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Blogtour: L'Inganno delle Tenebre - Recensione



E siamo giunti fino all'ultima tappa di questo bel Blogtour, che speriamo sia piaciuto a voi, quando a noi crearlo.
Per concludere, oggi ci saranno tutte le recensioni del romanzo. Seguite tutti i blog per scoprire cosa abbiamo pensato del romanzo!


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Neanche il buio riesce a nascondere un’infinita scia di sangue
«Trascina il lettore lontano nelle tenebre… una vera tela di ragno dove dominano la paura e la menzogna.»
Lire
«Dà assoluta dipendenza, ancora più del "Rituale del male"… Jean-Christophe Grangé padroneggia il suo intrigo alla perfezione»
Le Parisien
«Grangé firma non solo un thriller formidabile, pieno di colpi di scena e rivelazioni stupefacenti, ma anche un grande racconto d’avventura, scandito da un respiro romanzesco impressionante.»
Le Figaro Magazine
«Jean-Christophe Grangé è un maestro del thriller.»
Stefano Montefiori, «La Lettura»



Con fatica Erwan scende la scaletta dell’aereo che lo ha portato a Lubumbashi. Non riesce a respirare:  la polvere gli si appiccica in gola. Rossa, come il sangue che impregna quella terra. Il sangue che l’Uomo Chiodo ha versato quarant’anni prima. E che ancora non ha smesso di scorrere.
Sulle tracce del diabolico serial killer, Erwan, comandante della prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, è ritornato in Congo, nel cuore della terra che ha fatto la fortuna della sua famiglia, i Morvan. Erwan e Grégoire, padre e figlio, sono determinati a mettere la parola fine alla spirale di tenebre che da decenni sembra perseguitarli e destinarli alla perdizione: ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni. Ma per Erwan scoprire la verità sull’Uomo Chiodo significa soprattutto fare luce sulla storia della propria famiglia e sulla sua stessa identità. Che cosa lega Grégoire alla morte della donna che per ultima, quarant’anni prima, ha conosciuto la follia omicida dell’Uomo Chiodo? Come ha fatto suo padre a fermarlo? Come si è arricchito? Chi è veramente? E mentre l’Africa rifiuta ostinatamente di appagare la sete di verità di Erwan, per la terza volta l’Uomo Chiodo ritorna a colpire, a migliaia di chilometri di distanza. In Francia. E questa volta il suo obiettivo è più chiaro che mai: sterminare i Morvan.

Dopo lo straordinario successo del Rituale del male, tradotto in trenta lingue e per settimane in testa alle classifiche dei bestseller, Jean-Christophe Grangé torna a ridare vita all’Uomo Chiodo, uno dei suoi personaggi insieme più inquietanti e avvincenti. E, questa volta, si tratta di una sfida senza via d’uscita. Dal cuore tenebroso dell’Africa fino alle piovose prospettive parigine, la lotta per la sopravvivenza dei Morvan è iniziata.


Ammetto che Grangè è un autore piuttosto ostico, se non si è molto portati per le descrizioni.
Infatti ho faticato parecchio ad iniziarlo, ma per fortuna spacca spesso le scene molto piatte e noiose (per me, in quanto molto descrittive), con scene di azione molto movimentate e che ti portano nel romanzo.
Dopo Il Rituale Del Male, avevo visto che c'erano altri romanzi riguardanti i Morvan, ma non ero proprio sicura che fossero seguiti...ma in ogni caso Garzanti ha semplificato il tutto portando in Italia anche questo, così da conoscere come sono andate le cose dopo quegli eventi.

