Opinione: Il Pescatore, di John Langan


Il Pescatore racconta di speranze infrante, di amicizia e amore e mistero, 
di meraviglia e orrori fuori dal tempo, di come sia impossibile elaborare certe perdite 
e di dove ci possano condurre ossessione e disperazione.

Durante un’uscita in una remota regione delle Adirondack, accompagnato dal suo amico Dan, Abe viene a conoscenza di un sinistro racconto del folklore locale su un misterioso corso d’acqua, il Dutchman’s Creek, e su alcuni uomini che hanno affrontato un’esperienza terrificante nella zona. Abe e Dan, affascinati dalla leggenda, decidono di rintracciare il torrente per la loro prossima battuta di pesca, ma in quelle acque scopriranno qualcosa di inimmaginabile, una dimensione abitata da una presenza antica e ultraterrena che parla con le voci di coloro che i due uomini hanno amato e perduto. "Il Pescatore" è un romanzo contemporaneo che spinge l’orrore lovecraftiano in territori inesplorati, tra mostruosità bibliche e richiami all’opera di Herman Melville. La scrittura densa e suggestiva di John Langan esplora i temi dell’amore e del lutto, danzando tra presente e passato, per raccontarci una storia spaventosa di fragilità umana, perdita e mistero.




Potevo resistere alla nuova collana di Zona42 dedicata all'horror? 
Ovviamente no.
Lo so, lo so, è uscito a inizio anno e ne parlo solo ora, ma l'ho letto un po' di tempo fa. 
Avrei dovuto parlarne prima. Meglio tardi che mai, no?

Torniamo al romanzo. 
La storia è divisa in 3 parti. La prima e la terza sono collegate fra loro, mentre la seconda ci porta indietro nel tempo a scoprire una sorta di leggenda che si narra riguardo un fiume, il Dutchman’s Creek. Un corso d'acqua circondato da mistero e strane presenze.

Ma facciamo un passo indietro. 
Tutto il romanzo è stato scritto dal nostro protagonista Abe. 
La storia inizia alla larga, raccontandoci come sia finito a pescare. Più precisamente, come la pesca gli abbia in qualche modo salvato la vita. Dopo la morte della moglie infatti lo aveva preso una profonda depressione e quella nuova passione lo aveva risollevato. 

Questo romanzo infatti ruota attorno alla perdita, al dolore. Al cosa si potrebbe arrivare a fare per poter riavere ciò che si è perso. 
La prima parte apre la strada a ciò che verrà. 
Personalmente l'ho trovata piuttosto lenta e noiosa. 
Affronta tematiche delicate e difficili, ma in generale se non mi fossi forzata lo avrei abbandonato. Ci vuole pazienza, non si capisce bene dove vuole andare a parare... 
Insomma, mi ha dato la sensazione di perdersi e allungare il brodo.

Con la seconda: wow! Un racconto nel racconto, che ci porta a scoprire le origini di questo famigerato Dutchman’s Creek. 
Un orrore lento, che si fa strada in questa cittadina; che obbliga una comunità e, nello specifico, un uomo di farsi carico di qualcosa che si è insediato fra di loro. Un essere (umano?) che è stato invitato per i motivi "sbagliati", seppur comprensibili, ma che scatenerà con questa richiesta qualcosa di inimmaginabile.

Un racconto che inizia lento, ma mano a mano che si avanza diventa sempre più rapido, veloce, i fatti si succedono senza pause, in una corsa per mettere fine all'orrore e fermare questo essere.
Durante questa parte impossibile mettere giù il libro, ti trascina completamente.

Tutto questo serve per poter capire meglio dove finiranno nella terza parte i due uomini. Si, lo so, vi ho parlato solo di Abe e credo sia meglio così. Dovrete scoprire il resto fra le pagine, che è una fra le cose più..."interessanti" della prima parte. Un'amicizia molto particolare, nata nelle circostanze peggiori e che prosegue forse in modo ancora peggiore. Ma starà a voi giudicarlo.

