Visualizzazione post con etichetta Graphic Novel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Graphic Novel. Mostra tutti i post

Opinione: Monstress, di Marjorie Liu e Sana Takeda

Per ora in Italia sono usciti 4 volumi, che racchiudono diversi fumetti di questa serie davvero molto interessante: 
- Il Risveglio 
- Sangue
- Rifugio
- La Prescelta

Ho deciso di parlarne globalmente, approfondendo solo il primo come storia di partenza, per evitare Spoiler più che altro. 
Quindi, vediamo la trama della prima raccolta (in fondo a tutto vi metto le altre copertine e le altre trame, se foste interessati). 




Marika è una sopravvissuta. La guerra si è presa il suo braccio sinistro. Ora lo spaventoso potere che è in lei vuole prendersi il resto. Tra steampunk e Kaiju, l'acclamata, sontuosa, magnifica rivelazione del fumetto nippo-americano

«Uno splendido racconto di magio e paura, crudeltà e sottomissione, che rivela cosa sia la natura umana e quali mostri alberghino in tutti noi. E poi ci sono i gatti, alcuni fra i più belli mai visti in un fumetto. Un gioiello.» - Neil Gaiman

Ambientato in una ucronica e suggestiva società asiatica matriarcale del primo Novecento, "Monstress" combina elementi del genere giapponese "kaiju" (quello dei mostri giganti e potentissimi come Godzilla) con contaminazioni estetiche di sapore steampunk.






Prima di tutto ringrazio la Oscar Vault che mi ha mandato questi quattro volumi da leggere, che ora "sarò costretta" a comprare perchè sono davvero troppo belli. 

Parlando di pura estetica, sono stupendi! L'artista Sana Takeda rende ogni tavola magnifica. Ricca di dettagli e con un tratto dallo stile molto realistico, che ho adorato follemente. 
Già solo per questo, li voglio. 
La trama li rende ancora migliori. 

Questo primo libro lascia abbastanza storditi e confusi, ma anche curiosi di capire cosa c'è dietro, perchè di meccanismi in azione ne vedremo parecchi. 
La protagonista (ma non unica voce narrante) è Maika, una giovanissima donna che cova dentro si se un'enorme rabbia, che pur di placare e trovare le risposte che cerca seguirà decisioni "stupide" ed impulsive, che saranno solo l'inizio del suo lungo viaggio.

La conosceremo a Zamora, dove torna per vendersi come schiava, con un piano in mente, ovvero: è sicura che sarà comprata da chi sta cercando e di trovare le risposte che tanto brama. Intuiremo subito che ne ha passate tante: è sopravvissuta ad una guerra ed alla fame, ma cosa sia successo in quel tempo dovremo guadagnarcelo con molta pazienza. 
Lei è un arcanica, o mezzosangue, una delle varie "specie" che popolano quel mondo, insieme agli umani (fra cui le Cumaee, ovvero streghe, e le Inquisitrici), i gatti o figli di Ubasti, gli Antichi e gli Antichi Dei. Si capirà durante i vari volumi meglio la divisione e il razzismo che esiste fra di loro, poiché questo genere di odio non manca mai. 

Ad unirsi a lei in questo viaggio ci saranno Rei Mormorian, un gatto molto astuto dalla doppia coda, e Kippa, una piccola volpe che sceglie di seguire Marika, dopo che lei la libera. Ma in realtà non saranno soli, poichè sta per risvegliarsi "qualcosa" in Marika che metterà a dura prova la ragazza e la renderà una preda molto ambita per molta gente. 
Una cosa molto simpatica ed anche interessante sono le lezioni del professor Tam Tam, primo archivista del Tempio Is'Hami ed erudito contemporaneo di Namron Artiglio Nero...eh si, un gatto! Che fra i vari capitoli insegnerà a noi, ed ai suoi allievi gattini, la storia di quelle terre. 


Una graphic che unisce sei capitoli, ovvero sei fumetti, per iniziare al meglio questa lunga storia che promette molto bene. 
Come gestione temporale sarà piuttosto lineare, tranne per i primi due capitoli in cui avremo due linee che si intersecano fra di loro. Questo presente e ciò che accadde un mese prima, sempre a Marika, mentre pianifica questo piano folle. 
Ci sono numerosi punti di vista che si susseguono, permettendo di iniziare ad entrare nella storia e capire i vari ruoli di tanti personaggi diversi, di molte fazioni spesso opposte. Sono molto ben caratterizzati e, nonostante ci sia sempre un alone di mistero, riescono a rendere la storia interessate ed allo stesso tempo incuriosire sulle domande senza risposta.




Li ho divorati in 3 giorni. Sono abbastanza veloci da leggere, anche se ammetto che da PC è difficoltoso, per i numerosi dialoghi presenti e per leggerli si deve procedere metà pagina alla volta, cosa che può stancare la vista (per questo ci ho messo tanto). 
Il prezzo è alto per i volumi ma, complessivamente, li merita tutti. 
Come dicevo inizialmente, il lato artistico è superbo, e la trama lo accompagna creando qualcosa di unico e stupendo. Un mondo incredibile, vasto e di cui nemmeno dopo la quarta raccolta possiamo dire di aver capito la maggior parte delle cose, nonostante moltissimi dettagli vengano alla luce e si faccia chiarezza su tante situazioni. 

Bellissimi e Stra-Consigliati! 
Sono già curiosa di sapere come andrà avanti la storia e mi ferma solo la mia pessima conoscenza della lingua inglese dal cercare e leggere i prossimi numeri. Vedremo se vincerà la curiosità. 




