mercoledì 24 maggio 2017

Opinione: Ragni, di Claudio Vastano

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Charles MacDermhott è l'ultimo superstite della città di Revel e lotta strenuamente contro i ragni giganti che hanno scalzato l'umanità dal podio di specie dominante del pianeta Terra. Le giornate dell'uomo trascorrono in completa solitudine fino all'arrivo di Lucia; la ragazzina è in fuga da Jacksonville, l'inferno terrestre presidiato da orde di aracnidi corridori. Nessuno sa da dove provengano queste creature né chi le abbia create. C'è una sola certezza: non c'è modo di arrestarne l'avanzata. Se MacDermhott sembra abituarsi alla sua nuova condizione di "cacciatore eremita", altri individui non sono dello stesso parere. Dalle ceneri della società umana divorata dai ragni giganti iniziano a emergere nuovi e più terribili mostri. Chi sono i misteriosi uomini in nero che tiranneggiano fra le strade di una città in rovina e quali sono le loro intenzioni? Mentre una nuova progenie di incubi si appresta a invadere Revel, MacDermhott comprenderà che la più terribile delle minacce può nascondersi soltanto nei meandri più reconditi della mente umana.

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Mi attendeva da tantissimo tempo ma, in cerca di un horror, l'ho iniziato solo poco tempo fa e... mi è piaciuto molto.

In questo romanzo troviamo Charles, l'ultimo abitante della cittadina di Revel. Alcuni sono scappati, ma tanti sono morti per colpa di una minaccia, delle cui origini ancora non si sa molto: ragni.
Dirlo così sarebbe banale, ma questi ragni sono molto, ma molto più grandi di quelli che conosciamo e con cui anche i personaggi della vicenda avevano convissuto fino a poco tempo prima.
E hanno poco in comune con le loro versioni più piccole (lo scopriremo durante il romanzo, con tante informazioni interessanti!).
Infatti lo scenario è apocalittico, Charles deve muoversi solo con la luce del sole e stare molto attento, perché la maggior parte caccia di notte, ma qualcuno tende trappole anche di giorno.

Questo inizio mi ha ricordato tantissimo "Io Sono Leggenda": l'ambientazione, la città deserta, l'ultimo uomo che sopravvive solo, che si sposta uccidendo i nemici, razziando i negozi di cibo e armi, mentre la notte si chiude in casa, con le strade invase dalle creature che vanno a caccia...
Mi sono ritrovata in quel mondo, rivivendo quelle atmosfere (e volendo anche rileggere quel libro).

La storia poi cambia (giustamente), perché non è proprio solo, infatti nella città accanto ogni tanto fanno delle riunioni per decidere alcune cose ed in questa c'è il problema di una ragazzina, sopravvissuta ad un attacco in cui il padre (cacciatore) ha perso la vita.
Sola al mondo viene "scaricata" a Charles. Lucia è sotto shock, ma si rivela presto una presenza piacevole per l'ex solitario, facendo da mangiare e liberandolo dalla sua chiusura e solitudine imposta. Insieme a lei scopriremo cosa fa questo cacciatore, come organizza le giornate, come si muove nel suo territorio. E lo vedremo insegnare anche a lei come sopravvivere.

Eppure, scopriremo ben presto che non sono i ragni la minaccia peggiore in quella città.
Bande di cacciatori si muovono, crudeli ed implacabili, per conquistare territorio e tenerselo, uscendo di notte per catturare queste creature e divertirsi ad ucciderle.
Obbligando la gente a seguirli, oppure....
Dimostrando ancora una volta quanto sia crudele l'essere umano.

Davvero una bella lettura, piuttosto scorrevole ed interessante.
Ho scoperto solo ora che mesi fa ne è uscito un seguito (lo avevo confuso con un'altra storia e non avevo indagato), ma spero di riuscire a leggerlo presto.
Sono curiosa di scoprire come andrà avanti la vicenda.

Dunwich sceglie bene i suoi autori, tutti sempre bravi e con una storia tutta loro da raccontare.
Se vi piacciono gli horror e le atmosfere cupe, apocalittiche, questo libro fa per voi.
Non ci sono splatter (o non mi pare), resta più psicologico ma molto piacevole da leggere.

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