I due finiscono lungo questo fiume difficile da trovare, che nasconde cose che sfiorano la follia.
No, non sfiorano. Ci sbattono contro così forte e improvvisamente da non fare capire al lettore cosa stia succedendo.

Una lettura comunque estremamente piacevole. La penna di Langan è scorrevole, il testo ricco e molto interessante. Lo ammetto, certe parti così assurde, vaste, incredibili da non essere riuscita ad immaginarle come si deve. Alcune domande riguardo il cosa stia succedendo, o il perché di certe cose, le ho ancora, ma penso siano lasciate aperte volontariamente.

La parte centrale qualche brivido lo mette al lettore.
Lo ripeto, mi sono divertita moltissimo in quei capitoli. Per il resto, si, un viaggio verso la follia che finisce in un modo che mi ha strappato una risata.
Davvero. Ho riso per l'assurdità delle ultime righe.
E qui voglio sapere se è successo anche ad altri che lo hanno letto!

Nel complesso comunque ci può stare, ho letto cose peggiori, in tanti sensi diversi. Non la lettura dell'anno, ma come apertura di una nuova serie, un ottima scelta. Bravo @luigi_musolino_82 (è lui che sta curando questa collana, scegliendo cosa portarci da leggere).

Ovviamente ho già recuperato la seconda pubblicazione, ve ne parlo presto, e sono davvero curiosa di cosa arriverà in futuro.

Charlotte Sometimes, di Penelope Farmer [Instagram Post]



Opinione: Charlotte Sometimes, di Penelope Farmer


Quando sei la nuova alunna in una nuova scuola, lontana dalla famiglia e dagli amici, è normale sentirsi un po’ fuori posto. Ma quando Charlotte Makepeace si sveglia nel suo letto dopo la prima notte passata in collegio, è letteralmente frastornata: le persone che ha intorno non sono più le stesse, e tutte pensano che lei sia una ragazza di nome Clare Moby. Ma non è la cosa più incredibile, perché pare proprio che Charlotte abbia fatto un balzo indietro nel tempo di ben quarant’anni, finendo sempre nel medesimo collegio, ma nel 1918! Nelle settimane successive, Charlotte si sveglia a giorni alterni nella propria epoca e in quella di Clare e deve adattarsi alla sua nuova realtà nel presente, gestendo pure la straniante situazione di essere una persona che non è lei in un’epoca di cui non sa assolutamente nulla. Le insegnanti pensano che sia lenta di comprendonio, le sue compagne che sia bizzarra, e man mano che Charlotte si ritrova a passare sempre più tempo nel 1918, inizia ad avere dubbi su chi sia la vera se stessa. Ma non basta. Se non riuscirà a trovare un modo di ritornare nel proprio mondo prima che l’anno scolastico finisca, potrebbe non avere più una seconda possibilità… Età di lettura: da 9 anni.




Se avessi dovuto più tempo lo avrei divorato in pochissimo. 
Un breve romanzo che, sicuramente è fuori dal mio target e genere che di solito leggo, ma me ne sono resa conto solo leggendolo, effettivamente.
Si, è scritto molto chiaramente che è una lettura per ragazzi, ma la tematica (viaggi nel tempo) e il fatto che fosse stato ispirazione per una canzone dei The Cure (che ancora non avevo mai ascoltato, però) lo rendevano estremamente interessante ai miei occhi.
Così non ho resistito, anche se in alcuni punti mi ha un po' rallentato nella quotidianità che viene raccontata. 

Non fraintendetemi! 
È molto bello, particolare, originale. Sono io probabilmente troppo grande o comunque più pretenziosa per un romanzo del genere. Ne ho apprezzato la storia e i messaggi, ma, beh, ci sto ancora riflettendo perché sembra semplice ma ha tante piccole tematiche dentro che ti fanno pensare anche dopo averlo concluso. Un grande punto per il romanzo.