GLI ALTRI VOLUMI









Malika è in viaggio verso la città pirata di Thyria in cerca di risposte sul suo misterioso passato. Ma quello che troverà sarà una nuova terribile minaccia.
















Maika ha passato la vita a imparare a combattere. Come potrà sopravvivere se l'unico modo per salvarsi è trovare degli amici? Tra manga e art déco, mostri terrificanti e seducenti streghe, il terzo capitolo della pluripremiata saga rivelazione del fumetto fantasy.

«Monstress è la rivisitazione in chiave femminile di un universo, quello fantasy, tradizionalmente dominato da figure maschili con una protagonista alla ricerca delle sue radici. [...] La magia, la potenza delle tradizioni, la lotta per il potere, si fonde con tematiche assai contemporanee con il genere e la ricerca di uno spazio e di un tempo diversi da quelli abitati dal potere.» - Giancarlo Mancini, "Il Manifesto" 13 ottobre 2018 












Maika e Corvin sono in viaggio attraverso una terra letale per ritrovare Kippa, alle prese con i suoi tremendi mostri. Ma quando Maika incontra uno straniero proveniente dal suo passato, la verità finalmente inizia a svelarsi. Maika sta per ottenere le risposte di cui è in cerca da sempre. Ma a quale prezzo? Nella guerra che si profila all'orizzonte, da che parte sceglierà di stare?











Pillole Blu, di Frederik Peeters [Instagram]


Lo avevo acquistato grazie ad una promo Bao, e l'ho letto quche giorni fa.
Davvero molto bello.
.
La storia all'apparenza sembra a semplice: Fred incontra Cati e se ne innamora subito. Ci vorrà però del tempo prima che i due riescano a ritrovarsi al momento giusto, parlare e finalmente entrare davvero in contatto.
Ma c'è un grande problema che Cati si porta dietro e che ha colpito lei, ed anche suo figlio: entrambi sono sieropositivi.
.
Una storia quindi difficile, in cui entra in gioco un nemico potente e sconosciuto, che fa molta paura, spesso per ignoranza (ancora oggi temo, ahimè).
.
Fred, nonostante alcuni timori, non la respinge e ci racconterà alcuni frammenti di questo loro amore, sicuramente non facile.
.
.
È tutto raccontato in modo estremamente tranquillo, mostrando i dubbi e le paure di entrambi, sempre minacciati da questa malattia che aleggia su di loro. Portandoli a sentirsi spesso incatenati, non potendo lasciarsi andare completamente (come potrete immaginare). Eppure scopriranno, grazie ad alcuni esperti, che non hanno così tante limitazioni come credono e che la loro intimità può essere molto più ampia di come credevano.
.
La cosa interessante infatti è lo scoprire piccoli ma fondamentali dettagli sull'AIDS, che lasciano il lettore stupito.
.
"ah, ma è così?! “
.
Mi sono ritrovata a pensarlo più volte. Ed è qualcosa di davvero particolare che rende ancora più bella questa Graphic Novel: informare, mentre ti racconta come si possa vivere con due sieropositivi.
.
.
Certo, non è tutto rosa e fiori, ma così è la vita.
Infatti è ben bilanciata la malattia con il quotidiano, facendo capire che lentamente tutto questo passa quasi in secondo piano. La malattia c'è, ma non definisce le persone che ne sono affette.
.
La cosa che mette più tristezza è il figlio di Cati, piccolissimo e positivo dalla nascita. Innocente eppure con una grossa macchia addosso, che possiamo solo immaginare come lo avrà segnato (purtroppo, più per ignoranza che altro).
Ma nonostante questo, ne vedremo alcuni scorci con Fred che si ritrova a fargli anche da padre, quando vanno tutti a vivere insieme. Momenti dolci e amari, che hanno la quotidianità dentro il caos (la malattia), portandoci ancora a capire che non è quella a definire le persone.
.
.
Una bella storia.
Riesce a far riflettere sull'amore e su questa malattia, ci informa su tanti dettagli che penso non si conoscano se (ahimè) non si entra in quel mondo.
Ci mette davanti una realtà che sembra lontana, ma di cui ancora oggi si sente parlare, anche se, ammettiamolo, si crede sempre che capiterà ad altri e non a noi.
.
Porta a riflettere su cosa avremmo fatto noi al posto di Fred.
Come avremmo gestito la questione:
Accettare. Conviverci.
Oppure un passo indietro, chiudendo tutto.
.
.
Molto particolare, un tema estremamente vasto, raccontato con dolcezza e senza alcuna vergogna.
.
.
Fateci un pensiero. Potrebbe incantare anche voi.
.
.
#PilloleBlu #FrederikPeeters #BAO #BaoPublishing #graphicnovel #fumetto #daleggere #leggere #instabook #instalibri #instafiori #flower #AIDS #freepik #viaggiatricepigra


Review Party: Morgana, Stéphane Fert e Simon Kansara


 Una rilettura moderna del ciclo arturiano, che porta al centro della narrazione la libertà e la fierezza delle donne di corte, il loro desiderio di riscatto dall'egoismo e dalla brama di potere degli uomini.


«Morgana, incorreggibile Morgana, perché tanta rabbia? Tanta fretta? Perché arrenderti tanto facilmente ai traghettatori dell'Aldilà? Dovrei forse abbandonarti al tuo destino?»
«Lasciami in pace e vattene, ti prego. Lascia che mi portino via. che raffreddino l'inferno che m'arde nel cuore.»

