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Opinione: L'Unità, di Ninni Holmqvist



Nel suo romanzo d’esordio la svedese Ninni Holmqvist, una narratrice formidabile, immagina un mondo lontano eppure pericolosamente vicino.
L’Unità, considerato un classico moderno e già molto apprezzato in patria e all’estero, racconta una storia vivida, commovente e attualissima, che racchiude un’acuta riflessione sulla società odierna e l’identità femminile.

«L’Unità mi è piaciuto moltissimo. Sono sicura che ne rimarrete incantati, come è successo a me». - Margaret Atwood

«Riecheggiando l’opera di Marge Piercy e Margaret Atwood, L’Unità è un romanzo che fa riflettere, ma anche una lettura compulsiva». - Jessa Crispin, NPR

«Con questo libro, da scrittrice di racconti incredibilmente talentuosa Holmqvist si è trasformata in una maestra del romanzo. Non mi sorprenderebbe se L’Unità diventasse uno – forse l’unico – dei pochi romanzi svedesi di questa stagione che la gente leggerà ancora tra cinquant’anni». - Smålandsposten

«Un romanzo d’esordio sorprendente. Scorrevole e ipnotico, offre una testimonianza impressionante sul modo in cui la società svaluta la creazione artistica, mentre celebra la procreazione, e una speculazione su cosa potrebbe succedere se tutto questo fosse portato all’estremo. Per i fan di Orwell e Huxley». - Booklist


Un giorno di inizio primavera Dorrit, scrittrice cinquantenne single e senza figli, viene accompagnata all’Unità. D’ora in avanti vivrà lì. Quello che la accoglie è un luogo idilliaco, almeno in apparenza: una struttura all’avanguardia dotata di eleganti appartamenti immersi in splendidi giardini, dove vengono serviti elaborati pasti gourmet e ci si può dedicare alle più svariate attività. I residenti sono accomunati da una caratteristica: non hanno figli né una vita sentimentale stabile. Finalmente libera dal giudizio sociale che ha sempre percepito come un peso, Dorrit è felice di poter fare amicizia con persone come lei. Ma c’è un prezzo da pagare: gli ospiti dell’Unità, chiamati “i dispensabili”, si trovano lì per un motivo ben preciso. Faranno da cavie per una serie di test farmacologici e psicologici, per cominciare, e poi doneranno i loro organi, uno per uno, fino alla cosiddetta “donazione finale”. Anche loro, così, saranno utili alla società: si sacrificheranno per chi, nel mondo fuori, è genitore. Dorrit è rassegnata al suo destino e desidera soltanto trascorrere i suoi ultimi giorni in pace, ma presto incontra un uomo di cui si innamora follemente, e l’inaspettata felicità da cui è travolta la costringe a ripensare ogni cosa.




In breve: premesse ottime, ma nel concreto tanto buchi.
La storia è una distopia non troppo distante dal nostro quotidiano. Nel giro di pochissimi anni infatti è stato introdotto il concetto di "dispensabili", ovvero persone che raggiunta una certa età e non avendo fatto "nulla" per la società fino ad allora (fatto figli, raggiunto posizioni o traguardi importanti in certi campi lavorativi) e non avendo un utilità ancora in corso (dover badare ai genitori anziani), vengono prelevati e portati in queste Unità.

Luoghi isolati dal resto del mondo in cui si renderanno utili. Luoghi psicologicamente pensati per renderli felici ed innocui, dove gli viene garantito vitto e alloggio, qualunque divertimento (cinema, teatro,...), qualunque optional (negozi, parrucchiere, piscine, palestre,...), qualunque servizio medico (visite specialistiche, dentista, psicologo,...). Insomma, dove rendere "belli" i loro periodi di permanenza in quei luoghi.
Perché tutto ciò? Ovviamente perché vengono sfruttati per le esigenze del mondo esterno e quindi, per evitare ribellioni, hanno reso tutto affascinante e piacevole. Oltre che imbottito di frasi fatte che ormai sono accettate da loro e da chiunque fuori da lì.
Sono ormai delle cavie umane per farmaci dagli usi più svariati, per vedere gli effetti di terapie ormonali o con radiazioni, ecc ecc. E, in più, banche d'organi in movimento, poiché se serve qualcosa di non indispensabile alla vita viene prelevata loro fra un test e l'altro. Altrimenti si và alla donazione finale, che porta alla fine della loro esistenza. L'organo interessato viene donato e il resto viene comunque conservato nel caso di necessità.

In tutto ciò la nostra voce narrante è Dorrit che, al compimento dei cinquant'anni, deve abbandonare la sua vita. Non avendo avuto figli, ne avendo ancora genitori di cui occuparsi, finisce in questa Unità.
L'unico enorme dispiacere (che mi ha permesso tanto di enpatizzare con lei, ma che per tante persone ha rappresentato un peso) è lasciare il suo amatissimo cane. Ha trovato un'amorevole famiglia che se ne occupi, ma sentirà tantissimo la sua mancanza più e più volte durante il romanzo.
Attraverso di lei scopriremo come (e in quanto poco tempo) è nata questa legge ed è diventata la normalità.

