Visualizzazione post con etichetta thriller. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta thriller. Mostra tutti i post

Opinione: L'Ultimo Omicidio Alla Fine Del Mondo, di Stuart Turton


Fuori dall’isola non c’è nulla: il mondo è stato distrutto da una fitta nebbia che ha invaso il pianeta, devastando tutto e uccidendo qualunque forma di vita. Sull’isola, invece, ogni cosa è idilliaca: la natura è rigogliosa, l’aria pulita e centoventidue persone vivono in perfetta armonia, sorvegliate da Niema, suo figlio Hephaestus e Thea, tre scienziati che sono stati in grado di proteggere quel luogo paradisiaco dalle insidie esterne. Gli abitanti del villaggio hanno poche pretese, si accontentano di pescare, coltivare i campi e godere dei frutti della terra e se hanno un dubbio possono appellarsi ad Abi, un’entità che ognuno di loro sente nella propria mente. L’importante è che rispettino sempre il copri fuoco e le regole imposte dagli scienziati. Fino al giorno in cui, con orrore degli isolani, Niema, la scienziata più anziana, viene trovata brutalmente uccisa. Oltre ad aver lasciato l’intera isola sotto shock, l’omicidio ha innescato un abbassamento del sistema di sicurezza intorno all’isola, l’unica cosa che teneva a bada la nebbia. Se il caso non verrà risolto entro 107 ore, la nebbia soffocherà l’isola e tutti i suoi abitanti. Ad aggravare la situazione c’è che il guasto nel sistema ha anche cancellato la memoria di tutti gli abitanti: nessuno ricorda più ciò che è accaduto la notte precedente, il che significa che qualcuno sull’isola è un assassino e non sa di essere. Nel frattempo, il tempo stringe. 




La trama mi aveva messo parecchia curiosità, ma non avendo ancora letto nulla dell'autore ero un pochino incerta. Fortunatamente è stato pubblicato subito anche su Storytel e mi ci sono lanciata.
La domanda spontanea che vi chiederete è: perché non hai recuperato anche gli altri (che sono su Storytel)? Perché questa volta hanno cambiato voce e mentre prima non riuscivo proprio ad ascoltare (ci riproverò, ma temo che non sia nelle mie corde il suo modo di leggere) adesso il tutto era molto scorrevole e piacevole. 

Mi sono trovata catapultata in una storia distopica in cui misteri devono essere risolti e non solo quelli riguardanti l'omicidio che potrebbe essere la fine di ogni vita sull'isola, ma tanti segreti che i tre Sali (gli scienziati) hanno mantenuto per anni.
Inizialmente il tutto appare complesso e con elementi assurdi. I tre scienziati con le loro vite lunghissime, gente fin troppo pacifica e tollerante di stranezze che dovrebbero sconvolgerli, regole assurde (per esempio al coprifuoco tutti cadono addormentati fino alla mattina dopo, oppure al compimento dei 60 anni la loro vita cessa naturalmente, e molto altro che non sto a svelarvi. Tutto questo lo si scopre subito, non erano spoiler tranquilli).
Insomma un piccolo villaggio alla fine del mondo che resiste grazie a tutto ciò in felicità e armonia da generazioni. 
Comunque non temete, serve per dare un idea di come è stata strutturata questa società ed è tutto funzionale, niente di superfluo. Si capirà leggendo e andando avanti nella trama la motivazione dietro ogni regola. 

Tutto scorre in pace e tranquillità, finché improvvisamente una mattina si risvegliano confusi, pieni di ferite, in posti strani, senza ricordare niente di ciò che è avvenuto la sera precedente. 
Mentre un incendio sta distruggendo una delle loro case, trovano al suo interno sei dei loro amici morti, insieme al cadavere di Niema. Il tutto sembra puntare ad un incidente, una trave che cadendo l'ha travolta, ma non è così.

Sarà Emory a rivelarsi fondamentale. La donna più seccante del villaggio, poiché ha la testa piena di domande di cui cerca risposta e non si accontenta di spiegazioni banali. Messa in un angolo da tutti, diventerà importantissima quando prenderà le redini delle indagini arrivando a sfidare i Sali per trovare la verità e salvare tutti, loro compresi.

Un conto alla rovescia che le concede due giorni per rivoltare l'isola, con l'aiuto della figlia (apprendista di Thea e risvegliando fra loro un rapporto in equilibrio precario da troppi anni), cercando indizi e mettendo insieme ciò che scopriranno, lasciandola spesso spiazzata e confusa riguardo il passato della sua gente. 
Verranno alla luce elementi delicati e i tre Sali si riveleranno per quello che erano/sono davvero. 
Emory non ha mai avuto più di tanto paura(/reverenza) di loro, ma il resto della gente? Come potrebbe reagire a certe notizie?

In tutto questo da sottofondo e nostra voce onnisciente c'è Bia (non Abi, come in lingua originale; è un refuso nella trama), una sorta di intelligenza artificiale che comunica con tutti dentro le loro teste, confortandoli, spronandoli e tenendoli ancorati alle regole di pace e armonia che regnano. Una voce che permette di comunicare, di sapere sempre ognuno dov'è, che li connette costantemente. Ma anche una voce con ordini precisi di Niema da rispettare. 
Deve lasciare che le cose vadano come dovrebbero, sperando di aver fatto i calcoli giusti affinché avvenga ciò che deve accadere.
Sarà così oppure Emony cambierà le cose?

Mi sono lasciata trascinare dalla storia senza soffermarmi troppo su dettagli o elementi che magari sembravano strani. Mi è piaciuta molto quest'avventura così strana, assurda e ricca di elementi pronti per esser scoperti e ribaltare le cose in continuazione. 
Mi è molto piaciuto il mondo che è stato creato dall'autore. Come tutto si fosse distrutto per l'ennesima cazzata umana (anche se non si saprà bene la sua origine, ma non è importante ai fini del tutto) e come questa nuova società tenti di prosperare. 

Molto piacevole, scorrevole e intrattiene tanto. Anzi, ti tiene proprio incollato per scoprire come andranno le cose e quale segreto verrà portato alla luce.
Sono curiosa di scoprire le opinioni di chi è più amante dei gialli/thriller per capire cosa riescono a vedere che io non ho percepito. Sicuramente dettagli sparsi ci sono, come domande senza risposta.

