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Opinione: Oliva Denaro, di Viola Ardone
Io non lo so se sono favorevole al matrimonio. Per questo in strada vado sempre di corsa: il respiro dei maschi è come il soffio di un mantice che ha mani e può arrivare a toccare le carni.
È il 1960, Oliva Denaro ha quindici anni, abita in un paesino della Sicilia e fin da piccola sa – glielo ripete ossessivamente la madre – che «la femmina è una brocca, chi la rompe se la piglia». Le piace studiare e imparare parole difficili, correre «a scattafiato», copiare di nascosto su un quaderno i volti delle stelle del cinema (anche se i film non può andare a vederli, perché «fanno venire i grilli per la testa»), cercare le lumache con il padre, tirare pietre con la fionda a chi schernisce il suo amico Saro. Non le piace invece l'idea di avere «il marchese», perché da quel momento in poi queste cose non potrà più farle, e dovrà difendersi dai maschi per arrivare intatta al matrimonio. Quando il tacito sistema di oppressione femminile in cui vive la costringe ad accettare un abuso, Oliva si ribella e oppone il proprio diritto di scelta, pagando il prezzo di quel no. Viola Ardone sa trasformare magnificamente la Storia in storia raccontando le contraddizioni dell'amore, tra padri e figlie, tra madri e figlie, e l'ambiguità del desiderio, che lusinga e spaventa, soprattutto se è imposto con la forza. La sua scrittura scandaglia la violenza dei ruoli sociali, che riguarda tutti, uomini compresi. Se Oliva Denaro è un personaggio indimenticabile, quel suo padre silenzioso, che la lascia decidere, con tutto lo smarrimento che dover decidere implica per lei, è una delle figure maschili più toccanti della recente narrativa italiana.
Proposto da Concita De Gregorio al Premio Strega 2022 con la seguente motivazione:
«Per la potenza della voce della protagonista, che ci parla da un tempo e da un luogo in cui la parola libertà, per una giovane donna di sedici anni, era da inventare. Per la forza del racconto corale di un paese di Sicilia che custodisce la matrice di caratteri e dinamiche certamente arcaici, ma tuttora presenti nel comune sentire e capaci di retroilluminare l'origine del nostro senso comune. Per il pudore, la riconoscenza e la grazia con cui rende omaggio alla storia di una donna realmente esistita, celebre e vivente, che pur essendo fondamento e simbolo di emancipazione ha scelto di condurre il resto della sua esistenza nel riserbo e nella discrezione. Per il rispetto che le porta. Per la forza letteraria del romanzo, per l'assenza di retorica edificante, per la freschezza e la precisione dello sguardo. Per la capacità di orchestrare dialoghi e silenzi, di dare corpo al pensiero inespresso. Un romanzo che non si può non amare, non si può non portare Oliva Denaro per sempre con sé.»
Ho finito da pochi giorni questo romanzo e devo dire che tutti i pareri positivi a riguardo che ho sentito sono veritieri. Questa storia ti scivola dentro per restare.
La scrittura dell'autrice riesce a rendere questa storia che tratta un argomento orribile, rendendo omaggio ad una donna (e la sua famiglia) formidabile, con una bravura e senza mai scendere nel morboso. Le pagine si divorano e non si riesce a staccarsi, fino alla fine di tutto.
Ammetto che questo libro mi attraeva e mi spaventava, infatti ho aspettato a comprarlo e quando poi l'ho avuto fra le mani è finito in libreria ad attendere. Fortuna ha voluto che lo trovassi su Audible e le poche ore di ascolto mi spingessero a buttarmi.
Ora lo rileggerei dalla prima pagina, pronta a segnarmi una quantità di passaggi che durante l'ascolto mi hanno colpito, per poterli evidenziare e tenere. La trama, se non la conoscete, si ispira a una storia vera. Oliva è un omaggio a Franca Viola, la prima donna ad aver rifiutato il matrimonio riparatore e portato il suo rapitore e s7upra7or3 in tribunale per aver giustizia. Una storia assurdamente recente (avvenuta negli anni 60), poiché solo negli anni 80 questo sarà tolto dal codice civile come legge (il matrimonio riparatore), e solo negli anni 90 lo s7upr0 sarà reato contro la persona e non contro la morale.
Oliva, come Franca, è una giovane che vive in Sicilia negli anni 60, ha 15 anni, e riceve attenzioni non desiderate da un uomo. Nonostante sia cresciuta con insegnamenti rigidi su cosa debba fare una donna e cosa no per seguire le regole della società (così da diventare una brava moglie, brava madre, brava donna), tutto ciò non le serve a nulla. Le malelingue non si fermano e sono pronte a giudicare ogni piccolo errore, anche quando non c'è. Tutti osservano tutti. Tutti parlano. E quando la giovane viene rapita perché quell'uomo ha deciso che deve essere sua, per il mondo è già così. Non è solo la legge, è la mentalità.
Fortunatamente Oliva ha accanto una famiglia che la sostiene e le resta accanto quando sceglie di non abbassarsi a queste regole ingiuste che le sono obbligate per quei tempi. Denuncia. Lo porta in tribunale. Anche se potrebbero aver (e avranno) tutti contro nel paesino.
Non penso di aver fatto spoiler, poiché quella di Franca è una storia famosa e che DEVE esser conosciuta, o almeno esser stata sentita anche solo una volta per caso.
Una storia che fa male leggere e che, come dicevo, l'autrice bilancia molto bene raccontandoci i cambiamenti di come viene vista una ragazza, e come deve comportarsi, dalle prime mestruazioni che la renderanno definitivamente donna. Insegnamenti che l'accompagnano per tutto questo percorso, alcuni anche per lei insensati ma che rispetta. Trovandosi poi ad essere giudicata come colpevole per un gesto atroce commesso senza alcun suo consenso in merito. Nonostante avesse fatto tutto "giusto", come sua madre le aveva insegnato.
Un libro che va letto. Senza dubbio. Da tutti.
Bello, scritto molto bene, che porta a conoscere un frammento della storia del nostro paese e di una donna che assieme alla sua famiglia furono (estremamente forti e coraggiosi, ed) un elemento importantissimo per iniziare a metter su un cambiamento riguardo una legge ingiusta ed antiquata.
Post anche sul mio profilo Instagram @viaggiatricepigra
Opinione: La Città Dei Vivi, di Nicola Lagioia
«Tutti temiamo di vestire i panni della vittima.
Viviamo nell'incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati.
Preghiamo di non incontrare sulla nostra strada un assassino.
Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?»
Le parole di Nicola Lagioia ci portano dentro il caso di cronaca piú efferato degli ultimi anni. Un viaggio per le strade buie della città eterna, un'indagine sulla natura umana, sulla responsabilità e la colpa, sull'istinto di sopraffazione e il libero arbitrio. Su chi siamo, o chi potevamo diventare.
