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Opinione: Della Donna Aracnide, di Luigi Musolino


Estate 1992: Filippo e Martina, fratello e sorella, attendono impazienti la festa del patrono e l’arrivo delle giostre. Sono bambini come tanti, intrappolati nella sonnolenta routine della provincia e in una realtà familiare che giorno dopo giorno si fa sempre più opprimente. Quando nella piazza del paese fa la sua comparsa una nuova e bizzarra attrazione - il baraccone di Serafina, la Donna Aracnide - i due non vedono l’ora di poter assistere al misterioso spettacolo. Saranno partecipi del disvelamento di un universo spaventoso, governato da una creatura affamata di disperazione e desideri inconfessabili che li condurrà in un lungo viaggio alla ricerca di un senso, di una speranza, di un riscatto. Con "Della donna aracnide" la stupefacente scrittura di Luigi Musolino ci trascinerà in una storia sulle ossessioni e la perdita dell’innocenza, sui sogni infranti e il potere dei ricordi, sulle ragnatele del passato che ci soffocano e impediscono di vivere. 




Dopo Pupille, Musolino torna con un racconto "breve": stiamo sulle 200 paginette, un Nodo particolarmente corposo e affascinante che si rivela fin troppo breve alla conclusione del tutto. 

Una storia che si muove lenta fra passato e presente, prendendosi tutto il tempo che merita per raccontarci gli eventi che spaccarono le cose, distruggendo tutto.
Un presente ossessivo, ricco di dolore e malessere in cui la ricerca non sembra avere una fine. 
Sprazzi di questo presente vengono alternati al passato in cui scopriremo cosa ha portato a tutto ciò. 

Ci troveremo ad aver a che fare con due fratelli, Martina e Filippo. Lei più grande che si prende cura del fratellino, con un rapporto fra i due davvero molto stretto, anche perché in famiglia le cose non vanno benissimo e i genitori non fanno altro che generare odio e liti, che purtroppo minano alla pace e felicità dei due innocenti spettatori. 

Un estate come tante altre, fra vacanze, compiti, noia,...finché finalmente in città arrivano i baracconi e il tutto diventa una festa per i più piccoli, pronti a passare le serate a divertirsi con gli amici, abbandonando i problemi vari fuori da tutta quell'atmosfera di gioia.
Quell'anno però c'è una novità. In un angolo un carrozzone molto particolare attira la loro attenzione: sulla fiancata un disegno di una donna col busto femminile, ma il resto da ragno. 
Serafina, la Magnifica Donna Aracnide. Che promette di esaudire i desideri del suo pubblico. 

Fra paura e curiosità i due sono attirati allo spettacolo che sarà indimenticabile e, come già vi dicevo, segnerà le loro vite in modo atroce. Ci sarà un prima e un dopo.

Musolino è davvero bravo a raccontare tutto questo, prendendosi il tempo che ci vuole e lasciando spesso il lettore in sospeso ad immaginare come saranno andate le cose, ma penso sorprendendolo completamente. Una storia che racconta uno spaccato in cui tanti si possono riconoscere, anche se più giovani e non avendo vissuto il '92 con gli anni dei protagonisti. Riesce a farti sentire piccolo, in balia dei genitori, in mezzo ad una guerra non tua, ed oltre tutto ciò la felicità delle serate fra le giostre con gli 883 sparati a palla e gli amici accanto.

Non fa paura nel senso classico del termine. Ok, certe scene possono essere disturbanti per un certo tipo di pubblico, ma in generale c'è altro di spaventoso fra le pagine. 
Un libro che nasconde tanti orrori che ti strisciano addosso fastidiosi e leggeri come fili di ragnatela; brividi che senti sottopelle in agguato pronti a smuovere qualcosa dentro, sensazioni familiari o anche solo empatiche. La banalità di certe situazioni che riesce a scavalcare i muri del quotidiano e portarti oltre, fra realtà e fantasia, fra immaginazione, sogno e vita vera. In alcuni punti ti chiedi se credere a chi ti sta raccontando questa storia o se è tutta una grande bugia. 

Si, voglio restare molto vaga. 
Dovete scoprire tutto leggendo, pagina dopo pagina, cercando di capire dove vi porterà la trama e lasciandovi quasi cullare da questo incubo. 
Merita il viaggio. 

I fiori di Yggdrasill, di Veronica De Simone, illustrazioni di Silvia Vanni [Instagram Post]



Opinione: I fiori di Yggdrasill, di Veronica De Simone, illustrazioni di Silvia Vanni


Dopo un incidente mortale, Alessandra salva la vita del suo compagno autorizzando il trasferimento della sua coscienza in un corpo artificiale. Per evitargli sofferenze, tiene la cosa segreta all’uomo. Presto però inizia a sospettare che anche il proprio corpo sia stato sostituito. Inizia a cercare prove dell’autenticità del suo corpo, ma un corpo sintetico è indistinguibile dall’originale. Alla fine qual è il valore di un corpo? Dove risiede l’identità? E cosa ne è dei corpi originari? I corpi “veri”. Il sentirsi estranea nel proprio corpo la farà precipitare in una spirale paranoica che la porterà a cercare risposte con ogni mezzo a sua disposizione. Un racconto dal ritmo vertiginoso che ci porta in un mondo poco distante dalla nostra realtà, per seguire il cortocircuito dei pensieri della protagonista. 



