Visualizzazione post con etichetta Storytel. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Storytel. Mostra tutti i post

Opinione: L'Ultimo Omicidio Alla Fine Del Mondo, di Stuart Turton


Fuori dall’isola non c’è nulla: il mondo è stato distrutto da una fitta nebbia che ha invaso il pianeta, devastando tutto e uccidendo qualunque forma di vita. Sull’isola, invece, ogni cosa è idilliaca: la natura è rigogliosa, l’aria pulita e centoventidue persone vivono in perfetta armonia, sorvegliate da Niema, suo figlio Hephaestus e Thea, tre scienziati che sono stati in grado di proteggere quel luogo paradisiaco dalle insidie esterne. Gli abitanti del villaggio hanno poche pretese, si accontentano di pescare, coltivare i campi e godere dei frutti della terra e se hanno un dubbio possono appellarsi ad Abi, un’entità che ognuno di loro sente nella propria mente. L’importante è che rispettino sempre il copri fuoco e le regole imposte dagli scienziati. Fino al giorno in cui, con orrore degli isolani, Niema, la scienziata più anziana, viene trovata brutalmente uccisa. Oltre ad aver lasciato l’intera isola sotto shock, l’omicidio ha innescato un abbassamento del sistema di sicurezza intorno all’isola, l’unica cosa che teneva a bada la nebbia. Se il caso non verrà risolto entro 107 ore, la nebbia soffocherà l’isola e tutti i suoi abitanti. Ad aggravare la situazione c’è che il guasto nel sistema ha anche cancellato la memoria di tutti gli abitanti: nessuno ricorda più ciò che è accaduto la notte precedente, il che significa che qualcuno sull’isola è un assassino e non sa di essere. Nel frattempo, il tempo stringe. 




La trama mi aveva messo parecchia curiosità, ma non avendo ancora letto nulla dell'autore ero un pochino incerta. Fortunatamente è stato pubblicato subito anche su Storytel e mi ci sono lanciata.
La domanda spontanea che vi chiederete è: perché non hai recuperato anche gli altri (che sono su Storytel)? Perché questa volta hanno cambiato voce e mentre prima non riuscivo proprio ad ascoltare (ci riproverò, ma temo che non sia nelle mie corde il suo modo di leggere) adesso il tutto era molto scorrevole e piacevole. 

Mi sono trovata catapultata in una storia distopica in cui misteri devono essere risolti e non solo quelli riguardanti l'omicidio che potrebbe essere la fine di ogni vita sull'isola, ma tanti segreti che i tre Sali (gli scienziati) hanno mantenuto per anni.
Inizialmente il tutto appare complesso e con elementi assurdi. I tre scienziati con le loro vite lunghissime, gente fin troppo pacifica e tollerante di stranezze che dovrebbero sconvolgerli, regole assurde (per esempio al coprifuoco tutti cadono addormentati fino alla mattina dopo, oppure al compimento dei 60 anni la loro vita cessa naturalmente, e molto altro che non sto a svelarvi. Tutto questo lo si scopre subito, non erano spoiler tranquilli).
Insomma un piccolo villaggio alla fine del mondo che resiste grazie a tutto ciò in felicità e armonia da generazioni. 
Comunque non temete, serve per dare un idea di come è stata strutturata questa società ed è tutto funzionale, niente di superfluo. Si capirà leggendo e andando avanti nella trama la motivazione dietro ogni regola. 

Tutto scorre in pace e tranquillità, finché improvvisamente una mattina si risvegliano confusi, pieni di ferite, in posti strani, senza ricordare niente di ciò che è avvenuto la sera precedente. 
Mentre un incendio sta distruggendo una delle loro case, trovano al suo interno sei dei loro amici morti, insieme al cadavere di Niema. Il tutto sembra puntare ad un incidente, una trave che cadendo l'ha travolta, ma non è così.

Sarà Emory a rivelarsi fondamentale. La donna più seccante del villaggio, poiché ha la testa piena di domande di cui cerca risposta e non si accontenta di spiegazioni banali. Messa in un angolo da tutti, diventerà importantissima quando prenderà le redini delle indagini arrivando a sfidare i Sali per trovare la verità e salvare tutti, loro compresi.