Nel marzo 2016, in un anonimo appartamento della periferia romana, due ragazzi di buona famiglia di nome Manuel Foffo e Marco Prato seviziano per ore un ragazzo piú giovane, Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l'attenzione, sconvolgendo nel profondo l'opinione pubblica. È la natura del delitto a sollevare le domande piú inquietanti. È un caso di violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? Dei cocainomani? Dei disperati? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l'omicidio come un caso di possessione. Quel che è certo è che questo gesto enorme, insensato, segna oltre i colpevoli l'intero mondo che li circonda. Nicola Lagioia segue questa storia sin dall'inizio: intervista i protagonisti della vicenda, raccoglie documenti e testimonianze, incontra i genitori di Luca Varani, intrattiene un carteggio con uno dei due colpevoli. Mettersi sulle tracce del delitto significa anche affrontare una discesa nella notte di Roma, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d'assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe, ma al tempo stesso capace di far sentire libero chi ci vive come nessun altro posto al mondo. Una città che in quel momento non ha un sindaco, ma ben due papi. Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, confusione sessuale, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Procedendo per cerchi concentrici, Nicola Lagioia spalanca le porte delle case, interroga i padri e i figli, cercando il punto di rottura a partire dal quale tutto può succedere.
Lo so di non essere propriamente normale, ma adoro questo genere di letture.
Queste indagini che permettono di andare a scavare dietro fatti di cronaca e saperne di più.
Sarò morbosa, sarò fuori di testa, sarò...non lo so nemmeno io. Ma trovo tutto ciò che circonda il lato oscuro della mente umana..."affascinante".
Prendete le mie parole con le pinze, eh!
Questo fatto di cronaca non lo conoscevo. Sarà che più o meno in quegli anni i TG mi avevano stufato e avevo smesso di seguirli per come riportavano le notizie, ed ancora non mi informavo così tanto online. Quindi vivevo in un buco nero di totale ignoranza.
Non che adesso vada così meglio il mio rapporto coi media, ma almeno ho la rete e posso cercare notizie magari riportate seriamente altrove (anche se al 99% c'è un copia/incolla decisamente demoralizzante).
Non che adesso vada così meglio il mio rapporto coi media, ma almeno ho la rete e posso cercare notizie magari riportate seriamente altrove (anche se al 99% c'è un copia/incolla decisamente demoralizzante).
Tornando al fatto di cronaca, come potete leggere già nella trama, siamo nel 2016 ed è stato ucciso brutalmente un giovane uomo di 23 anni: Luca Varani. Sarà Manuel Foffo a denunciarsi come omicida qualche giorno dopo al padre, portando anche alla cattura di Marco Prato, che era ad un passo dal completare il suicidio.
Nicola Lagioia ripercorre i fatti in modo romanzato, ma inserendo elementi reali (interviste, documenti, prove, ecc) che rendono la lettura ricca di informazioni e alla fine danno un pugno nello stomaco al lettore.
Parte dalla confessione di Manuel al padre, alla scoperta del cadavere e gli arresti. Ma poi fa dei passi indietro, per farci conoscere Manuel e Marco. Due giovani poco più grandi di Luca, definiti bravi ragazzi da chi li conosceva.
Tutto ciò non per giustificare, non per creare la patina che spesso viene appiccicata dai media a certi indiziati (altro motivo per cui detesto i media e le loro narrazioni spesso distorte e "tossiche"). Lo fa per mostrarci quanto certa normalità possa nascondere.
Ci porta a conoscere Manuel che a quasi trent'anni odia ed attribuisce tutte le sue colpe al padre (la mancanza di lavoro, la sua smartapp che non decolla, ecc). Un drogato, senza obiettivi realistici, che si lascia trascinare e, forse, ricattato da Marco per un video.
Conosciamo Marco, un volto estremamente conosciuto nell'ambiente delle feste, un PR e un personaggio famoso, omosessuale dichiarato e fiero. Un egoista, egocentrico, manipolatore molto abile. Un uomo gay che dice di sentirsi donna e che punta agli etero, quasi per provare che non sono "veri uomini" e che se un altro uomo ti fa qualcosa, lo fa meglio di una donna.
Conosciamo Luca, innamorato da sempre della fidanzata storica, che lavora in una carrozzeria, che studia la sera. Ma secondo alcuni amici e certe voci, spaccia e si prostituisce per denaro. Per questo finisce in quell'appartamento il 4 marzo.
Al centro di tutto c'è materiale per far impazzire i giornalisti ed i leoni del web: droga, prostituzione, omosessualità. Il tutto in negativo. Il tutto per puntare il dito.
Forse anche per questo non si saprà mai se Luca si prostituiva davvero, come se ciò lo sminuisse in qualche modo dal ruolo di vittima del tutto innocente.
Nicola ci porta attraverso gli interrogatori di Manuel e Marco nei giorni precedenti, quando i due si erano chiusi in casa con tanta cocaina e alcool.
Giorni in cui erano sprofondati dentro la droga. in cui avevano derubato un amico per poterne comprare altra, in cui un altro loro amico che avevano invitato aveva intuito qualcosa e se n'era andato, giorni di confessioni e probabilmente di rapporti fra i due;
giorni in cui avevano deciso che dovevano fare del male a qualcuno, dovevano trovare qualcuno da pagare per stuprarlo.
Finendo col chiamare Luca, drogarlo,...ma lo stupro non bastava più.
Una rabbia si scatena e decidono di ucciderlo.
Queste sono le pagine peggiori.
Frammenti di interrogatorio di Manuel e Marco si intersecano fra loro, raccontando ognuno la sua verità.
Manuel dice che è Marco a superare la linea dicendo che ora lo ammazzavano.
Marco nega e da tutta la colpa a Manuel.
Ciò non toglie che passano quasi due ore di tortura per Luca.
Due ore nelle quali la "disperazione" di Manuel lo porta a "dispiacersi" per la vittima perchè, semplicemente, non vuole morire.
Non sa come ucciderlo.
Ci provano da tanto.
Coltelli. Martello. Corda. Mani.
Vuole vivere. Ma lo "devono" uccidere.
Marco dice di esser succube di Manuel, ma le prove raccontano altro.
Ci sono le impronte di entrambi ovunque.
Quando tutto finisce i due si addormentano e poi pensano a cosa fare.
Marco decide di farla finita. E non è la prima volta che tenta il suicidio.
Manuel alla fin fine capisce di non poter nascondere ciò che è successo. E lo confessa. Prima al padre e poi alla polizia.
Dopo tutto ciò, la conclusione dei fatti. I processi. Le pene.
La sensazione di vuoto, perchè sembra che non ci sia giustizia.
Una morte così crudele, sadica, insensata. Senza un perché.
Un romanzo davvero forte che ti attacca alle pagine fino alla fine.
Un percorso che porta a conoscere quanto "poco" basti per passare da "bravo ragazzo" ad omicida. Anche se, in effettivo, andrebbe rivista anche la narrazione del "bravo ragazzo".
L'unica enorme pecca è la digressione dell'autore in cui ci racconta di un turista olandese, frammenti sparsi qua e là, in cui ci descrive anche Roma, la cui storia non ha nulla a che fare con il fatto di cronaca.
