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Opinione: Mycellium, di Dominica Phetteplace


Re, regine, maghi e viaggiatori sono presenze fondamentali nelle narrazioni fantastiche e poco importa se in questa novella compaiono come progenie di un dio spaziale fungino. O forse sì, se queste origini ne determineranno il destino. Il corpo celeste su cui sono germinati si fa infatti giorno dopo giorno sempre più lontano e con esso la fonte di energia che li tiene in vita. Col tempo il Re è divenuto paranoico e prepotente, la Regina talmente volatile da dover essere sigillata in una spada mentre il Mago osserva malinconico il deterioramento del proprio corpo chiedendosi quando mai finirà questo strazio. E come da tradizione, sarà Cayhun, un ragazzino analfabeta della periferia del regno, a incarnare suo malgrado lo spirito del cambiamento. 




C'è poco da dire senza finire nella trama e rovinarvi la lettura. 
Ci troviamo in un mondo non ben descritto, ma che da quei pochi dettagli ricorda una sorta di epoca medioevale. Una foresta maledetta in cui varie leggende si sono susseguite mettendo in guardia dalla pericolosità al suo interno. Ovviamente ciò non durerà a lungo e la curiosità, mista ad una ricerca per fame dovuta ad una carestia piuttosto feroce, porterà un giovane ad avventurarsi fino a trovare la Regina e la spada nella quale era stata imprigionata. 

Si alternano alcune voci durante la lettura, ognuna con un suo capitolo, senza entrare tanto nei dettagli ci raccontano qualcosa che ci sembra familiare, di già letto o sentito. Questo vago sentore è dato da come ci presentano il loro mondo, in modo molto confuso e senza approfondire. §
Sappiamo della Regina, che per prima apre la storia raccontandoci di sé da quando finì rinchiusa e segregata nella foresta. Un qualcosa di onirico, molto strano e particolare.
Per poi staccare con Cayhun, che effettivamente è una persona a caso, in un momento a caso, che compie decisioni...a caso! Non è la mente più sveglia e lampante del villaggio, ve ne accorgerete subito dalle sue azioni. Ma comunque sia, si immerge fra questi boschi e fa questo ritrovamento.
Comparirà poi il Mago che finalmente ci darà qualche informazione in più su questi regnanti e le stranezze che li circondano, senza però entrare nei dettagli. Poi il Re, e così via finché la storia proseguirà nel tempo, andando avanti di anni e ritrovando i vari personaggi senza saper bene cosa è accaduto ma facendocene un idea da alcuni dettagli. 

Un racconto breve, molto sfuggente, non scritto male ma deve piacere lo stile e questa sorta di "nebbia" nella quale sembra avvolto il tutto. Molto particolare, non mi è dispiaciuto leggerlo ma non mi ha neanche conquistato. Peccato. 

Opinione: Della Donna Aracnide, di Luigi Musolino


Estate 1992: Filippo e Martina, fratello e sorella, attendono impazienti la festa del patrono e l’arrivo delle giostre. Sono bambini come tanti, intrappolati nella sonnolenta routine della provincia e in una realtà familiare che giorno dopo giorno si fa sempre più opprimente. Quando nella piazza del paese fa la sua comparsa una nuova e bizzarra attrazione - il baraccone di Serafina, la Donna Aracnide - i due non vedono l’ora di poter assistere al misterioso spettacolo. Saranno partecipi del disvelamento di un universo spaventoso, governato da una creatura affamata di disperazione e desideri inconfessabili che li condurrà in un lungo viaggio alla ricerca di un senso, di una speranza, di un riscatto. Con "Della donna aracnide" la stupefacente scrittura di Luigi Musolino ci trascinerà in una storia sulle ossessioni e la perdita dell’innocenza, sui sogni infranti e il potere dei ricordi, sulle ragnatele del passato che ci soffocano e impediscono di vivere. 




Dopo Pupille, Musolino torna con un racconto "breve": stiamo sulle 200 paginette, un Nodo particolarmente corposo e affascinante che si rivela fin troppo breve alla conclusione del tutto. 

Una storia che si muove lenta fra passato e presente, prendendosi tutto il tempo che merita per raccontarci gli eventi che spaccarono le cose, distruggendo tutto.
Un presente ossessivo, ricco di dolore e malessere in cui la ricerca non sembra avere una fine. 
Sprazzi di questo presente vengono alternati al passato in cui scopriremo cosa ha portato a tutto ciò. 

Ci troveremo ad aver a che fare con due fratelli, Martina e Filippo. Lei più grande che si prende cura del fratellino, con un rapporto fra i due davvero molto stretto, anche perché in famiglia le cose non vanno benissimo e i genitori non fanno altro che generare odio e liti, che purtroppo minano alla pace e felicità dei due innocenti spettatori. 

Un estate come tante altre, fra vacanze, compiti, noia,...finché finalmente in città arrivano i baracconi e il tutto diventa una festa per i più piccoli, pronti a passare le serate a divertirsi con gli amici, abbandonando i problemi vari fuori da tutta quell'atmosfera di gioia.
Quell'anno però c'è una novità. In un angolo un carrozzone molto particolare attira la loro attenzione: sulla fiancata un disegno di una donna col busto femminile, ma il resto da ragno. 
Serafina, la Magnifica Donna Aracnide. Che promette di esaudire i desideri del suo pubblico. 

Fra paura e curiosità i due sono attirati allo spettacolo che sarà indimenticabile e, come già vi dicevo, segnerà le loro vite in modo atroce. Ci sarà un prima e un dopo.

Musolino è davvero bravo a raccontare tutto questo, prendendosi il tempo che ci vuole e lasciando spesso il lettore in sospeso ad immaginare come saranno andate le cose, ma penso sorprendendolo completamente. Una storia che racconta uno spaccato in cui tanti si possono riconoscere, anche se più giovani e non avendo vissuto il '92 con gli anni dei protagonisti. Riesce a farti sentire piccolo, in balia dei genitori, in mezzo ad una guerra non tua, ed oltre tutto ciò la felicità delle serate fra le giostre con gli 883 sparati a palla e gli amici accanto.

Non fa paura nel senso classico del termine. Ok, certe scene possono essere disturbanti per un certo tipo di pubblico, ma in generale c'è altro di spaventoso fra le pagine. 
Un libro che nasconde tanti orrori che ti strisciano addosso fastidiosi e leggeri come fili di ragnatela; brividi che senti sottopelle in agguato pronti a smuovere qualcosa dentro, sensazioni familiari o anche solo empatiche. La banalità di certe situazioni che riesce a scavalcare i muri del quotidiano e portarti oltre, fra realtà e fantasia, fra immaginazione, sogno e vita vera. In alcuni punti ti chiedi se credere a chi ti sta raccontando questa storia o se è tutta una grande bugia. 

Si, voglio restare molto vaga. 
Dovete scoprire tutto leggendo, pagina dopo pagina, cercando di capire dove vi porterà la trama e lasciandovi quasi cullare da questo incubo. 
Merita il viaggio. 

Opinione: L'Ultimo Omicidio Alla Fine Del Mondo, di Stuart Turton


Fuori dall’isola non c’è nulla: il mondo è stato distrutto da una fitta nebbia che ha invaso il pianeta, devastando tutto e uccidendo qualunque forma di vita. Sull’isola, invece, ogni cosa è idilliaca: la natura è rigogliosa, l’aria pulita e centoventidue persone vivono in perfetta armonia, sorvegliate da Niema, suo figlio Hephaestus e Thea, tre scienziati che sono stati in grado di proteggere quel luogo paradisiaco dalle insidie esterne. Gli abitanti del villaggio hanno poche pretese, si accontentano di pescare, coltivare i campi e godere dei frutti della terra e se hanno un dubbio possono appellarsi ad Abi, un’entità che ognuno di loro sente nella propria mente. L’importante è che rispettino sempre il copri fuoco e le regole imposte dagli scienziati. Fino al giorno in cui, con orrore degli isolani, Niema, la scienziata più anziana, viene trovata brutalmente uccisa. Oltre ad aver lasciato l’intera isola sotto shock, l’omicidio ha innescato un abbassamento del sistema di sicurezza intorno all’isola, l’unica cosa che teneva a bada la nebbia. Se il caso non verrà risolto entro 107 ore, la nebbia soffocherà l’isola e tutti i suoi abitanti. Ad aggravare la situazione c’è che il guasto nel sistema ha anche cancellato la memoria di tutti gli abitanti: nessuno ricorda più ciò che è accaduto la notte precedente, il che significa che qualcuno sull’isola è un assassino e non sa di essere. Nel frattempo, il tempo stringe. 




