Ci ho messo davvero troppo tempo, ma finalmente l'ho finito, ho riordinato le idee e ve ne parlo!
Un libro ostico per il modo in cui è stato scritto. Si parla di una storia epica, molto militare, anche se alternata a vita comune dei personaggi, la parte di strategia può risultare noiosa e pesante, se non siete forti amanti del genere.
Ma nel complesso, davvero un libro molto interessante e davvero originale.
Le voci narranti sono davvero tante e spesso ci confonderemo, ma non preoccupatevi troppo, i principali torneranno spesso e, credetemi, si faranno ricordare fino alla loro ultima pagina.
Come già presentati nella trama, abbiamo Kuni Garu e Mata Zyntu. I due non potrebbero essere più diversi fra di loro, ma il destino farà incontrare le loro strade.
Kuni è stato un ragazzino estremamente vivace, dal cervello veloce, ma la lingua ancor di più. Un perditempo che se l'è sempre cavata in ogni situazione improvvisando le sue giornate, fino a quando non incontra Jin che, nonostante sostenga i suoi sogni di avventura, lo porta a "mettere" la testa un pochino a posto.
Mata invece è di origini nobili. Una casata distrutta dall'imperatore Mapidéré quando era ancora in fasce, ma cresciuto dallo zio con il solo scopo di vendicarsi; non conosce altro che onore e voglia di sangue. Un uomo spaventoso, enorme a vedersi, che sogna il campo di battaglia e, quando la vita gliene darà occasione, farà diventare famosissimo il suo nome.
La storia è "semplice" nella sua partenza, nonostante letta sia estremamente ricca di dettagli (che non starò quì ad elencarvi): Mapidéré ha dato il via ad una campagna con cui ha conquistato tutto l'arcipelago di Dara, creando uno stato unico sotto il suo dominio. Ha portato molto scompiglio, obbligando ogni ex regno ad unire lingua, valuta,...insomma, abbandonare ogni diversità per diventare un blocco unico. Oltre a questo, ha "smistato" vari nobili e popoli, mescolando le varie culture per creare un egemonia, cosa che però ai singoli non è piaciuta, ed è stata vissuta come imposizione di un tiranno.
Noi iniziamo a leggere circa vent'anni dopo tutto questo, quando molti si sono adattati a questa vita, ma non tutti hanno dimenticato il dolore provato e ciò che hanno perso. L'imperatore sta morendo e ciò diventa occasione perfetta per chiunque voglia assumere il controllo del trono: da chi è vicino a Mapidéré, ai cittadini comuni, fino ai briganti (spesso queste due ultime categorie si mescolano, per "obbligo" di sopravvivenza).
Una cosa piuttosto simpatica è l'inserimento degli Dei nel romanzo. Ogni tanto compaiono, discutendo fra di loro riguardo i propri campioni in questa guerra e, nonostante abbiano la regola di non intervenire, spesso non resistono e si mostrano ai vari personaggi, cercando di spingere la storia dalla loro parte, ma senza intervenire personalmente, così da non rompere il patto stretto fra di loro. Un elemento particolare.
Un enorme romanzo, ricco di dettagli che spazia negli anni e racconta i punti più salienti, fra battaglie e vite comuni, per raccontarci come evolvono i protagonisti principali a cui ci affezioneremo molto, ma anche alcuni personaggi che spesso appaiono solo per pochi capitoli, permettendoci di guardare la storia attraverso altri punti di vista e capire dettagli che altrimenti non sapremmo.
Non mi sento di consigliarlo a chiunque.
Personalmente ho faticato, nonostante alla fine mi sia comunque piaciuto molto. La Oscar (che ringrazio dell'omaggio) me lo ha mandato a metà maggio, ma non riuscivo proprio a leggerlo in quel periodo. Mi arenavo. Così l'ho messo da parte e, durante le ferie ad agosto, mi ci sono dedicata ricominciandolo da capo e, finalmente, finendolo.
Un viaggio molto lungo, in cui spesso ci troviamo a leggere parti noiose (a parer personale eh!), dove lo stile è molto lento, ma lo scrittore comunque resta molto bravo. Riuscire a bilanciare bene tutti questi personaggi durante una storia dalla portata così ampia, inserendo sempre elementi che la rendono imprevedibile, è da pochi.
Anche se so già che il seguito mi farà faticare, sono curiosa di andare avanti a leggere le avventure di questa (credo) trilogia.
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Opinione: La Grazia Dei Re (Dinastia del dente di leone 1), di Ken Liu
L'Imperatore Mapidéré è stato il primo a unire i diversi regni dell'arcipelago di Dara sotto il dominio della sua isola d'origine, Xana. Dopo ventitré anni, tuttavia, l'Impero di Xana mostra segni di debolezza. Mapidéré è sul letto di morte, i suoi consiglieri complottano mirando ciascuno al proprio interesse, persino gli dèi sembrano adirati. Come se non bastasse, decenni di crudeli angherie e di dispotico potere hanno fatto sì che la popolazione non abbia nulla da perdere da una rivolta, ma molto da guadagnare. È questo il mondo in cui vivono Kuni Garu, un affascinante perditempo poco propenso alla vita onesta, e Mata Zyndu, l'impavido figlio di un duca deposto, discendente di una nobile stirpe particolarmente colpita dalla ferocia di Mapidéré, che ha giurato di vendicarsi. Sembrano l'uno l'opposto dell'altro, ma durante la ribellione contro il potere imperiale i loro sentieri si incrociano in modo imprevedibile: diventano amici inseparabili, fratelli, e insieme combattono contro immensi eserciti, serici vascelli volanti, libri magici e divinità dalle forme mutevoli. Ma una volta che l'imperatore è stato rovesciato, Kuni e Mata si trovano a capeggiare fazioni rivali, con idee molto diverse su come si dovrebbe guidare il mondo, e su cosa sia la giustizia.
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Review Party: Aria Di Novità, di Carmen Korn
Benvenuti in questo evento in cui vi parleremo dell'ultimo romanzo della trilogia creata da Carmen Korn, tutta al femminile e che percorre quasi cent'anni davvero importanti e vicini al nostro quotidiano.
Dopo "Figlie Di Una Nuova Era" e "È tempo di ricominciare", si chiude questa serie davvero incredibile.
(Cliccando sui link andate alle mie precedenti recensioni)
«L’hanno definita la Elena Ferrante della Germania, e non hanno avuto tutti i torti» - Romana Petri, «Io Donna»
«La saga della Korn sa immergerci nella Germania del secolo scorso coi suoi traumi oscuri e le sue zone rimosse…» - Leonetta Bentivoglio, «Robinson – la Repubblica»
È il 1970 e Henny, che ha «l’età del secolo» ed è concentrata sui preparativi per il suo settantesimo compleanno, chiede divertita all’amica di sempre: «Hai mai tradito tuo marito?». Guardarsi allo specchio è più difficile, ma dentro si sente ancora una ragazzina; perché cos’è il tempo, in fin dei conti? A festeggiare con lei, insieme alle immancabili amiche, al marito e ai figli, ci sarà una nuova generazione appena entrata nell’età adulta: Katja, una fotografa che decide di mettere in secondo piano la sua vita per documentare con le immagini quel che accade nei focolai di guerra sparsi per il mondo; Florentine, modella di fama internazionale tornata a sorpresa ad Amburgo con una notizia che lascerà parenti e amici a bocca aperta; e poi Ruth, giornalista e militante, che fatica a liberarsi dalla travagliata relazione con un uomo violento pericolosamente vicino alle frange più estreme. Fra le tre giovani donne si ricrea lo stretto sodalizio che ha unito le loro madri e nonne e, con grande felicità di Henny, la generazione successiva alla sua porta avanti la tradizione: condivide felicità e sfortune, i momenti insignificanti e quelli importanti. A fare da sfondo, le grandi vicende politiche e sociali degli anni Settanta e Ottanta: la Germania divisa, la guerra in Vietnam, il terrorismo, l’immigrazione; e poi gli scandali della Casa Bianca visti dall’Europa, lo scioglimento del blocco orientale e infine l’evento risolutore per eccellenza: il crollo del Muro nel 1989. Ma prima che la storia intervenga ad abbattere questa barriera, chiudendo un’epoca e aprendone una nuova, le vite delle protagoniste subiranno diversi scossoni.Si riparte pochissimi mesi dopo la fine del precedente romanzo e già si entra nella storia, anzi: si viene completamente rapiti! Non importa se abbiamo scordato alcuni dettagli, la Korn ci rinfrescherà la memoria ma senza appesantire la trama, già piuttosto fitta fra avvenimenti e personaggi.
Comunque non temete, nelle primissime pagine c'è uno schemino che ci rinfrescherà la memoria sui vari nomi e ruoli.