Ormai ho sbloccato la nuova ossessione per i racconti e questa collana, che però (almeno finora) mi ha regalato delle storie molto carine e piacevoli da leggere, unite a delle illustrazioni molto belle che adornano il racconto aggiungendo qualcosina in più che lo rende un gioiellino. 

In questa storia conosceremo Weth. In modo indiretto capiremo che è una giovane donna prossima alle nozze con Vidar, un ottimo cacciatore e un uomo dal cuore d'oro. 
Ci troviamo in un villaggio norreno, dove Odino, Freya, Hel,...possono essere pregati ed anche manifestarsi nella vita quotidiana. Un villaggio che noi definiremmo magico, poiché tutti hanno una pelle in cui possono trasformarsi, la maggior parte in lupi. Sarebbe un bel posto in cui vivere, se non fosse che Weth viene isolata e lei stessa accetta questa sorta di punizione per qualcosa che lei è, ma non ha mai scelto di essere: una draugr. 

Non voglio rivelarvi cosa voglia dire, il bello è seguire il viaggio che dovrà compiere Weth e scoprirlo pagina dopo pagina. 
Tornando alla trama, una sera il compagno la convince ad andare a caccia per farla stare meglio e non farla pensare al modo in cui gli altri la trattano ma lui, senza volerlo, trasgredisce una regola molto importante e rischia di morirne. 
Weth non si tira indietro quando scopre che c'è una possibilità di poterlo salvare e mette in gioco la sua vita per salvare entrambi. 

Un viaggio pericoloso e molto particolare, durante il quale dovrà confrontarsi con se stessa e il suo passato, facendo i conti con chi è davvero nel profondo. 
Una storia breve ma in cui c'è tutto. 

Una scrittura scorrevole, che ci racconta l'essenziale, che non si perde in descrizioni inutili. 
Dovremo cercare fra le pagine le risposte alle nostre domande, poiché non viene spiegato nulla, il tutto è ritenuto così normale e scontato che veniamo catapultati direttamente nella storia senza spiegazioni.
Personalmente non l'ho trovato fastidioso, anzi. Riusciamo a ricavare tutto quello che ci serve dalle pagine senza digressioni che allungherebbero il brodo senza averne proprio un motivo.
Se ne esce incantati. 

L'Intercessore, di May Sinclair [Instagram Post]

 


Opinione: L'intercessore, di May Sinclair



«Il corpo di Garvin si fece quieto. Egli era deliziosamente, delicatamente consapevole dell'approssimarsi del sonno, del sonno che entrava nelle sue vene, del sonno e del silenzio e dell'oblio che inondavano il suo cervello, il suo cuore, che lo sommergevano, o che lo stavano per sommergere quando, con una resistenza atrocemente vana e un certo disappunto, se ne ritrovò tratto fuori». "L'intercessore" (The Intercessor) è un'inquietante quanto ignota, almeno in Italia, storia di fantasmi di May Sinclair, in cui riecheggiano con una certa vividezza ambienti, personaggi e situazioni dei romanzi delle sorelle Brontë. Ma possiamo individuare anche l'influsso di un'opera che l'autrice considerava un capolavoro del genere, ossia Il giro di vite (1898) di Henry James. Per la prima volta in italiano una delle prime storie di fantasmi pubblicate da Sinclair, forse la più enigmatica e ben riuscita, in cui l'aspetto psicologico dei personaggi, la maternità e la sofferenza sono al centro di tutta la narrazione. Prima traduzione italiana. 




Mentre attendevo la pubblicazione de La Sposa Cadavere ho curiosato nel catalogo di Caravaggio Editore e visto questo: la copertina mi ha catturata immediatamente e la trama ancora di più. 
Resistere alla tentazione? Non sto giro.

Così mi sono trovata immersa fra le pagine di una storia davvero particolare e, nella sua brevità, molto corposa.

La nostra voce narrante è Garvin, un uomo che sta viaggiando per compiere ricerche per i Blackadder riguardo la loro Storia della Contea, e sta cercando un posto per alloggiare nel Craven (un distretto dello Yorkshire) con richieste molto specifiche: la casa doveva essere antica e non dovevano esserci bambini. 
Gli viene consigliato di andare dai Falshaw, una coppia sposata molto brusca ma che gli garantisce quello che cerca, fino a che la moglie non avrà partorito perlomeno. 

Durante la notte iniziano ad accadere cose strane che inizialmente lo turbano. 
Prima di tutto sente piangere una voce infantile. Sempre alla stessa ora nel cuore della notte. 
Ma è solo il principio. 

La cosa strana è che cercando risposte fra i membri della casa, non riceverà alcun chiarimento, sebbene il trattamento riservato diventerà più accomodante mano a mano che questi fenomeni diventano sempre più...vividi. Sembra come se il fatto di sentire e vedere certe cose renda meno ostica la sua presenza.
Garvin non si farà scoraggiare e continuerà a cercare le risposte per quelle stranezze, portandoci dentro una storia davvero triste e dolorosa che non può non colpire il lettore.

Come dicevo, in un centinaio di paginette il tutto si svolge e si chiude senza lasciare buchi, misteri insoluti, dubbi. Scorrendo fluidamente e lasciando un misto di sensazioni al lettore, fra dolcezza e tristezza. 

