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Opinione: Un Estraneo Al Mio Fianco, di Ann Rule



La storia vera di Ted Bundy, il più feroce serial killer americano, raccontata da chi l'ha conosciuto da vicino.

«Ann Rule racconta e cerca di dare una risposta alla domanda: che cosa ha creato un mostro?» - il Venerdì di Repubblica

«Ted è stato descritto come il figlio perfetto, lo studente modello, il genio, il personaggio bello come un idolo del cinema, una promessa del partito repubblicano, un assistente sociale di grande sensibilità, un avvocato promettente, un amico fidato, un giovane cui il futuro poteva riservare solo successi. È tutto e niente di tutto questo.»

Questa è la storia di un figlio affettuoso, di uno studente modello, avviato a diventare un brillante avvocato, di un uomo che ha salvato numerose persone lavorando presso un «telefono amico». Ma questa è, anche, la storia dell'assassino seriale più famoso degli Stati Uniti. Dell'uomo che, con inaudita ferocia, a un certo punto della sua vita ha cominciato a uccidere e ha continuato a farlo per vari anni, senza lasciare la minima traccia, tenendo in scacco la polizia di un intero Paese. E che ha assassinato almeno ventotto giovani donne, ma probabilmente molte di più. Questa è la storia di un killer e della donna che ha capito, all'improvviso, di conoscere quel killer, di essere stata sua amica per molti anni e di avere avuto, per tutto quel tempo, un estraneo al suo fianco.
Questa è la storia di Ted Bundy e di Ann Rule. Non avete mai letto una storia simile. E se, leggendo, sarete spinti a chiedervi: «Ma è davvero successo tutto questo?», sappiate che esiste un'unica risposta:« Sì».
Con 35 fotografie fuori testo. 




Inizio subito col dirvi che è stata una delle migliori letture (se non LA migliore, ma aspetto ancora qualche mese per tirare le somme) di questo 2024.
Lettura non proprio perché l'ho ascoltato, ma non riuscivo a staccarmi. 
Fra lo stile dell'autrice e la sua lettura, per me straordinaria, è risultato così interessante che sono corsa a recuperarlo cartaceo, che prima o poi (ri)leggerò. 

Prendiamola però con le pinze questa mia opinione, perché prima di tutto non credo che avrò mai le parole per poter spiegare quanto è stato bello in modi assolutamente diversi, portando a riflettere molto sulla questione delle apparenze e dei rapporti personali (infatti l'autrice bilancia in maniera assolutamente straordinaria i fatti, le ipotesi e la sua vita che si intreccia con quella di Ted, con tutto ciò che ne poteva poi derivare. Dopo mi spiegherò meglio). 

Si tratta di una lettura molto difficile, perché parla di crimini estremamente violenti che ci vengono raccontati come (si pensa che in alcuni casi) avvennero, quindi molto crudi anche se non si scende MAI nella pornografia gratuita del dolore. Altro elemento importantissimo che me lo ha fatto amare. 

Ci tengo a precisare che starò sul vago, per lasciare a chi non lo avesse letto la possibilità di scoprire leggendo l'escalation di violenza che travolse molti stati americani, di conoscere Bundy e come si arrivò a capire che quest'uomo, così brillante ed intelligente, riuscisse a nascondere ai più vicini una parte della sua vita così brutale. 

Proviamo a parlarne un po', partendo dal libro in sè, ovvero cosa racconta?
L'autrice già avvisa il lettore nelle primissime pagine
Questo libro (per lei) è stata un'avventura di anni, non semplice, e ci avvisa di ciò che troveremo fra le pagine, come il suo coinvolgimento, poiché il suo casuale incontro con Bundy e l'amicizia nata fra loro avrà influenze, per cui dovrà per forza parlarci della sua vita. 

Il tutto possiamo dire che ha un inizio alla fine degli negli anni '60, nonostante ci sia un breve riassunto della vita di Bundy fra il '46 e il '71 quando Ted e Ann si incontrarono la prima volta. 
Serve questo passaggio per far capire con chi abbiamo (in apparenza) a che fare, una persona giovane con alcuni traumi alle spalle ma molto intelligente e con voglia di studiare per prendersi delle rivincite, in particolare una passione per la legge e la voglia di diventare avvocato, cosa che diventerà piuttosto "seccante" per i tribunali anni dopo. 

Ma l'inizio a cui accennavo prima è l'anno in cui alcuni crimini particolarmente violenti vengono investigati senza collegarli inizialmente fra di loro e senza nemmeno aver una vaga idea che rappresentano una sorta di "base" verso ciò che verrà e con una rapidità così imprevedibile da lasciare completamente spaesati; per questi crimini "iniziali" infatti viene anche interpellata la Rule come una sorta di consulente per cercare di capirci qualcosa tramite occhi esterni, e lei nel romanzo inizierà a parlarne in modo dettagliato poiché, anche se ancora non lo sapeva, la sua vita e quella di Bundy avevano iniziato già ad intrecciarsi. 

(Nel romanzo) Commissionato quando ancora i crimini erano in atto, la Rule mette insieme gli elementi fra notizie che la stampa da al pubblico, quello che la stampa sa ed elementi che raccoglie grazie alle sue amicizie fra le forze di polizia, avendole coltivate negli anni quando era poliziotta, ma anche "ora" essendo una giornalista di cronaca nera e scrittrice. 
Ma allo stesso tempo ci racconta la sua vita, la sua conoscenza con Bundy e la sua di vita
Si, verso la fine prova ad immaginare cosa potrebbe aver dato inizio a tutto questo. Alcuni elementi sono lampanti al lettore, altri arriveranno alla fine scavando nel suo passato attraverso racconti dei familiari. La Rule si pone queste domande, si chiede come sarebbe potuta andare la vita di Ted, perché sicuramente era una mente estremamente brillante (per questo ha messo in atto così tanti crimini ed è riuscito a sfuggire alla giustizia per così tanto tempo), ma non arriva mai a giustificare ciò che fece in alcuna maniera. Nonostante ammetta che gli fosse molto legata e abbia faticato ad associare il criminale divenuto famoso come Ted al Ted che conosceva lei, anche quando alcuni dubbi iniziarono a venire a galla. E non fu l'unica. Alcuni ci scherzavano sopra, perché (ammettiamolo) l'idea di avere accanto un serial killer è così assurda da non prenderla in considerazione. 
Ovviamente non fu così per tutti, alcuni campanelli d'allarme fecero scattare segnalazioni, ma restiamo sul vago che non voglio rovinarvi la lettura. 

Il tutto ha un andamento lineare nel corso degli anni, ma come dicevo prima, Ann bilancia egregiamente i fatti (le indagini, le notizie,...) e la vita sua e di Ted. 

Ci sono infatti capitoli in cui vengono descritti i crimini, inizialmente le sparizioni di alcune ragazze nel nulla, di come il tutto fosse così casuale, improvviso, scioccante, da cogliere impreparate le forse dell'ordine, la stampa e i cittadini. 
Sparizioni di cui si racconta la modalità in uno stile descrittivo ma leggermente romanzato, che lo rende scorrevole nonostante i fatti non siano semplici da esporre in uno stile non troppo schematizzato, suppongo mescolando indagini, confessioni e supposizioni, poiché di alcuni elementi non vengono specificati se (e quando) se ne ottiene la certezza. 

Probabilmente la Rule ha ripreso in mano il tutto alla chiusura della storia (prima di pubblicarlo) e dato un ordine temporale con più elementi di quanti ce ne fossero all'epoca, per garantire meno caos al lettore e non ripetere sparsi vari elementi, ma senza andare "oltre" e rivelarci troppo. 
Ciò lo rende molto scorrevole e trattiene per scoprire cosa riusciranno a trovare. E, purtroppo, il cosa non ha permesso di evitare altri crimini. Banalmente (supposizione del lettore ovvia) il non avere un metodo comunicativo fra varie località o Stati, o il non collegare crimini simili allo stesso soggetto (anche quando era ancora ignoto); cosa che non ha agevolato solo lui in passato. Poi, per carità, l'assenza di una tecnica identificativa del DNA era uno svantaggio estremamente forte quando si ha a che fare con un criminale molto intelligente e scaltro. 

Comunque, dicevo, lascia comunque inalterato il corso delle investigazioni e ciò che lei sapeva (quando parla di sè al passato), ovvero la sensazione di terrore davanti a queste scomparse nel nulla. 
Sembra caotico detto così, ma leggendolo(/ascoltandolo) si ha molto chiara la separazione fra il crimine, le indagini e i pensieri della Rule. 
Un'autrice davvero straordinaria per come riesce a gestire il tutto, e di cui mi piacerebbe leggere molto altro di suo, ma che non è stata particolarmente tradotta. 

