martedì 24 gennaio 2017

Opinione: La Vegetariana, di Han Kang

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"Ho fatto un sogno" dice Yeong-hye, e da quel sogno di sangue e di boschi scuri nasce il suo rifiuto radicale di mangiare, cucinare e servire carne, che la famiglia accoglie dapprima con costernazione e poi con fastidio e rabbia crescenti. È il primo stadio di un distacco in tre atti, un percorso di trascendenza distruttiva che infetta anche coloro che sono vicini alla protagonista, e dalle convenzioni si allarga al desiderio, per abbracciare infine l'ideale di un'estatica dissoluzione nell'indifferenza vegetale. La scrittura cristallina di Han Kang esplora la conturbante bellezza delle forme di rinuncia più estreme, accompagnando il lettore fra i crepacci che si aprono nell'ordinario quando si inceppa il principio di realtà - proprio come avviene nei sogni più pericolosi.

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Lo ammetto: non l'ho ancora capito!
E' un libro strano, particolare, di cui non si può prevedere nulla, con uno stile unico in cui ci si riconosce lo stampo orientale. 
Non so ancora dire se mi sia piaciuto o no, ma quello che so è che fa riflettere molto. 
Lo possiamo dividere in tre parti, con tre diverse voci narranti, ma una sola protagonista al centro di tutto: Yeong-hye. 

La prima voce è quella del marito. L'ho odiato da subito. Una persona banale, che non aspira a nulla e che non ha il coraggio di fare nulla. Inutile, ma lo ammette fin da subito con il lettore, quando si presenta. Non vuole una bella vita, mira alla mediocrità, ed è per quello che ha scelto di sposare lei: una donna nella media, silenziona, che cucina bene, ma senza particolari hobby, senza bellezza, senza qualcosa in più. 
Tutto cambia una notte quando la trova in cucina, immersa nel buio, che fissa il vuoto e gli dice solo:"Ho fatto un sogno".  Da quel momento tutto precipita, ma non ce ne renderemo conto fino a che punto, perchè è solo il primo passo. 
La mattina dopo lei ha tirato fuori tutta la carne, tutto il pesce, tutto ciò che deriva dagli animali e lo butterà via. A lui lo sconvolge solo il fatto che lei non gli cucinerà più i manicaretti a base di carne. Stop! Lei cambia totalmente, decide di staccarsi, di diventare vegana (più che vegetariana...ancora infatti non comprendo il titolo): non mangerà più nulla di origine animale, nè lo indosserà. 
Passerà ad una specie di anoressia volontaria, mangiando pochissimo, dormendo quasi nulla, prosciugandosi lentamente giorno dopo giorno....e il marito cosa farà? 
Si sentirà in imbarazzo portandola ad una cena con i colleghi perchè lei non indossa il reggiseno (cosa che fa sempre e lui non tollera perchè lo mette in imbarazzo) e rifiuta i piatti con carne; preoccupandosi più di fare bella figura non della donna al suo fianco che sta scomparendo. 
Farà la "spia" si suoi suiceri e ai fratelli della moglie, perchè in quella società si deve obbedire al padre ed obbedire al marito, e ciò non è tollerato. Non si prenderà responsabilità di dove li condurrà quella cena e di cosa succederà dopo. 
Davvero, odioso, lo avrei preso a pugni volentieri per questo disinteresse e il pensare solo a se stesso, al suo mondo mediocre, alla sua vita mediocre, che però non vuole rovinare. 

Le altre voci che appariranno saranno quella del marito della sorella di Yeong-hye, un artista che rimane ossessionato dalla nuora e che questo lo porterà davvero oltre ogni immaginazione.
E per ultima la sorella di Yeong-hye, che riflette su tutto quel periodo, sulla sorella, sulla famiglia, sugli uomini e le loro scelte. Le fa paura che non avrebbe mai pensato a quello se la sorella non si fosse spinta a tanto, se non avesse scavalcato ogni regola sociale, ed è tra il provare pena per lei, per lo stato in cui ormai dopo anni si è ritrovata, o esserne quasi grata, perchè sente che avrebbe potuto essere al suo posto. 

Un romanzo difficile, un paragrafo riguardo l'infanzia di Yeong-hye mi ha fatto accapponare la pelle e non dubito qualcuno abbia anche potuto piangere. Un romanzo che fa riflettere sulle scelte estreme, su ciò a cui un essere umano può andare incontro se non sta bene e non viene aiutato in tempo.
Tutto è partito come un sogno, ma era qualcosa di più radicato in lei, di profondo e spaventoso, che è scattato come un'interruttore e, dal non mangiare carne, l'ha privata del sonno, l'ha portata al rifiuto di sempre più cose....fino alla fine. 

Se volete darmi la vostra opinione in merito, sarei molto curiosa di sapere cosa ne avete compreso, ma avvertite sempre che si tratta di Spoiler, così nessuno può incapparci per errore.
L'unica cosa "sbagliata" è il titolo. Lo devo ammettere, ci sta tirato tirato con le pinze con il romanzo, ma visto tutta la paranoia verso chi sceglie questa strada temo chi ne legga un messaggio sbagliato, del tipo: chi non mangia carne è matto; chi non mangia carne finirà con lo star male;....perchè sono tutte balle. 
Spero in voi potenziali lettori una maggiore lettura, che non si soffermi superficiale, ma che si faccia trascinare fino alle basi più nere del romanzo per comprenderne il più possibile. 

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