Posso capire che il costo è un po' caro, per un racconto così breve. Ne va tenuto conto, ovviamente. 
Ma se siete amanti del genere gotico, di presenze e storie tristi che si nascondono nell'ombra, potrebbe piacervi molto. Il libretto comunque è molto curato, ogni pagina ha una stampa che richiama un libro antico e rovinato dal tempo. In più è "unico", essendo stato tradotto solo da loro per la primissima volta.
Insomma, se vi incuriosisce, fatevi tentare. 

La sposa cadavere, di Friedrich August Schulze [Instagram Post]



Opinione: La sposa cadavere, di Friedrich August Schulze



"La sposa cadavere" è una spiazzante storia gotica costruita alla maniera delle scatole cinesi e si può leggere in lingua tedesca all'inizio del secondo volume del "Gespensterbuch" (1811) di Apel e Schulze. La presente edizione propone la traduzione del racconto dalla celebre e piuttosto fedele versione francese di Eyriès ("La Morte Fiancée", 1812) che fece conoscere la storia soprattutto in Gran Bretagna, come attestano le numerose versioni inglesi largamente rimaneggiate e pubblicate in quegli anni. Il volume presenta inoltre una sintesi particolareggiata della leggenda ebraica del XVI secolo dal titolo "Il dito", alla quale Tim Burton si è chiaramente ispirato nel suo adattamento cinematografico del 2005. 




Era più che ovvio che un titolo del genere avrebbe attirato immediatamente la mia attenzione e che non avrei resistito dal comprarlo immediatamente. 
So di aver atteso tanto a parlarne, ma...ormai mi conoscete. 

Sarò breve, anche perché ci troviamo davanti ad un piccolo libricino di poco più 100 paginette, a parlare troppo vi rovinerei la meraviglia della lettura. 

Ci troveremo a leggere una storia dalle radici intricate, infatti Enrico De Luca (che ha curato l'edizione e tradotto dal francese quest'opera) nell'introduzione ci fa una panoramica delle sue origini tedesche.
Eh si, sebbene gli autori e creatori fossero tedeschi, la sua traduzione fu quella più conosciuta e che portò per l'Europa questo racconto di inizio '800. 

Sempre De Luca in quelle prime pagine ci riassume brevemente una leggenda ebraica, chiamata "Il Dito". Una piccola chicca per gli amanti del genere e soprattutto per gli appassionati di Tim Burton che (come la sottoscritta) si sono lanciati su questo volumetto per il titolo che richiama una sua opera omonima. 
Seppur stesso titolo, non potrebbero essere più diverse. Infatti è lampante come la storia (ri)proposta da Burton abbia ispirazione da "Il Dito". Ovviamente la pellicola si stacca (con una meravigliosa critica sociale, che mescola vivi e morti in modo sublime), ma la base su cui poggia la storia è quella, non si scappa. 

Ma quindi "La Sposa Cadavere"? 
Merita la nostra attenzione ugualmente, non abbiate dubbi. 
Un racconto dalle tinte gotiche che si snoda come tanti altri simili di questo genere, portandoci in un racconto dentro il racconto: una compagnia di persone e fra queste una inizia a raccontare, ma dentro il suo racconto se ne nasconde un altro. 
Se fatta bene, non mi dispiace questa tecnica narrativa, che si sposa davvero bene con le storie di fantasmi di altre epoche, con stili lenti e intricati, che conducono il lettore a scoprire il segreto (perché c'è sempre almeno un segreto) pronto a rivelare la verità. 

Piacevole, anche se non troppo scorrevole. MA tenendo presente quando è stato scritto e cosa deve aver provocato ai tempi una narrazione del genere, trovo il tutto decisamente geniale. 

Mi stavo dimenticando un dettaglio essenziale. L'estetica. Si, devo quanto meno nominarla perché Caravaggio Editore ha fatto uno splendido lavoro, inserendo illustrazioni davvero molto belle che si sposano con la storia che si va a leggere. In più ogni pagina è ornata con una sorta di piccola cornice in alto e in basso. Forse superfluo, ma regala un tocco in più di eleganza al tutto. 
E il tutto senza spendere una cifra assurda, anzi. 

Come avrete capito, è un volumetto che consiglio di aver in libreria.

Opinione: Preparare un Fuoco, di Jack London


Nel profondo Nord, a sessanta gradi sotto zero, per sopravvivere un uomo deve saper preparare un fuoco. E quando ci sono sessanta gradi sotto zero, un uomo non può permettersi di fallire e far spegnere il fuoco, nemmeno al primo tentativo. E se il fuoco si spegne, un uomo ha solo pochi minuti per rimediare. Nel profondo Nord, a sessanta gradi sotto zero, non si sfida la natura. O le conseguenze saranno rapide e definitive.  



Lo so, ho tantissimo altro di cui dovrei parlarvi, ma questo breve racconto è di un intensità che mi ha folgorato e ho dovuto buttare giù due righe subito, perché ne devo parlare. 
(Si, sarà pubblicata con tantissimo ritardo, rispetto alla sua scrittura, e me ne scuso).

London è straordinario. 

Ho letto ancora troppo poco dei suoi romanzi, ma lo stile mi piace molto. 
Piano piano recupererò tutto e trovare (tramite Kindle Unlimited) questo breve racconto, mentre non avevo altro dietro da leggere, mi ci ha fatto lanciare. 

Non mi sarei però immaginata di precipitare in mezzo ad un ambientazione così formidabile descritta in maniera così intensa da fare sentire il lettore immerso nella fredda morsa del gelo, fra neve altissima, vento gelido costante, un cielo limpido e traditore senza sole, seguendo il percorso di un uomo e il suo lupo. 

