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Opinione: Furore, di John Steinback


Pietra miliare della letteratura americana, Furore è un romanzo mitico, pubblicato negli Stati Uniti nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l’anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell’opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. 

Nell’odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un’intera nazione. L’impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria “come un marchio d’infamia”. 

Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell’uomo contro l’ingiustizia, Furore è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi per la prima volta in tutta la sua bellezza.



Non so bene come parlarvene.
Come dopo "Uomini e Topi" credo di esser io il problema, di non capire bene la grandezza di cosa scrive Steinbeck e cosa vuol trasmettere. Mi arriva poco. Non so se sono poco ricettiva in questi periodo, o sono proprio fatta così (ed è un vero peccato).

Questo romanzo è enorme. Ma non parlo delle pagine. Superano le 600, ma non si sentono. Scorrono velocissime. Ha una penna decisamente straordinaria questo autore, rendendo tutto estremamente  scorrevole.

Possiamo dividere il romanzo in due parti, che si leggono a capitoli alterni.
Una parte racconta l'America, in uno dei suoi momenti peggiori.
Questa enorme crisi che la colpisce, portata dal progresso e che obbligherà migliaia di persone a fare i bagagli per trovare da qualche parte una sorta di "terra promessa" dove poter lavorare di nuovo. Per poter sfamare se stessi e la propria famiglia.
Una ricerca anche di dignità, perché senza il lavoro, ahimè, non siamo niente. Anzi, diventiamo (agli occhi degli altri e poi tutto ciò ci penetrerà nel cuore) dei reietti, delle persone da evitare, da odiare... Perché? In una parola: paura.

Un tema ancora troppo attuale che fa riflettere ancora di più il lettore su quanto sia vasta (e stupida, per tanti versi) questa paura.
Paura che si portino via quel poco che si ha. Paura che si organizzano e pretendono di esser trattati da esseri umani. E quindi si inizia il gioco insieme alla polizia, che deve tenerli a bada, dividerli, non farli sentire mai al sicuro, mai farli aggregare. Sempre testa bassa e timore di finire in carcere o peggio.
Il tutto mentre chi è riuscito col tempo a comprarsi enormi terreni chiama lavoro al ribasso, sfruttando gli enormi numeri e la fame che imperversa nella gente.
Se tu non vuoi farlo per 5 centesimi, lo farà lui.
Schiavismo, mettendo i lavoratori contro altri lavoratori, nella disperazione di portare a casa qualsiasi cosa per non far morire i figli di fame.
Questione ancora oggi familiare (giocare al "se non lo vuoi tu, c'è un altro dietro la porta per questo lavoro").

Ma il peggio arriva alla fine, quando tutto si rivolta contro i proprietari terrieri. Non quelli enormi, loro non sentiranno mai niente. Ma gli altri, non vendendo abbastanza non possono pagare chi raccoglie. E senza raccolto, la frutta, la verdura,...viene lasciata marcire. Anzi, viene distrutta, avvelenata, vengono messe persone di guardia per sparare a chi tenta di prendere il cibo guasto. Perché se lo puoi prender gratis, io che ci guadagno?
Così mentre la fame li sta distruggendo, la gente è costretta a subire l'ennesimo schiaffo. Veder tutto questo cibo irraggiungibile, mentre si crepa di fame.

Altro filone narrativo è rappresentato dalla famiglia Joad. Quando Tom esce di galera e torna a casa, trova il tutto deserto e non capisce cosa stia accadendo. Nessuno che vive nei dintorni. Case abbandonate e saccheggiate. Sarà un suo conoscente che gli spiegherà come stanno andando le cose.
Sono arrivati i trattori.
Uno solo svolge il lavoro di tantissimi uomini e costa molto molto meno. Il terreno se lo è ripreso il proprietario (la Banca) e sarà tutto da arare, spazzando via le case.
Non importa l'amore che si dava alle coltivazioni. Non importa quante famiglie vengono buttate in mezzo alla strada. Il progresso chiama e nessuno vuole restare indietro. Nessuno vuole perderci soldi.
Sempre in nome e sempre colpa de "la Banca". Nessuno che passa di lì si prende responsabilità, basta dare questo nome così grande, immenso, per fare spallucce e intimorire i contadini, che non hanno altra a scelta che andarsene, non potendo nemmeno combattere, non essendo un nemico fisico.

Il "miracolo" avviene sotto forma di volantino "venite in California, abbiamo lavoro per voi".
Troppo bello per esser vero, ma partono.
Un viaggio enorme, ricco di speranza, dove troveranno altri come loro e si vedrà la gentilezza in tanti cuori, che sono pronti a dividere ed aiutare, perchè sono tutti sulla stessa barca, nonostante tutto.
Una strada lunghissima, percorsa in famiglia, ma che vedrà un "non-epilogo" una volta arrivati in destinazione, dove il gioco si farà chiaro agli occhi di tutti. Sono troppi, pagano troppo poco e per pochissimo tempo. La polizia li ha nel mirino e non hanno nemmeno le basi per organizzarsi e ribellarsi a tutto ciò.

Una storia distruttiva e che non ha una vera e propria morale, nè un finale. Racconta una realtà. Anzi due, una personale (attraverso i Joad) ed una più vasta (raccontando l'America in generale); la stessa ma in due frammenti diversi e che non sempre combaciano al 100%.
Un romanzo potente ed enorme, dalla potenzialità incredibile che, ripeto ed ammetto, credo di non aver percepito al suo pieno.

Da leggere almeno una volta nella vita, assolutamente. Ci vuole il periodo giusto e pazienza, ma se entrate nella storia non sentirete scorrere le pagine e sarà fin troppo breve.

Opinione: La Carne, di Emma Glass


La carne è la perturbante opera prima di Emma Glass: una fiaba-incubo lirica e bizzarra, una storia di iniziazione tragica all’umano destino, il racconto di come il male a un certo punto, brutalmente, penetra la vita che, da lì in avanti, non può occuparsi d’altro che di fare i conti con il male – perché la vita questo è: una storia di sopravvivenza, non sempre a lieto fine.