Eh si, uno degli elementi più particolari ed interessanti del romanzo è(/resta) la scelta di dare voce a praticamente tutti i personaggi. Siamo partiti da Henny e Kathe, amiche da sempre, Ida la viziata e Lina. Abbiamo imparato a conoscerle ed insieme a loro chi è poi diventato parte della loro vita fino a questo momento, ovvero Theo col suo buon cuore, Rudi con le sue cicatrici lasciate dalla prigionia, il paziente Tian e Louise, che inizia a perdere la strada. Fino ad iniziare a conoscere i loro figli, fra cui Marike che segue le orme familiari in ostetricia e Klaus (figli di Henny) innamorato di Alex, Florentine che non riesce a stare ferma (figlia di Ida), Ruth che inizia a crescere e manifestare una forte irruenza e ribellione alla società (figlia adottiva di Kathe), Katja e Konstantine (figli di Marike),...Per non parlare di Momme, Guste, Robert,...
Insomma, li ritroviamo un po' tutti, anzi ad alcuni finalmente sarà dato più spazio per potersi mostrare a noi e raccontarci il loro punto di vista nelle cose che accadono.
Un tratto distintivo della Korn e che riesce a rendere i suoi romanzi scorrevoli ed interessanti, raccontando tantissime cose in poco.
Nei precedenti romanzi questo mi aveva infastidito, poiché (nonostante non sia un romanzo storico) vengono citati numerosi eventi davvero importanti, che avrebbero potuto avere dello spazio in più. Invece in questo caso, non se ne sente il bisogno. Sarà che (fortunatamente) non siamo più ne durante ne dopo la seconda guerra mondiale (atroce, per quello che ha significato).
I capitoli, come nei precedenti romanzi, sono sempre divisi con mese ed anno, ed all'interno succederanno molte cose che possono riguardare giorni o settimane. Dipende molto da cosa viene raccontato.
Si salta da un personaggio all'altro, ma senza rimanere spiazzati o confusi. E questo lo rende geniale.
SI riesce a seguire il filo del romanzo, arricchendo la nostra conoscenza e curiosità, senza sentire la mancanza di nulla.
Come trama, si parte nel Marzo del 1970. Come dicevo inizialmente, ci troviamo pochi mesi dopo la fine del precedente romanzo. Le nostre prime protagoniste sono ormai sulla soglia dei settant'anni ma sono più vitali che mai. Temono, certamente, che la loro avventura possa finire a breve, ma non se ne fanno un peso. Hanno tanto per cui gioire, nonostante tremendi momenti nel passato che vogliono rimuovere.
Le famiglie si sono allargate molto, ma restano estremamente unite in una ragnatela di amicizie davvero forte, temprata nel tempo.
C'è una nuova generazione che sta prendendo il volo.
Florentine, Ruth e Katja nonostante le età non vicinissime, formano un gruppetto di giovani donne davvero forte e deciso. Florentine con la sua carriera da modella in continua ascesa; rimasta determinata e cocciuta come da bambina, e anche po' viziata, non vuole mettere radici e preferisce girare per il mondo, anche se ha una scelta da fare che potrebbe farle cambiare i piani. Ruth è una "guerriera" che vuole cambiare le cose tramite il giornalismo, come i suoi genitori prima di lei ha la politica nel cuore e la ribellione nel sangue, forse addirittura troppo rispetto a loro. Katja vuole diventare fotogiornalista, girando il mondo per testimoniare ciò che deve esser conosciuto.
Strade molto diverse, come le loro personalità, ma nonostante tutto un grande bene che le unisce.
Un tratto comune che viene fuori spesso è l'amore.
Lo abbiamo visto con Henny e i suoi sfortunati matrimoni (fino a Theo); con Kathe e Rudi, divisi dai campi per anni e troppe sofferenze; con Ida e Tian, che hanno dovuto aspettare molti anni prima di sposarsi e stare insieme ufficialmente (anche se l'ex marito di Ida è stato davvero una persona straordinaria); attraverso le storie nascoste di Lina e Louise, e poi con Klaus e Alex;
fino alle sbandate sbagliate: la passione(ossessione) di Florentine per Alex, e come scopriremo in questo romanzo gli amori di Ruth e Katja.
Un altro romanzo ricco di vita, che si racchiude molto amore ma anche tanta sofferenza e dolore, mescolati alla realtà di quei tempi che fa da sfondo al tutto, dandoci qualche informazione in più su quegli anni e qualche volta facendoci sgranare gli occhi pensando "ma questo lo sapevo!".
Una trilogia che mi aveva incuriosito ma che mai avrei pensato mi facesse innamorare tanto.
Sono stata davvero fortunata a partecipare alle letture in anteprima, altrimenti temo che avrei scartato questi romanzi, che valgono davvero la pena di essere letti.
Per la storia in sè, per lo stile di scrittura, per le scelte riguardanti il come raccontarci queste vite,...
Mi sto ripetendo, vi chiedo scusa, ma non ho un bagaglio tecnico per poter descrivere al meglio la bellezza racchiusa in queste pagine. Sicuramente mi mancheranno tantissimo questi personaggi.
E terrò d'occhio in futuro se ci saranno altri romanzi dell'autrice, perché sono davvero curiosa di scoprire cos'altro avrà in serbo per noi in futuro.
Da leggere!!!
Non dimenticate di passare dalle altre blogger che partecipano all'evento
e di guardare su Instagram, perchè ognuna di noi vi darà 5 motivi per leggere questo romanzo:
Opinione: L'Istituto, di Stephen King
Dopo classici come L'incendiaria e It, Stephen King si mette di nuovo alla prova con una storia di ragazzini travolti dalle forze del male, in un romanzo come sempre trascinante, che ha anche molto a che fare con i nostri tempi.
«King travolge il lettore con una storia di bambini che trionfano sul male come non ne scriveva dai tempi di "It". Entrando nella mente dei suoi giovani personaggi, crea un senso di minaccia e di intimità magici
Non c'è una parola di troppo in questo romanzo perfetto, che dimostra ancora una volta perché King è il Re.» – Publishers Weekly
«Con L'Istituto il re del brivido torna al suo massimo splendore» – Robinson
È notte fonda a Minneapolis, quando un misterioso gruppo di persone si introduce in casa di Luke Ellis, uccide i suoi genitori e lo porta via in un SUV nero. Bastano due minuti, sprofondati nel silenzio irreale di una tranquilla strada di periferia, per sconvolgere la vita di Luke, per sempre. Quando si sveglia, il ragazzo si trova in una camera del tutto simile alla sua, ma senza finestre, nel famigerato Istituto dove sono rinchiusi altri bambini come lui. Dietro porte tutte uguali, lungo corridoi illuminati da luci spettrali, si trovano piccoli geni con poteri speciali – telepatia, telecinesi. Appena arrivati, sono destinati alla Prima Casa, dove Luke trova infatti i compagni Kalisha, Nick, George, Iris e Avery Dixon, che ha solo dieci anni. Poi, qualcuno finisce nella Seconda Casa. «È come il motel di un film dell'orrore», dice Kalisha. «Chi prende una stanza non ne esce più.» Sono le regole della feroce signora Sigsby, direttrice dell'Istituto, convinta di poter estrarre i loro doni: con qualunque mezzo, a qualunque costo. Chi non si adegua subisce punizioni implacabili. E così, uno alla volta, i compagni di Luke spariscono, mentre lui cerca disperatamente una via d'uscita. Solo che nessuno, finora, è mai riuscito a evadere dall'Istituto.
Una delle cose che più mi ha dato fastidio è il paragone con "IT" (e l' "Incendiaria", che però non ho ancora letto): a priori tantissimi credono che si sia qualcosa fra loro (anche se la descrizione mi sembrava abbastanza chiara).
NO!
E' solo un modo per dire che i ragazzi tornano protagonisti delle storie del Re. Stop.
"IT" è irraggiungibile. Un capolavoro. Qualcosa che, temo, mai potrà essere eguagliata nemmeno dallo stesso King. Se partite dal presupposto che questo libro possa darvi qualcosa di simile, rimarrete tremendamente fregati. Se, invece, cercate una storia interessante, originale, ricca di spunti di riflessione, fatevi sotto che avete trovato il libro giusto.
Dopo questa piccola premessa, vi dico due cose sul romanzo.
Per me è stato molto faticoso arrivare a metà del libro. Non so bene come mai, ma la prima metà l'ho trovata come un'enorme spiegazione dei fatti, così che poi quando ci sarà azione saremo pronti e capiremo il tutto. Alla fine di tutto, ho adorato la storia, dalla prima riga all'ultima, nonostante quel "problemino" che mi ha un po' rallentato.
Parla di ragazzini particolari, che vengono rapiti e portati in un Istituto, nascosto al mondo (ovviamente), dove viene chiesto loro di ubbidire alle regole per aiutarli a salvare il mondo. Chi disobbedisce o si ribella, dovrà affrontarne le conseguenze. E capiremo subito cosa si intende.