La trama mi aveva messo parecchia curiosità, ma non avendo ancora letto nulla dell'autore ero un pochino incerta. Fortunatamente è stato pubblicato subito anche su Storytel e mi ci sono lanciata.
La domanda spontanea che vi chiederete è: perché non hai recuperato anche gli altri (che sono su Storytel)? Perché questa volta hanno cambiato voce e mentre prima non riuscivo proprio ad ascoltare (ci riproverò, ma temo che non sia nelle mie corde il suo modo di leggere) adesso il tutto era molto scorrevole e piacevole. 

Mi sono trovata catapultata in una storia distopica in cui misteri devono essere risolti e non solo quelli riguardanti l'omicidio che potrebbe essere la fine di ogni vita sull'isola, ma tanti segreti che i tre Sali (gli scienziati) hanno mantenuto per anni.
Inizialmente il tutto appare complesso e con elementi assurdi. I tre scienziati con le loro vite lunghissime, gente fin troppo pacifica e tollerante di stranezze che dovrebbero sconvolgerli, regole assurde (per esempio al coprifuoco tutti cadono addormentati fino alla mattina dopo, oppure al compimento dei 60 anni la loro vita cessa naturalmente, e molto altro che non sto a svelarvi. Tutto questo lo si scopre subito, non erano spoiler tranquilli).
Insomma un piccolo villaggio alla fine del mondo che resiste grazie a tutto ciò in felicità e armonia da generazioni. 
Comunque non temete, serve per dare un idea di come è stata strutturata questa società ed è tutto funzionale, niente di superfluo. Si capirà leggendo e andando avanti nella trama la motivazione dietro ogni regola. 

Tutto scorre in pace e tranquillità, finché improvvisamente una mattina si risvegliano confusi, pieni di ferite, in posti strani, senza ricordare niente di ciò che è avvenuto la sera precedente. 
Mentre un incendio sta distruggendo una delle loro case, trovano al suo interno sei dei loro amici morti, insieme al cadavere di Niema. Il tutto sembra puntare ad un incidente, una trave che cadendo l'ha travolta, ma non è così.

Sarà Emory a rivelarsi fondamentale. La donna più seccante del villaggio, poiché ha la testa piena di domande di cui cerca risposta e non si accontenta di spiegazioni banali. Messa in un angolo da tutti, diventerà importantissima quando prenderà le redini delle indagini arrivando a sfidare i Sali per trovare la verità e salvare tutti, loro compresi.

Un conto alla rovescia che le concede due giorni per rivoltare l'isola, con l'aiuto della figlia (apprendista di Thea e risvegliando fra loro un rapporto in equilibrio precario da troppi anni), cercando indizi e mettendo insieme ciò che scopriranno, lasciandola spesso spiazzata e confusa riguardo il passato della sua gente. 
Verranno alla luce elementi delicati e i tre Sali si riveleranno per quello che erano/sono davvero. 
Emory non ha mai avuto più di tanto paura(/reverenza) di loro, ma il resto della gente? Come potrebbe reagire a certe notizie?

In tutto questo da sottofondo e nostra voce onnisciente c'è Bia (non Abi, come in lingua originale; è un refuso nella trama), una sorta di intelligenza artificiale che comunica con tutti dentro le loro teste, confortandoli, spronandoli e tenendoli ancorati alle regole di pace e armonia che regnano. Una voce che permette di comunicare, di sapere sempre ognuno dov'è, che li connette costantemente. Ma anche una voce con ordini precisi di Niema da rispettare. 
Deve lasciare che le cose vadano come dovrebbero, sperando di aver fatto i calcoli giusti affinché avvenga ciò che deve accadere.
Sarà così oppure Emony cambierà le cose?

Mi sono lasciata trascinare dalla storia senza soffermarmi troppo su dettagli o elementi che magari sembravano strani. Mi è piaciuta molto quest'avventura così strana, assurda e ricca di elementi pronti per esser scoperti e ribaltare le cose in continuazione. 
Mi è molto piaciuto il mondo che è stato creato dall'autore. Come tutto si fosse distrutto per l'ennesima cazzata umana (anche se non si saprà bene la sua origine, ma non è importante ai fini del tutto) e come questa nuova società tenti di prosperare. 

Molto piacevole, scorrevole e intrattiene tanto. Anzi, ti tiene proprio incollato per scoprire come andranno le cose e quale segreto verrà portato alla luce.
Sono curiosa di scoprire le opinioni di chi è più amante dei gialli/thriller per capire cosa riescono a vedere che io non ho percepito. Sicuramente dettagli sparsi ci sono, come domande senza risposta.

Nel complesso, consigliato! 
Soprattutto l'audiolibro, ovviamente.

Opinione: Qui, Altrove, di Matthieu Simard


Simon e Marie abbandonano la frenesia della città per trasferirsi in campagna, dove sperano di concepire un figlio e ritrovare la serenità perduta. Ma il piccolo villaggio in cui hanno deciso di vivere non è quel che si aspettavano: gli abitanti li accolgono con sospetto, gli uccelli sono scomparsi dai boschi, una strana antenna incombe sul paese e storie inquietanti circondano l’antico proprietario della casa dove sono andati a stare. In questa realtà isolata e inospitale Simon e Marie dovranno fare i conti con i traumi del passato, le crepe del loro matrimonio e la difficoltà dei rapporti umani, mentre la quotidianità scivola giorno dopo giorno in un altrove popolato da personaggi grotteschi e sinistri presagi. "Qui, altrove" è un romanzo dove il perturbante si incarna in un’atmosfera densa di enigmi e di mistero e nei personaggi ambigui, soli e violenti che popolano una vicenda degna del miglior cinema di David Lynch. "Qui, altrove" esplora i temi del lutto e del ricordo, dell’amore e della violenza, portando per la prima volta in Italia la scrittura dell’autore canadese Matthieu Simard. 




Dopo decisamente troppo tempo, rieccomi per parlarvi di uno dei miei ultimi acquisti e ultima lettura fatta (che meglio non finisca sul tavolino o attenderà come gli altri 1000 libri di essere recensiti). 
Un romanzo di una collana dedicata all'horror che sto adorando, nonostante sia appena nata. 
Sto parlando di Caronte, di Zona42. 
Gli altri suoi romanzi sono Il Pescatore e Siamo Qui Per Farci Male (si, vi lascio i link, così potete recuperare le recensioni o anche solo guardare copertina e trama in facilità).

Torniamo al libro. 
Questo piccoletto di 160 paginette o poco più si stacca dalla narrazione spaventosa spostandosi su tematiche più delicate e dolorose, che racchiudono altre sfumature dell'orrore.

I protagonisti sono una coppia sposata da un po' di tempo, come capiremo già dal principio. 
Giovani, ma con già alle spalle una vita che li sta portando verso la fine del loro rapporto. Per tentare di salvarlo decidono di cambiare radicalmente vita: comprano una casa in un piccolo villaggio e si trasferiscono, lasciandosi tutto alle spalle, sperando in una rinascita. 
Ad attenderli però li aspetta una cittadina piena di persone scontrose, chiuse, che chiariscono dal primo istante che non sono i benvenuti. Quasi a bilanciare questo distacco, una coppia di "nuovi" come loro si fa prepotentemente avanti nelle loro esistenze in maniera estremamente fastidiosa, invadendo i loro spazi senza vergogna.

Marie e Simon si alternano a parlare, raccontandoci un presente dove nessuno dei due riesce a fare qualcosa per coinvolgere l'altro se non per pochissimo. Un rapporto che vogliono riallacciare, quasi a tutti i costi, ma che si sta perdendo. L'amore sembra esserci ancora, "soffocato" da questa vita che hanno trascorso insieme che ha permesso (nel bene e nel male) di conoscersi così bene che certe cose possono non essere dette e le menzogne perdonate. 

Un romanzo lento, che riesce a far percepire la lunghezza asfissiante delle giornate costrette a passare, restando però sempre uguali. Personaggi spesso assurdi, che compiono azioni senza il minimo senso logico. La sensazione di fastidio pervade molto le pagine. 