Dorrit è banale. Una persona qualunque: non troppo intelligente, non troppo bella, non troppo coraggiosa, non troppo fifona,... Insomma nella media e questo è un punto a favore del romanzo, poiché rende benissimo cosa farebbe una persona qualunque in una situazione del genere. Niente distopia con protagonisti testardi, pronti alla lotta, alla sfida al potere, in cerca della fuga, con un obiettivo di ribellione all'esterno a cui mirare. Qui tutti si sono adeguati a ciò che è stato deciso. Ciò fa paura perché è decisamente realistico. Ne avevo sentito parlare vagamente e trovandolo su Audible ho provato ad ascoltarlo. È stata una lettura di sottofondo, al doppio della velocità (viene letto piuttosto lentamente per i miei gusti). Piacevole in questo senso, seppur ricordi vagamente "Non lasciarmi".
Ammetto che ci sono parti molto ripetitive, alcune descrizioni estremamente minuziose che potevano essere evitate tranquillamente, elementi che non aggiungo niente alla storia o ai personaggi.
È prevedibile come andrà la storia, ma non tanto il come. Alcune elementi riescono a salvarlo dalla prevedibilità assoluta.

Comunque l'ho finito abbastanza contenta, mi era piaciuto, seppur il finale non lo abbia capito.
Giuro, mi sono sentita presa in giro nelle ultime parti del libro. Ammetto che interessante la scelta, a gestita malissimo. Senza una spiegazione sul perché, almeno nell'audio nessuna nota conclusiva per chiarire le domande che sicuramente sono venute in mente a chiunque.
Andando a leggere alcune recensioni in merito ho trovato (altre) evidenti carenze nel testo e nella trama che forse leggendolo avrei notato. Una "leggerezza" che non ha senso ed ha fatto perdere una stella al romanzo, perché è decisamente importante e se si vuole creare qualcosa di realistico, lasciare tutto cosi non ha senso.

In generale, non mi è dispiaciuto. Fa riflettere sulla società e su cosa viene ritenuto importante, e su come si potrebbe finire se venisse deciso ed accettato cosa significa essere utili, in molti sensi.
Ma nel "pratico", non ci siamo.
Diverso dai soliti distopici, è stato piacevole da leggere/ascoltare, ma poteva dare molto di più al lettore.

Visti i costi e le mie perplessità generali, vi consiglio se vi incuriosisce e siete dubbiosi, di provare a leggerne un estratto, di provare con Audible (ha spesso promozioni, oltre il primo periodo gratuito), oppure tentare in una biblioteca, se siete cosi fortunati da averne una ben fornita vicino casa.




ATTENZIONE SPOILER

Ci tengo a fare una nota finale per chiarire le parti sopra che non ho spiegato per non rovinare la lettura/ascolto a chi volesse scoprire questa storia.
Quindi non proseguite se non volete sapere nulla.

Le parti a cui non avevo prestato attenzione durante l'ascolto, che mi sono state fatte notare da altri attraverso varie recensioni, sono il mix fra test e donazioni di organi. Ovvero: com'è possibile che una persona faccia test con farmaci sperimentali/ormoni/radiazioni/altro e, fra un test e l'altro, possa donare organi?
Sarebbero compromessi e quindi giustamente inadeguati per trapianti vari. Non ha senso.
O nella società esterna si accettano organi "compromessi", oppure se viene dato per scontato che siano sani, c'è un enorme lacuna. Dal romanzo non lo possiamo sapere perché Dorrit non sa nulla a riguardo. Ma comunque nessuno si fa domande su ciò, nonostante certi risultati dei test portino le persone a danneggiamenti fisici.

Vediamo il finale.

Dorrit scappa. O almeno così ci viene raccontato. Solo che giri pagina e scopri che ha partorito dentro l'Unita. Ha deciso di restare e dare in adozione la figlia, che questo testo è una sorta di diario che ha scritto per chiunque vorrà leggerlo. Ma non spiega perché ha raccontato di una fuga mai avvenuta. Perché è questo che capiamo dalle ultime pagine.
Ci sta con il suo carattere ed è originale per la trama che si arrende, faccia spallucce, regali la figlia e si faccia sopprimere. Ma mi sento anche un po' presa in giro per quello successo poco prima. Manca qualcosa. Una frase che spieghi perché Dorrit(l'autrice) ci abbia "preso in giro".

Labirinti, di Frank Thilliez [Instagram Post]



Opinione: Labirinti, di Franck Thilliez


«Passò la notte raggomitolata sul letto, senza chiudere occhio. Quando si accese la luce, scoprì la ragione di quella visita notturna. Su un grande foglio era disegnato un labirinto. Nella vaschetta attaccata alla lavagna c’era un pennarello nero. Una sfida. Dopo averle mostrato l’orrore, quel pazzo voleva giocare. Come ai bei vecchi tempi».

Una giovane poliziotta, Camille Nijinski, si trova nello studio del dottor Fibonacci, uno psichiatra che si accinge a raccontarle una storia incredibile di cui è l’unico depositario. Si tratta della testimonianza raccolta da una paziente, la quale è stata trovata priva di sensi e di memoria in un bosco accanto al cadavere di un uomo. Camille, incaricata di seguire le indagini, ha bisogno di capire di più riguardo a questa improvvisa perdita di memoria, ma lo psichiatra ha molto altro da rivelarle. Prima di dimenticare tutto, la sua paziente ha condiviso con lui i fatti del suo passato: una storia lunga e complessa, senza dubbio la più straordinaria che Camille ascolterà in tutta la sua carriera. Le protagoniste sono cinque. Tutte donne. La giornalista, la psichiatra, la rapita, la scrittrice… E la quinta? La quinta donna è il filo del labirinto, è colei che fornirà le risposte a tutte le domande e, forse, anche una via d’uscita. La mente geniale dell’autore ha dato vita a un vero e proprio labirinto infernale cosparso di tranelli e vicoli ciechi, in cui il lettore verrà intrappolato insieme ai protagonisti. Franck Thilliez non si stanca mai di giocare… ma questo i suoi lettori più affezionati lo sanno già.