Si inizia in Africa, dove tutto era cominciato quarant'anni prima, e dove troviamo Erwan e Gregoire, ognuno con una missione personale da portare a termine.
Il Vecchio a voler proteggere il figlio, cercando in tutti i modi di scoraggiarlo per rimandarlo a casa, mentre progetta una nuova miniera per rifarsi dei soldi perduti mesi prima.
Ma Erwan non si lascia scoraggiare facilmente, vuole chiudere l'indagine sull'Uomo Chiodo anche senza mezzi e senza sostegno dalla polizia e, come suo padre, non molla anche se lungo il suo percorso inizieranno a mettersi di mezzo mille avversità.
Nonostante le loro strade si dividano, Erwan riesce a trovare un modo per andare a Lontano, dove tutto ha avuto inizio, ed inizia questo viaggio, immerso nell'Africa e le sue guerre.
Insieme a lui scopriremo com'è ritrovarsi immersi in questo continente così pericoloso e dagli aspetti crudeli, osservandolo con gli occhi di un bianco "novellino", che non sa come muoversi, nonostante sia un poliziotto che se la sa sempre cavare.
Invece attraverso Gregoire vedremo il lato brutale di chi sa cosa fare e come muoversi, che non si lascia intimidire, seguendo una strada decisa e convinto che nessuno lo potrà fermare.

Ritroveremo anche gli altri Morvan: Gaelle, la piccola ribelle, che ancora una volta deve(/vuole) fare tutto per conto suo, quando si rende conto che il suo psicologo non è ciò che sembra e decide di saperne di più; Loic, che tenta di trovare la sua strada provando a disintossicarsi da solo per poter riavere i suoi figli; e Maggie, anche se resta sempre marginale, perché Grangè non le da una voce propria per parlare, anche se scopriremo molto su di lei ed il suo passato in questo capitolo.
Ritroveremo anche l'Uomo Chiodo, perché le indagini per Erwan non sono chiuse. Scavando nel passato, che Gregoire non vuole far riesumare, si ritroverà in fretta a fare i conti con una storia più grande di lui e che ha radici profonde, africane, di cui pensava di conoscere la maggior parte dei fatti eppure scoprirà presto di non saperne abbastanza.

Un thriller interessante, che si muove dall'Africa, alla Francia, passando anche per l'Italia e la Gran Bretagna. Riportando a galla personaggi già conosciuti nel precedente volume, sia nuovi nomi.
Insomma: un bel casino!
Spesso ho fatto confusione e meno male che certi concetti Grangè li ripete spesso, così da non far perdere i lettori più sprovveduti e con poca memoria (io!).
Una trama enorme che racchiude questi due romanzi, portando alla conclusione della faccenda, facendo finalmente scoprire il passato dei Morvan e cosa nascondeva di così pericoloso Gregoire, che non riguarda solo quella famiglia, ma una generazione di bianchi in un continente di neri.

Lo consiglio specialmente a chi ha letto il primo volume, perché altrimenti potrebbe fare fatica a seguire alcuni dettagli e si perderebbe nella trama. E se vi era piaciuto Il Rituale Del Male, continuate a scavare fra queste pagine per scoprire come va a finire questa storia incredibile.

Blogtour: L'Inganno Delle Tenebre


Benvenuti in questa prima tappa di un Blogtour davvero originale ed interessante, che speriamo possa piacervi, almeno quanto per noi lo è stato crearlo.
Al posto delle solite tappe, vi parleremo dei personaggi che abbiamo già incontrato nel precedente romanzo di Grangè, Il Rituale Del Male, nel quale avevamo conosciuto la famiglia Morvan e L'Uomo Chiodo.
Durante questa settimana, ognuna di noi vi parlerà vestendo i panni di un personaggio, descrivendovi un po' come inizia questa storia, facendovi intuire anche il carattere di quella persona, sperando di incuriosirvi tanto da leggere questo romanzo; lasciando andare la fantasia, per immergerci in questi protagonisti così diversi tra di loro, diventando loro per poche righe, in modo da farvi capire quanto possano lasciare il segno.
Prima alcune cose sul romanzo, alcune opinioni di testate famose e la trama.