Ci troviamo negli anni '50, in un collegio, dove Charlotte si ritrova a dover vivere e studiare. Sola, in mezzo ad una nuova quotidianità, fra ragazze che ancora non conosce, lontana da casa, dalla famiglia, dalla sorellina a cui tiene molto. Ma succede l'impensabile. Risvegliandosi si trova sempre nello stesso luogo, ma diverso. Con persone diverse accanto. Insomma, per farla breve, si rende conto di esser finita nel 1918. E di non essere Charlotte, ma Claire.

Il risveglio successivo avviene nella sua epoca, quindi pensa ad un sogno, ma si rende conto che non è così. E che Claire ha fatto il suo stesso viaggio al contrario. Le due ragazze infatti continuano a scambiarsi a giorni alterni e si lasciano dei biglietti per tenersi informate mentre gli altri intorno a loro (non potendo capire cosa stia accadendo) vedono solo cambiamenti comportamentali e stranezze.
Tramite Charlotte ci troveremo a vivere e scoprire gli ultimi mesi della guerra, come era vissuta dalla gente inglese, ma soprattutto dalle ragazzine orgogliose del proprio padre al fronte ed allo stesso tempo preoccupate per ciò che sarebbe potuto capitare.
 
Uno spaccato di quotidianità che mostra quanto sia "lontana" la guerra e percepita distante, anche se importante, mentre il resto continua. E giustamente parlando di ragazzine che non possono comprendere appieno una situazione del genere, complessa anche per noi adulti. Senza la quantità di informazioni che abbiamo adesso poi.
 
Altra tematica molto importante è l'identità. 
Poiché sembra che a parte alcune stranezze nessuno si renda conto di questi scambi, che non siano due ragazze ma una sola. Charlotte spesso dubita di chi sia davvero, di cosa la renda "Charlotte", se Claire e lei in effetti siano così uguali da essere scambiabili senza problemi. Ma lentamente questa tematica vedrà tante riflessioni, in particolare a seguito di un enorme problema che potrebbe rischiare di tenere Charlotte nel 1918 per sempre, se non trova il modo di tornare a casa.

Un libro piccolo, breve, scorrevole, che riesce a raccontare questa storia aggiungendo dettagli e pensieri che fanno capolino e sedimentano nel lettore, che (almeno per me) stanno facendo riflettere sul complesso della trama una volta chiuso il tutto. Una lettura che non mi è dispiaciuta, di cui devo tenere conto del target, altrimenti non penso che avrei dato una votazione così alta. Fosse stata per adulti avrei preteso molto di più.

Ma essendo quasi una favola per ragazzi, credo sia ottima per fare riflettere senza appesantire il tutto.
Non male se cercate qualcosa di semplice e tranquillo per avvicinarvi a tematiche del genere.

Cadavere Squisito, di Agustina Bazterrica [Instagram Post]



Opinione: Cadavere Squisito, di Agustina Bazterrica


Premio Ladies of Horror Fiction come migliore romanzo dell’anno 2021. 
Candidato al Goodreads Choice Award come miglior libro horror 2020

«Dalle prime parole del secondo romanzo della scrittrice argentina Agustina Bazterrica […] il lettore è già bestiame in fila, barcollante, primordialmente consapevole che questo libro è un bancone da macellaio, e nulla di ciò che accadrà dopo sarà bello.» - New York Times Book Review

«Triste, avvincente, con un finale da urlo.» - The Times

«Il romanzo è orribile, sì, ma affascinante e provocatorio (e orwelliano) nel modo in cui mostra fino a che punto la società potrebbe spingersi per deformare il linguaggio ed evitare le verità morali.» - Taylor Antrim, Vogue

«Un avvincente romanzo distopico.» - The Independent

Marcos lavora nel mercato della carne da sempre, è un’attività di famiglia. Ma ora le cose sono cambiate, in modo radicale e irreversibile. Un virus ha attaccato gli animali, sia domestici che selvatici, per cui sono stati tutti sistematicamente abbattuti e la loro carne non può assolutamente essere consumata. Ora la carne che tratta è diversa, speciale, perché i governi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare la situazione e hanno deciso di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana. Marcos si è dovuto adattare, cerca di non pensare a cosa fa per vivere, e fa del suo meglio per stare dietro a fornitori, clienti, ordini e consegne, perché deve pagare la casa di riposo in cui vive suo padre. E ora che sua moglie lo ha lasciato deve pensare a tutto da solo.