L'ho trovato inutile e noioso. Senza sarebbe stato perfetto.
Consigliatissimo se avete stomaco forte e vi piacciono questo genere di romanzi.
Altrimenti andate oltre, non fa per voi e vi fareste solo del male.
Opinione: Veleno. Una Storia Vera, di Pablo Trincia
Nota: niente di quello che è scritto in questo libro è stato in alcun modo romanzato dall'autore.
Quando questa storia iniziò avevo 7 anni. Nonostante lo scalpore che posso solo immaginare abbia potuto causare, non ne ho mai sentito parlare fino a qualche mese fa quando, in un gruppo horror, si raccontava un evento simile. Un'altra "corsa ai pedofili", finita in tragedia sempre di quegli anni. E nei commenti, il riferimento a questa storia e a questo libro.
Lo avevo messo in wish, per ricordarmi di cercarlo, perché volevo saperne di più. Ed è stato un caso che, durante la promo Einaudi, mi è saltato fuori questo volume e come un flash ho ricordato il titolo.
L'ho preso subito, ma l'ho letto qualche mese dopo.
Una lettura piuttosto veloce, ma dai temi decisamente pesanti per varie ragioni.
Si parla di pedofilia, di abusi in famiglie e fuori, si parla di violenze, fino al satanismo. E le vittime sono tutte bambini sotto i 12 anni. Alcuni dei loro racconti sono troppo strani per esser veri.
Troppo raccapricciante che possa esser successo oppure è tutta fantasia?
Eppure sono così tanti, non possono esser tutti "bugiardi". Cosa c'è di reale?
In quel periodo, dagli Stati Uniti per poi coinvolgere il mondo, è iniziata una folle ed assurda caccia ai pedofili unita alle sette sataniche. Tantissime persone furono arrestate per questi reati, il tutto poi risolto in assoluzioni (spesso dopo anni di carcere). Alla base di tutto una paura illogica che portava a vedere abusi e satanismo ovunque, sopratutto nei racconti dei bambini. Ma a far precipitare le cose erano gli "esperti" che pressavano così tanto le presunte vittime, da far dir loro qualunque cosa, a volte creando falsi ricordi, pur di far smettere le domande.
Vediamo un po', a grandi linee, questo romanzo che altro non è che un reportage di un giornalista che, trovatosi ad un punto della carriera in cui niente sembrava toccarlo, ha voluto mettere un freno e trovare una storia su cui indagare che lo riportasse alla realtà ed alla passione di fare il giornalista. E si è imbattuto nel 2014 in questa vicenda, nemmeno da lui conosciuta fino a quel momento.
Nelle pagine c'è quello che successe, raccontato attraverso le sue ricerche, fra fascicoli e interviste.
Prima di tutto, scritto anche all'interno della copertina, niente è stato romanzato dall'autore.
Non sono fatti puri e semplici, ma ci sono illustrati dall'autore che mette una scaletta temporale agli eventi ed ogni tanto si inserisce per presentarci varie figure, con cui ha avuto a che fare durante questo reportage.
Si parte nel 1993. Una famiglia povera, disagiata, con tanti figli, che si trovava spesso sfrattata e a dover chieder aiuto. Arrangiandosi come poteva, anche affidando il figlio più piccolo, Dario di 3 anni, a degli amici mentre cercavano di risollevarsi.
(Giustamente) Compariranno delle assistenti sociali che lo porteranno via da tutto quello, per garantirgli una vita più stabile e normale.
E fin qui, nulla di strano.
Purtroppo (e capirete come mai più avanti) incrociò la strada con una giovane psicologa tirocinante, Valeria Donati, che gli trovo una nuova famiglia affidataria.
Negli anni successivi poteva comunque tornare nei fine settimana dai suoi genitori naturali, ma nessuna delle due famiglie sopportava bene l'altra.
Fino al gennaio 1997. Quando scoppia la bomba.
Dario era sempre stato un bambino problematico, ma da alcune sue parole la madre affidataria vide qualcosa di più e lo fece tornare da quella psicologa. Aveva parlato di "scherzi sotto le coperte" da parte del fratello alla sorella.
Da lì la valanga.
Lentamente quel bambino iniziò a raccontare cose sempre più raccapriccianti che accadevano in famiglia. Ma non solo.
Una rete si iniziò ad allargare, coinvolgendo sempre più famiglie, conoscenti, amici,...
Una caccia alle streghe che portò più di 20 persone ad essere accusate, processate, condannate e poi molte assolte; alcuni attendono giustizia ancora oggi, che forse grazie a questo libro potranno avere un processo giusto.
16 bambini, da meno di 1 anno fino ai 12 anni, vennero presi e portati via dalle famiglie, che non poterono rivedere. Nemmeno quando furono dichiarate innocenti, davanti alle stesse prove che erano state così "fondamentali" per condannarli, ma che invece (ad altri occhi) non dimostravano niente.
I diavoli della Bassa modenese, o pedofili della Bassa modenese, come li chiamavano i giornali fomentando la follia (che porto anche ad altri processi in altre città italiane in quel periodo).
Due paesi coinvolti: Mirandola e Massa Finlandese (nella Bassa modenese).
Dopo Dario molti altri bambini iniziano a raccontare cose simili, partendo da abusi in famiglia, a pagamenti strani, visite notturne in cimiteri, strani riti, tombe, sangue, animali uccisi, bambini uccisi,...
Insomma: un incubo!
Le autorità avevano salvato quegli innocenti da dei mostri.
Eppure, nessuno aveva mai visto niente di quello che i numerosi bambini raccontavano.
Com'era possibile?
Sono le domande che si fa anche l'autore.
Cosa c'era di vero? Perché non può essere tutto inventato... O si?!
Purtroppo, invece, fu tutto causa di quella caccia e di interrogatori gestiti davvero malissimo da parte di psicologi (fulcro di tutto la Donati e una Onlus da cui provenivano lei ed altre psicologhe) e da una ginecologa (Maggioni) che vide segni di violenza (confermando quindi i sospetti), dove molti altri esperti non videro assolutamente nulla.
Erano novità questi casi e ci si affidó a quei pareri "esperti", che furono smontati. Alcuni già in tribunale, ma che non cambiarono le prime sentenze di colpevolezza. Ma non solo loro, perché vennero poi portati avanti solo alcuni frammenti da chi sosteneva le accuse.
C'erano tante incongruenze su cui non si investigò mai in maniera approfondita. Frasi incoerenti dei bambini, a cui non si diede il giusto peso. Piuttosto che controllare, si presero le parti che servivano e si portò tutto in tribunale.
La cosa davvero grave, e che fa arrabbiare moltissimo, è che queste persone hanno mantenuto lavoro e status, affiancando processi.
Hanno rovinato famiglie, distrutto reputazioni e la vita di tanti bambini innocenti... Senza mai pagare alcun conto e continuando indisturbati. Nessuna scusa, nessun "pentimento". E viene difficile credere che sia stato fatto solo per "errore". Infatti si fanno due conti e si capisce che qualcosa puzza (la Donati, per il suo lavoro con questi bambini è diventata la responsabile del Centro Aiuto al Bambino di Reggio Emilia che, tra il 2002 e il 2013, ha ricevuto dai comuni della zona circa 2 milioni di euro per “l’assistenza psicologica e la cura” per occuparsi di questi minori).
