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Opinione: L'Impronta, di Andrea Cassini


"L'impronta" è il racconto collettivo di una minaccia epocale alla grande foresta, un monito e un'avventura narrata da chi quella foresta si trova a chiamarla casa. L'uomo è assente in queste pagine, la sua presenza solo suggerita. Gli animali lo chiamano "mostro", indagano i suoi segni e lo considerano alla stregua di una creatura aliena, una presenza ingombrante e dannosa. Ne "L'impronta" le voci di lupi, cervi, tassi, il coro della foresta, accompagnano il lettore in un luogo che brilla di nuova luce, negli istanti prima della fine. 




Ecco, di libri del genere ho "paura" di parlarne perché non ho idea di come fare.
Una storia apparentemente semplice, ma complessa. 
Un racconto di vita, di morte, di sopravvivenza. 
La crudeltà della natura che resta magnifica nel suo equilibrio, così apparentemente delicato e fragile seppur forte nel sangue, nella mente e nell'istinto che spinge le varie creature giorno dopo giorno a continuare la loro esistenza. 
Assistiamo a tutto tramite la voce degli animali che capitolo dopo capitolo si alternano mostrandoci attraverso i loro occhi, le loro sensazioni, le loro regole sociali,...il loro mondo. 
Un luogo che stiamo invadendo. Depredando. 
Ci vediamo con i loro occhi. Ovviamente non è niente di bello, ma chi ha rispetto per gli animali ed i loro habitat lo sa già. 

Un racconto breve, intenso, particolare. 
Riesce a raccontare con maestria qualcosa all'apparenza semplice, ma decisamente arduo senza scadere nel banale. Non credo di aver niente altro da dire in merito se non che merita di essere letto per scoprirne le varie sfumature. 

Opinione: Trofeo, di Emanuela Cocco


Una donna entra in un negozio e compra una gonna. La indossa al suo primo e unico appuntamento con l'uomo che la ucciderà. Quando tutto è compiuto, l'uomo raccoglie quella stoffa, la porta via con sé. Fermagli, ciocche di capelli, collane, anelli. Sono trofei, l'assassino li conserva per avere un ricordo delle sue prede. Sono feticci, proiettano nella sua mente scene di sangue, di sesso e violenza, il piacere e la paura, legati per sempre. I trofei sono cose, ma mantengono la memoria delle persone alle quali sono stati strappati. L'uomo torna a casa con la sua prossima vittima. Prepara la messa in scena per il suo macabro rituale di tortura e sopraffazione. Ma questa sera i trofei rifiutano di mettersi in posa. 




Mi indossi ad un appuntamento al buio. Lui ti prende, mi strappa via da te, mi usa perché il tuo respiro resti imbrigliato al mio ordito. Questa è la trama. Intreccio di fili, di rantoli. Ti sta strangolando. Non hai la stoffa per rimanere in vita.

Come potevo resistere ad un racconto del genere? 
Preso e divorato, ma è rimasto su uno scaffale fino ad oggi. Rielaborando quello che ricordavo, insieme ad una scorsa delle pagine, mi sono rituffata in questa storia così particolare dal riuscire a raccontare cose estremamente efferate da un punto di vista diverso, collegato alle vittime ma estraneo (anche se in certi punti entriamo nella testa di lui). 
Quello dei trofei di un serial killer. 

Ci porterà in questo viaggio una gonna. Un pezzo di tessuto comprato ed indossato per la prima ed ultima volta da una donna, senza sapere che l'acquisto sarebbe stato una sorta di regalo al suo assassino. 
La stoffa prende vita, quel poco che è stata con la donna le ha regalato qualcosa di lei, della sua vita, della sua personalità, ma troppo poco per rendere il rapporto profondo ed impregnare la stoffa di lei. 
Come invece è accaduto ad altri trofei che incontrerà nella casa di lui. 
Con una specie di coscienza abbozzata, mi sta a ricordi vaghi di quella donna, inizia a pensare, immaginare, quasi sognare. 
Il tutto però non avrà vita lunga, le cose cambieranno in fretta quando invece di un altro trofeo porterà a casa una vittima ancora in vita. 

Questo giusto un idea di cosa andreste a leggere. 
C'è la frivolezza di alcuni trofei che si sentono amati, desiderati e felici di stare con lui. Mentre altri rifuggono, si nascondono, perché ciò che erano stati è troppo da rivivere o persino raccontare. 
I giochi, mentre fantasticano di avere una vita, ma anche su questa nuova ragazza e di cosa potrebbe restare di lei finendo insieme a loro per finalmente stare insieme. 