Decisamente un ottima idea comprare e leggere subito questo romanzo altrimenti avrebbe fatto la fine degli altri che dovevo assolutamente leggere e sono lì ad attendermi.

Avevo letto "Il Manoscritto" (dopo secoli dalla sua pubblicazione e lo dovrei rispolverare lo ammetto) e "Puzzle" che però essendo il suo primo romanzo ahimè ci sta che fosse più acerbo.

Ma torniamo alla storia.
Ci troviamo in un ospedale dove la poliziotta Camille deve investigare riguardo una donna trovata priva di sensi accanto ad un cadavere. La donna ha raccontato al suo medico la sua storia prima di perdere completamente la memoria. Ed ora lui la sta per raccontare a Camille (e a noi).

Una storia che riguarda 5 donne: la giornalista la psichiatra la rapita la scrittrice...e una quinta che verrà svelata solo alla fine del racconto ma cruciale per scoprire la verità dietro tutto ciò.
Donne diverse fra loro con vite molto differenti che si trovano ad affrontare improvvisamente qualcosa che cambierà le loro vite (ovviamente).Una storia imprevedibile che ti trascina per poter mettere chiarezza e capire prima di tutto chi sono ma soprattutto come sono collegate.

No, credo sia impossibile prima di metà romanzo capire come potrebbe andare a finire. È l'autore che ad un certo punto inizia a darci piccoli indizi (ma davvero palesi se li ho colti) che lentamente si fanno sempre più evidenti portandoci (lui!) fuori da questo enorme labirinto unendo i vari elementi e lasciandoci sbalorditi per come la storia rivela il suo significato complessivo e si conclude.

Lascia la sensazione di uscire da una grotta. Ci si sente confusi si va alla cieca cercando di capire dove ci porta la strada poi inizia una schiarita il percorso lo iniziamo a vedere sempre più chiaramente fino a che è così chiaro che ci stupiamo per non averlo visto subito e lo seguiamo fino ad esserne fuori. Dove ci aspetta un ultima sorpresa. Nell'ultima pagina infatti c'è un labirinto che risolto lascia a bocca aperta il lettore! Insomma ho detto tutto e non ho detto niente lo so benissimo.
Ma non posso!

Sono storie che si legano fra di loro nel momento giusto, regalando nel frattempo frammenti di vita che tengono incollati alle pagine perché il buon Thilliez chiude ogni volta un capitolo con un cliffhanger, alternando i POV delle protagoniste, rendendo il ritmo molto veloce, interessante, e mettendo curiosità al lettore che deve sapere.

Capitoli corti, cosa che apprezzo moltissimo e mi aiuta in questo periodo a leggere, anche quando non ho tempo.

Ahimè, infatti ci ho messo un eternità per finirlo, tipo 20 paginette ogni tanto, per poi, di botto, divorarne metà per arrivare alla fine. Me lo ero un po' imposta, comunque sia ad un certo punto non lo si può mettere giù, è difficilissimo.

Fate attenzione però. Ci sono tanti TW fra le pagine (violenza fisica e psicologica principalmente).

Post anche sul mio profilo Instagram @viaggiatricepigra

Puzzle, di Frank Thilliez [Instagram Post]




𝑃𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 1: 
𝑄𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑖, 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑖𝑜' 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑟𝑎' 𝑒' 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎'. 
𝑆𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜.

𝑃𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 2: 
𝑈𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑎'.


Ammetto che ho tutti i romanzi (pubblicati in Italia) e che per ora avevo letto solo Il Manoscritto. Eppure "dovevo" avere anche questo, mi incuriosiva troppo e, fortunatamente, mi è rimasta questa curiosità che mi ha portato a divorarlo.

È stato un percorso interessante, ma probabilmente avevo aspettative troppo alte a riguardo.

PERÒ....


Continua sul Blog (qui per leggere) oppure sul Post Instagram (link sull'immagine)

Opinione: Puzzle, di Frank Thilliez



Lucas Chardon è rinchiuso in un ospedale psichiatrico e per la prima volta chiede di raccontare come sono andate le cose il giorno in cui la sua vita è cambiata per sempre. Quel giorno, la polizia ha rinvenuto otto cadaveri trucidati in un rifugio. Insieme a loro c’era lui, in lacrime, ricoperto di sangue e privo di memoria. Altrove, Ilan Dieduset riceve una telefonata: è la sua ex ragazza, Chloé. Dice di aver trovato l’ingresso a Paranoia, un ambitissimo gioco di ruolo gestito da un’entità misteriosa: tutti lo stanno inseguendo, ma nessuno conosce le regole. Ilan è stato un giocatore compulsivo, in passato, e la tentazione è troppo forte. Dopo un inquietante processo di selezione, Ilan e Chloé, insieme ad altri sei candidati, vengono convocati in un ospedale psichiatrico in disuso isolato tra le montagne. Regola numero uno: niente di quello che stai per vivere è vero; questo è un gioco. Regola numero due: uno di voi morirà. La partita comincia e, quando il gruppo inizia a sospettare la presenza di un intruso, la paranoia prende lentamente corpo. Con il passare delle ore, la competizione assume forme sempre più perverse, in una sorta di folle e angosciante meccanismo. Dove finisce il gioco e dove comincia la realtà? Chi accetterebbe di morire per un gioco? Dal re del thriller francese, un nuovo successo da 450.000 copie vendute: un enigma intricato, sorretto da un’ambientazione da brivido e una tensione costante. Un puzzle diabolico che non lascerà più dormire i lettori. «Non esiste un altro cervello narrativo così raffinato e giocoliere». Roberto Iasoni, «Sette – Corriere della Sera» «Maestro del thriller angosciante, Franck Thilliez solletica i nostri nervi in questo romanzo ricco di tensione in cui lo stress e il pericolo sorgono in ogni pagina». «Paris Match» «Una caccia al tesoro paranoica che ricorda il film di David Fincher The Game e il romanzo di Dennis Lehane Shutter Island».