 C’era una volta un uomo fatto di salsicce. E c’era una volta una ragazza vegetariana. L’uomo fatto di salsicce aggredisce la ragazza vegetariana. La ragazza vegetariana torna a casa col sangue che cola lungo le cosce, sutura la ferita con ago e filo e prova a fare come se niente fosse. Ma fare come se niente fosse è difficile, perché l’uomo fatto di salsicce non smette di perseguitarla: spiandola dal bosco vicino a scuola, affacciandosi a una finestra, spuntando da un lampione. La ragazza vegetariana non riesce a dormire, con il ricordo di quella gigantesca bocca spalancata, non riesce a concentrarsi, con quell’odore di grasso bruciato nelle narici, non riesce a mangiare, con lo stomaco gonfi o e teso come un tamburo. Sente qualcosa di mostruoso crescerle dentro. Per riavere indietro la sua vita – andare a scuola, a nuotare, incontrare il fidanzato – la ragazza vegetariana assale l’uomo fatto di salsicce e lo cucina a un barbecue di famiglia. Poi si butta in piscina, ma il suo corpo si spolpa e diventa un osso. E poi la ragazza vegetariana e l’uomo fatto di salsicce non c’erano più. La carne è la perturbante opera prima di Emma Glass: una fiaba-incubo lirica e bizzarra, una storia di iniziazione tragica all’umano destino, il racconto di come il male a un certo punto, brutalmente, penetra la vita che, da lì in avanti, non può occuparsi d’altro che di fare i conti con il male – perché la vita questo è: una storia di sopravvivenza, non sempre a lieto fine. Emma Glass la articola con una prosa ritmica, percussiva, viscerale; un linguaggio che ha nello sperimentalismo di James Joyce il più diretto ascendente. L’indicibile, difatti, necessita di magia per essere proferito, comunicato, elaborato. L’innominabile deve essere sublimato. E la magia dell’arte è l’unico strumento che abbiamo.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °
 
Ad una prima occhiata la trama dice già tutto della storia, eppure c'è davvero tanto di più, anche se racchiuso in sole 114 paginette. Una storia che mi ha incuriosito subito, non so più nemmeno come mi sia apparsa sotto gli occhi, eppure: dovevo leggerla!
Un bisogno istintivo, forte, che mi spingeva (giorno dopo giorno) a controllare su Libraccio quando ne sarebbe comparsa una copia usata da poter prendere al volo (insieme ad altri libri).
Sono rimasta titubante per un po', ma la curiosità ha vinto e nonostante il rapporto pagine/prezzo (abbattuto sui 9€ e qualcosa) per me fosse caro, mi sono buttata e sono rimasta (fortunatamente) pienamente soddisfatta.

Eh si, perché l'enorme (ed unico) punto dolente di questo libro è il prezzo davvero eccessivo (17€ nuovo; 14,45€ online; 7,99€ digitale...mi è andata bene sull'usato!).
Davvero troppo caro e ciò allontana la gente, anche se tentata a leggerlo.
Non capisco come mai questa scelta, ma sicuramente si sono dati la zappa sui piedi perché o uno l'ha già letto e ne è proprio ma proprio innamorato e ne vuole una copia, altrimenti non lo prenderà, essendo l'autrice esordiente.
Anche perché le recensioni online sono piuttosto pessime (cosa che non condivido affatto), quindi se uno si fa due calcoli: rischiare a spendere così tanto, per un libricino così piccolo e con una media bassa; lo lascio sullo scaffale (digitale, non so se in libreria fisica ci sia).
Ed è un enorme peccato.

Comunque, ora vi spiego perché merita di essere letto, secondo me.
Parto dal presupposto che sto cercando in questo periodo storie forti, non convenzionali, che rompano muri e silenzi, parlando di temi difficili da affrontare e che portino a riflettere su di essi.
In questo breve romanzo ho trovato tutto questo e molto di più.
La storia inizia immediata, brutale, ti fa stringere lo stomaco e sentire male.
Peach si racconta negli attimi che (capiremo) sono succeduti allo stupro:

Vischiosa appiccicosa appiccica appiccicaticcia lana lacerata bagnata, avvolta intorno alle ferite, cuce la cute squarciata mentre cammino, raschio la mano guantata contro il muro. Mattoni rossi rompono la lana. Rompono la pelle. [...]
E' buio. Il sangue è nero. Crepa crepitio crepitante. Avvicino le mani alla faccia e tolgo l'unto. Si attacca alla lingua, striscia in bocca, slitta sui denti, sulle guance, gocciola in gola. Vomito. [...]

L'autrice ha scelto uno stile narrativo inusuale ma perfetto, che riesce a farti entrare nella storia, a sentire le stesse sensazioni e ti obbliga a leggere con calma per fartele assaporare e sentire ciò che Peach sta passando. Attraverso l'allitterazione (la ripetizione di parole con lo stesso suono) le sue parole diventano macigni da leggere e un peso nel petto, immedesimandoci con la giovane protagonista.
Usa anche uno stile di scrittura leggermente inusuale, infatti i dialoghi avvengono mescolati con il testo. Non ci sono pause, a capo, momenti di stacco. Tutto è confuso, appiccicato, contribuendo anche con questo a farci entrare nella mente di Peach, per sentire il disgusto di ciò che le è avvenuto misto alla paura che qualcuno lo possa scoprire.
Uno dei più grandi taboo da rompere: parlare della violenza subita. La vergogna della vittima che si sente colpevole, anche se non ha fatto niente.

Lei è distrutta da tutto questo, eppure torna a casa preoccupata solo che i suoi genitori se ne possano accorgere, e si nasconde. Butta via tutto e si chiude nella doccia. Ma poi fa un gesto più estremo.
L'uomo di salsicce non l'ha solo violata, ma l'ha squarciata, così lei deve ricucirsi. Fisicamente.
Eppure non è finita neppure dopo quel gesto atroce, dopo il silenzio, la volontà di dimenticare, di fare finta di niente, perché lui le ha scritto. Lui dice di amarla. Sa il suo nome e dove abita.
Lei vorrebbe parlarne, ma non ci riesce. Sente lo stimolo col fidanzato, ma non emette suono.

Green guarda i graffi sulle nocche. Il sorriso si storce. Ti sei fatta male, dice. Passo le dita sul sangue secco. Dovrei dirglielo. Sono caduta. Ieri sera. Al buio, dico. Lui bacia i tagli. Mi dispiace che non ero con te. Dovrei diglielo. Quando sei rientrata non mi hai nemmeno chiamato. [...]
Perché non mi hai chiamato? chiede. Balbetto. Borbotto. Il vomito risale su per la gola. Stringo intorno alla gola il collo del cappotto e inghiotto. Il cuore batte contro i polmoni e il respiro esplode in piccoli proiettili. Voglio dirglielo. Dovevo badare al piccolo Baby. Parole esili.

Un suo insegnante si accorge di qualcosa, ma vede solo un essere inquietante che la osserva da lontano. E lei sente dentro qualcosa, che la gonfa, che le cresce dentro, e non sa spiegarsi cosa possa essere. E intanto l'incubo continua, perché le lettere non smettono di arrivare e lei lo sente sempre intorno a sé.