Mai avrei pensato mi potesse piacere così tanto. 
Le riflessioni che ti spinge a fare, mostrandoti un mondo così assurdo e così realistico da renderlo quasi spaventoso. Lo avevo iniziato a fatica, nonostante lo avessi già notato in lingua originale (e meno male che è stato tradotto!). 

Insomma, la curiosità era tanta ma faticavo ad ingranare le pagine. 
La scrittura inizialmente l'ho trovata ostica (uniteci stanchezza, sonno, poca pazienza,....che combo!). 

Comunque. Il romanzo ti mette a confronto con questa realtà assurda e ti scaraventa nel mondo di Marcos, che non si racconta mai, se non per alcuni dettagli della sua vita.
Si, è suo il punto di vista che ci accompagnerà per tutta la storia. Un uomo giovane, importante per l'azienda per cui lavora, ma che si trova completamente devastato dalla vita. Ripete le mansioni, svolgendo comunque compiti di una certa importanza, ma con una freddezza crescente che gli nasce da dentro. Un odio, un fastidio, che finiscono con l'appesantirlo e farlo sentire sempre peggio.

Ci troveremo immersi in questo nuovo mercato della carne, a contatto con le diverse tipologie di lavori che ne fanno parte (legalmente o meno). Cose che già esistono ma vengono portate (quasi) agli eccessi visto che si tratta di merce molto particolare.
Una merce che nessuno può nominare col suo nome, poiché oltre ad essere illegale, lo renderebbe strano, reale, inimmaginabile,...La merce è la carne umana.
Ormai non più persone ma esseri simili seppur diversi, selezionati, cresciuti, per un unico destino.

Capita anche che alcune persone diventino cibo, ma sono casi particolari ed entriamo in dettagli che meritano di esser scoperti durante la lettura. 
Iniziando dall'azienda familiare di macellazione (di animali), Marcos ci mostra come le cose siano cambiate in pochissimi anni, visto che lui aveva appreso il mestiere dal padre, ovvero esser un macellaio. Era bravo, ma ha scelto volutamente di non continuare quel percorso nel nuovo mondo. 

Il tutto cambia non per caso, ma quando hanno una strana malattia ha iniziato a render pericolosi gli animali per gli umani, provocandone la morte se venivano in contatto, e il loro abbattimento (di qualunque specie) è diventato un obbligo di legge; l'ingordigia umana ci ha messo poco a trovare altra carne per riempire quel buco di mercato. 
La gente ovviamente non si è fatta troppi scrupoli. 

 Una storia strana, lenta inizialmente, in cui Marcos ci porta dentro le sue giornate, fra giri in allevamenti, a visite ad alcuni contatti e clienti molto particolari. Un lavoro che lo stanca, già mentalmente provato da un tragico evento che ha segnato la sua vita. 
Sarà però un evento inatteso che cambierà le cose.
 Una lettura che presenta tantissimo spazio di riflessione portando all'estremo un taboo che riesce ad unire il mondo. 
Si parla di allevamenti, di animali, di trattamento etico, di rispetto. 
L'uniformarsi, il credere senza riflettere, l'egoismo. 
C'è anche tanto spazio per la compassione, i ricordi, l'amore e il dolore. 

Resto sul vago perché alcuni elementi devono essere scoperti durante la lettura ed elaborati pagina dopo pagina. 
 Ovvio, non è per tutti. 
Ci sono scene che mi hanno ferito profondamente. 
Ahimè, nemmeno inventate. E no, non riguardavano gli umani.