Una storia che ti trascina pagina dopo pagina, per capire come ha fatto (fisicamente) a compiere certe azioni e seguendo le indagini che sembrano sempre brancolare nel buio:
Bundy infatti era in grado di far scomparire la sua preda anche in mezzo ad una folla numerosa.
 
Intelligente, camaleontico, furbo, scaltro, manipolatore. 
Vive per molto tempo riuscendo a mantenere alte le apparenze e scampandola anche quando sembrava ad un passo dalla sua fine. 
A prescindere dalle risorse a disposizione dai vari agenti che si trovano ad aver a che fare con lui, è incredibile come manipoli non solo i conoscenti, amici e amori vari, ma queste stesse forze dell'ordine. In modi a volte così assurdi da non poterci impedire di dare a loro la colpa per determinati suoi crimini, evitabili se messe in atto certe azioni preventive. 
Specialmente verso la fine, quando non era più così lucido in alcuni momenti. 
In quel periodo il circo mediatico che ne ha fatto nascere, di cui lui era fiero e cercava di dare spettacolo volontariamente, ha dell'incredibile. Tenendo a mente che non erano ancora stati collegati in modo così evidente tutti i suoi crimini e molti americani non avevano sentito nemmeno di sfuggita il suo nome. 

Una persona che se non avesse ceduto nei vizi e avesse mantenuto lucidità, non sarebbe stata presa così in fretta (e parliamo di anni). Chissà cos'altro avrebbe potuto commettere.

Opinione: Il Famiglio, di Leigh Bardugo


Nel Famiglio, Leigh Bardugo tesse una narrazione dove al racconto storico si intrecciano con maestria il realismo magico e una storia d'amore emozionante, una lettura che, una volta iniziata, difficilmente si può abbandonare.

In una Madrid diventata da poco capitale del Regno e pervasa dalla furia controriformistica dell'Inquisizione, la giovane Luzia Cotado, conversa orfana di entrambi i genitori, cerca di sopravvivere come meglio può, nascondendo a tutti le sue origini e, soprattutto, la sua capacità di compiere milagritos, piccole magie. Un giorno, però, la signora della casa presso la quale presta servizio si accorge del suo dono e di lì in poi la obbliga a farne sfoggio davanti ai suoi ospiti, nel patetico e disperato tentativo di migliorare la posizione sociale della sua famiglia ormai decaduta. Ma quello che inizia come un semplice divertimento per nobili fiacchi e annoiati prende ben presto una piega pericolosa perché Luzia attira l'attenzione di Antonio Pérez, ex segretario ora in disgrazia di Filippo II. Per riconquistare il favore del re, ancora provato dalla sconfitta della sua armada , Pérez decide di indire un torneo per trovare un campione che diventi l'arma decisiva nella guerra estenuante contro la regina eretica d'Inghilterra. Determinata a cogliere l'unica possibilità che la vita sembra volerle offrire per migliorare la sua condizione, Luzia si immerge in un mondo popolato da veggenti e alchimisti, bambine sante e imbroglioni, dove i confini tra magia, scienza e inganno sono tanto labili quanto incerti. Con il crescere della sua notorietà, però, aumenta di pari passo il rischio che i suoi segreti vengano scoperti. Per non finire nella morsa dell'Inquisizione, la giovane conversa dovrà quindi agire d'astuzia, accettando persino l'aiuto di un uomo misterioso temuto da tutti, Guillén Santángel, a sua volta custode di verità che potrebbero rivelarsi letali per entrambi. 




Dopo secoli arrivo pure io alla conclusione di quest'ultimo romanzo della Bardugo.
Altissime aspettative, viste le opere precedenti (la dilogia dei Corvi, prima fra tutti). 
Purtroppo tanti sono riamasti molto delusi. 
Infatti su questa lettura l'opinione si spacca quasi a metà: amore o odio. Ci sono alcune scale di grigio, ma alla fin fine il succo delle varie conclusioni porta da una parte o l'altra.

Personalmente ho faticato ad iniziarlo. 
Ho provato più volte con l'audiolibro, fino a trovare il periodo giusto che mi ha fatto superare lo scoglio delle prime ore, dopo di ché non riuscivo a staccarmi.

Eh sì, mi è piaciuto moltissimo. Non da 5 stelle, però ci si avvicina. 
Mi ha saputo regalare una storia molto piacevole e scorrevole. Un modo di raccontare molto dinamico che salta da personaggio a personaggio, dando elementi al lettore che lo incuriosiscono per proseguire la lettura. Ho anche trovato un paio di volte un espediente che King usa tantissimo (non ho idea se abbia un nome e/o se altr3 ne facciano uso, quindi perdonate l'ignoranza): lo svelare quando qualcosa accadrà più avanti al lettore, ma senza dargli tutti i dettagli.
Per spiegarmi meglio prendo un esempio da King. Capita di imbattersi in frasi del tipo "...e non lo rivide mai più", che fa pensare che questo personaggio morirà. A volte succede, altre sono altri a morire (e quindi non rivederlo, oppure succede qualcosa per cui non si incroceranno mai più). 
Questo giochino può sconvolgere il lettore, poiché se la trama saprà sorprendere ti coglie del tutto impreparato.

La Bardugo un po' prevedibile in questo, ma siamo al suo sesto romanzo. Anzi, se saltiamo la prima trilogia, dove era ancora molto acerba, sta davvero iniziando a crescere e sperimentare.
Con questo romanzo lo fa sicuramente. Un ambientazione realistica e storica, anche se quanto sia attendibile non saprei, ma non credo sia tutto frutto di immaginazione. Dello studio c'è dietro.

Personaggi particolari, ben caratterizzati e ne compaiono parecchi fra le pagine. Un narratore onnisciente che da spazio a tutti per avere il loro momento per esprimersi, per manifestare pensieri, ricordi, o altro. Ovvio, i principali non sono così tanti e hanno molto più spazio, ma lungo tutto il romanzo viene ritagliato qualcosa per loro, approfondendo quel che si può restando nella storia. Altrimenti sarebbe diventato un mattone ricco di elementi superficiali ed inutili. 

Strano, per ora non ho nemmeno citato la storia né i vari protagonisti. Non è da me. E quasi quasi potrei continuare restando molto vaga, anche perché si intuisce già dalla trama di copertina qualcosa.
Spagna, inquisizione, magia, mescolati a religioni, maledizioni, classi sociali, aspettative e pregiudizi.
Un elemento ci tengo a citarlo. La crescita personale. 
Molto personaggi li vediamo maturare, in modi diversi poiché hanno vite e obiettivi differenti, cosa che però non implica cambiamenti "totali" e così improvvisi o assurdi da snaturare quella figura. Vedremo convinzioni cambiare, idee ben radicate spiazzate via dagli eventi in evoluzione,...prendere consapevolezza di sé stessi, oltre che di chi sta intorno. Nel bene e nel male.

No, non è esente da critiche. Ci sono spesso ripetizioni, alcune situazioni sono prevedibili, ma nel complesso non mi sono messa ad analizzare il tutto. Mi sono goduta il viaggio, facendo supposizioni giusto per lasciare la mente libera di fantasticare.
Lo ammetto, un finale leggermente diverso mi avrebbe conquistato di più. 
Ma non mi ha dato così fastidio.

Quindi, che altro dire se non raccontare ciò che potreste andare a leggere (se ancora non lo avete fatto)?
Direi nulla, poiché se vi incuriosisce vi incoraggio ad intraprendere questo viaggio. Anche in formato audio, estremamente gradevole, ottimo come sottofondo ma senza esagerare. 
La Bardugo inserisce molto a cui fare attenzione. 

Sono davvero molto curiosa di quale sarà la sua prossima opera.  

Opinione: Qui, Altrove, di Matthieu Simard


Simon e Marie abbandonano la frenesia della città per trasferirsi in campagna, dove sperano di concepire un figlio e ritrovare la serenità perduta. Ma il piccolo villaggio in cui hanno deciso di vivere non è quel che si aspettavano: gli abitanti li accolgono con sospetto, gli uccelli sono scomparsi dai boschi, una strana antenna incombe sul paese e storie inquietanti circondano l’antico proprietario della casa dove sono andati a stare. In questa realtà isolata e inospitale Simon e Marie dovranno fare i conti con i traumi del passato, le crepe del loro matrimonio e la difficoltà dei rapporti umani, mentre la quotidianità scivola giorno dopo giorno in un altrove popolato da personaggi grotteschi e sinistri presagi. "Qui, altrove" è un romanzo dove il perturbante si incarna in un’atmosfera densa di enigmi e di mistero e nei personaggi ambigui, soli e violenti che popolano una vicenda degna del miglior cinema di David Lynch. "Qui, altrove" esplora i temi del lutto e del ricordo, dell’amore e della violenza, portando per la prima volta in Italia la scrittura dell’autore canadese Matthieu Simard. 