Con una qualità grafica e narrativa eccelsa, Stéphan Fert e Simon Kansara decidono di rovesciare la leggendaria Tavola Rotonda, dando vita a un racconto femminista in cui la fata Morgana afferra la spada contro i rappresentanti dell'ordine stabilito. Privata del suo destino di regina, la sorellastra di Re Artù diventa la fata Morgana e si oppone alla tirannia della Tavola Rotonda e alle manipolazioni di Merlino. Spaventata dal mago che ha giocato con la sua vita fin dalla sua prima infanzia, Morgana dà libero sfogo alla sua rabbia contro tutti: il suo ex insegnante, gli uomini e il loro nuovo dio.
Una graphic novel davvero interessante. 
Disegni semplici, ma efficaci.
Per la maggior parte è giocato sulle tonalità del blu e del viola, per qualche capitolo i colori spaziano di più, in particolar modo si nota il giallo che illumina e mostra visivamente un cambiamento; queste scelte lo rendono affascinante e molto particolare.

La storia è una sorta di rivisitazione in chiave moderna della strega Morgana, della leggenda di Re Artù. 
Qui rappresentata come una donna ambiziosa, indipendente, intelligente e che non si tira indietro davanti ai problemi che le si parano davanti. Insomma, per quell'epoca, una strega, nonostante i poteri. 
Nacque grazie ad una magia di Merlino, che avrebbe dovuto dare un erede maschio alla famiglia Tintagel, ma il destino decise diversamente. Questo per il Re non fu affatto un problema, mentre per la Regina si, infatti non volle più aver alcun contatto con la figlia. Lei crebbe e venne istruita "come un uomo", per prendere il posto del padre sul trono: dalle armi, alla cultura. E lo dimostra molto chiaramente quando sfida il clero durante un giudizio pubblico che il padre le lascia governare, sostenendo la ragione.
Dovrà però imparare che i regni si gestiscono anche con compromessi e sacrifici. Purtroppo per lei, le cose andranno in modo diverso. 

Merlino viene nuovamente tirato in ballo nella storia, quando Tintagel e Pendragon si scontrano, e quest'ultimo vuole il regno del suo avversario. 
Grazie alla sua magia, ciò si avvera e porta via Morgana con sè. Le promette istruzione e il trono, se seguirà ogni su richiesta. 
Ma Morgana ha in indole ribelle molto forte, ciò le "costerà caro", poiché alla fin fine Merlino non le consegna Excalibur, ma la lascia nelle mani di Artù, suo fratello. Lei non si era piegata completamente a lui e questo era inaccettabile per l'uomo. 

Questa una spolverata molto veloce di una parte della trama, c'è ancora molto che viene detto e mostrato in queste tavole. 
Le tematiche che circondano la storia sono molteplici, la principale sicuramente è la visione della donna all'epoca (e, ahimè, non solo ai quei tempi). Sottomessa, schiva, taciturna. Ed allo stesso tempo dolce e premurosa. Una figura marginale, che deve stare dietro l'uomo ed obbedire ad ogni suo comando. 
Morgana è tutto l'opposto. Sarà per questo che avrà tanti problemi e la sua vita sarà un susseguirsi di sfide, che ne metteranno alla prova la sua determinazione ed anche la pazienza, facendola però maturare; in particolar modo dopo un'enorme sconfitta da parte di Artù ed un tradimento di Merlino, lei scompare per tornare a corte "diversa". Sarà una facciata che le permetterà di agire nell'ombra per riprendersi ciò che le era stato tolto e vendicarsi su tutto ciò che aveva subito. 
Inoltre, sceglie di istruire molte donne riguardo la forza femminile e il non arrendersi, portandole alla conoscenza e al nascondersi per salvarsi la vita, per non esser additate come streghe e morirne. 

Una lettura scorrevole, che presenta molti spunti di riflessione interessanti che (come già dicevo) parlano del passato, ma si riferiscono anche al nostro presente. 

Morgana viene resa una figura molto interessante. Sia come persona, sia come maga. Le due cose potrebbero intrecciarsi, rappresentano lo stesso concetto "ribadito", solo espresso in due modi diversi, ovvero: la conoscenza proibita. Una donna già come persona non poteva esser istruita, era inferiore. E questa conoscenza racchiude anche la magia, che è peggiore per certi versi, è qualcosa che gli uomini temono, perché rappresenta una forma di potere estremamente raro, che nessuno (tranne Merlino) possiede. Quindi, una donna pericolosa per tanti aspetti. 

Sicuramente non è una santa, se mi passate il termine. Arrogante e manipolatrice, iraconda, impaziente. 
Ed è questo a renderla più interessante e vera, permettendoci di entrare ancor più in empatia con lei e capire ciò che vive. 

Una lettura che consiglio e che spero conquisti anche voi. 



Se non lo avete ancora fatto, seguite anche le tappe del BlogTour appena concluso:


Opinione: Donne Senza Paura, di Marta Breen e Jenny Jordahl


Dalle suffragette all’onda del #metoo, un omaggio a tutte le donne che hanno combattuto per l’emancipazione femminile

«Internazionale, esauriente, utile ed entusiasmante» - The Guardian

«Marta Breen e Jenny Jordahl raccontano con slancio la storia del movimento di liberazione delle donne» - Le monde diplomatique

«Un libro che dovrebbe essere letto a scuola» - NRK

In ogni parte del mondo le donne hanno lottato e lottano ancora per la loro emancipazione e i loro diritti. Questo libro racconta la storia che tutti dovremmo conoscere. È il viaggio che le nostre mamme, le nostre nonne e le nostre bisnonne hanno compiuto per arrivare fino a oggi.

