ma una furibonda campagna giornalistica maschilista e la compiacenza del giudice portano all'incredibile assoluzione dei colpevoli. John Dromoor, veterano della Guerra del Golfo, appassionato d'armi e idealista che ha soccorso Teena subito dopo l'aggressione, vendica la donna uccidendo per legittima difesa uno degli imputati, mentre gli altri spariscono nel nulla o si suicidano in circostanze misteriose.


[TW: stupro, violenza]

Dopo aver subito uno stupro di gruppo, esser stata malmenata e lasciata a morire sul pavimento della lurida rimessa per le barche del Rocky Point Park; dopo essere stata trascinata in quella baracca da cinque - a meno che non fossero sei, o forse sette - ragazzi ubriachi mentre la figlia dodicenne urlava Lasciateci andare! Non fateci del male! Vi prego non fateci del male! Dopo che come un branco di cani che attaccano la preda l'avevano afferrata, torcendole le caviglie e facendole perdere entrambi i sandali con il tacco alto sul sentiero che costeggia la laguna. Dopo averli pregati di lasciare libera sua figlia mentre loro le ridevano in faccia. Dopo aver preso la decisione, Dio solo sa cosa le fosse frullato per la mente, di tornare a casa attraversando il Rocky Point Park, anziché fare il tragitto più lungo [...]
Aveva preso quella decisione, una frazione di secondo in cui la vita cambia per sempre.
[...]
Certamente gli aveva sorriso e quindi se l'era andata a cercare. Poteva essere forse un sorriso teso, nervoso, di quelli che si farebbero a un cane ringhioso, ma comunque aveva sorriso, come Teena Maguire faceva, con il suo rossetto e i suoi capelli. Se l'era andata a cercare, se l'era voluta.
[...]
Hey! Hey tu laggiù! Mmmm, carina! Hey bambola, dove te ne stai andando? Gridavano. Dopo aver sorriso senza rallentare il passo; dopo aver afferrato il braccio di sua figlia come se fosse più piccola dei suoi dodici anni. Facci vedere come sballonzolano le tue tette, bambola! Heyheyhey dove scappi? Dopo essersi messa in trappola da sola. Dopo averli stuzzicati, provocati. Errore imperdonabile. 
[...]
Cosa si aspettava una donna come quella, di trentacinque anni, che va in giro vestita come una ragazzina: canotta, pantaloncini di jeans, lunghi capelli biondi tinti e permanentati che le incorniciano il viso, gambe nude, sandali con il tacco alto, vestiti attillati che mettono in mostra il seno, il sedere?
[...]
Quella donna! Che razza di madre trascinerebbe con sé la giovane figlia a un party di ubriaconi per poi riportarla a casa a piedi, attraversando Rocky Point Park a quell'ora? Che razza d'imprudenza, è fortunata che non sia andata peggio sia a lei che alla ragazzina; se gli assalitori fossero stati di colore, negri strafatti di cocaina intrufolatisi nel parco, sarebbe potuta andare molto peggio, dannatamente peggio; quella donna doveva essere ubriaca fradicia e piena di cocaina anche lei, avendo cominciato i festeggiamenti in prima serata, e si può immaginare in che stato potesse essere a mezzanotte. Come diavolo avrebbe potuto Teena Maguire anche solo riconoscere chi l'aveva violentata e in quanti erano?

Queste sono alcune delle cose dette a proposito di tua madre, Teena Maguire, dopo che lei ha subito uno stupro di gruppo, è stata percossa e lasciata a morire sul lurido pavimento della rimessa per barche nel Rocky Point Park nei primi minuti del 5 luglio 1996.





Ve ne volevo parlare da tanto, ma è difficile trovare le parole giuste per farlo. 
Ci saranno infatti moltissimi estratti dal romanzo perchè...la Oates ha una penna che parla da sola, affilata, pungente, dolorosa, arriva in punti già sensibili o che non avevi immaginato e colpisce con una schiettezza che lascia senza parole sul momento, scatenando molto altro 'dopo' quando ci si ripensa. 

Un piccolo romanzo estremamente ricco e che fa male, per ciò che racconta e per quanto sia ancora attuale tutto ciò che racchiude. 