Crudo e violento, ma non tanto per il tema del cannibalismo (che comunque mi rendo conto possa esser troppo, visto che i dettagli non mancano, senza però scendere mai nel macabro e splatter), ma tutto ciò che ruota attorno. 
Insomma, gli esseri umani. 

Davvero molto bello. Sono estremamente curiosa di leggere altro di suo, anche se temo potrebbe non essere all'altezza. 
Intanto incrocio le dita, anche solo qualche traduzione sarebbe un ottimo regalo per i lettori, per scoprire altro di quest'autrice.

Goth, di Otsuichi [Instagram Post]



Opinione: Goth, di Otsuichi


Due adolescenti, Boku e Morino, sono ossessionati dalla morte e cercano attivamente assassini o persone violente, attratti dal loro fascino. Il libro è diviso in più parti, ciascuna delle quali è basata su un diverso essere umano psicotico. Un esempio è "l'incidente del taglio del polso", incentrato su un insegnante di scienze che taglia costantemente le mani delle persone allo scopo di collezionarle. Un altro esempio riguarda una persona di nome Saeki, che ha sempre avuto il bisogno di seppellire qualcuno vivo. Saeki seppellisce un ragazzino e poi una liceale. Boku e Morino cercano di continuo individui del genere per osservarli. Non provano dispiacere per le vittime, sono solo curiosi nei confronti delle loro manie perverse.




Una lettura interessante e molto particolare, che affronta la tematica degli omicidi in modo estremamente singolare. Le vicende si trovano a girare sempre attorno a due figure, due ragazzi che sono affascinati dalla morte e le dinamiche che spingono certe persone a superare i limiti.

Due personaggi estremamente particolari con i quali è impossibile entrare in empatia (e sono stati creati proprio per questo), che comunque attirano il lettore e lo conquistano a modo loro. Tante domande li circondano, e avremo alcune risposte dall'autore alla fine di tutto.

Una serie di racconti slegati fra loro se non per i due "protagonisti" che compaiono fra le pagine, dando un senso di continuità in modo molto particolare e strano. 

L'autore gioca molto col lettore poiché spesso non viene raccontato tutto, oppure si ma si viene spinti a delle soluzioni errate da fatti che possono esser interpretati in modi differenti, e si deve arrivare alla fine per unire tutti i puntini. 

Una sorta di (pseudo)giallo in versione horror che confonde il lettore portandolo alla sorpresa finale e spesso con un WOW. A volte vi chiederete come siano possibili certe cose, e no, non mi riferisco alle violenze. Ma arrivate alla fine e vi verrà spiegato (dall'autore) ciò che sembra esser troppo assurdo per essere veritiero.

Onestamente pensavo fosse molto più crudo e splatter, ma resta comunque una lettura decisamente non per tutti. Scene forti, anche emotivamente, ci sono. 

In particolare l'inizio del racconto "Grave - Terra" mi ha lasciato parecchio brividi addosso. Ammetto che mi sono divertita tanto a leggerlo, così originale e strano da non essermi mai aiutata fra le mani un opera del genere. 

Probabilmente lo rileggerò fra qualche anno senza la fretta della novità e magari scoprendo qualche sfumatura che mi ero persa, già che ora conosco come andranno le cose.

Ditemi che non sono l'unica ad amare opere del genere

Opinione: Il Caffè della Luna Piena, di Mai Mochizuki



Un romanzo magico, che unisce la saggezza orientale al fascino arcano delle stelle. Un viaggio alla scoperta di sé, per imparare che per ritrovare la strada a volte basta chiudere gli occhi, in attesa della prossima luna piena. 