Il protagonista è Luke, ma non sarà l'unico a cui ci affezioneremo e a cui King darà voce: Kalisha, Nick, George, Iris e Avery. Ragazzi come lui che sono stati portati lì con la forza e con ancora più brutalità vengono sottoposti a test, da cui gli adulti sperano di poter sfruttare i loro poteri.
C'è questa distinzione abissale fra ragazzi ed adulti, che li mette gli uni contro gli altri, non solo per l'età ma per il rapporto che hanno reciprocamente. Ed ammetto che King, rispetto al passato, si è un po' addolcito. Avrei pensato di leggere cose peggiori, conoscendolo.
Luke fa amicizia con questi ragazzini e con altri, ma capisce molto in fretta che se non scappa da lì e distrugge quel luogo, finirà dalla Prima alla Seconda Casa, da dove non si hanno più notizie di nessuno ed è molto difficile credere alle parole degli adulti in merito.
Una lettura che (nel complesso) scorre veloce e ti cattura, trascinandoti insieme a questi piccoli protagonisti in una storia dalle varie sfumature. Come ben sappiamo, King è incredibilmente bravo a creare un mondo con le sue parole, anche in questo caso, pagina dopo pagina, tutto appare limpido nella mente del lettore, che ne resta conquistato. La trama è sfaccettata ma davvero ricca. Rimettendo dei ragazzi al centro di tutto, contrapposti agli adulti, porta a galla tante domande a cui è difficile dare una risposta.
Ho trovato perfetto il capitolo conclusivo, che riesce in pochissimo a fare chiarezza ad alcune di questi interrogativi, portandoci anche a capire effettivamente ciò che c'era dietro a tutto quanto.
Una storia molto "reale", dove i mostri sono le persone, come ci ha abituato fin troppo bene King. Decisamente un bel romanzo.
L'avevo preordinato a luglio e già la mattina della sua pubblicazione avrei voluto vedere il corriere al cancello. Ahimè, ho dovuto attendere qualche giorno in più, ma la pazienza è stata ampiamente ripagata, e non vedo l'ora di scoprire quale altra storia ha in serbo per noi il Re.
Ci ho messo parecchio ad elaborare una specie di opinione e buttarla giù nero su bianco. E nemmeno ora che l'ho fatto mi sento soddisfatta. Non è all'altezza. Ma o questo, o rimanderei fino al mai.
Opinione: Più Donne Che Uomini, di Ivy Compton Burnett
In una prospera cittadina inglese a inizio Novecento, un grande istituto femminile è diretto da Josephine Napier, un generale ingioiellato: alta e austera, un viso regale, «vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli». Impeccabile in ogni gesto e in ogni parola, è il punto di riferimento imprescindibile per tutti, le studentesse, il corpo docente e i suoi familiari: il marito Simon, oscurato dalla personalità della moglie, il figliastro Gabriel, il fratello Jonathan, vedovo calato nel ruolo dell’anziano zio e amante segreto ma non troppo di Felix Bacon, giovane sfaccendato. Al gruppo si unisce presto Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine che viene assunta come governante e porta con sé la figlia Ruth. Le giornate sono scandite da una serie di rituali obbligati e da dialoghi in cui si dice tutto e niente, botta e risposta infiocchettati che in realtà nascondono universi interi. Finché un tragico evento inaspettato fa precipitare ogni cosa, dando vita a una reazione a catena che sconvolgerà le vite di tutti e porterà a galla il lato oscuro di ognuno di loro. Nessuno è chi dice di essere, e dietro alla spessa patina del codice vittoriano si nascondono segreti celati per intere esistenze. Verranno fuori tutti, uno dopo l’altro. Pagine indimenticabili e soppesate perfettamente, in cui l’umorismo pungente si mescola con la tragedia, e le piccole interazioni quotidiane con i grandi drammi della vita.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa nel ritrovarmi davanti un romanzo "vecchio", qualcosa di riesumato dal passato e che, grazie alla Fazi, rivede la luce dopo molto tempo. Infatti pensavo fosse qualcosa di recente, una novità, ma mi sono sbagliata alla grande e a veder la data di prima pubblicazione sono rimasta a bocca aperta. 1933.
Da noi tradotto solo negli anni 50.
Questo romanzo porta bene i suoi anni ed ammetto che non mi ero nemmeno così accorta della sua età mentre lo avevo iniziato a leggere. Certo, lo stile era molto lento e descrittivo, ma per come la storia prende vita, potevano esserci altre spiegazioni.
Ho cercato altro di questa autrice e ho notato con dispiacere che non c'è molto di vagamente recente, un romanzo del 2009 ed uno del 1996, il resto direi quasi introvabile, un peccato vista la penna tagliente che potrebbe piacere, se fosse più conosciuta.
Ma torniamo un attimo al romanzo.
Come avevo accennato, l'inizio è molto lento. Presenta prima di tutto i vari personaggi che saranno protagonisti e altre voci corali che parteciperanno spesso alla narrazione.
Riapre un grande istituto femminile e le insegnanti fanno ritorno dopo le vacanze.
Per prima conosceremo Josephine Napier, la direttrice. La vediamo accogliere sue vecchie conoscenze: Theodora Luke, Maria Rosetti, Emmeline Munday e la signora Chattaway. Ed una nuova insegnante, molto giovane ma decisa ad iniziare, Helen Keats.
Basterà poco per iniziare a comprendere che dietro la loro gentilezza ed i modi raffinati si nascondono menti acute, pronte a giudicare ed a scattare per ferire l'avversario (amico o nemico che sia).
Ci sarà uno stacco per farci conoscere anche gli uomini che faranno capolino durante la narrazione.
Jonathan Swift, fratello di Josephine, che vive con il suo "pupillo" Felix Bacon, che per vent'anni gli è stato accanto, diventando ormai un uomo maturo e che vive di ciò che gli passa il padre, che però decide di mettere un freno a questa liquidità "obbligandolo" a prendersi la responsabilità di lavorare (facendolo finire nell'istituto di Josephine ad insegnare).
Conosceremo Gabriel, figlio di Jonathan ma cresciuto da Josephine, un ragazzo giovane che sembra sempre trattenuto dalla zia che con la scusa dell'età non gli permette di crescere. E Simon, marito di Josephine, che appare dimesso e tranquillo rispetto alla moglie, che prende sempre il controllo della situazione.
Dopo queste premesse, ha inizio il romanzo vero e proprio.
Vi dirò, io mi sono spaventata dalla mole di nomi da dover ricordare e capire "chi era chi", ma fortunatamente una volta preso il ritmo, la narrazione scorre così bene che si entra in questo mondo di gentile apparenza, dove tutti hanno il loro ruolo e presto le varie posizioni si consolidano, rivelando lentamente l'intricata trama che l'autrice vuole raccontarci.
Dietro tutto questo c'è (come in altri romanzi dell'epoca) un "sottile" velo di ironia mescolato alla critica. Per me che non "mastico" bene questo genere a tratti è stato un pochino difficile cogliere le varie sfumature, ma si è rivelata una lettura interessante ed anche divertente a tratti.
Un duecento paginette che sono davvero ricche. Oltre le presentazioni, anche il resto del romanzo è molto pieno di fatti, che si susseguono rapidi e fitti, nonostante l'arco temporale sia di un annetto circa. Al centro di tutto Josephine, che porta avanti l'istituto ed intorno a lei gravitano così tante persone (parenti, amici, insegnanti) che finisce per essere il fulcro di molte vicende.
La particolarità della narrazione è che, senza stravolgere lo stile, lentamente iniziamo a vedere dietro questo velo di giochetti di parole che sembra ognuno faccia. Sempre più facilmente queste persone ci vengono mostrate per come sono davvero, buttando giù quella maschera e rivedendo le azioni che hanno compiuto sotto altra luce. Come quelle che compiranno.
E' un "gioco" che appare davvero leggero e semplice per come i suoi "partecipanti" lo portano avanti: riesce a rendere le stoccate più feroci, come carezze; le menzogne travestite così bene da apparire verità; manipolazioni così sottili, da far credere colpevole la vittima.
Oltre a questo, ci sono tante piccole frecciatine alla società. Una delle centrali è sicuramente l'istituto femminile e i suoi insegnanti. Un uomo è più importate di una donna a ricoprire la cattedra di insegnante? Se insegna a delle ragazze perde il suo tempo, che invece potrebbe essere usato meglio se ad imparare da lui fossero ragazzi?
Una piccola chicca "femminista" nascosta fra le pagine, anche se resta ai margini nonostante qualche frase lanciata ad arte. Infatti molti credono di sprecare soldi ad insegnare alle ragazze. Come a sprecare il talento di insegnanti uomini in istituti del genere.