Dopo decisamente troppo tempo, rieccomi per parlarvi di uno dei miei ultimi acquisti e ultima lettura fatta (che meglio non finisca sul tavolino o attenderà come gli altri 1000 libri di essere recensiti). 
Un romanzo di una collana dedicata all'horror che sto adorando, nonostante sia appena nata. 
Sto parlando di Caronte, di Zona42. 
Gli altri suoi romanzi sono Il Pescatore e Siamo Qui Per Farci Male (si, vi lascio i link, così potete recuperare le recensioni o anche solo guardare copertina e trama in facilità).

Torniamo al libro. 
Questo piccoletto di 160 paginette o poco più si stacca dalla narrazione spaventosa spostandosi su tematiche più delicate e dolorose, che racchiudono altre sfumature dell'orrore.

I protagonisti sono una coppia sposata da un po' di tempo, come capiremo già dal principio. 
Giovani, ma con già alle spalle una vita che li sta portando verso la fine del loro rapporto. Per tentare di salvarlo decidono di cambiare radicalmente vita: comprano una casa in un piccolo villaggio e si trasferiscono, lasciandosi tutto alle spalle, sperando in una rinascita. 
Ad attenderli però li aspetta una cittadina piena di persone scontrose, chiuse, che chiariscono dal primo istante che non sono i benvenuti. Quasi a bilanciare questo distacco, una coppia di "nuovi" come loro si fa prepotentemente avanti nelle loro esistenze in maniera estremamente fastidiosa, invadendo i loro spazi senza vergogna.

Marie e Simon si alternano a parlare, raccontandoci un presente dove nessuno dei due riesce a fare qualcosa per coinvolgere l'altro se non per pochissimo. Un rapporto che vogliono riallacciare, quasi a tutti i costi, ma che si sta perdendo. L'amore sembra esserci ancora, "soffocato" da questa vita che hanno trascorso insieme che ha permesso (nel bene e nel male) di conoscersi così bene che certe cose possono non essere dette e le menzogne perdonate. 

Un romanzo lento, che riesce a far percepire la lunghezza asfissiante delle giornate costrette a passare, restando però sempre uguali. Personaggi spesso assurdi, che compiono azioni senza il minimo senso logico. La sensazione di fastidio pervade molto le pagine. 

C'è un però...questo pervade la prima metà del romanzo. Poi c'è una svolta. 
Finalmente la coppia si apre con il lettore, permettendo di scorgere il loro passato e cosa li ha portati a cercare di ritrovarsi in modo così disperato e folle da scappare in quella città. 

Questa giusto un'infarinatura di cosa potete trovare nel romanzo. 
Ora la parte difficile, tirare le somme. 
Non mi è dispiaciuto, ma non mi ha nemmeno lasciato così il segno. 
Alcune parti si, moltissimo. In quei passaggi l'autore riesce a trasmettere molto al lettore, di farlo entrare in certe situazioni ed entrare in empatia con i protagonisti, capendo le motivazioni dietro certe scelte che hanno compiuto o stanno compiendo. 

Ma in generale, c'è tanto che non saprei collocare. 
Personaggi che appaiono, fanno cose e danno spiegazioni incoerenti. Non trovo un senso nel trovarli fra le pagine. Poteva esserci chiunque altro e non sarebbe stato poi così diverso, in fin dei conti. 
L'odio dei cittadini nei loro confronti è marginale. Se capita gli parlano, poi volti pagina e sembra tengano loro il muso. Non sono ostili, solo li ignorano completamente per il semplice fatto che non sono nati e cresciuti lì. Il motivo non mi è ancora chiaro. 
Non ho capito il discorso dell'antenna, infatti non l'ho nemmeno citata. Come i discorsi sulla casa e del suo ex proprietario, perché in effettivo resta marginale se non per alcuni dettagli che escono nel finale, ma che non ho trovato così incisivi. 

Un peccato. Mi aspettavo qualcosa in più. 

Opinione: L'Unità, di Ninni Holmqvist



Nel suo romanzo d’esordio la svedese Ninni Holmqvist, una narratrice formidabile, immagina un mondo lontano eppure pericolosamente vicino.
L’Unità, considerato un classico moderno e già molto apprezzato in patria e all’estero, racconta una storia vivida, commovente e attualissima, che racchiude un’acuta riflessione sulla società odierna e l’identità femminile.

«L’Unità mi è piaciuto moltissimo. Sono sicura che ne rimarrete incantati, come è successo a me». - Margaret Atwood

«Riecheggiando l’opera di Marge Piercy e Margaret Atwood, L’Unità è un romanzo che fa riflettere, ma anche una lettura compulsiva». - Jessa Crispin, NPR

«Con questo libro, da scrittrice di racconti incredibilmente talentuosa Holmqvist si è trasformata in una maestra del romanzo. Non mi sorprenderebbe se L’Unità diventasse uno – forse l’unico – dei pochi romanzi svedesi di questa stagione che la gente leggerà ancora tra cinquant’anni». - Smålandsposten

«Un romanzo d’esordio sorprendente. Scorrevole e ipnotico, offre una testimonianza impressionante sul modo in cui la società svaluta la creazione artistica, mentre celebra la procreazione, e una speculazione su cosa potrebbe succedere se tutto questo fosse portato all’estremo. Per i fan di Orwell e Huxley». - Booklist


Un giorno di inizio primavera Dorrit, scrittrice cinquantenne single e senza figli, viene accompagnata all’Unità. D’ora in avanti vivrà lì. Quello che la accoglie è un luogo idilliaco, almeno in apparenza: una struttura all’avanguardia dotata di eleganti appartamenti immersi in splendidi giardini, dove vengono serviti elaborati pasti gourmet e ci si può dedicare alle più svariate attività. I residenti sono accomunati da una caratteristica: non hanno figli né una vita sentimentale stabile. Finalmente libera dal giudizio sociale che ha sempre percepito come un peso, Dorrit è felice di poter fare amicizia con persone come lei. Ma c’è un prezzo da pagare: gli ospiti dell’Unità, chiamati “i dispensabili”, si trovano lì per un motivo ben preciso. Faranno da cavie per una serie di test farmacologici e psicologici, per cominciare, e poi doneranno i loro organi, uno per uno, fino alla cosiddetta “donazione finale”. Anche loro, così, saranno utili alla società: si sacrificheranno per chi, nel mondo fuori, è genitore. Dorrit è rassegnata al suo destino e desidera soltanto trascorrere i suoi ultimi giorni in pace, ma presto incontra un uomo di cui si innamora follemente, e l’inaspettata felicità da cui è travolta la costringe a ripensare ogni cosa.




In breve: premesse ottime, ma nel concreto tanto buchi.
La storia è una distopia non troppo distante dal nostro quotidiano. Nel giro di pochissimi anni infatti è stato introdotto il concetto di "dispensabili", ovvero persone che raggiunta una certa età e non avendo fatto "nulla" per la società fino ad allora (fatto figli, raggiunto posizioni o traguardi importanti in certi campi lavorativi) e non avendo un utilità ancora in corso (dover badare ai genitori anziani), vengono prelevati e portati in queste Unità.

Luoghi isolati dal resto del mondo in cui si renderanno utili. Luoghi psicologicamente pensati per renderli felici ed innocui, dove gli viene garantito vitto e alloggio, qualunque divertimento (cinema, teatro,...), qualunque optional (negozi, parrucchiere, piscine, palestre,...), qualunque servizio medico (visite specialistiche, dentista, psicologo,...). Insomma, dove rendere "belli" i loro periodi di permanenza in quei luoghi.
Perché tutto ciò? Ovviamente perché vengono sfruttati per le esigenze del mondo esterno e quindi, per evitare ribellioni, hanno reso tutto affascinante e piacevole. Oltre che imbottito di frasi fatte che ormai sono accettate da loro e da chiunque fuori da lì.
Sono ormai delle cavie umane per farmaci dagli usi più svariati, per vedere gli effetti di terapie ormonali o con radiazioni, ecc ecc. E, in più, banche d'organi in movimento, poiché se serve qualcosa di non indispensabile alla vita viene prelevata loro fra un test e l'altro. Altrimenti si và alla donazione finale, che porta alla fine della loro esistenza. L'organo interessato viene donato e il resto viene comunque conservato nel caso di necessità.