C'è un però...questo pervade la prima metà del romanzo. Poi c'è una svolta. 
Finalmente la coppia si apre con il lettore, permettendo di scorgere il loro passato e cosa li ha portati a cercare di ritrovarsi in modo così disperato e folle da scappare in quella città. 

Questa giusto un'infarinatura di cosa potete trovare nel romanzo. 
Ora la parte difficile, tirare le somme. 
Non mi è dispiaciuto, ma non mi ha nemmeno lasciato così il segno. 
Alcune parti si, moltissimo. In quei passaggi l'autore riesce a trasmettere molto al lettore, di farlo entrare in certe situazioni ed entrare in empatia con i protagonisti, capendo le motivazioni dietro certe scelte che hanno compiuto o stanno compiendo. 

Ma in generale, c'è tanto che non saprei collocare. 
Personaggi che appaiono, fanno cose e danno spiegazioni incoerenti. Non trovo un senso nel trovarli fra le pagine. Poteva esserci chiunque altro e non sarebbe stato poi così diverso, in fin dei conti. 
L'odio dei cittadini nei loro confronti è marginale. Se capita gli parlano, poi volti pagina e sembra tengano loro il muso. Non sono ostili, solo li ignorano completamente per il semplice fatto che non sono nati e cresciuti lì. Il motivo non mi è ancora chiaro. 
Non ho capito il discorso dell'antenna, infatti non l'ho nemmeno citata. Come i discorsi sulla casa e del suo ex proprietario, perché in effettivo resta marginale se non per alcuni dettagli che escono nel finale, ma che non ho trovato così incisivi. 

Un peccato. Mi aspettavo qualcosa in più. 

Opinione: L'Unità, di Ninni Holmqvist



Nel suo romanzo d’esordio la svedese Ninni Holmqvist, una narratrice formidabile, immagina un mondo lontano eppure pericolosamente vicino.
L’Unità, considerato un classico moderno e già molto apprezzato in patria e all’estero, racconta una storia vivida, commovente e attualissima, che racchiude un’acuta riflessione sulla società odierna e l’identità femminile.

«L’Unità mi è piaciuto moltissimo. Sono sicura che ne rimarrete incantati, come è successo a me». - Margaret Atwood

«Riecheggiando l’opera di Marge Piercy e Margaret Atwood, L’Unità è un romanzo che fa riflettere, ma anche una lettura compulsiva». - Jessa Crispin, NPR

«Con questo libro, da scrittrice di racconti incredibilmente talentuosa Holmqvist si è trasformata in una maestra del romanzo. Non mi sorprenderebbe se L’Unità diventasse uno – forse l’unico – dei pochi romanzi svedesi di questa stagione che la gente leggerà ancora tra cinquant’anni». - Smålandsposten

«Un romanzo d’esordio sorprendente. Scorrevole e ipnotico, offre una testimonianza impressionante sul modo in cui la società svaluta la creazione artistica, mentre celebra la procreazione, e una speculazione su cosa potrebbe succedere se tutto questo fosse portato all’estremo. Per i fan di Orwell e Huxley». - Booklist


Un giorno di inizio primavera Dorrit, scrittrice cinquantenne single e senza figli, viene accompagnata all’Unità. D’ora in avanti vivrà lì. Quello che la accoglie è un luogo idilliaco, almeno in apparenza: una struttura all’avanguardia dotata di eleganti appartamenti immersi in splendidi giardini, dove vengono serviti elaborati pasti gourmet e ci si può dedicare alle più svariate attività. I residenti sono accomunati da una caratteristica: non hanno figli né una vita sentimentale stabile. Finalmente libera dal giudizio sociale che ha sempre percepito come un peso, Dorrit è felice di poter fare amicizia con persone come lei. Ma c’è un prezzo da pagare: gli ospiti dell’Unità, chiamati “i dispensabili”, si trovano lì per un motivo ben preciso. Faranno da cavie per una serie di test farmacologici e psicologici, per cominciare, e poi doneranno i loro organi, uno per uno, fino alla cosiddetta “donazione finale”. Anche loro, così, saranno utili alla società: si sacrificheranno per chi, nel mondo fuori, è genitore. Dorrit è rassegnata al suo destino e desidera soltanto trascorrere i suoi ultimi giorni in pace, ma presto incontra un uomo di cui si innamora follemente, e l’inaspettata felicità da cui è travolta la costringe a ripensare ogni cosa.




In breve: premesse ottime, ma nel concreto tanto buchi.
La storia è una distopia non troppo distante dal nostro quotidiano. Nel giro di pochissimi anni infatti è stato introdotto il concetto di "dispensabili", ovvero persone che raggiunta una certa età e non avendo fatto "nulla" per la società fino ad allora (fatto figli, raggiunto posizioni o traguardi importanti in certi campi lavorativi) e non avendo un utilità ancora in corso (dover badare ai genitori anziani), vengono prelevati e portati in queste Unità.

Luoghi isolati dal resto del mondo in cui si renderanno utili. Luoghi psicologicamente pensati per renderli felici ed innocui, dove gli viene garantito vitto e alloggio, qualunque divertimento (cinema, teatro,...), qualunque optional (negozi, parrucchiere, piscine, palestre,...), qualunque servizio medico (visite specialistiche, dentista, psicologo,...). Insomma, dove rendere "belli" i loro periodi di permanenza in quei luoghi.
Perché tutto ciò? Ovviamente perché vengono sfruttati per le esigenze del mondo esterno e quindi, per evitare ribellioni, hanno reso tutto affascinante e piacevole. Oltre che imbottito di frasi fatte che ormai sono accettate da loro e da chiunque fuori da lì.
Sono ormai delle cavie umane per farmaci dagli usi più svariati, per vedere gli effetti di terapie ormonali o con radiazioni, ecc ecc. E, in più, banche d'organi in movimento, poiché se serve qualcosa di non indispensabile alla vita viene prelevata loro fra un test e l'altro. Altrimenti si và alla donazione finale, che porta alla fine della loro esistenza. L'organo interessato viene donato e il resto viene comunque conservato nel caso di necessità.

In tutto ciò la nostra voce narrante è Dorrit che, al compimento dei cinquant'anni, deve abbandonare la sua vita. Non avendo avuto figli, ne avendo ancora genitori di cui occuparsi, finisce in questa Unità.
L'unico enorme dispiacere (che mi ha permesso tanto di enpatizzare con lei, ma che per tante persone ha rappresentato un peso) è lasciare il suo amatissimo cane. Ha trovato un'amorevole famiglia che se ne occupi, ma sentirà tantissimo la sua mancanza più e più volte durante il romanzo.
Attraverso di lei scopriremo come (e in quanto poco tempo) è nata questa legge ed è diventata la normalità.

Dorrit è banale. Una persona qualunque: non troppo intelligente, non troppo bella, non troppo coraggiosa, non troppo fifona,... Insomma nella media e questo è un punto a favore del romanzo, poiché rende benissimo cosa farebbe una persona qualunque in una situazione del genere. Niente distopia con protagonisti testardi, pronti alla lotta, alla sfida al potere, in cerca della fuga, con un obiettivo di ribellione all'esterno a cui mirare. Qui tutti si sono adeguati a ciò che è stato deciso. Ciò fa paura perché è decisamente realistico. Ne avevo sentito parlare vagamente e trovandolo su Audible ho provato ad ascoltarlo. È stata una lettura di sottofondo, al doppio della velocità (viene letto piuttosto lentamente per i miei gusti). Piacevole in questo senso, seppur ricordi vagamente "Non lasciarmi".
Ammetto che ci sono parti molto ripetitive, alcune descrizioni estremamente minuziose che potevano essere evitate tranquillamente, elementi che non aggiungo niente alla storia o ai personaggi.
È prevedibile come andrà la storia, ma non tanto il come. Alcune elementi riescono a salvarlo dalla prevedibilità assoluta.

Comunque l'ho finito abbastanza contenta, mi era piaciuto, seppur il finale non lo abbia capito.
Giuro, mi sono sentita presa in giro nelle ultime parti del libro. Ammetto che interessante la scelta, a gestita malissimo. Senza una spiegazione sul perché, almeno nell'audio nessuna nota conclusiva per chiarire le domande che sicuramente sono venute in mente a chiunque.
Andando a leggere alcune recensioni in merito ho trovato (altre) evidenti carenze nel testo e nella trama che forse leggendolo avrei notato. Una "leggerezza" che non ha senso ed ha fatto perdere una stella al romanzo, perché è decisamente importante e se si vuole creare qualcosa di realistico, lasciare tutto cosi non ha senso.

