La stagione della morte: racconto horror illustrato, di Giorgio Borroni



“La stagione della morte” è un racconto tutto italiano, un mix di pulp e horror con scene toste e a tratti raccapriccianti, ambientato nella Maremma toscana di inizio anni Ottanta.
Ilio è un reietto e la sua vita in paese è stata sempre un inferno. Quando decide di lasciarsi alle spalle quel luogo tanto opprimente, l’unica persona che desidera portare con sé è Lara, la sua giovane fidanzata. Nessuno potrà fermarlo, è questo ciò che pensa quando bussa alla sua porta. Ma un oscuro mistero si cela dentro quella casa. Non la lasceranno andare, loro non vivono come le persone normali e per liberarsi di lui useranno metodi poco ortodossi e rituali abominevoli.
“La stagione della morte” è una storia dura e cattiva. Fra cazzotti, giratubi usati come corpi contundenti e la natura cupa e misteriosa del paesaggio, la mente del lettore si riempirà di domande a cui non troverà facilmente risposte.
Eppure la riposta è solo una.
E per scoprirla bisognerà arrivare fino in fondo.

La stagione della morte è un racconto horror illustrato.
Illustrazioni di Giorgio Borroni. 




Un racconto che, purtroppo, mi ha deluso.
La trama mi incuriosiva, prometteva bene ma non mi ha lasciato niente altro che domande senza risposta e niente che possa in minima parte salvarlo dal mio aspro giudizio.

Non per la brevità, ho letto storie molto interessanti seppur molto brevi.
Non sarebbe un problema nemmeno la violenza (horror e splatter li adoro).
Sono i contenuti il problema. Spesso alcune cose vengono solo accennate, lasciando un vuoto e delle domande che meriterebbero una risposta, che non arriverà mai. 


Per fare un esempio, ci viene accennato che il giovane protagonista non è ben visto dai suoi colleghi, nè da altri cittadini, per colpa del padre. Eppure non sappiamo il motivo. Ci viene solo detto questo, lasciando un vuoto che qualche riga in più avrebbe potuto dare una spiegazione a questo astio così forte nei confronti del ragazzo, di cui l'unica colpa sembra sia solo l'esser nato. E anche spiegarne il carattere, perchè viene solo ripetuto che ha dovuto imparare a resistere, ma detto solo così non ci dice granchè sul protagonista.

Un'altra nota stonata è la "love story" che dovrebbe essere la base del racconto. 

Intendiamoci, niente cuoricini e promesse strappalacrime. Ma da come viene descritta appare davvero vuota e certe frasi fanno venir il voltastomaco. 
"Io tua sorella me la prendo"  (Detta da Ilio al fratello della ragazza)
Già questa semplice frase, fa venire il nervoso. Come fosse un giocattolo. Una cosa che lui ha deciso che ora è sua. 
Intendiamoci, non migliore della famiglia della giovane che già dall'inizio di questo racconto fa intendere molto chiaramente che la vede allo stesso modo. Però stanno allo stesso livello, lui non è assolutamente migliore da come s'intuisce in alcuni passaggi. 
Per esempio, ci sono alcune scene in cui dovrebbe esserci la passione fra i due, nei ricordi di lui. Insomma, stanno insieme e vogliono scappare per costruirsi una vita di coppia. 
Eppure lei appare estremamente fredda, distaccata. Come se il corpo non fosse suo e quasi non le importasse di cosa le stia succedendo; di cosa lui sta facendo. Anche questo estremamente abbozzato, dobbiamo noi tentare di indovinare perchè si comporti così. 
Per Ilio è tutto normalissimo, e ciò è come minimo disturbante (ma non abbiamo niente per capire se il problema è lui, lei o entrambi). 

Tutto questo, non mi è nemmeno parsa una specie di critica a questi comportamenti, come mi è capitato di trovare in altri romanzi (o racconti) del genere, in cui si intuisce che si parli dal punto di vista di un  "malvagio" (diventato crudele o nato proprio così) per condannarlo e/o portare a riflettere, anche se le cose vengono mostrate tramite i suoi occhi e sembrino giuste. Qualcosa trapela e fa capire che c'è di più oltre le pagine. Qui non l'ho proprio visto. 

Ma riflettendoci con calma, ho capito che la cosa che non me lo ha fatto apprezzare del tutto è che sembrano due parti scollegate fra loro. Mi spiego meglio. 
Il racconto possiamo dividerlo in due parti. 

Una più realistica, in cui questo giovane sui vent'anni si scontra per la prima(?) volta con il fratello della sua ragazza ed altri due. Come ho già detto, molto superficiale e, nonostante alcune scene sono ben descritte, il tutto non lascia chissà cosa al lettore.

Ma nella seconda parte si cambia completamente registro: la coppia dovrebbe scappare insieme, ma lei non si presenta, così lui la va a prendere. 
Ci troviamo davanti ad una scena tragicomica (per la prevedibilità), dove la madre tiene le redini della casa e comanda tutti a suo piacimento e poi....Insomma, non finisce proprio bene e, per non farvi spoiler, diciamo che ha a che fare con l'occultismo, seppur sempre difficile da capire (ho riletto più volte alcune righe, perché mi sembrava di aver perso qualcosa). 

Queste due parti sono scollegate fra di loro, non c'è qualcosa che le leghi tranne una flebile trama che non riesce a tenerle più unite. Fosse stato un romanzo o un racconto più lungo, dando maggior spazio alla storia, poteva starci questo cambio durante la lettura. Ma in qualcosa di così breve, non regge. 
Forse meglio puntare su una storia totalmente realistica (che di orrore sene può avere senza problemi, come vediamo ogni giorno, ahimè), oppure una lunga e folle discesa verso l'ignoto. 

Decisamente un no.
Anche le parti splatter/horror le ho trovate sottotono. Non riescono a dare niente che possa salvare la storia. Insomma, da quello che ho capito: un branco di esseri che pretende di comandare la vita di una ragazza, facendo "virilmente" a pugni (e anche peggio). 

L' "eroe" (non so se definirlo così oppure no, non ho proprio capito che figura l'autore abbia voluto rappresentare) che dice di amarla, volerla salvare e portare via...ma va beh, lasciamo stare.

Speravo in un racconto dalle tinte interessanti, con una storia particolare e che mi facesse passare un po' di tempo in relax (eh si, mi rilasso con questo genere di cose).
Purtroppo niente di tutto ciò. 

Non ho proprio capito cosa volesse raccontare.
Un grande peccato. 

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