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Blogtour: Curadh - Estratto



 
 
 
Benvenuti a questo Blogtour dedicato al secondo capitolo della "Trilogia Dell'Apocalisse".
In questa tappa vi farò leggere un Estratto in anteprima, ma prima di tutto un passo indietro e vediamo questo nuovo libro... 


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Titolo: Curadh
Autrice: Federica Caglioni
Saga: La Trilogia dell’Apocalisse (Volume 2)...
Editore: Amazon Self Publishing
Genere: Contemporary Fantasy, Young Adult
Pagine: 473
Pubblicazione: 9 Marzo 2017
Formato: Ebook ~ Cartaceo
Prezzo: 2,99€ (gratis con Kindle Unlimited) ~ per il cartaceo da aggiornare appena sarà disponibile
(Cliccando sulla Cover si va su Amazon)






Trama:
Sono passati tre anni da quando la vita di Kelia è cambiata. Scoprire di essere una Nephilim e di dover prendere parte all’Apocalisse, la Guerra tra Arcangeli e Angeli Ribelli, ha completamente rivoluzionato la sua esistenza.
Adesso è cresciuta e ad aiutarla a trovare un senso alla sua nuova vita ci sono sempre Alex, la G.H.S. e Edward, suo padre, che prima di morire le ha lasciato una strada da seguire per poter sfuggire al controllo di Raphael.
Ma ripercorrere i suoi stessi passi non sarà altrettanto semplice per lei perché nuovi e vecchi nemici si faranno avanti in vista dell’Apocalisse e la ostacoleranno nella sua ricerca.
Riuscirà Kelia a superare tutte le difficoltà oppure sarà costretta ad arrendersi? E fin dove sarà disposta a spingersi per ottenere ciò che cerca?
Il conto alla rovescia verso l’Apocalisse è iniziato.

Contatti
• Facebook: https://www.facebook.com/groups/1215638391833022/
• Twitter: https://twitter.com/OnRainyDaysBlog
• Instagram: https://www.instagram.com/onrainydays_blog/
• Blog: https://onrainydaysblog.wordpress.com/


...e una sbirciatina al precedente volume:
Alethè
Trasferirsi in un’altra città non è semplice ma Kelia deve farlo se vuole sapere qualcosa sui genitori che non ha mai conosciuto. Sa che, qualunque cosa scoprirà su di loro, la sua vita non sarà più la stessa. Ciò a cui non è preparata è l’imprevedibile piega che prende la sua vita. Sono coincidenze o forse c’è qualcosa dietro ai misteriosi oggetti che compaiono dal nulla e agli strani sogni che minacciano di accadere davvero? Kelia si trova davanti a una scelta difficile: credersi pazza oppure fidarsi di Alex, uno sconosciuto che dice di sapere la verità. Quando scopre che anche la sua famiglia è coinvolta, non può fare altro che accettare una realtà ben più complessa e pericolosa di quanto si sarebbe mai aspettata. Sarà costretta a scegliere da che parte stare, ma ogni decisione ha un prezzo e quello che lei dovrà pagare sarà ben più alto di quanto avesse mai immaginato.
https://www.facebook.com/AletheVol1/
https://www.amazon.it/dp/B01AUO8D6S


Ma eccoci alla tappa di oggi, ovvero un Estratto del Libro:

Mentre l’acqua si scalda, preparo il servizio buono. Sto per posare lo zucchero sul vassoio quando Thomas entra e mi informa che la partita è finita.
«Greg non ha resistito molto»
«No, ma è stato Alfred a cadere per primo» si appoggia allo spigolo del tavolo, le gambe incrociate come gli ho visto fare molte volte durante le sue lezioni.
Scuoto la testa incredula.
«Povero nonno. Deve essere il Natale peggiore della sua vita»
«Di là hanno detto la stessa cosa…» si prende una pausa per togliersi gli occhiali e abbandonarli sul tavolo.
«Come va a Harvard?» chiede alla fine, osservandomi attentamente.
Prima di rispondere raccolgo i pensieri e li organizzo. Sapevo già prima di partire che avrebbe voluto parlarmi e a seconda di come risponderò, la conversazione può prendere pieghe diverse. Se lo conosco la metà di quanto lui conosce me – e Thomas mi conosce piuttosto bene –, so che ad interessargli è il lato personale. Vuole sapere come vanno le cose per me a Harvard, non gli interessa la situazione generale. È esattamente ciò che voglio evitare di raccontargli.
«Il campus e l’università sono abbastanza tranquilli. La situazione è gestibile, anche se ci sono sempre più avvistamenti di angeli»
«Il rettore ha preso provvedimenti?»
«Per il momento no. Ce ne stiamo occupando noi» non avendo più nulla da preparare sono costretta a fermarmi e a guardarlo. L’intenzione che gli leggo negli occhi non mi fa ben sperare. Dovrò comunque raccontargli ciò che vuole sapere.
«Stiamo anche sgomberando alcune sedi dei guardiani»
«Ho saputo. Tra l’aiuto che ci dai e gli studi di medicina, ti fanno lavorare parecchio, eh?» sorride ma non c’è traccia di allegria nella sua espressione.
«Prima… Sono stata sospesa dopo l’ultima missione»
È snervante essere una dei vice-responsabili del centro medico della G.H.S. e non poterci mettere piede. Ho scelto di studiare ad Harvard perché li avrei potuto sfruttare la mia preparazione fin da subito, ma non ha senso se mi obbligano a restare a casa.
La conversazione si interrompe quando Rose entra in cucina per prendere il tè. Scherzando un po’ sulla sfortuna di mio nonno faccio per seguirla, ma Thomas non ha ancora finito.
«Sono preoccupato» mi blocca a metà strada tra lui e l’arco.
«Gli ultimi rapporti del tuo supervisore erano…»
«Pieni di lamentele» lo anticipo, tornando indietro controvoglia.
«Da cosa dipende?» si gratta il lobo destro con il pollice e l’indice dell’altra mano.
So riconoscere fin troppo bene i tic che sfodera quando qualcosa lo preoccupa. Non mi rende felice sapere che questa volta sono io la fonte delle sue ansie.
«Abbiamo avuto delle divergenze» mi osservo le mani. Non so se sto facendo la cosa giusta. «E poi perché spesso non ho energia sufficiente nemmeno per avviare le comunicazioni con la squadra»
«Quando è iniziato?»
«Circa un mese e mezzo fa. All’inizio spariva solo per alcuni minuti, poi è peggiorato»
«Scommetto che fai ancora fatica a dormire»
Glielo confermo con un cenno della testa. È da prima dell’estate che soffro di insonnia per colpa di una visione e l’ultima volta che ne abbiamo parlato non siamo riusciti a trovare una soluzione.
«Credo sia la visione a privarti dell’Energia. O quella o Alex»
«Perché Alex?» sento una nota d’irritazione nella voce.
Il mio ex professore impiega alcuni attimi per rispondermi. Si passa anche una mano sulle palpebre prima di rimettere gli occhiali e guardarmi.
«Vorrei che la smettessi di pensare che le persone siano cieche o stupide. Non so se lo fai per proteggerlo o perché davvero non te ne accorgi, ma quello che state facendo è pericoloso. Non mi riferisco ai libri di tuo padre, ma al tuo condividere l’anima con uno spirito»