Un conto alla rovescia che le concede due giorni per rivoltare l'isola, con l'aiuto della figlia (apprendista di Thea e risvegliando fra loro un rapporto in equilibrio precario da troppi anni), cercando indizi e mettendo insieme ciò che scopriranno, lasciandola spesso spiazzata e confusa riguardo il passato della sua gente. 
Verranno alla luce elementi delicati e i tre Sali si riveleranno per quello che erano/sono davvero. 
Emory non ha mai avuto più di tanto paura(/reverenza) di loro, ma il resto della gente? Come potrebbe reagire a certe notizie?

In tutto questo da sottofondo e nostra voce onnisciente c'è Bia (non Abi, come in lingua originale; è un refuso nella trama), una sorta di intelligenza artificiale che comunica con tutti dentro le loro teste, confortandoli, spronandoli e tenendoli ancorati alle regole di pace e armonia che regnano. Una voce che permette di comunicare, di sapere sempre ognuno dov'è, che li connette costantemente. Ma anche una voce con ordini precisi di Niema da rispettare. 
Deve lasciare che le cose vadano come dovrebbero, sperando di aver fatto i calcoli giusti affinché avvenga ciò che deve accadere.
Sarà così oppure Emony cambierà le cose?

Mi sono lasciata trascinare dalla storia senza soffermarmi troppo su dettagli o elementi che magari sembravano strani. Mi è piaciuta molto quest'avventura così strana, assurda e ricca di elementi pronti per esser scoperti e ribaltare le cose in continuazione. 
Mi è molto piaciuto il mondo che è stato creato dall'autore. Come tutto si fosse distrutto per l'ennesima cazzata umana (anche se non si saprà bene la sua origine, ma non è importante ai fini del tutto) e come questa nuova società tenti di prosperare. 

Molto piacevole, scorrevole e intrattiene tanto. Anzi, ti tiene proprio incollato per scoprire come andranno le cose e quale segreto verrà portato alla luce.
Sono curiosa di scoprire le opinioni di chi è più amante dei gialli/thriller per capire cosa riescono a vedere che io non ho percepito. Sicuramente dettagli sparsi ci sono, come domande senza risposta.

Nel complesso, consigliato! 
Soprattutto l'audiolibro, ovviamente.

Gli Aghi D'Oro, di Michael McDowell [Instagram Post]



Opinione: Gli Aghi D'Oro, di Michael McDowell


Con Gli aghi d’oro, Neri Pozza prosegue l’operazione Biblioteca McDowell, che prevede la pubblicazione dei capolavori dell’autore di culto.

«Accattivante, terrificante e assolutamente geniale.. Chi ha letto gli altri libri di Michael McDowell amerà anche Gli aghi d’oro. È profondamente gratificante lasciarsi trasportare da un romanziere all’apice delle sue capacità». - Stephen King

«Gli aghi d’oro è uno di quei romanzi che devi solo divorare, uno di quei romanzi impossibili da lasciare andare che, una volta digeriti, ti lasciano il sapore delle potenti tematiche intrecciate a una storia impeccabile». - Mariana Enríquez

«Per coloro che amano le storie di vendetta e i racconti più dark dell'era vittoriana con un tocco alla Grand Guignol, Gli aghi d’oro si configura come una lettura imprescindibile.» - Matteo Rucco per Maremosso

Alla fine del xix secolo, convivono due mondi opposti. Da un lato, l’opulenza e lo splendore. Dall’altro, i peggiori vizi dell’uomo: alcol, denaro e sesso. È su questo confine, nel cuore del famigerato Triangolo Nero, che una ricca famiglia cerca di affermarsi pretendendo di liberare la città dalla corruzione. Gli Stallworth, guidati con pugno di ferro dal loro patriarca, l’influente e implacabile giudice James Stallworth, coadiuvato dal figlio Edward, predicatore dai sermoni incendiari, e dal genero Duncan Phair, giovane avvocato dalla carriera promettente, hanno un piano impeccabile: estirpare il male annientando una famiglia di corrotti e criminali: gli Shanks. 




Ero molto tentata e allo stesso tempo spaventata da questa stampa, nonostante avessi scelto di non leggere nemmeno la trama.
Mi ero fatta trascinare dalla saga Blackwater, scritta molto bene ma dalla storia che, ahimè, iniziava benissimo per poi andare sempre più in noia e un finale che purtroppo mi ha deluso molto.