Un uomo stupido, giovane, che nel suo egocentrismo non ascolta i consigli di chi vive in quelle regioni assolutamente inospitali, il cui gelo si aggira intorno ai -45°, ma può velocemente arrivare sotto i -60°; dove due regole sono fondamentali per sopravvivere: non viaggiare mai da soli, ma soprattutto saper accendere un fuoco ad ogni costo. 

Una storia intensa, che ti tiene incollato, pagina dopo pagina; che fa sperimentare sensazioni che abbiamo provato solo il maniera estremamente lieve (riguardo il freddo), ma che possiamo immaginare grazie alla magistrale penna di London. 

Un viaggio in un luogo dannatamente estremo e bellissimo allo stesso tempo per la sua aura di magia da incontaminazione. 
So che forse sarebbe più invernale che da Spookie Season (già, l'ho letto nel periodo di Halloween), ma c'è dentro un sentimento di paura, orrore, legato alla sopravvivenza, che potrebbe essere perfetto anche per regalar brividi (in ogni senso) anche in questo periodo.

Niente di Umano, di Beatrice La Tella, con illustrazioni di Brigitta Bonaldo



Opinione: Niente di Umano, di Beatrice La Tella, con illustrazioni di Brigitta Bonaldo


Nina ricorda bene il momento in cui si è aperto lo Squarcio: era al funerale di Noah. Da quel momento la sua vita e quella di tutti gli esseri umani hanno cominciato a essere popolate da strane creature. Qual è la vera natura delle Bestie apparse sopra le città? Perché sembrano inavvicinabili? Ma la domanda più importante per Nina è un'altra: Noah è davvero scomparso? Insieme a Levi, che su un blocco da disegno ritrae con devozione ogni avvistamento, Nina raccoglie appunti e traccia indizi riguardo il mistero delle Bestie, in una Terra invasa da un nuovo misticismo. Beatrice La Tella immagina una fine del mondo accompagnata dalle illustrazioni di Brigitta Bonaldo, e conduce chi legge verso l'interrogativo fondamentale: quanto è profondo il potere delle storie che raccontiamo? 



Non so bene come parlarvene. 
Un racconto breve, incisivo, che lascia ai lettori un buco dentro che cresce durante l'avanzamento della lettura. Un libro che sfrutta la fantascienza e queste Bestie per parlarci di un dolore forte, che spesso non passa mai: la morte di una persona amata. 

Nina infatti è ossessionata dalle Bestie perché si presuppone che possano essere il tramite per altri mondi e deve scoprire assolutamente se può contattare Noah, il fratello di sua nonna.
Una persona che l'ha accompagnata per tutta la vita e a cui lei è incredibilmente legata, anche grazie alla quantità di storie che le ha raccontato nel tempo e che lei ricorda con dolce malinconia. 

Durante le pagine scopriremo frammenti di vita di Nina e Noah, misti al presente di caccia fra le varie religioni e sette che promettono di tutto e teorizzano di tutto riguardo queste Bestie, insieme a frammenti di documenti con appunti vari che ha messo insieme Nina nel tempo per trovare una soluzione alla sua ricerca. 
Le pagine di appunti sono come fogli stropicciati che fanno capolino fra le pagine, con scritte a mano e sottolineature, come se fossero vissuti e passati fra mani impazienti. 
Ma non è il solo arricchimento che ci viene regalato. Ci sono molte illustrazioni davvero meravigliose che ritraggono diverse Bestie fra le pagine. Un dettaglio che rende questo libricino una chicca per gli occhi, e di cui mi stupisco del prezzo così basso vista la quantità di dettagli e la cura nel pubblicarlo. 

Una storia raccontata davvero bene, ricca di dettagli, che gioca con il tempo e con il lettore, regalando  piano piano frammenti che andranno a completare una storia di amore e dolore, di malinconici ricordi e desideri forse irraggiungibili. Davvero consigliatissimo. 

Pupille [Instagram Post]


 

Opinione: Pupille, di Luigi Musolino



"Sono piena di occhi, mamma... Sono pieno di pupille dentro, papà...". Occhi dentro. Pupille. Per guardare avanti. Per osservare il domani. Idrasca, provincia profonda. Un signore di polvere e solitudine, più antico dell'Uomo, scrive una favola di cataclismi inevitabili, un libro da leggere ai bambini, per spalancare loro gli occhi sulle tenebre del futuro. I bambini ascoltano, apprendono, reagiscono, sconvolgendo la routine della placida comunità. Luigi Musolino ci accompagna per le strade di un paese travolto da un'oscura rivelazione che colpisce i bambini per poi proliferare nel mondo degli adulti, raccontandoci una fiaba horror il cui epilogo è già scritto nelle apocalissi dei giorni a venire.
 

Un piccolo racconto horror che in neanche 100 paginette ha dentro di tutto e riesce a lasciare tanto al lettore. La storia ha due punti di vista uno quasi "fiabesco" infatti si riferisce all'uomo di polvere. Un essere quasi immortale che ha visto di tutto e che può vedere non solo nel presente. Finendo in una scuola si incuriosisce riguardo ai bambini che si trova intorno e decide di scrivere una favola per loro.