Ora che siamo alla fine, spero abbiate seguito le tappe precedenti e che non mancherete a quelle successive.
Se non lo avete ancora fatto: male!
5 Marzo Trama Leggendo Romance
6 Marzo Copertina LeggimiScrivimi
7 Marzo Booktrailer  Racconti Dal Passato
8 Marzo Estratto Viaggiatrice Pigra
9 Marzo Intervista Le Recensioni Della Libraia
10 Marzo Premiazione Diario Di Un Sogno


Correte a recuperare, infatti c'è una copia cartacea del romanzo in regalo!
Ma mi raccomando, dovete commentare ogni tappa e cercare di essere originali ;)
Avete tempo fino alle 10 del 10 Marzo!

BlogTour: Resident Evil. The Final Chapter - Film Precedenti



Benvenuti a questo Blogtour dedicato all'ultimo romanzo, basato sull'ultimo film, della serie su Resident Evil, edito da Multiplayer Edizioni.
In questa tappa vi parlerò dei film precedenti, così da rinfrescarvi le idee su cosa avete lasciato alle spalle prima di affrontare questo nuovo capitolo.




In questo romanzo, ambientato subito dopo i fatti di "Resident Evil: Retribution", l'umanità è sull'orlo dell'estinzione. Alice, tradita a Washington da Wesker, è l'unica superstite di quella che sarebbe dovuta essere l'ultima resistenza contro le orde di zombie, e deve tornare nel luogo in cui l'incubo ha avuto inizio: Raccoon City, dove la Umbrella Corporation sta radunando le proprie forze per dare il colpo di grazia al pochi sopravvissuti all'apocalisse. Alice dovrà chiedere aiuto al suoi vecchi amici e a un improbabile alleato per affrontare zombie e mostri mutanti: costretta ad affidarsi a Wesker per riottenere i suoi poteri sovrumani mentre la Umbrella si prepara ad attaccare, Alice dovrà affrontare la prova più difficile per salvare l'umanità, prima che sparisca definitivamente...






Perdonatemi se vado a memoria, ma preferisco parlarvi delle trame e non fare semplicemente copia-incolla, cercando di ricordare le varie storie e darvi le mie impressioni a riguardo.


Nel 2002 ha inizio questa saga stupenda con il primo (e più bel) capitolo.

Tratto dall'omonimo videogame horror, ma a quanto mi dicono i videogiocatori dalla trama estremamente diversa, questa storia ci porta in un mondo simile al nostro. Un'azienda, la Umbrella Corporation, sta lavorando in una base segreta sottoterra, chiamata l'Alveare, portando avanti esperimenti davvero pericolosi ed illegali.
Alice non sa nulla quando apre gli occhi, ma presto si renderà conto di abitare proprio sopra questa struttura e di essere uno dei guardiani all'entrata dell'Alveare, che ha fatto scattare le proprie difese uccidendo chiunque al suo interno. Arriverà una squadra speciale che, come lei, lavora per la Umbrella e dovranno arrivare alla Regina Rossa (il computer centrale) per capire cosa sia accaduto. Durante il viaggio si imbatteranno in altri due personaggi, un attivista che vuole portare alla luce gli esperimenti illegali e il collega di Alice, che non ricorda nulla. Ma i guai sono solo al principio, infatti la Regina Rossa li metterà alla prova per evitare di essere spenta ed evitare che il virus che è stato diffuso in quella struttura possa uscire.
Una tossina pericolosa che ha il potere di riportare in vita i morti.
Devono fare in fretta per scappare da quel luogo prima che le porte si chiudano e li intrappolino per sempre in quel posto.
 