Insomma, breve, intenso e molto bello.
E ve ne parlo da profana, per chi ama questo genere e stile troverà molto di più in queste pagine, che credo apprezzerà ritrovando sfumature che io ho perso, senza volerlo.
Una novità davvero interessante che esce oggi: se vi incuriosisce, approfittatene subito.
Opinone: Lizzie, di Shirley Jackson
La protagonista, Elizabeth Richmond, ventitré anni, i tratti insieme eleganti e anonimi di una "vera gentildonna" della provincia americana, non sembra avere altri progetti che quello di aspettare "la propria dipartita stando il meno male possibile". Sotto un'ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personalità sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l'amabile e socievole Beth e il suo negativo fotografico Betsy, "maschera crudele e deforme" che vorrebbe fagocitare e distruggere, con il suo "sorriso laido e grossolano" e i suoi modi sadici, insolenti e volgari, le altre due. È solo l'inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un successo terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre: tanto che il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l'identità e la realtà.
° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Partendo dal presupposto che adoro i romanzi dove si parla di personalità multiple e che, nonostante abbia scoperto solo da pochi mesi la Jackson, mi piace moltissimo il suo stile di scrittura, era abbastanza prevedibile che il romanzo mi sarebbe piaciuto.
L'unica nota stonata è il titolo. Mi spiace, ma anche in questo caso non ha molto senso con la lettura che andiamo a leggere (proprio tirato per i capelli), mentre in inglese ha un riferimento alla canzone che continua a canticchiare per tutto il romanzo. Capisco che il riferimento si sarebbe potuto perdere, ma sarebbe stato più in tema. Ma va beh, sapete che sono incontentabile.
Detto questo, la Jackson ha optato una scelta geniale per raccontarci questa storia davvero interessante, ovvero suddividere in grossi capitoli il tutto, dando come protagonista uno diverso per ognuno di essi. Permettendo una visione diversa, più ampia, che rende la vicenda molto più dinamica, complessa e rendendo meglio le varie sfaccettature che ne appaiono.
Inizia tutto banalmente, con questa giovane con una vita semplice e fin troppo tranquilla, un carattere smorto e piuttosto piatto, che inizia a comportarsi in maniera strana senza alcuna ragione, e senza averne memoria. Infatti viene sgridata spesso dalla zia (che se ne prende cura), venendo additata come bugiarda, quando in effettivo lei sa di non essere onesta e non dire alcuna bugia.
Tramite il loro medico arriveranno a conoscere il dottor Wright, che inizierà a sottoporla ad ipnosi, rivelando che la mente della giovane si è scissa in tre personalità diverse fra loro che hanno iniziato a fare capolino.
L'inizio di una lunga e tortuosa avventura, poiché ognuna di loro vorrebbe il comando e fare le cose a modo suo, ma continuano a rubarsi la luce a vicenda, ognuna di loro con motivazioni diverse. E nessuna vuole guarire, perchè significherebbe "morire", smettere di esistere, e ciò non possono tollerarlo.
Un romanzo davvero bello e piuttosto scorrevole, che presenta molti punti di riflessione su chi siamo e cosa possa arrivare a ridurci in quello stato. Lentamente scopriremo meglio le varie personalità e cosa le spinge ad agire in quel modo, quali sono i loro obiettivi e, soprattutto, qual è stata la causa scatenante a tutto questo.
Ho faticato un po' in alcuni momenti, perché la Jackson tende ad essere descrittiva ed io fatico (da sempre) a leggere cose del genere. Ma nel complesso, molto ben scritto.
Un finale interessante, che chiude la storia in un modo "corretto" (in linea con la storia senza storpiarla), nonostante alcuni dubbi possano restare al lettore.
Davvero piacevole, se vi incuriosisce fateci un pensiero, prima che finiscano gli sconti Adelphi (fino al 15 marzo!)
Blogtour: Figlie di una nuova era - Tappa 4: Le Donne e la Guerra
Benvenuti in questa quarta tappa di questo interessante Blogtour durante il quale vi parleremo del romanzo mescolando recensioni a tappe specifiche, riguardanti tematiche presenti nel libro.
Prima di iniziare a parlarvi di "Donne e Guerra" per come sono stati sviluppati in questo scritto, alcuni dati sul romanzo e la sua trama:

Titolo: Figlie di una nuova era
Autore: Carmen Korn
Traduttore: M. Francescon S. Jorio
Editore: Fazi
Collana: Le strade
In commercio dal: 18 ottobre 2018
Pagine: 500 p., Brossura
EAN: 9788893253376
Quattro donne, un secolo di storia:
Figlie di una nuova era è il primo capitolo di una nuova, avvincente trilogia tutta al femminile.
Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, quattro donne che incontriamo per la prima volta da ragazze, ad Amburgo, alle soglie degli anni Venti. Hanno personalità e provenienze molto diverse: Henny, di buona educazione borghese, vive all’ombra della madre e ama il suo lavoro di ostetrica più di ogni cosa; l’amica di sempre Käthe, di estrazione più modesta, emancipata e comunista convinta, è un’appassionata militante; Ida, rampolla di buona famiglia, ricca e viziata, nasconde un animo ribelle sotto strati di convenzioni; e Lina, indipendente e anticonformista, deve tutto ai suoi genitori, che sono letteralmente morti di fame per garantirle la sopravvivenza. Insieme crescono e vedono il mondo trasformarsi, mentre le loro vicende personali s’intrecciano in una rete intricata di relazioni clandestine, matrimoni d’interesse, battaglie politiche e sfide lavorative, lutti e perdite, eventi grandi e piccoli tenuti insieme dal filo dell’amicizia. Pagine che ci fanno respirare il fascino d’epoca di un mondo che non c’è più: i cocktail al vermut, i cappelli a bustina, gli orologi da tasca e gli sfarzosi locali da ballo, ma anche le case d’appuntamenti, i ristoranti cinesi e le fumerie d’oppio del quartiere di St Pauli. E poi la lenta, inesorabile disgregazione di tutto, la fine di ogni libertà, il controllo sempre più pressante delle ss, la minaccia nazista…
° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Chiunque ha un idea più o meno vaga di com'erano i tempi in guerra, grazie ai libri di storia, alle testimonianze di chi ha vissuto in quel periodo, ai libri che sono stati scritti,...abbiamo una memoria che ci può portare indietro nel tempo, permettendoci di immaginare quegli anni orribili.
In particolare riguardante l'ultima grande guerra di cui portiamo ancora le cicatrici, la Seconda Guerra Mondiale, con la violenta ideologia nazista (e fascista nel nostro paese) che portò alla morte moltissimi innocenti con la sola colpa di essere nati "diversi" da uno standard malato o semplicemente mostrare apertamente dissenso.
Le protagoniste di questo romanzo sono nate alla fine della Prima Guerra Mondiale e si troveranno a viverne la Seconda. Ammetto che pensavo ci fosse più focalizzazione per questo periodo storico così importante e drammatico, cosa che viene quasi lasciata marginale.
Un pro ed un contro del libro, perché assistiamo alla loro vita che si scontra con l'ideologia nazista e per ultima la guerra, ma nei vari capitoli (pochissimi, principalmente solo quando arrivano i bombardamenti) non ne sentiamo così tanto l'importanza.
O almeno così è stato per me.
Non è un romanzo sulla guerra. Meglio precisarlo immediatamente.
Viene trattata perché le protagoniste vivono in Germania a cavallo fra le due Guerre Mondiali, ma nello specifico la storia è incentrata su di loro, non sul conflitto; ed anche in quel caso, non so bene come spiegarlo, ma tutto questo viene comunque lasciato come sottofondo alla loro vita.
Capita e dovranno avere a che fare col nazismo e ciò che ne comporta, ma non verrà mai messo in primo piano.
Una decisione dell'autrice, quello di frammentare tantissimo la storia, dividendo i capitoli in archi temporali con una data e dentro questi mescolare i vari personaggi con lo scorrere del tempo.
Interessante scelta per creare una coralità al romanzo che permettere di percepire ogni sfumatura del drammatico periodo che stanno vivendo, ma troppo "superficiale" per farne un analisi legata solamente a donne e guerra.
Ci proverò, ma è difficile capire come parlarvene senza rivelare dettagli che devono essere scoperti durante la lettura, anche perché è solo verso gli ultimi capitoli (verso la fine del '40) che iniziamo a percepire qualcosa di concreto riguardo il conflitto vero e proprio: oltre l'inizio della "carriera" di Hitler, quando si credeva fosse un fanatico che mai avrebbe raggiunto un barlume di potere; alle leggi razziali, che colpiscono i vari personaggi della storia, alcuni ebrei e/o con amici/compagni/sposi ebrei, quando (marginalmente) viene annunciato che tutti gli uomini (anche ragazzi molto giovani, ma non chi è protetto da certe cariche) debbano partire per la guerra.