In generale, non mi è dispiaciuto. Fa riflettere sulla società e su cosa viene ritenuto importante, e su come si potrebbe finire se venisse deciso ed accettato cosa significa essere utili, in molti sensi.
Ma nel "pratico", non ci siamo.
Diverso dai soliti distopici, è stato piacevole da leggere/ascoltare, ma poteva dare molto di più al lettore.

Visti i costi e le mie perplessità generali, vi consiglio se vi incuriosisce e siete dubbiosi, di provare a leggerne un estratto, di provare con Audible (ha spesso promozioni, oltre il primo periodo gratuito), oppure tentare in una biblioteca, se siete cosi fortunati da averne una ben fornita vicino casa.




ATTENZIONE SPOILER

Ci tengo a fare una nota finale per chiarire le parti sopra che non ho spiegato per non rovinare la lettura/ascolto a chi volesse scoprire questa storia.
Quindi non proseguite se non volete sapere nulla.

Le parti a cui non avevo prestato attenzione durante l'ascolto, che mi sono state fatte notare da altri attraverso varie recensioni, sono il mix fra test e donazioni di organi. Ovvero: com'è possibile che una persona faccia test con farmaci sperimentali/ormoni/radiazioni/altro e, fra un test e l'altro, possa donare organi?
Sarebbero compromessi e quindi giustamente inadeguati per trapianti vari. Non ha senso.
O nella società esterna si accettano organi "compromessi", oppure se viene dato per scontato che siano sani, c'è un enorme lacuna. Dal romanzo non lo possiamo sapere perché Dorrit non sa nulla a riguardo. Ma comunque nessuno si fa domande su ciò, nonostante certi risultati dei test portino le persone a danneggiamenti fisici.

Vediamo il finale.

Dorrit scappa. O almeno così ci viene raccontato. Solo che giri pagina e scopri che ha partorito dentro l'Unita. Ha deciso di restare e dare in adozione la figlia, che questo testo è una sorta di diario che ha scritto per chiunque vorrà leggerlo. Ma non spiega perché ha raccontato di una fuga mai avvenuta. Perché è questo che capiamo dalle ultime pagine.
Ci sta con il suo carattere ed è originale per la trama che si arrende, faccia spallucce, regali la figlia e si faccia sopprimere. Ma mi sento anche un po' presa in giro per quello successo poco prima. Manca qualcosa. Una frase che spieghi perché Dorrit(l'autrice) ci abbia "preso in giro".

Cadavere Squisito, di Agustina Bazterrica [Instagram Post]



Opinione: Cadavere Squisito, di Agustina Bazterrica


Premio Ladies of Horror Fiction come migliore romanzo dell’anno 2021. 
Candidato al Goodreads Choice Award come miglior libro horror 2020

«Dalle prime parole del secondo romanzo della scrittrice argentina Agustina Bazterrica […] il lettore è già bestiame in fila, barcollante, primordialmente consapevole che questo libro è un bancone da macellaio, e nulla di ciò che accadrà dopo sarà bello.» - New York Times Book Review

«Triste, avvincente, con un finale da urlo.» - The Times

«Il romanzo è orribile, sì, ma affascinante e provocatorio (e orwelliano) nel modo in cui mostra fino a che punto la società potrebbe spingersi per deformare il linguaggio ed evitare le verità morali.» - Taylor Antrim, Vogue

«Un avvincente romanzo distopico.» - The Independent

Marcos lavora nel mercato della carne da sempre, è un’attività di famiglia. Ma ora le cose sono cambiate, in modo radicale e irreversibile. Un virus ha attaccato gli animali, sia domestici che selvatici, per cui sono stati tutti sistematicamente abbattuti e la loro carne non può assolutamente essere consumata. Ora la carne che tratta è diversa, speciale, perché i governi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare la situazione e hanno deciso di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana. Marcos si è dovuto adattare, cerca di non pensare a cosa fa per vivere, e fa del suo meglio per stare dietro a fornitori, clienti, ordini e consegne, perché deve pagare la casa di riposo in cui vive suo padre. E ora che sua moglie lo ha lasciato deve pensare a tutto da solo.




Mai avrei pensato mi potesse piacere così tanto. 
Le riflessioni che ti spinge a fare, mostrandoti un mondo così assurdo e così realistico da renderlo quasi spaventoso. Lo avevo iniziato a fatica, nonostante lo avessi già notato in lingua originale (e meno male che è stato tradotto!). 

Insomma, la curiosità era tanta ma faticavo ad ingranare le pagine. 
La scrittura inizialmente l'ho trovata ostica (uniteci stanchezza, sonno, poca pazienza,....che combo!). 

Comunque. Il romanzo ti mette a confronto con questa realtà assurda e ti scaraventa nel mondo di Marcos, che non si racconta mai, se non per alcuni dettagli della sua vita.
Si, è suo il punto di vista che ci accompagnerà per tutta la storia. Un uomo giovane, importante per l'azienda per cui lavora, ma che si trova completamente devastato dalla vita. Ripete le mansioni, svolgendo comunque compiti di una certa importanza, ma con una freddezza crescente che gli nasce da dentro. Un odio, un fastidio, che finiscono con l'appesantirlo e farlo sentire sempre peggio.

Ci troveremo immersi in questo nuovo mercato della carne, a contatto con le diverse tipologie di lavori che ne fanno parte (legalmente o meno). Cose che già esistono ma vengono portate (quasi) agli eccessi visto che si tratta di merce molto particolare.
Una merce che nessuno può nominare col suo nome, poiché oltre ad essere illegale, lo renderebbe strano, reale, inimmaginabile,...La merce è la carne umana.
Ormai non più persone ma esseri simili seppur diversi, selezionati, cresciuti, per un unico destino.

Capita anche che alcune persone diventino cibo, ma sono casi particolari ed entriamo in dettagli che meritano di esser scoperti durante la lettura. 
Iniziando dall'azienda familiare di macellazione (di animali), Marcos ci mostra come le cose siano cambiate in pochissimi anni, visto che lui aveva appreso il mestiere dal padre, ovvero esser un macellaio. Era bravo, ma ha scelto volutamente di non continuare quel percorso nel nuovo mondo. 

Il tutto cambia non per caso, ma quando hanno una strana malattia ha iniziato a render pericolosi gli animali per gli umani, provocandone la morte se venivano in contatto, e il loro abbattimento (di qualunque specie) è diventato un obbligo di legge; l'ingordigia umana ci ha messo poco a trovare altra carne per riempire quel buco di mercato. 
La gente ovviamente non si è fatta troppi scrupoli. 

 Una storia strana, lenta inizialmente, in cui Marcos ci porta dentro le sue giornate, fra giri in allevamenti, a visite ad alcuni contatti e clienti molto particolari. Un lavoro che lo stanca, già mentalmente provato da un tragico evento che ha segnato la sua vita. 
Sarà però un evento inatteso che cambierà le cose.
 Una lettura che presenta tantissimo spazio di riflessione portando all'estremo un taboo che riesce ad unire il mondo. 
Si parla di allevamenti, di animali, di trattamento etico, di rispetto. 
L'uniformarsi, il credere senza riflettere, l'egoismo. 
C'è anche tanto spazio per la compassione, i ricordi, l'amore e il dolore. 

Resto sul vago perché alcuni elementi devono essere scoperti durante la lettura ed elaborati pagina dopo pagina. 
 Ovvio, non è per tutti. 
Ci sono scene che mi hanno ferito profondamente. 
Ahimè, nemmeno inventate. E no, non riguardavano gli umani.

Crudo e violento, ma non tanto per il tema del cannibalismo (che comunque mi rendo conto possa esser troppo, visto che i dettagli non mancano, senza però scendere mai nel macabro e splatter), ma tutto ciò che ruota attorno. 
Insomma, gli esseri umani. 

Davvero molto bello. Sono estremamente curiosa di leggere altro di suo, anche se temo potrebbe non essere all'altezza. 
Intanto incrocio le dita, anche solo qualche traduzione sarebbe un ottimo regalo per i lettori, per scoprire altro di quest'autrice.