Alice è scappata dalla struttura nel precedente capitolo e con lei anche Matt, nonostante siano stati presi dalla Umbrella prima che lei riuscisse a dargli l'antidoto al graffio che lo ha contagiato.
In questo capitolo ritroviamo la nostra protagonista che si risveglia in una città devastata, poiché gli scienziati hanno riaperto l'Alveare facendo uscire l'infezione che ha completamente invaso Racoon City.
Nel caos si troverà in contatto con Ashfold, una delle menti dietro a T-virus, nato per curare la figlia ma poi sfruttato dalla compagnia con altri scopi: le promette di portarla fuori dalle mura della città prima che venga distrutta (visto che il virus non si ferma) ma solo se troverà e salverà la figlia.
Insieme a lei troviamo una poliziotta, ispirata al videogame, Jill, che insieme ad altri superstiti deve trovare il modo per scappare prima che la città venga rasa al suolo.
I due gruppi si incontrano, per finire in uno scontro su un tetto dove li aspetta un elicottero per la fuga, con Nemesis (ovvero Matt): come uno show per provare i poteri di Alice, perché è stata l'unica a riuscire a metabolizzare il virus senza mutare.



Sono passati tre anni.
Il mondo è completamente cambiato. Distrutto e ridotto in cenere.
Alice gira da sola, visto che rappresenta un pericolo essendo controllata dalla Umbrella. I suoi ex compagni di viaggio sono in giro per il deserto insieme a dei superstiti ed in cerca di un rifugio sicuro. I due gruppi si incontrano a Las Vegas, dove Alice dimostra di avere poteri ancora maggiori a quelli che pensava.
Mostra al gruppo un diario nel quale viene detto che in Alaska c'è la salvezza. Decidono di dirigersi lì, ma c'è prima qualcosa da sbrigare.
Infatti Alice punta ad una base Umbrella dove hanno un elicottero, che permetterebbe a tutti di scappare in tranquillità e velocità.
Lì si imbatte nel dottor Isaacs, che continua a produrre cloni di Alice per metterli alla prova in un perverso labirinto per creare super-zombie. Lo sconfigge, anche se si era iniettato un virus modificato e alla fine di tutto libera i suoi cloni.
 


Wesker continua gli esperimenti della Umbrella, ma in una delle sedi Alice ed i suoi cloni fanno irruzione, sterminando tutti, ma quando si trova faccia a faccia con il presidente, lui le inietta la cura facendola tornare umana.
Sei mesi dopo, durante la ricerca di Arcadia, Alice si imbatte in Claire che tramite uno strano ragno sul petto la attacca. Una volta distrutto lei torna in se ma fatica a ricordare. Insieme iniziano a viaggiare verso New York, dove trovano altri superstiti segregati in un carcere, che le rivelano che Arcadia non è una città, ma una nave. La nuova missione è riuscire ad arrivare al mare e alla nave, ma presenterà delle difficoltà.
Non mancherà l'enorme mostro (o Boss di Fine Livello?).
Riusciranno a raggiungerla in pochi e troveranno ad attenerli Wesker, poiché la nave è una prigione per i sopravvissuti. Ma le sorprese non sono finite poiché il presidente si è iniettato il T-Virus e affronta Alice con i suoi nuovi poteri.
 


Ed eccoci al penultimo episodio.
Probabilmente quello più scarso come colonna sonora!
Più volte ho voluto strapparmi le orecchie perché è davvero davvero brutta la musica usata.
Neanche la trama è quel granché.
Ci troviamo alla fine del capitolo precedente, nel quale Alice e gli altri sopravvissuti stanno assistendo ad un attacco da parte della Umbrella alla Arcadia. Lei viene catturata e rinchiusa sotto il controllo di Jill, manipolata grazie al ragno sul petto. Nel frattempo una squadra si sta muovendo per arrivare a lei e salvarla, ma in questo nuovo Alveare, posto in un luogo remoto e isolato, tra i ghiacci; nel quale ci sono diversi ambienti a ricreare molte città, tra cui Tokyo, Mosca, New York,....Tutto per esperimenti.
Alice fugge, ma si imbatte in una catena di montaggio enorme in cui cloni di molte persone che ha conosciuto (insieme a molte altre) vengono create solo per essere distrutte nelle simulazioni.
Alice e i suoi salvatori si incontrano e scappano, ma le lotte saranno tante. Alla fine Alice si ritroverà alla Casa Bianca, scoprendo che Wesker è il Presidente e le inietta di nuovo il virus dicendole che è l'unica arma per salvare il mondo.
Chiudendo con una panoramica apocalittica.



Ammetto che la serie è peggiorata film dopo film.
Il primo era davvero bello, anche se distante dalla storia videoludica, però aveva una sua logica, un suo percorso. Anche il secondo, nonostante ci fossero più scene esplosive e meno storia. Dopo di quelli, un calando. Ormai sull'onda del nome e della fama che evoca; sono film banalissimi di trama, portando avanti solo effetti speciali e nulla più.
Un vero peccato!
E non essendo fan dei videogame, non oso immaginare la loro delusione in merito.
Penso vedrò in futuro quest'ultimo capitolo, ma non al cinema visto la qualità (oscena) dell'ultima pellicola che ho visto (ovvero Retribution).
Un misto tra un videogame e troppi effetti speciali, mixati male.