Lì, da quel momento, la guerra arriva nelle vite delle 4 principali protagoniste.
Loro sono donne direi borghesi (nate dalla povertà della Prima Guerra Mondiale, ma da cui sono riuscite ad emergere e costruirsi una vita quasi agiata), con unica eccezione di Ida che vive nella ricchezza da sempre.
Dal '40, quando gli uomini vengono obbligati a partire, saltiamo poi al '43 dove ci sono vaghi accenni di ciò che sta diventando la normalità da qualche tempo (ma l'autrice non specifica esattamente da quanto): le corse nei bunker per i raid aerei. Solo il 28 luglio (data aggiunta quasi come postilla dall'autrice) arriveranno davvero i bombardamenti, ma anche in questo caso ci verranno mostrati alcuni frammenti della notte (e di alcune notti successive) attraverso gli occhi di alcuni protagonisti, ma la devastazione, anche se a volte li tocca personalmente, resta accennata come verità ma io non ho percepito appieno quanto ciò abbia toccato ognuno di loro nel profondo.
Manca qualcosina per renderla empatica a tutti i lettori.
Si accenna ai razionamenti, ma non le vediamo così temprate dalla fame. Hanno solo qualcosa in meno, quindi molto fortunate rispetto a ciò che tantissimi altri hanno dovuto patire.
Basti solo pensare a Lina che quando era piccola, durante la precedente guerra, vide i suoi genitori morire di fame davanti ai suoi occhi.
Si accenna alle denunce, quando chiunque poteva spiare i vicini e, se facevano qualcosa di "illegale" avvertire le autorità che avrebbero preso provvedimenti e deportato i colpevoli.
Conosceremo la paura che porta a nascondersi, evitando di rivelare le proprie ideologie in pubblico, anche se non ci si unisce al partito. Qualcosa che sembra sciocco, ma (come si percepisce dal romanzo) ci vuole davvero troppo coraggio per esporsi quando tutti hanno abbracciato quella causa così...malata! Non esiste altro termine.
Avrei voluto parlarvi meglio di questa tematica, ma non è il genere di romanzo che lo permette e non voglio parlarne in maniera generale. Trovo questo tema davvero importante e forte, per le donne che si sono trovate a combattere, a lottare contro la fame, a dover far sopravvivere una famiglia, a prendere il posto degli uomini per fabbricare armi (mentre loro erano nei vari fronti a combattere),...e sono rimasta delusa da come sia stato affrontato il tutto, ma per una mia aspettativa a riguardo!
Come dicevo inizialmente, l'autrice ne parla (ma non è un romanzo di guerra), le protagoniste lo vivono (anche se in maniera abbastanza protetta), ma per la scelta di raccontare coralmente (quindi senza particolari approfondimenti personali), sia per lo status di queste donne, non ci sono particolari elementi da riportare più della generalizzazione che già conosciamo.
Con ciò voglio specificare che (come ho raccontato nella mia opinione qualche giorno fa) il romanzo resta davvero bello e particolare da leggere, mostra la forza ed il coraggio di tanti piccoli gesti che purtroppo non potrei elencare, sia perché partono dagli inizi del nazismo, sia perché vi rovinerei il romanzo svelandovi cosa accade e cosa vivono durante gli ultimi anni di guerra, nonostante la storia sia concentrata molto sui personaggi e il periodo storico faccia da cornice a questi atti, non da poco.
Restano donne (e non solo) che sono rimaste fedeli ai loro ideali, anche se alcuni più radicali di altri, e che hanno dovuto nascondere parte di ciò, anche se hanno compiuto piccoli atti di ribellione verso coloro che amano, per proteggerli. Donne forti e coraggiose, che affrontano giorno dopo giorno, pensando alla famiglia e a come sopravvivere, sperando che questa "nuvola" passi velocemente.
In tanti altri romanzi percepiamo come un conflitto di tali proporzioni entri come un pugno delle vite e le cambi. Forse il "buono" di questo scritto è che permette di vedere una parte che spesso non viene molto calcolata, appunto la borghesia tedesca (quella che respinse le ideologie naziste e dovette farne i conti nel quotidiano), che non si rese conto di quello che stava accadendo fino all'ultimo. Quando era troppo tardi.
Un mondo che cambia in modo lento e graduale, che anestetizza e porta a sentirsi spaesati, sperando sempre di più che finisca presto, di poter ricostruire una casa, una famiglia, di poter rivedere vivi i propri cari mandati a morire al fronte.
Un romanzo non di guerra, ma in cui comunque entra di prepotenza per ben due volte nel quotidiano delle protagoniste, con cui dovranno scontrarsi, nonostante tutto.
Vi lascio il calendario con i vari link che vi porteranno ai vari siti:
19/11 Tappa di presentazione dell'evento - I Sussurri delle Muse
20/11 Ambientazione storica degli inizi del '900 - Romance e Altri Rimedi
Recensione - I Sussurri Delle Muse
21/11 Presentazione dei personaggi - Diario di un Sogno
Recensione - Viaggiatrice Pigra
22/11 Le donne nel 900: educazione, famiglia e classi sociali - I Sussurri Delle Muse
Recensione - Inside a Book
23/11 Le donne e la guerra - Viaggiatrice Pigra
Recensione - Il Giornale Del Libro & Le Letture di Beb
24/11 L’uomo nei confronti delle donne: padrone ieri...omicida oggi... - Chronicles Of A Bookhaolic
Recensione - Diario di un Sogno
26/11 Gli ultimi splendori della Belle Époque e il tarlo del Nazismo - L'Angolo Delle Parole
Recensione - Romance e Altri Rimedi & L'Incanto dei Libri
27/11 Le donne e la Belle Époque raccontate dagli artisti - I Libri: il mio Passato, il mio Presente e il mio Futuro
Recensione - Chronicles Of A Bookaholic
28/11 Il percorso dell’emancipazione femminile - Il Giornale del Libro
Recensione - Book Addicted 97
29/11 XX & XXI secolo: donne allo specchio. Noi, adesso, figlie o eredi di una nuova era? - Le Letture di Beb
Recensione - Lettrice di Sogni & L'Angolo delle Parole
In particolare riguardante l'ultima grande guerra di cui portiamo ancora le cicatrici, la Seconda Guerra Mondiale, con la violenta ideologia nazista (e fascista nel nostro paese) che portò alla morte moltissimi innocenti con la sola colpa di essere nati "diversi" da uno standard malato o semplicemente mostrare apertamente dissenso.
Le protagoniste di questo romanzo sono nate alla fine della Prima Guerra Mondiale e si troveranno a viverne la Seconda. Ammetto che pensavo ci fosse più focalizzazione per questo periodo storico così importante e drammatico, cosa che viene quasi lasciata marginale.
Un pro ed un contro del libro, perché assistiamo alla loro vita che si scontra con l'ideologia nazista e per ultima la guerra, ma nei vari capitoli (pochissimi, principalmente solo quando arrivano i bombardamenti) non ne sentiamo così tanto l'importanza.
O almeno così è stato per me.
Non è un romanzo sulla guerra. Meglio precisarlo immediatamente.
Viene trattata perché le protagoniste vivono in Germania a cavallo fra le due Guerre Mondiali, ma nello specifico la storia è incentrata su di loro, non sul conflitto; ed anche in quel caso, non so bene come spiegarlo, ma tutto questo viene comunque lasciato come sottofondo alla loro vita.
Capita e dovranno avere a che fare col nazismo e ciò che ne comporta, ma non verrà mai messo in primo piano.
Una decisione dell'autrice, quello di frammentare tantissimo la storia, dividendo i capitoli in archi temporali con una data e dentro questi mescolare i vari personaggi con lo scorrere del tempo.
Interessante scelta per creare una coralità al romanzo che permettere di percepire ogni sfumatura del drammatico periodo che stanno vivendo, ma troppo "superficiale" per farne un analisi legata solamente a donne e guerra.
Ci proverò, ma è difficile capire come parlarvene senza rivelare dettagli che devono essere scoperti durante la lettura, anche perché è solo verso gli ultimi capitoli (verso la fine del '40) che iniziamo a percepire qualcosa di concreto riguardo il conflitto vero e proprio: oltre l'inizio della "carriera" di Hitler, quando si credeva fosse un fanatico che mai avrebbe raggiunto un barlume di potere; alle leggi razziali, che colpiscono i vari personaggi della storia, alcuni ebrei e/o con amici/compagni/sposi ebrei, quando (marginalmente) viene annunciato che tutti gli uomini (anche ragazzi molto giovani, ma non chi è protetto da certe cariche) debbano partire per la guerra.
Lì, da quel momento, la guerra arriva nelle vite delle 4 principali protagoniste.