In tutto ciò la nostra voce narrante è Dorrit che, al compimento dei cinquant'anni, deve abbandonare la sua vita. Non avendo avuto figli, ne avendo ancora genitori di cui occuparsi, finisce in questa Unità.
L'unico enorme dispiacere (che mi ha permesso tanto di enpatizzare con lei, ma che per tante persone ha rappresentato un peso) è lasciare il suo amatissimo cane. Ha trovato un'amorevole famiglia che se ne occupi, ma sentirà tantissimo la sua mancanza più e più volte durante il romanzo.
Attraverso di lei scopriremo come (e in quanto poco tempo) è nata questa legge ed è diventata la normalità.

Dorrit è banale. Una persona qualunque: non troppo intelligente, non troppo bella, non troppo coraggiosa, non troppo fifona,... Insomma nella media e questo è un punto a favore del romanzo, poiché rende benissimo cosa farebbe una persona qualunque in una situazione del genere. Niente distopia con protagonisti testardi, pronti alla lotta, alla sfida al potere, in cerca della fuga, con un obiettivo di ribellione all'esterno a cui mirare. Qui tutti si sono adeguati a ciò che è stato deciso. Ciò fa paura perché è decisamente realistico. Ne avevo sentito parlare vagamente e trovandolo su Audible ho provato ad ascoltarlo. È stata una lettura di sottofondo, al doppio della velocità (viene letto piuttosto lentamente per i miei gusti). Piacevole in questo senso, seppur ricordi vagamente "Non lasciarmi".
Ammetto che ci sono parti molto ripetitive, alcune descrizioni estremamente minuziose che potevano essere evitate tranquillamente, elementi che non aggiungo niente alla storia o ai personaggi.
È prevedibile come andrà la storia, ma non tanto il come. Alcune elementi riescono a salvarlo dalla prevedibilità assoluta.

Comunque l'ho finito abbastanza contenta, mi era piaciuto, seppur il finale non lo abbia capito.
Giuro, mi sono sentita presa in giro nelle ultime parti del libro. Ammetto che interessante la scelta, a gestita malissimo. Senza una spiegazione sul perché, almeno nell'audio nessuna nota conclusiva per chiarire le domande che sicuramente sono venute in mente a chiunque.
Andando a leggere alcune recensioni in merito ho trovato (altre) evidenti carenze nel testo e nella trama che forse leggendolo avrei notato. Una "leggerezza" che non ha senso ed ha fatto perdere una stella al romanzo, perché è decisamente importante e se si vuole creare qualcosa di realistico, lasciare tutto cosi non ha senso.

In generale, non mi è dispiaciuto. Fa riflettere sulla società e su cosa viene ritenuto importante, e su come si potrebbe finire se venisse deciso ed accettato cosa significa essere utili, in molti sensi.
Ma nel "pratico", non ci siamo.
Diverso dai soliti distopici, è stato piacevole da leggere/ascoltare, ma poteva dare molto di più al lettore.

Visti i costi e le mie perplessità generali, vi consiglio se vi incuriosisce e siete dubbiosi, di provare a leggerne un estratto, di provare con Audible (ha spesso promozioni, oltre il primo periodo gratuito), oppure tentare in una biblioteca, se siete cosi fortunati da averne una ben fornita vicino casa.




ATTENZIONE SPOILER

Ci tengo a fare una nota finale per chiarire le parti sopra che non ho spiegato per non rovinare la lettura/ascolto a chi volesse scoprire questa storia.
Quindi non proseguite se non volete sapere nulla.

Le parti a cui non avevo prestato attenzione durante l'ascolto, che mi sono state fatte notare da altri attraverso varie recensioni, sono il mix fra test e donazioni di organi. Ovvero: com'è possibile che una persona faccia test con farmaci sperimentali/ormoni/radiazioni/altro e, fra un test e l'altro, possa donare organi?
Sarebbero compromessi e quindi giustamente inadeguati per trapianti vari. Non ha senso.
O nella società esterna si accettano organi "compromessi", oppure se viene dato per scontato che siano sani, c'è un enorme lacuna. Dal romanzo non lo possiamo sapere perché Dorrit non sa nulla a riguardo. Ma comunque nessuno si fa domande su ciò, nonostante certi risultati dei test portino le persone a danneggiamenti fisici.

Vediamo il finale.

Dorrit scappa. O almeno così ci viene raccontato. Solo che giri pagina e scopri che ha partorito dentro l'Unita. Ha deciso di restare e dare in adozione la figlia, che questo testo è una sorta di diario che ha scritto per chiunque vorrà leggerlo. Ma non spiega perché ha raccontato di una fuga mai avvenuta. Perché è questo che capiamo dalle ultime pagine.
Ci sta con il suo carattere ed è originale per la trama che si arrende, faccia spallucce, regali la figlia e si faccia sopprimere. Ma mi sento anche un po' presa in giro per quello successo poco prima. Manca qualcosa. Una frase che spieghi perché Dorrit(l'autrice) ci abbia "preso in giro".

Cadavere Squisito, di Agustina Bazterrica [Instagram Post]



Opinione: Cadavere Squisito, di Agustina Bazterrica


Premio Ladies of Horror Fiction come migliore romanzo dell’anno 2021. 
Candidato al Goodreads Choice Award come miglior libro horror 2020

«Dalle prime parole del secondo romanzo della scrittrice argentina Agustina Bazterrica […] il lettore è già bestiame in fila, barcollante, primordialmente consapevole che questo libro è un bancone da macellaio, e nulla di ciò che accadrà dopo sarà bello.» - New York Times Book Review

«Triste, avvincente, con un finale da urlo.» - The Times

«Il romanzo è orribile, sì, ma affascinante e provocatorio (e orwelliano) nel modo in cui mostra fino a che punto la società potrebbe spingersi per deformare il linguaggio ed evitare le verità morali.» - Taylor Antrim, Vogue

«Un avvincente romanzo distopico.» - The Independent

Marcos lavora nel mercato della carne da sempre, è un’attività di famiglia. Ma ora le cose sono cambiate, in modo radicale e irreversibile. Un virus ha attaccato gli animali, sia domestici che selvatici, per cui sono stati tutti sistematicamente abbattuti e la loro carne non può assolutamente essere consumata. Ora la carne che tratta è diversa, speciale, perché i governi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare la situazione e hanno deciso di rendere legale l’allevamento, la produzione, la macellazione e la lavorazione della carne umana. Marcos si è dovuto adattare, cerca di non pensare a cosa fa per vivere, e fa del suo meglio per stare dietro a fornitori, clienti, ordini e consegne, perché deve pagare la casa di riposo in cui vive suo padre. E ora che sua moglie lo ha lasciato deve pensare a tutto da solo.




Mai avrei pensato mi potesse piacere così tanto. 
Le riflessioni che ti spinge a fare, mostrandoti un mondo così assurdo e così realistico da renderlo quasi spaventoso. Lo avevo iniziato a fatica, nonostante lo avessi già notato in lingua originale (e meno male che è stato tradotto!). 

Insomma, la curiosità era tanta ma faticavo ad ingranare le pagine. 
La scrittura inizialmente l'ho trovata ostica (uniteci stanchezza, sonno, poca pazienza,....che combo!). 

Comunque. Il romanzo ti mette a confronto con questa realtà assurda e ti scaraventa nel mondo di Marcos, che non si racconta mai, se non per alcuni dettagli della sua vita.
Si, è suo il punto di vista che ci accompagnerà per tutta la storia. Un uomo giovane, importante per l'azienda per cui lavora, ma che si trova completamente devastato dalla vita. Ripete le mansioni, svolgendo comunque compiti di una certa importanza, ma con una freddezza crescente che gli nasce da dentro. Un odio, un fastidio, che finiscono con l'appesantirlo e farlo sentire sempre peggio.

Ci troveremo immersi in questo nuovo mercato della carne, a contatto con le diverse tipologie di lavori che ne fanno parte (legalmente o meno). Cose che già esistono ma vengono portate (quasi) agli eccessi visto che si tratta di merce molto particolare.
Una merce che nessuno può nominare col suo nome, poiché oltre ad essere illegale, lo renderebbe strano, reale, inimmaginabile,...La merce è la carne umana.
Ormai non più persone ma esseri simili seppur diversi, selezionati, cresciuti, per un unico destino.