In ogni caso, questo è il mio parere personale a riguardo, molti lo adorano nonostante tutto;
ho cercato di raccontare i fatti in modo chiaro e conciso, in maniera da rispolverarvi le idee prima della visione e/o lettura.
Spero di esserci riuscita, che questo film/libro sia bello e che vi piaccia, se siete fan della saga.

Non dimenticate di seguire tutte le tappe che vi parleranno degli altri aspetti che circondano questa serie e questa nuova uscita.

Blogtour: Cose Preziose - Tutto su Brian



Ciao a tutti e Benvenuti in questa ultima tappa dedicata al romanzo "Cose Preziose" di Stephen King.
Oggi vi parlerò di uno dei personaggi principali del romanzo: Brian, ma prima una panoramica sull'opera.


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Trama
Quale evento turba questa volta la pace della tranquilla cittadina americana di Castle Rock? È l'arrivo di Leland Gaunt, un forestiero strano e sfuggente. Quest'individuo ambiguo apre un negozio, Cose Preziose, dove è possibile acquistare pezzi rari, curiosità, autentiche gioie per piccoli collezionisti. Gaunt sembra catturare i desideri più nascosti di ogni cliente, riuscendo a trovare per chiunque ciò che cercava o segretamente sognava da anni.

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King inizia questo romanzo descrivendoci la città e i suoi abitanti, citando anche da altri suoi romanzi, prima di fermarsi su un ragazzo, il "nostro" Brian.

Guarda da quella parte di nuovo. Vedi quel ragazzo, no? Quello che spinge la bici e sembra immerso nel più delizioso dei sogni a occhi aperti che possano fare i bambini della sua età. 
Tienilo d'occhio, amico. Credo che sarà lui a dare il via. No, te l'ho già detto, non so a che cosa... non proprio. Ma tu tieni d'occhio il ragazzino. E trattieniti in città per qualche giorno, vuoi? Tira una brutta aria, e se avesse a succedere qualcosa, forse non è un male che ci sia un testimone. Conosco quel bambino, quello che spinge la bici. Forse lo conosci anche tu. Si chiama Brian qualcosa. Suo padre ha un'impresa di infissi a Oxford o a South Paris, mi pare. 
Tienilo d'occhio, ti dico. 
Tieni un occhio su tutto. 
Sei già stato qui, ma ci sono delle novità in vista. 
Io lo so. Lo sento. È in arrivo un temporale.

Un undicenne curioso e dal buon cuore, nato col labbro leporino, ma nonostante questo difetto sia stato sistemato chirurgicamente quando era più piccolo, ancora oggi frequenta una terapia per la dizione. Dice di odiarlo, ma in realtà è infatuato della sua bella e giovane insegnante.
Per il resto è un ragazzino vispo, che vuole solo avere le attenzioni della madre, che vive davanti alla tv e al telefono per spettegolare con le amiche. Così quando si trova davanti al negozio "Cose Preziose" ed il cartello dice che è aperto, con un giorno di anticipo, non riesce a resistere ed entra, anche se nervoso.

Non vorrai entrarci, vero? chiese a se stesso. Cioè, anche se apre davvero con un giorno d'anticipo, tu non ci entri, no?
[...]
Ma non sopportava l'idea di andare via. Stava vedendo con i propri occhi l'interno del negozio nuovo. Sua madre avrebbe parlato con lui per tutto il resto del pomeriggio, quando lo avesse saputo.


Una volta dentro il proprierario lo incanterà e il povero Brian rimarrà a pendere dalle sue labbra, fino a quando gli chiederà qualcosa che causerà l'inizio di tutta una serie di eventi....

«Quando io domando: 'Brian Rusk, qual è la cosa che desideri più di ogni altra al mondo in questo preciso istante?' come mi rispondi? Presto!» 
«Sandy Koufax», rispose prontamente Brian.

Infatti il nostro giovane colleziona figurine e quella di Sandy è molto rara e costosa. Ma i signor Gaunt la possiede e gli fa una proposta che non riesce a rifiutare....

«Ci sono due prezzi per questa figurina, Brian. Metà... e metà. Una metà è in contanti. L'altra è un impegno. Capisci?» 
«Sì», rispose Brian. Si sentiva di nuovo lontano, distante da Castle Rock, distante da Cose Preziose, persino distante da se stesso. L'unica cosa che c'era di reale in quel luogo lontano erano gli occhi grandi e scuri del signor Gaunt. 
«Il prezzo in contanti per quella figurina autografata di Sandy Koufax nel 1956 è ottantacinque centesimi», precisò il signor Gaunt. «Ti sembra onesto?»

Dopo la trattativa Brian uscirà dal negozio senza ricordarsi in cosa consista l'impegno, ma si renderà conto presto di aver fatto un pessimo affare...ma non sarà l'unico in quella città.

^  *  ^  *  ^

Spero di avervi incuriosito con questo personaggio e che ne vogliate sapere di più a riguardo, leggendo (se ancora vi manca) questo libro stupendo del Re.

Vi ricordo che avete tempo fino al 5 Marzo per partecipare e non dimenticate di rispondere a tutte le domande, passando per ogni Blog che ha fatto parte di questo tour...