Nel complesso, consigliato! 
Soprattutto l'audiolibro, ovviamente.

Imago Mortis, di Samuel Marolla [Instagram Post]



Opinione: Imago Mortis, di Samuel Marolla


Milano, 2013. Augusto Ghites è un medium con un incredibile potere: entra in contatto con gli spiriti dei defunti solo sniffando o fumando le loro ceneri, come se si trattasse di una droga qualsiasi. Questa terribile dote, a metà fra la maledizione e la tossicodipendenza, fa di lui un uomo solitario, malinconico, ostaggio del proprio vizio segreto, e circondato solo da gente morta. Quando un'anziana ex prostituta gli chiede di aiutarla a scoprire l'assassino che nel 1953 uccise diverse sue colleghe, inizia per Ghites la discesa in un girone infernale di cimiteri, ex case chiuse, battone ottuagenarie, circhi malfamati, periferie invase da scorie chimiche e balordi di ogni risma, sullo sfondo di una Milano pre-Expo schizofrenica, spietata, preda degli istinti più bassi e del motto segreto che regola la vita dei suoi cittadini: homo sine pecunia est imago mortis, l'uomo senza denaro è l'immagine della morte. "La potenza narrativa messa in campo dall'autore è devastante" - Nella mente di Redrum. "Ricorda i trip di un Burroughs in pieno delirio creativo" - Taccuini da Altri Mondi. "Come mi fa spaventare e inquietare Marolla, non ci riesce nessuno" - Il Viagra della Mente. "Questa novel è un acquisto obbligatorio" - Plutonia Experiment. "Ho letto una cosa strafiga, un tipo che sniffa la cenere dei morti si muove in una Milano più nera e cupa della polvere che inala. Uno spettacolo." - Letteratura Horror. 


"...io ho poche regole, e non ammetto eccezioni. 
Lavoro solo su casi riguardanti persone decedute. 
Non lavoro sui vivi. 
Non cerco persone scomparse. 
Non mi occupo di criminalità organizzata.
 Faccio ancora per lei?"

Ci troviamo in una Milano descritta nei suoi dettagli peggiori, un luogo che appare quasi parte di una distopia talmente risulta un luogo oscuro, malato, preda di persone che vogliono spiccare usando i vizi peggiori. Ed è ovviamente il denaro che comanda, che gestisce tutto e cambia le carte in tavola a proprio piacimento. Ambientato nel 2013, un dettaglio particolare e molto interessante, perché l'autore ha poi inserito fatti di cronaca vera fra le pagine, dando maggiore spessore a questa Milano e sbloccandoci dei ricordi che uniti al tutto riescono a farci percepire la città come viene vista dal protagonista.

Ghites è un investigatore privato. Uno particolare. Anzi, direi unico nel suo genere. Si occupa di persone decetute e basta. Il perché di questa "scelta" è insito nel suo potere: può rievocare la persona tramite le sue ceneri. Gli basta sniffarle, fumarle o iniettarsele in vena. Si, come una droga. E come quest'ultima ne ha sviluppato una sorta di dipendenza da cui ormai sa di non poter scappare.
Durante una giornata qualsiasi viene a chiedere i suoi servizi una ex prostituta per scoprire chi ha ucciso una sua amica nel 1953. Inizia un indagine che mescola realtà e memorie dall'occulto, fra piste che sembrano ormai fredde andando a ripescare chi l'aveva conosciuta fra le case chiuse in cui lavorava e un manicomio in cui tentarono di rinchiuderla più volte. Mescolando personaggi "poco raccomandabili" che, per motivi diversi, gli danno la caccia oppure dovrebbero essere i suoi testimoni.
Non sarà certo facile, sarebbe comodo chiudere tutto e sparire. Ma Ghites non lo fa. Per se stesso (dopo che sono successe alcune cosette), ma anche per la Nanà, una sorta di giustizia, anche se in misura minore. Resta un protagonista egoista, cinico, furbo e vendicativo. Con una scimmia sul groppo e un "amico" molto famoso di cui è riuscito a farsi avere le ceneri, che lo accompagna quando decide di farsi qualche trip mentre "lavora" (si intuisce chi sia, ma ho comunque googlato per averne certezza. Scelta molto originale!).

Dunque, la trama più o meno è questa, senza Spoiler ovviamente. Sicuramente non è per tutti, ci sono TW grossi come una casa (omicidio, violenza, droga,...come avrete già intuito).
In particolare si arriva a dettagli non morbosamente macabri, ma comunque riguardanti la Nanà nei suoi ultimi istanti di vita, e non solo, che sono davvero per pochi. Se amate il genere come me, un po' turbano ma gli danno un tocco di orrore e splatter ben fatto, che (finalmente mi) da qualche brivido alla spina dorsale.
Una scrittura che si disperde moltissimo riguardo la descrizione di questa Milano, attraverso lo sguardo cinico, disilluso e misantrico del protagonista, verso la città in sé e un po' tutti coloro che vi abitano.
Una critica non troppo velata al capitalismo che ne regna sovrano, e non solo.
Ahimè, io non vado a nozze con queste cose, quindi mi hanno appesantito queste parti. Peccato.
Il resto mi ha affascinato. È difficile entrare nella storia, si subiscono degli scossoni, ma se ti cattura arrivi alla fine per trovare soluzione al mistero della povera Nanà e altre domande che spuntano fra le pagine.
Un modo di raccontare davvero particolare, strano ma che non mi è dispiaciuto. Breve, ma essenziale per questa prima indagine. Dal finale si preannuncia che qualcos'altro potrebbe ancora arrivare, ma non si sa ancora nulla.
Se cercate qualcosa di fuori, ma proprio fuori totalmente, originale, senza filtri,...potrebbe piacervi.

Oltre consigliarvi di leggere le prime pagine digitalmente gratis (per farvi un idea senza pagare), il libro è anche su Audible, che mi ha salvato aiutandomi ad andare avanti quando tempo per leggere non ne avevo.

homo sine pecunia est imago mortis, l'uomo senza denaro è l'immagine della morte.