Goth, di Otsuichi [Instagram Post]



Opinione: Goth, di Otsuichi


Due adolescenti, Boku e Morino, sono ossessionati dalla morte e cercano attivamente assassini o persone violente, attratti dal loro fascino. Il libro è diviso in più parti, ciascuna delle quali è basata su un diverso essere umano psicotico. Un esempio è "l'incidente del taglio del polso", incentrato su un insegnante di scienze che taglia costantemente le mani delle persone allo scopo di collezionarle. Un altro esempio riguarda una persona di nome Saeki, che ha sempre avuto il bisogno di seppellire qualcuno vivo. Saeki seppellisce un ragazzino e poi una liceale. Boku e Morino cercano di continuo individui del genere per osservarli. Non provano dispiacere per le vittime, sono solo curiosi nei confronti delle loro manie perverse.




Una lettura interessante e molto particolare, che affronta la tematica degli omicidi in modo estremamente singolare. Le vicende si trovano a girare sempre attorno a due figure, due ragazzi che sono affascinati dalla morte e le dinamiche che spingono certe persone a superare i limiti.

Due personaggi estremamente particolari con i quali è impossibile entrare in empatia (e sono stati creati proprio per questo), che comunque attirano il lettore e lo conquistano a modo loro. Tante domande li circondano, e avremo alcune risposte dall'autore alla fine di tutto.

Una serie di racconti slegati fra loro se non per i due "protagonisti" che compaiono fra le pagine, dando un senso di continuità in modo molto particolare e strano. 

L'autore gioca molto col lettore poiché spesso non viene raccontato tutto, oppure si ma si viene spinti a delle soluzioni errate da fatti che possono esser interpretati in modi differenti, e si deve arrivare alla fine per unire tutti i puntini. 

Una sorta di (pseudo)giallo in versione horror che confonde il lettore portandolo alla sorpresa finale e spesso con un WOW. A volte vi chiederete come siano possibili certe cose, e no, non mi riferisco alle violenze. Ma arrivate alla fine e vi verrà spiegato (dall'autore) ciò che sembra esser troppo assurdo per essere veritiero.

Onestamente pensavo fosse molto più crudo e splatter, ma resta comunque una lettura decisamente non per tutti. Scene forti, anche emotivamente, ci sono. 

In particolare l'inizio del racconto "Grave - Terra" mi ha lasciato parecchio brividi addosso. Ammetto che mi sono divertita tanto a leggerlo, così originale e strano da non essermi mai aiutata fra le mani un opera del genere. 

Probabilmente lo rileggerò fra qualche anno senza la fretta della novità e magari scoprendo qualche sfumatura che mi ero persa, già che ora conosco come andranno le cose.

Ditemi che non sono l'unica ad amare opere del genere

Opinione: Il Caffè della Luna Piena, di Mai Mochizuki



Un romanzo magico, che unisce la saggezza orientale al fascino arcano delle stelle. Un viaggio alla scoperta di sé, per imparare che per ritrovare la strada a volte basta chiudere gli occhi, in attesa della prossima luna piena. 

 A volte, ma solo nelle notti di luna piena, tra le vie di Kyoto o in riva al fiume appare un caffè molto speciale: è una roulotte gestita da un eccentrico chef, un grande gatto tigrato esperto di astrologia, e da altri due felini suoi aiutanti, e si manifesta sul sentiero di chi si sente perso. In questo caffè non è possibile ordinare ciò che si vuole, sono i gatti a decidere cosa offrire ai propri clienti. Il menu prevede incredibili bevande e deliziosi dolci in grado di consolare i cuori affranti degli avventori. Ed è lo chef in "persona" a sedere al tavolo con loro per aiutarli a capire, attraverso la lettura della carta astrale, dove si sono smarriti. Fra una tazza di latte stellare e un pancake al burro del plenilunio, assaporando un gelato al chiaro di Luna e Venere, incontriamo Serikawa, che dopo una folgorante carriera da sceneggiatrice è diventata una scrittrice di videogiochi frustrata e infelice, incapace di risollevare il proprio destino; Akari, che ha amato l'uomo sbagliato e ora non sa immaginare un futuro accanto a qualcun altro; Megumi, alle prese con un'importante scelta lavorativa, e Mizumoto, che incontra nuovamente dopo molti anni il suo primo amore. 




Cercavo un libro coccola e l'ho trovato.
Coi gatti poi! Irresistibile.
Senza troppe aspettative, ho iniziato ad ascoltarlo e mi è piaciuto, anche se non da impazzire.

Abbiamo a che fare con le vite di alcune persone, diverse fra loro, ma le cui vite sono intrecciate in un modo strano, riguardante il loro passato. Ma anche nel quotidiano, infatti queste persone si intrecceranno e si "scambieranno" la parola fra loro nell'alternarsi delle varie storie.
Stanno tutti affrontando dei brutti periodi, devono prendere decisioni oppure si sentono distrutti dalla vita, da qualche insuccesso, e hanno proprio bisogno di una spinta che arriverà, inaspettatamente, dal Caffè della Luna Piena. Un luogo magico, senza fissa dimora, dove non si ordina ma viene creato dallo chef quello che ai clienti serve.
Ah, dimenticavo, lo chef è un enorme gatto tigrato!
Ci saranno anche altri aiutanti, sempre dei felini, molto arguti e simpatici. E si parlerà di astologia, di come questa influenzi la vita quotidiana e la crescita personale, o tutt'altro in alcuni momenti.
Ho adorato il finale quando ci si ritrova come a chiudere un cerchio e si scopre come mai in particolare vengano scelte queste persone che si conoscono, per essere aiutate. Mi ha stretto il cuore!
Scontato no, forse troppo dolce,...ma l'ho trovato molto carino e azzeccato. Vorrei dirvi qualcosina in più, ma non trovo le parole per non rovinarvi la sorpresa.

C'è un grande MA di cui devo parlare, perché ci sono rimasta troppo male nell'ascoltarlo.
Ho notato una cosa: fa capolino fra le pagine un personaggio che dopo un po' si capisce essere una donna trans. 
Il problema (enorme problema) è che ci si riferisce a lei un po' coi pronomi femminili e un po' coi pronomi maschili! 
Non ha senso. 
Prima di tutto confonde il lettore, ma in particolare dopo che racconta, brevemente, la sua storia non dovrebbero più esserci assolutamente questi scambi di pronome da frase a frase. 
Invece continuano.

Ho trovato diverse persone che hanno riscontrato la stessa problematicità (mentre moltissime altre o non l'hanno vista, oppure hanno sorvolato dal farla notare. Temo la seconda e la cosa mi fa piuttosto schifo). 

Confrontandomi in particolare con una ragazza, appassionata di cultura orientale, mi ha spiegato che sicuramente il testo originale era così, poiché ci sono ancora enormi problemi a riguardo, sul come trattare le persone trans.

La cosa che mi ha infastidito di più, dopo aver capito i perché legati al testo oeiginale, è stata la decisione di non mettere alcuna nota (nella nostra edizione) per dire tutto questo. 
Anche solo spiegando la scelta di mantenere il testo identico all'originale, chiarendo però che questa persona è una donna trans e quindi i pronomi da usare correttamente sono quelli femminili. 

Insomma, non si può fare uscire un libro con delle pagine del genere senza un briciolo di spiegazione al lettore; da una CE che, tra l'altro, si fa tanta pubblicità e sfrutta queste tematiche per il proprio tornaconto, puntando sull'essere inclusiva, moderna, ecc ecc...
Si, ok, sappiamo benissimo che è per marketing e basta, ma nemmeno una cura per i testi che traducono e il lettore che se li trova in mano, visto che non sono poi così economici...

Si, ok (pt2), sappiamo anche che non c'è così tanta cura, visti certi "scivoloni" che continuano ad esserci.

Non so voi, io inizio a stufarmi. 

Damsel, di Evelyn Skye [Instagram Post]

Opinione: Damsel, di Evelyn Skye


Una damigella in pericolo affronta il drago in persona in questa epica rivisitazione del fantasy classico.