Ecco le mie due domande:

- All'inizio del romanzo King fa riferimento ad una fattoria fuori città in cui successe qualcosa di molto grave....
(Un indizio: viene detto in una tappa)

- Chi è Winston "Church" Churchill?

Le due domande sono legate, ma non fanno parte dello stesso libro....se capite cos'hanno in comune, sarà davvero facile rispondere!

Buona Fortuna!



BlogTour: Il Nome del Vento Cover dal Mondo

 

Benvenuti in questa tappa del BlogTour dedicata a "Il Nome del Vento" di Patrick Routhfuss, già pubblicato anni fa da Fanucci ed ora ristampato da Mondadori.
Cercheremo in queste varie tappe di farvi conoscere questo mondo (stupendo!) che vi rapirà e che vi farà venir voglia di leggerne ancora.
Se amate i fantasy e non lo conoscete ancora, approfittate di questa occasione per recupere! 
Merita davvero molto....

In questa tappa vi farà vedere le varie cover con cui questa storia è stata pubbicata in tutto il mondo...o quasi, insomma le cover che sono riuscita a trovare.
Partiamo dalla Cover Italiana Nuova della Mondadori:

"Ero distante solo due dozzine di piedi, lo vedevo perfettamente nella luce del tramonto. La sua spada era pallida ed elegante, tagliava l'aria con un suono freddo. La sua bellezza quella perfetta della porcellana. Era un Chandrian, un distruttore, e aveva appena massacrato la mia famiglia." Per ritrovare quella mostruosa creatura e vendicare la sua famiglia, Kvothe è pronto a tutto. Costretto ad affrontare la fame e qualsiasi tipo di pericolo, il ragazzo sente crescere dentro di sé un potere magico che lo porterà all'Accademia, una spietata scuola di magia in cui nessun errore è permesso. Ma chi resiste ai duri anni dell'apprendistato poi sarà in grado, forse, di affrontare i propri spietati nemici e gli incubi peggiori.
E Kvothe ora è pronto a vendicare il popolo nomade di attori con cui è cresciuto, massacrati insieme ai genitori dai demoni Chandrian, è pronto a diventare quello che sarà: potente mago, abile ladro, maestro di musica e spietato assassino, l'eroe che ha ispirato migliaia di leggende.



Cover Italiane Fanucci
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Cover Americana/Inglese
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Cover Spagnola - Ebraica
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Cover Francese - Portoghese
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Cover Persiana - Ungherese
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Cover Tedesca - Cinese
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Cover Greca - Olandese
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Cover Turca  - Russa - Polacca
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Cover Lituana - Lettone
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Cover Croata - Georgiana
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Io sono stata affascinata da subito dalla cover Portoghese (si, quattro sono simili, ma è quella venuta meglio per me), quella Cinese (per la grafica del titolo in particolare) e quella Greca (che ha un aria quasi poetica).
A voi quali piacciono? E come mai?


Ma arriviamo alla fine di questa tappa ricordandovi tutte le altre, quelle già passate e quelle future:



15/11 - Presentazione (Bookspedia)
17/11 - Autore (Bookish Advisor)

21/11 - Playlist (Emozioni di una Musa)
23/11 - Se ti piace X allora questo (La lettrice sulle nuvole)
25/11 - Recensione (Virginia e il Labirinto)
28/11 - Cover del mondo (Viaggiatrice Pigra)
30/11 - Ambientazione (Il mondo di sopra)
2/12 - 5 motivi per leggerlo (Libro fatato)
5/12 - 5 Motivi per leggerlo (Le tazzine di Yoko)
7/12 - Personaggi (Hook a Book)
9/12 - "Bello come:..." (Everpop)
12/12 - Recap (Honey, there are never enough books)

Settima tappa del Blogtour: "Il Creasogni", di Simone Toscano



Ricordo che se seguirete questo Blogtour fino in fondo potrete aggiudicarvi una delle sei copie in palio!!

Regolamento BlogTour:
1. Commentare tutte le tappe del BlogTour lasciando la vostra mail;
2. Mettere "Mi Piace" alla pagina Facebook del libro "Il Creasogni";
3. Unirsi ai lettori fissi di tutti i blog aderenti l'iniziativa;
4. Condividere tutte le tappe sui vostri social;
5. Chi avrà seguito il regolamento fino alla fine e avrà sognato con noi potrà vincere una delle sei copie del libro in palio;

I vincitori dei due giveaway verranno estratti tramite random ( saranno pubblicati i video nella tappa del 3 Agosto)

Se siete nuovi, siete ancora in tempo per partecipare! ;)