Capita anche che alcune persone diventino cibo, ma sono casi particolari ed entriamo in dettagli che meritano di esser scoperti durante la lettura. 
Iniziando dall'azienda familiare di macellazione (di animali), Marcos ci mostra come le cose siano cambiate in pochissimi anni, visto che lui aveva appreso il mestiere dal padre, ovvero esser un macellaio. Era bravo, ma ha scelto volutamente di non continuare quel percorso nel nuovo mondo. 

Il tutto cambia non per caso, ma quando hanno una strana malattia ha iniziato a render pericolosi gli animali per gli umani, provocandone la morte se venivano in contatto, e il loro abbattimento (di qualunque specie) è diventato un obbligo di legge; l'ingordigia umana ci ha messo poco a trovare altra carne per riempire quel buco di mercato. 
La gente ovviamente non si è fatta troppi scrupoli. 

 Una storia strana, lenta inizialmente, in cui Marcos ci porta dentro le sue giornate, fra giri in allevamenti, a visite ad alcuni contatti e clienti molto particolari. Un lavoro che lo stanca, già mentalmente provato da un tragico evento che ha segnato la sua vita. 
Sarà però un evento inatteso che cambierà le cose.
 Una lettura che presenta tantissimo spazio di riflessione portando all'estremo un taboo che riesce ad unire il mondo. 
Si parla di allevamenti, di animali, di trattamento etico, di rispetto. 
L'uniformarsi, il credere senza riflettere, l'egoismo. 
C'è anche tanto spazio per la compassione, i ricordi, l'amore e il dolore. 

Resto sul vago perché alcuni elementi devono essere scoperti durante la lettura ed elaborati pagina dopo pagina. 
 Ovvio, non è per tutti. 
Ci sono scene che mi hanno ferito profondamente. 
Ahimè, nemmeno inventate. E no, non riguardavano gli umani.

Crudo e violento, ma non tanto per il tema del cannibalismo (che comunque mi rendo conto possa esser troppo, visto che i dettagli non mancano, senza però scendere mai nel macabro e splatter), ma tutto ciò che ruota attorno. 
Insomma, gli esseri umani. 

Davvero molto bello. Sono estremamente curiosa di leggere altro di suo, anche se temo potrebbe non essere all'altezza. 
Intanto incrocio le dita, anche solo qualche traduzione sarebbe un ottimo regalo per i lettori, per scoprire altro di quest'autrice.

Croste, di Jessica La Fauci [Instagram Post]

Opinione: Croste, di Jessica La Fauci


Nina rifiuta l’avanzare del tempo: i corpi in corsa verso il disfacimento, le pesche marce, l’intonaco che si sfalda. Eredita una cantina ma non sa che farsene di quella stanza stipata di scaffali che arrugginiscono. Ci trova dentro scarti, memorie fisiche e psichiche che non le appartengono, ma che portano il suo stesso corredo genetico. Nina ha perso un amico, una gatta, un ragazzo e soprattutto il senso della continuità; eredita la cantina come si eredita una mancanza. Nina ha la testa piena di parole che non riescono a comporre la risposta ai suoi tanti interrogativi, né a identificare un momento da cui far partire il tutto. In una vita in cui gli inizi sono il momento più felice, c’è sempre un prima, a volte mai vissuto, a cui si dovrebbe guardare con nostalgia. Usando una scrittura affilata e cristallina La Fauci costruisce una trama frammentata, in cui frantumi di vita diventano oggetto di un’analisi quasi clinica, rivelando l’estraniazione della protagonista nei confronti dell’esistenza. Croste è un processo di bonifica, un libro sulle cose che marciscono, le cose di cui non ci si è presi cura, la lacuna che deve essere abitata. 




Libro totalmente fuori dalla mia capacità di capirlo e parlarne. 
Mi incuriosiva molto la trama e, trovandolo usato, mi ci sono lanciata senza indugiare.
Il problema è arrivato durante la lettura.
Non che sia brutto, ma è molto molto particolare.

Ci troviamo nella vita di Nina, una donna che ci regala frammenti dei suoi ricordi senza una logica, senza una sequenza temporale. Ci sentiremo a disagio e allo stesso tempo (se siete come me) compresi da questo modo di vivere fuori dagli schemi.

Perché a Nina non importa degli altri. Non è cattiva: lei sta stare da sola. 
Lo ha imparato da sempre, fin da piccola. 
Occupa poco posto, non si intromette, si scansa ed evita tante situazioni. 
Riflette molto e parla poco. Vive ai suoi ritmi e nelle sue "stranezze". 

Ci racconta pezzi di sé, confusamente, caoticamente, portandoci a faticare per starle dietro.
Si alternano quattro parti, in cui prendono parola anche quelli che sono i suoi migliori amici, che la vedono così strana e particolare, eppure nonostante a volte provino fastidio per questo, le vogliono bene. Non sarebbe lei se fosse diversa, più attenta, più "banale". 
Amici che hanno seguito percorsi più lineari, convenzionali: lavoro, matrimonio, casa, figli,... Mentre lei non sente pressioni e si ferma alle piccole cose, quelle a cui non bada nessuno.

Un romanzo estremamente breve, seppur difficile.
Non saprei come classificarlo.
Ammetto di aver faticato nel leggerlo, seppur mi sentivo rappresentata in parte da questa figura così particolare. Lento, caotico, confuso.
Fatico sempre con questi generi di letture, seppur mi affascino molto. 
Difficile collocarli, difficile capirli. 
Nonostante lascino alle spalle qualcosa che ti sementa dentro.  

Maleficium, di Martine Desjardins [Instagram Post]

Opinione: Maleficium, di Martine Desjardins


"Lettore, hai tra le mani una versione riveduta ma non purgata del mitico Maleficium dell'abate Savoia (1877-1913), sacerdote sacrilego di cui poco si sa, se non che finì i suoi giorni rinchiuso in un monastero dopo essere stato misteriosamente assordato. Sappi che la lettura di quest'opera deleteria potrebbe provocare un certo disagio nelle anime pure, eccitare i sensi o risvegliare desideri inconfessabili, e che cedendo al suo fascino rischi di incorrere nella scomunica. Sei avvisato. Martine Desjardins ci offre un affresco barocco in otto dipinti, un invito a viaggiare ai limiti del piacere e della sofferenza. Un'opera rara, profumata di fantasia, esotismo ed erotismo, veicolata da un linguaggio sontuoso. Mai il peccato vi è sembrato così irresistibile.

Il celebre e funesto Maleficium, scritto dall’abate Jérôme Savoie, è un libro maledetto. Custodisce i segreti di sette uomini, vittime di strane e inesorabili sciagure, recatisi a cercare nel confessionale orecchie disposte ad ascoltare il racconto della loro malasorte e a implorare salvezza per le proprie anime insudiciate dalla curiosità e dalla debolezza della carne. C’è poi un’ottava confessione, quella di una donna calunniata, intrappolata in un crudele silenzio e pronta a vendicarsi dei suoi spietati carnefici.

Maleficium di Martine Desjardins è un affresco barocco, un invito a intraprendere un viaggio ai limiti del piacere e della sofferenza. Un’opera rara, profumata di fantasia, esotismo ed erotismo, veicolata da un linguaggio sontuoso e peccaminoso." 




Una lettura decisamente particolare, a tratti disturbante, che fino alla fine trascina il lettore saltellando fra piaceri e distruzioni che definirei poetiche. 

Abbiamo a che fare con otto confessioni fatte all'abate Jérôme Savoie: sette uomini e una donna.
Gli uomini non si confessano esattamente. Gli raccontano come sono caduti in disgrazia e hanno perso qualcosa che li rendeva eccellenti nel lavoro che amavano, il tutto dando colpa ad una donna ed allo stesso tempo cercando di portare con loro nella caduta l'abate. 
Oltre che, confessione dopo confessione, di mettere in guardia il padre da quest'ultima che sembra esser sempre più vicina alla chiesa dove opera. 

Uomini che sembrano vittime, ma nei racconti si rivelano carnefici anche della propria sventura. 
Infatti è sempre colpa loro se finiscono col perdere qualcosa, seppur tentino di attribuirne le colpe a questa figura femminile che ritroviamo in ogni storia, diversa seppur riconoscibile da una deturpazione facciale. Un elemento associato al demonio. Eppure nonostante lo stigma del diavolo ben visibile, ognuno si avvicinerà alla donna, pur di ottenere quello che stava cercando con avidità. Andando contro restrizioni, morale, o qualunque cosa si metta fra loro e l'obiettivo che si sono prefissati di avere. 