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«Grangé firma non solo un thriller formidabile, pieno di colpi di scena e rivelazioni stupefacenti, ma anche un grande racconto d’avventura, scandito da un respiro romanzesco impressionante.»
Le Figaro Magazine
«Jean-Christophe Grangé è un maestro del thriller.»
Stefano Montefiori, «La Lettura»



Con fatica Erwan scende la scaletta dell’aereo che lo ha portato a Lubumbashi. Non riesce a respirare:  la polvere gli si appiccica in gola. Rossa, come il sangue che impregna quella terra. Il sangue che l’Uomo Chiodo ha versato quarant’anni prima. E che ancora non ha smesso di scorrere.
Sulle tracce del diabolico serial killer, Erwan, comandante della prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, è ritornato in Congo, nel cuore della terra che ha fatto la fortuna della sua famiglia, i Morvan. Erwan e Grégoire, padre e figlio, sono determinati a mettere la parola fine alla spirale di tenebre che da decenni sembra perseguitarli e destinarli alla perdizione: ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni. Ma per Erwan scoprire la verità sull’Uomo Chiodo significa soprattutto fare luce sulla storia della propria famiglia e sulla sua stessa identità. Che cosa lega Grégoire alla morte della donna che per ultima, quarant’anni prima, ha conosciuto la follia omicida dell’Uomo Chiodo? Come ha fatto suo padre a fermarlo? Come si è arricchito? Chi è veramente? E mentre l’Africa rifiuta ostinatamente di appagare la sete di verità di Erwan, per la terza volta l’Uomo Chiodo ritorna a colpire, a migliaia di chilometri di distanza. In Francia. E questa volta il suo obiettivo è più chiaro che mai: sterminare i Morvan.

Dopo lo straordinario successo del Rituale del male, tradotto in trenta lingue e per settimane in testa alle classifiche dei bestseller, Jean-Christophe Grangé torna a ridare vita all’Uomo Chiodo, uno dei suoi personaggi insieme più inquietanti e avvincenti. E, questa volta, si tratta di una sfida senza via d’uscita. Dal cuore tenebroso dell’Africa fino alle piovose prospettive parigine, la lotta per la sopravvivenza dei Morvan è iniziata.
 
 
 
Come poter parlare di quello che è successo nei mesi passati?
Come poter chiudere con il passato quando è tornato a bussare alla porta della mia famiglia dopo così tanti anni?
Dall'Africa ha seguito quello stronzo di mio padre e ha trascinato me, i miei fratelli, mia madre, in un tunnel in cui poteva finire male. Davvero male, per tutti noi.
Del Vecchio non mi posso fidare. Mai stato affidabile. Sapevo che era un manipolatore, un poliziotto corrotto, ma forse è anche peggio da quello che l'Uomo Chiodo ha portato a galla.
Anche se credo sia solo la punta dell'iceberg.
Ci ripenso mentre il caldo africano mi circonda.
Esatto, sono partito per cercare le risposte a troppe domande che ancora non mi danno pace.
Il Vecchio non mi da respiro. Insiste perché mi affidi a lui, che gli dia fiducia per farmi portare a Lontano, dove tutto è iniziato. Mi ha seguito fino a qui continuando a ripetere quanto non ci siano speranze. Che devo tornare indietro. Oppure affidarmi a lui.
Ma non posso. Lo sento. Vuole tenermi sotto controllo. Vuole scoprire ogni dettaglio per precedermi, magari mettendomi i bastoni tra le ruote.
Dannazione, credo abbia persino appiccato fuoco al collegio di Saint-Francois-deSales pur di non farmi accedere alle poche carte che forse mi avrebbero dato qualche indizio.
Gliel'ho letto in faccia a quel bastardo, mentre le fiamme avvolgevano la notte.
Cosa non vuole farmi scoprire?
 
Mi ha avvertito più volte che in questo continente ciò che credo di sapere non vale un cazzo.
"Siamo in Congo. Le tracce scompaiono dopo due ore, i rapporti dopo due giorni e gli archivi dopo un mese. Solo tre cose resistono: la pioggia, il fango e la foresta. Per il tutto il resto puoi metterti l'anima in pace"
E purtroppo lo sto capendo in fretta.
Come condurre un'indagine senza mezzi, senza uomini, senza indizi, senza testimoni?
Ma non mi arrendo, anche se aveva ragione: senza di lui non posso fare un cazzo.
Partito da poche ore col suo aereo privato (si fa per dire) ed io sono già nelle sabbie mobili, immobilizzato in questa città senza potermi muovere da nessuna parte.
Forse avrei dovuto accettare il suo aiuto, mi chiedo mentre passo da un ufficio all'altro.
Aziende di trasporti privati, ONG, società minerarie,....nessun aereo e nessun volo.
Anche se per quelli servirebbero autorizzazioni che nessuno ti da. Dettagli.
Nemmeno l'ONU serve a qualcosa.
 