Fino a 150 anni fa, le donne erano considerate un «oggetto» da possedere, prima dal padre e poi dal marito. Loro, però, non possedevano niente, neppure i vestiti che indossavano. Non avevano nessun diritto sui figli. Era considerato inutile farle studiare. Non potevano testimoniare in tribunale perché considerate «mentalmente deboli». E, ovviamente, non potevano votare. Ma, alla fine dell'Ottocento, in America e in Inghilterra, qualcosa cominciò a cambiare, grazie a un gruppo di donne disposte a rischiare addirittura la vita per affermare il diritto a esistere della parte femminile della società. Un movimento che, da allora, non si è più fermato e che, mattone dopo mattone, ha fatto cadere il muro dell'ingiustizia: dalla possibilità di lavorare autonomamente e di frequentare l'università al diritto di voto; dalle leggi sul divorzio alla diffusione degli anticoncezionali, ogni tappa è stata una vittoria della dignità femminile. E infatti oggi il muro è quasi abbattuto, eppure qualche mattone rimane ancora... Donne senza paura è il racconto di questo percorso, visto attraverso la vita di alcune donne-simbolo: dall'antischiavista Sojourner Truth a Olympe de Gouges, che scrisse la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, da Margaret Sanger, che creò la prima clinica per le donne, fino a Malala, che ha ottenuto il premio Nobel per la pace, e alle numerose donne del movimento #Metoo. Per non dimenticare. Per non dare per scontati i diritti ottenuti. Perché la lotta non è finita.

Ho aspettato questo libro per quasi un anno, ma finalmente è nelle mie mani. 
Grazie alla lista di Natale che avevo creato e alla scelta che i miei hanno fatto fra quei titoli. 
Una lettura veloce, che affronta tematiche molto varie, raccontando il femminismo negli ultimi 150 anni. Un libro che potremmo definire superficiale, ma che non potrebbe esser altrimenti. 
Mi spiego meglio. È pensato per ragazzi molto giovani, quindi deve dare un'infarinatura generale su tutto. Ed è pensato molto bene

Si parte dall'ottocento, in Inghilterra, dove un congresso contro la schiavitù divenne il primo congresso della storia femminista. Infatti parteciparono delle donne americane che, già ottenuto qualche diritto, non volevano stare in un angolo. 
Infatti si parla molto anche di razzismo, perché il femminismo è sempre stato vicino ad altre battaglie dove combattevano altri emarginati (dalla razza, al sesso che non si limita alla biologia, ecc).

Le cause più importanti, che aprono tre grandi paragrafi, sono: 
- Il diritto a studiare, lavorare e guadagnarsi da vivere
- Il diritto di voto
- Il diritto all'integrità del corpo 

Collegate fra loro, ovviamente. Per studiare, lavorare e guadagnarsi da vivere, si è dovuto ricorrere al voto, che permetteva di poter scegliere chi ci rappresentava. Una lotta lunga e difficile, le cui protagoniste hanno dovuto lottare per se stesse e per le altre donne, mettendo a rischio la propria vita (oltre la reputazione, che comportava perdite personali).

C'è un "bellissimo" e triste disegno che rappresenta gli anni in cui le donne hanno avuto diritto al voto
Si parte dalla Nuova Zelanda (1893!), fino all'Italia (1946, oltre la metà), per chiudere con l'Arabia Saudita (2015). Insomma, una lotta estenuante e continua. 

Sul diritto sul proprio corpo, c'è molto per cui hanno lottato, ma troppo che manca (e tanto che può esserci strappato in qualunque momento). Ovviamente si parla di contraccezione ed aborto, due parole che erano "immorali" (senza considerare il loro approfondimento e presa di coscienza collettiva) e che potevano portare in galera. Viene citata Margaret Sanger (primi del '900), che tentò di insegnare come funzionava il sesso e come proteggersi, ma fu costretta a scappare in Europa dove scoprì il Diaframma e riuscì a portarlo in America. Fondò una clinica con la sorella, che restò aperta solo dieci giorni (ma garantì aiuto a 488 donne). Vennero arrestate, ma il clamore costrinse la legge a permettere ai medici di parlare e distribuire contraccettivi. 
Nelle pagine successive si affronta l'aborto, una situazione che conosciamo fin troppo bene e che porta avanti certi stigmi sociali ancora adesso. Infatti in pochissime pagine viene citata la mentalità che costringeva una donna a farlo in silenzio da sola o attraverso persone "discutibili", fino ad oggi dove la lotta non può fermarsi mai, perché significherebbe tornare in quei tempi di morte. Nonostante chi "lotti per la vita" sembra desiderarlo e sia il primo a metter bombe, ed uccidere. 

Si parla di amore. Eh si, perché non esser etero era (ed è) una cosa ritenuta gravissima, da rinchiudere in manicomio, al ritenerla una malattia curabile attraverso la fede (preghiera o esorcismo), fino allo sminuire la persona in questione ("è solo una fase, passerà", sicuramente già sentita almeno una volta da chiunque, verso se stessi o altri). 
Una lotta che continua ancora oggi, nonostante piccolissime vittorie che fanno sperare in un futuro migliore (dalle unioni civili, ai matrimoni veri e propri; alle adozioni).

Per chiudere con una giovane che è diventata un esempio per chiunque di quanto una donna determinata ed intelligente possa far paura: Malala. Minacciata per aver raccontato la sua storia, sopravvissuta ad un tentato omicidio, ha continuato a lottare per i diritti delle bambine all'istruzione. 