Ci mette mesi anni ma quando è completa li chiama uno per uno per leggergliela. Per fare aprire loro gli occhi e permettergli di vedere la realtà che l'età così piccola non permette di percepire proteggendo la loro innocenza. L'altro punto di vista è quello di una madre che di botto si rende conto che la figlia ha qualcosa che non va. Di notte si comporta in modo molto strano che la spaventa moltissimo ma di giorno tutto sembra tornare normale. Non sarà sola ma nemmeno insieme ad altri genitori sapranno bene cosa fare per capirne la causa. Sarà per puro caso che sentirà nominata questa fiaba e andrà ad indagare...

Ovviamente questo è quello più meno contenuto anche nella trama. Sembra un po' la solita storia dei genitori che vanno dal mostro per salvare i propri figli ma non è proprio così.

È molto più realistico e contiene tutto il cinismo l'egoismo e l'ipocrisia degli adulti che si scontra con un essere quasi eterno (che non si capisce bene se voleva fare del bene ai bambini anche se in modo totalmente sbagliato). E in mezzo a tutto ciò appunto i bambini che non hanno colpa riguardo queste decisioni sulla loro vita.

Non entra troppo in dettagli inutili questo l'ho apprezzato molto anche perché in poco riesce comunque a colpire dove serve e dare al lettore una storia pulita veloce e pungente lasciandolo con tante domande e perché no anche della rabbia. Chi è il vero cattivo? Questa domanda me la porterò dietro. Non è così facile, in questo quadro dove nulla è bianco o nero. Certo, in alcuni passaggi è arduo non puntare il dito (davanti certe scene) ma nel complesso...

Forse non c'è un mostro. Forse non c'è un cattivo. Forse ci sono solo decisioni in buona fede andate male. Forse ci sono scelte che pensano di essere furbe ma non lo sono affatto.

Questo fa paura, mette rabbia, fa riflettere.

Questo, per me, è l'horror. Che non deve per forza terrorizzare ma spingere oltre le solite storie andando a scavare dove non si vuole guardare.
Un racconto molto bello che ho aspettato troppo a leggere e che ora consiglierei a tutti*

*Postilla d'obbligo: pere è stata acqua fresca, ma mi rendo conto che alcune scene potrebbero essere un po' fastidiose (riguardando bambini in particolare). Quindi se siete sensibili, prendetelo con le pinze oppure evitate se pensate sia troppo.

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Eros Ehilia Agape, di Rachel Swirsky [Instagram Post]


 

Opinione: Eros Ehilia Agape, di Rachel Swirsky



Eros, Philia, Agape sono tre termini con cui l'antico greco definiva l'amore nelle sue diverse declinazioni. "Eros Philia Agape" è il titolo perfetto per questa novella di Rachel Swirsky che pone al centro del racconto la relazione tra Adriana, giovane donna di successo con qualche trauma alle spalle, e Lucian, il suo compagno robot. In un domani in cui è facile riconoscersi, l'autrice affronta con una sensibilità unica il confronto tra essere umano e intelligenza artificiale, e lo fa da un punto di vista originale e particolarmente brillante. Rachel Swirsky mette a fuoco l'evoluzione di un percorso emotivo e racconta i rapporti famigliari con una prosa ricca e suggestiva, affascinando il lettore con il dilemma che costituisce il cuore del racconto.

Un piccolo racconto che non so quanto mi abbia convinto, nonostante mi abbia lasciato qualcosa perché ogni tanto ci ripenso e alcuni frammenti mi sono rimasti addosso. Lo ammetto, la copertina mi ha rapito subito. Il titolo e la trama, poi, promettevano molto bene. Però manca qualcosa. Ma non capisco se nelle pagine o in me, per comprendere meglio ciò che viene raccontato. La storia è abbastanza particolare e familiare allo stesso tempo. Tematiche già "lette\viste" qui presentate attraverso gli occhi di Adriana e Lucian, dando il tocco personale della loro relazione.Scopriremo poco, intuendolo più che altro, riguardo questa coppia così particolare. Adriana è piuttosto giovane, ricca, intelligente, ma sola da tutta la vita (durante le pagine si capirà come mai), e decide di farsi costruire un robot per starle accanto, ma nemmeno lei si sarebbe mai immaginata di innamorarsene. Un dettaglio interessante è che Lucian, la sua personalità e mente, si plasmano durante le prime settimane passate insieme. Non viene creato e mandato come "fidanzato perfetto". Ha una sorta di "nascita" quando viene, diciamo, acceso per la prima volta, e in poco impara e "cresce" mentalmente.
Ma cos'ha di così particolare per cui merita di essere letto?

Ci troviamo davanti ad un Lucian in crisi d'identità, che si domanda chi sia davvero, in particolare cosa sia l'amore ed il possesso, e cosa li distingua. Poiché è qualcosa che si è insinuato da tempo nella sua mente e non riesce a capire la differenza.

Fra lui e Adriana c'è amore vero? Oppure lui è "suo"? E lei cos'è davvero per lui?

Davvero, vi ho buttato alcune domande che non vengono proprio pronunciate apertamente ma fanno da sfondo ai pensieri di Lucian, sia nel presente che nei ricordi che rievoca durante le riflessioni.

Una lettura breve, frammentata, infatti storia non è lineare, ci troviamo a zizzagare fra ricordi più o meno recenti della loro lunga relazione.
Come in lampo in cui dobbiamo vedere il più possibile prima che la luce finisca e torni in buio. Tanti temi che circondano il racconto appena accennati, che avrebbero meritato più spazio, ma probabilmente avrebbero creato qualcosa di totalmente diverso.