L'aria fredda mi pinza il naso, intorpidisce le narici, riempie la faringe di gelo. E, oh. Entra aria che aderisce ai peli del naso, l'aria si gela in gola, l'aria che mi soffoca. Soffoca. L'odore. L'. Odore. Di Fumo. Carne di maiale alla griglia. Sento odore di carne di maiale. Il fumo di carne di maiale si biforca nel naso, mi riempie la gola. Soffoco. Soffoco. Soffoco. Lui è qui.

Pagina dopo pagina la vediamo obbligarsi a dimenticare, nonostante qualcosa le sta crescendo dentro con un invadenza che non comprendiamo. Ma lui non glielo permette. La spia. Le scrive. La minaccia. Fino a portarla al limite e costringerla a fare ciò che non avrebbe mai voluto.
Eppure, non è la fine. Perché altro attende Peach, quel qualcosa dentro di lei.

Un romanzo difficile da leggere, ma straordinario. Ambientato in un mondo fantastico, dove non ci sono persone, ma esseri semi-umani ma con caratteristiche del cibo.
Peach (pesca) è come il frutto. Morbida, dolce. Il suo fratellino è una caramella. Tutto è altro, permettendo di dare un doppio valore alle cose, in queste pagine ricche di significati nascosti.
Permettendo di poter parlare di questo atto ignobile, usando un ampia gamma di possibilità senza mai parlare direttamente. Lo trovo straordinario.

Anche nel finale, che ha fatto abbassare il voto a molti, (che, ammetto, ho dovuto rileggere più volte) credo ci siano varie interpretazioni da poter dare, che riescono ad arricchire tutto ciò, che non può avere un lieto fine. Non è quel genere di romanzo.
E' una storia schietta, dura, che ferisce, e che deve farlo per parlare nella maniera migliore di uno stupro.

Indubbiamente vi consiglio di trovarlo e leggerlo.
Non sarà per tutti (se siete particolarmente sensibili, direi di evitare), ma non ho mai letto niente di simile e mi ha lasciato scioccata e meravigliata (credo sia un talento poter raccontare con tale potenza un esperienza così devastante).
Spero davvero ne facciano una versione economica per permettere ad un pubblico maggiore di poterlo comprare e leggere, anche solo per curiosità.

Opinione: L'incubo di Hill House, di Shirley Jackson


Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice - e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l'esperimento paranormale in cui l'ha coinvolta l'inquietante professor Montague. È la Casa - con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole - a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.

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Ieri vi ho parlato della Serie Tv, sia Spoiler Free che non; ed alla fine di tutto gli elementi che la collegano al libro (trovate qui). Sconsiglio la lettura se non avete visto la serie & letto il libro.
Sono piccolezze che però omaggiano il romanzo e la Jackson. La trama è molto diversa, ma questi dettagli la rendono più interessante agli occhi degli appassionati, dando (appunto) un tocco per omaggiare l'autrice e l'idea che sta alla base della storia: Hill House, la casa maledetta.

In generale il romanzo mi è piaciuto. Lo stile della Jackson ormai credo mi abbia stregato, e penso proprio che "sarò costretta" a prendere e leggere tutti i suoi romanzi tradotti in Italia. Spero ne vengano portati altri, in alternativa dovrò imparare a leggere in inglese.

La storia è un horror, anche se per me è stata scorrevole e piacevole, nessun salto o terrore fra le righe. Un libro che si muove fra il mistero e la psiche umana, così fragile a volte da essere una condanna. In questo c'è del terrore, della paura. Quanto poco basti per dare una spinta e cambiare le carte in tavola, rendendo la mente qualcosa di spaventoso.
La nostra protagonista, e voce narrante, è Eleanor, una giovane donna che si è presa cura della madre malata per anni, annullandosi e ritrovandosi ad essere "succube" a casa della sorella col marito ed il figlio. Una lettera del professor Montague le darà una via d'uscita per scappare e iniziare ad osare.
Purtroppo per lei sarà l'inizio di una permanenza davvero sgradevole, sotto il tetto di Hill House.

A farle compagnia il professore, Luke (il figlio della proprietaria della casa) e Theo, l'unica altra persona che ha risposto all'invito. Insieme a loro ci sarà la governante, rigida ed inflessibile, che col marito tiene in ordine la casa. Ma al calare delle tenebre sono soli, isolati dal mondo, in quella costruzione labirintica, in attesa che qualcosa si manifesti.
E non dovranno attendere molto.

A rendere il tutto inquietante è la narrazione di Nell, poiché ci renderemo conto di quanto sia fragile e disperatamente alla ricerca di qualcuno a cui aggrapparsi, facendo di Theo una figura importante, nonostante spesso sia così capricciosa da farle saltare i nervi. Altri fatti che capiteranno la renderanno al centro dell'attenzione, in modo sgradito, facendola apparire così fragile da emarginarla, cosa che lei non può sopportare.

Insomma, la casa sta in agguato e sembra aver in serbo per loro molti trucchetti per cacciarli via.
Vedremo crearsi un rapporto di amicizia, fra scherzi e battute nel gruppo, che però spesso viene minato in questi fattori, per dividerli.

Un romanzo scorrevole e molto bello da leggere, che però ha un unico punto dolente che mi ha costretto ad abbassarne la valutazione: il finale.
Brevissimo e fin troppo improvviso, non permette di comprendere appieno cosa stia accadendo, anche se lo si sospetta ripensandoci più e più volte.
Un vero peccato!

Ma in ogni caso: consigliato! Merita di essere letto...soprattutto questa notte.

La Teoria Del Tutto





Titolo originale The Theory of Everything 
Paese di produzione Regno Unito
Anno 2014
Durata 123 min
Genere biografico, drammatico, sentimentale
Regia James Marsh
Soggetto Jane Wilde Hawking (biografia)








Interpreti e personaggi
Eddie Redmayne: Stephen Hawking
Felicity Jones, Jane Wilde Hawking, Eddie Redmayne
Stephen Hawking
Felicity Jones: Jane Wilde Hawking
Maxine Peake: Elaine Mason
Charlie Cox: Jonathan Hellyer Jones
Emily Watson: Beryl Wilde
Guy Oliver-Watts: George Wilde
David Thewlis: Dennis William Sciama
Harry Lloyd: Brian
Simon McBurney: Frank Hawking
Abigail Crutenden: Isabel Hawking
Charlotte Hope: Philippa Hawking
Lucy Chappell: Mary Hawking
Christian McKay: Roger Penrose
Enzo Cilenti: Kip Thorne
Alice Orr-Ewing: Diana King
Georg Nikoloff: Isaak Markovich Khalatnikov
Thomas Morrison: Carter
Michael Marcus: Ellis
Gruffudd Glyn: Rees
Simon Chandler: John Taylor
Tom Prior: Robert Hawking