Elodie non ha mai desiderato un palazzo sfarzoso o un principe affascinante. Cresciuta nel reame di Inophe, tra carestie e difficoltà, il suo più profondo desiderio è di aiutare il suo popolo a sopravvivere agli inverni. Quindi quando un delegato di un regno ricco e misteriosamente chiuso al resto del mondo arriva con un’offerta di ricchezze sufficienti a salvare Inophe in cambio del suo matrimonio, accetta senza alcuna esitazione. Nello scintillio della sua nuova casa, Aurea, Elodie è rapita dalla bellezza del reame – e da quella del suo promesso sposo, il principe Henry. Ma non appena hanno inizio i rituali per diventare principessa, il dubbio che non tutto sia perfetto come sembra s’insinua nella sua mente, e le prime crepe sull’apparentemente perfetta superficie cominciano a mostrarsi: una giovane donna scompare dalla torre del castello improvvisamente. Una parata di fiaccole si fa strada attraverso le montagne. Compaiono segni lasciati da una misteriosa “V”. Troppo tardi, Elodie scopre che la prosperità di Aurea è stata acquistata a un costo altissimo: ogni stagione del raccolto, il regno sacrifica le sue principesse a un drago affamato. E Elodie è la prossima. Ma le centinaia di donne che nei secoli hanno preceduto Elodie, non sono morte senza combattere. Il loro sangue pulsa di potere e memoria e la loro esperienza è la chiave per la sopravvivenza di Elodie. Costretta a combattere per la vita, questa damigella dovrà usare la sua intelligenza per sconfiggere un drago, scoprire il passato di Aurea e salvare non solo se stessa, ma anche il futuro del suo nuovo regno. 




Partiamo dal presupposto che questo romanzo è stato pensato per un pubblico sui 10 anni di età. 
Non può essere complesso, articolato, come lo sarebbe se fosse stato pensato e scritto per adulti (cosa che sarebbe stata una figata atomica! Seppur trasporre una storia del genere in modo credibile e interessante per un pubblico di mangiatori di Dark Fantasy sia estremamente difficile, perché è vero: siamo dei rompiballe assurdi. Ma divago al solito...).
In sostanza, va approcciato tenendo a mente il target di riferimento. 

Altro presupposto importantissimo: non è stato scritto prima il libro. 
Anzi, è stato commissionato dopo aver scritto la bozza della sceneggiatura.
Due opere quasi in parallelo, che però prendono due strade molto diverse. 
Eh, si, il libro avendo più dettagli è migliore. Ma dipende tutto dallo scopo finale, dalla storia che si vuole raccontare. 
Se era la medesima: libro vince. Punto. 

Come cavolo sono finita a legger un libro per ragazzi? 
O comunque qualcosa che all'apparenza sembrava aver tutte le carte per esser l'ennesima cavolata?
Un suggerimento di una persona che seguo e di cui apprezzo molto le opinioni: conoscendo i suoi gusti (ed i miei), anche solo qualche accenno mi ha fatto decidere di provare. 
Sto parlando di Francesca de La Biblioteca di Zosma (qui trovate la sua opinione che comunque vi consiglio di leggere)

Prima ho guardato il film su Netflix (sempre tenendo a mente che non è rivolto a me, millenial dai gusti fantasy molto particolari e dalla critica feroce). Non mi è dispiaciuto. Ma ne parleremo dopo. 
Così mi sono lanciata direttamente sul libro che ho divorato in poche orette. Cosa che, ammetto, mi mancava fare da parecchio. Certo, lo stile semplice dell'autrice aiuta moltissimo lo scorrere delle pagine. 
Non sono un esperta, ho sentito molti lamentarsi dello stile, di lacune in tal senso. 
Io, non essendo minimamente in grado di analizzare in tal senso un qualsiasi testo, mi baso sul mio gusto: scrittura semplice, scorrevole, senza fronzoli e senza appesantire con dettagli magari di troppo. 
Forse complice il fatto di aver già visto il film e avendo già in mente qualcosa, non mi sono accorta di mancanze. Non credo ma non sono stata così attenta da poter metter la mano sul fuoco. 
Mi sono goduta la lettura lasciandomi trascinare.

La storia non è quella che viene raccontata "la damigella in pericolo che si salva da sola".
Non è un romanzo femminista che ribalta le carta in tavola. 
Stendiamo un velo su questo tipo di narrazione, perché porta il pubblico ad immaginare qualcosa che non troverà, a farsi aspettative che sicuramente lo deluderanno (o lo porteranno ad odiare il prodotto prima ancora di aprire la prima pagina o guardare due minuti di film, solo perché c'è la parola "femminista"). 
Non è il primo che ribalta le carte. 
Non è speciale. 
MA porta dei dettagli molto interessanti che raccontano elementi del femminismo che la maggior parte della gente non vede/vuole vedere. Si trovano principalmente nel romanzo, sono più evidenti, seppur anche nella pellicola compaiano ma restano marginali. Si ha più la presenza della protagonista e quello che fa per salvarsi, perdendo un po' questo "dettaglio" estremamente bello. 

La storia in breve: Elodie è una ragazza di vent'anni, cresciuta a Inophe dove non è mai stata una principessa tradizionale, probabilmente anche per la mancanza prematura della madre, si è data da fare per aiutare il padre col popolo (andando anche di casa in casa per capire le varie esigenze), seguendo l'economia (riscossioni, pagamenti,..), il commercio al porto, e molto altro. 
Ciò ha coltivato al sua curiosità e lo spirito avventuroso. Infatti è sempre stata molto intelligente, ha sempre imparato le lingue per poter comunicare con qualunque nave. Non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani, da quando era piccola giocando ed arrampicandosi ovunque, al cavalcare e molto molto altro. 
Il tutto aiutando a crescere la sorellina Floria insieme alla matrigna Lucinda, prima loro governante.

Il regno è allo stremo, a "salvarli" arriva la conferma di un matrimonio combinato fra Elodie e il figlio del regno di Aurea. Per dovere Elodie accetta e si troveranno catapultati in un luogo dalle ricchezze sfarzose ed immense. E sebbene doveva esser un matrimonio di dovere, Elodie si ritrova a provare qualcosa per il principe Henry. Ma la notte delle nozze scopre la verità ed il prezzo che dovrà pagare per l'aiuto alla sua terra, ovvero diventare un sacrificio. 

Si, la nostra Elodie (voce narrante di un 90% del romanzo) si trova a dover sopravvivere, ma non è sola. Avrà dalla sua parte ciò che le altre principesse si sono lasciate alle spalle per aiutare chiunque fosse arrivata dopo, per non lasciarle sole e dar elementi in modo che qualcuna possa scappare da quel destino che non avevano scelto. Una sorellanza incredibile che davanti alla prospettiva di morte certa non si arrende, non diventa egoista, mette la propria conoscenza a disposizione per le prossime. 
Ma oltre le tracce fisiche lasciate impresse nella roccia c'è anche un elemento magico, ovvero il sangue. 
Sangue che se toccato permette ad Elodie di apprendere di più da queste giovani donne, intrappolate in quel labirinto come lei. 
Questo elemento stride un poco, perché non è molto chiara la spiegazione di questo "potere". 
Viene data una motivazione, ma non ha senso con altri elementi accaduti precedentemente. 
Quindi bella idea, ma realizzazione confusa. 

E sempre sul tema della sorellanza, abbiamo anche esempi più "vivi", come il rapporto con la sorella Floria, ma soprattutto il rapporto con la matrigna Lucinda, che viene rappresentata dalle due ragazze come una figura fredda, distaccata, molto rigida, ma che grazie alle sue apparizioni (seppur sporadiche) farà capire in quanti modi diversi si può dimostrare amore. 

Altro "dettaglio" che rende molto di più nel libro è la famiglia reale ed il suo ruolo in tutto questo, poiché capiamo cosa comporti il peso di questa tradizione, sia in senso negativo che positivo. 
Poiché scopriamo che qualcuno non regge a tutto ciò e "scappa" dai doveri. Altri invece restano e portano avanti, con una freddezza allucinante. 
Nessuno giustifica nulla, anche perché resta il fatto che, credibile o meno, nessuno in 8 secoli ha mai messo in discussione nulla, da chi regna a chi vive sull'isola a chiunque negli altri regni attorno (3 donne l'anno sono tante).
Oltre il fatto che nel libro non si parla di principesse, ma sangue reale
Quindi il fatto che la famiglia reale ha avuto, come fosse una maledizione, solo figli maschi dal giorno del patto rende evidente quanto abbiano scelto di interpretare questo sacrificio a proprio vantaggio. 
Potrebbe esser stato scelto e mandato avanti sfruttando il primo sacrificio, ovvero le prime tre principesse che furono mandate dal drago, fra cui la più grande Victoria (nel film questo dettaglio manca ed è fondamentale, perché durante la lettura apprendiamo molto a riguardo di cosa accadde agli inizi di tutto). 