Alla fine del romanzo alcuni dei bambini vengono intervistati e ricordano quelle sedute dalla psichiatra in modo molto brutto. Volevano che dicessero quelle cose, che dessero le risposte che loro volevano. Venivano fatte domande pressanti che portavano il bambino a dire sì o no, premiandolo se la risposta era "corretta". Venivano fatte intimidazioni ("se vuoi vedere la tua mamma devi dirci la verità"), solo per sentirsi confermare una versione creata dagli adulti.
Una bambina viene ritenuta "omertosa" perché non conferma le loro teorie. Una bambina!
E giusto per non farci mancare niente, la Onlus che assisté i bambini e li fece seguire da proprie psicologhe è il Centro Studi Hansel e Gretel di Torino, ora al centro della vicenda "Angeli e Demoni" (Bibbiano).
Vent'anni dal caso dei "diavoli".
Insomma......
Per concludere, una lettura davvero affascinante che dimostra quanto poco basti a rovinare vite e famiglie, nonostante si possa partire con buoni propositi (salvare dei bambini), ma che alla fine di tutto sembra l'ennesima corsa per sembrare degli eroi, usando ogni mezzo per riuscirci (interrogatori pressanti sui minori, minacce, suggestione,...).
Per non parlare del "rifiuto" delle autorità a rimettere insieme i figli con le famiglie quando tutte le accuse sono cadute. Battaglie che alcuni combattono ancora oggi, per non parlare dei traumi subiti da entrambe le parti (alcuni di quei bambini hanno evitato qualsiasi contatto con la famiglia biologica perché hanno detto loro che non erano voluti, e si sono sentiti feriti. E non si può dar loro torto).
Una lettura forte, pesante, che ti scava dentro un macigno e fa sorgere mille dubbi.
"E se fosse capitato a me?"
Una domanda banale, ma che non può esser liquidata con un: impossibile.
Nonostante uno possa essere una persona onesta e buona, potrebbe succedere. Queste famiglie ne sono l'esempio, come tutte quelle che le circondavano e che si sono fatte indietro per non finire pure loro nel mirino di questa caccia così folle.
Agghiacciante e, ahimè, ancora tristemente attuale.
Opinione: Cara Ijeawele ovvero Quindici consigli per crescere una bambina femminista, di Chimamanda Ngozi Adichie
Adichie ha scritto un intenso pamphlet sotto forma di lettera, con uno sguardo confidenziale eppure politico.
«La maternità è un dono fantastico, ma evita di definirti solo in termini di maternità. Sii una persona completa.
In queste prime settimane da neo mamma sii gentile con te stessa. Chiedi aiuto. Pretendi aiuto. Non esistono le Superdonne.
Non dire mai a tua figlia che deve fare una cosa o che non la deve fare "perché sei una femmina". "Perché sei una femmina" non è mai una buona ragione. In nessun caso.»
Cosa significa essere femminista oggi? Per prima cosa reclamare la propria importanza, di individuo e di donna insieme; reclamare il diritto all'uguaglianza senza se e senza ma. E cosa significa essere una madre femminista? Non smettere di essere una donna, una professionista, una persona, e condividere alla pari la responsabilità con il proprio compagno. Mostrare a una figlia le trappole tese da chi la vuole ingabbiare per mezzo della violenza, fisica o psicologica, in un ruolo predefinito, e spiegarle che quel ruolo non ha nessun valore reale e che potrà scegliere di essere ciò che vorrà. Farle capire che la sua dignità non dipende dallo sguardo e dal giudizio degli altri e che la sua realizzazione non dipenderà dal compiacere quello sguardo. E significa soprattutto insegnarle che l'amore è la cosa più importante, ma che bisogna anche capire quando è il caso di battersi contro l'ingiustizia. Adichie ha scritto un intenso pamphlet sotto forma di lettera, con uno sguardo confidenziale eppure politico. La sua voce, che sa essere intima e allo stesso tempo universale, ha saputo dare vita a un manifesto necessario in un presente in cui dobbiamo imparare a vivere la differenza per poterci ancora dire umani.
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Davvero breve ma estremamente bello e potente.
E mi sembra perfetto parlarne durante la Festa della Donna.
Questa è la lettura di Marzo per #WeCanReadIt (cercate su Instagram, il GdL è di @under__my__skin e @microcosmodiparole) ed è a dir poco stupenda.
Non sono nemmeno un cento paginette, scorrono rapide e veloci, ma lasciano un impatto davvero potente nel lettore. Nata come una lettera per una sua amica che le ha chiesto cosa dovesse fare per far crescere la figlia femminista, l'autrice da quindici consigli su come poterlo fare.
Consigli che spaziano dal rispetto, all'amore, alla percezione di sé,...e nonostante la dolcezza con cui vengono esposti si percepisce la sua esperienza dietro e, a volte, il dolore che ha vissuto per certe cose considerate normali, ma che non lo sono affatto.
Lascia anche dei consigli specifici per "neri" (non è mia intenzione usarlo come termine dispregiativo, come io sono "bianca" e ho alcune caratteristiche, loro ne hanno altre diverse da me. Biologia, niente di più), come il non farsi coinvolgere troppo dagli stereotipi di bellezza che vogliono qualcosa di inarrivabile e bianco; cosa che per le stesse bianche è quasi impossibile, figuriamoci per chi ha caratteristiche totalmente diverse. Anche solo i capelli, che la stessa autrice cita dicendo di non farle perdere tempo per "addomesticarli". Sono indisciplinati, e può andare benissimo così. Non si deve perdere tempo per fare acconciature "tollerabili" (dagli occhi esterni), perché portano via tempo ad attività più interessanti e spesso sono dolorose.
Ci parla anche di uomini e donne che sono ancora strettamente legati a stereotipi assurdi, dove la donna resta solamente qualcosa dell'uomo (moglie e/o madre, niente di più). Chiedendo di circondare la bambina di figure intelligenti e fuori da questi schemi mentali, per farle imparare che lei non è inferiore a nessuno e non deve vergognarsi mai. Deve imparare a difendersi, ad argomentare, ad avere una sua idea, ma sempre senza esagerare ne avere arroganza.
Una lettera che dovrebbero leggere più persone, soprattutto genitori (che nasca/abbiano maschio o femmina), per capire come le differenze fra le due educazioni siano ancora persistenti e fastidiose, che basta davvero poco per permettere un cambiamento in meglio. Di non pretendere di più dalle bambine "perché è così", ma insegnare a chiunque le basi per crescere in modo sano, intelligente e rispettoso degli altri.
Opinione: Questo è il mio sangue, di Elise Thiébaut
Un saggio brillante, ironico, provocatorio che affronta un tabú millenario. Perché è giunto il momento della rivoluzione mestruale.