Un breve ma intenso romanzo. 
Una scrittura ricercata in alcuni frammenti che mescola abilmente la verità alle menzogne, facendo dubitare il lettore fino all'ultimo se credere a queste favole troppo assurde per essere reali, oppure affidarsi e sprofondare in un abisso maledetto, in cui le vittime ci si sono lanciate da sole, seppur tentino di trovare assoluzione trascinando l'abate assieme a loro. 

Decisamente non per tutti. 
Ma se vi incuriosisce e cercate una lettura particolare, vi affascinerà. 

Gli Aghi D'Oro, di Michael McDowell [Instagram Post]



Opinione: Gli Aghi D'Oro, di Michael McDowell


Con Gli aghi d’oro, Neri Pozza prosegue l’operazione Biblioteca McDowell, che prevede la pubblicazione dei capolavori dell’autore di culto.

«Accattivante, terrificante e assolutamente geniale.. Chi ha letto gli altri libri di Michael McDowell amerà anche Gli aghi d’oro. È profondamente gratificante lasciarsi trasportare da un romanziere all’apice delle sue capacità». - Stephen King

«Gli aghi d’oro è uno di quei romanzi che devi solo divorare, uno di quei romanzi impossibili da lasciare andare che, una volta digeriti, ti lasciano il sapore delle potenti tematiche intrecciate a una storia impeccabile». - Mariana Enríquez

«Per coloro che amano le storie di vendetta e i racconti più dark dell'era vittoriana con un tocco alla Grand Guignol, Gli aghi d’oro si configura come una lettura imprescindibile.» - Matteo Rucco per Maremosso

Alla fine del xix secolo, convivono due mondi opposti. Da un lato, l’opulenza e lo splendore. Dall’altro, i peggiori vizi dell’uomo: alcol, denaro e sesso. È su questo confine, nel cuore del famigerato Triangolo Nero, che una ricca famiglia cerca di affermarsi pretendendo di liberare la città dalla corruzione. Gli Stallworth, guidati con pugno di ferro dal loro patriarca, l’influente e implacabile giudice James Stallworth, coadiuvato dal figlio Edward, predicatore dai sermoni incendiari, e dal genero Duncan Phair, giovane avvocato dalla carriera promettente, hanno un piano impeccabile: estirpare il male annientando una famiglia di corrotti e criminali: gli Shanks. 




Ero molto tentata e allo stesso tempo spaventata da questa stampa, nonostante avessi scelto di non leggere nemmeno la trama.
Mi ero fatta trascinare dalla saga Blackwater, scritta molto bene ma dalla storia che, ahimè, iniziava benissimo per poi andare sempre più in noia e un finale che purtroppo mi ha deluso molto.

Quindi, visto che la penna di McDowell mi piaceva comunque, ho aspettato (decisamente poco) prima di vederlo comparire su Storytel e ho iniziato ad ascoltarlo, per farmene un idea: fosse stato deludente non ci avrei speso soldi, altrimenti sarebbe stato un affarone scoprire qualcosa di interessante.
Vi anticipo che l'ho acquistato una volta finito.

La storia mi è piaciuta e, lo devo ammettere, sono stata vittima ancora del marketing. 
Vederlo vicino agli altri volumi dell'autore, con quello stile così particolare...ed il prezzo praticamente regalato se parliamo di un romanzo che si aggira sopra le 500 pagine (o almeno è così adesso...ma non divaghiamo!)

La trama parte raccontandoci un po', a frammenti, il capodanno 1882 a New York, spaccando la narrazione abilmente fra le principali classi sociali: ricchi e poveri. Si delinea già una differenza geografica e sociale molto ampia. 
Tutto questo per poi addentrarci a conoscere i protagonisti di questa vicenda. 

Inizialmente (come al solito mi capita) ho faticato molto nel distinguere e collocare le tante figure che appaiono e descritte in modo dinamico, senza fare diventare un elenco la loro presentazione Infatti per molti dovremo aspettare un attimino per scoprirne il passato, i legami familiari, e quindi aver più chiaro in mente l'albero genealogico.
Ma ci concentriamo su due famiglie: Stallworth e Shanks. 
Ovviamente agli antipodi.

Gli Stallworth fanno parte dell'aristocrazia e vantano una reputazione immacolata, con un giudice come capofamiglia, il genero avvocato che segue le orme paterne e il figlio pastore. Dal giudice parte l'idea di ripulire il Triangolo Nero, ovvero una delle zone più malfamate e pericolose della città. Non per bontà, ma per spazzare via quella gente, ritenuta indecente, e per fare una sorta di pubblicità alla famiglia, soprattutto al genero, cosicché possa assicurargli occasioni politiche di carriera molto proficue.

Dall'altra parte abbiamo le Shanks. Parlo al femminile perché si tratta principalmente di donne che hanno saputo creare la propria fortuna e una buona reputazione in quel luogo poco raccomandabile.
La capostipite è Lena, conosciuta come Black Lena, un immigrata tedesca che ha già avuto a che fare con gli Stallworth e non lo ha scordato. Gestisce una sorta di banco dei pegni, copertura per la ricettazione, ma pagando sempre il giusto si è fatta clienti fedeli ed affidabili, ed un nome rispettato da quella comunità. Ma non solo per questa ragione, sa sistemare gli affari non solo tramite il denaro. 
Altra figura importante, e che verrà presa di mira per il suo aiuto alle donne della zona, è una delle figlie di Lena, che si occupa di aborti in modo decisamente migliore rispetto a certi macellai in cui potrebbero finire queste poverette. Decotti o, alla peggio, operazioni che purtroppo non sempre riescono, ma c'è un rimedio a tutto. Non dimentichiamo dove vivono.

Da alcune indagini insieme ad un giornalista il genero del giudice inizia questa campagna di "informazione" riguardo il Triangolo Nero, spingendo la polizia ad indagare su crimini lasciati correre e spronandoli, grazie alle pressioni della gente perbene (ricca), ad arrestare chiunque si sia macchiato di qualche colpa in quella zona. Unite ai sermoni del figlio, contro l'immoralità di quei luoghi e della gente che vi abita, sembra tutto andare come aveva in progetto ma, si sa, anche ai piani migliori basta un imprevisto per rischiare di crollare miseramente. 

Ovviamente ci saranno segreti pronti a venire a galla, ci saranno inganni per riuscire a vincere (pro o contro quella zona), ed ovviamente ci sarà sangue. Gestito così bene il tutto che riesce a tener incollato il lettore fino alla fine per scoprire cosa accadrà ai vari personaggi. 

Rispetto alla saga Blackwater non ci troviamo ad aver a che fare con un romanzo in cui le donne gestiscono tutto e gli uomini fanno da corredo. C'è molta interazione, ma anche in questo caso si finisce per patteggiare per le donne (o almeno, per me è stato così). Sia per gli anni in cui è ambientato, che per le classi sociali, abbiamo attraverso i vari protagonisti frammenti di un mondo molto realistico; da una parte ricco, superbo, "migliore" che non vede l'ora di schiacciare quelli che ritengono parassiti e spazzarli via; dall'altra chi è cresciuto dovendo sopravvivere a tutti i costi, usando furbizia, intelligenza ma anche violenza spietata all'occorrenza. Da un lato gli uomini comandano, dall'altro le donne. Si, per necessità, non essendoci uomini nella loro vita, ma hanno saputo crearsi rispetto/paura anche nelle figure maschili della zona. 
Potere femminile (credo) molto caro all'autore, visto che era il fulcro della saga che citavo prima. 

Insomma, più di cinquecento paginette che volano, trasportandoci in una New York molto movimentata, passando dalle case più eleganti e dai comportamenti che richiedono un etichetta ferrea; ai bordelli, alle case da gioco e le strade in cui anche i nobili passeggiano per interessi non proprio limpidi. 
Personaggi caratterizzati molto bene, che rispecchiano quel tempo e sanno dare un idea di come doveva essere viverci. Non ho la più pallida idea quanto sia storicamente accurato, ma se non si cercano questi dettagli, ci si fa trasportate molto volentieri da questo romanzo e ciò che ci narra. 

Personalmente mi è piaciuto molto e sono curiosa di scoprire quali altri suoi romanzi potrebbero arrivare grazie alla Neri Pozza. 

Opinione: Preparare un Fuoco, di Jack London


Nel profondo Nord, a sessanta gradi sotto zero, per sopravvivere un uomo deve saper preparare un fuoco. E quando ci sono sessanta gradi sotto zero, un uomo non può permettersi di fallire e far spegnere il fuoco, nemmeno al primo tentativo. E se il fuoco si spegne, un uomo ha solo pochi minuti per rimediare. Nel profondo Nord, a sessanta gradi sotto zero, non si sfida la natura. O le conseguenze saranno rapide e definitive.  