Un elemento GENIALE è la lingua del drago. 
Una lingua creata dalla figlia della scrittrice che ha tredici anni!
Lingua con regole grammaticali, parole, verbi,...insomma, tanta tanta stima. 
Il tutto presente alla fine del libro, con spiegazioni di come andrebbe parlata. 

Nel libro Elodie si mette a decifrarla per poter capire il suo nemico. Come le precedenti principesse segna tutto su una parete e lentamente riesce a tradurre (grazie anche al fatto che il drago le traduce ogni frase per farsi comprendere, e mettere terrore mentre gioca con la sua preda). 

Insomma dovrà darsi da fare fisicamente e mentalmente per uscire dal labirinto in cui è prigioniera, sfuggendo al drago che la insegue, le tende agguati e gioca con lei. 

Ho letto lamentele sul fatto che una principessa non possa fare certe cose (arrampicarsi, correre, avere quella resistenza), ma già da subito viene messo in chiaro che lei è allenata. Non sta ferma, non si occupa di documenti dietro una scrivania, è molto attiva fisicamente. Quindi può (magari non come nel film, alcune scene sono effettivamente un tantino troppo).

Tutto sommato la storia regge, è dinamica, abbastanza originale, ti tiene incollato alle pagine. 
Ovviamente si sa come può concludersi, ma non al 100% ed è qui che la curiosità fa restare fino alla fine della storia. 

Nel finale però un elemento mi ha fatto storcere parecchio il naso. Molto forzato e senza spiegazione, mi sto ancora domandando il perché. Tutto il resto invece resta coerente con quello che avevamo letto precedentemente e chiude la storia in modo interessante. 

Si, ci sono elementi che ricordano (soprattutto nella pellicola) Game of Thrones, Frozen, oltre che richiami a favole, storie simili. 
Si, ci sono anche parecchie lacune. 
Si, ci si possono fare domande logiche che non hanno una risposta.
Infatti questo (ultimo punto in particolare) mi ha fatto abbassare la sua valutazione generale. 
Dovrebbe esser letto dal "suo" pubblico e lì capire effettivamente se apprezzato o meno. 

Poteva essere migliore? Probabilmente. 
Per me comunque è stato molto piacevole da leggere, riesce a dare spunti di riflessione mentre intrattiene il lettore, regalando elementi non così banali su cui si può creare discussione. 
Io spero di aver dato un pochino di chiarezza riguardo cosa si può trovare fra queste pagine, rispetto alla sua pubblicità, e quali elementi potrebbero esser apprezzati oppure portare al non apprezzare questa lettura. Si può passare oltre a certe cose, certo, dipende sempre cosa sta cercando il lettore. 
Questo è fondamentale. 


Se vi interessa un paragone (con Spoiler) fra libro e film fatemelo sapere, che ne approfitto subito che li ho piuttosto chiari in mente. 

La migrazione annuale delle nuvole, di Mohamed Premee [Instagram Post]

 


Opinione: La migrazione annuale delle nuvole, di Mohamed Premee


Dopo una serie di catastrofi climatiche, il mondo non è più quello di una volta: il cibo scarseggia, l’industria si è estinta e i disastri ambientali hanno lasciato poco dietro di sé. Poi sono arrivati i Cad, misteriosi funghi che alterano la mente e invadono i corpi degli ultimi umani rimasti, ormai dispersi. A Reid, una giovane donna infestata da questo parassita, è stata data la possibilità di fuggire, di trasferirsi in uno degli ultimi avamposti della società pre-catastrofe, ma non riesce ad abbandonare sua madre e la comunità che conta su di lei. Quando le viene proposto di prendere parte a una missione pericolosa ma redditizia, che potrebbe assicurare alla sua famiglia una vita dignitosa, accetta senza esitare. Ma come può Reid chiedere agli altri di riporre la propria fiducia in lei, quando non riesce a fidarsi nemmeno della sua stessa mente? ? In questa novella hopepunk, prima di una serie, Premee Mohamed si sofferma sul significato di comunità e su cosa dobbiamo a chi ci ha cresciuto. 




Parliamone subito o al solito passano mesi e mesi (o addirittura di alcuni titoli finisce che non ne parlo mai).

Un libro piccino ma particolare, che mi ha incuriosito molto per gli elementi fantascientifici che contiene ma che alcuni fra questi non sono propriamente fondamentali per la trama. Sono particolari, interessanti, ben delineati, ma togliendoli si sarebbe comunque avuta una storia quasi identica.

Andiamo con calma.
Ci troviamo in un mondo sopravvissuto dopo un disastro non ben specificato. 
La gente per sopravvivere si è riunita in pochissimi luoghi e ha smesso di muoversi, chi lo fa viene spesso tacciato come un reietto. In questo caso siamo dentro una vecchia università dove la nonna della nostra protagonista andò per trovare rifugio e negli anni si trasformò in una enorme casa per la comunità sopravvissuta. La gente sopravvive giorno dopo giorno dopo aver sviluppato una codipendenza ai limiti di ciò che oggi sarebbe accettabile, anche per la salute psicofisica: tutti sanno tutto di tutti, ognuno deve fare ciò che viene chiesto senza dire nulla, e ogni cosa si ripete stagione dopo stagione senza che nulla cambi mai. 

Ogni tanto ripensa (Reid) a quello che sapeva del vecchio mondo, trovandosi quasi a ridere davanti a certe abitudini che ora sembrano assurde. Come il riciclo della plastica, per esempio. Cosa che avrebbero dovuto fare, ma che ora li "salva" perché usano questa plastica per filare e utilizzarla.
Una vita intrappolata, senza rendersene conto, finché una lettera non le regala una scelta inaspettata. Un invito per studiare. Una cosa mai sentita, nonostante la loro maestra invii ogni anno candidature degli alunni. È stata scelta e ha poco tempo per decidere se partire (completamente sola verso un luogo che non conosce e forse non sa trovare) oppure restare e continuare la propria vita.

Nel giro di nulla tutti sanno della lettera e lei ci fa notare l'ipocrisia nascosta dietro ogni complimento, poiché se partisse tradirebbe la sua gente e toglierebbe loro una persona valida e in forma per affrontare ciò che verrà. In particolare sua madre, che mette in atto molteplici forme di manipolazione psicologica per obbligarla a restare con lei.

È quindi un romanzo di scelta, di crescita, dove Reid si trova a fare i conti con cosa vuole e cosa sarebbe meglio, per lei ma anche per gli altri. Facendo parte di una comunità del genere infatti non può fare a meno di pensare a tutti quelli che si lascerebbe indietro e cosa competerebbe la sua assenza. Ovviamente anche la malinconia, visto che essendo cresciuta con loro ne è anche molto affezionata. 
Un cambiamento assurdo.

E l'autore aggiunge un elemento fantascientifico: il CAD. Una malattia ereditaria, non si sa di che origine, che è parte dell'organismo e non può essere debellata. Una sorta di parassita senziente che può restare silente oppure esplodere per le ragioni più assurde, o per tentare di imporsi sul corpo che lo ospita. Qualcosa che anche Reid non comprende, nonostante ci conviva da una vita, ma che questa decisione le permetterà di iniziare a capire. Cosa vuole, cosa "pensa". Un parassita che potrebbe sconvolgerle e distruggerle la vita in un attimo, avendo controllo sui nervi e sul dolore. Molti si suicidano prima della fine, alcuni invece non sono così fortunati e la prospettiva di una morte del genere la atterrisce (giustamente) come non mai.

Molto ben ideata questa malattia, seppur non si sappia nulla non da l'idea di esser stata abbozzata, poiché seguiamo tutto tramite gli occhi di Reid e le sue conoscenze. Cosa che comunque la rende più sapiente di chi le sta intorno, poiché è tutto ancora un mistero. Insomma, al solito ho detto tutto e non ho detto nulla, ma ci sta: va scoperto e letto.

