Oggi chiudo la Trilogia Siberiana parlandovi de "Il Respiro Del Buio". Chiude questa storia davvero incredibile.... Vi consiglio, se iniziate a leggere, di completare tutti e tre i libri. Meritano! 😉 #TrilogiaSiberiana #IlRespiroDelBuio #NicolaiLilin #reading #leggere #leggo #libro #book #loveread #amorelibri #bookblog #bookblogger #blogger #freepik #viaggiatricepigra
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Opinione: Il Respiro Del Buio (Trilogia Siberiana), di Nicolai Lilin
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È stato educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, cioè un "criminale onesto". Ha imparato l'arte del coltello e quella del tatuaggio. È finito in carcere, ha combattuto per la sopravvivenza nelle carceri della sua città e poi in Cecenia, cecchino in un reparto d'assalto. Ha visto da vicino il sistema sconcertante di poteri ombra che governano la Russia, assoldato alla difesa di un oligarca nostalgico. Ha conosciuto l'amore intenso e il dolore atroce, la violenza, la sete di vendetta e il pentimento. "Piede scalzo" è cresciuto. Incisa nei tatuaggi e nelle cicatrici del corpo e dell'anima si porta addosso la sua storia. La stessa che Nicolai Lilin ha messo nei suoi libri e che oggi si può leggere tutto d'un fiato: con una scrittura ruvida e diretta, illuminata da sorprendenti squarci d'ironia. Tra storia e leggenda, autobiografia e immaginazione, "Trilogia siberiana" ci regala la cronaca di un percorso emotivo di drammatica intensità .
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"Il respiro del buio" comincia con un viaggio in treno, alcune centinaia
di chilometri che sanciscono l'ingresso in una nuova vita. Il servizio
militare in Cecenia è finito, è tempo di tornare, ma per il protagonista
la parola ritorno ha perso significato. È un altro uomo quello che
arriva alla stazione di Bender, e un'altra è la città che lo accoglie:
identica a un primo sguardo, eppure diversa. Rinchiuso nel suo
appartamento, solo con le sue armi importate illegalmente dalla Cecenia,
Nicolai vive il suo "dopoguerra" di solitudine, ansia, paura. E,
soprattutto, odia. Odia gli edifici, le strade, l'umanità "pacifica" che
gli appare fasulla, intollerabile nella sua pretesa di civiltà . Per
provare a fare i conti con le atrocità subite e commesse, decide allora
di intraprendere un nuovo viaggio, verso il luogo che rappresenta
l'unico ritorno possibile: la Siberia. Immerso nella natura, nel
silenzio, guidato dalla saggezza del nonno, sembra trovare una vita
semplice e quieta. Ma un passato così pesante non si cancella con il
silenzio, e neppure con la determinazione, e quella che sembra una
possibilità di riscatto può rivelarsi in ogni momento una trappola che
inverte la corsa e riporta al punto di partenza. Così, può succedere che
un impiego in una ditta di sicurezza privata a San Pietroburgo si
trasformi in una nuova guerra, più nascosta e apparentemente meno
violenta rispetto a quella combattuta in divisa, eppure, se è possibile,
ancora più pericolosa. Una guerra che fa le sue vittime nelle strade e
nelle piazze...
° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
E arriviamo al terzo, e conclusivo, capitolo della Trilogia Siberiana.
Come già annunciato nel precedente capitolo, Nicolai torna dalla guerra ma diverso. Quell'esperienza gli ha lasciato delle cicatrici davvero forti e traumatiche a livello mentale, e farà fatica a riabituarsi alla vita tranquilla di prima. Sono passati "solo" due anni, ma sotto le armi, in quell'ambiente che comunque lo ha protetto seppur non abbastanza, tutto è cambiato per lui.
Nell'appartamento si trova da solo e hanno inizio i suoi deliri, durante i quali persino lui comprende che qualcosa non va, ma non riesce a darsi una spiegazione.
Sarà dopo un risveglio traumatico che comprenderà quanto gli serva dare un taglio e organizzarsi, per non impazzire del tutto. Da quel primo passo, ne farà altri, fino a decidere di dover staccare la spina per un po', "scappando" in Siberia da suo nonno Nicolai. L'unico che potrebbe capirlo e consigliarlo, anche se con i suoi modi particolari.