Lo so, ho tantissimo altro di cui dovrei parlarvi, ma questo breve racconto è di un intensità che mi ha folgorato e ho dovuto buttare giù due righe subito, perché ne devo parlare. 
(Si, sarà pubblicata con tantissimo ritardo, rispetto alla sua scrittura, e me ne scuso).

London è straordinario. 

Ho letto ancora troppo poco dei suoi romanzi, ma lo stile mi piace molto. 
Piano piano recupererò tutto e trovare (tramite Kindle Unlimited) questo breve racconto, mentre non avevo altro dietro da leggere, mi ci ha fatto lanciare. 

Non mi sarei però immaginata di precipitare in mezzo ad un ambientazione così formidabile descritta in maniera così intensa da fare sentire il lettore immerso nella fredda morsa del gelo, fra neve altissima, vento gelido costante, un cielo limpido e traditore senza sole, seguendo il percorso di un uomo e il suo lupo. 

Un uomo stupido, giovane, che nel suo egocentrismo non ascolta i consigli di chi vive in quelle regioni assolutamente inospitali, il cui gelo si aggira intorno ai -45°, ma può velocemente arrivare sotto i -60°; dove due regole sono fondamentali per sopravvivere: non viaggiare mai da soli, ma soprattutto saper accendere un fuoco ad ogni costo. 

Una storia intensa, che ti tiene incollato, pagina dopo pagina; che fa sperimentare sensazioni che abbiamo provato solo il maniera estremamente lieve (riguardo il freddo), ma che possiamo immaginare grazie alla magistrale penna di London. 

Un viaggio in un luogo dannatamente estremo e bellissimo allo stesso tempo per la sua aura di magia da incontaminazione. 
So che forse sarebbe più invernale che da Spookie Season (già, l'ho letto nel periodo di Halloween), ma c'è dentro un sentimento di paura, orrore, legato alla sopravvivenza, che potrebbe essere perfetto anche per regalar brividi (in ogni senso) anche in questo periodo.

Imago Mortis, di Samuel Marolla [Instagram Post]



Opinione: Imago Mortis, di Samuel Marolla


Milano, 2013. Augusto Ghites è un medium con un incredibile potere: entra in contatto con gli spiriti dei defunti solo sniffando o fumando le loro ceneri, come se si trattasse di una droga qualsiasi. Questa terribile dote, a metà fra la maledizione e la tossicodipendenza, fa di lui un uomo solitario, malinconico, ostaggio del proprio vizio segreto, e circondato solo da gente morta. Quando un'anziana ex prostituta gli chiede di aiutarla a scoprire l'assassino che nel 1953 uccise diverse sue colleghe, inizia per Ghites la discesa in un girone infernale di cimiteri, ex case chiuse, battone ottuagenarie, circhi malfamati, periferie invase da scorie chimiche e balordi di ogni risma, sullo sfondo di una Milano pre-Expo schizofrenica, spietata, preda degli istinti più bassi e del motto segreto che regola la vita dei suoi cittadini: homo sine pecunia est imago mortis, l'uomo senza denaro è l'immagine della morte. "La potenza narrativa messa in campo dall'autore è devastante" - Nella mente di Redrum. "Ricorda i trip di un Burroughs in pieno delirio creativo" - Taccuini da Altri Mondi. "Come mi fa spaventare e inquietare Marolla, non ci riesce nessuno" - Il Viagra della Mente. "Questa novel è un acquisto obbligatorio" - Plutonia Experiment. "Ho letto una cosa strafiga, un tipo che sniffa la cenere dei morti si muove in una Milano più nera e cupa della polvere che inala. Uno spettacolo." - Letteratura Horror. 


"...io ho poche regole, e non ammetto eccezioni. 
Lavoro solo su casi riguardanti persone decedute. 
Non lavoro sui vivi. 
Non cerco persone scomparse. 
Non mi occupo di criminalità organizzata.
 Faccio ancora per lei?"

Ci troviamo in una Milano descritta nei suoi dettagli peggiori, un luogo che appare quasi parte di una distopia talmente risulta un luogo oscuro, malato, preda di persone che vogliono spiccare usando i vizi peggiori. Ed è ovviamente il denaro che comanda, che gestisce tutto e cambia le carte in tavola a proprio piacimento. Ambientato nel 2013, un dettaglio particolare e molto interessante, perché l'autore ha poi inserito fatti di cronaca vera fra le pagine, dando maggiore spessore a questa Milano e sbloccandoci dei ricordi che uniti al tutto riescono a farci percepire la città come viene vista dal protagonista.

Ghites è un investigatore privato. Uno particolare. Anzi, direi unico nel suo genere. Si occupa di persone decetute e basta. Il perché di questa "scelta" è insito nel suo potere: può rievocare la persona tramite le sue ceneri. Gli basta sniffarle, fumarle o iniettarsele in vena. Si, come una droga. E come quest'ultima ne ha sviluppato una sorta di dipendenza da cui ormai sa di non poter scappare.
Durante una giornata qualsiasi viene a chiedere i suoi servizi una ex prostituta per scoprire chi ha ucciso una sua amica nel 1953. Inizia un indagine che mescola realtà e memorie dall'occulto, fra piste che sembrano ormai fredde andando a ripescare chi l'aveva conosciuta fra le case chiuse in cui lavorava e un manicomio in cui tentarono di rinchiuderla più volte. Mescolando personaggi "poco raccomandabili" che, per motivi diversi, gli danno la caccia oppure dovrebbero essere i suoi testimoni.
Non sarà certo facile, sarebbe comodo chiudere tutto e sparire. Ma Ghites non lo fa. Per se stesso (dopo che sono successe alcune cosette), ma anche per la Nanà, una sorta di giustizia, anche se in misura minore. Resta un protagonista egoista, cinico, furbo e vendicativo. Con una scimmia sul groppo e un "amico" molto famoso di cui è riuscito a farsi avere le ceneri, che lo accompagna quando decide di farsi qualche trip mentre "lavora" (si intuisce chi sia, ma ho comunque googlato per averne certezza. Scelta molto originale!).

Dunque, la trama più o meno è questa, senza Spoiler ovviamente. Sicuramente non è per tutti, ci sono TW grossi come una casa (omicidio, violenza, droga,...come avrete già intuito).
In particolare si arriva a dettagli non morbosamente macabri, ma comunque riguardanti la Nanà nei suoi ultimi istanti di vita, e non solo, che sono davvero per pochi. Se amate il genere come me, un po' turbano ma gli danno un tocco di orrore e splatter ben fatto, che (finalmente mi) da qualche brivido alla spina dorsale.
Una scrittura che si disperde moltissimo riguardo la descrizione di questa Milano, attraverso lo sguardo cinico, disilluso e misantrico del protagonista, verso la città in sé e un po' tutti coloro che vi abitano.
Una critica non troppo velata al capitalismo che ne regna sovrano, e non solo.
Ahimè, io non vado a nozze con queste cose, quindi mi hanno appesantito queste parti. Peccato.
Il resto mi ha affascinato. È difficile entrare nella storia, si subiscono degli scossoni, ma se ti cattura arrivi alla fine per trovare soluzione al mistero della povera Nanà e altre domande che spuntano fra le pagine.
Un modo di raccontare davvero particolare, strano ma che non mi è dispiaciuto. Breve, ma essenziale per questa prima indagine. Dal finale si preannuncia che qualcos'altro potrebbe ancora arrivare, ma non si sa ancora nulla.
Se cercate qualcosa di fuori, ma proprio fuori totalmente, originale, senza filtri,...potrebbe piacervi.

Oltre consigliarvi di leggere le prime pagine digitalmente gratis (per farvi un idea senza pagare), il libro è anche su Audible, che mi ha salvato aiutandomi ad andare avanti quando tempo per leggere non ne avevo.

homo sine pecunia est imago mortis, l'uomo senza denaro è l'immagine della morte.