𝑃𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 1: 
𝑄𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑖, 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑖𝑜' 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑟𝑎' 𝑒' 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎'. 𝑆𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜.
𝑃𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 2: 𝑈𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑎'.


Ammetto che ho tutti i romanzi (pubblicati in Italia) e che per ora avevo letto solo Il Manoscritto. Eppure "dovevo" avere anche questo, mi incuriosiva troppo e, fortunatamente, mi è rimasta questa curiosità che mi ha portato a divorarlo.

È stato un percorso interessante, ma probabilmente avevo aspettative troppo alte a riguardo.

PERÒ....
Dopo aver curiosato ho scoperto che è stato pubblicato per la prima volta nel 2013, quindi rispetto a tutti gli altri tradotti in Italiano è quello più vecchio.
Nonostante non sia uno dei romanzi d'esordio (mi sembra dia il dodicesimo).

Torniamo al romanzo:
Si può dire che abbiamo due protagonisti.
I POV principali infatti sono quelli di Lucas Chardon e Ilan Dieduset.
Lucas è un malato psichiatrico che, dopo aver perso la memoria, inizia a raccontare cosa accadde quando venne trovato in un rifugio insieme a 8 cadaveri.
Ilan invece lo conosceremo quando la sua ex ragazza lo chiamerà per riportarlo dentro la ricerca di Paranoia, un gioco che promette sia di essere estremamente complicato e selettivo, sia un montepremi decisamente ottimo per l3 vincitor3.

Nel complesso una bella lettura, interessante, che riesce ad instillare dubbi nel lettore e sballottarlo, cercando di depistarlo dal finale.

Indizi spesso molto particolari e difficili, che personalmente non avrei saputo decifrare.
Davvero molto complesso e ben pensato su questo argomento, rendendo evidente il lavoro dietro a tutto questo enorme (appunto) Puzzle.

Un viaggio in cui la psiche è centrale.
Da una parte un malato psichiatrico che non ha ricordi. Dall'altra Ilan che si ritrova lentamente catapultato dentro Paranoia che, come suggerisce il nome, non è una passeggiata per la mente.
Niente di quello che stanno per vivere è vero.
Quindi, cosa è reale e cosa no?

In un contesto di solitudine, in un ambiente ostile e terrificante, dove sono tutti avversari, la paura e il sospetto crescono, ma sopratutto cose strane iniziano ad accadere....fa tutto parte del gioco? O c'è dell'altro?

Ottime premesse, però un finale che mi ha deluso.
Già dalle prime pagine mi ero fatta delle teorie sulla fine e quella più banale è risultata vera.

Un grande peccato anche "come" si chiude la vicenda. Senza lasciare dubbi, ma prendendosi tempo per raccontare e dare tutte le risposte al lettore.
Ma, anche in questo caso, è gusto personale: ci sarà sicuramente chi apprezzerà, e chi no.

Senza sbilanciarmi e finire in spoiler, mi è capitato di vedere film che probabilmente mi hanno influenzato riguardo il pensare a queste teorie. Forse per questo, essendo più "originali" (nel momento della visione) e con impatto maggiore, hanno reso piuttosto deludente arrivare alla fine di questa storia.

Ciò non toglie che meriti di essere letto.
Nonostante questi difetti, è sicuramente ben pensato, interessante, molto scorrevole.

Ne vorrei poter parlare liberamente, ma non voglio rovinarvi la lettura.
Ma se lo leggete, vi aspetto per parlarne.


Trovate l'opinione anche sul mio profilo Instagram: 

Il Vampiro di Ropraz, di Jaques Chessex [Instagam Post]



𝐸 𝑙𝑎 𝑙𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎. 𝐸 𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑙𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎, 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑔ℎ𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖, 𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑡𝑒𝑛𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑙𝑎𝑟𝑑𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑜𝑓𝑖𝑛𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑣𝑒𝑟𝑟𝑢𝑐ℎ𝑒 𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑖𝑎𝑔ℎ𝑒, 𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑣𝑖𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎, 𝑖 𝑟𝑖𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖 𝑐𝑜𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑜𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑙𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑟𝑜𝑧𝑧𝑜 𝑡𝑟𝑎𝑓𝑖𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑠𝑝𝑖𝑙𝐼𝑜𝑛𝑖, 𝑚𝑎𝑟𝑡𝑖𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑜, 𝑒 𝑖 𝑚𝑎𝑙𝑒𝑓𝑖𝑐𝑖 𝑔𝑒𝑡𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑑𝑎𝑔𝑙𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖, 𝑙𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑔ℎ𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑐𝑢𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑜𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜. 𝐴𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑛𝑒𝑖 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑎𝑖, 𝑛𝑒𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑜𝑠𝑡𝑖𝑔𝑙𝑖, 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑛𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝑚𝑎𝑔𝑖𝑎 𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑒𝑐𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑎𝑛𝑔𝑢𝑒 𝑚𝑒𝑠𝑡𝑟𝑢𝑎𝑙𝑒, 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑚𝑖𝑡𝑜, 𝑑𝑖 𝑏𝑎𝑣𝑎 𝑑𝑖 𝑟𝑜𝑠𝑝𝑜 𝑒 𝑑𝑖 𝑣𝑖𝑝𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑣𝑒𝑟𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑎.
𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒍𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒄𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂 𝒕𝒓𝒐𝒑𝒑𝒐, 𝒈𝒖𝒂𝒓𝒅𝒂𝒕𝒊 𝒂 𝒅𝒓𝒊𝒕𝒕𝒂 𝒆 𝒂 𝒎𝒂𝒏𝒄𝒂. 𝑸𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒍𝒂 𝒍𝒖𝒏𝒂 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒕𝒐, 𝒕𝒊𝒆𝒏𝒊 𝒊𝒍 𝒔𝒆𝒓𝒑𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒂𝒄𝒄𝒂.
𝐸 𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑙𝑙𝑖𝑎 𝑠𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑎𝑔𝑎. 𝐸 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑢𝑟𝑎.