Loro sono donne direi borghesi (nate dalla povertà della Prima Guerra Mondiale, ma da cui sono riuscite ad emergere e costruirsi una vita quasi agiata), con unica eccezione di Ida che vive nella ricchezza da sempre.
Dal '40, quando gli uomini vengono obbligati a partire, saltiamo poi al '43 dove ci sono vaghi accenni di ciò che sta diventando la normalità da qualche tempo (ma l'autrice non specifica esattamente da quanto): le corse nei bunker per i raid aerei. Solo il 28 luglio (data aggiunta quasi come postilla dall'autrice) arriveranno davvero i bombardamenti, ma anche in questo caso ci verranno mostrati alcuni frammenti della notte (e di alcune notti successive) attraverso gli occhi di alcuni protagonisti, ma la devastazione, anche se a volte li tocca personalmente, resta accennata come verità ma io non ho percepito appieno quanto ciò abbia toccato ognuno di loro nel profondo.
Manca qualcosina per renderla empatica a tutti i lettori.
Si accenna ai razionamenti, ma non le vediamo così temprate dalla fame. Hanno solo qualcosa in meno, quindi molto fortunate rispetto a ciò che tantissimi altri hanno dovuto patire.
Basti solo pensare a Lina che quando era piccola, durante la precedente guerra, vide i suoi genitori morire di fame davanti ai suoi occhi.
Si accenna alle denunce, quando chiunque poteva spiare i vicini e, se facevano qualcosa di "illegale" avvertire le autorità che avrebbero preso provvedimenti e deportato i colpevoli.
Conosceremo la paura che porta a nascondersi, evitando di rivelare le proprie ideologie in pubblico, anche se non ci si unisce al partito. Qualcosa che sembra sciocco, ma (come si percepisce dal romanzo) ci vuole davvero troppo coraggio per esporsi quando tutti hanno abbracciato quella causa così...malata! Non esiste altro termine.
Avrei voluto parlarvi meglio di questa tematica, ma non è il genere di romanzo che lo permette e non voglio parlarne in maniera generale. Trovo questo tema davvero importante e forte, per le donne che si sono trovate a combattere, a lottare contro la fame, a dover far sopravvivere una famiglia, a prendere il posto degli uomini per fabbricare armi (mentre loro erano nei vari fronti a combattere),...e sono rimasta delusa da come sia stato affrontato il tutto, ma per una mia aspettativa a riguardo!
Come dicevo inizialmente, l'autrice ne parla (ma non è un romanzo di guerra), le protagoniste lo vivono (anche se in maniera abbastanza protetta), ma per la scelta di raccontare coralmente (quindi senza particolari approfondimenti personali), sia per lo status di queste donne, non ci sono particolari elementi da riportare più della generalizzazione che già conosciamo.
Con ciò voglio specificare che (come ho raccontato nella mia opinione qualche giorno fa) il romanzo resta davvero bello e particolare da leggere, mostra la forza ed il coraggio di tanti piccoli gesti che purtroppo non potrei elencare, sia perché partono dagli inizi del nazismo, sia perché vi rovinerei il romanzo svelandovi cosa accade e cosa vivono durante gli ultimi anni di guerra, nonostante la storia sia concentrata molto sui personaggi e il periodo storico faccia da cornice a questi atti, non da poco.
Restano donne (e non solo) che sono rimaste fedeli ai loro ideali, anche se alcuni più radicali di altri, e che hanno dovuto nascondere parte di ciò, anche se hanno compiuto piccoli atti di ribellione verso coloro che amano, per proteggerli. Donne forti e coraggiose, che affrontano giorno dopo giorno, pensando alla famiglia e a come sopravvivere, sperando che questa "nuvola" passi velocemente.
In tanti altri romanzi percepiamo come un conflitto di tali proporzioni entri come un pugno delle vite e le cambi. Forse il "buono" di questo scritto è che permette di vedere una parte che spesso non viene molto calcolata, appunto la borghesia tedesca (quella che respinse le ideologie naziste e dovette farne i conti nel quotidiano), che non si rese conto di quello che stava accadendo fino all'ultimo. Quando era troppo tardi.
Un mondo che cambia in modo lento e graduale, che anestetizza e porta a sentirsi spaesati, sperando sempre di più che finisca presto, di poter ricostruire una casa, una famiglia, di poter rivedere vivi i propri cari mandati a morire al fronte.
Un romanzo non di guerra, ma in cui comunque entra di prepotenza per ben due volte nel quotidiano delle protagoniste, con cui dovranno scontrarsi, nonostante tutto.
ALT!
Non dimenticatevi di seguire questo evento e tutti i blog che ve ne parleranno, sia attraverso le tappe del Blogtour che le Recensioni personali. Vi lascio il calendario con i vari link che vi porteranno ai vari siti:
19/11 Tappa di presentazione dell'evento - I Sussurri delle Muse
20/11 Ambientazione storica degli inizi del '900 - Romance e Altri Rimedi
Recensione - I Sussurri Delle Muse
21/11 Presentazione dei personaggi - Diario di un Sogno
Recensione - Viaggiatrice Pigra
22/11 Le donne nel 900: educazione, famiglia e classi sociali - I Sussurri Delle Muse
Recensione - Inside a Book
23/11 Le donne e la guerra - Viaggiatrice Pigra
Recensione - Il Giornale Del Libro & Le Letture di Beb
24/11 L’uomo nei confronti delle donne: padrone ieri...omicida oggi... - Chronicles Of A Bookhaolic
Recensione - Diario di un Sogno
26/11 Gli ultimi splendori della Belle Époque e il tarlo del Nazismo - L'Angolo Delle Parole
Recensione - Romance e Altri Rimedi & L'Incanto dei Libri
27/11 Le donne e la Belle Époque raccontate dagli artisti - I Libri: il mio Passato, il mio Presente e il mio Futuro
Recensione - Chronicles Of A Bookaholic
28/11 Il percorso dell’emancipazione femminile - Il Giornale del Libro
Recensione - Book Addicted 97
29/11 XX & XXI secolo: donne allo specchio. Noi, adesso, figlie o eredi di una nuova era? - Le Letture di Beb
Recensione - Lettrice di Sogni & L'Angolo delle Parole
Blogtour: Figlie di una nuova era - Recensione

Titolo: Figlie di una nuova era
Autore: Carmen Korn
Traduttore: M. Francescon S. Jorio
Editore: Fazi
Collana: Le strade
In commercio dal: 18 ottobre 2018
Pagine: 500 p., Brossura
EAN: 9788893253376
Quattro donne, un secolo di storia:
Figlie di una nuova era è il primo capitolo di una nuova, avvincente trilogia tutta al femminile.
Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, quattro donne che incontriamo per la prima volta da ragazze, ad Amburgo, alle soglie degli anni Venti. Hanno personalità e provenienze molto diverse: Henny, di buona educazione borghese, vive all’ombra della madre e ama il suo lavoro di ostetrica più di ogni cosa; l’amica di sempre Käthe, di estrazione più modesta, emancipata e comunista convinta, è un’appassionata militante; Ida, rampolla di buona famiglia, ricca e viziata, nasconde un animo ribelle sotto strati di convenzioni; e Lina, indipendente e anticonformista, deve tutto ai suoi genitori, che sono letteralmente morti di fame per garantirle la sopravvivenza. Insieme crescono e vedono il mondo trasformarsi, mentre le loro vicende personali s’intrecciano in una rete intricata di relazioni clandestine, matrimoni d’interesse, battaglie politiche e sfide lavorative, lutti e perdite, eventi grandi e piccoli tenuti insieme dal filo dell’amicizia. Pagine che ci fanno respirare il fascino d’epoca di un mondo che non c’è più: i cocktail al vermut, i cappelli a bustina, gli orologi da tasca e gli sfarzosi locali da ballo, ma anche le case d’appuntamenti, i ristoranti cinesi e le fumerie d’oppio del quartiere di St Pauli. E poi la lenta, inesorabile disgregazione di tutto, la fine di ogni libertà, il controllo sempre più pressante delle ss, la minaccia nazista…
° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Sto ancora cercando di capire come affrontare questo romanzo con voi, perchè contiene tantissimo: mi ha stupito e rapito nel complesso, ma in alcune parti mi ha deluso; cercherò di parlarvene al meglio e provare a farvi capire le tante sfumature che contiene, per le quali merita di essere letto.
Infatti sono molto ma molto curiosa di continuare a leggere le avventure dei protagonisti, perché questo è solo il primo romanzo di una trilogia che spero arrivi completa anche da noi in Italia.
Lo stile che ha scelto l'autrice mi ha rallentato davvero molto (piccola postilla per chi non mi conoscesse: faccio molta fatica a memorizzare nomi e qui ci sono davvero tanti personaggi che fanno capolino fra le pagine), infatti ha scelto di ambientarlo fra la fine della Prima Guerra Mondiale e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Due conflitti che vedono quattro donne un po' al centro di tutto, avendo vissuto entrambi i conflitti, prima da bambine e poi il secondo da donne adulte con le loro famiglie, amici, alcuni con figli, e responsabilità varie.