Quindi, visto che la penna di McDowell mi piaceva comunque, ho aspettato (decisamente poco) prima di vederlo comparire su Storytel e ho iniziato ad ascoltarlo, per farmene un idea: fosse stato deludente non ci avrei speso soldi, altrimenti sarebbe stato un affarone scoprire qualcosa di interessante.
Vi anticipo che l'ho acquistato una volta finito.

La storia mi è piaciuta e, lo devo ammettere, sono stata vittima ancora del marketing. 
Vederlo vicino agli altri volumi dell'autore, con quello stile così particolare...ed il prezzo praticamente regalato se parliamo di un romanzo che si aggira sopra le 500 pagine (o almeno è così adesso...ma non divaghiamo!)

La trama parte raccontandoci un po', a frammenti, il capodanno 1882 a New York, spaccando la narrazione abilmente fra le principali classi sociali: ricchi e poveri. Si delinea già una differenza geografica e sociale molto ampia. 
Tutto questo per poi addentrarci a conoscere i protagonisti di questa vicenda. 

Inizialmente (come al solito mi capita) ho faticato molto nel distinguere e collocare le tante figure che appaiono e descritte in modo dinamico, senza fare diventare un elenco la loro presentazione Infatti per molti dovremo aspettare un attimino per scoprirne il passato, i legami familiari, e quindi aver più chiaro in mente l'albero genealogico.
Ma ci concentriamo su due famiglie: Stallworth e Shanks. 
Ovviamente agli antipodi.

Gli Stallworth fanno parte dell'aristocrazia e vantano una reputazione immacolata, con un giudice come capofamiglia, il genero avvocato che segue le orme paterne e il figlio pastore. Dal giudice parte l'idea di ripulire il Triangolo Nero, ovvero una delle zone più malfamate e pericolose della città. Non per bontà, ma per spazzare via quella gente, ritenuta indecente, e per fare una sorta di pubblicità alla famiglia, soprattutto al genero, cosicché possa assicurargli occasioni politiche di carriera molto proficue.

Dall'altra parte abbiamo le Shanks. Parlo al femminile perché si tratta principalmente di donne che hanno saputo creare la propria fortuna e una buona reputazione in quel luogo poco raccomandabile.
La capostipite è Lena, conosciuta come Black Lena, un immigrata tedesca che ha già avuto a che fare con gli Stallworth e non lo ha scordato. Gestisce una sorta di banco dei pegni, copertura per la ricettazione, ma pagando sempre il giusto si è fatta clienti fedeli ed affidabili, ed un nome rispettato da quella comunità. Ma non solo per questa ragione, sa sistemare gli affari non solo tramite il denaro. 
Altra figura importante, e che verrà presa di mira per il suo aiuto alle donne della zona, è una delle figlie di Lena, che si occupa di aborti in modo decisamente migliore rispetto a certi macellai in cui potrebbero finire queste poverette. Decotti o, alla peggio, operazioni che purtroppo non sempre riescono, ma c'è un rimedio a tutto. Non dimentichiamo dove vivono.

Da alcune indagini insieme ad un giornalista il genero del giudice inizia questa campagna di "informazione" riguardo il Triangolo Nero, spingendo la polizia ad indagare su crimini lasciati correre e spronandoli, grazie alle pressioni della gente perbene (ricca), ad arrestare chiunque si sia macchiato di qualche colpa in quella zona. Unite ai sermoni del figlio, contro l'immoralità di quei luoghi e della gente che vi abita, sembra tutto andare come aveva in progetto ma, si sa, anche ai piani migliori basta un imprevisto per rischiare di crollare miseramente. 

Ovviamente ci saranno segreti pronti a venire a galla, ci saranno inganni per riuscire a vincere (pro o contro quella zona), ed ovviamente ci sarà sangue. Gestito così bene il tutto che riesce a tener incollato il lettore fino alla fine per scoprire cosa accadrà ai vari personaggi. 

