mercoledì 22 agosto 2018

Opinione: Jezabel, di Irène Némirovsky



Quando entra nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l'affaire più succulenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l'ombra di Jezabel, l'ombra che nell'Athalie di Racine compare in sogno alla figlia. La condanna sarà lieve poiché la difesa invoca il movente passionale. Ma qual è la verità - quella verità che Gladys ha cercato in ogni modo di occultare limitandosi a chiedere ai giudici di infliggerle la pena che merita?            

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Una lettura particolare, che solo alla fine riusciamo a comprendere appieno, anche se verso la fine intuiamo parecchi dettagli. L'autrice riesce a creare un intricata storia, apparentemente banale, che però nasconde la verità terribile che porterà la protagonista dietro le sbarre.

La vicenda si apre dalla fine. Gladys è in tribunale per essere giudicata dopo un omicidio. Il suo giovane amante è morto nella sua camera da letto. Saranno tanti i testimoni a parlare bene di lei, eppure Gladys resta distaccata, cercando di mantenere l'aura di bellezza senza tempo che la circonda, e con un'aria disperata, chiedendo alla corte di smetterla di indagare e dichiararla colpevole. Cosa non vuole che venga rivelato?
Avrà inizio così un viaggio indietro nel tempo, dal suo primo matrimonio in avanti, lungo una strada in cui scopriremo la sua ossessione per la giovinezza e le insicurezze del tempo che la assalgono.
L'unica cosa che desidera è avere ancora un'amante, poter sedurre ancora un altro uomo, ancora ed ancora, per ingannare il tempo e non sentirsi mai vecchia. Ancora uno. E poi, ancora uno.
Con una figlia più matura di lei a cui non vuole pensare, volendo solo continuare per sempre fra feste e balli, fra un paese e l'altro, scappando.

Paura, follia, meschinità. Questa donna fa provare al lettore disprezzo ma anche tristezza nei suoi confronti, perché deve esserne malata per arrivare a concepire certi pensieri. Questa fuga costante contro l'invecchiamento, il voler mantenere le apparenze, ingannare tutti.

Un romanzo breve ma intenso, che inizia dagli ultimi capitoli della vita di Gladys, confondendo il lettore, per poi staccare e tornare indietro nel tempo per raccontarci tutto e trovare un senso a questo inizio, restando scioccati da ciò che scopriremo durante questo viaggio.
Sicuramente Gladys è un personaggio difficile da dimenticare e non positivo, ma qualcosa in lei è così magnetico da catturare il lettore per scoprire di più sul suo conto.
Un libro da leggere, che consiglio molto.

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