Una storia con un potenziale enorme che, non lo so,...mi ha lasciato abbastanza insoddisfatta. Poteva essere la base per qualcosa di bello corposo...ma facciamo un passo indietro.

Chessex prende spunto da un fatto realmente accaduto, ovvero nel 1903 la figlia di un giudice muore molto giovane, sui 20 anni, e un mattino trovano la tomba profanata, ed il cadavere quasi divorato.
Da quel momento scatta una paura folle ed irrazionale che scatenerà una caccia al "vampiro".

L'autore sfrutta questo come base per il suo racconto, arricchendo il tutto di dettagli ed altri crimini, regalando un immaginario sempre più folle della gente che vive in quella zona. Perché questo su cui ci si focalizza: la superstizione e la paura che rendono imprevedibili e folli le persone, sopratutto se in gruppo.
Infatti andrà di mezzo un garzone con problemi fisici e mentali. Che sia vero o meno la folla si è espressa.

Un racconto succinto e breve che avrebbe potuto essere un romanzo decisamente avvincente e molto ricco, perché di dettagli Chessex ne regala al lettore.
Infatti mi è piaciuto, ma non tantissimo.
Probabilmente lo rileggerò con calma fra un po' di tempo (neanche 100 paginette scritte larghe) e vedrò se cambio idea.

Lo consiglio? Ni.
È breve, scorrevole, ricco di dettagli ma non solo sui fatti, approfondisce anche cosa viene fatto ai cadaveri e può essere disturbante.
Però lo trovate come minimo a metà prezzo, negli store online. Il che non guasta.

Opinione: Il Viaggio Di Halla, di Naomi Mitchison


Il viaggio di Halla è un racconto agile, profondo e divertente che trasporterà il lettore in un mondo dove si può incontrare un basilisco nella steppa, dove gli eroi vengono portati nel Valhalla dalle valchirie, e dove si può fare fortuna chiacchierando con il cavallo giusto. Più di una semplice fiaba: una volta giunti alla fine, questo romanzo si dimostra una vera e propria mappa di vita.

«Familiare in modo disarmante, come un ricordo per metà dimenticato. Amerete questo libro». Holly Black

«Una combinazione del meglio di J.K. Rowling e Philip Pullman, pieno di magia e fantasia collocate all’interno di una realtà spigolosa». The New Review

«Nessuno sa intessere una favola meglio di Naomi Mitchison». The Observer

Per la prima volta in Italia un classico della letteratura fantasy del Novecento scaturito dalla penna di una scrittrice tutta da riscoprire, grande amica e prima lettrice di J.R.R. Tolkien. 
Questa è la storia di Halla, figlia di un re che decide di abbandonarla nei boschi. Qui viene accudita dagli orsi e poi cresciuta dai draghi sulle montagne rocciose; ma il tempo dei draghi, minacciati dagli odiosi e crudeli esseri umani, sta per finire. Odino, Padre di tutte le cose, offre ad Halla una scelta: vivere alla maniera dei draghi, accumulando tesori da difendere, o viaggiare leggera e attraversare il mondo con passo lieve? Iniziano così le fantastiche avventure della ragazza, che girovagherà alla scoperta di nuove terre e antiche leggende, in mezzo a creature incredibili, luoghi misteriosi e magie dimenticate. La sua conoscenza di tutti i linguaggi, sia quelli umani che quelli animali, la aiuterà ad andare oltre le apparenze, ma anche a mettere in discussione ciò in cui ha sempre creduto, mentre affronta, una dopo l’altra, le nuove sfide sul suo cammino. Mitchison ci prende per mano e ci conduce in una favola senza tempo, dove le divinità dei miti nordici convivono con i personaggi della letteratura fantasy per mostrare il valore di comprensione e tolleranza.



Periodo di recensioni difficili! 
Anche questo, la mia ultima lettura del 2020, è un "NI".
Ero curiosissima di leggerlo, poichè è stata una stampa molto attesa e un po' tutti ne parlavano molto bene. 
Anche questo è stato un regalo di Natale; ho scelto di farmelo regalare perchè sembrava adatto al periodo e a pelle sentivo che lo avrei tenuto. E su quel punto di vista, ho azzeccato le previsioni. 

Una lettura che spaccherei a metà. 
La prima parte è molto fiabesca e l'ho adorata alla follia. 
Halla è figlia di un Re, sua madre è morta e la matrigna non ne vuole sapere nulla di lei: pretende che il Re se ne sbarazzi e lui acconsente. Fortunatamente la tata della piccola, Matulli, sente tutto e, trasformandosi in un orso (avendo questo dono), la porta via con se nella foresta. 

La bambina così si trova a crescere insieme agli orsi, imparando a pensare e vivere come loro, ma ahimè il tempo scorre troppo veloce ed all'arrivo dell'inverno Matulli, ormai più orso che donna, sente il richiamo del letargo. 
Ma come fare per la piccola Halla che è umana? 
Fortunatamente si imbatte in un drago, a cui chiede di allevarla e prendersene cura. E lui accetta. 
Halla Figlia Degli Orsi inizierà a vivere con i draghi, e diventerà una di loro nei modi e nel pensiero. 
Ma non c'è mai niente di semplice, poiché i draghi sono sempre meno temuti dall'uomo ed in particolare diventano sempre più preda degli Eroi, che li vogliono uccidere per la gloria ed i loro tesori. 

