martedì 24 luglio 2018

Opinione: Labirinto di Morte, di Philip K. Dick



Quattordici persone, nevrotiche e alienate nel loro rapporto con il lavoro e con il mondo esterno, decidono di lasciare una Terra disumana e oppressiva e di partire per il pianeta Delmak-0. Per Ben Tallchief, dopo una vita fallimentare, sembra aprirsi un futuro di euforica comunione con gli altri; e così è anche per Seth Morley, insoddisfatto del suo lavoro. Ma all'improvviso il satellite delle comunicazioni viene distrutto e i quattordici umani si ritrovano da soli sul pianeta, in un crescendo di misteri, terrore e morte. La realtà oggettiva vacilla, e l'intero paesaggio sembra solo un inganno dei sensi, un fondale di cartapesta dove gli uomini si agitano come marionette mosse a caso da una divinità folle e imperscrutabile.
Scritto nel 1968, "Labirinto di morte" affronta uno dei temi più cari a Philip K. Dick: cosa è reale e cosa non lo è.

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Non so bene come parlarvene.
Sicuramente un'altra lettura interessante e "folle" fra i mondi creati da Dick!
La trama mi aveva incuriosito immediatamente, così non mi sono fatta pregare e l'ho preso subito(approfittando di una promo). E ammetto che non mi ha deluso.
Mi ha confuso, disorientato, quello sicuramente. Eppure alla fine di tutto, col cervello che ancora tentava di mettere in ordine ciò che avevo letto, non potevo fare a meno di pensare: Wow!

Durante la lettura mi è venuto in mente "Dieci Piccoli Indiani" (storia che amo tantissimo): un gruppo di persone sconosciute, bloccate in un posto, senza poter contattare nessuno...e la morte che si aggira fra di loro. Ma sarà anche il finale simile oppure c'è altro in gioco? Dovrete scoprirlo leggendo.

Le voci narranti saranno molteplici, ma quella che sentiremo di più e che ci darà più punti di riferimento sarà Seth Morley. Un uomo infelice che lancia una preghiera per poter cambiare lavoro e questa viene ascoltata, portandolo (insieme alla moglie) a Delmak-0 viaggiando su un frullatore.
Lì scoprirà di essere l'ultimo che stavano aspettando, prima di capire in cosa consiste questo lavoro. Peccato che la comunicazione non viene ricevuta ed i nostri protagonisti si ritrovino isolati in quel luogo, senza sapere cosa fare per poter lasciare il pianeta.

Un crescendo di mistero che circonda la colonia, portando il lettore a supporre cosa stia accadendo, tentando tante strade diverse, per trovare una soluzione che possa essere quella giusta...ma credetemi, non avete idea di cosa vi aspetta nel finale.
Una conclusione a dir poco geniale, che lascia senza parole e porta a riflettere in modo diverso su tutto quello che si era letto fino a quel momento.

Dick riesce a mettere in campo in un mondo fantascientifico futuro paure, dubbi, mancanze umane che si mescolano in un ambiente incredibilmente fantasioso e creativo, dove le sorprese sono dietro l'angolo e niente è da dare per scontato. Insieme a tutto questo, una società "spaziale" (diciamo) con una fede che inizialmente ci farà sudare per essere compresa, ma che ha un suo senso dentro alla storia.
Davvero bellissimo!

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