Labirinti, di Frank Thilliez [Instagram Post]



Opinione: Labirinti, di Franck Thilliez


«Passò la notte raggomitolata sul letto, senza chiudere occhio. Quando si accese la luce, scoprì la ragione di quella visita notturna. Su un grande foglio era disegnato un labirinto. Nella vaschetta attaccata alla lavagna c’era un pennarello nero. Una sfida. Dopo averle mostrato l’orrore, quel pazzo voleva giocare. Come ai bei vecchi tempi».

Una giovane poliziotta, Camille Nijinski, si trova nello studio del dottor Fibonacci, uno psichiatra che si accinge a raccontarle una storia incredibile di cui è l’unico depositario. Si tratta della testimonianza raccolta da una paziente, la quale è stata trovata priva di sensi e di memoria in un bosco accanto al cadavere di un uomo. Camille, incaricata di seguire le indagini, ha bisogno di capire di più riguardo a questa improvvisa perdita di memoria, ma lo psichiatra ha molto altro da rivelarle. Prima di dimenticare tutto, la sua paziente ha condiviso con lui i fatti del suo passato: una storia lunga e complessa, senza dubbio la più straordinaria che Camille ascolterà in tutta la sua carriera. Le protagoniste sono cinque. Tutte donne. La giornalista, la psichiatra, la rapita, la scrittrice… E la quinta? La quinta donna è il filo del labirinto, è colei che fornirà le risposte a tutte le domande e, forse, anche una via d’uscita. La mente geniale dell’autore ha dato vita a un vero e proprio labirinto infernale cosparso di tranelli e vicoli ciechi, in cui il lettore verrà intrappolato insieme ai protagonisti. Franck Thilliez non si stanca mai di giocare… ma questo i suoi lettori più affezionati lo sanno già.


Decisamente un ottima idea comprare e leggere subito questo romanzo altrimenti avrebbe fatto la fine degli altri che dovevo assolutamente leggere e sono lì ad attendermi.

Avevo letto "Il Manoscritto" (dopo secoli dalla sua pubblicazione e lo dovrei rispolverare lo ammetto) e "Puzzle" che però essendo il suo primo romanzo ahimè ci sta che fosse più acerbo.

Ma torniamo alla storia.
Ci troviamo in un ospedale dove la poliziotta Camille deve investigare riguardo una donna trovata priva di sensi accanto ad un cadavere. La donna ha raccontato al suo medico la sua storia prima di perdere completamente la memoria. Ed ora lui la sta per raccontare a Camille (e a noi).

Una storia che riguarda 5 donne: la giornalista la psichiatra la rapita la scrittrice...e una quinta che verrà svelata solo alla fine del racconto ma cruciale per scoprire la verità dietro tutto ciò.
Donne diverse fra loro con vite molto differenti che si trovano ad affrontare improvvisamente qualcosa che cambierà le loro vite (ovviamente).Una storia imprevedibile che ti trascina per poter mettere chiarezza e capire prima di tutto chi sono ma soprattutto come sono collegate.

No, credo sia impossibile prima di metà romanzo capire come potrebbe andare a finire. È l'autore che ad un certo punto inizia a darci piccoli indizi (ma davvero palesi se li ho colti) che lentamente si fanno sempre più evidenti portandoci (lui!) fuori da questo enorme labirinto unendo i vari elementi e lasciandoci sbalorditi per come la storia rivela il suo significato complessivo e si conclude.

Lascia la sensazione di uscire da una grotta. Ci si sente confusi si va alla cieca cercando di capire dove ci porta la strada poi inizia una schiarita il percorso lo iniziamo a vedere sempre più chiaramente fino a che è così chiaro che ci stupiamo per non averlo visto subito e lo seguiamo fino ad esserne fuori. Dove ci aspetta un ultima sorpresa. Nell'ultima pagina infatti c'è un labirinto che risolto lascia a bocca aperta il lettore! Insomma ho detto tutto e non ho detto niente lo so benissimo.
Ma non posso!

Sono storie che si legano fra di loro nel momento giusto, regalando nel frattempo frammenti di vita che tengono incollati alle pagine perché il buon Thilliez chiude ogni volta un capitolo con un cliffhanger, alternando i POV delle protagoniste, rendendo il ritmo molto veloce, interessante, e mettendo curiosità al lettore che deve sapere.

Capitoli corti, cosa che apprezzo moltissimo e mi aiuta in questo periodo a leggere, anche quando non ho tempo.

Ahimè, infatti ci ho messo un eternità per finirlo, tipo 20 paginette ogni tanto, per poi, di botto, divorarne metà per arrivare alla fine. Me lo ero un po' imposta, comunque sia ad un certo punto non lo si può mettere giù, è difficilissimo.

Fate attenzione però. Ci sono tanti TW fra le pagine (violenza fisica e psicologica principalmente).

Post anche sul mio profilo Instagram @viaggiatricepigra

Gli Incompiuti, di Anna Kańtoch [Instagram Post]


 

Opinione: Gli Incompiuti, di Anna Kańtoch


Una casa bianca travolta da una bufera di neve. Un corpo esangue, morto. Un corpo vivo, sconvolto. Un commissariato di provincia, un interrogatorio informale, l’inizio di un racconto. Ogni capitolo di questo romanzo dalla struttura a scatole cinesi è una storia che ne rivela un’altra diversa e a essa intrecciata, con protagonisti che si inseguono tra le pagine e alcuni elementi ricorrenti: l’odore di agrumi, un cappotto rosa, una misteriosa casa bianca. È un libro di personaggi dalle identità sessuali ribaltate e ambigue: donne dalle qualità virili, uomini efebici, e in mezzo a loro un bambino dal sesso indefinibile costretto a compiere una scelta. All’interno della cornice pulsante di un thriller dove sparizioni e morti tengono sempre alta la tensione, si dipana una storia che scava nell’Io dei protagonisti: il mistero più grande non è l’omicidio (vero o o presunto), ma la faticosa consapevolezza di essere incompleti.

Giro intorno a questa recensione da davvero troppo tempo, e in tutta onestà non ho ancora capito se la lettura mi sia piaciuta oppure no. 
Principalmente perché è scritto bene, ti trascina dentro questa sorta di enorme mistero...ma ha un finale aperto. Cosa che odio, in particolare nei romanzi con un mistero (o più) fra le pagine. 

