martedì 6 febbraio 2018

Opinione: Caduta Libera (Trilogia Siberiana), di Nicolai Lilin

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È stato educato da un'intera comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, cioè un "criminale onesto". Ha imparato l'arte del coltello e quella del tatuaggio. È finito in carcere, ha combattuto per la sopravvivenza nelle carceri della sua città e poi in Cecenia, cecchino in un reparto d'assalto. Ha visto da vicino il sistema sconcertante di poteri ombra che governano la Russia, assoldato alla difesa di un oligarca nostalgico. Ha conosciuto l'amore intenso e il dolore atroce, la violenza, la sete di vendetta e il pentimento. "Piede scalzo" è cresciuto. Incisa nei tatuaggi e nelle cicatrici del corpo e dell'anima si porta addosso la sua storia. La stessa che Nicolai Lilin ha messo nei suoi libri e che oggi si può leggere tutto d'un fiato: con una scrittura ruvida e diretta, illuminata da sorprendenti squarci d'ironia. Tra storia e leggenda, autobiografia e immaginazione, "Trilogia siberiana" ci regala la cronaca di un percorso emotivo di drammatica intensità.
 
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Nel settembre dell'anno 1999 la Federazione Russa annuncia ufficialmente l'inizio della seconda operazione antiterroristica nel territorio della Repubblica Federativa della Cecenia e nella zone confinanti con il Caucaso del Nord. Lilin racconta quello che hanno vissuto i giovani dell'esercito russo in quel periodo, durante il loro servizio militare obbligatorio; e quello che hanno vissuto i civili, mentre nella loro terra operavano due eserciti nemici. L'autore di "Educazione siberiana" narra in presa diretta la vera faccia della guerra, quella che non si vede nei film, nei documentari, e che si vede solo a tratti nei reportage giornalistici o nei racconti degli osservatori di pace e dei difensori dei diritti umani. Racconta tutto in modo tale da permettere a ogni lettore di vivere i momenti della guerra, di attraversarla a fianco dei soldati, di sentirne l'oscenità sulla propria pelle. Mostrandone soprattuto le contraddizioni. Un libro che vuole essere apolitico, neutrale; che racconta la guerra, la vita e la morte, le ingiustizie, gli orrori e gli atti di onestà così come apparivano nella vita di ogni giorno in Cecenia; che descrive le sensazioni, la perdita dell'equilibrio, i cambiamenti dell'essere umano che avvengono nel caos, oltre i limiti dell'etica e della morale. Non un saggio storico, ma un romanzo costruito su particolari veri, con vite vere. Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria. Nel 2003 si è trasferito in provincia di Cuneo e nel 2009 ha scritto il romanzo "Educazione siberiana".
 
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L'ho finito da un po' di tempo eppure non sapevo bene come parlarvene.
Questo romanzo fa parte della "Trilogia Siberiana", è il seguito di "Educazione Siberiana" eppure la storia prende una piega diversa, per ragioni che non sono dipese dallo scrittore e nemmeno dalla sua volontà, ovvero: la guerra.
Nicolai infatti si trova obbligato ad andare a combattere per la patria, ma per sua fortuna viene smistato nei sabotatori.
E' sempre stato a contatto con la violenza, ma qui cambiano completamente le regole. Il mondo di prima era organizzato, c'erano comportamenti ben precisi, una morale di base che dirigeva il tutto. Ora si trova ad affrontare qualcosa di peggio, ma (grazie comunque a quel passato) almeno ha qualche strumento per affrontare la situazione.
Si ritroverà ad affrontare un addestramento estremamente duro (imparando principalmente a fare tutto al buio), ma grazie al maggiore Zabelin tutto questo lo preparerà a ciò che dovrà affrontare più avanti, ed in particolare scoprendo la sua abilità con le armi gli darà un posto fra i cecchini, un ruolo difficile ma estremamente utile nelle battaglie, specialmente fra i sabotatori.
Riesce anche a fargli passare la voglia di scappare, chiarendogli quale sarebbe il suo futuro (se mai riuscisse a farcela) e facendolo restare fra le armi per i due anni di leva che deve fare.
Dopo l'addestramento si troverà in un gruppo sotto il capitano Nosov, un personaggio strano e particolare, sveglio e molto intelligente, ma innamorato della guerra e che fa quel lavoro da così tanto tempo da esser ormai una figura di riferimento per il gruppo e stimato da molti altri, in vari ranghi militari. Poi c'è Mosca, Scarpa, Cervo, Mestolo, Zenit. Tutti da zone diverse, ma uniti; ognuno con una specializzazione ed un compito particolare, eppure tutti pronti a scattare per portare a termine le missioni ed uscirne indenni.
 