Una storia in cui questo tessuto lentamente evolve il pensiero e comprende solo verso la fine quanto tutto sia terribile e triste. Un racconto che ci porta in un luogo oscuro, dove regnano desideri raccapriccianti. Attraverso questo espediente, questi narratori così strani ed imprevisti ci raccontano le loro vite di prima. 
Crudo a tratti, delicato in altri. Non per tutti, ma decisamente una bella lettura.

Opinione: Mycellium, di Dominica Phetteplace


Re, regine, maghi e viaggiatori sono presenze fondamentali nelle narrazioni fantastiche e poco importa se in questa novella compaiono come progenie di un dio spaziale fungino. O forse sì, se queste origini ne determineranno il destino. Il corpo celeste su cui sono germinati si fa infatti giorno dopo giorno sempre più lontano e con esso la fonte di energia che li tiene in vita. Col tempo il Re è divenuto paranoico e prepotente, la Regina talmente volatile da dover essere sigillata in una spada mentre il Mago osserva malinconico il deterioramento del proprio corpo chiedendosi quando mai finirà questo strazio. E come da tradizione, sarà Cayhun, un ragazzino analfabeta della periferia del regno, a incarnare suo malgrado lo spirito del cambiamento. 




C'è poco da dire senza finire nella trama e rovinarvi la lettura. 
Ci troviamo in un mondo non ben descritto, ma che da quei pochi dettagli ricorda una sorta di epoca medioevale. Una foresta maledetta in cui varie leggende si sono susseguite mettendo in guardia dalla pericolosità al suo interno. Ovviamente ciò non durerà a lungo e la curiosità, mista ad una ricerca per fame dovuta ad una carestia piuttosto feroce, porterà un giovane ad avventurarsi fino a trovare la Regina e la spada nella quale era stata imprigionata. 

Si alternano alcune voci durante la lettura, ognuna con un suo capitolo, senza entrare tanto nei dettagli ci raccontano qualcosa che ci sembra familiare, di già letto o sentito. Questo vago sentore è dato da come ci presentano il loro mondo, in modo molto confuso e senza approfondire. §
Sappiamo della Regina, che per prima apre la storia raccontandoci di sé da quando finì rinchiusa e segregata nella foresta. Un qualcosa di onirico, molto strano e particolare.
Per poi staccare con Cayhun, che effettivamente è una persona a caso, in un momento a caso, che compie decisioni...a caso! Non è la mente più sveglia e lampante del villaggio, ve ne accorgerete subito dalle sue azioni. Ma comunque sia, si immerge fra questi boschi e fa questo ritrovamento.
Comparirà poi il Mago che finalmente ci darà qualche informazione in più su questi regnanti e le stranezze che li circondano, senza però entrare nei dettagli. Poi il Re, e così via finché la storia proseguirà nel tempo, andando avanti di anni e ritrovando i vari personaggi senza saper bene cosa è accaduto ma facendocene un idea da alcuni dettagli. 

Un racconto breve, molto sfuggente, non scritto male ma deve piacere lo stile e questa sorta di "nebbia" nella quale sembra avvolto il tutto. Molto particolare, non mi è dispiaciuto leggerlo ma non mi ha neanche conquistato. Peccato. 

Opinione: Ombre Dei Vivi E Dei Morti, di Lucio Besana


Per gli abitanti della Valle non è insolito che la gente sparisca nel nulla o che muoia senza una ragione. Sono le Ombre, tutti in Valle lo sanno. Ci sono sempre state a dispensare miracoli o sciagure, ma dopo la costruzione della centrale sono diventate sempre più ostili. Tra saga famigliare e fiaba dark, tra folk horror e malinconia, tra weird e storia industriale, "Ombre dei vivi e dei morti" ci conduce in un viaggio nel lato oscuro del progresso tecnologico, verso tutto ciò che è andato perso, verso una casa che non è più la nostra. 




Non so bene come spiegarlo, ma mi sono sentita parte di questo racconto. 
La storia infatti parla di piccoli paesini delle montagne, di cosa resta per chi non vuole andarsene e di cosa cambia per chi se ne va e sembra aver tradito la sua casa (per chi è rimasto). 

Ovviamente c'è molto molto di più. 
C'è il passato di una famiglia, ciò che ha fatto loro la montagna o "qualcosa" che gli si annida dentro. Un passato di minatori laboriosi, ma non solo, gente che lavorava fra le rocce per costruire e mantenere quelli che sarebbero diventati impianti idroelettrici; famiglie che di generazione in generazione si sono (praticamente) tramandati quei lavori, nascendo, crescendo e morendo fra quelle montagne. 