Una storia interessante ed affascinante, che porta il lettore a vedere le conseguenze che lascia la guerra e quell'ambiente di continuo e pressante stress, mostrando quanto impegno ci voglia per uscirne, senza che nessuno alzi un dito per aiutarti. Ed è una parentesi che sembra marginale, eppure è molto importante: allo Stato non frega nulla;, gli amici hanno altri interessi e, per certi versi, sono distanti anni da lui e quell'esperienza, a volte persino quelli più vicini lo evitano; la famiglia non è più così vicina, molti sono scappati,...quindi Nicolai si trova poco più che vent'enne solo con enormi problemi addosso. Ma lo abbiamo conosciuto, non si arrende. Trova sempre un modo per risolvere i problemi che gli si riversano addosso.
Vedremo attraverso di lui il lungo viaggio verso la Siberia, in mezzo al nulla, dove vive il nonno. Lo conosceremo, anche se per poco, e Nicolai ci darà una panoramica su quella zona così inospitale (sia per il territorio, che per chi ci vive), lasciando incuriosito il lettore.
Il tutto, veloce come un fulmine quasi, una breve parentesi che gli permette di rimettersi un po' in forze, prima di tornare a vivere in un vecchio appartamento a San Pietroburgo che aveva subaffittato ad un ragazzo.
Eppure, anche se lui ce la mette tutta, il marchio del soldato lo perseguita e non riesce a trovare nessun lavoro, così sarà costretto a chiamare una conoscenza dell'esercito per riuscire a lavorare; cosa che lo porterà a dover lavorare con persone come lui, ex soldati, professionisti nei loro campi, finendo a fare qualcosa che nemmeno lui sa se sia bene o male...finendo vittima di un gioco pericoloso e scorretto, da cui capirà che deve uscirne al più presto.
Una bella lettura, che chiude la trilogia per bene, senza lasciare spiragli o frasi in sospeso.
Ovvio, il lettore è curioso, ma quel libro ha detto tutto ciò che doveva. Ha raccontato la vita, pericolosa, fuori dagli schemi, folle,....di un giovane che si è trovato sempre più immischiato e costretto a fare qualcosa che non voleva, nonostante la sua furbizia (ed un pochino di fortuna) lo abbia accompagnato ed aiutato a cavarsela.
Una storia che sembra irreale, dal punto di vista di chi vive in un contesto civile da tutta la vita, eppure, con tutto ciò che accade nel mondo, non puoi non credere e tentare di immedesimarti in questo protagonista e di chiederti, anche solo di sfuggita, come sarebbe potuta andare la vita se si fosse nati lì in quel periodo. Magari vivendo esperienze simili.
Probabilmente tanti non sarebbero più qui a raccontarlo, questo lo rende così vero, forte e crudele.
Una trilogia che consiglio!
Non leggete a spezzoni, se iniziate portate a termine il tutto, ne varrà la pena.
Opinione: Caduta Libera (Trilogia Siberiana), di Nicolai Lilin
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È stato educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, cioè un "criminale onesto". Ha imparato l'arte del coltello e quella del tatuaggio. È finito in carcere, ha combattuto per la sopravvivenza nelle carceri della sua città e poi in Cecenia, cecchino in un reparto d'assalto. Ha visto da vicino il sistema sconcertante di poteri ombra che governano la Russia, assoldato alla difesa di un oligarca nostalgico. Ha conosciuto l'amore intenso e il dolore atroce, la violenza, la sete di vendetta e il pentimento. "Piede scalzo" è cresciuto. Incisa nei tatuaggi e nelle cicatrici del corpo e dell'anima si porta addosso la sua storia. La stessa che Nicolai Lilin ha messo nei suoi libri e che oggi si può leggere tutto d'un fiato: con una scrittura ruvida e diretta, illuminata da sorprendenti squarci d'ironia. Tra storia e leggenda, autobiografia e immaginazione, "Trilogia siberiana" ci regala la cronaca di un percorso emotivo di drammatica intensità .
Nel settembre dell'anno 1999 la Federazione Russa annuncia ufficialmente
l'inizio della seconda operazione antiterroristica nel territorio della
Repubblica Federativa della Cecenia e nella zone confinanti con il
Caucaso del Nord. Lilin racconta quello che hanno vissuto i giovani
dell'esercito russo in quel periodo, durante il loro servizio militare
obbligatorio; e quello che hanno vissuto i civili, mentre nella loro
terra operavano due eserciti nemici. L'autore di "Educazione siberiana"
narra in presa diretta la vera faccia della guerra, quella che non si
vede nei film, nei documentari, e che si vede solo a tratti nei
reportage giornalistici o nei racconti degli osservatori di pace e dei
difensori dei diritti umani. Racconta tutto in modo tale da permettere a
ogni lettore di vivere i momenti della guerra, di attraversarla a
fianco dei soldati, di sentirne l'oscenità sulla propria pelle.
