giovedì 10 gennaio 2019

Opinione: Nuvole di fango, di Inge Schilperoord



Nel suo sorprendente romanzo d’esordio, accolto dalla critica in maniera entusiastica, la psicologa Inge Schilperoord ha avuto l’audacia di indagare là dove la maggior parte delle persone non osa nemmeno avvicinarsi. D’estate, in cerca di sollievo dal caldo, la tinca si immerge nella melma dei fondali. Quando poi torna a muoversi, inevitabilmente solleva una nuvola di fango. Come Jonathan: giovane dal passato segnato, ha bisogno di nascondersi, cerca di muoversi il meno possibile e, quando lo fa, solleva una nuvola torbida attorno a sé. Trentenne attratto dalle bambine, Jonathan fa ritorno a casa dopo un periodo trascorso in carcere. La madre è una donna anziana e solitaria e il villaggio di pescatori in cui è cresciuto si sta svuotando. Non c’è quasi più nessuno. Jonathan non ha amici. Una casetta malmessa, il mare a due passi, il cielo sconfinato. Lui, la madre, il caldo estivo soffocante. L’unico barlume di normalità, l’unico attaccamento alla vita vera, è il prendersi cura degli altri: della madre, del cane e di una tinca che ha trovato, ferita, in un laghetto vicino casa. Ma le giornate di Jonathan prendono una piega inaspettata quando Elke, una bambina sempre sola che condivide con lui la passione per gli animali, sembra cercare la sua compagnia… Nuvole di fango è un viaggio vorticoso dentro una mente malata che lotta contro se stessa. Pagine ipnotiche, intrise di umanità, in cui ogni giudizio viene sospeso, costringendoci a vedere il mondo attraverso gli occhi di un criminale che cerca in tutti i modi di non cadere in tentazione. Non di nuovo.

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Devo ringraziare anche qui Clarissa di “Questione di Libri” per averlo citato come consiglio su quali Fazi acquistare. Una copertina ed un titolo che mai avrei degnato di una seconda occhiata se non avessi sbirciato il contenuto in un suo post.
Un esordio interessante e che porta a vedere le cose attraverso gli occhi di una persona che chiunque in altre circostanze avrebbe chiamato mostro. Questa è la storia di un giovane pedofilo.

Jonathan è sulla trentina, lo conosciamo quando esce dal carcere per mancanza di prove per il suo crimine, che verrà accennato vagamente, aggiungendo dettagli solo verso la fine così da farci capire cosa sia successo e come è stato possibile farlo uscire.
Dopo alcuni mesi di detenzione torna a casa e scopre che il suo villaggio si sta svuotando e presto anche lui e sua madre dovranno andare via. Lei è anziana e gli vuole molto bene, gli ha sempre scritto in carcere ed è contenta di riaverlo in casa. Eppure non accenna mai a quello che è successo, non si capisce se lei non voglia sapere o voglia voltare pagina.

Jonathan quando torna alla sua vita è deciso a migliorare, a diventare sano, come tutti gli altri. Lo psicologo che lo seguiva in carcere gli ha lasciato degli esercizi da fare, poiché dopo l’annullamento della sentenza non c’è più questo obbligo; ma lui è contento di avere questi compiti, perché si impone di guarire.
Purtroppo il destino è beffardo e accanto casa sua vive Elke, una ragazzina che si è presa cura del suo cane quando lui non c’era. Lei è molto sola e cerca amici, e si aggrappa a Jonathan (anche se lui tenta in ogni modo di cacciarla via). Elke è testarda e simpatica, e non si arrende a questi “no” che le vengono dati, entrando lentamente nella vita del giovane uomo. Amante degli animali e molto curiosa, quando Jonathan salva una carpa e la porta in camera sua, questa diventa una sorta di legame fra i due che li lega sempre più strettamente.

E’ una spirale questo libro. Vediamo e ci rendiamo conto di cosa possa voler dire questa malattia, questi impulsi orrendi e che se una persona vuole combatterli a volte non può per lo stigma che la gente gli impone, costringendo alla reclusione in se stessi che poi sfocia (fin troppo spesso) in violenza terribile.
Jonathan infatti subito vuole guarire, ha questi obiettivi lodevoli e vuole metterci tutto l’impegno possibile per andare nella giusta direzione, ma pagina dopo pagina vedremo come la routine quotidiana si intromette e tutte le sue buone intenzioni si perdono. Un compito rimandato, una “prova” di forza parlando vicino alla ragazzina, farla salire in camera per vedere il pesce,… un escalation in cui veniamo trascinati anche noi insieme a lui, fino a quando si rende conto che il limite è vicinissimo e queste due parti di se si scontrano: il desiderio per Elka e la ragione che sa quanto sia sbagliato.

Davvero un libro bello, coraggioso e scritto in modo intelligente ed interessante, porta a riflettere parecchio su questa condizione e ad immedesimarci un po’ in lui, anche se (ovviamente) tante cose alla fin fine ci risultano disgustose e non capiamo del tutto la sua psiche, ma l’autrice è davvero brava a darcene un’idea.
E’ breve ma intenso da leggere. C’è qualche scena che potrebbe turbare chi è tanto sensibile, ma per il resto direi che lo consiglierei a chiunque.



Vorrei solo fare una postilla. Qui si parla di pedofilia ed è un tema molto delicato, una malattia che andrebbe curata anche sostenendo chi vuole curarsi, senza “torce e forconi” che sono controproducenti. Se uno volesse ma non può, non so quanto possa resistere agli impulsi per tutta la sua vita. Diverso da quelli che sono davvero mostri, coloro che approfittano di chiunque, soprattutto bambini/ragazzini, solo perché sono a disposizione. Spesso si nascondono nelle famiglie, non hanno malattie, non hanno “scuse” di alcun genere se non il semplice e banale: non tenerlo nei pantaloni. A volte coperti dalla stessa famiglia che li aiuta a nascondere tutto sotto il tappeto, come se non fosse successo niente di così importante.
(Discorso che vale per entrambi i sessi sia delle vittime che dei carnefici)
Ci tenevo a fare questa distinzione (non scusando nessuno quando si arriva a superare il limite) perché spesso si da la caccia mescolando le cose, non dando possibilità a chi vuole evitare di arrivare a quel punto.

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