martedì 8 gennaio 2019

Opinione: La ragazza della porta accanto, di Jack Ketchum



America rurale, anni Cinquanta. David ha 12 anni e incarna il prototipo dell'adolescente medio. Frequenta gli altri ragazzi del vicinato e comincia a sviluppare un certo interesse per il sesso femminile. Quando le sorelle Meg e Susan Loughlin si trasferiscono a vivere nella casa accanto, David è felice dell'opportunità di ampliare il proprio giro di amicizie, anche se Meg, che incontra per prima, è un paio d'anni più grande. I genitori delle due ragazze sono rimasti uccisi in un incidente d'auto, e le sorelle Loughlin sono state affidate alla vicina di David, Ruth. Ma Ruth, in apparenza ottima madre di famiglia, nasconde una vena di sadismo e alienazione, che sfoga dapprima sottoponendo le ragazze a percosse sempre più violente e dolorose, poi dando vita a una serie di torture fisiche e psicologiche di cui David e gli altri ragazzi del vicinato divengono testimoni e, in qualche modo, complici inconsapevoli. La polizia non prende sul serio le denunce di Meg: l'unica speranza per lei e la sorella è nell'aiuto dell'amico David. Riuscirà a salvare le sorelle prima che sia troppo tardi?

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Come già preannunciato su Instagram (che poi ho condiviso ovunque sui vari social) questa è stata la mia ultima lettura del 2018 e una fra le più belle e potenti di tutto l’anno.
La storia è allarmante quanto sia attuale, nonostante i fatti siano narrati durante gli anni 50 e la storia vera a cui si è ispirato l’autore è avvenuta negli anni 60.

I protagonisti potremo dire che sono due: David, nostra voce narrante, e Meg.
David è il cosiddetto “bravo ragazzo”, esce con gli amici, giocano, ogni tanto combinano qualche marachella, eppure capiremo ben presto che il confine fra giusto e sbagliato è molto labile anche in lui.
Agli esordi dell’adolescenza, è nella fase fra essere bambini ed iniziare ad essere adulti. Ci sono alcune regole non scritte che perpetra, insieme agli altri: mai
Insieme agli amici hanno creato “il Gioco” che è qualcosa che più lo si capisce, più assume forme inquietanti e pericolose. Questo sarà uno dei cardini a spingere David a non capire per tanto tempo cosa stia realmente succedendo, pensando sia solo una variante del loro Gioco.
“Peccato” che il tutto sia condotto da un’adulta, Ruth, la madre di alcuni suoi migliori amici e suoi vicini di casa. Una donna strana, abbandonata dal marito e che si ritrova a crescere da sola i numerosi figli maschi. Una sorta di porto sicuro per i vari ragazzi, che possono ritrovarsi da lei e fare ciò che in casa loro non possono, come bere birra. Con l’implicita regola che niente deve essere detto fuori da quelle mura.

Cambierà tutto dall’arrivo di Meg e Susan, la prima qualche anno più grande di David e la seconda più piccolina. Entrambe orfane da poco, a causa di un incidente d’auto che ha riportato su entrambe del peso: Meg ha grandi cicatrici e Susan ha dei tutori alle gambe per camminare, rotte durante l’incidente. Si ritrovano a casa di Ruth, unica parente e presto carnefice delle giovani.
Inizia tutto come sempre da poco, ma i segnali ci sono già per chi sa coglierli. Ovviamente non per un dodicenne. Violenze verbali spacciate per insegnamento ai figli maschi, poiché le femmine non sono buone a niente, hanno solo una cosa che potrebbe manovrarli, devono stare attenti a loro,…anche a Meg, una puttanella sporca che deve essere raddrizzata.

Il punto di vista di David è molteplice se vogliamo, poiché lui scrive tutto questo quando è adulto, come per esorcizzare questo passato atroce che ha vissuto, mettendoci dentro la sua ignoranza di ragazzo e la profonda vergogna di adulto, rendendosi conto in tutto e per tutto cosa fosse accaduto realmente e chiedendosi come avesse fatto a non accorgersene e non dire niente. Questo è un altro punto delle regole non scritte fra ragazzi ed adulti: non parlare.
La cosa davvero orribile è rendersi conto di quanto anche gli stessi adulti siano menefreghisti su tante cose e lascino correre facendo spallucce, come se quello che accade in un’altra casa non fosse un affare loro e metterci il naso sia inappropriato.
Talvolta appare nei pochi dialoghi quanto anche la violenza sia tollerata, perché viene concepita come qualcosa di normale. “Avrà fatto qualcosa per meritarselo” è il sottofondo implicito e a volte proprio esplicito.

L’escalation di Ruth è agghiacciante, mescolato al fatto che coinvolga i figli e gli permetta di dare lezioni alla ragazza che si dimostra forte e quindi una sfida per la donna, ridurla a pezzetti. Per un po’ lei resta il capo di tutto, una sua parola può dare inizio o fermare le violenze, ma ciò non durerà a lungo, soprattutto quando al voce si sparge ed altri ragazzi vanno a “giocare” in quella casa.
Inquietante un frammento in cui Meg riesce ad allontanarsi durante una festa e parlare con un poliziotto che liquida tutto come normale, cosa per cui la giovane verrà punita e poi segregata nella cantina dell’abitazione.

Perché non scappa? Ovviamente ci avrete pensato. Inizialmente anche lei pensava che sarebbe stato solo un “capriccio” passeggero, qualcosa da sopportare durante la transizione nella casa e che sarebbe finito presto. Quando comprende che la follia sta prendendo il sopravvento, diventa troppo tardi per inventare qualcosa per fuggire, poiché non è così facile per via di Susan, che con le gambe così mal messe non può farlo; ed in più per spezzare Meg, Ruth minaccia più volte di prendersela con la sorellina se non si arrende. Lei non può permetterlo, non può lasciarla indietro.

Un romanzo forte, pesante, doloroso, e….vero. Fa arrabbiare per l’indifferenza generale, fa star male per ciò che questa giovane deve subire e a cui nessuno interviene, e la cosa peggiore è che tanti (troppi) hanno una mentalità simile ancora oggi. Mai guardare nelle case altrui. Mai mettere il becco in questioni che non ci riguardano. Mai farsi domande scomode.
Però quando diventa troppo tardi, la colpa è della vittima che poteva chiedere aiuto prima, che sarebbe dovuta scappare prima,…
Insomma, la vittima è colpevole sempre e comunque.
E questo mi fa incazzare tantissimo.

Una lettura che si divora, in cui questa escalation è terribile e sembra non esserci mai fine al peggio che queste giovani debbano subire. Sicuramente una lettura che non va bene per tutti, per i contenuti espliciti e forti. Per chi ha lo stomaco però andrebbe letto, per il coraggio dell’autore a riportare questo fatto di cronaca (anche se ne è solo l’ispirazione, il resto lo ha “assemblato” lui) così agghiacciante per farci riflettere su ciò che è accaduto e cosa vuol dire la vera paura.

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