Mostrandone soprattuto le contraddizioni. Un libro che vuole essere
apolitico, neutrale; che racconta la guerra, la vita e la morte, le
ingiustizie, gli orrori e gli atti di onestà così come apparivano nella
vita di ogni giorno in Cecenia; che descrive le sensazioni, la perdita
dell'equilibrio, i cambiamenti dell'essere umano che avvengono nel caos,
oltre i limiti dell'etica e della morale. Non un saggio storico, ma un
romanzo costruito su particolari veri, con vite vere. Nicolai Lilin è
nato nel 1980 a Bender, in Transnistria. Nel 2003 si è trasferito in
provincia di Cuneo e nel 2009 ha scritto il romanzo "Educazione
siberiana".
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L'ho finito da un po' di tempo eppure non sapevo bene come parlarvene.
Questo romanzo fa parte della "Trilogia Siberiana", è il seguito di "Educazione Siberiana" eppure la storia prende una piega diversa, per ragioni che non sono dipese dallo scrittore e nemmeno dalla sua volontà , ovvero: la guerra.
Nicolai infatti si trova obbligato ad andare a combattere per la patria, ma per sua fortuna viene smistato nei sabotatori.
E' sempre stato a contatto con la violenza, ma qui cambiano completamente le regole. Il mondo di prima era organizzato, c'erano comportamenti ben precisi, una morale di base che dirigeva il tutto. Ora si trova ad affrontare qualcosa di peggio, ma (grazie comunque a quel passato) almeno ha qualche strumento per affrontare la situazione.
Si ritroverà ad affrontare un addestramento estremamente duro (imparando principalmente a fare tutto al buio), ma grazie al maggiore Zabelin tutto questo lo preparerà a ciò che dovrà affrontare più avanti, ed in particolare scoprendo la sua abilità con le armi gli darà un posto fra i cecchini, un ruolo difficile ma estremamente utile nelle battaglie, specialmente fra i sabotatori.
Riesce anche a fargli passare la voglia di scappare, chiarendogli quale sarebbe il suo futuro (se mai riuscisse a farcela) e facendolo restare fra le armi per i due anni di leva che deve fare.
Dopo l'addestramento si troverà in un gruppo sotto il capitano Nosov, un personaggio strano e particolare, sveglio e molto intelligente, ma innamorato della guerra e che fa quel lavoro da così tanto tempo da esser ormai una figura di riferimento per il gruppo e stimato da molti altri, in vari ranghi militari. Poi c'è Mosca, Scarpa, Cervo, Mestolo, Zenit. Tutti da zone diverse, ma uniti; ognuno con una specializzazione ed un compito particolare, eppure tutti pronti a scattare per portare a termine le missioni ed uscirne indenni.
Finire nei sabotatori è stata la sua fortuna, nella sfortuna, perché quei gruppi erano molto uniti, quasi a formare una famiglia. Ci si copriva le spalle a vicenda, si seguivano gli ordini con fiducia e si sapeva di non essere soli, mentre in altri rami c'era nonnismo e i soldati, spesso alle prime armi, non avevano nulla a cui aggrapparsi, ne nessuno su cui poter contare.
Attraverso i suoi occhi vedremo frammenti di addestramento e alcune operazioni svolte con Nosov ed i suoi compagni. Missioni difficili, ardue, crude,...Nicolai ci fa entrare nella battaglia, facendoci smettere di pensare a cosa sia moralmente giusto o sbagliato, poiché in guerra non c'è spazio per questo. O muoiono loro, o muori tu. Si entra in quest'ottica distorta ma che senza di essa uno impazzirebbe dopo pochi giorni di battaglia. Lo ammette anche lui per spiegare certe scelte, alcune davvero disumane che si trova ad osservare.
Un'esperienza che, come vedremo, gli darà molto ma lo spezzerà , quando tutto sarà finito e dovrà tornare nel mondo civile. Un luogo dove sarà solo, abbandonato, senza nessuno che lo capisce, in una realtà totalmente diversa, per la quale prova una cieca rabbia...capendo in fretta che se vuole sopravvivere dovrà trovare un modo per staccare dal passato e tornare a vivere normalmente.