La storia è molto originale. 
Ci troviamo davanti, come dice la trama, a storie dentro altre storie. Ogni personaggio che incontreremo sarà incastrato dentro le storie degli altri. Tutto si mescola, tutto da l'impressione di scendere sempre di più ogni capitolo che si prosegue e una delle storie viene prima anticipata e poi raccontata, in modo frammentato, sparso qua e là ma trovando sempre il modo di incastrarsi. 

Un romanzo che dà la sensazione di esser una sorta di matrioska quando lo si inizia, ma alla fine diventa un enorme puzzle dove tutto è collegato. O lo sembra. Perché alla fine le poche certezze vengono messe in dubbio e sta al lettore trarre le sue conclusioni.

Una lettura scoperta grazie ad un GdL (#Penombre di @sonosololibri ) , che mi ha permesso di addolcire la mia opinione finale, confrontandomi con altr3 lettor3 e scoprendo altri punti di vista che, appunto, mi hanno fatto guardare la storia diversamente, apprezzandola un po' di più.

Lo so, sono 3 parole in croce vaghe, confuse, assurde, ma è così questo romanzo e penso (anzi sono sicura) che sia il modo giusto per "raccontarlo" e che debba esser letto in questo modo. Addentrandosi in questo caos che fondamentalmente ha un senso, trovandosi davanti personaggi le cui storie sono frammentate e sparse, incastrate le une alle altre in modi così assurdi che vi lasceranno stupiti. Avvicinarsi ad ognuno di loro, seguendo questa catena di eventi che da un senso di caduta libera, fino alla chiusura di tutto.
Che, ahimè lo ripeto, purtroppo non mi ha soddisfatto. 

Leggerlo o non leggerlo? Se vi piacciono le storie strane, dove il senso va guadagnato, il mistero non è così semplice come dovrebbe essere, il caos regna sovrano ma non messo lì a caso. Si, potrebbe piacervi. Una piccola follia che regala qualcosa di nuovo e particolare in mezzo a tante letture di solito fin troppo simili.



Post anche sul mio profilo Instagram @viaggiatricepigra



Puzzle, di Frank Thilliez [Instagram Post]




𝑃𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 1: 
𝑄𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑖, 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑖𝑜' 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑟𝑎' 𝑒' 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎'. 
𝑆𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜.

𝑃𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 2: 
𝑈𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑎'.


Ammetto che ho tutti i romanzi (pubblicati in Italia) e che per ora avevo letto solo Il Manoscritto. Eppure "dovevo" avere anche questo, mi incuriosiva troppo e, fortunatamente, mi è rimasta questa curiosità che mi ha portato a divorarlo.

È stato un percorso interessante, ma probabilmente avevo aspettative troppo alte a riguardo.

PERÒ....


Continua sul Blog (qui per leggere) oppure sul Post Instagram (link sull'immagine)

Opinione: Puzzle, di Frank Thilliez



Lucas Chardon è rinchiuso in un ospedale psichiatrico e per la prima volta chiede di raccontare come sono andate le cose il giorno in cui la sua vita è cambiata per sempre. Quel giorno, la polizia ha rinvenuto otto cadaveri trucidati in un rifugio. Insieme a loro c’era lui, in lacrime, ricoperto di sangue e privo di memoria. Altrove, Ilan Dieduset riceve una telefonata: è la sua ex ragazza, Chloé. Dice di aver trovato l’ingresso a Paranoia, un ambitissimo gioco di ruolo gestito da un’entità misteriosa: tutti lo stanno inseguendo, ma nessuno conosce le regole. Ilan è stato un giocatore compulsivo, in passato, e la tentazione è troppo forte. Dopo un inquietante processo di selezione, Ilan e Chloé, insieme ad altri sei candidati, vengono convocati in un ospedale psichiatrico in disuso isolato tra le montagne. Regola numero uno: niente di quello che stai per vivere è vero; questo è un gioco. Regola numero due: uno di voi morirà. La partita comincia e, quando il gruppo inizia a sospettare la presenza di un intruso, la paranoia prende lentamente corpo. Con il passare delle ore, la competizione assume forme sempre più perverse, in una sorta di folle e angosciante meccanismo. Dove finisce il gioco e dove comincia la realtà? Chi accetterebbe di morire per un gioco? Dal re del thriller francese, un nuovo successo da 450.000 copie vendute: un enigma intricato, sorretto da un’ambientazione da brivido e una tensione costante. Un puzzle diabolico che non lascerà più dormire i lettori. «Non esiste un altro cervello narrativo così raffinato e giocoliere». Roberto Iasoni, «Sette – Corriere della Sera» «Maestro del thriller angosciante, Franck Thilliez solletica i nostri nervi in questo romanzo ricco di tensione in cui lo stress e il pericolo sorgono in ogni pagina». «Paris Match» «Una caccia al tesoro paranoica che ricorda il film di David Fincher The Game e il romanzo di Dennis Lehane Shutter Island».

𝑃𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 1: 
𝑄𝑢𝑎𝑙𝑠𝑖𝑎𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑖, 𝑛𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑖𝑜' 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑟𝑎' 𝑒' 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎'. 𝑆𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑔𝑖𝑜𝑐𝑜.
𝑃𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑖𝑜 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 2: 𝑈𝑛𝑜 𝑑𝑖 𝑣𝑜𝑖 𝑚𝑜𝑟𝑖𝑟𝑎'.


Ammetto che ho tutti i romanzi (pubblicati in Italia) e che per ora avevo letto solo Il Manoscritto. Eppure "dovevo" avere anche questo, mi incuriosiva troppo e, fortunatamente, mi è rimasta questa curiosità che mi ha portato a divorarlo.

È stato un percorso interessante, ma probabilmente avevo aspettative troppo alte a riguardo.

PERÒ....
Dopo aver curiosato ho scoperto che è stato pubblicato per la prima volta nel 2013, quindi rispetto a tutti gli altri tradotti in Italiano è quello più vecchio.
Nonostante non sia uno dei romanzi d'esordio (mi sembra dia il dodicesimo).