Rispetto alla saga Blackwater non ci troviamo ad aver a che fare con un romanzo in cui le donne gestiscono tutto e gli uomini fanno da corredo. C'è molta interazione, ma anche in questo caso si finisce per patteggiare per le donne (o almeno, per me è stato così). Sia per gli anni in cui è ambientato, che per le classi sociali, abbiamo attraverso i vari protagonisti frammenti di un mondo molto realistico; da una parte ricco, superbo, "migliore" che non vede l'ora di schiacciare quelli che ritengono parassiti e spazzarli via; dall'altra chi è cresciuto dovendo sopravvivere a tutti i costi, usando furbizia, intelligenza ma anche violenza spietata all'occorrenza. Da un lato gli uomini comandano, dall'altro le donne. Si, per necessità, non essendoci uomini nella loro vita, ma hanno saputo crearsi rispetto/paura anche nelle figure maschili della zona. 
Potere femminile (credo) molto caro all'autore, visto che era il fulcro della saga che citavo prima. 

Insomma, più di cinquecento paginette che volano, trasportandoci in una New York molto movimentata, passando dalle case più eleganti e dai comportamenti che richiedono un etichetta ferrea; ai bordelli, alle case da gioco e le strade in cui anche i nobili passeggiano per interessi non proprio limpidi. 
Personaggi caratterizzati molto bene, che rispecchiano quel tempo e sanno dare un idea di come doveva essere viverci. Non ho la più pallida idea quanto sia storicamente accurato, ma se non si cercano questi dettagli, ci si fa trasportate molto volentieri da questo romanzo e ciò che ci narra. 

Personalmente mi è piaciuto molto e sono curiosa di scoprire quali altri suoi romanzi potrebbero arrivare grazie alla Neri Pozza. 

Opinione: Zoo, di Paola Barbato


Paola Barbato, come solo i più grandi, sa far nascere la paura anche dal più innocente battito d'ali. E si conferma una maestra del thriller.

Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. Da quell'istante inizia una lotta contro chiunque l'abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un Lui dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire.


Diciamo che arrivo abbastanza tardi a scoprire questo romanzo. 
Non tantissimo, è stato pubblicato ad inizio 2019, però tempo ne è passato.
Lo avevo adocchiato, per la particolarità della storia e la promessa di qualcosa di originale, ma...non so, non era scattato il "devo leggerlo". 
Mi ci sono riavvicinata per caso tramite Storytel, lo avevo iniziato e mi aveva incuriosito. 
Ma ascoltando davvero poco, il mese era passato e la storia era rimasta lì, appena incominciata. Fortunatamente altra promo, altra riattivazione, e sono tornata a metter in cuffia questo thriller. 
Ed ammetto che è andata anche bene perchè la voce che lo legge mi è piaciuta fin da subito. Tanti romanzi li ho scartati perchè non mi trovavo bene col lettore o la lettrice. 

Sono stata trascinata dentro un mondo davvero particolare e che incolla il lettore alla storia
Ci troviamo praticamente subito in empatia con Anna che si ritrova in un luogo sconosciuto e capisce presto di esser stata rapita, e che non è sola. 
Dentro un enorme gabbia, circondata da altre gabbie simili alla sua, ognuna con qualcuno al suo interno che di umano sembra aver poco. 
Settimana dopo settimana inizia a capire questo "gioco" e le regole che Lui vuole che vengano rispettate, altrimenti arrivano le punizioni. 
Impara a conoscere chi la circonda, chi più o meno pazzo, chi più o meno succube del gioco, e chi ormai è passato al servizio di Lui, nonostante la prigionia. 

Una storia originale e che cattura fin da subito, anche se ammetto che andando avanti si perde un po' quel fascino e la storia rallenta, allentando la presa sul lettore, fino al punto finale. 
Intuiamo perchè abbia perso Anna, ma riguardo gli altri, poco o niente. 
C'è chi ce lo dirà, ma stop. Lui non ha mai una "voce" chiara, con cui definirsi al lettore. 
Un personaggio che resta sempre nascosto e solo attraverso le sue azioni lo conosceremo meglio: metodico, molto intelligente, premuroso con i suoi "animali", con tantissime conoscenze diverse,...ma sul perchè questo Zoo, sul perchè tutte le cure, sul perchè ognuno con la sua gabbia, niente di niente. 
La storia resta comunque interessante puntata solo su Anna e sul suo percorso giorno dopo giorno dentro quella gabbia, e di come scelga di vivere lì dentro. 
Ma manca decisamente qualcosa che avrebbe arricchito il tutto. 