Una storia con lati oscuri. Fra le pagine ci racconta di una famiglia che (come tutte quelle della Valle) ha a che fare da tutta la vita con quelle che vengono chiamate le Ombre, cercando di tenerlo nascosto agli estranei, poiché non capirebbero. Una Valle che tenta anche di proteggere i propri figli, celandogli certi racconti, certi ricordi del passato, per provare a salvare loro la vita, spingendoli ad andarsene nonostante li vogliano ancora lì con loro. 

Una breve novella ma che racchiude tanto, fra racconti di bisnonni, lentamente arriviamo a capire la storia degli ultimi membri di questa famiglia, due fratelli con caratteri molto diversi e che faranno scelte molto differenti.
 
Ci muoviamo in una storia quasi senza tempo, scoprendo piano piano briciole, pezzetti di un puzzle molto più grande, che restando nell'ombra fino alla fine non permette di capire bene cosa stia nascondendo. In una Valle senza nome, in un posto senza nome, con protagonisti senza nome. Scelta interessante che rende il tutto ancora più "vicino" e familiare di quanto non ci si aspetta. 



All'inizio dicevo che mi sono sentita parte del racconto, perché sono nata e cresciuta in una realtà molto simile. In una piccola frazione, di un piccolo comune,... Poche case e tanto verde, le montagne non proprio sopra la testa ma così vicine che basta poco a raggiungerle. Le storie di quando queste case erano vive, quando i lavoratori si muovevano insieme a piedi attraverso i vari sentieri ora praticamente persi. Il crescere conoscendo la storia e vivendo in un epoca che si espande in modo estremamente repentino. Quasi uno smarrimento, uno spaccamento interiore fra il voler restare nel verde e il voler cambiare totalmente ambiente. Nel vedere le case venire abbandonate sempre più spesso, spesso per cause naturali, crollando lentamente su loro stesse. 
Non posso capire proprio a fondo i personaggi, ma in un certo senso ci riesco ed è stato molto strano. 


Opinione: Ecco Come Continuare A Vivere, di Shingai Njeri Kagunda


“Una giovane che ascolta un’anziana, tazzine di latta in mano, l’odore del tangawizi, il tepore che si diffonde e scompare col tempo. Viaggiare nelle storie tra adesso e allora.” Il mondo di Nyokabi viene travolto dal suicidio di suo fratello Baraka. Mentre lei cerca di darsi una spiegazione ed elaborare la perdita interrogandosi inutilmente sulle cause della tragedia, una vecchia zia, emarginata dalla famiglia, le offre un modo per ritornare indietro nel tempo, per ritrovare Baraka, per cercare di salvarlo. Mantenere in vita il fratello diverrà l’unico obiettivo di Nyokabi, anche se i suoi tentativi la porteranno a scoprire che viaggiare nel tempo ha un prezzo, e sfidare il passato non è privo di conseguenze. 




Volevo parlarvene da tempo ma è difficilissimo farlo. 
Anche se non avrò le parole giuste, qualcosa voglio scrivere comunque perché merita di essere letto.
Affronta un tema estremamente delicato in un modo così particolare da lasciare il lettore spiazzato.

Parliamo della perdita. 
Di chi resta dopo una morte, specialmente se violenta ed improvvisa, e deve affrontare la vita senza un enorme pezzo di sé. 
Questo è il caso della nostra protagonista Nyokabi, distrutta dal suicidio del fratello Baraka. 
Durante il funerale una vecchia zia le si avvicina e le lascia una specie di pozione per dormire, grazie a questa Nyokabi si rende conto di poter tornare indietro nel tempo, di "rivivere" momenti col fratello con la consapevolezza di cosa avrebbe fatto. Con la voglia di strapparlo a quella terribile decisione, di cambiare il futuro. Mentre oltre questi "sogni" la vita va avanti, lei deve trovare il modo per salvarlo. 
Ma c'è un prezzo, come per tutto. 

Una storia che ha radici in una cultura che non è la nostra (occidentale), ma la lingua comune del lutto è universale: cosa faresti se potessi cambiare le cose?
Nyokabi è giovane, molto legata al fratello e deve affrontare qualcosa che mai avrebbe pensato potesse accadere. Sentiamo il suo dolore, pagina dopo pagina. Insieme al suo sgomento, quando rivive le giornate col fratello. Confusi e speranzosi, le stiamo accanto, pagina dopo pagina, divorando la sua storia per scoprire come andrà avanti. Cosa deciderà di fare. Se riuscirà a portare a termine ciò che desidera, nonostante il tutto sembri una totale pazzia. Un sogno impossibile che si lega ad un dolore inimmaginabile. 