Perché ancora oggi le mestruazioni sono un argomento di cui ci si vergogna, che discrimina le donne? Perché per definirle usiamo perifrasi come «Ho le mie cose», «Sono indisposta», «Ho il ciclo»? Perché ci imbarazza cosí tanto il modo in cui funzionano i nostri corpi? E se fossero gli uomini ad averle? Un saggio brillante, ironico, provocatorio che affronta un tabú millenario. Perché è giunto il momento della rivoluzione mestruale. Per quasi quarant'anni, ossia per circa 2400 giorni, le mestruazioni accompagnano la vita di ogni donna. Eppure rimangono un argomento circondato da silenzio e vergogna. Perché abbiamo tanta paura di un processo naturale che ci permette di dare la vita? Come mai ci affrettiamo a nascondere nella borsa gli assorbenti quando capita di tirarli fuori per sbaglio? Perché bisbigliamo «mestruazioni» mentre siamo pronti a gridare insulti di ogni tipo? Mescolando antropologia, storia, ecologia, medicina ed esperienza personale, Élise Thiébaut affronta un argomento delicato e insospettabilmente accattivante, riuscendo con la sua prosa vivace a dimostrare quanto sia complesso il principale protagonista della vita femminile. E quanto le superstizioni, le leggende, i non detti, abbiano influito per secoli sulla discriminazione delle donne. Sorprendente, chiaro, scientificamente accurato, Questo è il mio sangue , oltre a essere un appassionante viaggio alla scoperta di un fenomeno naturale come mangiare, bere, dormire, fare l'amore, è anche un manifesto della rivoluzione mestruale in atto. Perché parlare apertamente di mestruazioni significa, per ogni donna, accedere a una nuova consapevolezza di sé, del proprio corpo e della propria identità.
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Semplicemente bellissimo.
Lo avevo visto di sfuggita nelle storie di @lhascrittounafemmina e mi è rimasto impresso nella mente. Se avete prestato un po' attenzione alla cronaca, degli ultimi mesi soprattutto, è tornata a gran voce la richiesta di abbassare tassa sugli assorbenti per renderla uguale a quella dei beni di prima necessità ovvero il 4% (se non toglierla del tutto).
Tutto questo "putiferio" è ritornato alla ribalta dopo la decisione del governo di abbassare la tassa sui tartufi e quindi potete immaginare la reazione nel leggere una cosa del genere, che appare come una presa in giro quando si chiedono cambiamenti su questioni molto più serie e vengono ignorate.
La cosa che mi ha stupito (e fatto incazzare) di più è che tantissime persone tra cui molte donne si sono schierate contro questa lotta. Probabilmente sono persone benestanti che hanno un ciclo regolare breve e che non gli comporta disguidi, a cui non frega niente di qualunque altra donna e se possa o meno avere problemi in tal senso. Maschilisti che urlano a gran voce che questa è l'ennesima "battaglia femminista" che mette la donna sopra l'uomo.
Chiariamo una cosa (per la milionesima volta):
Femminismo è maschio = femmina
Se qualcuno dice il contrario non ha idea di cosa sia il femminismo.
Se una donna si proclama femminista ma è sessista, non è femminista.
L'autrice ne parla di questa enorme battaglia globale, citando il testo (non parola per parola):
Nel 2000 la Gran Bretagna è passata dal 17,7% al 5% e hanno continuato la questa battaglia finché non è non è stata ridotta a zero. In Germania la tassa e 17%, in Belgio il 21%, in Spagna il 10%, Svezia e Norvegia il 25%, mentre l'Ungheria è al 27%.
Negli Stati Uniti 5 Stati hanno soppresso la tassa e nel 2016 New York ha deciso di rendere disponibili gratis queste protezioni nei college e nelle università pubbliche come rifugi per senzatetto e nelle carceri.
In Francia è stato ridotto al 5,5%, vittoria parziale perché si puntava un 2,1% (lo stesso valore applicato ai farmaci con ricetta) oppure azzerarla.
Oltre a questo si puntava anche a fornire di distributori automatici di assorbenti in luoghi pubblici, perché come si distribuiscono preservativi dovrebbero esistere anche di altro più irreperibile se capita urgenza.
Ma come ci farà notare spesso: è solamente un bisogno biologico incontrollabile che colpisce le donne dai circa 10 anni fino ai 55/60 (mediamente), per 7 giorni al mese, fin dall'inizio dei tempi. Pretendiamo troppo ad essere considerate e, addirittura, ad urlare a gran voce di avere diritti in tal verso. Figuriamoci far accettare che possa comportare dolore e malattie piuttosto gravi, cosa che solo oggi (e comunque con scetticismo anche dal campo medico) viene presa in considerazione.
La donna deve soffrire, perché si lamenta? Lo sappiamo già che "ha le sue cose" ed è intrattabile.
(Eh già, i luoghi comuni sono davvero duri a morire).
L'autrice è francese e quindi la sua esperienza personale si baserà principalmente sulla Francia, ma non si è rinchiusa in quel mondo, ma ha allargato davvero molto gli argomenti che ha deciso di trattare, che sono vasti.
Per esempio ci parlerà della sua vita, di come ha vissuto le mestruazioni fino ad arrivare alla menopausa. Infatti lei ha fatto tutto questo ragionamento quando ormai il suo periodo fertile era finito, però si è ritrovata a riflettere pensando quanto sia "stupido" avere ancora questo taboo addosso e sperando di riuscire a far comprendere più cose, unendosi alla "battaglia" per sdoganare tutto questo e (magari) arrivare al giorno in cui sarà normalissimo e le donne potranno vivere in pace col proprio corpo.
Perché si, le mestruazioni possono essere una grande fonte di problemi (semplicemente per chi ha un ciclo abbondante), ma rivelarsi quasi letali per chi ha malattie legate ad esso; ancora oggi difficilmente diagnosticabili e a volte minimizzate per i sintomi che presentano (il dolore, come dicevo sopra). Lei lo ha vissuto sulla sua pelle, rischiando davvero molto e passando tantissimi anni a cercare risposte ed ottenendole solo quando poteva essere tardi.
Ci parlerà anche in maniera più fredda e biologica del corpo femminile, spiegando bene in cosa consiste il nostro apparato riproduttore, tutti i dettagli che lo riguardano, dalle mestruazioni fino ad arrivare a parlare delle cellule e degli ormoni che regolano il tutto. Insomma tantissime cose che lei cercherà di spiegarci, dando però l'idea di quanto può essere complicato e ampio tutto ciò che ci succede, a cui ci accorgiamo solo quando sanguiniamo.
Questa enorme parentesi la troviamo qua e là nel libro contiene molti riferimenti (o forse dovrei dire speranze) al futuro alla ricerca, perché ci rende partecipi del fatto che non esista quasi una ricerca che miri a comprendere il ciclo mestruale e le malattie legate ad esso.
Insomma, siamo circa metà della popolazione mondiale, ma a quanto pare non meritiamo studi approfonditi su cosa succede nel nostro corpo, perché (in effetti) hanno fatto delle scoperte solo di recente che sono incredibili, e vien da chiedersi perché non prima e/o perché siano così poche.