Un viaggio di pochi giorni che raccontano una vita, il quotidiano in questo mondo allo stremo, e questa decisione così importante da prendere per tante ragioni di diverse.

Una lettura molto piacevole e ricca di dettagli, da cui intuiamo quale possa esser la decisione finale ma fino all'ultimo restiamo del dubbio perché cambiamenti del genere sono molto pesanti e rischiosi, soprattutto in un luogo de genere.

Molto particolare e ben scritto. Non so se sarà un singolo che lascia un finale aperto o ce ne saranno altri. Lo si scoprirà nel tempo, ma per ora mi ritengo molto soddisfatta.  

Gli Aghi D'Oro, di Michael McDowell [Instagram Post]



Opinione: Gli Aghi D'Oro, di Michael McDowell


Con Gli aghi d’oro, Neri Pozza prosegue l’operazione Biblioteca McDowell, che prevede la pubblicazione dei capolavori dell’autore di culto.

«Accattivante, terrificante e assolutamente geniale.. Chi ha letto gli altri libri di Michael McDowell amerà anche Gli aghi d’oro. È profondamente gratificante lasciarsi trasportare da un romanziere all’apice delle sue capacità». - Stephen King

«Gli aghi d’oro è uno di quei romanzi che devi solo divorare, uno di quei romanzi impossibili da lasciare andare che, una volta digeriti, ti lasciano il sapore delle potenti tematiche intrecciate a una storia impeccabile». - Mariana Enríquez

«Per coloro che amano le storie di vendetta e i racconti più dark dell'era vittoriana con un tocco alla Grand Guignol, Gli aghi d’oro si configura come una lettura imprescindibile.» - Matteo Rucco per Maremosso

Alla fine del xix secolo, convivono due mondi opposti. Da un lato, l’opulenza e lo splendore. Dall’altro, i peggiori vizi dell’uomo: alcol, denaro e sesso. È su questo confine, nel cuore del famigerato Triangolo Nero, che una ricca famiglia cerca di affermarsi pretendendo di liberare la città dalla corruzione. Gli Stallworth, guidati con pugno di ferro dal loro patriarca, l’influente e implacabile giudice James Stallworth, coadiuvato dal figlio Edward, predicatore dai sermoni incendiari, e dal genero Duncan Phair, giovane avvocato dalla carriera promettente, hanno un piano impeccabile: estirpare il male annientando una famiglia di corrotti e criminali: gli Shanks. 




Ero molto tentata e allo stesso tempo spaventata da questa stampa, nonostante avessi scelto di non leggere nemmeno la trama.
Mi ero fatta trascinare dalla saga Blackwater, scritta molto bene ma dalla storia che, ahimè, iniziava benissimo per poi andare sempre più in noia e un finale che purtroppo mi ha deluso molto.

Quindi, visto che la penna di McDowell mi piaceva comunque, ho aspettato (decisamente poco) prima di vederlo comparire su Storytel e ho iniziato ad ascoltarlo, per farmene un idea: fosse stato deludente non ci avrei speso soldi, altrimenti sarebbe stato un affarone scoprire qualcosa di interessante.
Vi anticipo che l'ho acquistato una volta finito.

La storia mi è piaciuta e, lo devo ammettere, sono stata vittima ancora del marketing. 
Vederlo vicino agli altri volumi dell'autore, con quello stile così particolare...ed il prezzo praticamente regalato se parliamo di un romanzo che si aggira sopra le 500 pagine (o almeno è così adesso...ma non divaghiamo!)

La trama parte raccontandoci un po', a frammenti, il capodanno 1882 a New York, spaccando la narrazione abilmente fra le principali classi sociali: ricchi e poveri. Si delinea già una differenza geografica e sociale molto ampia. 
Tutto questo per poi addentrarci a conoscere i protagonisti di questa vicenda. 

Inizialmente (come al solito mi capita) ho faticato molto nel distinguere e collocare le tante figure che appaiono e descritte in modo dinamico, senza fare diventare un elenco la loro presentazione Infatti per molti dovremo aspettare un attimino per scoprirne il passato, i legami familiari, e quindi aver più chiaro in mente l'albero genealogico.
Ma ci concentriamo su due famiglie: Stallworth e Shanks. 
Ovviamente agli antipodi.

Gli Stallworth fanno parte dell'aristocrazia e vantano una reputazione immacolata, con un giudice come capofamiglia, il genero avvocato che segue le orme paterne e il figlio pastore. Dal giudice parte l'idea di ripulire il Triangolo Nero, ovvero una delle zone più malfamate e pericolose della città. Non per bontà, ma per spazzare via quella gente, ritenuta indecente, e per fare una sorta di pubblicità alla famiglia, soprattutto al genero, cosicché possa assicurargli occasioni politiche di carriera molto proficue.

Dall'altra parte abbiamo le Shanks. Parlo al femminile perché si tratta principalmente di donne che hanno saputo creare la propria fortuna e una buona reputazione in quel luogo poco raccomandabile.
La capostipite è Lena, conosciuta come Black Lena, un immigrata tedesca che ha già avuto a che fare con gli Stallworth e non lo ha scordato. Gestisce una sorta di banco dei pegni, copertura per la ricettazione, ma pagando sempre il giusto si è fatta clienti fedeli ed affidabili, ed un nome rispettato da quella comunità. Ma non solo per questa ragione, sa sistemare gli affari non solo tramite il denaro. 
Altra figura importante, e che verrà presa di mira per il suo aiuto alle donne della zona, è una delle figlie di Lena, che si occupa di aborti in modo decisamente migliore rispetto a certi macellai in cui potrebbero finire queste poverette. Decotti o, alla peggio, operazioni che purtroppo non sempre riescono, ma c'è un rimedio a tutto. Non dimentichiamo dove vivono.

Da alcune indagini insieme ad un giornalista il genero del giudice inizia questa campagna di "informazione" riguardo il Triangolo Nero, spingendo la polizia ad indagare su crimini lasciati correre e spronandoli, grazie alle pressioni della gente perbene (ricca), ad arrestare chiunque si sia macchiato di qualche colpa in quella zona. Unite ai sermoni del figlio, contro l'immoralità di quei luoghi e della gente che vi abita, sembra tutto andare come aveva in progetto ma, si sa, anche ai piani migliori basta un imprevisto per rischiare di crollare miseramente. 

Ovviamente ci saranno segreti pronti a venire a galla, ci saranno inganni per riuscire a vincere (pro o contro quella zona), ed ovviamente ci sarà sangue. Gestito così bene il tutto che riesce a tener incollato il lettore fino alla fine per scoprire cosa accadrà ai vari personaggi. 

Rispetto alla saga Blackwater non ci troviamo ad aver a che fare con un romanzo in cui le donne gestiscono tutto e gli uomini fanno da corredo. C'è molta interazione, ma anche in questo caso si finisce per patteggiare per le donne (o almeno, per me è stato così). Sia per gli anni in cui è ambientato, che per le classi sociali, abbiamo attraverso i vari protagonisti frammenti di un mondo molto realistico; da una parte ricco, superbo, "migliore" che non vede l'ora di schiacciare quelli che ritengono parassiti e spazzarli via; dall'altra chi è cresciuto dovendo sopravvivere a tutti i costi, usando furbizia, intelligenza ma anche violenza spietata all'occorrenza. Da un lato gli uomini comandano, dall'altro le donne. Si, per necessità, non essendoci uomini nella loro vita, ma hanno saputo crearsi rispetto/paura anche nelle figure maschili della zona. 
Potere femminile (credo) molto caro all'autore, visto che era il fulcro della saga che citavo prima. 

Insomma, più di cinquecento paginette che volano, trasportandoci in una New York molto movimentata, passando dalle case più eleganti e dai comportamenti che richiedono un etichetta ferrea; ai bordelli, alle case da gioco e le strade in cui anche i nobili passeggiano per interessi non proprio limpidi. 
Personaggi caratterizzati molto bene, che rispecchiano quel tempo e sanno dare un idea di come doveva essere viverci. Non ho la più pallida idea quanto sia storicamente accurato, ma se non si cercano questi dettagli, ci si fa trasportate molto volentieri da questo romanzo e ciò che ci narra. 

Personalmente mi è piaciuto molto e sono curiosa di scoprire quali altri suoi romanzi potrebbero arrivare grazie alla Neri Pozza.