GLI ESTRATTI: PRIMA PARTE



Ettore – anzi, il «SignorEttore», come lo chiamavano i compaesani di Mangiatrecase – nel suo mestiere non aveva rivali, unico com’era al mondo in quell’arte: il solo a essere in grado di dare vita ai sogni e di farli arrivare a chiunque decidesse; di crearli, nel vero senso della parola, modellandoli con le mani e con la mente, nello stesso modo in cui un artigiano, seduto al tornio, lavora a un vaso di creta. E così stava facendo quel giorno con la signora Battistelli. Immaginarli e renderli vivi per gli altri era al contempo un piacere e un castigo, per chi come lui con i sogni aveva sempre avuto un rapporto tempestoso: dapprima, giovane paladino della razionalità con la sua aria di saccente sufficienza, li aveva ignorati e aveva persino deriso chi, al suo fianco, ne aveva bisogno e se ne riempiva gli occhi e la mente, nutrendone il proprio amore. Poi, con gli anni e le delusioni della vita – e del cuore – ne aveva scoperto il fascino magnetico, e aveva cercato di recuperare il tempo perduto senza sognare, senza amare a pieno. Scoperta tardiva, perché – dopo avere visto il suo sogno più importante svanirgli tra le mani – si era ritrovato a non essere più capace di sognare in prima persona, quasi fosse una punizione del cielo per ricordargli continuamente gli errori di un tempo, il suo essere stato così cieco e cinico di fronte a chi, invece, alla razionalità preferiva vite oniriche, pensieri e viaggi con la fantasia. Era il suo fardello, questa sua impotenza dilaniante e irrecuperabile. Un macigno, pesante come il rimorso di un ti amo non detto per tempo. L’incapacità di sognare lo aveva sorpreso una domenica d’inverno. Nevicava, come non faceva da anni oramai. Se ne accorse di colpo, quando il respiro gli venne a mancare. Si guardò intorno, chiuse gli occhi. Capì. E ne ebbe subito paura. Quella stessa sera, nel letto, si rese conto dell’antipodico arrivo di quel peculiare «dono» che stavolta avrebbe cambiato non la sua, di vita, ma quella degli altri: era la capacità di realizzare i sogni, i più avvolgenti e intensi che mai si fossero immaginati. A lui, ora, spettava il compito di crearli. Come fossero pane, da impastare per gli affamati. Come acqua. Servita però da un cameriere perennemente assetato.

* ^ * ^ * ^ * ^ * ^ * ^ * ^


«Basta, andate via! Lasciatemi in pace!». D’improvviso Ettore sentì una voce giù in strada.
«Basta! Basta!», continuava quella voce quasi rotta dal pianto.
In fondo al vicolo, al Giardino delle Api, un gruppo di ragazzini ne aveva accerchiato un altro, più mingherlino.
«È il ladro di poco fa…!».
Non ci pensò neppure un attimo. Si mise a correre, deciso a intervenire per aiutare il bambino. Che era salito su una palla di cannone di marmo e brandiva un pezzo di legno come fosse una spada, menando fendenti che tagliavano l’aria a destra e a manca.
Qualcosa non andava, forse i tre erano dei prepotenti che si volevano approfittare di quel bambino più piccolo. «Beh, che fate qui? Via! Via, a casa!», gridò ai ragazzi. Che in un attimo si dileguarono.
Erano rimasti soli. Ettore si avvicinò, lentamente. Gli girò attorno, guardandolo serio mentre quello rimaneva impietrito.

* ^ * ^ * ^ * ^ * ^ * ^ * ^


«Sicché ora ti dai anche alla guerra eh?», disse mettendo il dito sulla punta di quella spada improvvisata.
«Bell’arma che ti sei costruito, sei un guerriero coraggioso… Giusto?», gli chiese con una faccia soddisfatta come a dire «caro mio, la pacchia è finita, da qui non scappi».
«Mmm», bofonchiò il bambino.
Era lì, davanti ad Ettore, gli occhi pieni di lacrime e quel labbro inferiore che proprio non la smetteva di tremare. Anche per un capitano coraggioso come lui era difficile mantenere la calma.
«Quanti anni hai, soldato?», chiese Ettore poggiandogli il dito sul naso.
«Quaaattroooooooo!», urlò il bambino con tutta la forza che aveva in corpo.
«Uh! Ho capito, ho capito, calmati. Quattro, bene, che bisogno c’è di strillare così?».
Non ci volle molto per capire che dietro quell’urlo c’era solo paura, e anche tanta. E così decise di lasciar correre le ramanzine sul furto, sulla fuga e tutto il resto.
Silenzio dall’altra parte: il bambino continuava a starsene lì fermo impalato, anche se le guance cominciavano a passare dal rosso ciliegia a un colorito più rosato, e gli occhi si stavano asciugando.
«Come ti chiami?», gli chiese Ettore. «Quattro!», rispose lui.
«Quattro? Ma come quattro? Ma no, non quanti anni hai, come ti chiami?», chiese nuovamente.
«Quattro!», gridò ancora quello.
Niente da fare. E dire che la conversazione andò avanti a lungo. Ma del nome quel bambino non volle dire nulla. «Quattro!», continuava a ripetere.
«E va bene, va bene, caro mio. Visto che non me lo vuoi dire, ti darò io un nome. Se poi cambierai idea, mi dirai il tuo e useremo quello, d’accordo?», gli chiese offrendogli il mignolo.
«Sì! Quattro!», rispose il bambino, afferrandolo con le mani e scuotendolo in alto e in basso: il patto era stato siglato. «Bene, allora, dato che conosco solo la tua età, e sei molto piccolo, ho deciso che ti chiamerò Catello, che significa cucciolo! Che ne pensi? Affare fatto?».
«Affare fatto», sembrò dire quello con un sorriso paffuto stampato finalmente sul viso.
Catello gli piacque, evidentemente, perché lo accettò da subito come quello in cui si riconosceva meglio e di più al mondo. E poi lo faceva ridere, e anche molto: lo trovava simpatico, e non seppe dire di no. Da quel giorno impararono a conoscersi: ma il vero nome di Catello, quello, invece, non si seppe mai.