Ma arriviamo alla fine,
Ecco, nella chiusura dei giochi speravo davvero in qualcosa di più, ma è stato abbastanza prevedibile. Mi ha un po' deluso ed in particolare gli ultimi minuti li ho dovuti riascoltare perchè non ho compreso appieno cosa sia successo. 

Mi è mancato qualcosa. Forse per lasciare un po' di mistero, ma personalmente amo quando una chiusura è imprevedibile ma ha una spiegazione che lascia il lettore a bocca aperta. A confermargli un dubbio o prendendolo completamente in contropiede, ma dandogli quella risposta che chiude la storia senza lasciarla aperta. 
A meno di un possibile seguito, che leggerei molto volentieri. 

Nel complesso resta una storia che consiglio di leggere o ascoltare, sicuramente. 

Opinione: Vardø. Oltre la tempesta, di Kiran Millwood Hargrave


1617, Norvegia nordorientale. In una funesta vigilia di Natale, il mare a Vardø si è improvvisamente sollevato e una folgore livida ha sferzato il cielo. Quando la tempesta si è acquietata in uno schiocco di dita, così com'era arrivata, le donne si sono raccolte a riva per scrutare l'orizzonte. Degli uomini usciti in barca non vi era, però, nessun segno. Quaranta pescatori, dispersi nelle gelide acque del Mare di Barents. Alla ventenne Maren Magnusdatter, che ha perso il padre e il fratello nella burrasca, e a tutte le donne di Vardø non resta dunque che un solo compito: mettere a tacere il dolore e cercare di sopravvivere. Quando l'inverno allenta la presa e le provviste di cibo sono quasi esaurite nelle dispense, le donne non si perdono d'animo: rimettono le barche in mare, riprendono la pesca, tagliano la legna, coltivano i campi, conciano le pelli. Spinte dalla necessità, scoprono che la loro unità può generare ciò che serve per continuare a vivere. L'equilibrio faticosamente conquistato è destinato, però, a dissolversi il giorno in cui a Vardø mette piede il sovrintendente Absalom Cornet, un fosco e ambiguo personaggio distintosi, in passato, per aver mandato al rogo diverse donne accusate di stregoneria. Absalom è accompagnato dalla giovane moglie norvegese, Ursa, inesperta della vita e terrorizzata dai modi sbrigativi e autoritari del marito. A Vardø, però, Ursa scorge qualcosa che non ha mai visto prima: donne indipendenti. Absalom, al contrario, vede solo una terra sventurata, abitata dal Maligno. Un luogo ai margini della civiltà, dove la popolazione barbara dei lapponi si mescola liberamente con i bianchi e dove una comunità di sole donne pretende di vivere secondo regole proprie. 



A
mmetto che immaginavo una storia molto diversa, ma non per questo mi ha delusa
Prende spunto da una storia vera ed è un continuo pugno nello stomaco.
Ho finito di ascoltare l'audiolibro e sono rimasta per un po' ferma, cercando di metabolizzare che fosse finito. Ed il come.

Siamo a Vardø, una piccola isola all'estremo NordEst della Norvegia.
Poco prima di Natale nell'anno 1617 una tremenda tempesta si scatena dal nulla e distrugge tutte le barche in mare, sulle quali erano tutti gli uomini (adulti) della cittadina, usciti a pescare.
Su 53, ne muoiono 40 quel giorno in quelle acque gelide. E le donne si trovano distrutte e sole ad affrontare ciò che verrà.

Grazie ad una penna ed una scrittura incredibile, l'autrice ci fa entrare subito nelle loro vite. 
Siamo nelle loro case, sentiamo il freddo pungente, l'odore della legna che brucia, il puzzo dei corpi, vediamo la bellezza di quelle terre così immerse nella natura da esser quasi magiche. E viviamo con loro questo dolore immenso, ma che non può durare a lungo, semplicemente perché se non faranno niente moriranno di fame.

Sopravviveranno grazie a Kristen che ha imparato dal marito molte cose. Spronate da lei le donne andranno a pescare, superato l'inverno; gli aiuti sono stati miseri e se non si danno da fare, moriranno.
Escono in poche la prima volta, poiché il pastore non vede di buon occhio che delle donne facciano queste cose da uomini; ma del resto anche tante donne lo vedono come qualcosa contro natura. Ma portando pesce in tavola, fanno cambiare idea a tante altre donne che si uniscono a loro, procurandosi cibo anche per fare scorte.