Trama
La Teoria del Tutto, il film diretto da James Marsh, racconta la storia del più grande e celebrato fisico della nostra epoca, Stephen Hawking (1942-2018), e di Jane Wilde, la studentessa di Arte di cui si è innamorato mentre studiavano insieme a Cambridge negli anni 60.
All'età di 21 anni, Stephen Hawking (Eddie Redmayne), brillante studente di cosmologia, è stato colpito da una malattia terminale per la quale, secondo le diagnosi dei medici, gli sarebbero rimasti 2 anni di vita. Stimolato però all'amore della sua compagna di studi a Cambridge, Jane Wilde (Felicity Jones), arrivò ad essere chiamato il successore di Einstein, oltre a diventare un marito e un padre dei loro tre figli. Durante il loro matrimonio allo stesso modo in cui il corpo di Stephen si indeboliva, dall’altro lato la sua fama accademica saliva alle stelle. Il professor Stephen Hawking è uno dei più famosi scienziati della nostra epoca e autore del bestseller "A Brief History of Time", che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo.

Trailer


Davvero un film eccezionale!
Avevo letto il libro da cui hanno poi tratto il film "Verso L'Infinito", che pensavo di aver recensito invece la memoria mi ha tratto in inganno (se non lo avete ancora letto: fatelo! E' incredibilmente bello); e quindi era in lista anche la visione ma ogni volta che mi veniva in mente rimandavo, fino a settimana scorsa quando è scomparso Stephen Hawking e lo hanno dato in televisione.

Eddie Redmayne è un nome che resta impresso, basta vederlo recitare una volta e ti incanta; infatti era una delle ragioni per cui pensavo che il film sarebbe stato bello: è un attore straordinario che riesce a portare sullo schermo personaggi davvero difficili e delicati (per esempio nel film "Danish Girl", dove interpreta il primo transessuale che si è sottoposto ad intervento chirurgico, ne parlo qui se siete curiosi a riguardo).
Insomma, bravissimo e mi ha decisamente sorpreso anche in questo ruolo, estremamente complesso per il quale penso che riesca ad incantare chiunque lo guardi, trasportandolo dentro la storia, fra la malattia e la vita di Hawking.
Persino il professor Hawking si è complimentato per il lavoro svolto (in generale) e ha deciso di "donare" la sua voce per la parte finale del film.
Redmayne ha lavorato tantissimo per prepararsi a questo ruolo, sia guardando molte riprese di Hawking, che lavorando sul suo corpo, perdendo molti chili, imparando a gestire la "fisicità" e le "movenze" dei malati (passando anche del tempo con chi soffre di SLA), fermandosi davanti allo specchio provando e riprovando espressioni e pose,...ed il tutto ha dato vita a qualcosa di stupefacente, permettendo allo spettatore di entrare in questa storia vera e mostrandogli tutto ciò che accade durante la vita e la malattia di Hawking; recitando in un modo così emozionante che ti coinvolge in modo totale, trascinandoti in questa storia d'amore davvero unica.

Ma non solo lui è bravo, anche la sua compagna di scena Felicity Jones, che interpreta la prima moglie di Hawking è perfetta per quel ruolo. (Nel romanzo è lei la voce narrante) raccontando ai lettori questo amore così forte, ma anche la sua forza, combattendo per il suo uomo, insieme a lui contro la malattia e contro il mondo che non era al passo con questi problemi, portando avanti la famiglia senza fermarsi di fronte a nulla.

Lo potete vedere anche da voi quanto il cast sia azzeccato, non solo come bravura (la foto a sinistra). Redmayne e Jones raccontano questa storia dal primo incontro fra Stephen e Jane, di come si siano trovati ed innamorati, prima che la malattia si manifestasse; e di come Jane non si sia arresa e abbia voluto stare accanto a Stephen, nonostante gli avessero dato solo un paio d'anni di vita. Si sposarono presto, molto giovani, ed ebbero in tutto tre figli (nonostante la malattia progressiva di Stephen).
Nel libro Jane ci parla molto di più della loro vita, meno della carriera del marito, permettendo al lettore di vedere oltre la facciata dello scienziato intelligentissimo, guardando il lato umano: a volte dolce, spesso testardo, qualche volta infantile,...di Stephen. Tutte sfaccettature umane e vere, che permettono di comprendere meglio la situazione.
Nel film hanno messo lui al centro della storia, alternando la famiglia alla carriera, ma riesce a rendere perfettamente anche in quel modo, perché ci sono comunque molte scene che mostrano i risvolti di frustrazione fra malattia e problemi di qualunque coppia.


Una storia che sicuramente tocca i cuori del pubblico e che fa riflettere molto sul significato di Forza.
Guardatela! Non ve ne pentirete...



 

T2: Trainspotting 2

Paese di produzione Regno Unito
Anno 2017
Durata 117 min
Genere drammatico
Regia Danny Boyle
Soggetto Irvine Welsh (romanzi)
Sceneggiatura John Hodge
Produttore Bernard Bellew, Danny Boyle, Christian Colson, Andrew Macdonald


Interpreti e personaggi
Ewan McGregor: Mark "Rent Boy" Renton
Jonny Lee Miller: Simon "Sick Boy" Williamson
Ewen Bremner: Daniel "Spud" Murphy
Robert Carlyle: Francis "Franco" Begbie
Kelly Macdonald: Diane Coulston
Scot Greenan: Frank Jr.
Anjela Nedyalkova: Veronika Kovach
Irvine Welsh: Mikey Forrester


Trailer


Ricordate il precedente capitolo?
Trainspotting.
Un film unico, senza filtri, scorretto, violento, che ha trasmesso sullo schermo il disagio di una generazione. Il tutto grazie allo stupendo romanzo (omonimo) di Irvine Welsh. Lo ricordate?
[Se dite ti no,
DOVETE recuperarlo]
Ecco, qui la storia continua dopo 20 anni.


Ma attenzione, se pensate ai romanzi di Irvine Welsh, state completamente sbagliando e vi prenderete una delusione assoluta. Infatti questo era uno dei motivi per cui ero contentissima della sua uscita ed allo stesso tempo la temevo: la trasposizione della storia.
Perché io adoro quei romanzi.
Sono qualcosa di totalmente fuori controllo, qualcosa che nemmeno il primo film è riuscito a mettere appieno nella trasposizione; e Porno (così si chiama il secondo capitolo, che rispetto a Trainspotting avviene una decina di anni dopo) è qualcosa di ancora più estremo, quindi era davvero improbabile ritrovarlo sul grande schermo.