* ^ * ^ * ^ * ^ * ^ * ^ * ^


«Guarda Melissa, un elefante! Li abbiamo trovati!», urlò Ettore, indicando un grosso pachiderma. Era gigantesco, forse il più grande del circo, anzi no, il più grande che un circo avesse mai potuto avere. Era fermo, al centro di una piazza, con attorno centinaia di persone festanti che gridavano e scherzavano intorno a quell’animale che, fino a quel momento, avevano visto solo nei libri di avventure. In alto, sopra la schiena dell’elefante, un piccolo palco con due persone. Uno doveva essere il suo domatore, perché continuava ad accarezzarlo per farlo stare calmo davanti a quegli esseri piccoli e rumorosi che gli saltavano attorno. L’altro invece era una vecchia conoscenza: magro, alto, divisa rossa e mostrine in oro. Era la stessa persona che aveva presentato lo spettacolo del circo a Mangiatrecase. Finalmente una buona notizia, dunque.
«Melissa, sono loro, riconosco quell’uomo, quello con la divisa rossa!».
Lei si fermò, rabbrividì. Era felice, è vero, di averli trovati, ma la sola vista di quell’elefante e di quella divisa le aveva riportato alla mente ricordi bruttissimi.
A volte i ricordi restano sepolti in alcuni campi lontani, nella mente. Ma sono sempre lì, pronti a tornare, magari dopo anni, per influenzare le nostre scelte, le nostre vite. Finché non decidiamo di affrontarli e liberarcene per poi ricominciare la stessa vita di prima, quella che avevamo provato a cancellare, stavolta felice e senza limiti. Melissa ora, così piccola, stava affrontando il suo passato. Neppure i suoi genitori c’erano, in quel momento. Era sola. Perché forse solamente da sola avrebbe potuto farcela.
«L’ho visto…», rispose, «l’ho visto…».
«Ma che ti prende? Non sei contenta?».
«Sì… sono contenta», disse lei ancora scossa. Poi si fece forza, guardando gli occhi di quell’uomo che la osservava con affetto. E prese coraggio.
«Andiamo allora!», gridò.

* ^ * ^ * ^ * ^ * ^ * ^ * ^


Il treno si fermò, avvolto da una nuvola di vapore, con quelle sue grandi ruote di metallo che al momento di frenare fecero partire un fischio assordante, stridendo contro i binari e scaraventando scintille ovunque.
I due salirono a bordo e si sedettero, immaginando già l’arrivo. Erano in viaggio da appena un giorno ma sembrava che si conoscessero da mesi, da anni.
Avevano parlato tanto, e nell’arco di poche ore avevano scoperto cose – dell’altro e di sé – che forse non avevano mai capito fino a quel momento. Un cammino alla ricerca di qualcuno, sì, ma anche un viaggio alla scoperta dei propri limiti, da affrontare e, forse, superare. Dopo pochi minuti di riposo il treno sembrò di nuovo svegliarsi, nervoso.
Incominciò con qualche sbuffo, qua e là, poi iniziò a tremare, come una pentola in ebollizione.



La Prossima tappa si terrà su Il Salotto Dei Libri ;)



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Blog Tour "Il Mio Imprevisto Più Dolce" di Chiara Trabalza: Gli Estratti, quinta tappa



La Quinta tappa del BlogTour dedicato a
"Il mio imprevisto più dolce" di Chiara Trabalza,
Lettere Animate editore.


Gli Estratti


Controllai la cottura dell’arrosto e delle patate in forno e intanto misi a tavola una bottiglia di vino rosso per l’arrosto. Mentre la stappavo però uno schizzo di vino mi macchiò la camicia bianca che avevo indossato per l’occasione.
«Porca miseria! No, il vino sulla camicia no!» imprecai. Ci misi subito un po’ d’acqua dal rubinetto ma la macchia si allargò e comparve un orribile alone rossastro. Sbuffai nervosamente e mi sfilai via la camicia, poi corsi in bagno per cercare di lavare subito via la macchia col sapone. Spalancai la porta ma mi fermai impietrito non appena vidi che in bagno c’era Elena sotto la doccia. Potevo vedere la sua figura longilinea da dietro il vetro opaco del box doccia appannato. Trattenni il fiato per non spaventarla ma ormai era troppo tardi, aveva sentito la porta aprirsi e si era voltata verso di me coprendosi con le mani come meglio poteva. Mi venne da sorridere vedendola così imbarazzata.
«Scusami, non sapevo che tu fossi in doccia. Mi sono macchiato la camicia e volevo solo lavarla» la rassicurai.
«Non importa, è tutto a posto ma ora esci subito» rispose con voce alterata. Sorrisi mentre seguitavo a guardare la sua figura sfocata da dietro il box cosparso di mille goccioline d’acqua.
«Un tempo non la tiravi tanto per le lunghe» commentai sarcastico. La provocai volutamente perché mi divertiva farla arrabbiare come quando eravamo bambini.
«Certe volte facevamo anche il bagno insieme nella stessa vasca» incalzai rincarando la dose.
«Un tempo avevamo cinque anni Liam, ora ne ho qualcuno in più evidentemente. Forse non te ne sei accorto ma non sono più una bambina, sono una donna!» mi rimproverò bruscamente mentre apriva un po’ la porta scorrevole del box e faceva capolino con la testa per guardarmi dritto negli occhi. Rimasi di sasso perché non mi aspettavo una reazione così scocciata da parte sua ma in fondo aveva ragione. Eravamo adulti adesso. Ed erano passati dieci lunghi anni dall’ultima volta che l’avevo vista.