Vaffanculo!
Troppe guerre ovunque e nessuno che muova il culo se non per "qualcosa".
Nessun canale per potersi muovere in segretezza. Nessun contatto per scavalcare le autorità.
Sto iniziando ad odiare sempre di più il Vecchio, che sa come muoversi ovunque, nonostante tutto.
Anche l'Africa sta iniziando a farmi schifo, distruggendomi giorno dopo giorno.
Qui sono io lo straniero, il bianco, quello ignorato, quello preso di mira dai ragazzini in strada, fatto a pezzi da questo luogo così diverso dal resto del mondo.
Eppure, sorseggiando una birra, un incontro riaccende una fiammella, durante una nottata di pioggia.
Maglia Gialla, dice di chiamarsi. La mia salvezza? Forse.
Intanto mi ha ridato speranza: un volo. Ovviamente a pagamento e non a buon mercato.
Domani parto, senza sapere nemmeno dove potrei finire. Eppure, cos'altro potrei fare?!
Dopotutto, come diceva il Vecchio:
Per trovare l'Africa, bisogna perdercisi
 
Non dimenticate di seguire tutti i vari Blog per scoprire di più riguardo ad ogni personaggio!
Domani ricordatevi di passare su Liberi Di Scrivere, che ci parlerà di Gregoire Morvan.
 

BlogTour Il Rituale del Male: I Personaggi


Ciao a tutti e benvenuti in questa quarta tappa del BlogTour dedicato a "Il Rituale del Male" di Jean-Christophe Grangè dove conosceremo meglio i personaggi principali che sono presenti tra le pagine.

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 L'aria è malvagia sull'isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un'aria salmastra, appiccicosa, in cui l'odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L'Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant'anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo. Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un'esplosione, viene ritrovato all'interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell'Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell'Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l'indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa...


La storia gira intorno alla famiglia Morvan: padre ex poliziotto, madre sottomessa e tre figli, Erwan, Gaëlle e Loïc. Ci sono varie descrizioni in mezzo alle pagine, brandelli qua e là che dovremo scavare per trovarli e dare un aspetto ai nostri personaggi. Come carattere, sono ben definiti, lo si capisce presto e, andando avanti, Grangé regala sempre più sfumature per definirli.

L’illusione era perfetta: una rispettabile famiglia borghese che si riuniva tutte le domeniche. Ma dietro quelle apparenze si nascondeva una realtà assai meno edificante.

Il capofamiglia è Grégoire, un uomo imponente di sessantasette anni (un metro e novanta per centoventi chili) e che ha sempre sfruttato il suo potere, come poliziotto, per fare ciò che gli conveniva. Trasferito da giovane in Africa è riuscito a catturare un serial killer che terrorizzava Lontano, l'Uomo Chiodo, che gli è valso tanti meriti e il ritorno in patria. Negli anni ha accumulato favori, occupandosi del 'lavoro sporco', diventando una figura pericolosa, temuta ma rispettata da molti. Corrotto, spietato e che ora non esita a far tutto quello che è possibile per la sua famiglia
[...] dotato della forza di un toro e di una salute di ferro, negli ambienti informati era da tempo considerato il primo poliziotto di Francia, nonché il più discreto. Autodidatta, gauchista fino al midollo, dopo il ’68 era stato mandato in esilio in Africa. Ma, quando ormai sembrava che la sua carriera fosse finita ancor prima di cominciare, aveva arrestato in Zaire, da solo e senza mezzi, un serial killer detto l’Uomo Chiodo, che mieteva le sue vittime nella comunità bianca di una città mineraria del Katanga. Morvan era rientrato in Francia coperto di gloria. Aveva scalato i ranghi con Giscard e trionfato sotto Mitterrand. Commissario al 36 di quai des Orfèvres, aveva condotto con discrezione alcune missioni segrete per conto dello Zietto di Francia, assumendo a poco a poco lo status di intoccabile.
[...]
...aveva ucciso, rubato, intrallazzato, fatto la spia, ricattato... tutto nell’interesse della Repubblica. E questa era più o meno l’unica cosa che lo rendeva diverso da un delinquente comune. Nominato prefetto fuori regione all’arrivo di Chirac, aveva continuato la propria missione di sentinella del potere nella sede del ministero di place Beauvau. Squadra che vince non si cambia. Sarkozy l’aveva tenuto e, benché avesse ormai da tempo superato l’età della pensione, era rimasto anche con Hollande, mantenendo l’incarico di consulente del ministero degli Interni, senza peraltro comparire in alcun organigramma. Soprannominato per anni il Pasqua della sinistra, ricordava ora uno di quei vecchi ordigni bellici sepolti che non devono assolutamente essere toccati per evitare che esplodano.