Spiegatemi come fa quest'uomo! Vent'anni ed è quasi identico.
Poi uno non dovrebbe amarlo.
Eppure...eppure amo anche questa versione, questi personaggi che hanno dato un volto agli antieroi di quei libri. Rent, Sick Boy, Spud, Franco,... Personaggi che a volte vorresti prendere a sberle, eppure in qualche modo ad alcuni sei affezionato e provi anche un malato distorto affetto.
 

Sto divagando!
Era per farvi la premessa che sono due storie completamente diverse, restano i nomi e le personalità dei protagonisti. Stop!
Ci ritroviamo sempre ad Edimburgo, dove Mark torna, dopo vent'anni dalla fuga e il furto ai suoi amici, dopo la morte della madre. Le cose però non sono così cambiate riguardo i suoi compagni di disavventure. Spud continua a drogarsi, cosa che lo tiene lontano da Gail (sua ex compagna) e dal figlio Fergus. Cerca in tutti i modi di disintossicarsi, ma non ci riesce.
Sick Boy ha ereditato un pub da una zia, ma continua a fare soldi in modi illeciti: oltre alla coltivazione e vendita di marjuana, sfrutta la sua ragazza Veronika per andare a letto con ricchi uomini sposati per ricattarli. L'ultimo della "banda" è Begbie, in carcere per scontare una pena di 25 anni, scappa di galera per tornare alla sua vita e dalla sua famiglia. Sempre pazzo e malato di violenza.


 Mark ritroverà prima Spud e poi andrà da Sick Boy, che non ha dimenticato il tradimento dell'amico e vuole fargliela pagare a tutti i costi, prima tenendolo buono mentre escogita qualcosa. Tra cui mettere Begbie sulle tracce di Mark, visto che è stato lui a mandarlo in galera.



La cosa strana è che la loro amicizia è sempre stata disfunzionale e la ritroviamo quasi allo stesso punto. Si vogliono bene e si odiano allo stesso tempo. Sick Boy è lo stesso stronzo opportunista di vent'anni prima (e di ancora prima, perché la loro amicizia è nata da ragazzini), eppure continuano a supportarsi, creare caos, tirarsi fuori a vicenda,... Insomma: un casino!






In ogni caso, non voglio rivelarvi troppo della trama perché merita di essere scoperta e guardata.
Non aspettatevi chissà quale capolavoro!
E' ben fatto, diverte, da qualche momento di nostalgia, regala qualche bella oretta a guardarlo, ma (purtroppo) non regge molto il paragone con il precedente.

E' bello vederli tornare.
Rivederli sullo schermo.
Come ritrovare vecchi amici, cambiati, ma sempre gli stessi, dopotutto.
Pensavo ad una delusione tremenda, invece mi è piaciuto abbastanza. E' godibile.
Se avete visto il primo e vi era piaciuto, buttatevi!
Ma, come dicevo, se avete letto i libri non aspettatevi nulla del genere.

Vi lascio con il nuovo monologo di Rent, sempre tagliente, ma adatto ai nostri tempi:

Scegli biancheria intima firmata,
nella vana speranza di dare una botta di linfa vitale a una relazione defunta.
Scegli le borse, scegli le scarpe con i tacchi, cachemire e la seta,
così sentirai quello che spacciano per felicità.
Scegli un iPhone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra,
e mettilo nella tasca della giacca, fresca di una fabbrica di schiavi del sud-est asiatico.
Scegli Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram
e mille altri modi per vomitare la tua bile contro persona mai incontrate.
Scegli di aggiornare il tuo profilo,
di al mondo cos’hai mangiato a colazione
e spera che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa.
Scegli di cercare vecchie fiamme,
augurandoti caldamente di non essere inguardabile come loro.
Scegli di scrivere un live blog dalla prima sega fino all’ultimo respiro,
l’interazione umana ridotta a niente più che dati.
Scegli 10 cose sconosciute sulle celebrità che hanno fatto la plastica.
Scegli di strepitare sull’aborto, scegli battute sullo stupro,
di sputtanare, il porno per vendetta e un’ondata infinita di deprimente misoginia.
Scegli che l’11 settembre non è mai successo e semmai che sono stati gli ebrei,
scegli un contratto a 0 ore, un viaggio casa lavoro di 2 ore,
e scegli lo stesso per i tuoi figli ma peggio,
e magari di a te stesso che era meglio se non nascevano.
E poi sdraiati, e soffoca il dolore
con una dose sconosciuta di una droga sconosciuta fatta in una qualche fottuta cucina.
Scegli le speranze non realizzate, desiderando di aver agito diversamente.
Scegli di non imparare mai dai tuoi errori.
Scegli di osservare la storia che si ripete.
Scegli di riconciliarti lentamente con quello che puoi ottenere,
invece di quello che hai sempre sperato.
Accontentati di avere meno e fai buon viso a cattiva sorte.
Scegli la delusione, scegli di perdere le persone care
e quando spariscono dalla vista un pezzo di te muore con loro,
finché non vedrai che un giorno, nel futuro,
una per volta saranno sparite tutte e di te non rimarrà niente né di vivo né di morto.
Scegli il futuro.
Scegli la vita!

Seven Sisters





Titolo originale What Happened to Monday
Paese di produzione Regno Unito, Francia, Belgio
Anno 2017
Durata 123 min
Genere avventura, azione, drammatico, fantascienza, giallo, thriller
Regia Tommy Wirkola
Sceneggiatura Max Botkin, Kerry Williamson







Interpreti e personaggi
Noomi Rapace: sorelle Settman
Clara Read: sorelle Settman bambine
Willem Dafoe: Terrence Settman
Glenn Close: Nicolette Cayman
Marwan Kenzari: Adrian Knowles
Pål Sverre Hagen: Jerry
Christian Rubeck: Joe
Tomiwa Edun: Eddie
Robert Wagner: Charles Benning
Vegar Hoel: capo squadra SWAT


Trama
Nel futuro la popolazione è aumentata a dismisura per un abnorme aumento di parti gemellari, sopraggiunto a causa dei fertilizzanti usati per scongiurare la fame nel mondo; le autorità instaurano allora la legge del figlio unico: tutti i neonati che nascono dopo il primogenito vengono prelevati da un organo preposto, chiamato Bureau, e messi in criosonno, in attesa di una soluzione al problema della sovrappopolazione. In questo contesto nascono sette sorelle che, alla morte dei genitori, vengono nascoste dal nonno Terence alle autorità e chiamate come i giorni della settimana.
Egli si prende cura di loro istruendole e facendone sbocciare i talenti, permettendo loro di uscire una alla volta nel giorno della settimana che corrisponde al nome di ciascuna prima per frequentare la scuola, poi per lavorare. Arrivate a trent'anni, quando tutto sembra andare per il meglio, Lunedì scompare. Le sorelle dovranno trovarla prima che lo facciano le autorità e le congelino tutte, ma verranno a conoscenza di segreti che non potevano immaginare.
(da Wikipedia)

Trailer


Ero incuriosita da questo film e più ne sentivo parlare (ed anche bene) più diventavo curiosa ed avevo voglia di vederlo.
Non mi ha deluso!