Un libro che mi è piaciuto molto per questo lato crudo, violento, senza censure, che mostra come ci si debba adattare per sopravvivere, mostrando anche alcuni lati peggiori, di come il cervello a volte si disconnetta sotto estrema pressione, caos e mancanza di riposo e cibo adeguato.
Spinti all'estremo durante alcune missioni, costretti a pensare velocemente, a combattere, ad uccidere, a seguire regole stupide decise da chi comanda e che mai scende in campo; mostrando anche quel lato, perché loro seguono gli ordini ma con occhio critico, mai ciecamente, perché sanno (e Nosov lo spiega spesso, con odio) che non gliene frega nulla di loro a chi comanda e che spesso sono solo pedine mosse per qualcosa di insulso. Devono obbedire, ma (grazie al loro capo) lo faranno sempre preparati e con piani intelligenti per tornare vivi e salvi dalle missioni.
Così ricco di sfaccettature, non riesco nemmeno a spiegarvi per bene su come riesca a far entrare il lettore in quel mondo così inimmaginabile per chiunque non lo viva direttamente.
E' straordinario come con pochi aneddoti ti faccia sentire in quei luoghi, arrabbiato, stanco, costretto a seguire delle direttive rischiando la vita. Trattenendo il fiato affinché tutto finisca bene.
E senza mai tralasciare il lato umano e vulnerabile (nessuno è Rambo).
In particolare lo vediamo in qualche occasione, specialmente verso la fine. Ma soprattutto come preludio al prossimo capitolo, quando Nicolai torna alla vita civile e non riesce ad adattarsi.
Lì si comprende quanto anche solo due anni possano sconvolgere totalmente una vita e portarla sull'orlo del baratro.
Stupendo!
Opinione: Educazione Siberiana (Trilogia Siberiana), di Nicolai Lilin
È stato educato da un'intera comunità criminale a diventare una
contraddizione vivente, cioè un "criminale onesto". Ha imparato l'arte
del coltello e quella del tatuaggio. È finito in carcere, ha combattuto
per la sopravvivenza nelle carceri della sua città e poi in Cecenia,
cecchino in un reparto d'assalto. Ha visto da vicino il sistema
sconcertante di poteri ombra che governano la Russia, assoldato alla
difesa di un oligarca nostalgico. Ha conosciuto l'amore intenso e il
dolore atroce, la violenza, la sete di vendetta e il pentimento. "Piede
scalzo" è cresciuto. Incisa nei tatuaggi e nelle cicatrici del corpo e
dell'anima si porta addosso la sua storia. La stessa che Nicolai Lilin
ha messo nei suoi libri e che oggi si può leggere tutto d'un fiato: con
una scrittura ruvida e diretta, illuminata da sorprendenti squarci
d'ironia. Tra storia e leggenda, autobiografia e immaginazione,
"Trilogia siberiana" ci regala la cronaca di un percorso emotivo di
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Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di
nessuno, in un posto che pare fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito
nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi
indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In
Transnistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente
diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio
come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la
tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con
gli "sbirri" o i minorenni delle altre bande. Lanciando molotov contro
il distretto di polizia, magari: "Quando le vedevo attraversare il muro e
sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai
primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria,
mi veniva da piangere tanto ero felice". La scuola della strada voleva
che presto dal coltello si passasse alla pistola. "Eravamo abituati a
parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o
di cosa faranno da grandi". Ma l'apprendistato del male e del bene, per
la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere
un ossimoro, cioè un "criminale onesto". Con uno stile intenso ed
espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza
dell'italiano, a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure
decisamente comico, Nicolai Lilin racconta un mondo incredibile,
tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza.
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Un volume che avevo comprato per curiosità .
Era un titolo che risuonava da parecchio e non mi ero mai decisa a prenderlo, ma vederne la trilogia...beh, mi sono detta "Perché no?" (non sapevo nemmeno che lo fosse).
E' rimasto a prendere polvere per un po' di tempo, lo ammetto per certi versi sono orribile: accumulo ed accumulo, e spesso non leggo nemmeno. Ma per fortuna mi è stata messa la pulce nell'orecchio qualche mese fa, così ho deciso di approfittarne e metterlo nella lista per "Libera Lo Scaffale 2018" (una sfida amichevole in cui si scelgono 12 libri che stanno prendendo polvere da cercare di leggere entro l'anno. Se volete saperne di più, cliccate qui).