Seguiremo la vita di questa bambina che crescerà fra tante creature diverse, apprendendo le loro abitudini e particolarità; vivrà in molti luoghi e si imbatterà in personaggi della mitologia nordica, oltre che persone comuni lungo questo cammino dal finale inaspettato. 

Infatti in questa seconda parte si ritrova nel mondo degli uomini, ed è molto più lenta. 
Vedremo come dovrà cavarsela mettendo a confronto ciò che aveva imparato rispetto al "nostro" mondo. 
La vedremo scontrarsi con questa realtà e spesso dover esser lei a prendersi responsabilità altrui. 

Nella terza parte abbiamo una conclusione di tutta questa storia e capiamo qualcosa che avevamo sotto gli occhi, ma a cui non abbiamo dato molta importanza. Un finale perfetto per questo romanzo. 

Una lettura molto piacevole, nonostante avrei sperato fosse completamente come la prima parte: molto favola. 
Mi rendo conto che a guardarlo il rapporto pagine/prezzo sembri sproporzionato, ma è davvero molto denso di fatti nonostante non siano nemmeno 150 paginette. 

Se vi incuriosisce, prendetelo e fatevi travolgere da questa storia davvero incantevole. 
Sicuramente lo rileggerò tra un po' di tempo, per vedere se cambierà qualcosa nel mio giudizio oppure se avevo troppe aspettative "distorte" e quindi la mia delusione è dovuta solo a questo. 

Review Party: Aria Di Novità, di Carmen Korn



Benvenuti in questo evento in cui vi parleremo dell'ultimo romanzo della trilogia creata da Carmen Korn, tutta al femminile e che percorre quasi cent'anni davvero importanti e vicini al nostro quotidiano. 
Dopo "Figlie Di Una Nuova Era" e "È tempo di ricominciare", si chiude questa serie davvero incredibile. 
(Cliccando sui link andate alle mie precedenti recensioni)


«L’hanno definita la Elena Ferrante della Germania, e non hanno avuto tutti i torti» - Romana Petri, «Io Donna»
«La saga della Korn sa immergerci nella Germania del secolo scorso coi suoi traumi oscuri e le sue zone rimosse…» - Leonetta Bentivoglio, «Robinson – la Repubblica»
È il 1970 e Henny, che ha «l’età del secolo» ed è concentrata sui preparativi per il suo settantesimo compleanno, chiede divertita all’amica di sempre: «Hai mai tradito tuo marito?». Guardarsi allo specchio è più difficile, ma dentro si sente ancora una ragazzina; perché cos’è il tempo, in fin dei conti? A festeggiare con lei, insieme alle immancabili amiche, al marito e ai figli, ci sarà una nuova generazione appena entrata nell’età adulta: Katja, una fotografa che decide di mettere in secondo piano la sua vita per documentare con le immagini quel che accade nei focolai di guerra sparsi per il mondo; Florentine, modella di fama internazionale tornata a sorpresa ad Amburgo con una notizia che lascerà parenti e amici a bocca aperta; e poi Ruth, giornalista e militante, che fatica a liberarsi dalla travagliata relazione con un uomo violento pericolosamente vicino alle frange più estreme. Fra le tre giovani donne si ricrea lo stretto sodalizio che ha unito le loro madri e nonne e, con grande felicità di Henny, la generazione successiva alla sua porta avanti la tradizione: condivide felicità e sfortune, i momenti insignificanti e quelli importanti. A fare da sfondo, le grandi vicende politiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta: la Germania divisa, la guerra in Vietnam, il terrorismo, l’immigrazione; e poi gli scandali della Casa Bianca visti dall’Europa, lo scioglimento del blocco orientale e infine l’evento risolutore per eccellenza: il crollo del Muro nel 1989. Ma prima che la storia intervenga ad abbattere questa barriera, chiudendo un’epoca e aprendone una nuova, le vite delle protagoniste subiranno diversi scossoni.


Si riparte pochissimi mesi dopo la fine del precedente romanzo e già si entra nella storia, anzi: si viene completamente rapiti! Non importa se abbiamo scordato alcuni dettagli, la Korn ci rinfrescherà la memoria ma senza appesantire la trama, già piuttosto fitta fra avvenimenti e personaggi.
Comunque non temete, nelle primissime pagine c'è uno schemino che ci rinfrescherà la memoria sui vari nomi e ruoli. 

Eh si, uno degli elementi più particolari ed interessanti del romanzo è(/resta) la scelta di dare voce a praticamente tutti i personaggi. Siamo partiti da Henny e Kathe, amiche da sempre, Ida la viziata e Lina. Abbiamo imparato a conoscerle ed insieme a loro chi è poi diventato parte della loro vita fino a questo momento, ovvero Theo col suo buon cuore, Rudi con le sue cicatrici lasciate dalla prigionia, il paziente Tian e Louise, che inizia a perdere la strada. Fino ad iniziare a conoscere i loro figli, fra cui Marike che segue le orme familiari in ostetricia e Klaus (figli di Henny) innamorato di Alex, Florentine che non riesce a stare ferma (figlia di Ida), Ruth che inizia a crescere e manifestare una forte irruenza e ribellione alla società (figlia adottiva di Kathe), 
Katja e Konstantine (figli di Marike),...Per non parlare di Momme, Guste, Robert,...
Insomma, li ritroviamo un po' tutti, anzi ad alcuni finalmente sarà dato più spazio per potersi mostrare a noi e raccontarci il loro punto di vista nelle cose che accadono. 