Torniamo al romanzo:
Si può dire che abbiamo due protagonisti.
I POV principali infatti sono quelli di Lucas Chardon e Ilan Dieduset.
Lucas è un malato psichiatrico che, dopo aver perso la memoria, inizia a raccontare cosa accadde quando venne trovato in un rifugio insieme a 8 cadaveri.
Ilan invece lo conosceremo quando la sua ex ragazza lo chiamerà per riportarlo dentro la ricerca di Paranoia, un gioco che promette sia di essere estremamente complicato e selettivo, sia un montepremi decisamente ottimo per l3 vincitor3.

Nel complesso una bella lettura, interessante, che riesce ad instillare dubbi nel lettore e sballottarlo, cercando di depistarlo dal finale.

Indizi spesso molto particolari e difficili, che personalmente non avrei saputo decifrare.
Davvero molto complesso e ben pensato su questo argomento, rendendo evidente il lavoro dietro a tutto questo enorme (appunto) Puzzle.

Un viaggio in cui la psiche è centrale.
Da una parte un malato psichiatrico che non ha ricordi. Dall'altra Ilan che si ritrova lentamente catapultato dentro Paranoia che, come suggerisce il nome, non è una passeggiata per la mente.
Niente di quello che stanno per vivere è vero.
Quindi, cosa è reale e cosa no?

In un contesto di solitudine, in un ambiente ostile e terrificante, dove sono tutti avversari, la paura e il sospetto crescono, ma sopratutto cose strane iniziano ad accadere....fa tutto parte del gioco? O c'è dell'altro?

Ottime premesse, però un finale che mi ha deluso.
Già dalle prime pagine mi ero fatta delle teorie sulla fine e quella più banale è risultata vera.

Un grande peccato anche "come" si chiude la vicenda. Senza lasciare dubbi, ma prendendosi tempo per raccontare e dare tutte le risposte al lettore.
Ma, anche in questo caso, è gusto personale: ci sarà sicuramente chi apprezzerà, e chi no.

Senza sbilanciarmi e finire in spoiler, mi è capitato di vedere film che probabilmente mi hanno influenzato riguardo il pensare a queste teorie. Forse per questo, essendo più "originali" (nel momento della visione) e con impatto maggiore, hanno reso piuttosto deludente arrivare alla fine di questa storia.

Ciò non toglie che meriti di essere letto.
Nonostante questi difetti, è sicuramente ben pensato, interessante, molto scorrevole.

Ne vorrei poter parlare liberamente, ma non voglio rovinarvi la lettura.
Ma se lo leggete, vi aspetto per parlarne.


Trovate l'opinione anche sul mio profilo Instagram: 

Opinione: Zoo, di Paola Barbato


Paola Barbato, come solo i più grandi, sa far nascere la paura anche dal più innocente battito d'ali. E si conferma una maestra del thriller.

Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. Da quell'istante inizia una lotta contro chiunque l'abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un Lui dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire.


Diciamo che arrivo abbastanza tardi a scoprire questo romanzo. 
Non tantissimo, è stato pubblicato ad inizio 2019, però tempo ne è passato.
Lo avevo adocchiato, per la particolarità della storia e la promessa di qualcosa di originale, ma...non so, non era scattato il "devo leggerlo". 
Mi ci sono riavvicinata per caso tramite Storytel, lo avevo iniziato e mi aveva incuriosito. 
Ma ascoltando davvero poco, il mese era passato e la storia era rimasta lì, appena incominciata. Fortunatamente altra promo, altra riattivazione, e sono tornata a metter in cuffia questo thriller. 
Ed ammetto che è andata anche bene perchè la voce che lo legge mi è piaciuta fin da subito. Tanti romanzi li ho scartati perchè non mi trovavo bene col lettore o la lettrice. 

Sono stata trascinata dentro un mondo davvero particolare e che incolla il lettore alla storia
Ci troviamo praticamente subito in empatia con Anna che si ritrova in un luogo sconosciuto e capisce presto di esser stata rapita, e che non è sola. 
Dentro un enorme gabbia, circondata da altre gabbie simili alla sua, ognuna con qualcuno al suo interno che di umano sembra aver poco. 
Settimana dopo settimana inizia a capire questo "gioco" e le regole che Lui vuole che vengano rispettate, altrimenti arrivano le punizioni. 
Impara a conoscere chi la circonda, chi più o meno pazzo, chi più o meno succube del gioco, e chi ormai è passato al servizio di Lui, nonostante la prigionia. 

Una storia originale e che cattura fin da subito, anche se ammetto che andando avanti si perde un po' quel fascino e la storia rallenta, allentando la presa sul lettore, fino al punto finale. 
Intuiamo perchè abbia perso Anna, ma riguardo gli altri, poco o niente. 
C'è chi ce lo dirà, ma stop. Lui non ha mai una "voce" chiara, con cui definirsi al lettore. 
Un personaggio che resta sempre nascosto e solo attraverso le sue azioni lo conosceremo meglio: metodico, molto intelligente, premuroso con i suoi "animali", con tantissime conoscenze diverse,...ma sul perchè questo Zoo, sul perchè tutte le cure, sul perchè ognuno con la sua gabbia, niente di niente. 
La storia resta comunque interessante puntata solo su Anna e sul suo percorso giorno dopo giorno dentro quella gabbia, e di come scelga di vivere lì dentro. 
Ma manca decisamente qualcosa che avrebbe arricchito il tutto. 

Ma arriviamo alla fine,
Ecco, nella chiusura dei giochi speravo davvero in qualcosa di più, ma è stato abbastanza prevedibile. Mi ha un po' deluso ed in particolare gli ultimi minuti li ho dovuti riascoltare perchè non ho compreso appieno cosa sia successo. 

Mi è mancato qualcosa. Forse per lasciare un po' di mistero, ma personalmente amo quando una chiusura è imprevedibile ma ha una spiegazione che lascia il lettore a bocca aperta. A confermargli un dubbio o prendendolo completamente in contropiede, ma dandogli quella risposta che chiude la storia senza lasciarla aperta. 
A meno di un possibile seguito, che leggerei molto volentieri. 

Nel complesso resta una storia che consiglio di leggere o ascoltare, sicuramente. 

