lunedì 21 maggio 2018

Blogtour: Realtà Parallele: Cronache Dall'Altro Mondo, di James Clines - Estratti



Benvenuti in quest'ultima Tappa del Blogtour, prima del Review Party dedicato al romanzo.
Prima di farvi leggere alcune citazioni che ho preso dai racconti, vediamo un po' il libro:
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Titolo: Realtà Parallele: Cronache Dall'Altro Mondo
Autore: James Clines
Editore: PubGold
Pubblicazione: 29 gennaio 2018
Lunghezza: 163 pagine
ASIN: B079FF4N76
ISBN-13: 978-8894839241

“Realtà Parallele – Cronache dall'altro mondo” è una racconta di sette racconti a tema paranormale con cui James Clines vi accompagnerà attraverso diversi mondi, fatti di decisioni che cambiano la vita. Tra zombie, buchi neri, non morti e giostre infernali vi ritroverete catapultati in storie dal sapore classico, dentro a realtà parallele nate dalle scelte dei protagonisti, realtà in cui nulla è ciò che sembra e tutto è quello che deve essere.



Estratti

Le parole diventano confuse. Ellen non ascolta più quei discorsi. Guarda uno per uno quelli che, ormai, considera la sua famiglia. No, non la sua famiglia, ma il suo branco. Quando nell’altra vita guardava quei documentari del National Geographic che parlavano della vita in branchi di lupi o leoni, lei credeva di capire. Ma in realtà non capiva nulla. Ora sì che comprende. Ora le è chiaro ciò che significa vivere in branco. Vivere in branco significa: tu copri le spalle a me e io le copro a te; significa lottare giorno per giorno insieme, alla ricerca di cibo; per un rifugio sicuro; per la vita. E lei ama ognuno di loro così come, ne è sicura, ognuno di loro ama lei.
- L'Inizio Di Tutto


[...] Al termine del conflitto tornai a Londra, cercando di dimenticare ciò che avvenne in quella stramaledetta sera, ma, come potete notare, la più grossa cantonata della nostra vita non si dimentica… mai!»
- La Più Grossa Cantonata Della Vostra Vita


Egli sorrise. «Noi? Chi siamo noi? Possiamo definirci il fato, la sorte oppure il destino. Dispensiamo la morte ma diamo anche gratificazione.» Poi tornò serio e continuò il suo discorso.
«Non si domandi chi siamo noi e perché facciamo questo. Questa volta a lei è andata bene. Prenda i suoi soldi e vada per la sua strada.»
- Il Biglietto Vincente


«Allora?» L’ispettore Kramer avanza lungo il corridoio a passo sostenuto; dietro di lui, il vice ispettore Mayers con una cartellina in una mano e una ciambella nell’altra.
«Quel tizio conferma la versione data al sergente di turno: si è alzato, ha trovato il corpo del suo amico a terra e la bara nel salotto...» Kramer si ferma, si volta lentamente portando le mani sui fianchi. «E la bara c’era?» Mayers annuisce vigorosamente col capo.
«Sissignore, c’era.»
«E me lo dici così? Scusa Frank, ma mi spieghi come cazzo ci è arrivata una bara al diciannovesimo piano di un grattacielo, nel pieno centro di New York e senza che nessuno se ne sia accorto?»
- La Bara


Robert Todd era conosciuto in tutta Jackson - mille anime a cinquanta chilometri da Portland nel Maine - come l’uomo che riusciva a trangugiare più whisky di qualsiasi altra persona sana di mente. Nel tempo che andava dalle sei e trenta del mattino all’una di notte, orari di apertura e di chiusura di Jeff’s, ne poteva bere anche tre bottiglie.  Così, quando la sera del ventitré dicembre del millenovecentosettantotto, irruppe da Jeff’s urlando di aver investito un angelo, nessuno gli prestò troppa attenzione.
- La Variante Todd


«Ma ha sentito cosa le ho detto? Non mi piace questo posto… è… marcio.» Dà un’occhiata attorno e prova un brivido di freddo, nonostante sia tutto sudato.
«Là fuori ho visto cose mi fanno dubitare della mia sanità mentale.» La donna continua a guardarlo con un’espressione tranquilla.
«Capisco, quand’è così…» Si volta e va dietro al bancone, poi comincia a lucidare dell’argenteria che è posata lì sopra.
«Ma vede, signor Fowler, c’è un piccolo particolare che forse le è sfuggito.» Interrompe la sua attività e alza lo sguardo fissando l’uomo negli occhi.
«Da qui, niente o nessuno può andare via.[...]»
- Il Buco Nero


«Non odiarmi, se puoi. Forse le anime affini come noi sono destinate a non potersi incontrare mai perché, se lo facessero, soffrirebbero troppo per il troppo amore. Noi siamo stati un errore divino.»
- Anime Affini


Non dimenticate mercoledì il Review Party!

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