"Banalmente": uno stupro. Ma la Oates va oltre, non si ferma ad un gesto osceno ed imperdonabile. 
Racconta la storia di una donna che viene stuprata da un gruppo di uomini, con la figlia che assiste come testimone delle violenze e che le scampa nascondendosi appena in tempo, chiamando poi aiuto quando tutto finisce e sua madre resta immobile, abbandonata come spazzatura sul pavimento. 

Ma non fa tanto male questo...alt! nonostante sia comunque una violenza incredibile e raccontata attraverso gli occhi della figlia che assiste senza capire nemmeno bene cosa stia guardando. 

Eri terrorizzata da quello che stavano facendo a tua madre e che tu eri costretta ad ascoltare, impotente. La parola stupro non era ancora entrata nel suo vocabolario, e quindi non ti venne in mente. Pensavi più a qualcosa come picchiare, ferire, tentare di uccidere.

Quello che accade dopo è ancora peggio, perchè si somma a questa violenza e la acerba in modo intollerabile: 
L'inizio delle indagini che procederà a fatica; 
la rabbia dei familiari degli stupratori (si li chiamo già così perchè nel romanzo SAPPIAMO che sono loro, non abbiamo dubbi) che attaccano senza remore la vittima (nonostante prove fisiche, oltre le testimonianze di madre e figlia);
 la reazione della gente che metterà alla gogna la donna,... 
Tutto questo porterà la donna a chiudersi, crollando in una depressione che avrà un forte peso sulla vita della figlia. 

Il narratore è esterno. Onnisciente. Sa già tutto, e ci porta con sé prima e dopo il fatto, nella vita della donna, della figlia, dell'agente di polizia che interviene,... Sapientemente la Oates "gioca" con il lettore portandolo in una storia non propriamente lineare, che capitolo dopo capitolo, arricchisce la vicenda e rende quella notte sempre più "a fuoco" nella mente dello spettatore, che si ritrova passo dopo passo a comprendere meglio cosa sia accaduto, la paura e la violenza scaturita in quelle ore notturne e che non finisce dopo quel brutale atto. 

Parla rivolgendosi spesso alla figlia, una vittima collaterale di tale violenza, la cui vita viene distrutta senza la comprensione totale di ciò che è avvenuto davanti ai suoi occhi. 

Eri tu la Bethel Maguire che tutti chiamavano Bethie, e la tua infanzia finì a dodici anni.
Quel se sarebbe per sempre rimasto un pensiero fisso. Se Mamma avesse detto no.
Sareste rimaste entrambe da Casey quella notte, nel Rocky Point Park non sarebbe successo nulla e la tua infanzia non sarebbe finita quella notte.
Fortuna, sfortuna.

È una storia che fa male e fa arrabbiare. Molto. 
La tematica assurdamente attuale. La si legge ancora in ogni articolo che parla di una vittima di violenza, che la trasforma in colpevole automaticamente. Il macabro accanirsi come avvoltoi sulla vita distrutta per scoprire in quali modi ha accettato, perché se l'è cercata. 
L'ho letto dovendo spezzettarlo per tirare il fiato. 
 
L'unica pecca è che cala un po' verso il finale, ma un dettaglio estremamente trascurabile. 
Un enorme peccato che sia fuori stampa da anni e si trovi solo usato, se si ha fortuna. 
Infatti l'ho recuperato così.
Spero comunque lo rimettano sul mercato.
Merita di essere letto, anche se non è per tutti. 



Trovate anche sul mio Instagram 

Il Palazzo Delle Ombre, di Maxence Fermine [Instagram Post]