Ne parla anche attraverso c'è una prospettiva storica, mettendo in campo sia le superstizioni, che sentiamo anche adesso continuare a girare e che fanno sorridere ma che rappresentano problemi molto seri in alcune zone del mondo, sia partendo dal passato (per esempio cita Artemide) e come moltissime cose abbiano un riferimento o siano una metafora del ciclo mestruale o delle stesse mestruazioni.
Sono nominate delle donne che hanno fatto scalpore negli ultimi anni perché hanno (banalmente!) mostrato le proprie mestruazioni in pubblico. C'è una giovane donna che ha corso una maratona senza indossare niente, per dimostrare che non c'è niente di male, per dimostrare a se stessa e agli altri che poteva farcela nonostante avesse il ciclo, e soprattutto cogliendo l'occasione per far parlare di mestruazioni, del problema che non tutte possono permettersi degli assorbenti.
Ovviamente grida e sdegno pubblico, non sia mai che ci si possa macchiare in pubblico e non vergognarsi!
Simile a lei anche un'altra ragazza (che è diventata poi famosa per il libro di poesie Milk and honey ) ha fatto scandalo pubblicando una foto su Instagram di lei nel letto, di spalle, mentre aveva sporcato di sangue i suoi pantaloni e il copriletto. La foto è stata subito censurata dai social, ma lei l'ha rimessa più e più volte, perché non c'è niente di scandaloso in questa foto (dovendo anche specificare che si trattava di sangue finto), portando di nuovo a discutere su questa tematica.
Durante la storia parla anche di cosa veniva usato per coprirsi durante il flusso, fino ad arrivare alla assorbente ed il tampone, quest'ultimo esisteva già molto tempo prima di essere brevettato è venduto in giro per il mondo. Inventato nel 1937 ha dovuto aspettare il 1950 per essere utilizzato e solo nel 1972 viene dato il "permesso" anche alla ragazzine, creando una versione mini che non lacerasse il loro imene.
La premura per la verginità sempre al primo posto.
E visto che parliamo di assorbenti, un fatto davvero inquietante a cui non avevo mai pensato prima si è fatto strada nella mia mente grazie a questa lettura che lo evidenzia, ovvero: non ho mai pensato agli ingredienti che venivano messi al loro interno.
Voi ci avete mai fatto caso?
È una cosa assurda, però (davvero!) non c'è alcuna legge che obblighi i distributori a mettere ogni elemento contenuto sulla confezione. Non c'è scritto niente di niente sugli ingredienti in nessuna confezione. Assurdo, no? E' stata una ragazza a muoversi in questo senso pubblicando una petizione online (solo qualche anno fa, in Francia) chiedendo che venisse obbligata ogni casa produttrice a stampare sulle etichette tutto ciò che veniva contenuto in questi prodotti.
Nonostante lo scalpore, nessuno l'ha considerata e nessun ente governativo si è mosso per portare avanti la causa; solo un'azienda per i consumatori ha iniziato a fare dei test su questi prodotti e i risultati sono agghiaccianti.
Gli assorbenti non devono neanche passare sotto i controlli a cui sono costretti i prodotti della cosmetica. Nessuno li verifica. Nessuno controlla questi prodotti che noi ci mettiamo nelle mutande o dentro la vagina, alcuni risultati potenzialmente cancerogeni.
Questo rende perfettamente l'idea della considerazione generale della donna.
Ho scoperto che esiste la Giornata Internazionale dell'Igiene Mestruale, il 28 maggio, allo scopo di eliminare il tabù e offrire alle ONG che lavorano sotto questo tema una finestra di 24 ore per sensibilizzare il grande pubblico sulla questione.
Un giorno?! Ci rendiamo conto che è niente?
(Visto che temo sia quasi sconosciuto e chi ne parla sarà sicuramente vittima di minimizzazione se non intulti)
Insomma ho cercato di dare una panoramica in più vasta possibile senza entrare effettivamente nella nello specifico di questo bel libro e mi rendo conto che ho detto tantissimo senza dire niente.
È un argomento così importante, ricco, ancora troppo taciuto che si potrebbe parlarne per ore ore ore e continuare, perché c'è davvero troppo dietro tutto ciò. E nonostante siamo "fortunate" a vivere in paesi che consideriamo sviluppati abbiamo davvero ancora tanta strada da fare, come se valessimo meno e non meritassimo tempo da spendere.
Senza contare le donne che vivono in povertà, in condizioni igieniche disastrose, che vivono in luoghi dove diventano impure quando hanno le mestruazioni e vengono emarginate in quel periodo.
Un libro che stra-consiglio perché, sia che siate donne sia che siate uomini sia che siate giovani vecchi non importa, questo libro merita di essere letto, sperando di aprire qualche mente o semplicemente di dare informazioni importanti che non si conoscevano precedentemente; sperando di creare discussioni e portare alla luce tante storie diverse (poiché nessuna vive il ciclo allo stesso modo); sperando che un giorno tutto questo sia sorpassato e il ciclo mestruale sia qualcosa di sdoganato, di cui parlare alla luce del sole e che nessuna debba soffrire solo perché così è sempre stato.
Opinione: Frankenstein, di Mary Shelley
Nel 1816 Lord Byron, durante una sera tempestosa nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti - Mary e Percy Shelley, e William Polidori - di scrivere, per gioco, cun racconto dell'orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull'origine della vita: l'angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua autonomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell'orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore. Introduzione di Nadia Fusini.
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Mi sono lanciata su questo audiolibro come secondo libro da ascoltare. Come mai?
Per la brevità della narrazione, in primo luogo, ma anche perché ero molto curiosa di scoprire la storia dentro questo (ormai considerato da tutti) capolavoro. Lo avevo iniziato anni fa, lasciato in macchina per riempire gli spazi vuoti di attesa, eppure non mi aveva mai preso del tutto. Non mi aveva catturato abbastanza da prenderlo in mano e finirlo tutto d'un colpo.
Un grande peccato!
Sono stata davvero fortunata nell'imbattermi in un audiolibro particolare e davvero bello (LibriVivi), letto in modo corale da più persone che hanno reso il tutto scorrevole e davvero piacevole. Pochissimo ed ero dentro la storia, nonostante dovessi lavorare e fare altro.
Una stupenda compagnia per qualche ora e un romanzo incredibile che ancora oggi riesce ad incantare il lettore che si trova catapultato in questa storia davvero originale.
Sappiamo tutti vagamente come si svolge, ma nei dettagli? Io no. E, come dicevo, sono stata sorpresa e felice di lasciarmi trasportare dalla vicenda che è una storia, dentro una storia, dentro una storia.