Ed un monito, poiché tante sono le battaglie ancora da portare avanti verso una parità effettiva, in alcuni paesi gli obiettivi sono più vicini, in altri lontanissimi. Dalle spose bambine, all'infibulazione, all'emarginazione in caso di mestruazioni, alle discriminazioni sul lavoro (economiche e/o salariali), fino alle molestie e stupri in ogni luogo. 

Tuttavia, è indubbio che il mondo di oggi sia un posto migliore per le donne rispetto a 150 anni fa. 
Piano piano stiamo facendo progressi.
Dobbiamo solo avere il coraggio di farci sentire. 


Un libro da far leggere ai giovani, per iniziare a far capire loro cosa c'è stato dietro alla lotta per la parità fra i sessi per riuscire ad arrivare a fare cose "banali", come poter studiare, lavorare, avere proprietà,...insomma poter vivere libere. 
Insegnando che tante sono le discriminazioni ancora in atto e che l'unione fa la forza, sperando in un futuro ricco di persone intelligenti, pronte a battersi contro una qualunque ingiustizia, per arrivare a compiere il sogno di queste rivoluzionarie e dare possibilità alle nuove bambine di vivere in un mondo uguale per chiunque, con possibilità paritarie senza contare sesso, razza, ....
Un sogno in cui non dobbiamo smettere di credere. 

Opinione: Libia, di Francesca Mannocchi e Gianluca Costantini


Un reportage a fumetti che dà notizia di una Libia diversa da quella dei telegiornali e dei post sui social. È la Libia dei libici, la Libia delle code fuori dalle banche per procurarsi una moneta che non ha più valore. La Libia dei ragazzi che hanno combattuto il regime di Gheddafi e ora lo rimpiangono.
«Un’opera di graphic journalism che dà voce a chi vive una realtà dilaniata dalla guerra, segnata da ricatti e abusi quotidiani» – Robinson
Da circa un decennio la questione libica divide profondamente l'opinione pubblica italiana. Da un lato chi è stato favorevole all'intervento armato nel 2011, dall'altro i contrari. Da un lato – soprattutto – chi pensa che il flusso dei migranti verso le nostre coste vada fermato con ogni mezzo, e che i centri di detenzione "legali" e illegali in Libia siano una soluzione, dall'altro chi ritiene che i migranti imprigionati in Libia abbiano il diritto di fuggire ed essere salvati da trafficanti e sfruttatori. Bianco o nero; pieno o vuoto; tutto o niente. Ma come sempre la realtà è più complessa. Occorre conoscerla. Questo volume dà notizia di una Libia diversa da quella dei telegiornali e dei post sui social. È la Libia dei libici, la Libia delle code fuori dalle banche per procurarsi una moneta che non ha più valore. La Libia dei ragazzi che hanno combattuto il regime di Gheddafi e ora lo rimpiangono perché almeno, "quando c'era lui", si sentivano sicuri; e non mancavano soldi, corrente elettrica, benzina. La Libia delle madri ferme alla finestra in attesa di figli che non torneranno. La Libia degli anziani che hanno attraversato decenni di dittatura e si guardano sempre le spalle. La Libia della gente comune che subisce ogni giorno ricatti dei militari, abusi, rapimenti, e vive perennemente nel terrore.

È davvero difficile mettersi davanti al pc e riuscire a scrivere qualcosa su questa Graphic Novel, anche perché smuove rabbia. Non verso di "loro", ma verso di "noi", in particolare verso chi si prende diritto di parola davanti una delle situazioni più assurde e drammatiche (e complesse) degli ultimi anni, con la faccia tosta di criticare sempre e solo i più deboli. Perché è più facile, ammettiamolo. Informarsi e prendersela con chi ha creato tutto questo, è davvero troppo per queste "persone". 

Questo insieme di storie si legge in pochissimo, ma lascia dentro dubbi e domande che vanno oltre quelle pagine, già comunque ricche e che riescono ad instillare molte cose diverse ad una semplice e veloce lettura. Chi ne sa qualcosa, si troverà ad approfondire qualche argomento. Chi, non avendo mai avuto tempo e/o voglia di scavare per trovare la verità fra mille testate "giornalistiche", potrà scoprire ancora di più ed iniziare ad avere un occhio più critico, per distinguere realtà da...altro.

In linea molto generale, sappiamo dove si trova la Libia. Cosa succede lì. 
Banalmente, tutti noi italiani, sappiamo che è legata ai clandestini. Ai barconi che affrontano il mare. Gente disperata che rischia la vita per una speranza, un sogno. C'è chi li definisce così, come (ahimè) ci sono molti che indirizzano solo odio verso queste persone che hanno avuto la sfortuna di esser nati lì. 
Perché è sfortuna, nessuno può scegliere.

Se ne parla spesso e di nuovo aggiungo un enorme purtroppo, poiché c'è tantissima disinformazione intorno alla vicenda mentre viene raccontata. Si strumentalizzano le persone, indirizzando un enorme odio senza motivo che parte dalla politica più becera che sfrutta ignoranza e che scende fino al cittadino (analfabeta) comune. Si, analfabeta, perché (per mia esperienza) crede ad ogni bufala e prova un risentimento assurdo, senza però aver mai riflettuto sul perché odia "loro" e non altri. 
Anche se non gli cambia molto. L'importante è odiare. Chi, non importa. 
Non migliora la loro vita, ma non comprendono. 
Sto divagando, scusate...