ᴛᴜᴛᴛɪ ᴀʙʙɪᴀᴍᴏ ɪʟ ɴᴏsᴛʀᴏ ᴘᴀʟᴀᴢᴢᴏ ᴅᴇʟʟᴇ ᴏᴍʙʀᴇ, ᴜɴᴀ ᴄᴀsᴀ ɪɴ ᴄᴜɪ ʟᴇ ɪᴍᴍᴀɢɪɴɪ ᴅᴇʟ ᴘᴀssᴀᴛᴏ sᴏɴᴏ sᴄᴏʟᴘɪᴛᴇ ᴀ ᴠɪᴛᴀ. ɪ ɢɪᴏᴄᴀᴛᴛᴏʟɪ ɪɴ ᴜɴ ᴠᴇᴄᴄʜɪᴏ sᴏʟᴀɪᴏ, ᴜɴᴀ ᴘᴀssᴇɢɢɪᴀᴛᴀ ʟᴜɴɢᴏ ᴜɴ ᴠɪᴀʟᴇ, ɪʟ ʀɪᴄᴏʀᴅᴏ ᴅɪ ᴜɴᴀ sᴀʟᴀ ᴅᴀ ᴘʀᴀɴᴢᴏ ɪɴ ᴄᴜɪ ᴀʟʟᴇɢʀɪ ᴄᴏᴍᴍᴇɴsᴀʟɪ ʙᴀɴᴄʜᴇᴛᴛᴀɴᴏ ɪɴᴛᴏʀɴᴏ ᴀ ᴜɴ ᴛᴀᴠᴏʟᴏ, ᴏᴅᴏʀɪ ᴅɪ ᴄᴜᴄɪɴᴀ, ʀɪsᴀᴛᴇ, ᴄᴀɴᴛɪ ᴇ sᴏʀʀɪsɪ. ᴘᴏssᴇᴅɪᴀᴍᴏ ᴛᴜᴛᴛɪ ǫᴜᴇsᴛᴀ ʙɪʙʟɪᴏᴛᴇᴄᴀ ᴅᴇʟʟᴀ ᴍᴇᴍᴏʀɪᴀ ᴍᴀ sᴏʟᴏ ᴘᴏᴄʜɪ ʟᴏ sᴀɴɴᴏ. ʟᴀ ᴍᴀɢɢɪᴏʀ ᴘᴀʀᴛᴇ ᴅᴇɢʟɪ ᴜᴏᴍɪɴɪ ɴᴏɴ ᴠᴜᴏʟᴇ ʀɪᴄᴏʀᴅᴀʀsᴇʟᴏ. ʀɪᴅᴏɴᴏ ᴀ ᴄʀᴇᴘᴀᴘᴇʟʟᴇ ᴘɪᴀɴɢᴏɴᴏ, ɢʀɪᴅᴀɴᴏ, ᴜʀʟᴀɴᴏ, sɪ ᴅɪʟᴀɴɪᴀɴᴏ, ᴀ ᴠᴏʟᴛᴇ ᴜᴄᴄɪᴅᴏɴᴏ, ᴍᴀ ᴅɪᴍᴇɴᴛɪᴄᴀɴᴏ ɪɴ ғʀᴇᴛᴛᴀ ᴄɪò ᴄʜᴇ ʟɪ ʜᴀ ʀᴇsɪ ᴜᴍᴀɴɪ.

Siamo a Parigi, negli anni 60. Il protagonista è Nathan, un trentenne che crea marionette, che improvvisamente riceve una lettera da parte del padre, che conosce a malapena, in cui gli annuncia il suo funerale e gli comunica che sarà il suo erede. Ma ci sono delle clausole molto particolari, a cui dovrà sottostare.

Questo sarà l'inizio per Nathan di una ricerca particolare; infatti dovrà trovare l'ultimo romanzo del padre, probabilmente nascosto nella sua ultima dimora: il Palazzo delle Ombre.

Ahimè, un romanzo che si legge facilmente ma lascia poco.
Ha una partenza interessante, che incuriosisce il lettore, ma poi rapidamente tutto diventa noioso, concludendosi in modo quasi frettoloso e "banale".

Speravo, dalla trama di copertina, in una storia di mistero e molte tinte gotiche, ma ne ho trovate poche. Un grande peccato.
Qualcosa si percepisce quando ci si avvicina a questi Palazzo, ma succede raramente. La maggior parte del romanzo è ambientato altrove, lungo questo puzzle che spesso perde di vista quello che presentava come punto centrale.

Conosceremo Nathan, vedremo come questo (la lettera) cambierà la sua vita.... Ma non aspettatevi niente di troppo particolare.
Nathan è piuttosto piatto, noioso. Come molti dei personaggi che incontra.
Il Palazzo sembrava qualcosa di affascinante: un edificio antico, misterioso,... Purtroppo però si rivela solo una vecchia abitazione

Non saprei proprio se consigliarlo o meno.
Se vi aspettate una storia dalle tinte gotiche, misteri intricati, ricerche,.... Non fa per voi.
È scorrevole, si legge piuttosto velocemente, ma ha una trama che si dimentica facilmente, ed un finale prevedibile.