Un breve racconto che racchiude tante emozioni diverse, tutte potenti e che ti scavano dentro. 
Il tutto senza banalità, senza orpelli. 
Ti resta dentro, scavando con unghie che non puoi fermare, lasciandoti sanguinante per una ferita che non ti riguarda personalmente. Questo lo trovo sempre straordinario. 
Consiglierei a tutti la lettura, ma mi rendo conto che la tematica trattata è molto delicata e dolorosa allo stesso tempo. 

Opinione: Della Donna Aracnide, di Luigi Musolino


Estate 1992: Filippo e Martina, fratello e sorella, attendono impazienti la festa del patrono e l’arrivo delle giostre. Sono bambini come tanti, intrappolati nella sonnolenta routine della provincia e in una realtà familiare che giorno dopo giorno si fa sempre più opprimente. Quando nella piazza del paese fa la sua comparsa una nuova e bizzarra attrazione - il baraccone di Serafina, la Donna Aracnide - i due non vedono l’ora di poter assistere al misterioso spettacolo. Saranno partecipi del disvelamento di un universo spaventoso, governato da una creatura affamata di disperazione e desideri inconfessabili che li condurrà in un lungo viaggio alla ricerca di un senso, di una speranza, di un riscatto. Con "Della donna aracnide" la stupefacente scrittura di Luigi Musolino ci trascinerà in una storia sulle ossessioni e la perdita dell’innocenza, sui sogni infranti e il potere dei ricordi, sulle ragnatele del passato che ci soffocano e impediscono di vivere. 




Dopo Pupille, Musolino torna con un racconto "breve": stiamo sulle 200 paginette, un Nodo particolarmente corposo e affascinante che si rivela fin troppo breve alla conclusione del tutto. 

Una storia che si muove lenta fra passato e presente, prendendosi tutto il tempo che merita per raccontarci gli eventi che spaccarono le cose, distruggendo tutto.
Un presente ossessivo, ricco di dolore e malessere in cui la ricerca non sembra avere una fine. 
Sprazzi di questo presente vengono alternati al passato in cui scopriremo cosa ha portato a tutto ciò. 

Ci troveremo ad aver a che fare con due fratelli, Martina e Filippo. Lei più grande che si prende cura del fratellino, con un rapporto fra i due davvero molto stretto, anche perché in famiglia le cose non vanno benissimo e i genitori non fanno altro che generare odio e liti, che purtroppo minano alla pace e felicità dei due innocenti spettatori. 

Un estate come tante altre, fra vacanze, compiti, noia,...finché finalmente in città arrivano i baracconi e il tutto diventa una festa per i più piccoli, pronti a passare le serate a divertirsi con gli amici, abbandonando i problemi vari fuori da tutta quell'atmosfera di gioia.
Quell'anno però c'è una novità. In un angolo un carrozzone molto particolare attira la loro attenzione: sulla fiancata un disegno di una donna col busto femminile, ma il resto da ragno. 
Serafina, la Magnifica Donna Aracnide. Che promette di esaudire i desideri del suo pubblico. 

Fra paura e curiosità i due sono attirati allo spettacolo che sarà indimenticabile e, come già vi dicevo, segnerà le loro vite in modo atroce. Ci sarà un prima e un dopo.

Musolino è davvero bravo a raccontare tutto questo, prendendosi il tempo che ci vuole e lasciando spesso il lettore in sospeso ad immaginare come saranno andate le cose, ma penso sorprendendolo completamente. Una storia che racconta uno spaccato in cui tanti si possono riconoscere, anche se più giovani e non avendo vissuto il '92 con gli anni dei protagonisti. Riesce a farti sentire piccolo, in balia dei genitori, in mezzo ad una guerra non tua, ed oltre tutto ciò la felicità delle serate fra le giostre con gli 883 sparati a palla e gli amici accanto.

Non fa paura nel senso classico del termine. Ok, certe scene possono essere disturbanti per un certo tipo di pubblico, ma in generale c'è altro di spaventoso fra le pagine. 
Un libro che nasconde tanti orrori che ti strisciano addosso fastidiosi e leggeri come fili di ragnatela; brividi che senti sottopelle in agguato pronti a smuovere qualcosa dentro, sensazioni familiari o anche solo empatiche. La banalità di certe situazioni che riesce a scavalcare i muri del quotidiano e portarti oltre, fra realtà e fantasia, fra immaginazione, sogno e vita vera. In alcuni punti ti chiedi se credere a chi ti sta raccontando questa storia o se è tutta una grande bugia. 

Si, voglio restare molto vaga. 
Dovete scoprire tutto leggendo, pagina dopo pagina, cercando di capire dove vi porterà la trama e lasciandovi quasi cullare da questo incubo. 
Merita il viaggio.