 A volte, ma solo nelle notti di luna piena, tra le vie di Kyoto o in riva al fiume appare un caffè molto speciale: è una roulotte gestita da un eccentrico chef, un grande gatto tigrato esperto di astrologia, e da altri due felini suoi aiutanti, e si manifesta sul sentiero di chi si sente perso. In questo caffè non è possibile ordinare ciò che si vuole, sono i gatti a decidere cosa offrire ai propri clienti. Il menu prevede incredibili bevande e deliziosi dolci in grado di consolare i cuori affranti degli avventori. Ed è lo chef in "persona" a sedere al tavolo con loro per aiutarli a capire, attraverso la lettura della carta astrale, dove si sono smarriti. Fra una tazza di latte stellare e un pancake al burro del plenilunio, assaporando un gelato al chiaro di Luna e Venere, incontriamo Serikawa, che dopo una folgorante carriera da sceneggiatrice è diventata una scrittrice di videogiochi frustrata e infelice, incapace di risollevare il proprio destino; Akari, che ha amato l'uomo sbagliato e ora non sa immaginare un futuro accanto a qualcun altro; Megumi, alle prese con un'importante scelta lavorativa, e Mizumoto, che incontra nuovamente dopo molti anni il suo primo amore. 




Cercavo un libro coccola e l'ho trovato.
Coi gatti poi! Irresistibile.
Senza troppe aspettative, ho iniziato ad ascoltarlo e mi è piaciuto, anche se non da impazzire.

Abbiamo a che fare con le vite di alcune persone, diverse fra loro, ma le cui vite sono intrecciate in un modo strano, riguardante il loro passato. Ma anche nel quotidiano, infatti queste persone si intrecceranno e si "scambieranno" la parola fra loro nell'alternarsi delle varie storie.
Stanno tutti affrontando dei brutti periodi, devono prendere decisioni oppure si sentono distrutti dalla vita, da qualche insuccesso, e hanno proprio bisogno di una spinta che arriverà, inaspettatamente, dal Caffè della Luna Piena. Un luogo magico, senza fissa dimora, dove non si ordina ma viene creato dallo chef quello che ai clienti serve.
Ah, dimenticavo, lo chef è un enorme gatto tigrato!
Ci saranno anche altri aiutanti, sempre dei felini, molto arguti e simpatici. E si parlerà di astologia, di come questa influenzi la vita quotidiana e la crescita personale, o tutt'altro in alcuni momenti.
Ho adorato il finale quando ci si ritrova come a chiudere un cerchio e si scopre come mai in particolare vengano scelte queste persone che si conoscono, per essere aiutate. Mi ha stretto il cuore!
Scontato no, forse troppo dolce,...ma l'ho trovato molto carino e azzeccato. Vorrei dirvi qualcosina in più, ma non trovo le parole per non rovinarvi la sorpresa.

C'è un grande MA di cui devo parlare, perché ci sono rimasta troppo male nell'ascoltarlo.
Ho notato una cosa: fa capolino fra le pagine un personaggio che dopo un po' si capisce essere una donna trans. 
Il problema (enorme problema) è che ci si riferisce a lei un po' coi pronomi femminili e un po' coi pronomi maschili! 
Non ha senso. 
Prima di tutto confonde il lettore, ma in particolare dopo che racconta, brevemente, la sua storia non dovrebbero più esserci assolutamente questi scambi di pronome da frase a frase. 
Invece continuano.

Ho trovato diverse persone che hanno riscontrato la stessa problematicità (mentre moltissime altre o non l'hanno vista, oppure hanno sorvolato dal farla notare. Temo la seconda e la cosa mi fa piuttosto schifo). 

Confrontandomi in particolare con una ragazza, appassionata di cultura orientale, mi ha spiegato che sicuramente il testo originale era così, poiché ci sono ancora enormi problemi a riguardo, sul come trattare le persone trans.

La cosa che mi ha infastidito di più, dopo aver capito i perché legati al testo oeiginale, è stata la decisione di non mettere alcuna nota (nella nostra edizione) per dire tutto questo. 
Anche solo spiegando la scelta di mantenere il testo identico all'originale, chiarendo però che questa persona è una donna trans e quindi i pronomi da usare correttamente sono quelli femminili. 