Un tratto distintivo della Korn e che riesce a rendere i suoi romanzi scorrevoli ed interessanti, raccontando tantissime cose in poco. 
Nei precedenti romanzi questo mi aveva infastidito, poiché (nonostante non sia un romanzo storico) vengono citati numerosi eventi davvero importanti, che avrebbero potuto avere dello spazio in più. Invece in questo caso, non se ne sente il bisogno. Sarà che (fortunatamente) non siamo più ne durante ne dopo la seconda guerra mondiale (atroce, per quello che ha significato). 

I capitoli, come nei precedenti romanzi, sono sempre divisi con mese ed anno, ed all'interno succederanno molte cose che possono riguardare giorni o settimane. Dipende molto da cosa viene raccontato. 
Si salta da un personaggio all'altro, ma senza rimanere spiazzati o confusi. E questo lo rende geniale. 
SI riesce a seguire il filo del romanzo, arricchendo la nostra conoscenza e curiosità, senza sentire la mancanza di nulla. 

Come trama, si parte nel Marzo del 1970. Come dicevo inizialmente, ci troviamo pochi mesi dopo la fine del precedente romanzo. Le nostre prime protagoniste sono ormai sulla soglia dei settant'anni ma sono più vitali che mai. Temono, certamente, che la loro avventura possa finire a breve, ma non se ne fanno un peso. Hanno tanto per cui gioire, nonostante tremendi momenti nel passato che vogliono rimuovere. 
Le famiglie si sono allargate molto, ma restano estremamente unite in una ragnatela di amicizie davvero forte, temprata nel tempo. 

C'è una nuova generazione che sta prendendo il volo. 
Florentine, Ruth e Katja nonostante le età non vicinissime, formano un gruppetto di giovani donne davvero forte e deciso. Florentine con la sua carriera da modella in continua ascesa; rimasta determinata e cocciuta come da bambina, e anche po' viziata, non vuole mettere radici e preferisce girare per il mondo, anche se ha una scelta da fare che potrebbe farle cambiare i piani. Ruth è una "guerriera" che vuole cambiare le cose tramite il giornalismo, come i suoi genitori prima di lei ha la politica nel cuore e la ribellione nel sangue, forse addirittura troppo rispetto a loro. Katja vuole diventare fotogiornalista, girando il mondo per testimoniare ciò che deve esser conosciuto. 
Strade molto diverse, come le loro personalità, ma nonostante tutto un grande bene che le unisce. 

Un tratto comune che viene fuori spesso è l'amore. 
Lo abbiamo visto con Henny e i suoi sfortunati matrimoni (fino a Theo); con Kathe e Rudi, divisi dai campi per anni e troppe sofferenze; con Ida e Tian, che hanno dovuto aspettare molti anni prima di sposarsi e stare insieme ufficialmente (anche se l'ex marito di Ida è stato davvero una persona straordinaria); attraverso le storie nascoste di Lina e Louise, e poi con Klaus e Alex; 
fino alle sbandate sbagliate: la passione(ossessione) di Florentine per Alex, e come scopriremo in questo romanzo gli amori di Ruth e Katja. 

Un altro romanzo ricco di vita, che si racchiude molto amore ma anche tanta sofferenza e dolore, mescolati alla realtà di quei tempi che fa da sfondo al tutto, dandoci qualche informazione in più su quegli anni e qualche volta facendoci sgranare gli occhi pensando "ma questo lo sapevo!". 

Una trilogia che mi aveva incuriosito ma che mai avrei pensato mi facesse innamorare tanto. 
Sono stata davvero fortunata a partecipare alle letture in anteprima, altrimenti temo che avrei scartato questi romanzi, che valgono davvero la pena di essere letti. 
Per la storia in sè, per lo stile di scrittura, per le scelte riguardanti il come raccontarci queste vite,...

Mi sto ripetendo, vi chiedo scusa, ma non ho un bagaglio tecnico per poter descrivere al meglio la bellezza racchiusa in queste pagine. Sicuramente mi mancheranno tantissimo questi personaggi. 
E terrò d'occhio in futuro se ci saranno altri romanzi dell'autrice, perché sono davvero curiosa di scoprire cos'altro avrà in serbo per noi in futuro. 

Da leggere!!!


Non dimenticate di passare dalle altre blogger che partecipano all'evento 
e di guardare su Instagram, perchè ognuna di noi vi darà 5 motivi per leggere questo romanzo:

Review Tour: La Libertà Possibile, di Margaret Wilkerson Sexton


Benvenuti in questa seconda giornata di questo evento in cui vi parleremo del romanzo di esordio di Margaret Wilkerson Sexton: La Libertà Possibile. 
Vediamo per prima cosa la trama: 

1944, New Orleans. Evelyn proviene da una delle più rispettate famiglie della città e quando si innamora di Renard, un ragazzo qualsiasi, senza soldi e dal futuro incerto, in casa scoppiano le tensioni. Le riserve della famiglia di lei e la decisione di lui di partire per la guerra come volontario metteranno alla prova la relazione tra i due.
Negli anni Ottanta, la figlia di Evelyn, Jackie, è una madre single: il marito Terry è andato via di casa nel tentativo di combattere la sua tossicodipendenza, lasciando soli lei e il figlio T.C. L’inaspettato ritorno dell’uomo sconvolge la ritrovata normalità di Jackie, la quale è lacerata dall’idea di dargli un’altra opportunità.
Nel 2010, in una New Orleans che porta ancora i segni dell’uragano Katrina, il venticinquenne T.C. è appena uscito di prigione quando il suo amico Tiger gli propone un “grande affare”. L’arrivo di un figlio sconvolgerà i piani del ragazzo, ma non il giro di eventi che ormai si è innescato.