Maggie, la moglie di Grégoire, la madre, ossessiva e dal passato di figlia dei fiori, che ha subito dal marito botte per tutto il matrimonio senza alzare le mani o divorziare. Una figura che rimane sempre 'di tappezzeria', perchè non danno mai dettagli su di lei. Anche alla fine quando vengono messi in discussione i ruoli in casa e chi sarebbe la figura più forte, lascia amaro in bocca perchè non viene detto nulla di più a chiarire i dubbi. Questa è la descrizione, l'unica, su di lei, che ne dia un'idea complessiva, anche riguardo il suo passato:
Maggie aveva una doppia personalità: quando il Vecchio era nei paraggi o anche solo quando pensava a lui, aveva il volto spaventato e gli occhi sembravano schizzarle fuori dalle orbite.
In quei momenti parlava con voce angosciata, tesa, sommessa. Ma esisteva un’altra Maggie, quella sorridente e perfino seducente. Una bella donna dalle labbra sensuali, spiritosa e rilassata. Alla seconda Maggie piaceva scherzare, farsi beffe dei valori borghesi, trovare sempre un lato comico in ogni aspetto del quotidiano. 
Le due Maggie non avevano la stessa origine. La prima veniva dalle tenebre dell’Africa e pareva segnata da un passato che nessuno dei suoi figli conosceva. Una creatura di paura e laterite plasmata dallo stesso Morvan. 
L’altra era il tipico prodotto della generazione hippie: libera, drogata, ribelle. Una ragazza con i fiori intrecciati fra i capelli e la testa piena di ideali. Maggie era stata un’icona della controcultura: profumo di patchouli, boubou africani e colonna sonora dei Pink Floyd del film More sulla quale ballava a seno nudo. Pareva che in Africa avesse anche suonato in un gruppo rock di sole donne: le Salamandre. Ora, figlia dei fiori imborghesita, era diventata vegetariana e buddhista, sosteneva i benefici del parto in acqua e si batteva contro la globalizzazione e il riscaldamento climatico. Era un’emanazione di tutto quello che più detestava il vecchio Morvan, sicario apolitico secondo il quale il mondo non era che un enorme canile in cui rinchiudere l’umanità.

Loïc, trentasei anni, il figlio di mezzo, sposato con due figli: Milla di cinque e Lorenzo di sette anni.
Un broker milionario con tanti scheletri nell'armadio: ex alcolista, cocainomane, e con il matrimonio praticamente finito con Sofia, una ricca donna italiana, che vuole portargli via i figli.
[...] enfant prodige della finanza, direttore di uno degli hedge fund più stimati di Parigi, che indossava soltanto completi da cinquemila euro e guidava un’Aston Martin V12 Vanquish costata più di trecentomila euro, si sentiva a casa in fogne come quella, luridi recessi dove i tossici si nascondevano per spararsi una dose. Un semplice ritorno alle origini. Perché erano quelle le sue radici: la droga. Ormai era quasi riuscito a uscirne («quasi» era la parola giusta, dal momento che stava aspettando il suo spacciatore sotto un binario sopraelevato del metrò all’angolo tra rue de Crimée e rue d’Aubervilliers), ma non aveva dimenticato gli anni bui della sua gioventù.
La sua figura principalmente serve per la storia 'parallela', nella quale lui avrà un ruolo vagamente importante, ma senza saperlo del tutto; manovrato dal padre anche in questo caso, che però torna in azione, per questa 'missione', per sistemare gli 'affari di famiglia', qualcosa nato prima ancora dei figli... 

