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Opinione: In senso inverso, di Philip K. Dick


Nella California del 1998 il tempo scorre in senso inverso. A causa di un bizzarro fenomeno scientifico chiamato "Fase Hobart", i morti risorgono dalle tombe, diventano adulti, giovani, adolescenti, infanti, per poi tornare nel grembo da cui provengono. Le sigarette si fumano a partire dalle cicche, si saluta il prossimo con un "addio" e ci si congeda con un "ciao", a tavola si dà di stomaco invece di mangiare. Alcune ditte specializzate, i "vitarium", si occupano di prelevare dai cimiteri i defunti che ritornano al mondo. Tra questi, è giunto il momento di un potente leader nero, fondatore di un culto popolarissimo, e la più temuta organizzazione del mondo, la Biblioteca, che ha il compito di cancellare le testimonianze scritte degli eventi che non sono più accaduti, si accinge a eliminarlo prima che una nuova ondata di violenze razziali dilani il paese. Pubblicato nel 1967, "In senso inverso" tratteggia alcuni dei temi tipici di Dick: dall'ambiguità del potere alla dimensione mistica e metafisica del vivere quotidiano, contaminando il tutto con una forte dose di ironia e di gusto pulp. Introduzione di Carlo Pagetti. Postfazione di Emanuele Ronchetti.            

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Adoro sempre di più Dick, ma sono la prima ad ammettere che è un fott*to casino capire ciò che vuole raccontarci. Ha un'originalità allucinante, riesce in ogni romanzo a proporre temi nuovi, storie al limite dell'assurdo che ti fanno ingarbugliare il cervello per trovare un filo conduttore o una logica. Cosa che si afferra (appena appena) quando si chiude il tutto.
Eppure, lo si ama anche per questo.

Avevo dato una sbirciata velocissima alla trama, ma a convincermi di più è stato il titolo e il fatto che il tempo andasse quasi a ritroso. Errore che faccio spesso, infatti avrei capito qualcosina in più se avessi prestato un minimo di attenzione a leggerla.
Pazienza!

I protagonisti sono vari, ma la storia si svolge in pochissimi giorni e tutti concentrati sul ritorno di un personaggio che è stato adorato e temuto. Avremo la voce di un redivivo, Sebastian, che ha messo in piedi un'attività tutta sua per tirare fuori i morti dalle bare. Infatti, forse per ciò che ha passato, "sente" quando qualcuno sta per risvegliarsi. Sarà lui ad accorgersi di quella vibrazione e incuriosirsi su quel personaggio, dando inizio (insieme ad altri) a quest'avventura ai limiti del folle.
Insieme a lui conosceremo sua moglie, Lotta, quasi regredita all'adolescenza ormai. Un poliziotto, Joseph, stanco della moglie ed innamorato di lei, tentando di tutto per poterla avere per sé.
E conosceremo anche la Biblioteca, ed alcuni membri che ne fanno parte. Un'organizzazione temuta e minacciosa, che cancella, piuttosto che conservare, gli scritti. Loro vogliono mettere le mani al più presto su quella persona, e capiremo presto che non è per buone intenzioni.

In questo romanzo tutto è al contrario: la Biblioteca elimina, la vita scorre alla rovescia, i morti tornano in vita, il cibo viene vomitato intero per essere riportato nei supermercati,...
Un bel casino!
Tutto nato per colpa della "Fase Hobart", dal nome di chi la teorizzò.
Non ho ancora capito bene come abbia avuto inizio né perché sia incominciata, ma penso che prima o poi rileggerò per scoprire cosa non ho compreso.
Se avete teorie in merito, potete scrivermele (ma occhio! Se lo fate in pubblico, avvertite che è "Spoiler").

Una lettura a tratti confusa, alcuni paragrafi li ho riletti per concentrarmi e cercare di capire, ma in generale scorre veloce e fluido. Un'altra storia singolare che ti lascia spesso spiazzato e nel finale col culo a terra. Un classico di questo autore imprevedibile.
Piano piano leggerò tutto ciò che ha pubblicato.

Se vi incuriosisce, cosa aspettate?
Armatevi solo di un pochino di pazienza, ma credetemi: vi conquisterà e vorrete leggere altro di ciò che ha scritto.

Opinione: Labirinto di Morte, di Philip K. Dick



Quattordici persone, nevrotiche e alienate nel loro rapporto con il lavoro e con il mondo esterno, decidono di lasciare una Terra disumana e oppressiva e di partire per il pianeta Delmak-0. Per Ben Tallchief, dopo una vita fallimentare, sembra aprirsi un futuro di euforica comunione con gli altri; e così è anche per Seth Morley, insoddisfatto del suo lavoro. Ma all'improvviso il satellite delle comunicazioni viene distrutto e i quattordici umani si ritrovano da soli sul pianeta, in un crescendo di misteri, terrore e morte. La realtà oggettiva vacilla, e l'intero paesaggio sembra solo un inganno dei sensi, un fondale di cartapesta dove gli uomini si agitano come marionette mosse a caso da una divinità folle e imperscrutabile.
Scritto nel 1968, "Labirinto di morte" affronta uno dei temi più cari a Philip K. Dick: cosa è reale e cosa non lo è.

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Non so bene come parlarvene.
Sicuramente un'altra lettura interessante e "folle" fra i mondi creati da Dick!
La trama mi aveva incuriosito immediatamente, così non mi sono fatta pregare e l'ho preso subito(approfittando di una promo). E ammetto che non mi ha deluso.
Mi ha confuso, disorientato, quello sicuramente. Eppure alla fine di tutto, col cervello che ancora tentava di mettere in ordine ciò che avevo letto, non potevo fare a meno di pensare: Wow!

Durante la lettura mi è venuto in mente "Dieci Piccoli Indiani" (storia che amo tantissimo): un gruppo di persone sconosciute, bloccate in un posto, senza poter contattare nessuno...e la morte che si aggira fra di loro. Ma sarà anche il finale simile oppure c'è altro in gioco? Dovrete scoprirlo leggendo.

Le voci narranti saranno molteplici, ma quella che sentiremo di più e che ci darà più punti di riferimento sarà Seth Morley. Un uomo infelice che lancia una preghiera per poter cambiare lavoro e questa viene ascoltata, portandolo (insieme alla moglie) a Delmak-0 viaggiando su un frullatore.
Lì scoprirà di essere l'ultimo che stavano aspettando, prima di capire in cosa consiste questo lavoro. Peccato che la comunicazione non viene ricevuta ed i nostri protagonisti si ritrovino isolati in quel luogo, senza sapere cosa fare per poter lasciare il pianeta.

Un crescendo di mistero che circonda la colonia, portando il lettore a supporre cosa stia accadendo, tentando tante strade diverse, per trovare una soluzione che possa essere quella giusta...ma credetemi, non avete idea di cosa vi aspetta nel finale.
Una conclusione a dir poco geniale, che lascia senza parole e porta a riflettere in modo diverso su tutto quello che si era letto fino a quel momento.

Dick riesce a mettere in campo in un mondo fantascientifico futuro paure, dubbi, mancanze umane che si mescolano in un ambiente incredibilmente fantasioso e creativo, dove le sorprese sono dietro l'angolo e niente è da dare per scontato. Insieme a tutto questo, una società "spaziale" (diciamo) con una fede che inizialmente ci farà sudare per essere compresa, ma che ha un suo senso dentro alla storia.
Davvero bellissimo!