Tre generazioni, tre destini e tre epoche a confronto: La libertà possibile racconta la faticosa conquista della libertà da parte dei membri di una famiglia di colore, oltre i pregiudizi sociali e le aspettative dei familiari, fra sogni infranti e porte che invece si aprono.

Con una scrittura incisiva e ricca di sfumature, che le è valsa la nomina al National Book Award 2017, Margaret Wilkerson Sexton costruisce un romanzo d’esordio in cui la brillante analisi sociale e la raffinata descrizione dei sentimenti umani sfiorano l’esattezza fotografica.

Una lettura potente e bellissima, che parla di vita quotidiana eppure ti colpisce al petto con forza, ma anche con dolcezza capace di smuoverti dentro. 
L'autrice ci parla di una famiglia, muovendo la trama fra tre generazioni diverse:

nel 1944 conosceremo Evelyn, una ragazza che sogna di diventare un'infermiera negra. Va sottolineato non solo perché per quei tempi era dannatamente difficile, ma perché lei stessa sa di esserlo, ma non per questo valere di meno. Seppur ha accettato tante leggi che la separano dal mondo dei bianchi con, si può dire, tranquillità. 
Non è una rivoluzionaria. Non è arrabbiata col sistema. Vive e stop. 
La sua famiglia vive agiatamente. Il padre è un dottore (e potete immaginare cosa possa voler dire un titolo del genere ed il prestigio che porti con sè). La madre stravede per la sorella minore,  Ruby con le sue "paturnie" eterne, la sua vita priva di aspettative ma ricca di pretese. E un fratellino più piccolo ancora. Una famiglia unita, ma che Evelyn non sente così fino in fondo ma lo sopporta.
Sarà l'incontro con 
Renard e il loro amore a smuovere i suoi sentimenti e la sua mente, portandola a riflettere su cosa voglia e su cosa abbia, comprendendo che non deve sempre farsi indietro per far felici gli altri.

Passiamo agli anni '80, dove incontriamo Jakie, la secondogenita di Evelyn. Una donna giovane con un figlio, ma sola. Abbandonata dal padre del bambino, diventato tossico, che è scomparso senza una spiegazione da un giorno all'altro. Attraverso di lei vedremo la difficoltà di riprendersi, di superare un dolore così forte che sembra non la lasci mai in pace, di tornare a vivere in serenità. Seppur sia una donna forte, circondata e supportata dalla famiglia, non sarà per niente facile.
Chi, in tutta sincerità, riuscirebbe a non trincerarsi dietro ad un muro quando ciò che ti fa più male viene a galla e chi ti è più vicino può non solo vederlo chiaramente, ma può anche "usarlo come arma" contro di te? 

L'ultima generazione ci parla di T.C., il figlio di Jakie, spostandoci nel 2010. Un giovane uomo che è finito in prigione per la droga e che tornato libero ha già dei piani per potersi costruire un futuro migliore. Ha una donna che lo aspetta (più o meno) ed un figlio piantato nel suo grembo, al quale vuole garantire un bel futuro. 

Il tutto è ambientato a New Orleans. La vedremo marginalmente cambiare durante le epoche, come una visione dal finestrino di un treno in movimento. Qualche dettaglio accennato qua e là, per darci modo di capire non solo i tempi, ma come la città si sia evoluta e come questo sia importante per i personaggi che ci parlano.

Vedremo sempre marginalmente, ma dandoci la possibilità di comprendere il quadro completo, come la civiltà trattasse (e tratta, visto che il 2010 non è poi così lontano) questi negri. Dalle leggi di segregazione, le ingiustizie sociali, fino ad una libertà sempre più ampia, ma sembra sempre mancare qualcosa. 
Ma non è un romanzo che è incentrato sulla razza. Non è sua intenzione mirare l'attenzione al razzismo, nonostante sia evidente la sua presenza e saremo davvero sciocchi a non saperlo e/o vederlo. 
Si parla di una famiglia e di cosa affronta durante gli anni, delle diversità generazionali che si devono gestire e di come certe scelte possano essere diverse, a seconda del periodo che viene narrato. 

Una lettura davvero ipnotica. La Sexton ha un modo di scrivere leggero ed estremamente fluido, che permette uno scorrere della storia senza rendersi conto del tempo che passa. 
Una storia lasciata aperta e che spero continui presto. Sono molto curiosa di scoprire come andranno avanti le avventure di questi personaggi. 
Si, sembra banale, ma anche se sappiamo come siano andate a finire alcune storie, resta sempre un alone di mistero e si vuole scoprire di più a riguardo, per esempio: Evenyn, che da giovane ragazza, diventa moglie, madre, nonna... Ma come? 
La Sexton ci porta a volerlo sapere, a divorare le pagine per trovare qualche dettaglio, nonostante  spesso non sia più la sua timeline, non sia la protagonista principale di quei capitoli, e nonostante questo ogni frammento ci regala qualcosa in più e ci rende questa figura sempre più vivida nella mente. E nel cuore. Perché un po' tutti ci restano dentro, nel bene e nel male. 
Assolutamente consigliato! 

Non dimenticate di seguire gli altri blog che vi parleranno di questo romanzo: 

3 Novembre

4 Novembre
Viaggiatrice Pigra

5 Novembre

6 Novembre