In ogni caso, ero davvero curiosa e mi ci sono buttata tra le prime letture di quest'anno.
Qui vi parlo del primo volume.
Devo ammettere che sicuramente mi aspettavo qualcosa di diverso (non so perché), ma non mi ha deluso affatto. Nicolai racconta inizialmente in modo quasi vago e poi con aneddoti, la sua infanzia, cercando di farci entrare nella mentalità che governava la sua famiglia e il paese in cui è nato e viveva da ragazzo. Un mondo spietato per certi versi, ma con regole precise e rigide che lo governano, in un modo che fa pensare che ci sia qualcosa di giusto, rispetto alla follia criminale generale. Ci fa capire fin da subito quanto la religione sia uno dei pilastri portanti. Per portarci a parlare di armi, trattate come qualcosa di più che semplici oggetti. Raccontandoci delle lezioni che venivano insegnate ai bambini dai "nonni", ovvero vecchi criminali andati in "pensione" e che tramandavano alla nuova generazione il loro sapere. Spiegandoci la morale che si muoveva dietro alle azioni, le regole che governavano quei luoghi e che portavano giustizia, a seconda di cosa la persona aveva fatto. Raccontandoci la sua infanzia da piccolissimo, fino alla gioventù in cui erano trattati quasi come adulti, i quali li lasciavano risolvere le loro questioni senza intromettersi.
E' arduo parlarvene senza mettermi a citare il romanzo, perché sono tantissimi frammenti di quel mondo che Nicolai ci spiega attraverso i suoi ricordi di bambino, insieme alla sua ottica di adulto, ma senza giudicare perché quello è stato e lui lo riporta fedele. Sono pochissimi i momenti in cui si intromette a "dire la sua" da adulto, fuori da quel mondo. Permette così di comprendere meglio e di entrare in quella cittadina, fra i suoi amici e gli adulti (criminali) siberiani, di vecchio stampo e morale.
Tra gli aneddoti ci racconterà di quando è stato in galera per un periodo, molto giovane.
Ci racconterà anche di uno degli interventi che ha dovuto prendere in mano, insieme ad altri amici minorenni come lui, per fare giustizia quando una ragazzina autistica è stata violentata. Cosa inaccettabile nella loro comunità , perché erano ritenute persone speciali, quasi angeli.
Ci racconterà di quando ha iniziato a diventare un tatuatore, scegliendo quella carriera per curiosità verso i tatuaggi ed i simboli che non riusciva ancora a comprendere (poiché ogni tatuaggio ha un significato preciso per comunicare qualcosa agli altri). Un mestiere che lo accompagnerà per anni e che ancora oggi pratica.
Ci racconterà degli amici, delle cavolate fatte, degli incarichi presi, delle risse, delle perdite,...
Insomma, ci aprirà una parte della sua vita per farci capire com'è stata un Educazione Siberiana.
Una lettura sicuramente non facile, ma davvero molto bella!
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Con un po' di ritardo, finalmente leggo la prima storia di Dylan del 2018: Non Umano. #NonUmano #fumetto #comics #DylanDog #horror #novel #TizianoScalvi #SergioBonelliEditore #leggereovunque #profumodilibri #voglioleggereditutto #semprelibri #leggeresempre #reading #leggere #leggo #libro #book #loveread #amorelibri #bookblog #bookblogger #blogger #viaggiatricepigra
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L'ultimo capitolo della "Trilogia Siberiana" di Lilin. Dopo il ritorno dalla guerra è difficile tornare alla normalità , il trauma è forte e, nonostante l'impegno, ci vuole qualcosa in più per uscirne... Scopriremo come Nicolai riuscirà a superare il tutto, poco più che ventenne, in un mondo nel quale a nessuno frega niente di te. . Dopo questo posso dire che è stata una trilogia davvero bella, nel complesso interessante e che mostra una realtà neanche troppo lontana negli anni, ma (per chi ha una vita normale) sembra un altro mondo! Settimana prossima ve ne parlo sul blog.... #TrilogiaSiberiana #IlRespiroDelBuio #NicolaiLilin #reading #leggere #leggo #libro #book #loveread #amorelibri #bookblog #bookblogger #blogger #freepik #viaggiatricepigra
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Una Bizzarro Fiction davvero interessante! Breve e veloce da leggere, ma una storia che resta impressa.... Ve ne parlo oggi sul blog 😉 #IlVillaggioDelleSirene #CarltonMellickIII #vaporteppa #bizzarrofiction #horror #fantascienza #thriller #reading #leggere #leggo #libro #book #loveread #amorelibri #bookblog #bookblogger #blogger #freepik #viaggiatricepigra
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Opinione: Il Villaggio Delle Sirene, di Carlton Mellick III
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Il Decreto per la Protezione delle Specie in Via di Estinzione vieta di uccidere le sirene, non è possibile farlo neppure per difendersi. Le comunità colpevoli di aver ucciso delle sirene vengono annientate. L’unica salvezza per i pescatori che vivono nelle aree abitate dalle sirene sono i bocconcini, umani modificati per essere la loro preda ideale.