Opinione: Io Sono L'Abisso, di Donato Carrisi



Sono le cinque meno dieci esatte. Il lago s'intravede all'orizzonte: è una lunga linea di grafite, nera e argento. L'uomo che pulisce sta per iniziare una giornata scandita dalla raccolta della spazzatura. Non prova ribrezzo per il suo lavoro, anzi: sa che è necessario. E sa che è proprio in ciò che le persone gettano via che si celano i più profondi segreti. E lui sa interpretarli. E sa come usarli. Perché anche lui nasconde un segreto. L'uomo che pulisce vive seguendo abitudini e ritmi ormai consolidati, con l'eccezione di rare ma memorabili serate speciali. Quello che non sa è che entro poche ore la sua vita ordinata sarà stravolta dall'incontro con la ragazzina col ciuffo viola. Lui, che ha scelto di essere invisibile, un'ombra appena percepita ai margini del mondo, si troverà coinvolto nella realtà inconfessabile della ragazzina. Il rischio non è solo quello che qualcuno scopra chi è o cosa fa realmente. Il vero rischio è, ed è sempre stato, sin da quando era bambino, quello di contrariare l'uomo che si nasconde dietro la porta verde. Ma c'è un'altra cosa che l'uomo che pulisce non può sapere: là fuori c'è già qualcuno che lo cerca. La cacciatrice di mosche si è data una missione: fermare la violenza, salvare il maggior numero possibile di donne. Niente può impedirglielo: né la sua pessima forma fisica, né l'oscura fama che la accompagna. E quando il fondo del lago restituisce una traccia, la cacciatrice sa che è un messaggio che solo lei può capire. C'è soltanto una cosa che può, anzi, deve fare: stanare l'ombra invisibile che si trova al centro dell'abisso.



Ero rimasta "indifferente" dalla sua penultima pubblicazione (La Casa Delle Voci): molto piacevole da leggere, ma prevedibile e deludente sul finale. Rispetto a "Il Suggeritore"...forse nulla potrà esser alla sua altezza, quindi perchè leggere altro? Eh, me lo chiedo spesso, ma la curiosità per fortuna mi fa andare avanti e grazie ad essa mi sono lanciata in questa nuova avventura e ne sono stata rapita. 

Un romanzo che tiene il lettore attaccato alle pagine fino alla fine. 

I protagonisti di questa storia non hanno nomi. Avremo a che fare con l'uomo che pulisce. Con la ragazza col ciuffo viola. E la cacciatrice di mosche. Titoli che avranno una logica solo scoprendoli durante la lettura. 
Alcuni alla fine di tutto avranno un nome, ma altri resteranno nel loro anonimato. Ed è perfetto anche così.

Si contendono la parola, mano a mano che la vicenda prosegue e le loro vite si intrecciano. 

Lo ammetto tranquillamente, questa trama era così assurda ed incomprensibile da avermi attratto e ho iniziato a leggerlo senza sapere minimamente cosa aspettarmi. 
Sinceramente, voi (dalla lettura della trama) capite qualcosa?
Eppure rileggendola ora, è lampante! Tutto è lì, chiaro davanti ai miei occhi. 

L'uomo che pulisce è una figura strana, particolare, misteriosa e che mette curiosità nel lettore per saperne di più sul suo conto, in particolare sul suo lato oscuro che fin da subito fa capolino fra le pagine. Un uomo solo, che non cerca affatto compagnia di alcun genere, e che ama il suo lavoro: pulire. Segue una routine consolidata e si immerge in quello che lui trova "rassicurante": la spazzatura. Perchè quella non mente mai. 

Ma un giorno qualsiasi, una cosa imprevedibile lo scuote da tutto ciò. Vede una figura che sta annegando. Non sa chi sia, eppure qualcosa dento di lui scatta e porta in salvo quel corpo, scoprendo che era una ragazzina con un ciuffo viola. Quel giorno commette un errore imperdonabile, ma dentro di lui sa di aver fatto la cosa giusta. 
Nonostante i rischi che da quel momento aumentano per lui. A cominciare dall'uomo che si nasconde dietro la porta verde. 

Veniamo poi a conoscenza di questa ragazzina, tredici anni, di ottima e ricca famiglia. 
Cosa le è successo quella mattina?
Attraverso i suoi occhi vediamo una famiglia che "deve" essere perfetta sotto ogni aspetto e di cui lei si sente fuori posto, sempre e comunque. Una giovane che ha fatto degli sbagli a cui ora deve trovare il coraggio di rimediare, nonostante anche lei si senta sola ed abbandonata completamente a se stessa. 
Ma forse ora c'è qualcuno che la può aiutare, come l'ha salvata da quelle acque...forse...

Ed infine, la cacciatrice di mosche. Una donna sulla cinquantina che ha una missione a cui si dedica anima e corpo: salvare le donne, prima che sia troppo tardi. Una figura ossessiva, quasi fastidiosa a vederla da occhi esterni, però che fa sentire forte un problema che ancora oggi viene ignorato e minimizzato. Qui portato e sbattuto in faccia al pubblico che non può volarsi dall'altra parte. 

Tre vite che hanno tanto in comune, seppur combattono per motivi differenti. grazie e/o per colpa delle proprie esperienze di vita che in qualche modo hanno segnato il loro percorso. 

Un romanzo estremamente scorrevole e che cattura dalla prima all'ultima pagina, rendendo davvero difficile staccarsi. 
Un ritmo narrativo che racconta i fatti salienti, muovendosi spesso anche nel tempo per farci conoscere meglio come sia nato l'uomo che pulisce, come sia cambiata radicalmente la vita della donna che è poi diventata la cacciatrice di mosche, e cosa abbia portato la ragazza col ciuffo in mezzo ai guai. 
Non ci si perde in dettagli inutili e questo lo adoro. 
Come già dicevo, si rubano la voce a vicenda e, mano a mano che la conclusione della vicenda si avvicina, queste voci si susseguono sempre più rapide e vicine fra di loro. 

Il finale...perfetto. Non mi aspettavo una chiusura del genere e mi ha lasciato una sensazione ottima. 
Non saranno cinque stelline, perchè non c'è un WOW assoluto, ma ci si avvicina davvero tanto.
Fatevi rapire! 
Ne varrà la pena. 


Ringrazio la Longanesi per avermi fornito la copia digitale da leggere. 