Quindi, come tiro le somme?
Scritto bene, tematiche interessanti, domande molto complesse a cui rispondere, frammenti di vita che ti strappano il cuore (Fuoco, capirete se lo leggerete). Però il tutto troppo rapido, troppo saltellante fra i vari POV e salti temporali.

Insomma, così strano che meriterebbe di esser letto, ma forse non adatto a tutti.


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Seppellitemi Lassù In Montagna, di Francesca Tacchi [Instagram Post]


Eh sì, avrei dovuto parlarvene molte settimane fa, anche se in particolare avrei voluto fare uscire un post lunedì (o al massimo martedì 25, visto le tematiche trattate). Ma non mi venivano le parole e quindi ho lasciato perdere.

Così, senza un briciolo di motivo, mi ritrovo a buttar giù di getto una sorta di opinione solo perché ho qualche idea che mi frulla in testa. Vedremo come andrà...


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Opinione: Seppellitemi Lassù In Montagna, di Francesca Tacchi

“Ogni giorno è buono per ammazzare nazisti.”
Italia 1944, il partigiano Veleno non pensa ad altro che uccidere quanti più nazisti può prima di lasciare questo mondo. Accompagnato dal fido Rame, e protetto dall’antica dea Angizia, è in missione tra le montagne dell’Italia centrale per recuperare una strana arma che i nazisti stanno progettando di usare contro gli Alleati nella battaglia di Montecassino. Scritta con un ritmo vertiginoso, e accompagnata da una prosa travolgente, la novella di Francesca Tacchi unisce le più straordinarie caratteristiche del romanzo fantastico alla passione per la nostra Resistenza in un mix esplosivo e letale di azione e meraviglia. Pubblicato in origine negli Stati Uniti Seppellitemi lassù in montagna arriva in Italia in una nuova edizione rielaborata dall’autor? per il nostro pubblico. … Francesca Tacchi Scrittor? queer di storie fantasy con elementi horror e umoristici, Francesca Tacchi vive a Bologna insieme al marito, un cucciolo di shiba e tre dozzine di piante. Appassionat? di storia e mitologia, Francesca propone nella sua narrativa riletture weird della storia e del folklore italiano. Ha esordito nel 2022 negli Stati Uniti con questa novella.


Eh sì, avrei dovuto parlarvene molte settimane fa, anche se in particolare avrei voluto fare uscire un post lunedì (o al massimo martedì 25, visto le tematiche trattate). Ma non mi venivano le parole e quindi ho lasciato perdere.

Così, senza un briciolo di motivo, mi ritrovo a buttar giù di getto una sorta di opinione solo perché ho qualche idea che mi frulla in testa.
Vedremo come andrà...ma soprattutto, se eravate indecisi, se vi incuriosirà e vi spingerà a dargli una chance.

Questo era un titolo che stavo aspettando, seppur non avessi capito nulla della trama. A pelle mi ispirava moltissimo. Partiamo col dire che la frase iniziale mi ha conquistato totalmente
"Ogni giorno è un buon giorno per uccidere nazisti".
Perfetta!
Amore immediato!

Ci troviamo in Italia nel 1944, insieme ai partigiani Veleno e Rame, che ci faranno conoscere la loro lotta e il loro odio profondo verso nazisti e fascisti. Una lotta che per Veleno è radicata fin a portarlo all'autodistruzione. Infatti come missione vuole portare più nazifascisti con sé nella tomba. Altro non si pone nella vita. E durante le pagine capiremo come mai questa scelta così drastica e questo modo di vedere la vita così estremo.

Ma non è un romanzo solo di resistenza. Infatti l'autrice mescola abilmente a tutto ciò elementi fantastici, portando "in vita" Dei e Dee che sono sopravvissuti grazie a chi ne ha portato avanti la memoria. E Veleno è uno di questi, poiché la sua famiglia si tramanda un anello della Dea Angizia che dona il potere della guarigione.

Ovviamente questo è un accenno alla trama. Ci saranno sviluppi interessanti quando Veleno, con Rame ed altri, dovranno andare in missione per riuscire a fermare un piano che potrebbe spostare in modo decisivo l'ago della bilancia fra le fazioni. Lo so, fa strano trovarsi con così tante tematiche così particolari e diverse fra loro tutte insieme, ma la cosa straordinaria è che il mix funziona alla grande.

Un breve romanzo, forse più un racconto dovrei dire, che affronta molte tematiche: la guerra, la perdita, l'amicizia, la vendetta, l'amore, la speranza,...insomma, molto ricco seppur brevissimo, con quel tocco di sovrannaturale che riesce ad arricchire il tutto senza stravolgere le cose.

Sono rimasta molto sorpresa in positivo per questa lettura che mi ha dato occasione di iniziare il 2023 alla grande. Si, lo so, l'uscita non era a gennaio, ma fra i titoli letti da inizio anno si è rivelato il primo più bello.

Consigliato? Si!
Con dei "ma". Non è una lettura per tutti. Se leggete la trama e vi ispira: prendetelo ed amatelo. Altrimenti, andateci magari un pochino più cauti.