La storia è piuttosto semplice: in un futuro (distopico) il mondo ha esaurito la scorte alimentari, per rimediare a ciò gli scienziati hanno potenziato le coltivazioni, ma questo "mutamento" ha causato una nascita decisamente esagerata. Ogni donna, infatti, partoriva più di due gemelli per volta, e questo avrebbe riportato il mondo sull'orlo della distruzione.
La dottoressa Cayman crea così il programma "Figlio Unico", ovvero solo il primo nato può vivere tranquillamente, gli altri vengono ibernati ed attendono un futuro migliore in cui poter riprendere la loro vita.

In questo mondo Terrence Settman si trova a perdere la figlia per un parto di sette gemelle, avvenuto in una struttura sicura che gli permette di poter tenere le bambine, ma deve trovare un sistema per non farsi scoprire. Ed ha subito un'intuizione: le bambine sono sette, come i giorni della settimana, così ad ognuna da il nome di un giorno.
Le istruisce a casa fino ad una certa età, in cui possano capire a cosa vanno incontro, spiegandole che potranno uscire solo durante il giorno della settimana che porta il loro nome. Dovranno vivere una vita unica, quella di Karen Settman.

In ordine da sx a dx:
Gioverì, Martedì, Domenica, Lunedì, Sabato, Venerdì
Vedremo il film tra passato e presente, vedendo cosa ha dovuto fare Terrence per tenerle al sicuro, e ritrovandole adulte, con ognuna la sua personalità ed il suo stile, che deve tenere segreto, per il bene di tutte. Poche regole che hanno permesso a tutte di sopravvivere, ma è davvero una vita degna di essere vissuta?
Eppure tutto crolla quando Lunedì non torna a casa (appunto il titolo in inglese "What Happened to Monday", ovvero "Cosa è accaduto a Lunedì"), scomparendo da qualunque radar.
Dovranno cercarla e trovarla prima delle autorità, per evitare di essere separate, ma capiranno presto che qualcuno ormai SA di loro e le loro vite saranno in pericolo.

Un thriller dinamico, in un mondo distopico (simile al nostro, ma diverso per certi punti).
Una storia che ti trascina fra continui colpi di scena e ti tiene incollato allo schermo, fino ad un finale piuttosto imprevedibile (anche se ci si può immaginare qualcosa, ma non proprio tutto); si resta con dubbi fino alla fine della storia.
Davvero ben fatto, regala qualche ora di stacco in modo intelligente ed adrenalinico.
Fateci un pensiero!

The OA


Titolo originale The OA
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2016 – in produzione
Formato serie TV
Genere drammatico, fantascienza, fantasy
Stagioni 1 (per ora)
Seconda stagione dal 2018
Episodi 8 (per ora)
Durata 30-60 min (episodio)
Lingua originale inglese russo
Distributore Netflix

Ideatore Brit Marling, Zal Batmanglij
Regia Zal Batmanglij

Interpreti e personaggi
Brit Marling: Prairie Johnson
Emory Cohen: Homer Roberts
Scott Wilson: Abel Johnson
Phyllis Smith: Elizabeth "Betty" Broderick-Allen
Alice Krige: Nancy Johnson
Patrick Gibson: Steve Winchell
Brendan Meyer: Jesse
Brandon Perea: Alfonso "French" Sosa
Ian Alexander: Michelle "Buck" Vu
Jason Isaacs: Dr. Hunter Aloysius "Hap" Percy

Trama
Dramma dai toni mistery sulle vicende di Praire Johnson, una ragazza non vedente scomparsa per un lungo periodo che ritorna nella comunità dov'è cresciuta dopo aver riacquistato la vista. Per alcuni il suo ritorno ha un che di miracoloso, per altri invece cela un pericolo...


Come fare a parlarvene senza "parlarne"
per preservarne la magia che la rende così unica?
Mi sono scervellata parecchio su questo punto in particolare.
Ed alla fin fine mi sono detta l'unica cosa che mi ripeto spesso quando mi blocco: scrivi e basta, al massimo l'aggiusti dopo.
Quindi via...

Era nella mia wish da parecchio tempo e, dopo l'ennesimo consiglio (visto che adoro le serie "strane" e avevo appena finito Dark), mi sono buttata. Ammetto che ho faticato particolarmente nei primi episodi nel guardarla, perché ha un ritmo molto lento e ciò cozza un po' con i miei gusti (di solito una serie o mi prende totalmente oppure, spesso, l'abbandono per stanchezza).
Eppure...mi ha conquistato!
 
La storia inizia con una ragazza, Prairie Johnson, che da sette anni era scomparsa nel nulla, riapparendo come per magia, totalmente chiusa a riccio e non volendo parlare di se. La notizia arriva fino ai suoi genitori, che mai avevano perso le speranze di rivederla, e che corrono subito da lei restando stupefatti: Prairie era cieca quando scomparve ed ora ci
vede di nuovo.

Tornata a casa, viene tempestata dai giornalisti e dalla polizia per scoprire dove sia stata e come abbia riconquistato la vista, ma lei non vuole parlarne con nessuno. Eppure, cercherà aiuto per riuscire a risolvere il suo problema (che scopriremo andando avanti) mandando un messaggio online e trovando cinque persone disposte ad ascoltare la sua storia.
Avrà inizio così il loro, ed il nostro viaggio, nella vita di Prairie dall'infanzia fino al suo ritrovamento, aggiungendo tasselli su tasselli che ci porteranno a capire cosa sia successo in tutti quegli anni e cosa l'abbia cambiata così tanto.

Una trama estremamente complessa e ricca di mistero, che più volte confonde lo spettatore con colpi di scena imprevedibili. Una storia interessante, con attori stupendi che riescono a rendere sullo schermo tutto questo con maestria e portarti ad incollarti allo schermo quando arriva il momento (e arriva!) in cui DEVI scoprire come andrà a finire la vicenda.

Molto molto bella e non vedo l'ora che esca la seconda stagione (l'anno prossimo, se andrà bene) perché sono curiosissima  di capire cosa hanno in serbo per noi.
A voi, se non l'avete ancora vista e vi mette curiosità, consiglio di prendervi tempo e di arrivare fino alla fine senza mollare prima. Merita!