Opinione: Victims, di Bo Svernström


Una storia aspra e serrata in cui non sarà semplice decidere da che parte schierarsi. Un esordio sorprendente che conquisterà i lettori.
«Proprio quando credi di aver intuito la direzione verso la quale si sta muovendo la trama, il colpo di scena, abilmente architettato da Svernström, ti fa crollare la terra sotto i piedi. La caduta è dura e sorprendente, anche per i lettori più esperti» – Aftonbladet
Per un istante brevissimo chiudo gli occhi, inspiro il profumo di terra e provo un senso di liberazione. Sollievo. Alla fine arriva, lo sento. Cammina sccivolando sulla ghiaia antighiaccio sparsa durante l'inverno. Arranca, lento e minaccioso. Anche al buio comunica imprevedibilità. Ferocia. Violenza...
Quando il corpo mutilato di un uomo viene trovato in un fienile a nord di Stoccolma, l'ispettore capo Carl Edson e la sua squadra si preparano per quella che – nonostante l'insolita e atroce crudeltà verso la vittima – sembrerebbe un'indagine per omicidio abbastanza semplice. Questa sensazione, però, dura molto poco: avvicinandosi al corpo, si rendono conto che l'uomo è ancora vivo. Ma anche questo, sfortunatamente, dura molto poco: trasportata d'urgenza in ospedale, la vittima muore in circostanze misteriose. Forse il killer è tornato a finire il lavoro? Sulla scena del crimine accorre prima di tutti gli altri colleghi Alexandra Bengtsson, tenace giornalista di cronaca nera, a caccia di notizie. Ed è proprio lei a fare una curiosa scoperta: un mazzo di chiavi che potrebbe essere collegato all'assassino e che la trascina al centro delle indagini. Mentre la polizia dà la caccia all'artefice del crimine, nuovi cadaveri vengono rinvenuti in circostanze analoghe al primo. Il team investigativo ora sa che il caso è tutt'altro che di routine e che è solo questione di tempo prima che il killer colpisca di nuovo, in modi sempre più efferati. Resta da capire, e in fretta, qual è lo schema che collega le vittime e chi le ha prese di mira. Carl e Alexandra sono risucchiati nel vortice delle indagini che porteranno alla luce un passato oscuro e violento, ponendo una domanda alla quale sembra impossibile rispondere: chi è la vittima e chi è davvero il criminale?


Un romanzo che avevo puntato da tempo e che finalmente, grazie alla Longanesi, sono riuscita a leggere. Anzi, divorare in pochi giorni.
La storia è molto particolare e si divide in tre grandi capitoli. 
Durante il primo avremo a che fare con la polizia ed il tutto avrà inizio: gli investigatori vengono chiamati per una scoperta raccapricciante, ovvero un uomo è stato mutilato e lasciato crocifisso in un fienile. La cosa più scioccante è lo scoprire che è ancora vivo, poiché vista la brutalità delle sue ferite nessuno aveva nemmeno pensato di controllare se fosse davvero morto. Una vittima con un passato decisamente pericoloso, un criminale con una lunga lista di possibili assassini potenziali.
(superfluo dirvi che sarà solo la prima ad essere ritrovata?!)
L'investigatore capo di questo caso è Carl Edson, un uomo particolare, molto taciturno e con nessun tratto particolare (spesso gli scrittori danno "qualcosa" ai loro protagonisti per renderli accattivanti. Qui non c'è niente, ma è perfetto anche così). Assieme a lui ci saranno altri colleghi, che conosceremo attraverso brevi capitoli tutti per loro, in cui inizieremo a scoprire le loro vite private ed i loro pensieri, legati al loro metodo di indagine. 
Infatti, questo è solo un primo volume di una serie che sarà incentrata su Card Edson, e se già il primo volume è così piacevole ed interessante, spero arrivino anche i prossimi anche da noi in Italia (per ora è stato pubblicato solo un secondo volume).

Avremo anche una voce esterna alle indagini, ovvero Alexandra Bengtsson, una giornalista che seguirà il caso, cercando di scoprire qualcosa in più, stando molto appresso alla polizia. Una donna intelligente e brava nel suo lavoro, con un privato difficile con cui fare i conti.

E per ultimo, una voce saltuaria ma molto interessante: quella del killer, che si inserirà a piccoli frammenti, dandoci qualcosa in più attraverso il suo POV, seppur restando molto generico.

MA solo per questa prima parte, perchè nella seconda avremo solo il killer come voce principale. Vedremo tutto tramite i suoi occhi e scopriremo molto meglio il suo passato, attraverso i suoi ricordi dall'infanzia all'età adulta, capendo meglio come mai ha intrapreso questa strada e quali sono i suoi moventi. Una scelta interessante, che ogni tanto "sbanda" ma che si rivela vincente alla fine di tutto.

E per chiudere, si torna con un POV corale, ovvero la narrazione passa fra polizia e killer, saltellando fra vari personaggi, aumentando il ritmo prima di chiudere la storia.

Il finale mi è piaciuto abbastanza (ed è già una cosa molto positiva, visto che normalmente non mi piacciono praticamente mai) Prevedibile in alcune parti, ma rivela alcune cose che non sapevamo e permette di fare maggior chiarezza su tutta la storia.

Una scrittura piacevolissima. La storia scorre veloce grazie anche a capitoli non troppo lunghi e saltando attraverso i vari POV o nel tempo quando avrà voce solo il killer. Come già dicevo, generalmente ho apprezzato questa scelta; ogni tanto si ha l'impressione che si allunghi inutilmente la storia, ma nel complesso è molto interessante.

Una trama che pensavo puntasse ad uno svolgimento totalmente diverso, ma che ha saputo rapirmi e farsi apprezzare ugualmente.
Originale, scorrevole, interessante, ben scritta,....insomma, ha tantissime carte per essere un'ottimo thriller che potrebbe piacere agli appassionati del genere. E chissà, anche ad altri.

Finalmente mi riavvicino ai (bei) thriller (era parecchio che non ne leggevo e fin troppo spesso erano monotoni e davvero troppo prevedibili) trovando una lettura che mi ha regalato ore di stacco dalla realtà ed una vicenda davvero particolare in cui immergermi.
Una lettura che consiglio sicuramente, nonostante alcuni frammenti più dispersivi ed un finale leggermente prevedibile.

