martedì 27 settembre 2016

Intervista a Stefano Zorba, autore di "Mi Innamoravo di Tutto"


https://www.amazon.it/Mi-innamoravo-tutto-Storia-dissidente-ebook/dp/B01BQFPWKU/ref=as_li_ss_tl?s=books&ie=UTF8&qid=1473671420&sr=1-1&keywords=mi+innamoravo+di+tutto&linkCode=ll1&tag=viaggiatricep-21&linkId=1d998c3b4f2896acba24fe3f52821fd6 

Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.
Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.
E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.
Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.





- Ciao e Grazie per avermi concesso un'intervista ^.^

Ciao Elisa, grazie a te per avermi dato questo spazio!

- Cosa ti ha spinto a scrivere questa storia? 
E' nato tutto da "Coda di Lupo" di De Andrè?

Si, la storia è nata da questa canzone bellissima. Come ho scritto nella prefazione al romanzo ho sempre cercato di dargli un senso fin da quando l'ho sentita la prima volta. É molto ermetica, De André usa una serie di metafore per associare il Movimento del '77 e gli Indiani Metropolitani ai Nativi Americani; in alcuni casi le associazioni sono abbastanza immediate andando a leggersi qualcosa di quel periodo, ma per molti versi le associazioni rimangono molto nebulose... Allora ho cominciato a cercare di dargli un senso catapultando la vicenda di Coda di Lupo ai giorni nostri, fino a proiettarla nel futuro... Con esiti spero buoni e credibili!

- Non è tutto 'inventato', da quanto ho letto sei nei NoTAV (anche se sono da sfondo in questo romanzo) o mi sbaglio?

No, non è tutto inventato, anzi. Per buona parte della narrazione (almeno fino a quando Coda di Lupo si trasforma nel Signor Venditore) ripercorro alcuni eventi che hanno caratterizzato alcuni dei movimenti "antagonisti" negli ultimi anni. E sì, faccio parte del gruppo NoTAV di Brescia, anche se non è questo gruppo ad essere al centro della vicenda. Il centro della narrazione è la lotta al TAV in Val Susa, l'opposizione sicuramente più famosa a livello mediatico anche perché è l'opposizione più forte e determinata. Ma questa domanda mi fornisce l'occasione per rimarcare il fatto che il TAV ha causato proteste in tantissime zone d'Italia dove è stato realizzato o dove è in procinto di essere realizzato. Oltre la tratta Brescia-Verona che mi riguarda da vicino, penso al Brennero, oppure al Terzo Valico al confine tra Liguria e Piemonte, dove gli espropri e la militarizzazione dei cantieri sono all'ordine del giorno e dove gli interessi economici vengono mascherati con il progresso che avanza o da bugie tipo "ce lo chiede l'Europa".

- "Questo romanzo parla di Stato, quello a cui bisognerebbe togliere l’iniziale maiuscola per quanto è sporco e sanguinario, del suo bisogno di perpetrare se stesso e il suo potere contro tutti i dissidenti che vorrebbero cambiarlo." 
Già da questa frase, messa come premessa, mi hai conquistato: cosa dovrebbe cambiare secondo te? Cosa c'è di marcio?

Credo che a cambiare dovrebbero essere tantissime cose: da una parte il nostro ordinamento statale ed il sistema dei partiti, che con le ultime leggi elettorali diventa un parlamento schiavo di interessi forti e non degli interessi della collettività; dall'altro abbiamo un numero altissimo di persone che non riescono a rendersi conto che la politica non è fatta di tribune televisive o in quel che resta del nostro Parlamento, ma dalle attività che determinano come gli individui si relazionano in modo da creare la società. Molte persone troppo spesso si nascondono dietro a frasi tipo "non me ne intendo di politica" oppure "non cambierà mai niente". Credo che il marcio sia comunque il potere. Chi lo detiene fa di tutto per mantenerlo, e bisogna trovare un modo per cambiare tutto questo.

- Il protagonista non ha un nome, ma solo quello di battaglia "Coda di Lupo"....

Si, la scelta di non dargli un nome a mio avviso permette al lettore di identificarsi con lui. Del resto credo che molte persone, soprattutto della mia età (da poco superati i 30, nda) possano avere avuto le stesse esperienze, e possano sentire il bisogno di fare qualcosa di "attivo" per cercare di cambiare il mondo in cui vivono, fatto di lavoro precario e incertezza sul futuro. Coda di Lupo non ha nome, ma dietro la sua faccia ci può essere chiunque abbia le sue stesse motivazioni. Un po' come la maschera di "V" in "V per vendetta"...

- Dopo la cattura, tra le varie torture, quando lui pensa ci porta nei suoi panni quando era giovane, dai cortei scolastici, al G8,.... 
Ti sei ispirato a te stesso? Quanto c'è di vero (autobiografico) in ciò? Oppure, ti riconosci in lui?