Le conosceremo da ragazzine Henny, Kathe, Ida e Lina. Diverse fra loro, ma il destino le porterà ad incrociare i loro percorsi durante le loro diverse vite, ed assieme a loro conosceremo moltissimi altri personaggi che torneranno molto spesso durante la lettura.
Infatti ogni capitolo si aprirà con una data, dentro il quale ci troveremo ad avere a che fare con sempre più personaggi (appassionanti e interessanti), ma trovandoci spiazzati per la gestione temporale: a volte nello stesso capitolo si avanza di settimane o mesi. E spesso fra un capitolo e l'altro passano diversi anni. Senza colmare le lacune che i lettori hanno, dando qualche breve spiegazione e proseguendo raccontando altro che sta accadendo.
Questa una nota sia positiva che negativa, perché leggendo un romanzo da più punti di vista permette di capire su "larga scala" la situazione in quella città e dei protagonisti a cui ci affezioneremo; ma lascia aperta la strada alla superficialità, perché spesso molte cose vengono solo accennate e (come dicevo poco sopra) si salta di giorni, mesi e anni, a volte volendo colmare il vuoto ma avendo solo brevi risposte.
Ciò non toglie che resti un romanzo interessante e che, come proposta editoriale, riesca a regalare al lettore qualcosa che non si aspetta: una prospettiva di vita, fra amicizie, amori e l'ascesa del nazismo.
Quest'ultimo sarà quasi marginale, perché ne vedremo le conseguenze ma una volta che i protagonisti le hanno "accettate", sono davvero pochi i passaggi in cui le scene saranno raccontate a noi direttamente durante il loro svolgimento.
Quest'ultimo sarà quasi marginale, perché ne vedremo le conseguenze ma una volta che i protagonisti le hanno "accettate", sono davvero pochi i passaggi in cui le scene saranno raccontate a noi direttamente durante il loro svolgimento.
Però permette di vedere la vita di persone agiate ed intelligenti che videro tutto ciò nascere nel proprio paese (la Germania), che si scontrano con l'ascesa di Hitler, dei suoi seguaci e della realizzazione dei suoi obiettivi.
Un libro che ha alcune lacune (a mio parere), ma che nonostante questi difetti riesce ad entrare nel cuore e farti appassionare ad ogni personaggio che incontriamo.
Alla fin fine, lo devo ammettere: nonostante ho storto spesso il naso, merita di essere letto.
Prendetene nota, potrebbe piacervi molto.
Non dimenticatevi di seguire questo evento e tutti i blog che ve ne parleranno,
sia attraverso le tappe del Blogtour che le Recensioni personali.
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20/11 Ambientazione storica degli inizi del '900 - Romance e Altri Rimedi
Recensione - I Sussurri Delle Muse
21/11 Presentazione dei personaggi - Diario di un Sogno
Recensione - Viaggiatrice Pigra
22/11 Le donne nel 900: educazione, famiglia e classi sociali - I Sussurri Delle Muse
Recensione - Inside a Book
23/11 Le donne e la guerra - Viaggiatrice Pigra
Recensione - Il Giornale Del Libro & Le Letture di Beb
24/11 L’uomo nei confronti delle donne: padrone ieri...omicida oggi... - Chronicles Of A Bookhaolic
Recensione - Diario di un Sogno
26/11 Gli ultimi splendori della Belle Époque e il tarlo del Nazismo - L'Angolo Delle Parole
Recensione - Romance e Altri Rimedi & L'Incanto dei Libri
27/11 Le donne e la Belle Époque raccontate dagli artisti - I Libri: il mio Passato, il mio Presente e il mio Futuro
Recensione - Chronicles Of A Bookaholic
28/11 Il percorso dell’emancipazione femminile - Il Giornale del Libro
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Opinione: La Prigioniera, di Debra Jo Immergut
Ipnotico, esplosivo, ossessivo: un esordio folgorante per un libro venduto in tutto il mondo Due voci, un uomo e una donna, si alternano nel raccontare la loro storia. La storia che li ha portati dove sono adesso: in carcere. Frank come psicologo, Miranda come detenuta. Si erano già conosciuti ai tempi del liceo, quando Frank si era infatuato di questa ragazza, schiva e misteriosa e che neanche si era accorta di lui. Non è inconsueto incontrare casualmente una persona che ci ha fatto perdere la testa tanti anni prima. Di solito la vecchia passione si ridimensiona, più raramente si riaccende. Qui però la situazione è fortemente anomala. Il luogo, la prigione, è claustrofobico, la realtà che si vive è rarefatta e distorta. La relazione tra Frank e Miranda non può essere normale, eppure non è affatto chiaro chi dei due dipenda dall’altro, chi sia libero e chi non lo sia. E il passato, che si disvela a poco a poco coinvolgendo non solo i due protagonisti ma, per cerchi concentrici, le famiglie, i genitori e tutte le persone che fanno parte della loro vita, è un concatenarsi di eventi che ineluttabilmente li portano proprio dove sono adesso. Con un carico di emozioni, di frustrazioni, di passioni che non si sa che strada prenderanno: verso la salvezza? O verso la distruzione?
La prigioniera è un romanzo che parla di bene e di male, e di come bene e male siano ripartiti in ugual misura dentro tutti noi. In questo senso è un libro universale: i protagonisti sono persone normali, che vivono, sbagliano e tentano di riscattarsi dagli errori commessi. persone come noi.
° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Due voci molto diverse fra loro si alterneranno per tutta la narrazione.
La prima, quella di uno psicologo che da famoso privatista si è visto "declassare" in un istituto carcerario femminile per un errore non propriamente suo. Un "calcolo" sbagliato che lo ha rovinato e portato a doversi occupare delle criminali in un penitenziario.
La seconda, quella di una donna che potremmo dire 'qualsiasi', una detenuta a cui aspetta una condanna molto lunga...scopriremo leggendo il perché e come le cose l'abbiano condotta in quel luogo, e a quella pena.
Due personalità diverse e due ruoli opposti, che però si incontrano per caso durante una seduta e da quel momento cambierà tutto.
In primis per Frank, che si trova davanti la sua cotta del liceo che non avrebbe mai pensato di rivedere e mai in quelle circostanze. Lui ci parlerà attraverso una specie di diario personale, dove annoterà le sue impressioni e la sua visione piuttosto distorta dei loro incontri nei quali, andando avanti nel tempo, metterà da parte la sua etica prendendo una strada rischiosa, decidendo di fare qualunque cosa per aiutare Miranda. Questo il nome della giovane donna che, a differenza di Frank, ci parlerà attraverso i suoi pensieri, dandoci spazio nelle sue giornate e nei suoi ricordi, mostrandoci la vita in carcere per come viene percepita da lei.
Due vite apparentemente distrutte da qualcosa capitato loro e di cui si troveranno a scontare le conseguenze nella struttura, lei come detenuta e lui come psichiatra.
Si direbbe che definire chi è buono e chi cattivo è ben chiaro, eppure la linea fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato è davvero sottile, e la capiremo meglio leggendo, scoprendo la personalità dei due protagonisti oltre che il loro passato.
Basteranno pochi mesi a far ribaltare tutto. In quel lasso di tempo vedremo entrambi prendere decisioni spesso confondendo cuore e ragione. Fra scelte impulsive, decisioni ponderate, percorsi giusti e strade sbagliate; uno spaccato di due vite messe davanti a qualcosa di impensabile che dovranno affrontare, ognuno a modo suo, a volte correggendosi mentre altre volte puntando alla scelta peggiore, ben consci dei rischi a cui si va incontro, eppure infischiandosene.
Una lettura davvero piacevole, rapida e scorrevole che ho chiuso in pochissime ore, lasciandomi un leggero "fastidio" nel finale, un po' prevedibile per i miei gusti. Però spezzo una lancia in suo favore poiché gli ultimi capitoli rendono con maggior impatto il concetto di potere e di fiducia, che se presi insieme e non con buone intenzioni, conducono a risultati davvero pessimi.
Un romanzo originale ed abbastanza imprevedibile, che mescola abilmente presente e passato, dandoti alcune tessere della vita di entrambi, ma non in perfetta linea temporale, da "costringerti" a finire per capire come siano finiti lì e come possano compiere certe decisioni.
La scelta delle due voci narranti, come il modo in cui ci parlano, è un'altra carta vincente.
Non il solito thriller che mi sarei aspettata prima di iniziarlo.
E' uscito da pochissimo e ringrazio Corbaccio per avermelo fatto leggere.
Fateci un pensiero, penso potrebbe piacere a molti.