Ognuna con delle sfumature ed un senso. Incomincia tutto da un giovane uomo ambizioso che vuole arrivare al Polo Nord, usando l'espediente delle lettere che scrive alla sorella per iniziare il racconto, ed in una giornata dove la nave è bloccata fra i ghiacci si imbatte in un uomo, il dottor Victor Frankenstein, che inizierà a narrargli la sua storia, partendo dalle sue origini, fino alle scuole che lo porteranno ad imparare la medicina e la chimica, cosa che lo porterà ad allargare il suo ego credendo di poter creare la vita, o qualcosa del genere. Infatti, profanando varie tombe, mette insieme una creatura e riesce a darle la vita ma quando ciò accade ne è terrorizzato e la abbandona.
Ma la creatura non ha abbandonato lui, seguendolo e dandogli il tormento negli anni, finché non si incontrano e gli racconta la sua di vita (aggiungendo un altra sotto storia al tutto), dal momento della sua "nascita" e l'abbandono, che lo portarono ad essere solo senza sapere come sopravvivere. L'odio gli cresce dentro rendendosi conto che nessuno potrebbe mai sopportarne la compagnia per la sua figura ripugnante. Un sentimento così forte che lo porta a mettere Frankenstein davanti ad un bivio: o esaudisce il suo unico desiderio, oppure gli rovinerà la vita fino al suo ultimo respiro.
Ovviamente continua, ma lascio a voi scoprire come.
Una storia di dolore e incomprensione, immortale e che merita ampliamente la sua fama.
Assolutamente da leggere o da ascoltare.
Opinione: Favole Fuorilegge, di Nicolai Lilin
Da sempre in Siberia i destini dei grandi imperi si sono intrecciati a quelli degli uomini, componendo un unico tessuto narrativo alla base di molte leggende. Ma la Siberia, nei racconti dei vecchi, è soprattutto un luogo mitico: terra di liberi cacciatori, allevatori e nomadi, fuorilegge e briganti, anarchici per eccellenza, che ripudiano qualsiasi forma di potere che tenda a incatenare l'uomo.
Dalle fiabe siberiane di Lilin emerge un mondo raccontato al contrario, dove i concetti di bene e male perdono le loro connotazioni abituali per acquistarne di nuove. Dove un vecchio lupo può insegnare il senso del concetto di dignità. Dove l'immagine di una madonna siberiana può parlare a un oppresso e convincerlo ad uccidere gli oppressori. Dove una bella ragazza, per non sposare un vecchio e ricco mercante, può scegliere di diventare una brigantessa. Il potere è rappresentato come un sistema corrotto che impone leggi vessatorie. Ricchi mercanti e i loro eserciti privati, emissari dello zar, preti con vizi inimmaginabili si scontrano con i cacciatori e i fuorilegge che vivono nel rispetto delle leggi di Dio e in armonia con la natura, lottando contro la prepotenza dei tiranni. E nella loro lotta sono aiutati da Dio, dai santi della religione cristiana, dagli dei pagani e dalle creature magiche dei boschi. Sullo sfondo di questa infinita e variopinta processione umana si stende un luogo immenso, dominato da una natura primordiale, pura e dura, che lascia nelle anime delle persone un segno profondo, a volte paragonabile a una ferita. Una ferita indelebile come quella dei tatuaggi che i siberiani praticano da sempre.
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Dopo aver letto la Trilogia Siberiana, Lilin mi ispirava parecchio. Alcuni titoli infatti li ho tenuti segnati per un po' di tempo prima di provare a prenderli, e questo è uno di quelli.
Le favole sono qualcosa di bello e particolare, che temo si sia perso nel tempo nella nostra cultura. Abbiamo i cartoni che mostrano alcune Favole, ma sono sempre versioni aggiustate e che mescolano varie culture. Sono favole da mondo riscritte principalmente.
Invece fra queste pagine abbiamo alcune delle Favole che si narrano ancora in Siberia.
Sono strane, lo devo ammettere, alcune fanno sorridere e tutte hanno insegnamenti "siberiani"; se avete letto altro dell'autore, si percepisce che sono mirate alla cultura criminale onesta.
Eh si, perché c'è molta differenza con i criminali disonesti. Loro rubano, non seguono le regole e/o le tradizioni, attirando su di se la giustizia (spesso che corrisponde alla morte).
C'è tanto contatto con la natura. Molti degli spiriti di cui si parla vivono nei boschi o nei fiumi.
Amba, lo spirito della taiga con le sembianze di una vecchia tigre; o Veres, padrone dell'acqua, per esempio. Vengono anche spiegati alcuni nomi animali e la storia che ne ha dato loro inizio (picchio, ratto, e così via) .
A volte non è solo il rispettare le leggi che porta i protagonisti alla salvezza (e i cattivi alla loro giusta punizione), ma c'è anche l'intelligenza e la scaltrezza.
E' stata una lettura interessante e piacevole, scoprire quanto la cultura criminale sia intrecciata nella società da crearne favole con sempre morali positive, alla fin fine. Molte sono crude (c'è quasi sempre almeno un morto di mezzo), eppure c'è sempre una morale per spingere a comportarsi bene.
A non essere egoisti, crudeli, superbi,...
Difficile (anche dopo aver letto "Trilogia Siberiana") capacitarsi di quanto quella mentalità criminale potesse essere così importante e vista come la cosa più giusta da fare (Certo, a confronto con altri esempi, risultano decisamente migliori, avendo una "morale" davvero solida alla base per impedire parecchie cose deplorevoli).
Anche con queste favole si resta abbastanza increduli, poiché ci si sente sballottati: sono belle e danno potere a questa cultura, permettendone la continua esistenza attraverso queste storie con morali corrette; eppure sostengono qualcosa che non è una società normale, ma resta criminale (come loro stessi si definiscono)...
Insomma: bel casino!
Ma dilemmi a parte, resta una raccolta davvero piacevole da leggere. Arricchita con disegni dell'autore (è anche tatuatore per chi non lo sapesse), a cui però non sono certa corrispondano ad ogni favola. Ma non conoscendo i significati dei tatuaggi siberiani non posso dirlo (hanno un loro metodo di lettura, in base alla storia che vuoi raccontare il tatuatore crea qualcosa che lo dica senza bisogno di parole, così la tua pelle parla per te).
Fateci un pensiero!
Opinione: Maus, di Art Spiegelman
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Un fumetto che adocchiavo da un po' di tempo, consigliato da molti per i temi trattati in modo originale e diverso, ma non per questo meno forti!
Un mondo dove le varie popolazioni sono rappresentate in modi diversi, nella quale gli Ebrei sono Topi, i Nazisti (e Tedeschi) sono Gatti, gli Americani sono (appunto) Cani, i Polacchi sono Maiali; almeno questi i principali.
Un'altra particolarità è il linguaggio usato, infatti il padre non parla bene l'inglese, quindi l'autore ha riportato fedelmente questo nel fumetto, che è stato adattato così anche in Italiano, con qualche espressione della loro lingua, mantenendo uno stile inizialmente fastidioso, ma andando avanti si rivela uno dei punti forti.
