venerdì 7 settembre 2018

Opinione: Non Svegliarti, di Liz Lawler


La cosa peggiore non è ciò che ti è accaduto. È che nessuno ti crede.
Quando Alex Taylor apre gli occhi, è distesa su un tavolo operatorio. Deve avere avuto un incidente, per questo non ricorda nulla. Ma è un medico, lavora in un ospedale, e sicuramente a breve i suoi colleghi la aiuteranno a ricostruire cosa è successo. C'è solo un problema… La persona che le sta di fronte non è un medico. E la scelta che la obbliga a compiere è indicibile. Poi Alex si risveglia. È molto confusa e non ha idea di come possa essersi salvata. Non appena i primi ricordi dell'esperienza traumatica riappaiono, nessuno è disposto a crederle. Le dicono che ha immaginato tutto, che è stato solo un brutto incubo. Emarginata dai colleghi, dalla famiglia e dal partner, Alex sta per cedere definitivamente all'idea di essere diventata pazza… ma poi incontra un'altra vittima.        

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Lo stavo tenendo d'occhio da un po' di tempo. La trama è magnetica! Prospetta un thriller nuovo, interessante ed inquietante. Così sembrava...e così è stato, per mia grande soddisfazione!
Ringrazio la Newton per avermelo fatto leggere, perché me ne sono innamorata.

Il primo capitolo lascia col cuore in gola. Davvero un introduzione fantastica che lascia a bocca aperta il lettore, sconvolto da cosa sta accadendo alla protagonista.
Alex è una giovane donna davvero in gamba. E' un medico molto promettente, una donna sveglia, intelligente, una brava amica, una fidanzata che sta per realizzare un altro passo insieme al suo fidanzato,... Ma quando apre gli occhi non si capacita di cosa le stia accadendo.
Ricorda che era uscita dall'ospedale pronta per una serata romantica con fidanzato, ma si trova sdraiata sotto una forte luce, immobilizzata.
La sua mente arriva presto ad una conclusione, fermando il panico crescente e permettendole di analizzare l'ambiente circostante ed i rumori intorno a lei, riconoscendo un luogo familiare: una sala operatoria.
Ma come c'è finita?

Passano ore e al Pronto Soccorso arriva la chiamata che tanti aspettavano: hanno ritrovato la dottoressa Taylor. Sotto shock, viene visitata dai colleghi e sistemata in una camera, ma lei quando riprende conoscenza si rende conto che nessuno ha capito la gravità della sua situazione.
I nervi le cedono e questo sarà un punto dolente quando racconterà cosa le è accaduto in quelle ore in cui la credevano scomparsa. Fra le mani di un medico, totalmente in sua balia, non sa cosa le abbia potuto fare viste le cose che le aveva premesso e ciò che le aveva fatto dire.

Eppure questa è solo la prima parte del trauma poiché nessuno sembra crederle. Non avendo prove fisiche, tutti pensano subito che questa storia così assurda non possa che essere dovuta ad un trauma al cervello. Alex si trova sola a dover combattere questa battaglia, cercando di non perdere se stessa durante questo percorso contro tutti.

Ad affiancare lei nella narrazione avremo due poliziotti molto diversi fra loro.
Laura, una donna che vuole fare carriera a tutti i costi, un'arrivista che fin dalle prime pagine in cui compare farà capire esattamente cosa pensa: lei non crede ad una sola parola di Alex. Si mette addirittura a riderle in faccia quando racconta la sua vicenda.
Fredda, fin troppo professionale e fissata a chiudere quella storia, per bollare Alex come bugiarda ed andare avanti, al prossimo caso facile da chiudere per avanzare di grado.
Anche per dare contro a Greg, il suo superiore, che quando incontra Alex per la prima volta ed ascolta la sua storia, le crede e spinge un po' più per indagare su quella vicenda.
Due personalità diverse alle prese con lo stesso caso, ma con obiettivi quasi opposti. Sarà interessante vedere come proseguiranno le indagini, seguendo ragionamenti diversi.

Avendo voce principale Alex, empatizzeremo molto con lei. Razionalmente avremo qualche perplessità, ma ci troveremo così coinvolti nel suo dramma personale da chiederci come mai nessuno le vuole credere e non la sostenga un po' in ciò che le capita.
Eppure andando avanti nella storia, ci troveremo sballottati fra varie ipotesi, perché arriveranno coincidenze troppo assurde per credere che Alex non ne sia coinvolta. Troppe volte lei è al centro della situazione o del crimine. E' davvero una vittima? Sta immaginando tutto? O peggio?!

Liz Lawler è davvero brava nel mescolare le indagini alla fragilità psicologica (e sociale) in cui si trova Alex. Da un giorno all'altro nessuno vuole credere a ciò che dice di aver subito e pensano che sia solo esaurita. Amici, colleghi, persino il fidanzato. E come si possono portare avanti i rapporti se ciò che hai subito viene ritenuto una sciocchezza della tua mente? Se la tua parola non conta nulla?

Questa parte del romanzo è davvero quella più pesante da leggere, perché è un tema davvero delicato e che viene affrontato spesso: donne che non vengono credute o viene minimizzato ciò che hanno passato (che sia dalla violenza sessuale, alla molestia, ad altre cose anche "banali").
L'impotenza che porta alla fragilità e alla solitudine. Ciò non toglie che Alex si dimostri una donna coraggiosa e tosta, oltre i momenti di crollo che, giustamente, l'accompagnano spesso.

Una lettura che si divora, con un ritmo rapido che evidenzia sempre di più la domanda centrale che si farà strada anche in noi: è successo davvero?
Il finale rende tutto perfetto, chiudendo la narrazione dando le risposte che cercavamo e scoprendo la verità dietro a tutta la faccenda.
Semplicemente, da leggere!

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