Gaëlle la sorellina più piccola, ventinove anni, con il sogno di diventare attrice e il 'coraggio' di fare tutto ciò che può per diventarlo.
Sotto una nuvola di capelli biondissimi nascondeva una faccia da scolaretta diligente. Volto ovale, zigomi alti, carnagione di un pallore diafano. Come Loïc, aveva ereditato la bellezza che un tempo era stata della madre. Indossava capi firmati, estremamente costosi, ma lo faceva con una noncuranza e un disinteresse che rasentava il menefreghismo. 
Dopo un adolescenza difficile, il padre violento (mai con loro, ma l'atmosfera era pesante), diventata anoressica, per poi capire che il vero potere lo aveva tra le gambe....
Intelligente e sfrontata, si è data alla prostituzione usando la scusa della carriera, ma è l'esser di dispetto al padre che la porta su quella strada e a non voler smettere.
Gaëlle sapeva tutto di Nietzsche e Wittgenstein ma era anche una lettrice appassionata delle vite di Shakira, Mylène Farmer, Annette Vadim... Si sentiva una rivoluzionaria e allo stesso tempo una donna oggetto; frivola e intellettuale. Non aveva le idee molto chiare.
[...]
Compiuti diciotto anni, non aveva più toccato un soldo del padre. Aveva addirittura chiuso il conto in banca e se n’era fatto aprire uno nuovo, intestandolo a un’amica. In quel modo il bastardo non avrebbe potuto nemmeno farle dei versamenti. Era vero, faceva la puttana, ma solo per difendere la propria integrità morale.
Anche lei resta abbastanza marginale, devono correrle dietro perchè si è messa nei casini ed il padre non vuole che faccia la prostituta, ma andando avanti le indagini porteranno la pista ad incrociarsi con la vita della giovane.
 
E arriviamo all ultimo, ma non per importanza: mandando avanti le indagini sul ritorno dell'Uomo Chiodo e nonostante tutto fare molte altre cose per conto del padre Erwan resta la figura principale, o almeno il 'buono' della situazione; è il maggiore, quello che si è sempre preso cura dei fratellini minori, anche quando il padre picchiava la madre e loro si rintanavano sotto il tavolo, stringendoli a sè per farli sentire al sicuro
La droga e le marchette erano il modo in cui fratello e sorella reagivano al trauma subito da piccoli. 
Ma anche lui ha subito traumi e come loro li porta dentro
«A quarantun anni, dopo un decennio di terapia e due ulcere, sono continuamente dall’osteopata e di notte mi devo mettere un apparecchio per i denti.... 
 [...]
Un ricordo gli attraversò la mente: una bimba di quattro anni e un ragazzino di undici che cercavano rifugio tra le braccia del fratello maggiore, tutti e tre nascosti sotto il tavolo della cucina mentre i genitori litigavano. Sentiva ancora la sensazione delle piastrelle fredde sulla pelle e la parete vibrare sotto i colpi del Pasqua della sinistra. Mentre entrava in ascensore provò uno strano conforto al pensiero di non essere solo: Loïc e Gaëlle erano ancora avvinghiati a lui, sotto il tavolo, smarriti e terrorizzati.
...e continua tutt'ora a farlo.
[...] lui era sempre il solo a non abbassare mai la guardia, il solo a preoccuparsi di tutti. Sempre pronto a intervenire, a lottare contro le forze del male che imperversavano all’interno del suo clan. Era Cerbero, il cane degli inferi.
Quarantun anni, diventato poliziotto e poi comadante della Omicidi, gli viene incaricato di indagare su un incidente avvenuto in una 'scuola militare', ma si troverà faccia a faccia con un fantasma che mai avrebbe pensato di vedere:
Single, quattromila euro al mese, una routine quotidiana precisa come una dichiarazione dei redditi. Indossava completi Celio, leggeva «L’Équipe» e il suo unico vizio era concedersi una birra di tanto in tanto. Aveva anche altre passioni, molto più raffinate – musica classica, arte, filosofia... – delle quali non riusciva tuttavia a parlare con nessuno. Non che ne avesse voglia, comunque: questioni private. Si atteneva a quella che era la sua immagine ufficiale: il miglior comandante della Omicidi, un’altissima percentuale di casi risolti e numerosi premi a livello nazionale vinti come tiratore sportivo.