Si divide in sei racconti. 
Parte dal massacro di Abu Salim (1996). Nasce tutto da una rivolta carceraria, dove i prigionieri chiedevano il cambiamento della situazione disumana in cui erano costretti a vivere. Ci fu un breve negoziato, che però non andò a buon fine. Seppur i carcerati tornarono nelle loro celle volontariamente, vennero poi mandati in un cortile ed ammazzati a colpi d'arma da fuoco. 1270 morti.
Solo molto più tardi si scoprì tutto. (Mai pretese indagini. Mai avuta giustizia).
Ci parla di questo uno dei sopravvissuti, rinchiuso per più di vent'anni, solo per aver avuto una fede diversa. Attraverso i suoi occhi vediamo la vergogna, la voglia di dimenticare, quasi di lasciarsi sopraffare purché con ciò possa esser lasciato in pace. La rassegnazione (e distruzione) di un uomo. Come tanti altri. 

Si passa ad accennare alle migrazioni, finendo in un centro di detenzione. 
Era il 2014 ed erano "ospitate" 1200 persone a Zwiya, dove Francesca riesce ad entrare e ce ne parla. 
Condizioni disumane, sovraffollamento, niente cibo né aria,...e tanta puzza. La giornalista fa una riflessione estremamente potente partendo da questo dettaglio:

Ma come si fa? 
In un gesto a dire loro: Tu puzzi.

Perché le consigliano di mettere una mascherina per coprire l'odore, ma lei ne è inorridita.
Gente che scappa dalla fame, dalla guerra, dal terrorismo,...arrestata senza motivo e rinchiusa in un posto del genere, senza dignità ne rispetto. Una mascherina sarebbe l'ennesimo affronto. 

E ci introduce ad uno dei problemi centrali della Libia: le forze armate. Che torneranno più avanti. 

Si passa a parlare del traffico di esseri umani. Di come la Guardia Costiera di Garabulli (sessanta chilometri ad est di Tripoli), dove moltissimi barconi partono, non ha nessun mezzo né per fermare, né per aiutare chi parte. Vediamo la drammaticità di uno Stato a cui non importa. Vediamo le forze armate che minacciano chi tenta di fermare e/o soccorrere, perché il traffico di esseri umani porta loro soldi. Scopriamo un pezzetto in più riguardo la rete che mette insieme la gente, organizza i viaggi, e manda in mare i disperati. Una catena difficile da spezzare. 
Si parla della figura dello scafista. Che non esiste. Chi organizza questi viaggi sa benissimo cosa rischia e non mette la sua vita in pericolo. "Addestra" una delle persone che salirà a bordo e stop. 
Gente che non si sente colpevole, perché è così che ha scelto di vivere. Attribuendo colpa ai nostri governi che non guardano, perché non fa comodo. 
Un indifferenza generale che fa rabbrividire. 

Ci viene presentata Wered, una ragazzina di sedici anni, eritrea, poverissima, a cui la famiglia da i soldi per andarsene, per lasciare l'Africa e poterli aiutare economicamente. E lei parte. Affronta il deserto, sofferenze atroci, un viaggio terribile. E finisce nelle mani dell'ISIS. Violenza e soprusi. Liberata dai libici, torna in carcere. Vuole uscire, ma non ha dove andare. L'unica via sarà il mare, sperando di non morire. 
Viene mostrata parzialmente la condizione delle donne, prigioniere di guerra e strumenti di sfogo per i carcerieri. Di come lo stupro stia tornando come metodo punitivo verso avversarie e/o prigioniere (già affrontato in alcuni articoli quando si parla delle donne Curde che combattono l'ISIS). 

Si parla di soldi. Di come uno Stato ricchissimo, abbia in realtà pochissimo denaro per i cittadini. Spesso minacciati dalle milizie, che "chiedono" una parte dei soldi per poter velocizzare i prelievi alle banche. 
Qui viene affrontato e spiegato, almeno in parte, questo problema che è un po' il fulcro di tutto
Senza un Governo forte abbastanza da distruggere le milizie, hanno preso il controllo e nessuno vuole fermarle. E fra i cittadini non c'è voglia di ribellarsi, visto che dall'ultima volta che lo hanno fatto la situazione è precipitata e si chiedono se possa ancora andare peggio. 
Un tema delicato e davvero complicato, che non ho proprio la facoltà di saper riassumere. 

E per ultimo si torna a riaffrontare la vergogna di chi ormai ha abbassato la testa. La rassegnazione che ha avvolto molti fra quelli che si erano ribellati e che non sono riusciti a trasmettere questa voglia di libertà ai figli. Per paura e rassegnazione, un misto che non può che far riflettere chi legge: 
se fossimo noi al loro posto?

Ed in un certo senso, "lo siamo". Sicuramente non abbiamo milizie armate fuori dalle porte, ma abbiamo già gente che inneggia alla violenza quotidianamente su troppi fronti per citarli brevemente, che la usa come metodo per affrontare i problemi, che distrugge il "nemico" quando questo vuole solo giustizia. Che pretende di avere ragione e alza il pugno per ottenerla, spesso solo in casa o verso i deboli, e/o fa gruppo ed assalisce in massa l'avversario, perché la frustrazione viene da chi poi non sa affrontare nessuno nella vita comune in modo civile e maturo. Qualunque siano le sue idee. 

Siamo anche noi parte del problema. 
Siamo stati zitti troppo a lungo.
Siamo anestetizzati alla violenza. 
Siamo stati "educati" a guardare chi sono vittima e carnefice, prima di emettere opinione. 
Siamo circondati da bestie che esultano quando muore della gente innocente. 
Siamo in un paese di incivili ed ignoranti, che continuano ad aumentare e credere che il numero sia indice di aver l'idea giusta. 