Il Vampiro di Ropraz, di Jaques Chessex [Instagam Post]



𝐸 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎. 𝐸 𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑙𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎, 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑔ℎ𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖, 𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑡𝑒𝑛𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑙𝑎𝑟𝑑𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑜𝑓𝑖𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑢𝑐ℎ𝑒 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑖𝑎𝑔ℎ𝑒, 𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑣𝑖𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎, 𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑟𝑜𝑧𝑧𝑜 𝑡𝑟𝑎𝑓𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑠𝑝𝑖𝑙𝐼𝑜𝑛𝑖, 𝑚𝑎𝑟𝑡𝑖𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜, 𝑒 𝑖 𝑚𝑎𝑙𝑒𝑓𝑖𝑐𝑖 𝑔𝑒𝑡𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖, 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑔ℎ𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑐𝑢𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜. 𝐴𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑎𝑖, 𝑛𝑒𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑜𝑠𝑡𝑖𝑔𝑙𝑖, 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑛𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝑚𝑎𝑔𝑖𝑎 𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒 𝑚𝑒𝑠𝑡𝑟𝑢𝑎𝑙𝑒, 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑚𝑖𝑡𝑜, 𝑑𝑖 𝑏𝑎𝑣𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑜𝑠𝑝𝑜 𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑣𝑒𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑎.
𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒍𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂 𝒕𝒓𝒐𝒑𝒑𝒐, 𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂𝒕𝒊 𝒂 𝒅𝒓𝒊𝒕𝒕𝒂 𝒆 𝒂 𝒎𝒂𝒏𝒄𝒂. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒍𝒖𝒏𝒂 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒕𝒐, 𝒕𝒊𝒆𝒏𝒊 𝒊𝒍 𝒔𝒆𝒓𝒑𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒂𝒄𝒄𝒂.
𝐸 𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑙𝑙𝑖𝑎 𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑎𝑔𝑎. 𝐸 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎.

Una storia con un potenziale enorme che, non lo so,...mi ha lasciato abbastanza insoddisfatta. Poteva essere la base per qualcosa di bello corposo...ma facciamo un passo indietro.

Chessex prende spunto da un fatto realmente accaduto, ovvero nel 1903 la figlia di un giudice muore molto giovane, sui 20 anni, e un mattino trovano la tomba profanata, ed il cadavere quasi divorato.
Da quel momento scatta una paura folle ed irrazionale che scatenerà una caccia al "vampiro".

L'autore sfrutta questo come base per il suo racconto, arricchendo il tutto di dettagli ed altri crimini, regalando un immaginario sempre più folle della gente che vive in quella zona. Perché questo su cui ci si focalizza: la superstizione e la paura che rendono imprevedibili e folli le persone, sopratutto se in gruppo.
Infatti andrà di mezzo un garzone con problemi fisici e mentali. Che sia vero o meno la folla si è espressa.

Un racconto succinto e breve che avrebbe potuto essere un romanzo decisamente avvincente e molto ricco, perché di dettagli Chessex ne regala al lettore.
Infatti mi è piaciuto, ma non tantissimo.
Probabilmente lo rileggerò con calma fra un po' di tempo (neanche 100 paginette scritte larghe) e vedrò se cambio idea.

Lo consiglio? Ni.
È breve, scorrevole, ricco di dettagli ma non solo sui fatti, approfondisce anche cosa viene fatto ai cadaveri e può essere disturbante.
Però lo trovate come minimo a metà prezzo, negli store online. Il che non guasta.

Il Racconto Della Vecchia Balia, di Elizabeth Gaskell [Instagram Post]

𝕼𝖚𝖆𝖓𝖉𝖔 𝖛𝖔𝖘𝖙𝖗𝖆 𝖒𝖆𝖉𝖗𝖊, 𝖑𝖆 𝖕𝖎𝖈𝖈𝖔𝖑𝖆 𝖘𝖎𝖌𝖓𝖔𝖗𝖎𝖓𝖆 𝕽𝖔𝖘𝖆𝖒𝖔𝖓𝖉, 𝖆𝖛𝖊𝖛𝖆 𝖖𝖚𝖆𝖙𝖙𝖗𝖔 𝖔 𝖈𝖎𝖓𝖖𝖚𝖊 𝖆𝖓𝖓𝖎, 𝖊𝖓𝖙𝖗𝖆𝖒𝖇𝖎 𝖎 𝖘𝖚𝖔𝖎 𝖌𝖊𝖓𝖎𝖙𝖔𝖗𝖎 𝖒𝖔𝖗𝖎𝖗𝖔𝖓𝖔, 𝖆 𝖖𝖚𝖎𝖓𝖉𝖎𝖈𝖎 𝖌𝖎𝖔𝖗𝖓𝖎 𝖉𝖎 𝖉𝖎𝖘𝖙𝖆𝖓𝖟𝖆 𝖑'𝖚𝖓𝖔 𝖉𝖆𝖑𝖑'𝖆𝖑𝖙𝖗𝖆. 𝕼𝖚𝖆𝖓𝖙𝖎 𝖋𝖚 𝖙𝖗𝖎𝖘𝖙𝖊 𝖖𝖚𝖊𝖑 𝖕𝖊𝖗𝖎𝖔𝖉𝖔...