Insomma, non si può fare uscire un libro con delle pagine del genere senza un briciolo di spiegazione al lettore; da una CE che, tra l'altro, si fa tanta pubblicità e sfrutta queste tematiche per il proprio tornaconto, puntando sull'essere inclusiva, moderna, ecc ecc...
Si, ok, sappiamo benissimo che è per marketing e basta, ma nemmeno una cura per i testi che traducono e il lettore che se li trova in mano, visto che non sono poi così economici...

Si, ok (pt2), sappiamo anche che non c'è così tanta cura, visti certi "scivoloni" che continuano ad esserci.

Non so voi, io inizio a stufarmi. 

Croste, di Jessica La Fauci [Instagram Post]

Opinione: Croste, di Jessica La Fauci


Nina rifiuta l’avanzare del tempo: i corpi in corsa verso il disfacimento, le pesche marce, l’intonaco che si sfalda. Eredita una cantina ma non sa che farsene di quella stanza stipata di scaffali che arrugginiscono. Ci trova dentro scarti, memorie fisiche e psichiche che non le appartengono, ma che portano il suo stesso corredo genetico. Nina ha perso un amico, una gatta, un ragazzo e soprattutto il senso della continuità; eredita la cantina come si eredita una mancanza. Nina ha la testa piena di parole che non riescono a comporre la risposta ai suoi tanti interrogativi, né a identificare un momento da cui far partire il tutto. In una vita in cui gli inizi sono il momento più felice, c’è sempre un prima, a volte mai vissuto, a cui si dovrebbe guardare con nostalgia. Usando una scrittura affilata e cristallina La Fauci costruisce una trama frammentata, in cui frantumi di vita diventano oggetto di un’analisi quasi clinica, rivelando l’estraniazione della protagonista nei confronti dell’esistenza. Croste è un processo di bonifica, un libro sulle cose che marciscono, le cose di cui non ci si è presi cura, la lacuna che deve essere abitata. 




Libro totalmente fuori dalla mia capacità di capirlo e parlarne. 
Mi incuriosiva molto la trama e, trovandolo usato, mi ci sono lanciata senza indugiare.
Il problema è arrivato durante la lettura.
Non che sia brutto, ma è molto molto particolare.

Ci troviamo nella vita di Nina, una donna che ci regala frammenti dei suoi ricordi senza una logica, senza una sequenza temporale. Ci sentiremo a disagio e allo stesso tempo (se siete come me) compresi da questo modo di vivere fuori dagli schemi.

Perché a Nina non importa degli altri. Non è cattiva: lei sta stare da sola. 
Lo ha imparato da sempre, fin da piccola. 
Occupa poco posto, non si intromette, si scansa ed evita tante situazioni. 
Riflette molto e parla poco. Vive ai suoi ritmi e nelle sue "stranezze". 

Ci racconta pezzi di sé, confusamente, caoticamente, portandoci a faticare per starle dietro.
Si alternano quattro parti, in cui prendono parola anche quelli che sono i suoi migliori amici, che la vedono così strana e particolare, eppure nonostante a volte provino fastidio per questo, le vogliono bene. Non sarebbe lei se fosse diversa, più attenta, più "banale". 
Amici che hanno seguito percorsi più lineari, convenzionali: lavoro, matrimonio, casa, figli,... Mentre lei non sente pressioni e si ferma alle piccole cose, quelle a cui non bada nessuno.

Un romanzo estremamente breve, seppur difficile.
Non saprei come classificarlo.
Ammetto di aver faticato nel leggerlo, seppur mi sentivo rappresentata in parte da questa figura così particolare. Lento, caotico, confuso.
Fatico sempre con questi generi di letture, seppur mi affascino molto. 
Difficile collocarli, difficile capirli. 
Nonostante lascino alle spalle qualcosa che ti sementa dentro.