martedì 20 febbraio 2018

Opinione: Non è te che aspettavo, di Fabien Toulmé

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Questa è la storia di un incontro. L'incontro tra un padre e sua figlia, che è diversa dalle altre. Per Fabien, l'annuncio della sindrome di Down di Julia significa il mondo che gli crolla addosso. Come si affronta la disabilita di una bambina? Come si impara ad accettare per essere capaci di amare? Tra collera, dubbi, momenti tristi e di inattesa gioia, l'autore racconta il difficile cammino che l'ha portato verso sua figlia.

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Un libro bello, molto profondo, triste e senza filtri. Un libro difficile, per le tematiche affrontate...no, non parlo della sindrome di Down in sè, ma di un padre che si trova "incastrato" con una figlia con quella patologia e dovrà imparare ad accettarlo, ad amare quella bambina che al primo momento non ha sentito sua.

Tutto inizia nei primi mesi di gravidanza. Il protagonista Fabien vive in Brasile da cinque anni, con la compagna Patricia (brasiliana) e Louise, loro figlia, di quasi quattro anni. E sono alle prese con una seconda gravidanza. Si capisce subito che è molto spaventato dagli esami prenatale, sperando (come molti genitori) che la creatura sia sana e non abbia malformazioni o malattie, spesso riscontrabili già nei primissimi mesi. In particolar modo è spaventato da questa sindrome, che fa da cardine al romanzo. Garantiscono tutti che sta procedendo tutto perfettamente. Non solo in Brasile, ma anche in Francia, dove tornano già al terzo mese di gravidanza.
Fabien ha girato il mondo durante la sua vita e non riesce a stare per tanti anni fermo in un luogo, così tornano nella sua città natale, dove ritrova i parenti ansiosi di accogliere questo secondo arrivo.
Eppure nonostante i controlli e le rassicurazioni, sente che qualcosa non va, l'ansia non si scioglie nel suo petto. Ed il giorno del parto, dopo un cesareo d'urgenza, vedendo per la prima volta la sua bambina Julia, si renderà conto che le sue peggiori paure si stanno realizzando.
Ma nessuno gli da credito.
Minimizzano, dicendo che i bambini sono diversi alla nascita, che quei difetti che vede sono dovuti al parto, che sono tutte paranoie, eppure...eppure la bimba ha qualcosa.
Un disturbo al cuore.
E questo, con suo enorme dispiacere, lo fa sospirare di gioia. Ma dura poco perché una dottoressa gli spiegherà che questa malformazione deriva dalla sindrome di Down.

Questo sarà un colpo durissimo per Fabien.
Non ci nasconderà nessun pensiero, neanche quelli più crudeli, perché si troverà ad aver a che fare con qualcosa che lo spaventa e con una patologia che non si sa cosa potrebbe comportare alla bambina durante la crescita. Si trova ad odiare, senza remore, i dottori che potevano riscontrare in tempo quella patologia; gli altri genitori, troppo felici dei loro figli normali; della gente per strada che li guarda e sembra giudicarli; delle persone sempre pronte a dire la loro, in positivo o negativo;....ma soprattutto se stesso in primis perché non riesce ad accettare ed amare la sua bambina, nemmeno prenderla in braccio o farle il bagno senza bloccarsi e cedere al rifiuto.

Vedremo i primi mesi di vita di Julia in cui lui è distrutto, completamente sconfitto e depresso dalla notizia, nei quali il pianto lo accompagna praticamente sempre. E come lui, anche Patricia, perché sanno entrambi che la vita di Julia sarà difficile, ma devono fare i conti per imparare a capire in che modo. Vedremo anche che, rispetto a loro, per Louise non c'è mai stato nessun problema, dalla prima volta che ha visto la sorellina, lei non ha mai colto differenze e l'ha amata senza riserve.

Attraverso il padre vedremo questo percorso senza filtri o frasi fatte: lui odia Julia inizialmente, non la può toccare, la rifiuta con ogni fibra del suo corpo, e si detesta per questo; ma allo stesso tempo non abbandona la famiglia e continua a lottare, un passo alla volta, pensando di non muoversi, ma andando avanti lungo una strada che riteneva impensabile.
Ci saranno scivoloni, incomprensioni, situazioni in cui aprirà gli occhi,....un viaggio complesso durante il quale vedremo questa famiglia e soprattutto Fabien cambiare, comprendendo di amare Julia così com'è e accettando il percorso che seguirà, che sicuramente sconvolgerà le loro vite, ma capendo che ne varrà la pena.

Come dicevo, una storia davvero davvero bella e delicata, ma che ti lancia una secchiata d'acqua addosso, facendoti entrare nei panni di Fabien che si pone domande scomode, scorrette, ingiuste, a volte crudeli, ma questa è la vita e queste cose capitano. E sono davvero felice che quest'uomo abbia avuto il coraggio di ammettere la sua debolezza in tutto il suo "orrore" per raccontarci questo spaccato di vita, prima e dopo aver capito di amare sua figlia.
Leggetelo!

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