Il protagonista è Art, un giovane nato dopo la fine della seconda guerra mondiale, un fumettista, che ha deciso di scrivere a modo suo la storia dei suoi genitori: da quando si sono conosciuti, fino all'inizio della guerra, per arrivare ai campi di concentramento. Parlando con il padre, perché la madre è morta anni prima, si farà raccontare questa storia, mostrando al lettore sia il "presente" in cui dialoga col padre, sia il "passato" ovvero il racconto, la storia.
Vladek (il padre) non è una persona facile, cosa che sia stata dovuta alla guerra o meno non lo sappiamo per certo, ma viene mostrato così com'è, senza distorcerlo: un "vecchio" rancoroso, legato ai soldi per poterli dare al figlio, testardo, che cerca in ogni modo di risparmiare apparendo come taccagno,.... Questi difetti lo rendono umano, un po' odioso, ma vero!
Il figlio lo sopporta poco, quando ha certi atteggiamenti (e lo possiamo capire), ma gli vuole davvero molto bene e lo vedremo durante le pagine.
Inizialmente diviso in due parti, poi unito in un unico volume, mostra la storia di quest'uomo che, dopo aver sposato Anja, entra in un mondo di maggior ricchezza (perché i suoi suoceri sono molto ricchi), ma ciò non lo cambia. Si dimostrerà arguto ed intelligente, sia nei vari lavori che svolgerà, ma specialmente all'arrivo della guerra, quando userà queste doti per trovare ogni modo per procurarsi soldi e cibo, per la sua famiglia, oltre che per cercare di sopravvivere. Un uomo che sa diverse lingue, cosa che si dimostrerà utilissima durante la sua prigionia in particolar modo, come il fatto di aver lavorato in diversi ambienti.
Vladek era stato anche sul campo di battaglia e, dopo esser stato preso come prigioniero di guerra dai tedesci, riesce a tornare a casa, ma (purtroppo per lui e la sua famiglia) sarà l'inizio del peggio, perché solo dopo inizieranno le varie ghettizzazioni ebraiche, le varie deportazioni, e lentamente arriveranno le voci dei vari campi, le cui verità(/atrocità) resteranno celate per del tempo.
Una lotta continua per restare vivi, soffrendo la fame, il freddo, la paura costante...il tutto per finire comunque ad Auschwitz, rischiando la vita e dovendo usare la propria intelligenza per rimanere a galla, aspettando in una fuga (che non potrà mi avvenire) o la salvezza, sentendo gli americani avvicinarsi.
Una Graphic Novel straordinaria!
Un pugno nello stomaco, dimostrando che non importa il modo in cui si parli di un argomento così forte e delicato (ed indispensabile da conoscere), ma si deve continuare a parlarne. Dovrebbe essere letto da più gente, magari nelle scuole, visto il linguaggio e lo stile che potrebbe catturare e piacere.
Purtroppo ancora attuale, che fa venir voglia di piangere, perché sembra che la storia non insegni mai, non importa quanto sia atroce la lezione.
Consigliatissimo!!!
Opinione: American Psycho, di Bret Easton Ellis
(cliccando sull'immagine si va su Amazon)
Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali piú alla moda, le palestre piú esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Quando le tenebre scendono su New York, Patrick si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l'orrore. Con American Psycho Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l'inizio di qualcosa. Cosí, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.
Patrick Bateman è giovane, bello, ricco. Vive a Manhattan, lavora a Wall Street, e con i colleghi Timothy Price, David Van Patten e Craig McDermott frequenta i locali piú alla moda, le palestre piú esclusive e le toilette dove gira la miglior cocaina della città, discutendo di nuovi ristoranti, cameriere corpoduro ed eleganza maschile. Secondo Evelyn Richards, la sua giovane, bella e ricca fidanzata, Patrick Bateman è «il ragazzo della porta accanto». Ma la vita del protagonista di American Psycho è scandita da altre ossessioni. Quando le tenebre scendono su New York, Patrick si trasforma in un torturatore omicida, freddo, metodico, spietato. Al punto da incarnare l'orrore. Con American Psycho Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta. Un decennio che, ora lo sappiamo, non è stato semplicemente una parentesi, ma l'inizio di qualcosa. Cosí, questo viaggio senza ritorno nella follia e nella spersonalizzazione a base di immagini patinate e ultraviolenza non ci parla solo di un «eroe» e del suo tempo, ma finisce per rappresentare noi stessi e i nostri giorni. E anche quelli che verranno.
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Una lettura a dir poco strana!
Sono anni che è un titolo che mi incuriosisce e che vorrei vederne il film, ma ancora non lo avevo fatto, così insieme ad un amica abbiamo iniziato questo percorso e lo abbiamo letto insieme.
Devo ammettere che sono qncora molto confusa su ciò che ho letto!
Sono anni che è un titolo che mi incuriosisce e che vorrei vederne il film, ma ancora non lo avevo fatto, così insieme ad un amica abbiamo iniziato questo percorso e lo abbiamo letto insieme.
Devo ammettere che sono qncora molto confusa su ciò che ho letto!
Siamo negli anni 80/90, il protagonista è uno youppie, vive in un mondo dorato, tra cuffie per ascoltare la musica e videocassette per vedere film, vestiti alla moda, ristoranti costosissimi, droga e alcool.
Un mondo in cui Patrick si trova bene. A 26 anni ha già una carriera, in un azienda di famiglia, e guadagna milioni. Fa prenzi e cene in locali di lusso. Amici chic come lui, con la puzza sotto il naso e il portafogli gonfio. Tra donne e divertimento.
Insomma una vita che tutti sognano.
Peccato per le sue manie.
Infatti il romanzo è pieno di descrizioni maniacali riguardo Patrick e il suo mondo, da cosa fa ogni mattina (creme, cremine, lozioni, doccia, allenamenti,...) fino all'esaminare come si veste lui e gli altri, in ogni singolo minuscolo dettaglio. E tutto rigorosamente firmato.
Anche la sua compagnia è così, infatti non si sprecano le conversazioni su cosa indossare e come.
Lo ammetto: una noia!
L'unica cosa che mi ha fatto andare avanti era la premessa della sua mente malata e alcune visioni distorte del mondo.
Lui è un razzista, omofobo, sessista,....adora Donald Trump, inutile dire che ne parlerà spesso.
Vede gli accattoni come immondizia e non farà mistero di cosa vuole fargli.
Ma la sua mente inizia a rompersi e la sua follia inizia a fuoriuscire.
Lento ma inesorabile, questo percorso ci farà vedere questo mostro e le sue depravazioni, sempre più cruente e senza logica.
Un sociopatico.
Un sociopatico.
Andando avanti nella lettura non capiremo mai bene cosa sia reale e cosa no, ma le descrizioni dei suoi crimini e la sua efferatezza si faranno sempre più accurati e perversi.
Ma realtà e fantasia si scontrano, o almeno così sembra al lettore.
Verso la fine non si sa più cosa sia davvero accaduto e cosa sia stato immaginato.
Un vortice di follia che forse non ha fine ed un finale che, lo ammetto, non ho ancora capito.
Consigliato?
Non lo so. Leggetelo se vi ispira.
Di sicuro non è per tutti.
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