Direi di spendere due parole anche per la figura misteriosa del cattivo della situazione:
L'Uomo Chiodo, 'nato' in Africa, a Lontano, ossia Thierry Pharabot.
...un giovane ingegnere di origine belga, piantasse centinaia di chiodi nelle sue vittime, riproducendo le sculture sacre dell’etnia yombe del Basso Congo. Di come, nella sua follia, fosse convinto di proteggersi dagli spiriti maligni trasformando quelle donne in feticci. Di come, dopo mesi di ricerche, Morvan fosse riuscito a identificarlo e lo avesse braccato fin nel cuore della giungla, lungo le piste aperte dalle segherie.
 Un giovane che terrorizzò quel paese fino alla sua cattura, torturando le sue vittime trasformandole in feticci magici che lo proteggessero.
[...] Morvan conosceva le regole. Non le aveva mai dimenticate. Il corpo feticcio doveva essere «purificato» per facilitare il passaggio dell’energia attivata dalle centinaia di chiodi. Sapeva anche che, secondo la tradizione africana, quella cavità conteneva senz’altro ciocche di capelli e unghie appartenenti alla persona da proteggere o alla quale si voleva fare una fattura. In questo caso, alla vittima successiva. Era una delle caratteristiche dell’Uomo Chiodo: trasformava un rituale sacro in un rebus perverso. 
 
Ma il mistero resta: che fine ha fatto Pharabot? E' lui che è tornato ad uccidere? Si tratta di un emulatore? Un apprendista?
Le indagini avanzano in mille direzioni per capire cosa stia succedendo, anche scavando nel passato per scoprire di più su questa figura, diventata un fantasma.
Un libro non per tutti, ma decisamente un bel thriller....non voglio dilungarmi (anche perchè credo di averlo già fatto abbastanza), se vi interessa quì trovate la mia opinione completa.


Tutte le Tappe del BlogTour

1/12 Un lettore è un gran sognatore Post introduttivo: chi è Grangé
2/12 Il tempo dei libri Trama & Origine del romanzo
3/12 Strategie evolutive Incipit e commento
4/12 Viaggiatrice Pigra I personaggi
5/12 Every book has its story Scenario e ambientazione
6/12 Il colore dei libri Profilo storico e politico
7/12 My secret diary Focus On: Gregoire Morvain
8/12 Hook a Book I film tratti dai libri di Grangé
9/12 Leggere in Silenzio Dreamcast
10/12 The Imbranation Girl Tutte le Traduzioni e Copertine
11/12 Il Bianco e Il Nero Emozioni di una Musa Recensione
12/12 Diario di un sogno Recensione
13/12 AmaranthineMess Recensione
14/12 Le Parole Segrete dei Libri Audiolibro
15/12 Ladra di libri Recensione
16/12 Non solo noir I traduttori raccontano Grangé
17/12 Liberi di scrivere Lo Scrittore Stefano Di Marino racconta lo stile, la tecnica e l'arte di Grangé
 

Opinione: Il Rituale del Male, di Jean-Christophe Grangé

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L'aria è malvagia sull'isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un'aria salmastra, appiccicosa, in cui l'odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L'Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant'anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo. Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un'esplosione, viene ritrovato all'interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell'Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell'Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l'indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa...