Sarà banale, ma possiamo nel nostro piccolo cambiare le cose anche solamente informandoci e diffondendo le notizie corrette. 
Questo è un piccolo volume, ma può fare tanto. 
Semplice, ben creato e con idee interessanti da analizzare, permette di capire almeno "qualcosa" per iniziare a spiegarlo a chi vorrà ascoltare. O per tentare di spiegarlo a chi crede di aver l'unica verità in tasca, ma (ahimè) ennesimi articoli "clickbait". 
Se vi incuriosisce, compratelo! 


Se vi va, fatemi sapere se lo avete letto o pensate di farlo. 
Se conoscete altre letture per approfondire il tema (leggère, non riesco proprio a star dietro a saggi; più forte di me e me ne vergogno).
O semplicemente se vi va di parlarne...
Scrivetemi pure. 

Opinione: Piena di Niente, di Alessia Di Giovanni e Darkam


Giulia, Monica, Elisa, Loveth.
Quattro donne sole.
Quattro gravidanze non desiderate.
Quattro corpi in cui perdersi.
Quattro storie di libertà negate.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °

Sinceramente, non saprei bene come parlarvene.
E' stata una delusione per me. Eh si, purtroppo (probabilmente) avevo troppe aspettative riguardo questa Graphic Novel ed il tema che tratta: l'aborto. O più precisamente, quando si ha a che fare con una gravidanza indesiderata.
Sono quattro donne diverse tra di loro, come età, stato sociale, etnia,...eppure questa cosa le accomuna tutte, per diverse ragioni.
Infatti c'è chi cerca l'aborto e chi invece non lo vuole nemmeno calcolare.
Sono storie che vanno raccontate, eppure qui c'è davvero carenza di trama.
Queste storie vengono accennate, viene dato qualche dettaglio ed il resto lo devi mettere tu.
Fin troppo poco, non colpisce il lettore, non gli lascia qualcosa dentro che lo faccia pensare e che stimoli una riflessione seria.

Si intravede l'obiezione di coscienza e la difficoltà di chi vuole fare le cose in modo legale, mentre le strutture legano le mani, con una burocrazia infinita, medici/infermieri ostili e inadatti(/stronzi incattiviti che devono far pesare questa cosa in un momento difficile con modi bruschi e trattamenti inadeguati) a quel mestiere.

Si intravede l'opzione "fai da te", che comporta rischi pesantissimi perché si può finire in ospedale o in una bara.

Si intravede l'obbligo di farlo, quando la donna non vuole.

Si intravede l'obbligo di tenerlo, quando la donna non vuole.

E l'uomo? Il "padre"? Inesistente. Lei doveva pensarci prima. Doveva prendere la pillola. Doveva stare attenta. [Ma continuiamo a non insegnare educazione sessuale o semplice responsabilità, sia a scuola, che in casa, che nella società. Il sesso si fa in due, non è solo lei a dover pensare a tutto, prima e/o dopo].
Oppure pressione per tenerlo, non importa come si viva, se ci siano altri figli, se ci sia poco o tanto denaro, lei DEVE tenerlo.

Insomma, da una panoramica ampia, ma insufficiente per descrivere a fondo il mare di problemi legati a questa tematica ampissima. E credo di aver scritto più io qui ora che in tutto il libro (un 100 paginette che ho letto in un quarto d'ora).

Sono davvero dispiaciuta, ma terribilmente deludente. Speravo in qualcosa di più, con maggior risalto e peso delle vite di queste donne, e di queste gravidanze. Magari un profilo psicologico delle protagoniste, per mostrare meglio dubbi, paure o altro.
Insomma, non lo consiglio.

Se avete consigli su libri che trattino in maniera interessante l'argomento, scrivetemi che sarei davvero curiosa.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °

Riflessione mia, per aggiungere un po' di righe:
Sei obiettore? Per me non dovresti nemmeno accedere a ginecologia! Come fanno in tanti altri paesi più moderni ed intelligenti. Oppure lavora in proprio MA sempre come obiettore (perché tanti lo sono solo in ospedale, ma a sentire soldi, cambiano idea nel privato! E girano i coglioni).
L'obiezione era normale quando arrivò la legge e ci poteva stare a quel tempo, visto che era qualcosa che quei medici non erano pronti a sostenere ed era "giusto" dare possibilità di scelta. Oggi no!
Abbiamo delle percentuali spaventose in questo campo nelle strutture pubbliche e ogni giorno si aprono le notizie con la paura che questa possibilità ci venga tolta, un diritto avuto sul sangue di tante donne in mano a macellai.
Una legge che, negli anni, ha abbassato tantissimo la percentuale stessa di aborti!
Già, sembra paradossale, ma lasciare una scelta e (soprattutto!) parlare di contraccezione, aiuta in maniera significativa ad abbassare il numero di aborti.
Cosa che sembra non entrare nelle orecchie di chi grida all'omicidio e di quanto sia importante la vita, ma solo finché resta nel grembo materno, poi chissene se le adozioni sono lentissime, costose e pochi ci riescono; chissene se il non parlare apertamente con i ragazzi porta a gravidanze indesiderate; chissene se una donna non trova lavoro se si presume che possa volere in futuro una famiglia; chissene se gente torna a morire col "fai da te" o dalla mammane, per non mettere al mondo qualcuno (per qualunque ragione possa esserci dietro).
Chissene: se lei ha aperto le gambe e se l'è cercata!
Quindi, punizione: deve crescere il bambino.
Si, sono seria, loro ragionano così.
Soprattutto con frasi incoerenti, slogan ingannevoli,... il tutto per portare ad una decisione che "loro" vogliono.
Ma quando mai una persona pro-scelta di è mai messa a discutere sulla gravidanza voluta di qualcuno?