Qualcosa di autobiografico c'è sicuramente, anche se molto meno di quanto appaia. Io ad esempio al G8 non ci sono stato, ma ho vissuto "attivamente" quel periodo e so che molti dei miei coetanei dopo quell'esperienza hanno abbandonato la lotta, spaventati da quello che era successo. Nella mia adolescenza ci sono stati molti cortei scolastici, e anche io ho avuto un periodo di abbandono dalla "dissidenza", per poi tornare a dedicarmici quasi a 30 anni.

- La polizia è brutale negli interrogatori e ci sono certe scene piuttosto forti....E sopratutto ci gode....

Non sono mai stati torturato o picchiato dalla polizia, ma conosco bene le vicende di persone che hanno incontrato i "tutori dell'ordine" e ne sono stati cambiati drasticamente, o addirittura uccisi. Mi vengono in mente i casi di Uva, di Aldrovandi, o di Cucchi. Ma anche, molto più vicino a me, della vicenda di Paolo Scaroni, ultras del Brescia picchiato dalla polizia a Verona dopo una partita, che si è fatto due mesi di coma. Ma chiunque abbia esperienza di cortei e manifestazioni si rende conto che spesso le cariche avvengono senza una vera e propria motivazione, e che molti dei poliziotti coinvolti ci godano a picchiare persone indifese e che dovrebbero invece proteggere... Basta ascoltare qualche estratto dalle conversazioni radio della polizia durante il G8 di Genova.

- Dal tuo romanzo emerge molto chiaramente che polizia, carabinieri e simili sono tutti dalla parte dei politici e/o chi comanda... 
Credi nella polizia "vera"? Che esistano ancora uomini e donne che indossano l'uniforme perchè credono nella giustizia? (se vuoi puoi non rispondere)

Ti rispondo volentieri, anche se in modo magari lapidario: credo che ci siano singoli poliziotti che credano nella giustizia, ma l'istituzione della polizia difende i poteri forti, il sistema, e non la sicurezza dei cittadini.

- Il tuo romanzo ha radici attuali (si parla del G8 del 2001), ma narra dal futuro, dal 2031... 
Credi che le cose possano andare(/peggiorare) così?

Io credo che sia una possibilità da tenere in considerazione, se come cittadini smettiamo di farci domande e smettiamo di preoccuparci di quello che ci circonda. E credo che finché ci sarà questo sistema ultra-capitalistico a comandare saranno sempre i soldi e gli interessi di pochi a determinare le scelte politiche dei governi, sia italiani che europei, e non il benessere dei cittadini.

- Alla fine però è stato l'orgoglio a fregarli, a portare Coda di Lupo tra le mani dei suoi aguzzini...

Più che l'orgoglio direi il potere. La vittoria, l'avere acquistato potere, li ha distratti dal loro obiettivo e li ha portati alla sconfitta. Perché raggiungere il potere non è mai una vittoria, ma il compromesso di una vittoria. Per citare ancora De André: "Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza, fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza; però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni"

- C'è tanta rabbia tra le pagine, spiegalo....

La rabbia è dovuta alla trama, alla vicenda del personaggio, che mentre racconta la sua storia è rinchiuso in un sotterraneo e picchiato e torturato. Ma c'è una rabbia di fondo, dovuta perlopiù ad uno Stato, quello italiano, che dal 1948 ad oggi ha cercato di eliminare e combattere i dissidenti con ogni mezzo necessario. E la rabbia più grande, che lo Stato ha di fatto vinto, eliminando il dissenso dalla politica del nostro paese. Credo inoltre che la rabbia tra le pagine venga trasmessa anche al lettore, stimolandolo a reagire: la rabbia è un'emozione molto violenta, ma è anche molto attiva, e spesso spinge a reagire, a diventare parte attiva.

- Prova a riassumere il romanzo con qualche parola e/o aggettivo...

Violento. Rabbioso. Romantico, nell'accezione ottocentesca del termine.

- Vuoi dire qualcosa a chi vorrebbe leggerlo ma è indeciso?

Credo che "Mi innamoravo di tutto - Storia di un dissidente" sia un romanzo che non lascia spazio all'indifferenza: o piace o non piace. Credo che la storia che racconto abbia il grande pregio di costringere il lettore a farsi delle domande, e soprattutto a darsi delle risposte. In un senso o nell'altro.

- Grazie per il tempo che mi hai dedicato e se scrivi ancora, fammelo sapere che sarei felice di leggerti ancora....

Volevo ringraziare prima di tutto te, Elisa, per il tempo e lo spazio che hai dedicato a me e al mio primo romanzo. E poi Edizioni AlterNative, che ha creduto in una storia difficilissima da vendere e da pubblicare.


Spero vi abbia incuriosito.... 
Domani la mia Opinione sul romanzo ;) 

Nessun commento:

Posta un commento