Ma cosa accadrebbe se le sirene smettessero di mangiarli? È ciò che è successo a Siren Cove, uno sperduto villaggio di pescatori. Il Dottor Black è stato inviato a indagare dall’azienda che produce i bocconcini, e la verità che dovrà far emergere sarà ben più strana di un semplice problema di sapore delle prede.
Un mistero horror condito di distopia.
[Romanzo breve di Bizarro Fiction, collana Vaporteppa, 28.600 parole, circa 97 pagine, con in aggiunta un saggio di "Introduzione alla Bizarro Fiction" di 3800 parole a cura di Chiara Gamberetta]
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L'ho preso con la promozione Kindle for Samsung; mi ha subito attirato la copertina ed il titolo, poi una volta letta la trama era fatta: dovevo leggerlo!
Anche perché, quando mi sarebbe mai ricapitato?
(di solito mettono titoli piuttosto noiosi, a mio gusto).
Così ho iniziato questa breve ma interessante avventura.
Il Dottor Black è il protagonista della vicenda, uno scienziato che viene mandato a Siren Cove per indagare su cosa stia accadendo in quel luogo, poiché le sirene che ne infestano(abitano) i mari hanno ricominciato ad attaccare i pescatori locali. Durante la traversata conosce una giovane donna, Jackson, che non si spaventa minimamente davanti alla sua malattia (il morbo di Zimmer che verrà descritto durante la lettura), anzi iniziano a chiacchierare e farà un ponte con i lettori, facendoci scoprire molte cose riguardo le sirene (ponendo domande allo scienziato) ed il luogo dove sta andando ad investigare.
Durante il tragitto però qualcosa attacca la barca e sono costretti a fermarsi tutti a Siren Cove, facendo scoprire a Jackson cosa si nasconde dietro la protezione delle sirene.
Infatti ci sono mandrie di umani modificati geneticamente e trasformati in cibo, chiamati bocconcini, in modo che le sirene non divorino le persone locali. Una cosa raccapricciante per lei, nel vederli così simili di aspetto agli esseri umani ma completamente snaturati a livello cognitivo.
Ma sorgono in fretta altri misteri. Infatti nel villaggio il vecchio capo è morto ed il figlio ne ha preso il posto, più arrogante e meno disposto a collaborare con lui; oltre a questo vengono trovati i cadaveri di tre sirene morte, cosa che potrebbe distruggere quel villaggio per sempre se fossero stati quei pescatori, infatti le sirene hanno un altissimo valore e per chi le uccide la pena è estrema: diventarne cibo.
Muovendosi con cautela cercando di capire quale sia il problema e il villaggio che non collabora, si troverà ad affrontare qualcosa che non aveva mai immaginato possibile e che metterà a repentaglio la sua vita, ma non solo.
Una lettura che mi ha divertito molto (non nel senso di risate!).
Una storia folle ma interessante, ben descritta e che, nella sua brevità , racconta uno spaccato di mondo in modo molto realistico, mettendoci davanti personaggi che mai avremo pensato di incontrare. Anche solo le sirene, che tutti almeno una volta abbiamo visto/immaginato, hanno una sfumatura quasi scientifica e realistica, per come descritte.
Non avevo mai sentito parlare di Bizzarro Fiction, ma ora ne sono curiosa e lo terrò a mente.
Se vi piacciono le storie assurde, folli, quasi irreali,...questo libro (e/o la collana di cui fa parte) fa per voi.
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