Siamo nel 2019, mettere mano per cancellare questi diritti è inaccettabile.
Ed è inaccettabile che nessuno faccia qualcosa per rendere nuovamente questo servizio possibile in ogni ospedale, invece di questa oscena parodia della caccia al tesoro per chi (al solito) è povero e non può farlo privatamente.

Mani fuori dal mio utero.
Difenderò sempre la scelta di una donna di avere oppure no dei figli, qualunque opzione sceglierà. L'importante è che decida liberamente, con informazioni esatte, non manipolate, e senza pressioni di alcun tipo.

Opinione: Mary e Il Mostro. Amore e ribellione. Come Mary Shelley creò Frankenstein, di Lita Judge


In occasione dei 200 anni dalla pubblicazione di Frankenstein, il racconto illustrato e in versi liberi dell’incredibile vita della sua autrice, un potente e affascinante ritratto tra parole e immagini.

"Le ragazze dovevano essere gentili e obbedire alle regole. Le ragazze dovevano essere silenziose e ingoiare punizioni e dolore. La bandirono dalla società perché amava un uomo sposato. Gli amici la oltraggiarono. Il padre la cacciò di casa. Ma lei non si nascose. Non si lasciò zittire. Lottò contro la crudeltà della natura umana. Scrivendo."

"Frankenstein" è una delle più grandi narrazioni di tutti i tempi. Ma la storia di Mary Shelley, che ha creato quella narrazione, non è meno drammatica e avvincente. In questa biografia illustrata, oscura e appassionante, scoprirete la vita straordinaria e il genio letterario dell’autrice che ha combattuto contro tutto ciò che la società si aspettava dalle donne, e ha dato vita al mostro. Questa è la storia di come un’adolescente incinta e fuggita da casa sia diventata una delle più famose scrittrici di tutti i tempi. Mary Shelley aveva solo sedici anni quando ha lasciato la sua famiglia per seguire il proprio cuore e l’uomo che amava. Credeva nel "libero amore" e nel diritto di ogni donna di vivere la vita che desidera. Ma era una mossa azzardata per una donna del suo tempo. Osteggiata dalla società e rinnegata dalla sua stessa famiglia, ha dovuto affrontare da sola la perdita della sua bambina, morta a pochi giorni dalla nascita. Ma Mary non si è arresa. Ha riversato tutto il suo dolore, la sua angoscia e la sua passione nella creazione del suo capolavoro, "Frankenstein", un romanzo di una forza straordinaria, letto e amato ancora oggi, a due secoli di distanza. Con la narrazione in versi liberi e le oltre trecento pagine di splendide illustrazioni ad acquerello, "Mary e il mostro" è un incredibile tributo a una donna forte e appassionata e all’incancellabile segno che ha lasciato nel mondo.

° °   ° ° °   ° °   ° °   ° ° °   ° °

Assolutamente meraviglioso!
Amore dalle primissime pagine e una volta chiuso mi ha lasciato una stretta al petto davvero forte.
Non conoscevo affatto la vita di quest'autrice e scoprire cosa ha dovuto passare, per seguire i suoi sogni ed il suo cuore, è stato incredibile. Una donna davvero forte e coraggiosa, che non si è mai arresa, nonostante la vita le ha intralciato in ogni modo la strada che si è scelta.

La madre muore poco dopo il parto e lei resta sola con il padre ed una sorella più grande, qualche anno dopo lui si risposa con una donna diciamo col pugno di ferro, che ha già una figlia che diventa una sorellina minore a cui Mary si affeziona moltissimo. Crescendo Mary sente tantissimo la mancanza della madre ed i suoi scritti le danno coraggio, ispirandola a vivere come vuole, anche se non accettata dalla morale dei tempi.
Giovanissima si innamora di Percy Shelly (discepolo del padre e sposato). Lui la rassicura che il matrimonio è ormai finito ed i due, ostacolati dal padre di lei, decidono di scappare insieme, portando la sorella minore, Claire, con loro.

Un percorso difficile, loro tre soli, emarginati dalla società, senza soldi e vivendo come capitava, si sono spostati per l'Europa, fino a quando Mary non rimase incinta. Purtroppo la bambina morì poco dopo trascinandola in una grande depressione a cui ne il compagno, ne la sorella, furono di alcun supporto.
Sarà a casa di Lord Byron (come vuole la leggenda) che Mary inizierà ad avere idee per quello che diventerà il suo capolavoro immortale: Frankenstein.
Distrutta dalla perdita della figlia e dalle "perversioni" maschili del poter dare la vita (infatti in quel periodo ci furono esperimenti di galvanismo, per quello scopo), la sua mente si incentra su questo abominio, chiedendosi come possa un uomo ergersi a creatore e sfidare così Dio e la natura. Da questi pensieri, dall'odio e il dolore, verrà poi fuori il suo capolavoro.

Ovviamente questo solo un accenno alla sua vita, più lunga e complessa, resa in maniera straordinaria tramite la scelta dell'autrice di creare un illustrazione per foglio e di raccontare questa straordinaria vita attraverso gli scritti di Mary e/o di chi le stava accanto. Una scelta decisamente ottima.

Per il prezzo, vale davvero ogni centesimo (se non di più!).
Non pensavo sarebbe stato così bello, ricco e che mi avrebbe portato non solo a conoscere Mary, ma ad entrare in empatia con questa donna così coraggiosa, nonostante tutte le disgrazie che l'hanno colpita, temprandone lo spirito già forte.

Fatevi tentare, ne vale la pena.