Il Miniaturista, di Jessie Burton [Instagram Post]

 


𝕆𝔾ℕ𝕀 𝔻𝕆ℕℕ𝔸 𝔼' 𝔸ℝ𝕋𝔼𝔽𝕀ℂ𝔼 𝔻𝔼𝕃 ℙℝ𝕆ℙℝ𝕀𝕆 𝔻𝔼𝕊𝕋𝕀ℕ𝕆

𝘚𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘳𝘵𝘢𝘵𝘢, 𝘤𝘰𝘯 𝘶𝘯 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰 𝘥𝘪 𝘦𝘤𝘤𝘪𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘮𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘭𝘦𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘯𝘤𝘪𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘪𝘶𝘮𝘢, 𝘕𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘳𝘪𝘭𝘦𝘨𝘨𝘦 𝘭𝘢 𝘧𝘳𝘢𝘴𝘦 𝘥𝘶𝘦 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘦. 𝘓𝘦 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘶𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘰 𝘯𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦, 𝘮𝘦𝘯𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘮𝘢𝘪 𝘪𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘴𝘵𝘪𝘯𝘰, 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢. 𝘐𝘭 𝘥𝘦𝘴𝘵𝘪𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘰 𝘦' 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘮𝘢𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘋𝘪𝘰, 𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢𝘳𝘦, 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘵𝘰 𝘢𝘭 𝘷𝘢𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘪 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘮𝘢𝘳𝘪𝘵𝘪 𝘦 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘵𝘰𝘳𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘰.



Una lettura che ho adorato.
Scorrevole e molto interessante...ma come parlarne?
Un dilemma che mi ha messo a freno, eppure eccomi qui a dire praticamente nulla!

Ne hanno già parlato e riparlato in tanti, così tanti che è per questo che ho atteso così tanto prima di decidermi a scoprire se meritava la sua popolarità oppure se fosse solo l'ennesima bolla di sapone letteraria.

E ammetto che merita la sua fama.

L'autrice è riuscita a conquistarmi mescolando abilmente la vita di questa giovane che si trova catapultata da un piccolo villaggio ad Amsterdam. Padrona di una grande casa, ma senza saper nulla di come gestirla. Ne di come gestire i rapporti con i nuovi familiari e servitù (anche se sarebbe meglio definirli amici, visto il rapporto che costruiranno molto presto).

Giovanissima ma molto sveglia, si troverà a dover prendere molte scelte per tentare di salvare quel suo piccolo nuovo mondo.

Vivere passivamente oppure prendere le redini?
Per una donna è una scelta decisamente ardita e coraggiosa la seconda.

Ma al solito mi perdo e dico tutto e niente...
Meglio fermarsi qui.

Vi consiglio solo, se vi incuriosisce, di dargli una possibilità perché potrebbe incantarvi.

Opinione: Furore, di John Steinback


Pietra miliare della letteratura americana, Furore è un romanzo mitico, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell’opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. 

Nell’odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”. 

Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell’uomo contro l’ingiustizia, Furore è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi per la prima volta in tutta la sua bellezza.



Non so bene come parlarvene.
Come dopo "Uomini e Topi" credo di esser io il problema, di non capire bene la grandezza di cosa scrive Steinbeck e cosa vuol trasmettere. Mi arriva poco. Non so se sono poco ricettiva in questi periodo, o sono proprio fatta così (ed è un vero peccato).

Questo romanzo è enorme. Ma non parlo delle pagine. Superano le 600, ma non si sentono. Scorrono velocissime. Ha una penna decisamente straordinaria questo autore, rendendo tutto estremamente  scorrevole.

Possiamo dividere il romanzo in due parti, che si leggono a capitoli alterni.
Una parte racconta l'America, in uno dei suoi momenti peggiori.
Questa enorme crisi che la colpisce, portata dal progresso e che obbligherà migliaia di persone a fare i bagagli per trovare da qualche parte una sorta di "terra promessa" dove poter lavorare di nuovo. Per poter sfamare se stessi e la propria famiglia.
Una ricerca anche di dignità, perché senza il lavoro, ahimè, non siamo niente. Anzi, diventiamo (agli occhi degli altri e poi tutto ciò ci penetrerà nel cuore) dei reietti, delle persone da evitare, da odiare... Perché? In una parola: paura.