Opinione: Per Ultimo Il Cuore, di Margaret Atwood
° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Temo fortemente di essermi fatta condizionare dagli altri libri letti della Atwood, perché immaginavo una storia molto più mirata verso un elemento distopico probabile.
In effetti inizialmente è così, ma poi purtroppo la storia si disperde e l'ho trovato un grande peccato.
I protagonisti di questo romanzo sono Stan e Charmaine, una coppia sposata che si è ritrovata in pochissimo tempo per colpa della crisi economica a dover vivere nella propria auto, sempre attenti ed in movimento per sfuggire ai criminali che potrebbero volergliela portare via, insieme a tutti i loro beni. Solo Charmaine ha un piccolo lavoretto in un bar, ma asseconda i voleri del marito evitando di fare turni serali o altro, nonostante ciò sfrutterebbe loro più soldi e una maggiore possibilità di vivere al limite del tollerabile.
La loro situazione sembra cambiare quando decidono di entrare a far parte di un progetto, una specie di città modello potenziale che potrebbe rivoluzionare tutta l'economia e spazzare via la criminalità.
Infatti dentro le mura che circondano le varie abitazioni, c'è anche un carcere, dove ciascuno di loro dovrà andare a stare a mesi alterni. Ciò per non far sentire nessuno superiore agli altri.
O così dicono almeno.
Dopo aver firmato il contratto non si può più tornare indietro. Da quella città non si esce vivi.
Ma a Stan e Charmaine non importa, sono così felici di poter riavere una casa tutta per loro, del cibo vero, vestiti, un bagno,...
Seguiremo la loro vita a frammenti, poiché passeranno mesi da quel giorno in cui firmarono a quello in cui il romanzo continua, raccontandoci meglio in cosa consiste la loro vita ed i loro compiti.
La narrazione andrà spesso a "saltelli" avanti nel tempo. Non molto fastidiosa, però dispersiva, soprattutto quando inseriscono altri elementi che metteranno la "nostra" coppia in difficoltà, facendoci capire sempre di più quanto basti poco per rimanere incastrati ed obbligati a fare qualcosa contro la propria volontà.
Ci sono parecchi elementi distopici, alcuni inseriti solo dopo metà romanzo e chiariti verso la fine, che sono inquietanti ma originali, e soprattutto possibili, vista la morale di parecchia gente.
Nel caos generale perdono un po' la loro efficacia. Ci sono così tante cose in ballo che appiattiscono la narrazione, rendendola più un thriller psicologico con dei tratti distopici.
Niente di così forte da sconvolgere il lettore, anche se il potenziale c'era.
Purtroppo un NI, perché la Atwood scrive davvero bene e anche in questo caso ha scritto un romanzo originale. I lati negativi ve li ho descritti sopra.
Lo sconsiglierei per chi tenta un primo approccio con questa scrittrice.
Altrimenti, se vi incuriosisce, fateci un pensiero, magari vi potrà piacere davvero molto.
Opinione: Nelle Terre Estreme, di Jon Krakauer
° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Personalmente adoro lo stile di Krakauer, che ripercorre in un'attenta analisi giornalistica, mescolando lo stile con la narrazione, alcuni fatti davvero accaduti. In questo caso gli ultimi anni di vita di Chris McCandless che, dopo aver finito gli studi, "scappa" di casa e fa perdere le sue tracce, muovendosi per l'America per due lunghi anni, trovando però la morte in Alaska.
Pagina dopo pagina, muovendoci fra prima e dopo la morte di Chris, scopriremo chi era questo ragazzo, come questa decisione ha distrutto la sua famiglia e portato tristezza in molte vite che si sono scontrate con la sua durante gli anni.
Tanti hanno detto che era stato uno stupido, uno sciocco ragazzino, a voler andare in Alaska senza la giusta attrezzatura. Quasi "se l'è meritata" la fine che ha fatto. Sicuramente avrebbe dovuto buttarsi in modo più preparato, con attrezzatura adeguata ed altri mezzi indispensabili. Eppure leggendo scopriremo che ha superato moltissime difficoltà, muovendosi con uno zaino sulle spalle e pochissimi soldi in tasca, su e giù per l'America, incontrando per persone che rimarranno segnate dalla sua conoscenza.
Ha avuto fortuna parecchie volte, ma si è dimostrato tenace e ricco di risorse per la maggior parte del tempo, pensando alla sua giovane età e cosa ha affrontato da solo e senza sicurezze.
Forse un po' matto, certo, con alcune fissazioni, ma nessuno può negare che abbia avuto il coraggio di prendere la propria strada, nonostante tutti i vari "consigli" contrari. Scopriremo che a portarlo lungo quel percorso così drastico sono stati anche bisticci coi genitori, il padre prima di tutto.
Non sto dando a lui la colpa, come non lo ha fatto Krakauer e non credo nemmeno lo stesso Chris.
Probabilmente dopo quella fuga, trovato ciò che gli serviva sapere, sarebbe tornato alla sua vita di sempre. Forse no. Purtroppo non lo possiamo sapere, ma Jon ci racconta di altri "matti" che sono sopravvissuti nonostante le strade anticonvenzionali che hanno scelto di percorrere.
Tutta la narrazione avviene per supposizioni mescolate ai racconti delle persone che lo hanno incontrato. Alcuni per poche ore, altri per mesi.
Chris è rappresentato come un ragazzino a volte quasi snob per le sue idee con cui era fissato, altre una persona volenterosa disposta a fare qualunque lavoro disponibile. Difetti e pregi, come ognuno di noi. Con tanto da dare, vista la giovane età.
Il finale è davvero triste, sia quando Krakauer va al pulmino che è stato l'ultima dimora di Chris e il luogo della sua morte, raccontandoci quanto poco sarebbe bastato per salvarsi e come alcuni incidenti messi in mezzo alla sua strada gli abbiano impedito di chiedere il soccorso necessario; sia quando i genitori di Chris arrivano in quel posto, osservando ed immaginando gli ultimi giorni del figlio.
Un libro coinvolgente, che racconta la tenacia e la forza di questo ragazzo, che ha scelto di vivere solo e senza niente. Un personaggio che troppi hanno definito superficialmente in maniera negativa, senza nemmeno tentare di capire cosa possa spingere a raggiungere un sogno del genere, così difficile, arduo e impensabile.
Se vi tenta, prendetelo e fatevi rapire da questa storia!
Opinione: Jezabel, di Irène Némirovsky
Quando entra nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l'affaire più succulenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l'ombra di Jezabel, l'ombra che nell'Athalie di Racine compare in sogno alla figlia. La condanna sarà lieve poiché la difesa invoca il movente passionale. Ma qual è la verità - quella verità che Gladys ha cercato in ogni modo di occultare limitandosi a chiedere ai giudici di infliggerle la pena che merita?
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Una lettura particolare, che solo alla fine riusciamo a comprendere appieno, anche se verso la fine intuiamo parecchi dettagli. L'autrice riesce a creare un intricata storia, apparentemente banale, che però nasconde la verità terribile che porterà la protagonista dietro le sbarre.
La vicenda si apre dalla fine. Gladys è in tribunale per essere giudicata dopo un omicidio. Il suo giovane amante è morto nella sua camera da letto. Saranno tanti i testimoni a parlare bene di lei, eppure Gladys resta distaccata, cercando di mantenere l'aura di bellezza senza tempo che la circonda, e con un'aria disperata, chiedendo alla corte di smetterla di indagare e dichiararla colpevole. Cosa non vuole che venga rivelato?
Avrà inizio così un viaggio indietro nel tempo, dal suo primo matrimonio in avanti, lungo una strada in cui scopriremo la sua ossessione per la giovinezza e le insicurezze del tempo che la assalgono.
L'unica cosa che desidera è avere ancora un'amante, poter sedurre ancora un altro uomo, ancora ed ancora, per ingannare il tempo e non sentirsi mai vecchia. Ancora uno. E poi, ancora uno.
Con una figlia più matura di lei a cui non vuole pensare, volendo solo continuare per sempre fra feste e balli, fra un paese e l'altro, scappando.
Paura, follia, meschinità. Questa donna fa provare al lettore disprezzo ma anche tristezza nei suoi confronti, perché deve esserne malata per arrivare a concepire certi pensieri. Questa fuga costante contro l'invecchiamento, il voler mantenere le apparenze, ingannare tutti.
Un romanzo breve ma intenso, che inizia dagli ultimi capitoli della vita di Gladys, confondendo il lettore, per poi staccare e tornare indietro nel tempo per raccontarci tutto e trovare un senso a questo inizio, restando scioccati da ciò che scopriremo durante questo viaggio.
Sicuramente Gladys è un personaggio difficile da dimenticare e non positivo, ma qualcosa in lei è così magnetico da catturare il lettore per scoprire di più sul suo conto.
Un libro da leggere, che consiglio molto.
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