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«Ehilà bentornata principessa» mi disse Liam uscendo dal bagno con l’accappatoio addosso.
«Sono appena rientrato anche io, per fortuna che stasera non faccio il turno serale così possiamo cenare assieme». Mi sorrise. Era tremendamente sexi con l’accappatoio e i capelli bagnati e arruffati.
“Dio mio Elena, smettila!” mi ammonì una vocina nella mia testa. Forse era da troppo tempo che non uscivo con un uomo, decisamente troppo. I miei ormoni stavano impazzendo tutto d’un tratto? E poi con Liam? Inorridivo al solo pensiero di me e lui a letto insieme. Eravamo cresciuti insieme, eravamo come fratello e sorella, non potevo avere simili pensieri. Mi sentii avvampare a quelle fantasie e abbassai prontamente lo sguardo per non farmi vedere da lui.

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«Ma chi sei, mio padre? Vieni qui e pretendi di dirmi con chi devo uscire e come devo vestire. Liam non ti riconosco più….sembrerebbe che tu sia geloso di me» conclusi mentre lo fissavo in cagnesco dritto negli occhi. Per un attimo nessuno dei due parlò. Ci guardavamo in silenzio, occhi negli occhi e nel suo sguardo mi sembrò di cogliere un po’ di tristezza, forse di delusione. Non capivo cosa stesse succedendo e cosa gli fosse preso. Sembrava quasi una scenata di gelosia. «E se anche fosse?» mi chiese a bruciapelo.
«Che cosa?» lo incalzai sollevando caparbia il mento.
«Se anche fossi geloso di te?» replicò con aria di sfida. Non capivo se stava scherzando per prendersi gioco di me o se stesse dicendo davvero . Avrei voluto chiedergli se fosse geloso di me come un fratello maggiore protettivo o se sentisse qualcosa di più. Ma le parole mi morirono in gola. Forse avevo soltanto paura di scoprire quale fosse la verità, paura di conoscere i suoi reali sentimenti. Non lo so, ma comportandomi da vigliacca non gli chiesi nulla e non sapevo cosa rispondere. Fortunatamente in quel momento il citofono suonò. Corsi a rispondere.
«Sì Matteo, scendo subito. Sì, sono pronta» dissi cercando di mantenere la voce più calma possibile.
«Non scendere. Non abbiamo finito e non hai risposto alla mia domanda» mi disse Liam avvicinandosi pericolosamente a me.
«Sì che abbiamo finito invece. Matteo mi aspetta giù e tu hai già contribuito a rovinarmi questa bella serata. Fatti una doccia e chiarisciti le idee» sibilai tra i denti. Poi aprii la porta e la richiusi sbattendomela con violenza dietro alle spalle. Corsi giù facendo i gradini due a due. Era la prima volta che litigavo con Liam in maniera così violenta e sentii una morsa al cuore e allo stomaco

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Ero furiosa con lui, lo detestavo e avevo voluto mettere un muro invalicabile tra di noi. Ma la verità era invece che ce l’avevo con me stessa perché ero così spaventata dal nuovo sentimento che provavo per Liam che incolpavo lui di avermi sedotta. Ma nel mio cuore sapevo benissimo che non era colpa sua, anzi, si era dimostrato così dolce e paziente verso di me che mi sentivo adesso una ragazzina capricciosa e immatura per averlo escluso così dalla mia vita. Guardai il cellulare e controllai nuovamente se ci fossero messaggi da parte sua. Niente. Ancora una volta sentii una fitta al cuore.

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Passarono giorni, poi settimane, infine mesi. Nel mio girovagare incontrai posti nuovi, conobbi nuovi amici, sperimentai nuovi lavori, riscoprii una forza d’animo che non credevo più di possedere. In fondo questo piccolo viaggio intorno al mondo fu più che altro un viaggio dentro me stesso. Forse dovevo soltanto perdermi per potermi poi ritrovare. Spesso le notti quando chiudevo gli occhi a letto rivivevo ogni attimo degli ultimi mesi passati accanto ad Elena e soprattutto risentivo sul mio corpo il calore e la morbidezza della sua pelle. Fare l’amore con lei era stato qualcosa di meravigliosamente dolce, incredibilmente profondo, mi era entrata nell’anima, era nel sangue che mi scorreva nelle vene, era nell’aria che respiravo, era sotto la mia pelle. Forse avrei dovuto tornare da lei. Forse non tutto era perduto. Ero così confuso, indeciso, anche arrabbiato. Alle volte mi sembrava di odiarla, eppure la amavo alla follia. E di nuovo la mia inquietudine e il mio tormento mi misero ancora una volta le ali ai piedi e mi spinsero a spiccare il volo.





Vi ricordo tutte le tappe del Blog Tour:
5 luglio "intervista all'autrice" http://parliamodilibriblogletterario.blogspot.it
7 luglio "i personaggi" http://libricheportoconme.blogspot.it/
8 luglio "le ambientazioni" https://onrainydaysblog.wordpress.com/
9 luglio "la copertina" http://questionedilibri.altervista.org/
10 luglio "estratti" http://viaggiatricepigra.blogspot.it/
11 luglio "1°capitolo" http://laladradilibri.blogspot.it/