Un tema ancora troppo attuale che fa riflettere ancora di più il lettore su quanto sia vasta (e stupida, per tanti versi) questa paura.
Paura che si portino via quel poco che si ha. Paura che si organizzano e pretendono di esser trattati da esseri umani. E quindi si inizia il gioco insieme alla polizia, che deve tenerli a bada, dividerli, non farli sentire mai al sicuro, mai farli aggregare. Sempre testa bassa e timore di finire in carcere o peggio.
Il tutto mentre chi è riuscito col tempo a comprarsi enormi terreni chiama lavoro al ribasso, sfruttando gli enormi numeri e la fame che imperversa nella gente.
Se tu non vuoi farlo per 5 centesimi, lo farà lui.
Schiavismo, mettendo i lavoratori contro altri lavoratori, nella disperazione di portare a casa qualsiasi cosa per non far morire i figli di fame.
Questione ancora oggi familiare (giocare al "se non lo vuoi tu, c'è un altro dietro la porta per questo lavoro").

Ma il peggio arriva alla fine, quando tutto si rivolta contro i proprietari terrieri. Non quelli enormi, loro non sentiranno mai niente. Ma gli altri, non vendendo abbastanza non possono pagare chi raccoglie. E senza raccolto, la frutta, la verdura,...viene lasciata marcire. Anzi, viene distrutta, avvelenata, vengono messe persone di guardia per sparare a chi tenta di prendere il cibo guasto. Perché se lo puoi prender gratis, io che ci guadagno?
Così mentre la fame li sta distruggendo, la gente è costretta a subire l'ennesimo schiaffo. Veder tutto questo cibo irraggiungibile, mentre si crepa di fame.

Altro filone narrativo è rappresentato dalla famiglia Joad. Quando Tom esce di galera e torna a casa, trova il tutto deserto e non capisce cosa stia accadendo. Nessuno che vive nei dintorni. Case abbandonate e saccheggiate. Sarà un suo conoscente che gli spiegherà come stanno andando le cose.
Sono arrivati i trattori.
Uno solo svolge il lavoro di tantissimi uomini e costa molto molto meno. Il terreno se lo è ripreso il proprietario (la Banca) e sarà tutto da arare, spazzando via le case.
Non importa l'amore che si dava alle coltivazioni. Non importa quante famiglie vengono buttate in mezzo alla strada. Il progresso chiama e nessuno vuole restare indietro. Nessuno vuole perderci soldi.
Sempre in nome e sempre colpa de "la Banca". Nessuno che passa di lì si prende responsabilità, basta dare questo nome così grande, immenso, per fare spallucce e intimorire i contadini, che non hanno altra a scelta che andarsene, non potendo nemmeno combattere, non essendo un nemico fisico.

Il "miracolo" avviene sotto forma di volantino "venite in California, abbiamo lavoro per voi".
Troppo bello per esser vero, ma partono.
Un viaggio enorme, ricco di speranza, dove troveranno altri come loro e si vedrà la gentilezza in tanti cuori, che sono pronti a dividere ed aiutare, perchè sono tutti sulla stessa barca, nonostante tutto.
Una strada lunghissima, percorsa in famiglia, ma che vedrà un "non-epilogo" una volta arrivati in destinazione, dove il gioco si farà chiaro agli occhi di tutti. Sono troppi, pagano troppo poco e per pochissimo tempo. La polizia li ha nel mirino e non hanno nemmeno le basi per organizzarsi e ribellarsi a tutto ciò.

Una storia distruttiva e che non ha una vera e propria morale, nè un finale. Racconta una realtà. Anzi due, una personale (attraverso i Joad) ed una più vasta (raccontando l'America in generale); la stessa ma in due frammenti diversi e che non sempre combaciano al 100%.
Un romanzo potente ed enorme, dalla potenzialità incredibile che, ripeto ed ammetto, credo di non aver percepito al suo pieno.