[...] 𝕷𝖆 𝖕𝖆𝖉𝖗𝖔𝖓𝖆 𝖒𝖎 𝖈𝖍𝖎𝖊𝖘𝖊, 𝖘𝖚𝖑 𝖑𝖊𝖙𝖙𝖔 𝖉𝖎 𝖒𝖔𝖗𝖙𝖊, 𝖉𝖎 𝖓𝖔𝖓 𝖆𝖇𝖇𝖆𝖓𝖉𝖔𝖓𝖆𝖗𝖊 𝖑𝖆 𝖕𝖎𝖈𝖈𝖔𝖑𝖆 𝕽𝖔𝖘𝖆𝖒𝖔𝖓𝖉: 𝖆𝖓𝖈𝖍𝖊 𝖘𝖊 𝖓𝖔𝖓 𝖆𝖛𝖊𝖘𝖘𝖊 𝖒𝖆𝖎 𝖕𝖗𝖔𝖋𝖊𝖗𝖎𝖙𝖔 𝖕𝖆𝖗𝖔𝖑𝖆 𝖎𝖓 𝖒𝖊𝖗𝖎𝖙𝖔, 𝖑'𝖆𝖛𝖗𝖊𝖎 𝖕𝖔𝖗𝖙𝖆𝖙𝖆 𝖈𝖔𝖓 𝖒𝖊 𝖋𝖎𝖓𝖔 𝖎𝖓 𝖈𝖆𝖕𝖔 𝖆𝖑 𝖒𝖔𝖓𝖉𝖔.


Una storia dove vecchi fantasmi tormentano la vita degli abitanti della Manor House. Mistero, strane presenze e una bambina da proteggere.
Pochi elementi, ben bilanciati, che creano una storia molto interessante e piacevole, con alcuni colpi di scena.
Un racconto davvero bello da leggere!

La Storia Segreta Di Una Contessa Irlandese, di Joseph Sheridan Le Fanu [Instagram Post]

 


𝕮𝖆𝖗𝖔 𝖆𝖒𝖎𝖈𝖔,

𝕸𝖎 𝖆𝖛𝖊𝖙𝖊 𝖉𝖔𝖒𝖆𝖓𝖉𝖆𝖙𝖔 𝖉𝖎 𝖗𝖆𝖈𝖈𝖔𝖓𝖙𝖆𝖗𝖛𝖎 𝖓𝖊𝖑 𝖉𝖊𝖙𝖙𝖆𝖌𝖑𝖎𝖔 𝖌𝖑𝖎 𝖘𝖙𝖗𝖆𝖓𝖎 𝖊𝖛𝖊𝖓𝖙𝖎 𝖈𝖍𝖊 𝖍𝖆𝖓𝖓𝖔 𝖘𝖊𝖌𝖓𝖆𝖙𝖔 𝖑𝖆 𝖒𝖎𝖆 𝖌𝖎𝖔𝖛𝖎𝖓𝖊𝖟𝖟𝖆 𝖊 𝖎𝖔, 𝖘𝖊𝖓𝖟𝖆 𝖆𝖑𝖈𝖚𝖓𝖆 𝖊𝖘𝖎𝖙𝖆𝖟𝖎𝖔𝖓𝖎, 𝖒𝖎 𝖘𝖔𝖓𝖔 𝖈𝖎𝖒𝖊𝖓𝖙𝖆𝖙𝖆 𝖓𝖊𝖑𝖑'𝖎𝖒𝖕𝖗𝖊𝖘𝖆; 𝖇𝖊𝖓 𝖈𝖔𝖓𝖘𝖆𝖕𝖊𝖛𝖔𝖑𝖊 𝖈𝖍𝖊, 𝖋𝖎𝖓𝖈𝖍𝖊' 𝖛𝖎𝖛𝖗𝖔', 𝖎𝖑 𝖗𝖎𝖘𝖕𝖊𝖙𝖙𝖔 𝖈𝖍𝖊 𝖆𝖛𝖊𝖙𝖊 𝖕𝖊𝖗 𝖎 𝖒𝖎𝖊𝖎 𝖘𝖊𝖓𝖙𝖎𝖒𝖊𝖓𝖙𝖎 𝖛𝖎 𝖎𝖒𝖕𝖊𝖉𝖎𝖗𝖆' 𝖉𝖎 𝖉𝖎𝖛𝖚𝖑𝖌𝖆𝖗𝖊 𝖖𝖚𝖊𝖘𝖙𝖊 𝖎𝖓𝖋𝖔𝖗𝖒𝖆𝖟𝖎𝖔𝖓𝖎. 𝕯𝖔𝖕𝖔𝖙𝖚𝖙𝖙𝖔, 𝖘𝖔𝖓𝖔 𝖈𝖔𝖓𝖘𝖈𝖎𝖆 𝖉𝖊𝖑 𝖋𝖆𝖙𝖙𝖔 𝖈𝖍𝖊 𝖖𝖚𝖆𝖓𝖉𝖔 𝖓𝖔𝖓 𝖈𝖎 𝖘𝖆𝖗𝖔' 𝖕𝖎𝖚' 𝖓𝖔𝖓 𝖘𝖆𝖗𝖆' 𝖗𝖎𝖒𝖆𝖘𝖙𝖔 𝖓𝖊𝖘𝖘𝖚𝖓𝖔 𝖈𝖍𝖊 𝖕𝖔𝖙𝖗𝖆' 𝖘𝖊𝖓𝖙𝖎𝖗𝖘𝖎 𝖔𝖋𝖋𝖊𝖘𝖔 𝖔 𝖋𝖊𝖗𝖎𝖙𝖔 𝖉𝖆 𝖖𝖚𝖊𝖘𝖙𝖔 𝖗𝖆𝖈𝖈𝖔𝖓𝖙𝖔.

Un breve giallo, dove la protagonista si ritrova orfana affidata alle cure dello zio paterno, che però l'accoglie a braccia aperte solo per l' eredità. Isolata da tutti, si trova sola e minacciata in una casa piena di pericoli.
Una lettura molto piacevole!