Seidmadur. Lo Sciamano, di Maddalena Marcarini [Instagram Post]



Opinione: Seidmadur. Lo Sciamano, di Maddalena Marcarini


Erlen è una giovane donna erosa da un passato che rinnega ogni giorno, ma che le è impossibile dimenticare. La necessità di fare i conti con se stessa la spinge sin nella remota Islanda, terra natale di una madre che ha perso da tempo, e al casuale incontro con Óttar, un bizzarro sessantenne dalle credenze quantomeno insolite. La ragazza si ritroverà così, suo malgrado, a deviare da una strada che pareva già segnata e a dare la caccia a qualcosa che mai avrebbe immaginato potesse esistere. Qualcosa di orribile e che ogni giorno diventa sempre più potente, sino a trasformare quel placido angolo di mondo in un girone di dolore e morte. Dalle strade silenziose dell’austera Reykjavík, fino alla natura più selvaggia con i suoi campi di lava, spiagge nere e leggende dimenticate, Erlen verrà trascinata in un serrato inseguimento in cui vecchi fantasmi si sovrappongono a una miriade di spaventosi sogni a occhi aperti. Un incubo che potrebbe riportarla proprio al cuore di ciò da cui ha sempre cercato di scappare. 



L'ho comprato con estremo entusiasmo a Stranimondi e l'ho letto subito. Mi era piaciuto moltissimo! 
Sì, si parla di ottobre e siamo a dicembre. La domanda spontanea è: ma perché aspettare tanto? 
Perché semplicemente non so parlare dei libri che mi sono piaciuti! 
Ora però voglio(/devo) almeno provarci.

Partiamo dal facile, la trama.
Ci troviamo in Islanda dove la protagonista, una giovane donna che si sente distrutta dalla vita, decide di tornare per riscoprire la terra natia della madre e, beh, farla finita. Avrebbe avuto anche successo se non fosse per Ottar che la salva e vede qualcosa in lei, decidendo di coinvolgerla nel suo "lavoro" e farla diventare la sua apprendista. Ottar è uno strano, bizzarro e simpatico sessantenne, che riesce a metter curiosità a Erlen e farle aspettare un po' prima di farle ripetere quel gesto, almeno per qualche tempo. Così gli promette, mentre non ha idea in che cosa si sta andando a cacciare e che la porterà a vedere il suo passato con occhi molto diversi, comprendendo qualcosa di cui a madre non le aveva mai accennato. 

Ci muoviamo in una terra magica, in una stagione fredda, fra cittadine e luoghi sperduti in mezzo alla natura. Un mondo, quello dove finirà Erlen, che si muove fra sogno ed incubo, mescolando abilmente la realtà a qualcosa di razionalmente impossibile. Ottar, come dice anche il titolo, è uno sciamano. Ed Erlen si troverò a fare i conti con questo fatto, prima con occhi scettici e spaventati, ma comprendendo sempre di più questa "magia" (sicuramente c'è un termine più appropriato, ma ora non mi viene) e il ruolo che il suo nuovo amico e mentore ricopre. Ovviamente non è il solo, ma lo scoprirete leggendo. 

Un viaggio che si muove fra passato e presente, portando Erlen ad affrontare cose di cui non avrebbe mai immaginato l'esistenza, ma forse in maniera più dolorosa sarà il rivivere la sua infanzia con la madre e dover affrontare i suoi demoni personali, che l'avevano spinta fino alla scogliera. 

Un romanzo estremamente scorrevole, che mi ha stregato dalle prime pagine. 
Una storia che affronta tematiche spesso abusate in questi generi, ma in modo nuovo, interessante, permettendo al lettore di scoprire tradizioni di altri paesi, unendole ad una storia che lega il tutto in modo da trascinare il lettore fino alla fine. 

Un ottimo modo per inaugurare una nuova collana, che spero di regali altri romanzi del genere. 
Ovviamente, anche di quest'autrice! 

Ho Fatto La Spia, di Joyce Carol Oates [Instagram Post]



Opinione: Ho Fatto La Spia, di Joyce Carol Oates


Violet Rue Kerrigan ha 12 anni ed è la più giovane di una numerosa famiglia proletaria di origini irlandesi che vive a South Niagara, una piccola e tranquilla cittadina nello stato di New York. È la preferita del padre, Jerome, un uomo duro che governa la famiglia con pugno di ferro. Una sera i due fratelli maggiori, Jerome Jr. e Lionel, investono ubriachi un diciassettenne afroamericano, lo colpiscono con una mazza da baseball e lo lasciano agonizzante sul ciglio della strada. Violet sa quello che hanno fatto, ma tutti, persino il prete, le intimano di tacere. Quando Violet, involontariamente, racconterà tutto al preside e alla polizia, portando così all'incriminazione dei fratelli, verrà cacciata di casa perché colpevole di un peccato imperdonabile: ha tradito la sua famiglia. L'esilio a casa di una zia, un'adolescenza difficile tra bullismo, sensi di colpa e abusi porteranno Violet a fare i conti con la sua educazione familiare e con il suo essere donna, fino a scoprire che la violenza può attecchire ovunque e che se vorrà salvarsi, dovrà trovare in se stessa una forza che non sapeva di avere. 



Continuiamo coi mattoni recuperati e smaltiti dalla libreria. In questo caso parliamo della Oates, che propone come sempre storie che ti dilaniano dentro e che infilano spilloni dove le tematiche sono più discusse e controverse, riuscendo a parlare di questioni delicate in modi totalmente onesti e in modo cosi onesto da farti comunque del male.

In questo romanzo ci troviamo a conoscere Violet, una ragazza di dodici anni che una notte vede qualcosa che non capisce appieno, sarà nei giorni successivi che unirà i puntini comprendendo quello che i fratelli maggiori hanno fatto: i due hanno investito e poi pestato a morte un ragazzo nero della zona. La notizia è ovunque e le ricerche puntano immediatamente sui due giovani, seppur la comunità bianca gridi al razzismo (nonostante testimoni e prove). ù
Violet soffre per questo segreto, tenta di parlarne con la madre che non la ascolta minimamente, col parroco che la caccia via senza farla finire, convincendosi di aver fatto il proprio dovere e che se gli adulti liquidano così la questione sarà la cosa giusta da fare.

I due ragazzi comunque non sono dei santi, anni prima avevano partecipato a qualcosa di orribile fra le mura scolastiche, tanto da finire in tribunale. Cosa che sembra un po' tutti abbiano dimenticato. 

Succede però un "incidente" che farà precipitare tutto, poiché stremata dopo un orribile fatto (palese la verità, ma anche in quel caso la cecità dei genitori è allucinante) si ritrova a raccontare tutto a scuola e alla polizia, chiamata per l'insieme delle cose.

Sarà l'inizio del suo esilio da casa: allontanata per la sua sicurezza per le indagini prima, poi cacciata dai genitori (il padre in primis) che la ritengono una spia infame per aver parlato contro la famiglia, si ritroverà sola e abbandonata nella casa della zia materna.

Seguiremo a tappe la sua vita, nei momenti più terribili e cruciali della sua crescita, dove finirà fra le mani di uomini orribili che mostreranno i vari modi in cui una donna può venir abusata, mentalmente principalmente (non che il resto sia meglio).

Violet spesso accetta passiva, senza saper spiegare meno lei le motivazioni dietro questi gesti.
Tematiche ancora attualissime: perché (tu vittima) non hai parlato prima? Perché (tu "vittima"?) non ti sei ribellata? Quindi ti piaceva? Ecc ecc

Insomma, domande che sappiamo già come vanno ad accanirsi su chi non ha colpe.
Violet però è una sopravvissuta, è forte, ed ogni volta trova la forza di scappare e ricominciare la sua vita. La vedremo crescere, dai dodici anni fino ai ventisei. 
Nonostante tutto lavora, va all'università, e troverà il coraggio di riaffrontare il passato quando tornerà a bussare alla porta. Insomma, una donna vera che viene spesso relegata da sola e che nella solitudine ha trovato comunque qualcosa per rialzarsi ogni volta.

Manipolata, insultata, bullizzata,...ne ha passate davvero tante, troppe,...e la Oates ce lo racconta, senza mai scendere nella pornografia del dolore, ma comunque non usando carezze quando la realtà è brutale da meritare parole esatte per raccontare i fatti come stanno.

Un finale quasi aperto, che ci racconta fino ad un certo punto e poi smette. Sai che la sua vita andrà avanti, ma come? Un mistero che resterà addosso ai lettori, seppur tante risposte le abbiamo ottenute comunque e possiamo immaginare come vorrebbe andare avanti nella sua vita.

La Oates si conferma una penna straordinaria che riesce a portare su carta cose quotidiane orribili, di cui non si parla solitamente, senza scadere nei soliti cliché, senza romanticizzare le cose, senza scusare comportanti riprovevoli e andando a guardare attraverso gli occhi di un innocente che lei stessa dubita di star compiendo scelte corrette. Più vero e doloroso di così!

Bellissimo, ma parecchi TW di cui è meglio tener conto, principalmente: violenza verbale, violenza fisica, abusi, bullismo.