lunedì 30 maggio 2016

Opinione: Arma Infero: Il Mastro di Forgia, di Fabio Carta


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"E ora, fratelli, lasciate che vi narri di quei tempi, in cui le nuvole correvano rapide sopra gli aspri calanchi e di quando Lakon combatté per noi".

Su Muareb, un remoto pianeta anticamente colonizzato dall'uomo, langue una civiltà che piange sulle ceneri e le macerie di un devastante conflitto. Tra questi v'è Karan, vecchio e malato, che narra in prima persona della sua gioventù, della sua amicizia con colui che fu condottiero, martire e spietato boia in quella guerra apocalittica. Costui è Lakon.
Emerso misteriosamente da un passato mitico e distorto, piomba dal cielo, alieno ed estraneo, sulle terre della Falange, il brutale popolo che lo accoglie e che lo forgia prima come schiavo, poi servo e tecnico di guerra, ossia "mastro di forgia", e infine guerriero, cavaliere di zodion, gli arcani veicoli viventi delle milizie coloniali. Ed è subito guerra, giacché l'ascesa di Lakon è il prodromo proprio di quel grande conflitto i cui eventi lui è destinato a cavalcare, verso l'inevitabile distruzione che su tutto incombe.


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Un libro che ho faticato a finire, che ho iniziato un annetto fa e che, per una ragione o l'altra, ho sempre rimandato. 
Non so, non riusciva a catturarmi in pieno, a trascinarmi nella storia….che solo adesso, guardandola nel complesso, posso giudicare davvero. 
Prima di tutto, ora lo posso dire 
una storia stupenda!  

Originale è dir poco: Carta ha creato un mondo!  
Una cosa davvero difficile e che raramente ci si trova tra le mani, soprattutto da un esordiente. 
Niente copia-incolla e nessun dejavu tra le pagine. Tutto nuovo e fresco. 
Un libro di pura fantascienza. 
Questo ne sono sicurissima, perché ne possiede lo stile unico e impossibile da non riconoscere. Purtroppo questo mi ha rallentato, perché è uno stile che di solito comprende libri molto descrittivi e ciò ne appesantisce la lettura, a meno che non piaccia questo modo di scrivere. 

Io adoro e odio lo stile di Carta, perché è davvero molto descrittivo: allo stesso tempo illustra cose impensabili (tutte sue invenzioni!) e permette al lettore di poterle vedere nei minimi dettagli nella mente, ma visto che la mia soglia di attenzione è….zero, mi perdo un sacco di queste meraviglie e spesso devo tornare indietro per rileggere. 
Ci vuole pazienza, che non possiedo.  
Un enorme peccato (per me). 

La storia parla di Muareb, un pianeta che è stato colonizzato dai terrestri, non si sa bene quando, ma che ormai è polvere: l’arroganza umana non ha saputo fare nulla e si è piegata a questo pianeta, oltre alle guerre egoistiche che ha causato, distruggendolo del tutto.  
Un mondo dove la figura mitologica di Lakon, il Martire Tiranno, ha in qualche modo cambiato tutto. Non capiamo cosa sia successo, sappiamo che c’è stata una guerra, che lui è venerato, ma poco di più…e vediamo tutto tramite gli occhi di un vecchio: Karan. Amico e compagno di Lakon in vita, che racconterà la sua storia a quegli adepti che ora lo venerano. 
Una storia lunga, piena di dettagli, all’inizio complicata e un po’ noiosa perché tutto ci è sconosciuto, ma Carta ci disegna il pianeta, le sue città, i personaggi,….tutto! Facendoci entrare in questo mondo inventato e facendoci sentire lì, immaginando tutto come lui lo ha creato. 
Andando avanti diventa più scorrevole, sempre con uno stile molto lento, che mi ha accompagnato fino alla fine, con fatica lo ammetto, ma con la curiosità di leggere il seguito (appena uscito!). 
So che faticherò anche con quello, ma non importa: voglio sapere di Karan, di Lakon, e di molti altri che a loro si sono uniti in questa storia. Voglio sapere come da quello si giunse in quel futuro così apocalittico che ci viene presentato all’inizio.  

Sicuramente lo consiglio a chi ama la fantascienza! 
Siete pazzi se ve lo lasciate scappare. 
Io me ne intendo pochissimo e di italiani non ne conosco che scrivano questo genere, ma questo libro merita davvero molto. 
Sono quasi 700 pagine che a quel prezzo (per ora solo ebook) è regalato. 
Se vi intriga, buttatevi…magari come me dovrete stringere i denti, ma alla fine di tutto non ve ne pentirete

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