Sempre grazie a questa donna così indipendente prendono il "controllo" delle mandrie di renne, che procureranno loro la carne per nutrirsi, oltre alle pellicce per coprirsi. 
Lentamente riconquistano la vita, imparando tutto ciò che non era loro concesso sapere in quanto donne.

Vediamo il tutto tramite gli occhi di una giovane, Maren (molto amica di Kirsten). Di circa vent'anni, prossima alle nozze ma che perderà il suo futuro sposo quel tragico giorno, insieme al fratello ed il padre.
Viveva con tutti loro, ma le resta solo la madre della quale vedremo il lato peggiore di come una tragedia possa cambiare una persona, infatti tutto questo la farà precipitare in menefreghismo e cattiveria, in particolare verso la nuora lappone, che per i suoi usi viene tacciata di stregoneria anche da tante donne del villaggio.
In realtà lei non ha mai fatto mai nulla, anzi quel poco veniva richiesto dalle stesse donne e uomini.
Ma l'avvento del cristianesimo ha iniziato ad intaccare queste credenze ed a snaturarne il significato, portando a vedere il male ovunque ed a sfogare in quel modo gli istinti più brutali e crudeli.

Abbiamo un'altra voce principale, Ursa, anche lei giovanissima e data in sposa dal padre al sovrintendente Cornet.  
L'uomo deve andare a Vordø, richiesto per il suo talento in rapida ascesa. 
Ursa non lo sa ancora, ma lui è un cacciatore di streghe. 

Attraverso di lei vedremo la crudeltà di un marito verso la moglie, le manipolazioni che sfrutta per tenerla in pugno (anche se non basta molto: analfabeta, povera, debole,...).
La giovane si troverà del tutto impreparata e dovrà crescere molto in fretta, imparando a badare alla casa e a farsi più scaltra per cercare di sfuggire alle ire del marito. Senza contare la gelosia (immotivata) delle altre donne della cittadina che puntano a farsi "belle" agli occhi del sovrintendente, qualunque sia il prezzo. 

Un romanzo in cui la figura della donna è centrale
Da un lato abbiamo le donne di Vordø. Abbandonate a loro stesse devono imparare a cavarsela per sopravvivere, ma non va bene! Perché sono lavori da uomini e loro non devono farli. Nemmeno pensarci.
Però nessuno viene loro in aiuto. Arriveranno solo quando la "minaccia" della stregoneria porterà inquisitori sul territorio ed il ritorno del controllo maschile.

Donne forti ed indipendenti che non fanno in tempo a fingere di tornare ad esser quel che erano, prima che tutto ciò piombi su di loro. Anche colpa delle proprie vicine di casa, che non esisteranno a tirar fuori cattiveria e menzogne per accusarle.

Vediamo anche la vita delle mogli, di Ursa in particolare che si trova coinvolta in una situazione mai immaginata e quando finalmente scopre tutta la verità sul passato del marito, ne resta distrutta. 
Ma sarà solo l'inizio, perché dovrà ancora vedere di cosa è capace agendo in nome di dio.
Senza contare il matrimonio in sé, in cui lei è proprietà del marito e nulla più. 

Un romanzo ambivalente, perché vedremo il profondo legame di amicizia che si crea fra queste donne così diverse fra di loro. La bellezza e la forza che riescono a tirar fuori anche nella disperazione.
 
Ma anche la violenza più cruda, scatenata da ciò che non si vuole nemmeno comprendere e/o da un ruolo di potere che non si vuole cedere.

Una narrazione che ti trascina e rende difficoltoso staccarsi. 
Bella e dolorosa allo stesso tempo, con tanta verità che fa male ancora oggi da ascoltare, per quello che nemmeno adesso è stato sconfitto del tutto. 

Consigliatissimo. Che lo ascoltiate o leggiate. 
Un viaggio che va fatto e che permette di scoprire qualcosa che  per tanti è ancora sconosciuto.
Tante vite spezzate inutilmente.

Ovviamente, non è per tutti.
È molto realistico e non ha filtri, questa una delle cose che ho apprezzato ed amato di più. Rende tutto vivido nella nostra mente. Anche perché va saputo cosa subirono queste donne. 
Censurare sarebbe un ulteriore schiaffo postumo che non meritano.