Ancora grazie alla Longanesi per avermi mandato la copia omaggio per poterlo leggere, e per averlo tradotto, permettendoci di scoprire un autore da tenere l'occhio.

Opinione: Le Belve, di Manlio Castagna e Guido Sgardoli


Una sonnolenta provincia italiana. Tre banditi senza un piano. Ventuno ostaggi senza scampo. Ventiquattro ore di orrore puro.
«Quando la paura sbuca dai libri o dai film ci aiuta a crescere, a capire che il Male esiste ma può essere sconfitto. Sappiamo che l'eroe ci condurrà per mano al lieto fine. E quando il libro finisce o le luci si accendono, ci sentiamo più sicuri. O quasi» – Guido Sgardoli, Robinson
Ci sono luoghi che diventano malvagi perché malvagie sono state le persone che ci hanno vissuto...
Questa è la storia di Lince, Poiana e Rospo, tre criminali dilettanti che fuggono da una rapina andata male; di una classe di liceali di Ferrara sequestrati durante una gita in un ex ospedale abbandonato; dell'ex sanatorio Boeri, che nasconde strati di storie maledette, sepolte nei suoi muri fatiscenti e nelle sue viscere oscure; di una ragazza con un potere extrasensoriale che le permette di percepire il Male; di un paese di provincia, Tresigallo, sospeso in una terra nebbiosa e silenziosa, e dei fatti occulti che brulicano sotto la sua superficie all'apparenza pacifica; di animali e di uomini che certi fantasmi della mente e la ferocia dei loro aguzzini trasformano in belve.

Sono stata contattata da uno degli autori, Guido Sgardoli di cui avevo già letto e recensito The Stone - La Settima Pietra durante un BlogTour per la sua pubblicazione, che mi ha proposto la lettura di questa sua ultima novità, scritta a quattro mani con Manlio Castagna. 
Avevo visto il libro un po' ovunque e mi incuriosiva, e visto che il precedente romanzo mi era piaciuto, ho accettato volentieri questa nuova avventura. 

L'ho iniziato sabato pomeriggio ed in poche ore l'ho concluso: molto, molto carino. 
Parto dal presupposto che è un libro per ragazzi, quindi il target è per loro e ho messo da parte il mio lato più macabro: non potevo razionalmente pretendere un horror terrorizzante e/o disturbante, quindi il metro di giudizio che uso per letture più "mature" (anagraficamente parlando) l'ho messo in un angolino. 


Gli esseri umani li riconosci sull'orlo del precipizio

La storia inizia presentandoci una classe della quinta liceo che è in gita ad un ex ospedale abbandonato. Il punto di vista cambia molto spesso e per le prime pagine (se faticate come me per i nomi) vi troverete un attimo spiazzati: si susseguono i protagonisti, presentandosi oppure venendo presentati da altri compagni di classe. Sono molti nomi con personalità e caratteri diversi, ci vuole un pochino per capire "chi-è-chi", ma passa abbastanza in fretta, focalizzandosi sui protagonisti della vicenda e continuando questo viaggio. 
Oltre a loro ci saranno anche Lince, Poiana e Rospo, tre rapinatori che, per colpa di un incidente durante la loro fuga dopo il loro colpo, decidono di nascondersi dentro la stessa struttura e vengono a contatto con i ragazzi, decidendo di prenderli in ostaggio nel caso le cose andassero male. 

C'era voluto il buco nero di una pistola per guardare più in profondità e "vedersi" meglio. 

Anche il buio può far luce.

L'atmosfera è molto cupa e la narrazione non è esente da colpi di scena "abbastanza" macabri (anche se queste definizioni sono molto labili: ciò che può impressionare molto uno, può lasciare indifferente un altro); ma pensando ai ragazzi, potrebbe fare centro. Ci troviamo fra la realtà, che di per se resta spaventosa (un sequestro con una situazione che può degenerare in fretta) ed il paranormale, che rimescola vecchie le leggende che circondano l'ospedale, a forze misteriose che inizieranno a manifestarsi con sempre più ferocia.


Nella sua mente, ciò che da principio sembrava solo un'impressione ora si era fatta certezza: non dovevano temere i tre criminali da operetta; c'era qualcosa di molto più pericoloso lì dentro. Forze che era meglio non scatenare o che forse, e questo la fece rabbrividire sul serio, si erano già messe in moto. 

Come dicevo, abbiamo molti punti di vista, che sono gestiti piuttosto bene, permettendo una visione corale della storia, permettendoci di capire cosa sta succedendo attraverso diversi occhi: dai ragazzi ai rapinatori, ognuno con una sua storia alle spalle e una personalità diversa. 
Capiremo abbastanza in fretta chi sarà al centro di tutto.
Lo si intuisce grazie alla caratterizzazione che mette in evidenza dei dettagli che non possono essere ignorati, o messi da parte. 
Ma non è necessariamente un difetto della storia, anzi può esser d'aiuto nel distinguere le varie persone. 

Una storia che scorre veloce, un ritmo sempre più incalzante che riesce a mantenere un alone di mistero fino alla fine di tutto. Si può intuire il senso globale della trama già qualche capitolo prima della chiusura, ma se vi godete il viaggio senza tentare di indovinare, solo alla fine del libro si uniranno tutti gli elementi per capire il filo conduttore della storia, e vi lascerà piacevolmente sorpresi. 

Non cinque stelle perchè a volte ho avuto la sensazione che mancasse qualcosa, o che ci fosse qualcosa di superfluo che non riuscivo bene a collocare nella storia.
Ma nel complesso, un libro che consiglio di leggere. 
Prima di tutto, ai ragazzi che vogliono avvicinarsi al genere horror/thriller.
Non seguo molto questo target, ma non credo le cose siano migliorate da quando ero piccola ed esistevano solo i Piccoli Brividi per andare incontro alle esigenze di chi cerca una lettura che non sia narrativa.
Oltre ai ragazzi però credo che questo libro potrebbe piacere anche a chi non lo è più.
Resta una storia ben scritta, interessante e che regala parecchie ore di stacco dalla realtà, per portarci in un viaggio fra realtà e follia. 
Fateci un pensiero.