The Exorcist (Seconda Stagione)




Titolo originale The Exorcist
Paese Stati Uniti d'America
Anno 2016 – in produzione
Genere drammatico, thriller, horror
Stagioni 2
Episodi 20
Durata 45 min (episodio)
Ideatore Jeremy Slater







Interpreti e personaggi



 
Padre Tomàs Ortega: Alfonso Herrera
Padre Marcus Keane: Ben Daniels
Andrew Kim: John Cho
Rose: Li Jun Li
Verity: Brianna Hildebrand
Caleb: Hunter Dillon
Grace: Amélie Eve
Shelby: Alex Barima
Truck: Cyrus Arnold
Mouse: Zuleikha Robinson
 
 
 
 
Non ci credo ancora, ma è andata in onda l'ultima puntata di questa seconda stagione che, a mio parere, è semplicemente straordinaria e finalmente mostra tutta la potenzialità di questa serie!
Ve ne avevo accennato sul blog LoScaffaleDelleSwappine (qui), una prima impressione a caldo dopo la prima puntata di questo ritorno che attendevo. Un ritorno fatto alla grande!
Se la prima stagione mi aveva lasciato l'amaro in bocca e fatto storcere un pochino il naso, questa non ha punti deboli o simili. Davvero Davvero Bella!
 
Se ancora non avete visto nulla, trovate QUI un opinione (con Spoiler segnalati, così da evitarli se non volete sapere niente) riguardante la Prima Stagione. Dovete vederla per capire al meglio le dinamiche che condurranno a questo seguito e che spero ad una Terza Stagione il più in fretta possibile.
 
La trama affrontata è simile a quella precedente: la lotta del bene contro il male, problemi personali, la Fede,...
Insomma, simile ma estremamente diversa, perché qui la storia prosegue e troviamo Padre Tomas con Marcus che gli insegna il mestiere di esorcista, ma con dei problemi perché Tomas crede di essere bravo e di poter osare, portando poi se stesso e Marcus lungo una strada pericolosa ed insidiosa: se fai entrare il male, questo resta dentro di te, un po' il succo di quello che Marcus tenta di far capire a Tomas, troppo giovane ed inesperto per capire cosa sta sbagliando in buonafede.
Allo stesso tempo conosciamo una famiglia particolare, su un'isola a Seattle, dove Andrew, un padre adottivo, cerca di vivere con dei ragazzi dal passato tormentato, tentando di dargli amore e una normalità che prima non avevano mai avuto. Conosceremo così Verity (la ribelle della famiglia, scoprendo lentamente come mai ha questo carattere molto forte), Shelby (un ragazzo molto religioso, ma di cui non scopriremo molto il passato), Truck (un ragazzo molto robusto e con alcuni problemi mentali, ma dal cuore d'oro), Caleb (non vedente, arrivato in casa da poco ed ancora alle prese con l'essere accettato da tutti), Grace (la più piccola della "famiglia" e l'ultima arrivata, che si nasconde da tutti in soffitta).
Una famiglia con problemi, che però vedrà la quotidianità rovinata da qualcosa che si muove sull'isola da moltissimi anni e che sembra averli presi di mira...ma come?
Eh, non posso svelare tutto!
 
Parallelamente conosceremo Mouse, una donna che fin da subito ci farà capire chi è per il suo carattere forte e il suo temperamento. Attraverso di lei scopriremo il lato "cattolico" del problema perché, rispetto a come avevamo lasciato la Chiesa nella precedente stagione, i demoni si stanno impossessando sempre di più di quell'ambiente sacro, portando la guerra contro gli esorcisti ad un livello più alto: ora o li trasformano in demoni, oppure li uccidono.
E gli esorcisti stanno perdendo.
 
Insomma: tante tematiche che si svilupperanno in dieci episodi fin troppo veloci da vedere e che metteranno alla prova il fan più fedele (perché non si accontenta MAI): davvero ben fatti, toccano tasti profondi, facendo sentire la mancanza di questi protagonisti, una volta che l'ultima puntata finisce.
Capiremo molto di più riguardo questa vita e questo mestiere solitario (l'esorcista), difficile e che non sempre ha a che fare con casi scontati. E vedremo i vari modi con cui diverse persone affrontano i problemi.  Scopriremo di più riguardo Marcus, del suo passato e anche altre cose che hanno fatto esultare i fan (e devo dire che sono molto contenta di aver visto queste reazioni!).
Tomas sarà messo alla prova e dovrà dimostrare non solo a Marcus, ma anche a se stesso di sapersela cavare. Ed entrambi dimostreranno che oltre alla fede ci vuole anche istinto nel capire le cose e le persone.
E' stupendo quando tutte le varie trame si incroceranno in una sola, dando vita a qualcosa di inaspettato. Vorrei potervi dire di più ma è così bella questa storia da scoprire, tassello dopo tassello, lasciando tra una puntata e l'altra sospiri, dubbi, felicità o tristezza (o almeno, per come l'ho vista io, aspettando di settimana in settimana), che non posso davvero dire altro; vanno viste e vissute con i loro tempi per essere godute appieno seguendo la narrazione che gli sceneggiatori hanno "imposto".
Il finale....da lacrime! Alcune scene eccessive, ma sono riusciti a calibrare molto bene e non strafare, lasciando spazio per la trama  che doveva svolgersi in quel modo. Se siete sensibili, preparate i fazzoletti.
 
DA VEDERE!

Dark



Titolo originale Dark 
Paese Germania
Anno 2017 – in produzione
Formato serie TV
Genere drammatico, thriller
Stagioni 1  (per ora)
Episodi 10 (per ora)
Durata 43-55 min (episodio)
Lingua originale tedesco
Ideatore Baran bo Odar, Jantje Friese
Regia Baran bo Odar
Sceneggiatura Baran bo Odar, Jantje Friese, Martin Behnke, Ronny Schalk, Marc O. Seng




Prima visione
Distribuzione originale
Data 1º dicembre 2017
Distributore Netflix
Distribuzione in italiano
Data 1º dicembre 2017
Distributore Netflix


(Alcuni) Interpreti e personaggi

Louis Hofmann
Louis Hofmann: Jonas KahnwaldOliver Masucci: Ulrich Nielsen
Jördis Triebel: Katharina Nielsen
Maja Schöne: Hannah Kahnwald
Sebastian Rudolph: Michael Kahnwald
Anatole Taubman: Bernd Doppler
Mark Waschke: Noah
Karoline Eichhorn: Charlotte Doppler
Stephan Kampwirth: Peter Doppler
Anne Ratte-Polle: Ines Kahnwald
Andreas Pietschmann: The Stranger
Lisa Vicari: Martha Nielsen
Angela Winkler: Ines Kahnwald


Trama
Winden 2019. La scomparsa di due bambini in una città tedesca e le conseguenti ricerche porteranno alla luce misteri e oscuri segreti che questa piccola cittadina nasconde, rivelando i rapporti e il passato di quattro famiglie che vi abitano: i Kahnwald, i Nielsen, i Doppler ed infine i Tiedemann.