Da leggere almeno una volta nella vita, assolutamente. Ci vuole il periodo giusto e pazienza, ma se entrate nella storia non sentirete scorrere le pagine e sarà fin troppo breve.

Opinione: La verità sul caso Harry Quebert, di Joël Dicker

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Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo. La verità sul caso Harry Quebert è un fiume in piena, travolge il lettore e lo calamita dalla prima all’ultima pagina. è il giallo salutato come l’evento editoriale degli ultimi anni: geniale, divertente, appassionante, capace di stregare prima la Francia, poi il mondo intero.

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Dicono che o lo si ama o lo si odia.
E visto che, chi conosco, ne tesse le lodi, la curiosità era tanta, eppure solo quest'anno sono riuscita ad impormi e trovare tempo per leggerlo, infilandolo nella sfida #LiberaLoScaffale2018 pur di avere un motivo per obbligarmi a leggerlo.
Dirvi che in tre giorni l'ho finito, vi farà capire da che parte della bilancia sto, vero?

Marcus Goldman è la nostra voce narrante principale, non l'unica ma resterà il fulcro intorno al quale scopriremo le varie biforcazioni della storia, perché nonostante a volte parlino altri personaggi, da altre epoche, è sempre attraverso di lui che verranno a galla. Il tutto perché si ritroverà ad improvvisarsi investigatore quando il suo amico più caro, Harry Quebert, viene accusato di omicidio.
Marcus era stato allievo di Harry e negli anni si era sviluppata un'amicizia molto forte che li teneva legati, cosa che lo porterà a riavvicinarsi al suo mentore quando (dopo il suo primo romanzo che ha fatto enorme successo) si trova impantanato e senza riuscire più a scrivere; e quando Harry si troverà nei guai, correrà subito da lui senza porsi il minimo dubbio sul fatto che sia innocente, anche se l'America è pronta a distruggerlo per qualcosa di scandaloso: le ossa rinvenute nel suo giardino appartengono al cadavere di una quindicenne scomparsa nel 1975, Nora Kellergan; ma il fatto più esplosivo è che sembra esserci un collegamento fra la giovane e Harry (che all'epoca era trentacinquenne), e al suo romanzo più famoso e conosciuto.
Una storia torbida, che scava in un passato e in un indagine che sembrava ben fatta, ma che in pochissimo rivelerà grosse lacune. Oltre che il passato di Harry, raccontato dallo stesso, che permetterà a Marcus di scoprire qualche indizio in più per scagionare il suo amico e trovare il vero assassino.

Questo romanzo si muove lungo diversi flussi temporali, diciamo, così da farci vivere il presente a saltelli, insieme a frammenti misti di passato, alcuni più antichi che si mescolano ad altri più recenti. Non c'è un parallelismo, come in tante altre storie, in cui due storie scorrono alternandosi. No. Qui c'è molto caos, ma è buono, perché si inserisce nel contesto delle indagini che stiamo seguendo e regala frammenti per farci capire la storia, ma senza mai dire tutto. Solo alla fine, all'ultimo capitolo, chiudendo il volume resteremo spiazzati e con la certezza che non salteranno fuori altri colpi di scena a sorprenderci.
E' questo uno dei punti di forza più grandi del romanzo!
Lo segui, cerchi di capire, di fare ipotesi, in pratica sai tutto quello che sa il protagonista, eppure c'è sempre qualcosa che sfugge, che salta fuori all'improvviso e ribalta le carte in tavola.
Pensi che qualcosa sia nero, ed invece spunta una luce ed è blu, per poi scoprire che non è vero nemmeno quello.
Una narrazione non aggressiva, ma con un ritmo che scandisce per bene la storia e ti imprigiona nella sua rete. Si resta agganciati dalla pressante curiosità di scoprire cosa sia accaduto nel 1975, non solo a Nola, ma a tutte le persone di quella cittadina che hanno incrociato la sua vita e che si troveranno a dover raccontare cose che prima avevano taciuto, cose che credevano superficiali, oppure nascoste per una ragione che dovremo sudarci per scoprire,....
Un romanzo dannatamente complesso, ma che si legge dannatamente in fretta!
Non saprei che altro dire se non: bellissimo.