Finire nei sabotatori è stata la sua fortuna, nella sfortuna, perché quei gruppi erano molto uniti, quasi a formare una famiglia. Ci si copriva le spalle a vicenda, si seguivano gli ordini con fiducia e si sapeva di non essere soli, mentre in altri rami c'era nonnismo e i soldati, spesso alle prime armi, non avevano nulla a cui aggrapparsi, ne nessuno su cui poter contare.
Attraverso i suoi occhi vedremo frammenti di addestramento e alcune operazioni svolte con Nosov ed i suoi compagni. Missioni difficili, ardue, crude,...Nicolai ci fa entrare nella battaglia, facendoci smettere di pensare a cosa sia moralmente giusto o sbagliato, poiché in guerra non c'è spazio per questo. O muoiono loro, o muori tu. Si entra in quest'ottica distorta ma che senza di essa uno impazzirebbe dopo pochi giorni di battaglia. Lo ammette anche lui per spiegare certe scelte, alcune davvero disumane che si trova ad osservare.
Un'esperienza che, come vedremo, gli darà molto ma lo spezzerà, quando tutto sarà finito e dovrà tornare nel mondo civile. Un luogo dove sarà solo, abbandonato, senza nessuno che lo capisce, in una realtà totalmente diversa, per la quale prova una cieca rabbia...capendo in fretta che se vuole sopravvivere dovrà trovare un modo per staccare dal passato e tornare a vivere normalmente.
 
Un libro che mi è piaciuto molto per questo lato crudo, violento, senza censure, che mostra come ci si debba adattare per sopravvivere, mostrando anche alcuni lati peggiori, di come il cervello a volte si disconnetta sotto estrema pressione, caos e mancanza di riposo e cibo adeguato.
Spinti all'estremo durante alcune missioni, costretti a pensare velocemente, a combattere, ad uccidere, a seguire regole stupide decise da chi comanda e che mai scende in campo; mostrando anche quel lato, perché loro seguono gli ordini ma con occhio critico, mai ciecamente, perché sanno (e Nosov lo spiega spesso, con odio) che non gliene frega nulla di loro a chi comanda e che spesso sono solo pedine mosse per qualcosa di insulso. Devono obbedire, ma (grazie al loro capo) lo faranno sempre preparati e con piani intelligenti per tornare vivi e salvi dalle missioni.
 
Così ricco di sfaccettature, non riesco nemmeno a spiegarvi per bene su come riesca a far entrare il lettore in quel mondo così inimmaginabile per chiunque non lo viva direttamente.
E' straordinario come con pochi aneddoti ti faccia sentire in quei luoghi, arrabbiato, stanco, costretto a seguire delle direttive rischiando la vita. Trattenendo il fiato affinché tutto finisca bene.
E senza mai tralasciare il lato umano e vulnerabile (nessuno è Rambo).
In particolare lo vediamo in qualche occasione, specialmente verso la fine. Ma soprattutto come preludio al prossimo capitolo, quando Nicolai torna alla vita civile e non riesce ad adattarsi.
Lì si comprende quanto anche solo due anni possano sconvolgere totalmente una vita e portarla sull'orlo del baratro.
 
Stupendo!

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