La trama letta così può sembrare banale, perché dice tutto e niente, ma in particolare non da niente per cui creare curiosità. E sono felice di non averla nemmeno sbirciata prima di iniziare a guardarla. Al contrario, il trailer mi aveva incuriosito perché mostra qualcosa in più, ma sempre celando il grande mistero dietro a tutta la faccenda, altrimenti che serie thriller sovrannaturale sarebbe?
Infatti com'è riportato sulla locandina, la domanda non è dove, ma quando.
Che già fanno presagire quale potrebbe essere il nodo centrale della vicenda.

Trailer Originale, sottotitolato in Inglese
Mi spiace non esser riuscita a trovarlo sottotitolato in Italiano,
ma ho evitato di metterlo apposta doppiato perché perde molto rispetto all'originale.

Solo una piccola nota, prima di andare avanti.
Ho visto Stranger Things e questa serie non ha NULLA in comune, nonostante vengano fatti riferimenti in molti articoli, dicendo addirittura che sia "la risposta tedesca".
Niente di più sbagliato.
Sono due serie con qualche vago elemento in comune e una trama di base sovrannaturale, ma fine.
Non fatevi influenzare da queste cavolate.


Ora, andiamo con ordine e vi parlerò un pochino della storia, cercando (ovviamente) di spingervi ad essere curiosi di vederla perché, anche se ha dei difetti, la trama è davvero ben studiata e, puntata dopo puntata, porta lo spettatore a non volersi scollare dallo schermo per scoprire cosa accadrà.

Ci sono quattro rami principali, quattro famiglie le cui storie si intrecciano e vengono portate avanti durante tutta la trama: Kahnwald, Nielsen, Doppler e Tiedemann.
Il tutto inizia con un avvenimento tragico: un uomo si suicida lasciandosi dietro una busta misteriosa, sulla quale c'è scritto che deve essere aperta un determinato giorni ad un ora specifica.
Da questo avvenimento saltiamo in avanti di alcuni mesi, conoscendo il primo dei vari protagonisti, Jonas Kahnwald; scopriremo che è stato suo padre a togliersi la vita e che per questo periodo lui è stato in una clinica per rimettersi. Quel giorno in particolare in cui lo conosciamo, ricomincia anche la scuola.
Fra le chiacchiere, la notizia più sconvolgente è la scomparsa di un ragazzo da alcune settimane. Quella stessa sera lui insieme al suo migliore amico Bartosz Tiedemann e la sua fidanzata Martha Nielsen, oltre che i fratelli di Martha, Magnus e Mikkel, decidono di andare nei pressi di una grotta dove pensano che Erik nascondesse la sua droga.
Lì si troveranno anche con un'altra ragazza, Franziska Doppler, sempre della loro scuola, ma qualcosa li spingerà a fuggire e Mikkel scomparirà, portando la famiglia Nielsen alla disperazione.
Ulrich (il padre) è un poliziotto dai modi bruschi ed un passato turbolento, che tenterà ogni pista possibile per poter ritrovare suo figlio, insieme alla collega Charlotte Doppler, perché queste scomparse riportano a galla fatti di 33 anni prima, quando altri ragazzi scomparvero, tra cui il fratellino di Ulrich.
Il tutto poi prenderà una piega inquietante quando verrà ritrovato il corpo di un ragazzino nel bosco, con particolari, legati anche alla morte, che lasceranno gli investigatori senza saper come muoversi.


Non vi preoccupate, inizialmente i nomi sono un casino totale (e anche andando avanti, capirete poi i motivi) però alcuni si legheranno presto ai volti e si riuscirà a seguire il tutto. Ma non sempre con facilità, mi spiace ma anche questo fa parte del fascino della storia.

Le prime puntate non sono un gran che, anzi sono pesantucce e la visione è quasi faticosa, ma vi consiglio di armarvi di pazienza perché poi si migliora, nonostante alcuni elementi nella trama che appesantiscono il tutto. Come la musica.
Mi spiace ma questo elemento per tutta la serie tv mi è sembrata messa a sproposito nel 90% dei casi, dove volevano sottolineare qualcosa, ed invece si ottiene un effetto opposto. Bocciata!


Come recitazione non saprei dire, semplicemente perché l'ho vista in lingua originale (tedesco, che vi consiglio! Il doppiaggio non rende mai giustizia al 100%, se vi abituate a vedere le serie in lingua) e quindi non so rapportarmi e giudicare se ci può stare oppure no un certo tipo di recitazione; alcuni attori li ho trovati stupendi e coinvolgenti, altri rigidi e in certe scene quasi esagerati, portando a fondo quel
momento con loro.

Ma non vi arrendete!


Come già dicevo la trama è il nodo centrale ed il motivo per cui vi consiglio di prenderla in considerazione e guardarla. Originale e ben pensata, riesce a incastrare molti elementi davvero difficili tra loro e portarli avanti, rendendo il tutto sempre più interessante, nonostante spesso si aggiunga confusione alla storia.


Come potete vedere, anche la sigla di apertura è...allucinante!
La trovo splendida anche se decisamente confusa, caotica e senza senso...

 Non vorrei dirvi di più perché meno si sa, più si scopre guardandola e si rimane spiazzati dalla storia, nonostante tante cose siano intuibili e ci si azzecchi. La trama centrale ruota attorno ad una questione che ancora oggi viene molto dibattuta, specialmente tra appassionati di fantascienza:
passato, presente e futuro, possono essere influenzati tra di loro?
Ci sono molti film, telefilm, libri,....che ne parlano da angolazioni diverse e questa serie propone una visione che in parte si conosce già, ma con un punto di vista leggermente diverso dal solito e che rende il tutto più curioso e misterioso.
Insomma: un bel caos da cui si deve cercare di capire cosa accadrà, ma che non è semplice.

Il finale una bomba!
Ben creato, che porta alcuni nodi al pettine, però creandone molti altri, lasciando anche tante domande senza risposta. La storia resta aperta ad un seguito che spero venga fatto perché, nonostante alcune lacune, merita di essere approfondita e di rivelare tutti i suoi misteri.


Prima di lasciarvi, vi lascio solo una parola.
Potrà sembrarvi strana ma se lo guarderete capirete in fretta perché l'ho scritta e spero vi faccia sorridere, così saprete di non essere i soli:
ombrelli