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °

Un thriller strano e particolare, che mi ha permesso di scoprire un autore che, in un certo senso, già conoscevo.
Mi spiego meglio, di suo ho visto la trasposizione di "Fiumi di Porpora" (stupendo!) e ho comprato successivamente il libro, ma non l'ho mai letto per ora. Con questo ho riscoperto l' autore e può darsi che legga gli altri suoi romanzi.
Ha un modo di scrivere interessante, anche se troppo diluito per i miei gusti: capitoli lunghissimi, con descrizioni e moltissime informazioni, che possono annoiare e rallentare la lettura, misti a scatti dove la situazione corre, procede veloce e rimani incollato alle pagine per scoprire cosa accadrà.
Senza dubbio una storia studiata nei minimi dettagli, mai banale e che non rimane mai superficiale.

In questo romanzo abbiamo due trame parallele che percorrono tutto il romanzo, che ogni tanto si intersecano, ma non si uniscono mai. L'unica ragione che le porta a incrociarsi è la famiglia Morvan, i cui membri sono i protagonisti della vicenda.
Il capofamiglia  Grégoire è un poliziotto della vecchia scuola, vissuto in Congo per molti anni poi tornato a Parigi dove ha continuato a fare lo sbirro seguendo le sue regole. Ha visto il brutto e cattivo tempo, e non esita a stringere i pugni per ripredere in mano certe situazioni per dimostrare chi comanda. Diventato famoso per aver preso l'Uomo Chiodo nel 1971, un serial killer davvero particolare e dal modus strano, che affondava le radici in alcuni credi africani.
Eppure la storia sembra non esser finita. Il suo primo figlio Erwan, poliziotto quarantenne della omicidi, viene incaricato dal padre di indagare in una vecchia scuola militare per un incidente che ha portato alla morte di uno studente, ma ciò che porterà alla luce quella indagine è più di quello che chiunque avrebbe mai immaginato: forse l'Uomo Chiodo è tornato.

Mentre Erwan si troverà a dover dirigere queste indagini, il padre avrà a che vedere con gli altri figli: Gaëlle, la più piccola, che sogna di diventare un'autrice famosa, disposta a tutto per riuscirci, ribelle e decisa a scappare dalla gabbia nella quale il padre la vuole costringere a vivere; Loïc, figlio tossicodipendente, alle prese con un divorzio difficile, che si troverà nei casini per questioni di lavoro legate al padre: lavora in borsa e qualcuno ha iniziato ad acquistare le azioni di una miniera tenuta nascosta fino ad allora, cosa che agli africani non piace e che porterà il figlio nei casini ed il padre a riprendere certe abitudini per riconquistare ciò che aveva ottenuto.

Una famiglia non facile, i cui problemi sono causati dal padre(/padrone) che ha sempre dettato legge anche con violenza ma solo verso la moglie, ma i figli cresciuti in quell'ambiente ne sono stati inesorabilmente toccati. Chi cadendo nei vizi, chi volendo scappare da tutto e chi dovendo prendersi la responsabilità di curare i fratellini più piccoli.

Una storia non prevedibile, che ti porta fino alla fine tenendoti sulle spine, per capire solo alle ultime pagine cosa sia successo...eppure non dicendo tutto, infatti non ho capito proprio del tutto il finale.
Continui giochi di specchi e le trame che si intrecciano, portando a volte il lettore ad innervosirsi perchè vuole sapere di più riguardo il killer, e si trova altre storie tra le mani, non sapendo se serviranno o se sono solo altre cose in più.
A mio parere la trama secondaria si poteva evitare, lasciando solo indagini poliziesche; si, ok, arricchisce la storia, ma in effettivo non dice nulla riguardo l'assassino o ciò che lo potrebbe riguardare.

Ma tirando le somme, tra pro e contro, resta una storia che vale la pena di leggere.
Si fatica, alcuni pezzi possono essere un po' forti (cosa che mi è stata detta, ma io non mi sono sconvolta più di tanto) riguardo varie tematiche, quindi se siete un po' 'deboli', forse meglio lasciar stare....altrimenti prendetelo in considerazione.

PS. Se vi incuriosisce il romanzo, a Dicembre ci sarà un evento durante il quale se ne parlerà molto, ma non posso dirvi di più per ora....per non perdervelo, tenete d'occhio la pagina ;)